Un banchetto tra amici
Un anno con la Società del Ponte
L’analisi di attività
sociali e bilancio annuale della Stretto di Messina, società concessionaria per
la realizzazione del collegamento stabile Calabria-Sicilia, mette a nudo una
fitta rete di conflitti d’interesse, partecipazioni azionarie incrociate,
connubi tra controllori e controllati che getta pesanti ombre sull’operazione
Ponte e sull’intero sistema nazionale delle Grandi Opere.
di Antonio Mazzeo
Forse alla fine il
Ponte non si farà. Forse. Perché ormai piace solo a pochi, perché i soldi non
bastano, perché non si può fare. Perché nonostante le tv e i giornali dei
signori dell’acciaio e del cemento, la gente dello Stretto non lo vuole. Perché
il governo è cambiato e con qualche singhiozzo di troppo il progetto non fa più
parte delle opere primarie della repubblica.
Forse il Ponte non si
farà, ma l’idea di uno sviluppo divoratore di risorse umane, naturali e
finanziarie resta salda e vincente. Così c’è chi vuole alte velocità ed
autostrade, tunnel e viadotti, in sfregio all’ambiente ed ai reali bisogni dei
popoli. Le lobby del cemento ingrassano, si destrutturano e si ristrutturano,
si dividono e si rifondano. Banche siamesi dissanguano i risparmi e li
dirottano verso le imprese che un tempo erano dello Stato e adesso sono in mano
agli ex boiardi di Stato. Ma che dallo Stato continuano a succhiare le ultime
gocce di bilancio.
Forse il Ponte non si
farà ma è già iniziata la corsa del dopo Ponte, di “uno Stretto senza Ponte ma
con le stesse opere del Ponte”, di una entità del Ponte che continui ad
esistere anche senza una prima pietra del Ponte.
Il 21 marzo 2006, a
Roma, azionisti, amministratori e dirigenti della Stretto di Messina S.p.A., la
società concessionaria del Ponte, si sono incontrati per l’assemblea annuale.
In solo un’ora, dalle 12 alle 13 di quel primo giorno di Primavera, hanno
analizzato più di un anno di eventi e interventi, gare di affidamento per
svariati miliardi di euro, convenzioni e contratti, spese e gestione. Non hanno
avuto nulla da eccepire. Nemmeno di fronte a controllori di società
controllate, a conflitti d’interesse tra pubblico e privato, tra
concorrenti-amici ed amici-concorrenti. Nulla da dire di fronte a consulenze
per studi già effettuati e per consulenti in busta paga di società affidatarie.
Noi quei bilanci e
quella relazione annuale l’abbiamo voluta leggere.
Abbiamo incrociato nomi, azionisti ed iter concorsuali. Abbiamo cercato di
capire se forse non si è stati troppo timidi a non richiedere ben altri comportamenti
ad una società pubblica la cui esistenza è già costata più di un migliaio di
miliardi di vecchie lire e che oggi si candida ad una nuova esistenza senza il
Ponte ma con i soldi del Ponte.
Ai lettori, pazienti,
spetterà di giudicare. Subito, prima che con una leggina si converta la Società
in Authority per la navigazione e i collegamenti tra Scilla e Cariddi o in un
Istituto di ricerca sul patrimonio naturalistico locale. Noi un’idea ce la
siamo fatta. Che la S.p.A. è figlia del suo tempo, quello dei templi allo
spreco e di un meridionalismo straccione. Di un’era in cui si è privatizzata
perfino l’acqua da bere, dove i protagonisti graziati da Tangentopoli hanno
sferrato l’ultimo assedio al patrimonio dello Stato. Palazzinari, scalatori di
borse, ex manager pubblici convertitisi al dio privato, con la complicità di
vecchi e nuovi uomini di governo, controllano istituzioni bancarie, società di
costruzioni, studi di ingegneria, mezzi di dis-informazione di massa. Il Mostro
del Ponte, con la sua corte di servi fedeli, è pronto ad assumere sembianze più
umane. Ma anche l’uomo sa essere mostro, con le sue guerre sparse per il mondo.
Ieri le bombe, oggi i contractor e domani di nuovo le bombe. La firma è unica, è
la stessa di quella dei boss del capitale sedutisi al banchetto del Ponte.
Prima che il sonno
della ragione, i complici silenzi, certe superficiali disattenzioni e l’amore
per il quieto convivere generino altre società-mostro, è necessaria una
riflessione generale. Sulla storia passata e recente dei signori del Ponte. Sui
comportamenti reali di una Società che avrebbe dovuto preservare l’interesse di
tutti. Sulle cointeressenze all’affare del Ponte di guerrafondai, borghesi e
mafiosi.
Forse il Ponte non si
farà. Ma lo Stato ha il dovere di indagare e preservare la memoria dei suoi
piccoli grandi errori. Prima che diventino crimini.
Capitolo I – All’assalto dello
Stretto
Ponti, coppole e lupare
Nell’esercizio 2005 sono
state completate quattro gare internazionali per selezionare i soggetti da
coinvolgere nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
La prima di queste gare,
certamente la più importante, è stata quella per l’individuazione del General
Contractor (Contraente Generale), cui la società Stretto di Messina
ha affidato la progettazione definitiva ed esecutiva e la realizzazione del
Ponte, con la conseguente assunzione dei rischi tecnici.
Il Contraente Generale è
la nuova figura nata con la cosiddetta “Legge obiettivo” (n. 190/2002) che regola
tutte le Grandi Opere strategiche. Questa figura gode della “piena libertà di
organizzazione del processo realizzativo, ivi compresa la facoltà di affidare a
terzi anche la totalità dei lavori stessi”, una libertà, che si traduce anche
nel fatto che “i rapporti del contraente generale sono rapporti di diritto
privato”. Fortemente contestata da ambientalisti ed operatori economici, il
General Contractor è stato “messo in mora” dalla Commissione europea che ha
contestato al governo italiano la “non conformità al diritto comunitario in
materia di appalti pubblici e segnatamente alla direttiva 93/37/CEE e alla
nuova direttiva 2004/18/CE, della disciplina del sistema di riqualificazione
dei contraenti generali delle opere strategiche e di preminente interesse
nazionale”.
La censura della
Commissione europea è arrivata solo nel giugno 2006, ma non potrà non avere
effetti “retroattivi” per tutte quelle gare, come quella per il Ponte sullo
Stretto di Messina, che sono già state portate a termine.
Ma entriamo nei
particolari dell’iter di affidamento a General Contractor dei lavori per la
realizzazione di un collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. “A tale
risultato – si legge nella relazione del Consiglio di amministrazione della
Stretto di Messina S.p.A. sulla gestione dell’esercizio 2005 - si è giunti ad
esito di un’impegnativa e complessa gara che per entità (4.425 milioni di euro)
non ha precedente nella storia nazionale”.
La fase di prequalifica, a
cui partecipavano cinque gruppi internazionali, si concludeva nel mese di
ottobre 2004; sulla base delle risultanze della Commissione appositamente
costituita, la società concessionaria ammetteva alla tappa successiva tre
raggruppamenti d’imprese alle cui mandatarie veniva inviata, unitamente allo
schema del contratto di affidamento ed alla documentazione tecnica, la lettera
d’invito alla presentazione delle offerte entro il termine del 20 aprile 2005,
successivamente prorogato al 25 maggio 2005.
Alla scadenza del suddetto
termine di gara, pervenivano due offerte da parte dei seguenti soggetti:
° Raggruppamento
Temporaneo di Imprese formato dalla capogruppo mandataria Astaldi S.p.A.
e dai mandanti Ferrovial Agroman SA, Maire Engineering S.p.A., Ghella
S.p.A., Vianini Lavori S.p.A., Grandi Lavori Fincosit S.p.A.;
° Associazione Temporanea
di Imprese formata dalla capogruppo mandataria Impregilo S.p.A. e dai
mandanti Sacyr SA, Società Italiana per Condotte D’Acqua S.p.A., Cooperativa
Muratori Cementisti-C.M.C. di Ravenna, Ishikawajima-Harima Heavy
Industries CO Ltd., A.C.I. S.c.p.a. (Argo Costruzioni Infrastrutture
Soc. consortile per azioni)-Consorzio stabile.
Nella relazione presentata
ai soci della Stretto di Messina S.p.A., il consiglio di amministrazione ha omesso
di specificare la composizione delle due associazioni di imprese escluse dalla
Commissione e i motivi di tale esclusione; le ragioni che avevano convinto la società
concessionaria a posticipare di 35 giorni la data ultima per la presentazione
delle offerte; i motivi addotti dal terzo raggruppamento di imprese per
giustificare il proprio ritiro dalla gara alla vigilia della presentazione
delle buste.
Questioni tutt’altro che
marginali, non fosse altro perché sono finite nel mirino della Procura di Roma nell’ambito
della nota inchiesta sul tentativo di turbativa d’asta ed infiltrazione mafiosa
nella realizzazione del Ponte da parte del gruppo criminale italo-canadese
diretto dal boss Vito Rizzuto, procedimento conclusosi con il rinvio a giudizio
degli indagati (la cosiddetta “Operazione Brooklin”).
Secondo gli inquirenti
romani, Rizzuto & soci volevano assumere il ruolo di registi
dell’operazione, investendovi 5 miliardi di euro provenienti in buona parte dal
traffico internazionale di eroina e cocaina.
“L’attenzione
dell’associazione si era focalizzata nella realizzazione del Ponte sullo
Stretto di Messina”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare della
Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari del Tribunale Penale di Roma. “L’interesse
prioritario dell’organizzazione sarebbe stato quello di finanziare l’opera
indipendentemente da un coinvolgimento diretto nella sua realizzazione dato che
così, comunque, avrebbe potuto partecipare ai ricavi connessi alla sua concreta
gestione…. Per concretizzare l’affaire Ponte, Rizzuto si sarebbe valso dell’ingegnere
Giuseppe Zappia, imprenditore apparentemente “pulito”, privo di precedenti
penali e con una pregressa esperienza nel campo delle opere pubbliche”.
A tale scopo l’ingegnere Zappia
aveva fondato una modestissima società a responsabilità limitata (30 mila euro
di capitale), la Zappia International, la cui sede legale veniva fissata
a Milano negli uffici dello studio Pillitteri-Sarni, titolare Stefano
Pillitteri, consigliere di Forza Italia e figlio dell’ex sindaco socialista del
capoluogo lombardo.
Nell’ottobre 2004 la Zappia
International si presentava alla gara di preselezione per la costruzione
del ponte. Il gruppo Rizzuto, più che puntare a vincere direttamente la gara
del General Contractor, aveva come priorità l’obiettivo di entrare in contatto
con le altre ditte concorrenti e con altri grossi imprenditori edili, proponendosi
come soggetto in grado di finanziare nella sua interezza l’opera e
conseguentemente ottenere la gestione economica della stessa. Si legge ancora
nell’ordinanza di custodia cautelare sopra citata: “l’associazione – che è
sicura di poter realizzare, in tutto o in parte, i lavori per la realizzazione
del ponte sullo stretto di Messina e comunque di finanziare tale opera – prende
contatti diretti o indiretti con gli altri partecipanti; in particolare: con Vinci
(che fa parte dell’A.T.I. Impregilo), Bouygues (che fa parte
dell’A.T.I. Strabag–Risalto poi ritiratasi dalla gara per il Ponte),
nonché con la società Fincosit in A.T.I. con Astaldi Spa, indicata
come società mafiosa da vari pentiti”. Tutti i predetti
partecipanti risultano essere gli effettivi vincitori della prequalifica, da
cui invece, come abbiamo visto, viene esclusa il 14 aprile 2004 la Zappia
International.
Secondo
quanto comunicato allora dalla società concessionaria, la Commissione di
prequalifica aveva “verificato la non rispondenza ai requisiti richiesti nel
bando di gara per quanto riguarda gli altri due soggetti, un gruppo canadese e
una quinta cordata composta da imprese locali del Mezzogiorno”. L’esclusione non modificava
però i piani dell’associazione
criminale che continuava a tessere contatti e relazioni con i manager delle
società rimaste in gara sino all’emissione dei mandati di cattura da parte
della procura di Roma, il successivo 22 dicembre 2004.
Una
proroga sospetta
Ancora
oscure le ragioni che hanno indotto i vertici della Stretto di Messina a
concedere ai consorzi in gara un mese di tempo in più per la presentazione
delle offerte. L’estensione dei termini fu poi comunicata solo il 18 aprile
2004, quarantotto ore prima della scadenza. Ciò è parso perlomeno discutibile a
numerosi osservatori finanziari, anche perché i tre mesi precedenti erano stati
caratterizzati da altalenanti e contraddittori contatti tra i due colossi
italiani capofila delle cordate in gara, l’Impregilo di Sesto San
Giovanni e l’Astaldi di Roma.
Impregilo
era al centro di una grave crisi finanziaria ed i vertici aziendali erano stati
azzerati da un’inchiesta della procura di Monza per falso in bilancio, false comunicazioni
sociali ed aggiotaggio. Tra gli
indagati l’ex presidente di Impregilo Paolo Savona e l’ex amministratore
delegato Piergiorgio Romiti. Per
evitare il tracollo finanziario i principali azionisti della società avevano invocato
l’intervento del governo e delle banche creditrici, auspicando l’ingresso di
nuovi e più solidi soci. Nel febbraio 2005 i manager Astaldi dichiaravano la
propria disponibilità a fornire 250 milioni di euro per ricapitalizzare la
società di Sesto San Giovanni, ma la loro offerta veniva respinta. In Impregilo faceva il suo ingresso un
consorzio, IGLI, costituito ad hoc dai gruppi finanziari Argofin,
Techint-Sirti,
Efibanca ed Autostrade
S.p.A..
Sfumata
l’ipotesi di una compartecipazione in Impregilo, Astaldi tornava al contrattacco
proponendo alla “concorrente” un’alleanza strategica per la formulazione di
un’unica offerta per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. “L’unificazione delle cordate per la gara del Ponte
è un’ipotesi di buon senso”, dichiarava Vittorio Di Paola, amministratore
delegato di Astaldi, all’indomani dello slittamento del termine per la
presentazione delle offerte. “Dopo la fuga di partner stranieri di entrambe le
cordate e la scarsa convinzione degli altri – aggiungeva Di Paola - il buon
senso vorrebbe che i due gruppi in qualche modo mettessero insieme le forze”.
Ancora l’amministratore di
Astaldi: “Quello che rimane delle due cordate non è sufficiente a realizzare
un’opera come questa. Non è solo un fatto tecnico, c’è anche la necessità di
prefinanziare il 20% dell’opera. La presentazione di un’offerta unica
diluirebbe i rischi e servirebbe a recuperare la fiducia dei partner. Noi
eravamo pronti a presentare l’offerta ma una proroga può far riflettere e
favorire un processo di ricomposizione”. Di Paola non risparmiava le critiche
al bando di gara: “non tiene conto di tutta la complessità dell’opera”.
Il 2 maggio 2005, il nuovo
Cda di Impregilo respingeva l’offerta di alleanza con Astaldi. Immediata la
replica di Vittorio Di Paola: “Ne prendiamo atto e per quanto ci riguarda
valuteremo autonomamente il da farsi. L'ipotesi di una offerta comune scaturiva
da comuni considerazioni di buonsenso e riguardava la rischiosità del progetto
(eurotunnel docet), ampliamente dimostrata dall'abbandono della maggior
parte delle imprese e banche straniere”. Alla fattibilità tecnica e finanziaria
del Ponte, non ci credevano dunque nemmeno i soggetti in gara.
Meglio soli che la turbativa
Ancora oggi ci si chiede perché
Impregilo si sia ostinata a rifiutare una proposta che avrebbe sicuramente
comportato minori rischi e maggiori vantaggi di ordine finanziario e tecnico.
Di certo c’è che nei giorni immediatamente precedenti al consiglio di
amministrazione della società di Sesto San Giovanni, era stata depositata
un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Infrastrutture, a firma dei senatori
Brutti e Montalbano (Ds) in cui si affermava che la presentazione di un'unica
offerta da parte di Astaldi e Impregilo per il general contractor del Ponte
sullo Stretto ledeva l'interesse pubblico: “Ciò configura un’effettiva
turbativa d’asta e quindi l'irregolarità della gara".
Nell’interrogazione i due
parlamentari raccontavano che dopo il ritiro dell’austriaca Strabag, i
due raggruppamenti rimasti in gara “iniziavano una trattativa con i buoni
uffici di un noto avvocato, consulente legale dell’ANAS per la sorveglianza sui
lavori dell’Impregilo, notoriamente legato da vincoli professionali ventennali
con l’impresa Astaldi, per giungere, attraverso un rimescolamento delle
carte, a presentare un’unica offerta in comune tra Astaldi e Impregilo,
riducendo in tal modo ad uno il numero dei partecipanti effettivi alla fase
conclusiva della gara stessa”. Brutti e Montalbano aggiungevano che il rinvio
dei termini della gara in questione “era stato fortemente sollecitato alla
società Stretto di Messina da una delle due società concorrenti, indebolita
nella sua composizione interna dall’uscita di un fondamentale partner francese”.
Sempre secondo gli interroganti, a tal fine il consiglio d’amministrazione
della società concessionaria aveva inserito nel bando una clausola che consentiva
di aggiudicare la gara anche in presenza di una sola offerta.
“Appare quanto meno
sospetto un rinvio dei termini idoneo a far maturare un accordo tra i due
concorrenti e la contemporanea decisione di modificare il bando al fine di
rendere aggiudicabile la gara anche in presenza di una sola offerta, che sembra
proprio spingere nella direzione dell’accordo tra i concorrenti”, commentavano
i senatori diessini. Infine si chiedeva al ministro Lunardi se non ritenesse che
“il comportamento della società Ponte sullo Stretto sia stato gravemente lesivo
degli interessi pubblici, avendo la società consentito, con il rinvio, proprio
il perfezionamento dell’intesa tra i concorrenti, con un'evidente lesione della
concorrenza e con danno al bilancio pubblico”.
L’iter di prequalifica della
gara per il General Contractor era stato caratterizzato da un’ulteriore
anomalia. Scorrendo i nomi delle società di costruzione integranti le due
cordate rimaste in gara, traspariva che in meno di un anno si erano verificati
mutamenti rilevanti nelle composizioni. Nell’A.T.I. a guida Impregilo,
ad esempio, non comparivano più la francese Vinci, numero uno mondiale
del settore, che pure aveva il 20% delle quote al momento della sua
costituzione nel giugno 2004, e la statunitense Parsons (5%), definita
dai manager Impregilo come “l’operatore con le maggiori competenze a livello
mondiale nella progettazione e realizzazione di ponti sospesi”.
Nella cordata a guida Astaldi
spiccava invece l’abbandono della società spagnola Necso Entrecanales
Cubiertas (presente con una quota del 13% nell’A.T.I. costituita il 25
giugno 2004), della giapponese Nippon Steal Corporation (7%) e delle italiane
Pizzarotti di Parma (12%) e C.C.C. – Consorzio Cooperative
Costruzioni di Bologna (10%). A dire il vero il 18 aprile 2005 anche la
spagnola Ferrovial Agroman SA aveva comunicato di volersi ritirare dalla
gara per il ponte sullo Stretto di Messina, ritenendo il progetto, così come
proposto, troppo rischioso dal punto di vista finanziario. Un mese dopo,
Ferrovial era tuttavia rientrata nella cordata a guida Astaldi, accrescendo la
propria quota al 35%, dietro la capofila (50%), ma parecchio avanti le italiane
Maire Engineering, Vianini Lavori, Grandi Lavori Fincosit
e Ghella S.p.A. (congiuntamente con il 15% delle quote dell’associazione
di imprese).
Vere e proprie fughe
provvidenziali, verrebbe da dire, dato che hanno permesso la conclusione della
gara per il Ponte diradando i dubbi di legittimità e regolarità.
Sul comportamento di
Vinci, “avvicinata” dai faccendieri internazionali legati all’organizzazione
criminale di Vito Rizzuto, erano piovute dure critiche da parte dei dirigenti
di Astaldi, i quali, in più riprese, avevano rivendicato di aver sottoscritto
un accordo in esclusiva con la società francese proprio in vista della
realizzazione del Ponte.
Il forfait di Parsons ha invece
evitato che la transnazionale finisse nella ragnatela dei conflitti d’interesse
che hanno segnato la stagione delle selezioni dei soggetti chiamati alla
realizzazione del collegamento stabile. La controllata Parsons
Transportation Group, a fine 1999, era stata nominata “advisor” dal
Ministero dei lavori pubblici per l’approfondimento degli aspetti tecnici del
progetto di massima del Ponte di Messina. Come poi vedremo, la stessa Parsons
Transportation Group ha pure partecipato al bando per il Project Management
Consultant per la vigilanza delle attività di progettazione ed esecuzione del
General Contractor del Ponte. Se Parsons Trasnportation Group avesse vinto questa
gara (cosa poi verificatasi) e la società madre fosse rimasta associata ad
Impregilo, la Stretto di Messina si sarebbe trovata nella spiacevole situazione
di affidare i due bandi multimilionari ad una medesima entità in cui vi sarebbe
stata coincidenza tra chi avrebbe dovuto esercitare il ruolo di controllore e
chi sarebbe stato controllato.
Scelta quasi obbligata
quella invece di Pizzarotti Parma, azienda leader nella realizzazione e l'ampliamento di buona parte
delle basi militari USA e NATO in Italia (Comiso, Sigonella, Napoli, Camp
Ederle, La Maddalena) e neo-General Contractor per la costruzione in Sicilia
della nuova arteria autostradale Catania-Siracusa. Nel 2004, Pizzarotti aveva stipulato con Todini Costruzioni Generali S.p.A.
un contratto di acquisizione del ramo d’azienda comprendente la partecipazione
nel Consorzio CEPAV Due, incaricato della realizzazione della nuova linea
ferroviaria Milano-Verona. Si da il caso che contestualmente Todini Costruzioni
aveva costituito insieme a Rizzani de Eccher e Salini Costruzioni
il Consorzio Risalto, in A.T.I. con Baldassini-Tognozzi Costruzioni Generali, l’austriaca Strabag, la
francese Bouygues
Travaux Publics SA e la spagnola Dragados SA, nella fase di prequalifica per il General Contractor del
Ponte sullo Stretto.
Questa terza cordata ha disertato la gara alla vigilia della
presentazione delle offerte. “Per
noi era troppo alto il rischio che avremmo dovuto affrontare dal punto di vista
legale, geologico e tecnico-finanziario” ha spiegato Roland Jurecka, del
consiglio di amministrazione di Strabag.
Ha vinto Impregilo!
Ma torniamo alla gara per
il General Contractor. Subito dopo la presentazione delle offerte veniva
nominata dalla Stretto di Messina S.p.A. la Commissione Giudicatrice composta
di 7 membri di cui 5 esterni alla Società stessa, in “possesso dei necessari
requisiti di particolare competenza e autorevolezza”. Alla Commissione veniva
attribuito il compito di esaminare e valutare le offerte, al fine di formare la
graduatoria e disporre l’aggiudicazione provvisoria della gara. A presiederla
veniva nominato l’avvocato Renato Laschena, Presidente emerito del Consiglio di Stato, professore di Diritto
Amministrativo presso l'Università “La Sapienza” di Roma e responsabile
– dal 1999 - della direzione legale di Poste Italiane S.p.A.. Membri della Commissione erano l’ingegnere
Giuseppe Fiammenghi, direttore tecnico della Stretto di Messina; l’ing. Ian
Firth, consulente e specialista di strutture e ponti di grande luce; l’ing.
Niels J. Gimsing, professore del Dipartimento di Ingegneria Strutturale
dell’Università Tecnica della Danimarca; il prof. Francesco Karrer, Ordinario
di Urbanistica dell’Università “La Sapienza” di Roma; l’avvocato Andrea
Sandulli, responsabile Affari Legali e Societari della Stretto S.p.A.; il prof.
William Van Impe, ordinario e direttore del laboratorio di Meccanica dei
terreni alla Ghent State University.
L’offerta economicamente
più vantaggiosa veniva selezionata “sulla base del prezzo, dell’organizzazione
del Contraente Generale, del valore tecnico ed estetico delle varianti, del
costo di utilizzazione e manutenzione, dei tempi di esecuzione, della quota dei
lavori da affidare alle imprese affidatarie nominate, nonché dell’entità del
prefinanziamento”.
In particolare per quanto
riguardava l’offerta tecnico-organizzativa, il punteggio attribuito al
raggruppamento con mandataria Impregilo era di 48,08 su un massimo
ottenibile di 50 punti, mentre il raggruppamento con mandataria Astaldi
otteneva 43,65 punti.
Per quanto riguardava
l’offerta economica, il punteggio attribuito ad Impregilo era di 50, mentre per
Astaldi era di 8,88. L’offerta presentata da Impregilo prevedeva una riduzione
di 243 giorni (Astaldi 10) rispetto al tempo di esecuzione dell’opera fissato
nel bando di gara in 78 mesi ed un ribasso complessivo medio ponderato del
12,33% (Astaldi 2%) che riduceva il valore posto a base d’asta da 4,4 miliardi
a 3,9 miliardi di euro.
Sulla base dei punteggi
assegnati dalla speciale Commissione, il 24 novembre 2005, il consiglio di amministrazione
della Società Stretto di Messina disponeva l’aggiudicazione definitiva della
gara a favore della Associazione Temporanea di Imprese guidata da Impregilo.
La regolarità del
procedimento e la stessa necessaria “indipendenza” della Commissione, veniva
però messa in dubbio dalla parlamentare verde Anna Donati, che in
un’interrogazione presentata subito dopo l’ufficializzazione dei vincitori,
rilevava come l’ingegnere danese Niels J. Gimsing,
membro della commissione aggiudicatrice, aveva fatto parte (dal 1986 al 1993)
della commissione internazionale di esperti per la valutazione del progetto di
massima del Ponte sullo Stretto; Gimsing aveva inoltre lavorato ininterrottamente
dal 1983 al 1998, prima come consulente
dell'organizzazione governativa danese per la progettazione dell'opera e poi
come consulente specialista per la progettazione di gara e la supervisione
lavori per la realizzazione dello Storbelt East Bridge.
Coincidenza vuole che il
Ponte di Storbelt sia stato progettato dalla società di consulenza Cowi
di Copenaghen a cui il raggruppamento temporaneo d’imprese guidato da Impregilo
aveva affidato “in esclusiva” l’elaborazione progettuale del Ponte sullo
Stretto di Messina. L’ingegnere Niels Gimsing avrebbe dovuto pertanto astenersi
dal partecipare alla Commissione di gara per l’affidamento del General
Contractor, anche perché l’amministratore delegato della società di Sesto San
Giovanni, Alberto Lina (ex presidente di Italimpianti
ed ex amministratore delegato di Finmeccanica), era stato dal 1995 al
1998 presidente di Coinfra, la società dell'IRI che aveva
partecipato come fornitore alla realizzazione dello Storebelt East Bridge,
insieme a Cowi, e quindi aveva collaborato direttamente con il
professionista danese.
L’ingegnere Niels J.
Gimsing ha pure ricoperto il ruolo di membro della Commissione Tecnica di
aggiudicazione della gara per il ponte Stonecutters che sorgerà ad Hong Kong
entro il 2008. Si tratta di una gigantesca struttura - lunga 1.018 metri ed
alta 300 - che nel porto commerciale di Kwai Chung collegherà il nuovo
aeroporto di Hong Kong al continente. Ebbene, il progetto dello Stonecutters
Bridge vede tra gli altri la firma dello studio Flint & Neill
Partnership (Gran Bretagna) di cui è titolare l’ingegnere Ian Firth, altro
componente della Commissione aggiudicatrice della gara per il General
Contractor del Ponte sullo Stretto accanto al professionista danese. Firth aveva
pure fatto da consulente per la Società Stretto di Messina per la redazione dei
documenti tecnici di gara.
Nel progetto del Ponte di
Stonecutters, il nome dell’ingegnere britannico, quale concept designer,
compare accanto a Cowi Consulting Engineers and Planners AS, controllata
dall’omonimo gruppo danese progettista del ponte di Messina e partner Impregilo.
Ulteriore consulenza progettuale per il ponte di Hong Kong
è stata pure fornita dalla società statunitense Maunsell AECOM, il cui project
engineer è quel John Cadei che troveremo tra i membri della commissione
nominata dalla Società dello Stretto per l’aggiudicazione della gara per il Project
Management Consultant del Ponte.
Un consulente autostradale
Altrettanto inopportuna è
apparsa la nomina nella commissione che ha aggiudicato la gara per il General
Contractor dell’urbanista Francesco Karrer.
Il professore Karrer è
infatti consulente della Società Italiana per il
Traforo del Monte Bianco, gestore della
parte italiana dell’omologo tunnel, in mano per il 51% alla finanziaria Schemaventotto
della famiglia Benetton, saldamente presente in Autostrade S.p.A.
e nel consorzio IGLI che di Impregilo è
il principale azionista. Karrer è anche consulente di R.A.V. – Raccordo
Autostradale Valle d’Aosta, realizzatore e gestore del raccordo
autostradale fra la città di Aosta e il traforo del Monte Bianco. Dell’autostrada
Aosta-Monte Bianco il professore di Roma ha pure svolto lo studio di
valutazione d’impatto ambientale. Il pacchetto di maggioranza di R.A.V. è in
mano alla stessa Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco della
famiglia Benetton, mentre tra gli azionisti di minoranza compare il costruttore
Marcellino Gavio, titolare di Argofin-Itinera-Grassetto ed altro
importante azionista di IGLI-Impregilo.
Le consulenze
professionali di Francesco Karrer sono inoltre tra le più richieste dal
gioiello di casa Benetton, la Società Autostrade S.p.A.,
a capo di buona parte del sistema autostradale italiano, il più grande
d’Europa. Nel 1997 (quando Autostrade era ancora in
mano IRI), Karrer è stato incaricato per la costruzione del primo “bilancio
ambientale” della società. Sempre di Autostrade S.p.A., il docente è
stato consulente per il riavvio del progetto della
Variante di Valico, “incaricato“ del coordinamento scientifico dello studio di
impatto ambientale del progetto di riqualificazione dell’Autostrada A14 e della
Tangenziale di Bologna, “responsabile scientifico del S.I.A.” del progetto di
adeguamento dell’Autostrada A1 nei tratti Aglio-Incisa e Firenze Sud-Incisa
Valdarno. L’urbanista è stato anche membro
della Commissione della Regione Veneto per la valutazione della proposta di
realizzazione del cosiddetto “Passante autostradale di Mestre”, oggi in fase di
realizzazione da parte di un consorzio guidato dalla solita Impregilo.
Ma nel
curriculum vitae del professore Karrer spicca soprattutto la lunga opera
professionale svolta a favore del Ponte: per conto della concessionaria Stretto di Messina, Karrer ha prestato la sua
consulenza per la gestione degli studi ambientali
connessi alla realizzazione dell’opera, mentre su incarico dell’Istituto
Superiore dei Trasporti (ISTRA) ha coordinato lo studio dell’“opzione zero”
(o “senza opera”) nell’ambito del SIA del progetto di attraversamento stabile.
Nel 2002 ha pure ricoperto il ruolo di componente
della commissione per l’aggiudicazione dei servizi relativi allo studio
d’impatto ambientale (gara affidata ad un raggruppamento temporaneo
d’imprese in cui compariva Bonifica S.p.A., società di cui Karrer è
stato progettista e consulente). Un anno prima l’urbanista aveva pure collaborato allo studio finalizzato a valutare “gli effetti
di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione
del Ponte sullo Stretto”, commissionato al CERTeT – Centro di Economia Regionale
dei Trasporti e del Turismo dell’Università Commerciale Luigi Bocconi di
Milano.
Sfogliando il
lungo curriculum del professore Karrer si legge che è stato anche “vincitore,
in associazione con Università Bocconi, PriceWaterhouse, Net
Engineering, della gara internazionale (indetta dal Ministero dei Lavori Pubblici)
per l’advisor sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto di
Messina (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di
fattibilità economica)”. Sul “profilo ambientale” del Ponte sullo Stretto, il
docente ha pure scritto un saggio su un numero monografico pubblicato nel 2001
dalla rivista Meridiana, dedicato appunto alla megaopera.
A volte tornano
L’aggiudicazione della gara
per il General Contractor ha costituito oggetto di ricorso presso il TAR Lazio
da parte del raggruppamento con mandataria Astaldi. Fortemente
contestato è il ribasso del 12,33 per cento praticato da Impregilo &
soci, definito “incredibile” dai manager della società romana.
Il TAR, pur rigettando la richiesta di sospensiva delle procedure di
aggiudicazione del contratto, si è riservato alcuni mesi per analizzare la
documentazione presentata dalle parti. Sono pochi però a scommettere che il
contenzioso si trascinerà a lungo. All’interno delle due società ci sono
azionisti e manager che lavorano per giungere ad una fusione che farebbe del
nuovo soggetto ImpregiloAstaldi uno dei principali gruppi di costruzione
in Europa. Un’occhiata ad incroci azionari, scoperture e megaprestiti bancari è
sufficiente per rendersi conto che attorno alle due società ruotano holding e
capitali finanziari di comuni e interdipendenti provenienze. Inoltre, nei
lavori a dighe ed infrastrutture viarie dei cinque continenti, Astaldi ed
Impregilo operano congiuntamente ormai da diversi anni condividendo immensi
profitti e crimini socio-ambientali.
In merito
alla auspicata fusione ImpregiloAstaldi esiste poi più di un dubbio di
legittimità ed opportunità, specie per le conseguenze che essa avrebbe sul
rispetto dei principi della libera concorrenza in tema di aggiudicazione dei
lavori per le Grandi Opere. Peccato però che il mondo politico ed economico
abbia scelto di non intervenire sull’ipotesi di fusione, con il rischio che alla
fine potrà essere solo l’Autorità Antitrust italiana a frapporre qualche
ostacolo alla nascita del conglomerato monopolistico.
Di certo la nuova entità
potrà comunque affrontare con maggiore serenità tutti gli obblighi che derivano
dalla stipula del contratto per il Ponte.
Come specificato dal Cda
della società concessionaria, il contraente, nel corso del 2006, dovrà
effettuare le seguenti prestazioni:
a)
redazione del progetto definitivo;
il documento, completo di tutti gli elaborati occorrenti, dovrà essere consegnato
alla Stretto di Messina nel termine massimo di 180 giorni decorrenti dall’ordine
di inizio attività;
b)
redazione del progetto di
Monitoraggio ambientale, territoriale e sociale; il progetto sarà esteso a
tutte le componenti ambientali sensibili di modificazione a seguito della
realizzazione delle opere e sarà concentrato nelle aree di lavoro e di
cantiere;
c)
monitoraggio ambientale; il
Contraente Generale eseguirà nelle aree di lavorazione e di cantiere le
attività di monitoraggio ante operam che dovranno consentire, unitamente
a quelle svolte dal Monitore Ambientale (che opera in un ambito territoriale
più ampio rispetto a quello di competenza del Contraente Generale) e dagli
specialisti degli studi di settore, di fornire elementi utili alla redazione di
un progetto definitivo nel rispetto degli equilibri eco-sistemici esistenti.
Capitolo II – Tutti gli uomini del
PieMmeC
La zia d’America
Contemporaneamente
all’affidamento del General Contractor, la Stretto di Messina ha effettuato la
gara per l’individuazione del cosiddetto “Project Management Consultant” (PMC),
che avrà il compito di svolge per conto della società le attività di controllo
e verifica della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione
dell’opera da parte del Contraente Generale, “con l’obiettivo di monitorare,
con i metodi più adeguati, tutte le variabili dei processi gestionali e delle
tecniche progettuali al fine di assicurare il rispetto degli standard di
qualità, dei tempi e dei costi previsti per la realizzazione del Ponte sullo
Stretto ed ottenere, tra l’altro, un migliore coordinamento tra tutti i
soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera”.
A tal fine il 26 ed il 29
gennaio 2005 veniva pubblicato, rispettivamente sulla Gazzetta Ufficiale
dell’Unione Europea e sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana, il
bando di gara internazionale per la selezione del soggetto a cui affidare i
servizi di PMC.
La gara è avvenuta mediante
licitazione privata e si è articolata in una prima fase di prequalifica ed in
una successiva alla quale sono stati invitati soltanto i soggetti
prequalificati. L’importo a base di gara era pari a 150 milioni di euro mentre
la durata attesa dell’appalto era di 126 mesi a partire della data di inizio
delle attività (la stima è quella prevista nel progetto preliminare e comprende
le attività di progettazione e dei relativi iter approvativi, nonché quella di
realizzazione e collaudo tecnico ed amministrativo dell’opera).
Entro il termine
prescritto (5 aprile 2005) pervenivano le richieste di invito da parte di 9
soggetti. Sulla base delle risultanze del lavoro svolto dall’apposita
Commissione (composta di 3 membri) istituita per verificare i requisiti dei
partecipanti alla fase di prequalifica, la società inviava ai seguenti soggetti,
unitamente alla bozza di contratto ed altri allegati, le lettere di invito da
presentare un’offerta entro il termine del 6 settembre 2005, successivamente
prorogato al 30 settembre:
·
Atkins Limited;
·
Bechtel International Inc.;
·
Costituenda associazione temporanea
di imprese tra Italferr S.p.A. (capogruppo mandataria) e Metropolitana
Milanese S.p.A., Louis Berger sas, Setec tpi, Tractebel
Development Engineering (mandanti);
·
Parson Brinckeroff Ltd;
·
Costituendo Raggruppamento
Temporaneo di Imprese Parsons Transportation Group Inc (mandataria), Tecnimont
S.p.A. (mandante);
·
Costituendo Consorzio tra Snamprogetti
S.p.A. e Tecnip Italy S.p.A.;
·
Costituenda Associazione
Temporanea di Imprese tra Systra S.A. (capogruppo mandataria), Technital
S.p.A. (mandante).
Allo scadere del suddetto
termine di gara, pervenivano 3 offerte da parte dei seguenti soggetti:
·
Parsons Transportation Group;
·
Costituendo Consorzio fra Snamprogetti
S.p.A. e Technip Italy S.p.A.;
·
Costituenda Associazione
Temporanea di Imprese formata dalla capogruppo mandataria Systra S.A. e
dai mandanti Techinital S.p.A. e Norcontrol SL.
Subito dopo veniva
nominata una Commissione giudicatrice “indipendente”, composta di 5 membri di
cui 3 esterni alla Stretto di Messina S.p.A.. A presiedere la Commissione veniva
chiamato il dottor Tullio Ancora, Presidente Onorario del Consiglio di Stato,
ex democristiano, fedelissimo di Aldo Moro, noto per aver condotto per conto
dello statista assassinato dalle Br la trattativa con il PCI per il compromesso
storico.
Membri della commissione
aggiudicatrice venivano nominati il professore Armando Brandolese,
Preside della facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano;
l’ing. Massimo Marconi, responsabile del Servizio Progettazione della Stretto
di Messina; il dott. Andrea Stefanoni, funzionario Affari Legali e Societari
della Stretto S.p.A.; l’ing. John Cadei, consulente internazionale per la
progettazione di grandi infrastrutture.
Il 12 dicembre 2005 il consiglio
di amministrazione della società concessionaria deliberava l’aggiudicazione
definitiva della gara per il Project Management Consultant a Parsons
Transportation Group.
Il gruppo statunitense otteneva
il punteggio complessivo di 89,43. L’offerta tecnico-organizzativa conseguiva 62,30
punti su un massimo di 70; il ribasso era invece pari al 20,1% e riduceva
l’importo a base di gara da 150 a 120 milioni di euro. Il secondo in
graduatoria, l’A.T.I. guidata da Systra S.A., raggiungeva un punteggio
complessivo di 79,47, di cui 49,47 punti per l’offerta tecnico-organizzativa e
30 punti per l’offerta economica a fronte di un ribasso del 22,23%.
La sparizione annunciata
Anche nel caso della gara
per il PMC non sono mancate le anomalie. Alla prequalifica Parsons
Transportation Group si era presentata insieme a Tecnimont. Nel
luglio 2005 la società di ingegneria italiana veniva ceduta dal colosso
elettrico Edison alla Maire Holding, il gruppo a capo di Maire
Engineering (già Fiat Engineering), società consorziatasi con Astaldi
per partecipare alla gare per il General Contractor del Ponte sullo Stretto.
Un'operazione finanziaria da 180 milioni di euro prontamente stigmatizzata
dall'on. Anna Donati, capogruppo in Commissione Trasporti dei Verdi-Unione, che
in una nota denunciava l’ennesimo caso in cui controllore e controllato
verrebbero ad essere rappresentati dallo stesso gruppo societario.
"Così
la società Maire che ha acquisito Tecnimont - affermava la parlamentare - sarà
in gara come Maire per il General Contractor e come Tecnimont per il Project Management.
Per dirla in altre parole essa concorre sia per la progettazione e
realizzazione del Ponte nella cordata Astaldi, sia per l’incarico bandito dalla
società Stretto di Messina per la vigilanza delle due attività. In caso di
successo della Maire Engineering in entrambe le gare, ci troveremmo nella
condizione di un controllore che dovrà controllare se stesso". Il casus
belli veniva comunque bonariamente risolto: alla presentazione delle
offerte di gara, il successivo 30 settembre, spariva il nome di Tecnimont e
Parsons Transportation Group poteva aggiudicarsi senza ulteriori problemi il
bando PMC.
Ciò tuttavia non dirada le
incertezze sul futuro esito delle attività del PMC, che come sottolineato dalla
Stretto di Messina S.p.A., saranno finalizzate:
a)
al controllo ed alla verifica
delle attività progettuali svolte dal Contraente Generale;
b)
al controllo ed alla verifica
delle attività di monitoraggio ante operam svolte dal Monitore
Ambientale e del Contraente Generale;
c)
alla integrazione e
rielaborazione del progetto di Monitoraggio Ambientale, Territoriale e Sociale.
Il problema è che la
società statunitense ha ricoperto accanto a Steinman International, il
ruolo di advisor per l’approfondimento degli aspetti tecnici del
progetto di massima del Ponte di Messina; inoltre, la casa madre “Parsons” era
entrata in un primo tempo a fianco di Impregilo nell’A.T.I. che poi si
sarebbe aggiudicata la gara per il General Contractor. Impregilo e Parsons
Trasnsportation Group sono pure partner nella realizzazione del megatunnel
ferroviario che attraversa la città di Seattle (Usa) e i cui lavori sono stati
avviati a fine 2000. Gli ingegneri di
Steinman International-Parsons Transportation Group hanno pure lavorato alla
progettazione del ponte di Storebealt, congiuntamente allo studio danese Cowi
a cui il raggruppamento d’imprese guidato da Impregilo ha affidato
l’elaborazione progettuale del Ponte di Messina. E come se non bastasse, Cowi
rientra tra i principali progettisti dello Stonecutters Bridge di Hong Kong,
accanto all’ingegnere John Cadei, membro della commissione aggiudicatrice del
PMC del Ponte sullo Stretto. Insomma, una bella frittata.
Mercanti di morte
Più che indigesta appare
poi la vocazione “bellicista” della potente compagnia statunitense, leader del
complesso militare-industriale e tra i maggiori contractor delle forze armate
Usa in Afghanistan e nello scacchiere mediorientale.
Il Program Management
Office, organo centrale della CPA, l’Amministrazione della coalizione
occupante l’Iraq guidata dagli Stati Uniti, ha affidato al Gruppo Parsons
contratti per milioni di dollari per la ricostruzione di aeroporti, porti, reti
stradali e infrastrutture petrolifere iracheni. Parsons Transportation Group,
che per il regime di Saddam Hussein aveva realizzato il ponte “14 luglio” sul
Tigri e la megacentrale elettrica di alimentazione della città di Bagdad, nonché
progettato la metropolitana sotterranea della capitale, è stata contrattata
dallo US Army Corps Engineering per lo “sminamento e la distruzione di armi” ed
il recupero delle maggiori reti petrolifere in Iraq. La società statunitense è
contestualmente subappaltatrice del colosso Bechtel International Inc. per
la realizzazione di un megaprogramma infrastrutturale (sistemi idrici,
ospedali, centri educativi, caserme, stazioni di polizia e prigioni) coordinato
dal PMO e finanziato in parte da USAID, l’agenzia di cooperazione USA.
Ebbene Bechtel, forse il
maggior colosso bellico-industriale-nucleare mondiale e con un ruolo
predominante nel settore energetico, dei servizi e del controllo privato delle
risorse idriche, ha partecipato alla fase di prequalifica per il Project
Management Consulting del Ponte sullo Stretto, gara vinta da Parsons. Il gruppo statunitense aveva già mostrato un certo
interesse per le opere di collegamento stabile Calabria-Sicilia: nel 1997 aveva
offerto alla Stretto di Messina la disponibilità alla partecipazione
progettuale ed esecutiva del Ponte. Nello stesso anno i manager di Bechtel
erano giunti a Messina per incontrare i vertici della società concessionaria,
l’allora presidente Nino Calarco e l’amministrazione comunale di centrosinistra
guidata al tempo da Franco Providenti (oggi presidente della locale Azienda
Trasporti).
A dire il vero alla fase
di prequalifica per il PMC ha partecipato un’altra società particolarmente
attiva nei programmi di “ricostruzione” in Afghanistan e Iraq, la Louis
Berger sas, con sede in New Jersey. L’impresa statunitense si era associata
per l’occasione con Italferr S.p.A., la società d’ingegneria controllata
al 98,5% dalle Ferrovie Italiane (queste ultime, contestualmente,
azioniste della Società Stretto di Messina) e per il restante 1,5% da Financyere Systra, società controllata
dalla francese Systra SA, “avversaria” Italferr per il PMC del Ponte. Italferr, nel 1990, aveva pure eseguito per conto
della Stretto S.p.A. lo studio di fattibilità per il collegamento ferroviario
del Ponte, nonostante tre anni prima avesse curato per conto di Saipem, Spea
Ingegneria Europea e Tecnomare, uno studio di fattibilità per la realizzazione
di “impianti ferroviari per l’attraversamento in alveo dello Stretto”.
Coincidenza vuole che
Italferr faccia parte del Consorzio italiano infrastrutture e trasporti per
l’Iraq, insieme ad ANAS, Ferrovie dello stato, Ente nazionale
per l’aviazione civile (ENAC) ed ENAV, a cui il CPA,
l’Amministrazione della coalizione multinazionale in Iraq, ha affidato
l’attuazione del piano generale dei trasporti nazionale.
Sempre per restare in
Iraq, contratti complessivi per 200 milioni di dollari sono finiti ad altre due
partecipanti alla gara per il PMC del Ponte sullo Stretto, la Tecnimont
(ex partner Parsons) e SnamProgetti del gruppo ENI (quest’ultimo,
attraverso la controllata Saipem, è l’ente che aveva guidato il consorzio
d'imprese che a metà anni '80 avevano presentato alla Società Stretto di
Messina un progetto alternativo di attraversamento in alveo tra Scilla e
Cariddi e i cui studi per i collegamenti ferroviari furono affidati ad Italferr).
Che più di un filo leghi
gli scenari dei sanguinosi conflitti internazionali con la realizzazione del
Ponte ne è prova il fatto che del precedente consiglio di amministrazione della
Stretto di Messina S.p.A. (2002-2005), facevano parte due uomini che ricoprono oggi
un ruolo determinante nel cosiddetto processo di “ricostruzione” delle
infrastrutture distrutte dai bombardamenti in Iraq: l’odierno presidente della
commissione di controllo del Ministero delle infrastrutture, on. Vito Riggio
(nonché presidente ENAC), e l’ex manager Montedison, Lino Cardarelli.
Vito Riggio, è membro del
Cda del Consorzio italiano infrastrutture e trasporti per l’Iraq, con sede
legale a Roma, a cui si è già accennato relativamente ad Italferr. Lino
Cardarelli è invece il vicedirettore del PMO (Program management office),
l’organismo che si occupa degli aspetti economici, finanziari e industriali
della ricostruzione in Iraq. Lo rincontreremo.
Capitolo III – L’ecobusiness dello
Stretto
Tutti pazzi per l’ambiente
In data 30 giugno 2005 veniva
pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana e dell’Unione
Europea, il bando di gara internazionale per il conferimento dell’incarico
delle attività di monitoraggio ambientale, territoriale e sociale per la fase ante
operam, di costruzione (in opera) e di esercizio (post operam)
del Ponte sullo Stretto e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari.
“Si tratta di un prezioso
strumento – scrive la Società Stretto di Messina – che nell’ambito del più
ampio piano di Monitoraggio ambientale, svolge il controllo concernente le
ricadute ambientali, territoriali e socioeconomiche dell’area, con il preciso
compito di monitorare la fase di progettazione definitiva, la fase realizzativa
e la fase gestionale dell’Opera, procedendo di volta in volta alla verifica dell’efficacia
degli strumenti mitigativi progettati e messi in atto”.
Come con il General
Contractor e il Project Management Consultants, la gara è avvenuta mediante un
procedimento di licitazione privata articolatosi in una prequalifica ed in una
successiva fase alla quale sono stati invitati i soli soggetti prequalificati. Il
criterio di aggiudicazione è stato quello dell’offerta economicamente più
vantaggiosa “sulla base delle caratteristiche organizzative, metodologiche,
tecniche e qualitative della proposta e del prezzo offerto”. Trentasette
milioni di euro l’importo a base di gara, mentre 97 mesi era la durata prevista
dell’appalto.
Come specificato ancora
una volta dalla società concessionaria, le attività di affidamento hanno riguardato
in sintesi i seguenti ambiti:
·
la realizzazione delle reti
strumentali di supporto dotate di sistemi di acquisizione automatica e
trasmissione dati;
·
effettuazione di misurazioni in
situ, prelievi e controlli;
·
prove ed analisi di
laboratorio;
·
censimento e verifica dell’evoluzione
delle componenti ambientali, territoriali e sociali su base quantitativa e
qualitativa;
·
aggiornamento della banca dati
per l’archiviazione di tutte le informazioni georeferenziate.
Nel termine prescritto (8
settembre 2005) pervenivano le richieste da parte di quattro soggetti. Sulla
base delle risultanze del lavoro svolto dall’apposita Commissione (composta di
tre membri) istituita per verificare i requisiti dei soggetti partecipanti, la
Stretto di Messina inviava ai seguenti due soggetti, le lettere di invito a
presentare un’offerta entro il termine del 6 dicembre 2005:
·
Costituendo Raggruppamento di
Imprese formato dalla capogruppo mandataria Fenice S.p.A. e dai mandanti
Agriconsulting S.p.A., Eurisko NOPWorld S.r.l., Nautilus-Società
Cooperativa, Theolab S.r.l..
·
Costituendo Raggruppamento
Temporaneo di Imprese formato dalla capogruppo mandataria Spea Ingegneria
Europea S.p.A. e dai mandatari CESI S.p.A., Telespazio S.p.A.,
URS Italia S.p.A., Elsag S.p.A..
Veniva così nominata una
Commissione giudicatrice indipendente composta di 5 membri di cui 3 esterni
alla società, presieduta dal dottor Mario Napolitano, Presidente Onorario del
Consiglio di Stato e composta dal professore Giovanni Pietro Beretta,
docente di Idrogeologia dell’Università di Milano; dal prof. Giuseppe Lo Paro, direttore
del Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Marina dell’Università di
Messina; dall’ingegnere Giuseppe Fiamminghi, direttore tecnico della Stretto di
Messina e dal dottor Andrea Stefanoni, responsabile per gli Affari Legali e
Societari della Stretto S.p.A..
Il 23 gennaio 2006 la
Commissione dichiarava aggiudicatario provvisorio il raggruppamento guidato da Fenice
S.p.A., che otteneva i punteggi migliori sia in relazione all’offerta
tecnico-organizzativa sia in relazione all’offerta economica. Il ribasso
offerto era pari al 21,294%, con una riduzione dell’importo a base di gara da
37 a 29 milioni di euro.
Relativamente al Monitore
Ambientale, la Stretto di Messina “in considerazione della complessità e
dell’importanza dell’Opera, nonché degli habitat naturali interessati dalla sua
realizzazione”, ha previsto di estendere le attività di monitoraggio ad un
ambito territoriale più ampio di quello di pertinenza del General Contractor.
La società, aveva definito
infatti come limite spaziale d’intervento delle attività affidate all’A.T.I.
guidata da Impregilo quello in cui sarà realizzata l’opera e le aree in
cui si svolgeranno le attività di costruzione ovvero i cantieri principali e
remoti, i cantieri operativi, le cave, i siti di deposito e gli itinerari di
servizio.
Secondo quando previsto
dal bando, il Monitore ambientale dovrà eseguire “tutte le attività di
monitoraggio volte alla misura delle eventuali trasformazioni indotte dalla
realizzazione dell’opera in un ambito territoriale di area vasta, più esteso
rispetto alle singole unità ambientali direttamente connesse alla sua
realizzazione, con particolare attenzione alle aree maggiormente sensibili
sotto il profilo ecosistemico (zone ZPS – Zona a Protezione Speciale, SIC –
Siti di Interesse Comunitario, IBA – Important Bird Area)”.
Entrambi i monitoraggi si
esplicheranno in tre distinti momenti temporali ante operam della durata
di 12 mesi, in opera per una durata pari al periodo di costruzione, post
operam per una durata pari a 12 mesi dopo la fine dei lavori.
Il tricolore francese che sventola
dal ponte
Il raggruppamento a guida Fenice
S.p.A. è dunque chiamato ad un duplice ruolo: controllare gli impatti
ambientali della realizzazione del Ponte da parte di Impregilo & Soci;
potenziare la qualità e l’area dei controlli socio-ambientali-territoriali. Ne
consegue che i requisiti richiesti ai monitori siano affidabilità, autonomia,
esperienza professionale e coerenza ecologista.
Partiamo dalla capofila
Fenice S.p.A., operante in Italia, Francia, Polonia e Spagna nel settore della “gestione
ecologica” di impianti industriali e nelle consulenze ambientali. La società è
leader nella produzione, trasformazione e distribuzione di energia elettrica e
termica, acqua potabile e industriale e nel trasporto e smaltimento dei rifiuti
(con una produzione complessiva di 9.000 MW di elettricità e il trattamento di
10.200 m3/h di acque e 80.000 t/a di rifiuti). Fenice si occupa infine di
analisi di laboratorio, valutazione dell'impatto ambientale e progettazione e
realizzazione di interventi di bonifica ambientale. La S.p.A. occupa più di 2.000
persone in più di 40 stabilimenti, per un fatturato di 450 milioni di euro.
Numeri rispettabili, ma la
storia e le compartecipazioni azionarie di Fenice S.p.A. legittimano le perplessità
sulla compatibilità della scelta del Monitore ambientale dello Stretto. La
società fu creta infatti all’inizio degli anni ’90 dal Gruppo Fiat
(quello cioè che vede gli stessi azionisti di controllo di Gemina ed Impregilo),
per concentrare nelle mani di un unico specialista tutte le “attività
eco-energetiche” e di smaltimento dei rifiuti industriali, solidi e liquidi
prodotti dai vari siti aziendali. Fenice S.p.A. passò poi ad occuparsi della
gestione dei famigerati impianti di cogenerazione, del trattamento dei rifiuti
urbani e speciali e del controllo dei cicli delle acque primarie e reflue.
L’espansione del mercato dell’ecobusiness richiamò presto l’attenzione degli
investitori stranieri, così Fenice S.p.A., a fine 2001, fu interamente
acquisita da EDF International, la holding a capo del colosso elettrico EDF-Electricité
de France. L’anno successivo Fenice è stata oggetto di fusione per
incorporazione con EDF Italia, società che controlla indirettamente il
40% di Edipower e il 50% di EDEV
Italia, filiale della società SIIF Energies, una degli maggiori
operatori mondiali nel campo delle energie rinnovabili. Attraverso EDEV,
il colosso elettrico francese sta sviluppando progetti eolici dal notevole
impatto ambientale e paesaggistico. Sempre in Italia opera dal 2001, la Tiru
Sa, altra controllata EDF, specializzata nell'incenerimento dei rifiuti
urbani.
L’anno in cui EDF mette le
mani su Fenice è anche quello in cui la società francese diviene accanto al
gruppo Gemina-Fiat, AEM Milano ed alle maggiori banche italiane (Capitalia,
Banca Intesa e San Paolo IMI), il principale azionista di Edison
(ex Montedison), attraverso Italenergia. Edison è oggi a capo di un
complesso finanziario che estende il suo intervento dal settore
chimico-industriale a quello petrolifero-energetico
ed al controllo delle risorse idriche
La capofila del
raggruppamento chiamato a rafforzare i controlli ambientali sulla realizzazione
del Ponte è dunque parte integrante di una delle principali erogatrici di
energia elettrica a livello internazionale (circa 42,1 milioni di utenti),
energia in buona parte prodotta in Francia in inquinanti centrali nucleari.
Con l’aggravante di condividere determinanti incroci azionari con le holding
azioniste o creditrici per milioni di euro della società su cui dovrebbe
esercitare il controllo del rispetto delle prescrizioni ambientali durante la
fase di realizzazione del Ponte. C’è da restare realmente senza parole.
Una fenice termodistruttrice
Alcuni degli investimenti
industriali più rilevanti della capofila del Monitoraggio ambientale del Ponte
sullo Stretto hanno generato contenziosi legali e veri e propri conflitti
politici con le popolazioni e gli enti locali. Ad esempio in Piemonte, dove il
progetto di realizzare un termovalorizzatore per rifiuti speciali nel comune di
Verrone ha visto scendere in piazza i cittadini e gli amministratori provinciali
di Biella. Questi ultimi, nell’ottobre 2003 hanno formalmente respinto il piano
d’insediamento dell’impianto di Fenice S.p.A., sfornito tra l’altro dello
Studio di Impatto Ambientale aggiornato richiestole dal Ministero dell’Ambiente.
Le gravi anomalie progettuali di Fenice e il mancato rispetto delle
prescrizioni ministeriali sono state oggetto di denuncia al Commissario per
l’Ambiente dell’Unione Europea, Margot Wallström.
La società italo-francese progettava di realizzare una Piattaforma di
trattamento di termodistruzione di oltre 380.000 tonnellate/anno di rifiuti
industriali, tossici e nocivi, metà dei quali provenienti dagli stabilimenti
del gruppo Fiat localizzati nella regione Piemonte e nella regione Lombardia.
Secondo quanto dichiarato
dall’amministrazione provinciale di Biella, “l'impianto di termodistruzione
progettato, per le dimensioni e la tipologia dei rifiuti, è da ritenersi
gravemente inquinante tanto più in associazione con il cogeneratore ad esso
collegabile. Entrambi si inserirebbero in un contesto ambientale caratterizzato
da un andamento climatico ed anemologico tale da non garantire la dispersione
dei fumi. Inoltre, il clima, già decisamente umido, subirebbe un ulteriore
aumento di umidità a causa della grande quantità di vapore acqueo emesso dalla
centrale; (…) si avrebbero, altresì, ripercussioni negative sulle attività
agricole con perdita di valore dei raccolti e dei terreni, considerato che
nella zona sono presenti ampie coltivazioni intensive risicole e cerealicole di
alta qualità, molte delle quali sono di tipo biologico; la costruzione
dell'inceneritore metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro nella provincia biellese”.
Gli
amministratori di Biella evidenziavano altresì l’incoerenza ambientale della
società Fenice e la disattenzione verso il patrimonio e le risorse ecologiche
dell’area destinate all'ubicazione dell'impianto: “il sito è circondato da zone
densamente popolate ed è interessato da aree protette (Riserva naturale
orientata delle Baragge – Riserva Naturale speciale della Bessa – Area
attrezzata Brich e Mont Preve). Di tali aree è in corso, presso la Regione
Piemonte, l'iter di estensione ai territori di altri Comuni della
Pianura biellese. Inoltre, è stato accertato, attraverso un sopralluogo
compiuto da tecnici della stessa Regione, che il sito su cui dovrebbero sorgere
gli impianti è da considerarsi "biotopo", nonché "sito di
interesse comunitario" ai sensi di quanto disposto dalla Direttiva CEE n.
92/43 del Consiglio relativa alla conservazione di habitat naturali; (…) Il
Piano non dà particolari indicazioni di tutela per l'area vasta interessata
dall'intervento, oltre al mantenimento delle aree agricole nella parte
inferiore della pianura biellese, alla valorizzazione della conca del lago di
Viverone ed alla conferma delle indicazioni dei Piani regolatori generali; il
Piano comprensoriale, infine, prevede una specifica tutela ambientale
paesistica dell'area delle Baragge di Candelo, Benna, Mottalciata e Massazza”.
Sempre in Piemonte,
l’inceneritore per rifiuti industriali “Stureco” della società Fenice,
situato alle Basse di Stura, nella zona nord di Torino, è stato al centro di
denunce e interpellanze da parte di cittadini, ambientalisti e gruppi
consiliari per i gravi impatti sull’ambiente e il territorio. Manifestazioni di
protesta contro l’incenerimento di rifiuti speciali in un impianto Fenice si
sono pure verificate in Basilicata. Un buon biglietto da visita per le
popolazioni dello Stretto.
Ambientalisti per professione
Nel raggruppamento di
imprese che valuteranno i comportamenti ambientali delle aziende chiamate a progettare
e realizzare il Ponte c’è poi Agriconsulting S.p.A., società di
consulenza ambientale fondata nel 1966 da alcuni imprenditori agricoli. La
società, oltre a gestire aziende agricole, esegue studi e progetti per “l’agricoltura
e lo sviluppo rurale, l’agroindustria e l’ambiente” in Italia, Europa dell’Est,
Africa, America latina ed Asia.
Agriconsulting ha firmato
contratti di consulenza ambientale e ha redatto piani di sviluppo per buona
parte degli enti gestori i parchi regionali e nazionali d’Italia. Per conto
della Regione Siciliana (azionista di minoranza della Stretto di Messina
S.p.A.), ha effettuato la
“Valutazione Intermedia del Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 della Sicilia”;
sempre nell’isola, alla fine del 2001, Agriconsulting è stata incaricata dall’Ente
Parco dei Nebrodi per la redazione del Piano territoriale e del regolamento del
Parco. Presidente del comitato tecnico scientifico del Parco dei Nebrodi è quel
prof. Giuseppe Lo Paro, direttore del Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia
Marina dell’Università di Messina, che abbiamo incontrato come membro
“indipendente” della Commissione che ha affidato a Fenice-Agriconsulting-
Eurisko-Nautilus-Theolab l’incarico delle attività di monitoraggio
ambientale.
Nei mesi in cui si preparava
la gara del Ponte, all’associazione Agriconsulting-Telespazio-Finsiel
veniva rinnovata la convenzione annuale
con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per la realizzazione
delle Statistiche Agricole Nazionali (monitoraggio e informatizzazione dati
sulle coltivazioni). Da alcuni anni, cioè, Agriconsuilting è partner di una
delle società con cui formalmente ha concorso, su fronti opposti, per
aggiudicarsi la gara ambientale del Ponte. Come successo tra le società in gara
per il General Contractor e il Project Management Consultants.
Va poi aggiunto che
l’amministratore delegato di Agriconsulting, sin dalla sua costituzione, è il
dottor Federico Grazioli, cavaliere del lavoro, conduttore di aziende
cerealicole e vitivinicole in Maremma e nei Castelli Romani, presidente di Lodagli
S.p.A., componente del Comitato di indirizzo della Fondazione Cassa di
Risparmio di Roma, consigliere di Banca Nuova (Gruppo Banca
Popolare Vicentina). Ebbene, la Fondazione Cassa di Risparmio è una tra le
maggiori azioniste di Capitalia, il gruppo bancario che del General
Contractor Impregilo è contestualmente azionista e creditore.
Banca Nuova, invece, ha fatto parte del gruppo guidato da Banca Intesa-BCI,
partecipante alle audizioni indette dal Ministero dei trasporti nel 2001 per
individuare le possibili forme di finanziamento del Ponte sullo Stretto di
Messina.
E sempre per restare in
tema di “amici del Ponte”, quasi a riprova della polivalenza della società di
consulenza ambientale, è opportuno segnalare che nel giugno 2006, il consorzio PricewaterhouseCoopers,
FBK, ACCA ed Agriconsulting S.p.A. è stato prescelto
dall’Unione europea per un progetto di consulenza accanto alle autorità
governative della Federazione Russa in vista delle nuove “riforme contabili”
atte a “promuovere un clima di fiducia agli affari e gli investimenti in
Russia” da parte delle imprese europee. Neoliberismo in salsa russa, dove accanto
ad Agriconsulting siede la società straniera a cui la Stretto di Messina S.p.A.
affida annualmente il controllo contabile societario. PricewaterhouseCoopers è
poi la stessa che in associazione con Sintra S.r.l., Net Engineering
S.p.A. e Certet-Bocconi, era stata selezionata il 22 dicembre 1999
dalla società concessionaria quale “advisor indipendente” per la valutazione
degli aspetti economici e finanziari del progetto preliminare del Ponte.
Qualche perplessità pure
in merito alla presenza tra i monitor ambientali di Eurisko NOPWorld S.r.l.
il “più importante istituto operante in Italia nelle ricerche sul consumatore”.
L’istituto, rilevato dal gruppo transnazionale GFK (sedi in 60 paesi e
filiali a Roma e Milano), pubblica la rivista Social Trends, di “analisi
e ricerche di opinione e di mercato”. Più ricerca sociale e sondaggi dunque,
che valutazione ambientale, come confermato del resto dai curriculum vitae dei
fondatori e manager di Eurisko (il presidente dell’istituto, Giuseppe Minoia,
insegna Psicologia delle Comunicazioni alla Cattolica di Milano;
l’amministratore delegato, Remo Lucchi, ha insegnato Marketing nella stessa
università privata; i vicepresidenti: Paolo Anselmi ricercatore di Psicologia del
Marketing, Luca Antonietti ingegnere e direttore di diversi istituti impegnati
nelle ricerche di mercato, Silvio Siliprandi ricercatore sociale e di marketing,
Fabrizio Fortezza “ricercatore sui servizi finanziari”; direttore generale:
Francesco Castiglioni, economista ed “esperto” di trasporti, mobilità e turismo).
Lo scorso 8 febbraio 2006,
Eurisko NopWorld S.r.l. è stato pure aggiudicatario del bando di gara indetto dal
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per un’attività di ricerca
sulle “discriminazioni in ambiente di lavoro o nell'accesso al lavoro per
sesso, religione, convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale”.
Eurisko avrà come partner-capofila, la Fondazione di Ricerca Istituto
Universitario Carlo Cattaneo di Torino. Presidente del Comitato ordinatore
della Facoltà di Ingegneria dello stesso istituto è il prof. Armando
Brandolese, già membro della commissione giudicatrice della gara del PMC del
Ponte sullo Stretto.
Ignote le competenze in
materia di monitoraggio ambientale della quarta componente del raggruppamento
prescelto dalla Stretto di Messina S.p.A, la Nautilus Società Cooperativa
servizi per l’oceanografia e la gestione delle risorse ambientali, non
fosse altro per le scarnissime notizie ricavabili dal corrispondente sito
internet, peraltro ancora “in costruzione”. Con sede nella zona industriale di
Porto Salvo di Vibo Valentia, la Nautilus è una società cooperativa fondata nel
gennaio 1985 “da un gruppo di giovani laureati e tecnici esperti”, utilizzando
le risorse finanziarie e le opportunità formative messe a disposizione dalla
Legge 44/86 (Legge "De Vito"). Con un organico di 50 “dipendenti”,
presidente Raffaele Greco, la coop punta a produrre “servizi a carattere
tecnico-scientifico dedicati a quei soggetti investiti di responsabilità
decisionali nell’affrontare tematiche ambientali e territoriali relativi al
versante gestionale e a quello strettamente ingegneristico”. I principali
ambiti dei servizi offerti da Nautilus riguardano “l’ambiente marino, la pesca
e acquacoltura, l’ingegneria costiera ed ambientale, la pianificazione territoriale,
la gestione delle risorse idriche”. La cooperativa è pure socia di Legapesca
Calabria.
Chiude la cordata Theolab
S.r.l., uno dei maggiori laboratori di analisi ambientali, chimiche e microbiologiche
in Italia, di proprietà del Gruppo Tazzetti di Volpiano (Torino), con un
portafoglio clienti in cui sono rappresentate grandi industrie e società di
bonifica. Ed a conferma delle vocazioni militariste dei signori del Ponte,
Theolab vanta pure una lunga esperienza come contractor dell’Air Force
Centre for Environmental Excellence, la specialistica struttura dell’Aeronautica
militare degli Stati Uniti che esegue i monitoraggi ambientali delle basi della
US Air Force in Europa.
Guerra alla terra
La vittoria per il Monitor
ambientale della cordata a guida Fenice, pur se controversa, ha comunque tolto
più di una castagna dal fuoco ai soci e amministratori della società del Ponte.
Perlomeno si è evitata un’ulteriore perdita d’immagine, specie di fronte ai
fautori del No.
L’eventuale vittoria del
raggruppamento a guida Spea Ingegneria Europea avrebbe infatti posto
ancora con più forza il tema dei conflitti d’interesse tra controllori e
controllati e avrebbe rafforzato il ruolo di “ponte armato” del manufatto dello
Stretto.
La mandataria Spea, con
sede a Milano, è infatti una società del Gruppo Autostrade per l'Italia
S.p.A., principali azionisti i Benetton di IGLI-Impregilo. Fondata nel
1961, ha come scopo sociale lo sviluppo di servizi integrati di ingegneria nel
settore delle infrastrutture di trasporto e la realizzazione di studi di
impatto e inserimento ambientale.
Con oltre 500 dipendenti e
un fatturato annuo di 92 milioni di euro, Spea Ingegneria Europea ha operato
per conto di buona parte delle reti autostradali del gruppo di riferimento,
come ad esempio R.A.V. – Raccordo Autostradale Valle d’Aosta per la
realizzagzione della nuova autostrada Aosta-Traforo del Monte Bianco, o S.A.T.
– Società Autostrada Tirrenica S.p.A. (realizzazione del tratto
Cecina-Civitavecchia). Tra i consiglieri di amministrazione di R.A.V. compare
il dott. Francesco Sabato, membro del Cda della Stretto di Messina; altro
consigliere è pure l’ex componente della Stretto S.p.A., Lino Cardarelli. Altro
ex componente del Cda della società concessionaria del Ponte è Giuseppe
Calcerano, direttore tecnico della Società Autostrada Tirrenica S.A.T..
Se a ciò si aggiunge che Spea, ad inizio anni ’90, ha pure redatto per conto
della Stretto di Messina lo studio di fattibilità per la realizzazione degli
impianti ferroviari per l’attraversamento “in alveo”, un monitoraggio
ambientale in queste condizioni, sarebbe stato difficilmente neutrale.
La ragnatela si sarebbe
fatta ancora più complessa con la mandataria CESI – Centro Elettronico
Sperimentale Italiano S.p.A., gruppo specializzato nel settore
elettro-energetico ed ambientale con sede a Milano, “leader
nel mercato delle prove e certificazioni di apparati elettromeccanici e delle
consulenze sui sistemi elettrici”. Il controllo azionario di CESI è infatti in
buona parte esercitato da Enel (25,92%) e dalla controllata Terna
S.p.A. (24,36%), ma tra gli azionisti compaiono pure Ansaldo Ricerche
(9,36%), Edipower (7%), Endesa Italia (5%), Siemens
(4,68%), Tirreno Power (3%), SOGIN S.p.A. (2%) ed Edison
(1,05%), come
dire i maggiori fornitori di energia elettrica (e alcuni nucleare) in Europa. Come
abbiamo già visto nel capitolo dedicato alla capofila del raggruppamento che ha
strappato a CESI & soci la gara per il monitoraggio ambientale, a capo di
Edipower ed Edison c’è il colosso elettrico francese EDF, da cui Fenice
S.p.A. è interamente controllata. Come dire che i transalpini, pur di non
perdere l’occasione d’innalzare il tricolore sullo Stretto di Messina, hanno
giocato su due distinti cavalli “avversi”.
Con Telespazio S.p.A.,
società controllata per 2/3 da Finmeccanica ed 1/3 dalla francese Alcatel,
il ponte sarebbe stato veramente da guerra stellare. La società, infatti, è tra
le maggiori aziende produttrici di sistemi di telecomunicazione satellitare,
con commesse per svariati milioni da parte delle forze armate italiane e
straniere. In particolare Telespazio è alla guida del progetto LEOP (Launch
and Early Orbit Phase) e del SICRAL, il primo sistema satellitare
interamente utilizzato per le comunicazioni militari in via di implementazione
da parte delle forze NATO. La società partecipa inoltre allo sviluppo del
programma internazionale civile-militare COSMO-Skymed, costituito da una serie
di satelliti capaci di osservare la terra in qualsiasi condizione di tempo
climatico.
Partner di Telespazio
nella corsa alla militarizzazione degli spazi è Elsag S.p.A. di Genova,
altra società del gruppo Finmeccanica, partecipante nella identica cordata per
il monitoraggio dello Stretto. Elsag produce sistemi di controllo di
piattaforma per navi militari destinati all'automazione della propulsione e
sistemi di simulazione e addestramento alla conduzione e manutenzione degli
impianti di bordo. Inoltre opera nella progettazione di servizi logistici per
la Difesa secondo gli standard NATO e per il miglioramento della “prontezza”
dei sistemi d’arma. Un campionario di strumenti di morte quelli del duo
Telespazio-Elsag che certamente non avrebbe sfigurato accanto ai mercanti di
armi che si sono fronteggiati nella gara per il Project Management Consultants.
In associazione con la
cordata a guida Spea c’era infine URS Italia S.p.A., società di
ingegneria e consulenza ambientale, interamente controllata da URS United
Research Services Corporation, Massachuetts, Stati Uniti. URS Italia è
presente sull’intero territorio nazionale, ma specie nell’ultimo anno si è
messa particolarmente in evidenza in Sicilia. Nel gennaio 2006, URS ha portato
a termine un'importante operazione per l'acquisizione del Centro Oceanografico
Mediterraneo (Ceom), costituito agli inizi degli anni novanta come joint
venture tra ENI e la Regione Siciliana. Il Ceom, che ha sede a
Palermo, è specializzato in “analisi di compatibilità ambientale per lo
sfruttamento a fini industriali e scientifici delle risorse marine” e nella
conduzione di indagini archeologiche subacquee. In aprile URS Italia in A.T.I.
con il laboratorio d’analisi SGS, si è aggiudicata la gara di Eni
Mediterranea Idrocarburi S.p.A., società del gruppo ENI per la
“caratterizzazione ambientale dei siti industriali e/o aree dismesse situati
nella Piana di Gela”. URS si è impegnata a fornire il coordinamento tecnico, la
supervisione dei lavori, l'elaborazione dei dati e la stesura dei rapporti di
sintesi delle operazioni di caratterizzazione nell’area gelese, nonché il
supporto nella gestione dei rapporti con il Ministero dell'Ambiente e con le
autorità locali. Con il Ponte sullo Stretto sarebbe stato un invidiabile tris.
A caccia di uccelli e balene
Nella sua relazione ai
soci, la società pubblica concessionaria per la realizzazione del collegamento
stabile Calabria-Sicilia specifica che le attività del Monitore ambientale saranno
integrate dagli ennesimi studi di settore affidati ad altri soggetti, quali:
·
studio relativo a flussi
migratori dei cetacei nello Stretto di Messina e relativo monitoraggio ante
operam;
·
studio dei flussi migratori
dell’avifauna e relativo monitoraggio ante operam;
·
monitoraggio delle deformazioni
tettoniche e della sismicità locale;
·
studio dei flussi di traffico
tra Sicilia e Continente”.
“Le risultanze dei due
monitoraggi e degli studi ed approfondimenti di settore – aggiunge la Stretto
S.p.A. - dovranno contribuire ad individuare, ove possibile, ulteriori misure
di mitigazione rispetto a quelle definite nel Progetto Preliminare e nel
relativo Studio di Impatto Ambientale. Inoltre le risultanze di tutte le attività
sopra descritte consentiranno l’elaborazione di un Progetto di Monitoraggio
Ambientale, Territoriale e Sociale (P.M.A.T.S.) unitario che, allegato al
Progetto Definitivo, sarà sottoposto all’approvazione del CIPE…”.
La società ammette così
l’incompletezza del SIA (Studio di Impatto Ambientale) allegato al progetto
preliminare del Ponte, approvato nel 2003 da parte della Commissione Speciale
per la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero competente. Talmente
deficitario da dover prevedere un nuovo affidamento – con ulteriore dispendio
di denaro pubblico - per tre studi tematici determinanti dal punto di vista
ambientale e della fattibilità economica e questo, paradossalmente, solo dopo
aver completato le fasi di procedurali di scelta e affidamento della progettazione
definitiva e della realizzazione del Ponte sullo Stretto.
Sorge spontaneo il dubbio
che gli studi servano solo a “mitigare” e “compensare” pareri discordanti,
dubbi e osservazioni di esperti e ambientalisti. O più presumibilmente, come
vedremo in seguito, ad aggirare la cosiddetta “direttiva uccelli” e le
conseguenti possibili sanzioni dell’Unione europea, ottenendo così un nuovo via
libera e bypassando i veti di alcuni ministri del nuovo governo Prodi.
È opportuno ricordare che
i SIA del progetto Ponte sono già stati due: il primo risale ai primi anni ‘90,
profondamente deficitario, mentre il secondo, nel 2002, fu affidato per
“aggiornare e integrare” il precedente ad un raggruppamento temporaneo
d’imprese composto da Systra SA, Bonifica S.p.A., Systra-Sotecni
S.p.A., Ast Sistemi S.r.l.. Al raggruppamento fu anche affidata la
predisposizione della documentazione per l’accertamento di conformità
urbanistica delle opere.
Anche in questo caso non
si può proprio dire che la scelta sia stata tra le più felici ed opportune.
Innanzitutto per il ruolo guida di Systra SA, società d’engineering francese
che non aveva lasciato un buon ricordo nella città di Messina, avendo
progettato la sfortunata e costosa metropolitana di superficie, fortemente impattante
dal punto di vista socio-urbanistico e finita poi nel mirino di numerose
indagini della magistratura.
La lunga storia della
metropolitana di Messina, progettata senza una previa valutazione di impatto
ambientale, è stata caratterizzata infatti da approssimative scelte del
tracciato, dall’andamento a singhiozzo dei lavori, da infinite varianti in
corso d’opera, dai contenziosi giudiziari con le società appaltatrici,
dall’assenza di uno studio di sistema preventivo per la mobilità urbana. Eppure
alla stesura del progetto della controllata Systra di Roma avevano
partecipato alcuni dei professionisti più rinomati di Messina, il prof. Cesare
Fulci, l’architetto Sebastiano Fulci, gli ingegneri Santi Caminiti, Maurizio
Falzea, Antonino D'Andrea, Orazio Pellegrino, Fabio Porcino e Angela Tortorella.
I cervelli cioè delle scelte urbanistiche più importanti del capoluogo dello
Stretto, spesso finalizzate o condizionate dalla realizzazione del Ponte e
delle opere connesse.
Dopo metropolitana e
studio di impatto ambientale del Ponte sullo Stretto, Systra SA ha pure guidato
l’A.T.I. (mandanti Techinital S.p.A. e Norcontrol SL),
partecipante alla gara per il Project Management Consultants, giungendo seconda
dietro la statunitense Parsons Transportation Group. Una sconfitta
presto digerita, dato che la società francese è stata poi chiamata dalla
municipalità di Dubai quale project consultants per la valutazione
preliminare delle offerte della gara per la nuova metropolitana della
importante città degli Emirati Arabi. Sapete chi incontra Syntra tra i gruppi
in gara a Dubai? La stessa Parsons Transportation Group. Logica vorrebbe che
Syntra si astenesse dal giudicare l’offerta di un’impresa che gli ha appena
soffiato il PMC del Ponte di Messina. Ma perché farlo se da qualche mese a
Parsons, Systra e Parsons Brinckerhoff (altra partecipante alla
prequalifica per il PMC del Ponte) le autorità di New York hanno affidato la
progettazione del nuovo sistema di controllo di una delle maggiori linee
metropolitane?
Il pasticciaccio del SIA
Per Bonifica S.p.A.,
la presenza nel raggruppamento temporaneo a cui la Stretto di Messina ha
affidato la “riedizione” del SIA, ha rappresentato l’ennesimo impegno pro-collegamento
stabile tra Scilla e Cariddi. Nel 1990, come “cliente” di Italferr, Bonifica
- società al tempo controllata dall’IRI - aveva eseguito lo “studio di
fattibilità e preliminare per il collegamento ferroviario per il ponte sullo
Stretto”. Dal 1991 al 1994, Bonifica ha pure partecipato alla progettazione
“preliminare e di massima” e allo studio di Valutazione di Impatto Ambientale
per il Ponte viario e ferroviario” (committente la Stretto di Messina S.p.A.”).
Bonifica è stata dunque tra gli estensori che hanno redatto il primo SIA
(quello incompleto ed inadeguato), poi “aggiornato” ancora da Bonifica che pure
aveva stabilito la fattibilità tecnica del Ponte. Un vero e proprio record di
presenze.
Discutibile infine la
partecipazione al cartello di studio di impatto ambientale di Ast Sistemi
S.r.l. società di recente costituzione, controllata dall’Azienda
Siciliana Trasporti, al tempo Ente pubblico della Regione e solo dal
febbraio 2006 trasformata in S.p.A.. Incerte sono
infatti le competenze ambientali di Ast Sistemi, il cui scopo sociale dichiarato
è la gestione di “servizi d'ingegneria nel settore dei trasporti, prove di
qualità sui materiali stradali e programmi di manutenzione programmata delle
infrastrutture stradali”. Di contro Ast Sistemi aveva promosso progetti duramente
contrastati dagli ambientalisti per il loro insostenibile impatto sul
territorio siciliano: la costruzione di una funivia da Trapani ad Erice e la
realizzazione di una rete di scale mobili e di ascensori all'interno della
Valle dei Templi di Agrigento.
Lo Studio di impatto
ambientale stilato dal raggruppamento a guida Systra si è rilevato un
vero e proprio pasticciaccio: fortemente censurato dagli esperti delle
principali organizzazioni ambientaliste italiane è finito finanche sotto le
lenti d’ingrandimento della procura della Repubblica di Roma. In oltre 200
pagine di osservazioni al SIA, Italia Nostra, Legambiente e WWF hanno
evidenziato che lo studio allegato al progetto preliminare ometteva di
segnalare il quadro completo delle aree vincolate, prospicienti lo Stretto di
Messina, individuate in base alle normative comunitarie o alle leggi nazionali
e regionali. Ma ancora più grave nello studio di impatto si ometteva
incredibilmente di considerare che gli undici Siti di Importanza Comunitaria
(SIC) e le due Zone a Protezione Speciale (ZPS) insistono nell’area di progetto
o addirittura, in alcuni casi, nelle zone di cantiere.
Lo studio di impatto
ambientale ha pure omesso di considerare che tutta l’area dello Stretto di
Messina è stata dichiarata IBA (Important Bird Areas), essendo una delle
tre rotte migratorie più importanti d’Europa, insieme al Bosforo e Gibilterra.
Anche se elencate in appendice, le specie protette dalla CEE e dalla
convenzione di Washington non erano evidenziate nella relazione se non
saltuariamente e mai in modo completo e puntuale. Ad esempio, non veniva detto
che ben 81 specie di uccelli in allegato I della Direttiva 79/409/CEE passano
nell’area dello Stretto. Inoltre, si ometteva di dire che 10 specie su 48
elencate nella lista ORNIS sulle specie di uccelli protetti dalla direttiva
79/409/CEE, passano sullo Stretto di Messina.
Proprio per le omissioni relative
alla rilevanza dell’area per la migrazione degli uccelli, il Governo italiano è
stato messo in mora dall’Unione europea su reclamo delle associazioni ambientaliste.
Con nota del 18 ottobre 2005 la Direzione Generale Ambiente della Commissione
Europea ha contestato all’Italia di “non avere adottato (…) misure idonee a
prevenire il deterioramento degli habitat e le perturbazioni dannose agli
uccelli” in riferimento agli impatti su due IBA e di “non aver correttamente
eseguito la valutazione di incidenza” del progetto del Ponte sullo Stretto di
Messina, con riguardo alle due Zone di Protezione Speciale di Capo Peloro –
Laghi di Ganzirri e del Dorsale di Curcuraci.
L’Italia, cioè, è stata
“ammonita” per non avere rispettato l’art. 4 paragrafo 4 della “Direttiva
Uccelli” (Direttiva 79/409) che impone agli stati membri di attuare tutte le
misure atte a prevenire il disturbo e il danno all’avifauna protetta nelle aree
individuate per la tutela di queste specie. All’Italia, inoltre, viene
contestato di non avere correttamente proceduto alla Valutazione di Incidenza,
come previsto dall’art. 6 della Direttiva Habitat (Direttiva 92/43, attuata in
Italia con DPR 357/97 e successive modifiche e integrazioni).
Gli esperti di Italia
Nostra, Legambiente e WWF hanno pure rilevato che la relazione sull’impatto
causato dal Ponte si occupa solo brevemente delle conseguenze sulla migrazione
dei cetacei. Lo Stretto è un punto di passaggio obbligato (cioè un “Whale
Gate”), probabilmente il più importante del Mediterraneo, per gli
spostamenti dei Cetacei. L’“effetto ombra” di torri ed impalcato avrebbe
effetti imprevedibili sulle rotte e la stessa sopravvivenza dei cetacei. Ma neppure
di questo c’è traccia nel SIA.
Un impatto davanti ai giudici
Intanto il Tribunale di
Roma è stato chiamato a pronunciarsi sulla liceità delle decisioni della
Commissione Speciale per la Valutazione di Impatto Ambientale istituita dal
Ministero dell'Ambiente, che il 20 giugno 2003, ha espresso parere favorevole
sullo Studio di impatto ambientale presentato dal raggruppamento Systra-Bonifica-Sotecni-Ast
Sistemi.
Dopo il parere positivo
dei commissari, i dirigenti di Legambiente avevano presentato un esposto nel
quale denunciavano come il progetto di massima fosse stato approvato “in tempi
ristretti e senza segnalare carenze e difetti della documentazione prodotta
dalla società Stretto di Messina”.
Nel suo esposto
Legambiente metteva in luce tre diverse circostanze. In primo luogo, il
“deposito del progetto, da parte della Società Stretto di Messina, nel mese di
gennaio 2003, di uno studio assolutamente carente e privo dei requisiti
documentali minimi previsti dalla legge atti a consentire una completa
valutazione dello stesso, comprensivo di dichiarazione giurata attestante
l’esattezza delle allegazioni”; in secondo luogo, “il parere favorevole
espresso da parte del gruppo istruttore della Commissione di VIA, laddove si è
omesso di segnalare le carenze della documentazione prodotta e, al contrario,
si sono date per verificate circostanze non corrispondenti al vero”; terzo,
“l’approvazione, in data 1 agosto 2003, del progetto da parte dei membri del
CIPE espressa sulla scorta di errore indotto dalla falsa rappresentazione della
realtà loro fornita”.
Infine, per diretta
ammissione della Commissione speciale VIA del Ministero dell’Ambiente, si
ometteva di esprimere un parere sull’impatto ambientale delle “opere
propedeutiche e complementari, necessarie per la funzionalità dei collegamenti
stradali e ferroviari ma eseguite e/o in corso di esecuzione da parte di altri
enti". Ciò in palese contrasto con le disposizioni nazionali e comunitarie
che invece impongono la valutazione dell’opera unitamente a tutte le
infrastrutture complementari.
Sulla base dell’esposto,
la procura di Roma avviava un’inchiesta sulle procedure che hanno portato alla
Valutazione d’impatto ambientale del Ponte sullo Stretto, mettendo sotto accusa
tre membri della Commissione speciale ministeriale per aver dato il benestare
senza il concerto dei Beni culturali e nonostante fosse chiaro che il Ponte
danneggerà le riserve protette dello Stretto. Nei loro confronti sono stati
ipotizzati i reati di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio.
Un commissario di mare
Mentre restano comunque
del tutto fuori dal tentativo riparatore della Stretto di Messina S.p.A. la
valutazione di altri devastanti impatti ambientali del Ponte, nonché la
soluzione delle innumerevoli lacune ed omissioni relative ai profili tecnici,
finanziari, idrogeologici, archeologici, sociali ed occupazionali, si è
comunque scelto di affidare due distinti incarichi annuali per gli studi
relativi ad “eventuali interferenze del Ponte con i flussi migratori dei
cetacei e dei volatili”. Per lo studio ed il relativo monitoraggio ante
operam dei mammiferi marini è stato prescelto l’Istituto Tethys, con
la supervisione scientifica del professor Giuseppe Notarbartolo di Sciara, tra
i massimi esperti internazionali di cetacei. Nell’agosto 2005, per lo “studio
ed il relativo monitoraggio ante operam dell’avifauna migratoria dello
Stretto” è stata invece incaricata la Società Golden, che si avvale per
lo svolgimento degli approfondimenti dell’Istituto Nazionale della Fauna
Selvatica (INFS), massimo organo scientifico italiano nel settore.
Le consulenze
scientifico-ambientali si sono ulteriormente arricchite con la firma di una
convenzione tra la Società Stretto di Messina ed il Dipartimento di Biologia
Animale e Biologia Marina dell’Università di Messina per lo “studio ed il
monitoraggio sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque dello Stretto e
possibili relazioni con i flussi migratori dei cetacei”, nell’ambito delle
attività richieste all’Istituto Tethys; mentre per quanto riguarda le attività
dell’INFS è stato affidato un incarico specifico all’Istituto Ornitologico
Svizzero (I.O.S.) “per l’investigazione radar delle specie di uccelli
migratori notturni”. Come specificato da una nota della società concessionaria,
“tale tecnica sarà utilizzata in Italia per la prima volta e consentirà di
catalogare con la massima precisione alcuni dati sul volo delle specie (quote
di volo, planate, picchiate, direzioni di flussi, etc.)”.
Ancora una volta
l’attività progettuale del Ponte si rileva foriera di assegnazioni di
incarichi, prebende e studi su cui già esistono montagne di pubblicazioni
esaustive. Discutibile poi, dal punto di vista dell’opportunità formale, la
“convenzione” stipulata con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Messina,
non fosse altro che a dirigerlo c’è quel prof. Giuseppe Lo Paro che avrebbe
ricoperto a fine 2005 il ruolo di membro della Commissione di gara per
l’affidamento delle attività di Monitoraggio ambientale, territoriale e sociale
del Ponte. Lo Paro, cioè, è stato nominato quale membro “esterno ed
indipendente” dalla Stretto di Messina, nonostante il suo istituto fosse convenzionato
con la concessionaria con un incarico “integrativo” di monitoraggio ambientale.
Per studiare i flussi migratori dei cetacei nell’area dello Stretto, la S.p.A.
ha pure noleggiato una imbarcazione mettendola a disposizione del duo Tethys-Dipartimento
di Biologia. Importo annuale, 91.000 euro.
A scuola di traffico
Se la valutazione degli
impatti socioambientali del Ponte sono stati seriamente sottostimati, non si
può dire altrettanto dello studio sulla domanda di mobilità nello Stretto di
Messina. Il progetto preliminare presenta infatti un sovradimensionamento del
numero dei mezzi e dei treni da fare impallidire gli stessi estensori. Il Ponte
dovrebbe infatti trasportare 144.000 auto al giorno, nonostante oggi transitino
appena 3.500-4.000 Tir e 8.000 macchine per un totale di 11.500-12.000
automezzi.
La stessa società Sintra
S.r.l., che nell'ambito del raggruppamento d'imprese advisor per la
valutazione della fattibilità finanziaria dell’infrastruttura aveva aggiornato i
valori della domanda e dei flussi di traffico veicolare, aveva previsto che in
futuro il transito non avrebbe superato i 18.500 passaggi giornalieri, ugualmente
non sufficienti a ripagare l’opera e garantirne la manutenzione ordinaria,
quella straordinaria, e ricavarne addirittura un utile.
Lo Studio di Impatto
ambientale, nel formulare le previsioni di traffico, non ha infatti considerato
che nel decennio 1991-99 la domanda di attraversamento dello Stretto di Messina
si è ridotta (del 6% per gli autotreni; dell’8% per le autovetture e
addirittura del 43% in ordine ai treni). Di contro sono aumentati i passeggeri
per via aerea e le merci via mare (+45% e 110% dal 1995 al 1999).
Viene invece previsto per l’intero periodo un incremento di domanda di
attraversamento, compreso tra il 4,8% l’anno e l’1,8% l’anno, secondo la
tipologia di trasporto per mezzo (persone, merci, autocarri, autovetture, carri
ferroviari) e secondo lo scenario di riferimento (crescita economica “forte”,
crescita economica “moderata”).
Similmente al flusso
migratorio di uccelli e cetacei nello Stretto, la società concessionaria ha
implicitamente ammesso le clamorose “sviste” in sede progettuale delle stime di
traffico. Nel 2005 è stato infatti avviato un progetto di “aggiornamento” delle
revisioni di flusso di traffico stradale e ferroviario tra la Sicilia e il
Continente “attraverso lo sviluppo di modelli simulativi ad hoc, la
stima della quota parte di traffico che sarà servita dal Ponte nonché la
progettazione e l’implementazione di una banca dati della domanda di
attraversamento e dell’offerta di trasporto”.
Come ulteriormente
specificato dalla Stretto S.p.A., l’aggiornamento delle previsioni dei flussi
di traffico prevede l’utilizzo di dati primari originati “da una articolata
campagna di indagini dirette avviata dalla Società finalizzata ad integrare i
dati da fonte disponibili e, in taluni casi, colmare i gap esistenti”.
Le indagini dirette sul
territorio sono state affidate, nel dicembre 2005, a due società; si prevede la
realizzazione di:
·
un monitoraggio, integrale e
continuativo, del traffico veicolare stradale che attraversa lo Stretto di
Messina, per un periodo di almeno 12 mesi;
·
rilievi campionari integrativi
necessari per la corretta e completa classificazione dei flussi stradali
rispetto alle categorie veicolari di interesse per la Società;
·
un monitoraggio dei flussi di
traffico ferroviario (passeggeri e merci) attraverso indagini campionarie e
conteggi classificati delle categorie campionate, da svolgere a bordo dei
servizi ferroviari che attraversano (su nave) lo Stretto;
·
un monitoraggio dei flussi di
traffico da e per la Sicilia attraverso indagini campionarie e conteggi classificati
delle categorie campionate, da svolgere sui servizi di traghettamento, presso i
porti e negli aeroporti, finalizzate alla segmentazione della domanda di
attraversamento (passeggeri e merci).
Altro denaro dunque e
altre montagne di carte. E se alla fine le due società confermassero
l’ulteriore riduzione dei passaggi nello Stretto di camion, auto, treni e
passeggeri?
E alla Stretto arriva la Caronte
In tema di traffico e
trasporti, la società concessionaria del Ponte si è resa protagonista di un
nuovo colpo di teatro. Nell’aprile 2006, infatti, la Stretto S.p.A. ha dato
vita ad un consorzio denominato S.C.H., fissandone la sede nella
centralissima via N. Bixio 73 di Messina.
Il consorzio nasce
ufficialmente da un progetto di ricerca industriale presentato al ministero
dell'Università nell'ottobre del 2005 dalla Società Stretto e, tra gli altri,
anche dall'Ateneo di Messina, ritenuto ammissibile al finanziamento nel
febbraio 2006. Il progetto S.C.H., nello specifico, è “finalizzato alla
realizzazione, gestione e manutenzione delle infrastrutture, in particolare di
trasporto, dello Stretto di Messina”.
Per il conseguimento dello
scopo - si legge ancora nello statuto - il consorzio ha per oggetto
l'espletamento in particolare delle seguenti attività: promozione di sistemi di
controllo di strutture e materiali, tecnologie e altri sistemi di servizio;
elaborazione di sistemi per l'infomobilità di persone e merci. Il consorzio
anche al di fuori dello scopo principale potrà svolgere la “promozione di ogni
forma dei consorziati, compreso il reperimento di tecnologie e finanziamenti
per i medesimi; lo sviluppo di ogni tipo di attività compresa quella
commerciale e di rappresentanza sia a proprio favore che a favore dei
consorziati; la realizzazione di studi di mercato, oltre alla verifica di
progetti di fattibilità in relazione alle singole attività dei consorziati e a
favore di questi ultimi; l'offerta di consulenza scientifica e tecnica intesa
quale espressione dell'insieme delle singole specializzazioni dei consorziati
rivolta ad imprese private ed organismi pubblici; l’attività formativa per il
tramite del supporto specialistico dei singoli consorziati da svolgere sia per
conto di imprese private che di organismi pubblici, sia con azioni dirette finalizzate
a qualificazione, riqualificazione o specializzazione nell'ambito di piani
programmati di formazione professionale”. Abbastanza contorto ma sufficiente
generico per fare di tutto e di più.
Il Consorzio S.C.H.
ha un fondo di 10 mila euro e i proprietari delle azioni si possono desumere
dalle iniziali che ne compongono il nominativo, laddove "S" sta per
Stretto di Messina S.p.A. (48% delle azioni), "C" per Caronte
& Tourist S.p.A. (25%) e "H" per Hochfeiler S.r.l.
(27%).
Caronte & Tourist è la
holding che gestisce in condizioni di semimonopolio l’attraversamento privato
dello Stretto, saldamente in mano alla potentissima famiglia Franza, i cui
interessi vanno dalla navigazione alle banche, dall’edilizia al turismo,
dall’alta finanza al calcio professionistico. Con azionista di
rilievo l’odierno sindaco della città di Messina, Francantonio Genovese, la
famiglia Franza conferma di non essere per nulla allarmata da un’eventuale
concorrenza del Ponte, ma anzi di aspirare a sedersi, con le credenziali di un
patrimonio che ha in Scilla e Cariddi il proprio pozzo di San Patrizio, al
banchetto della Stretto.
Hochfeiler S.r.l. è invece una società costituita a Roma nel 1991
(con sede in via Salaria 280) amministrata da Valeria Valsecchi, che ne
possiede tre quarti del capitale di 10.400 euro; il resto del capitale è in
mano a Claudia Petruno. La Hochfeiler ha per oggetto l'istruzione,
l'orientamento, la ricerca e la formazione professionale, sia in presenza che a
distanza, anche a finanziamento pubblico, innovazione del campo della
multimedialità, progettazioni software e di siti internet, stampa di riviste,
attività nella gestione dei beni culturali. Hochfeiler è ente accreditato per
la formazione professionale presso la Regione Lazio e la Regione Siciliana. E,
sempre nell'Isola, la società ha realizzato due workshop, E-government Sicilia
e W3 Sicily (relativi al Por Sicilia).
Tornando alla S.C.H., il
consiglio di amministrazione e le cariche sociali indicano quanto il legame con
la Stretto di Messina non sia soltanto di tipo meramente societario. A
presiederlo è Carlo Bucci, che è pure vicepresidente del consiglio di
amministrazione della Stretto S.p.A.; direttore generale è Massimo Marconi, che
della concessionaria è responsabile del Servizio Progettazione; consiglieri,
infine, sono Vincenzo Franza (vicepresidente del Football Club Messina
ed amministratore delle innumerevoli società Franza operanti nei settori
costruzione e turistico-alberghiero) e Gianni Miasi (in quota Hochfeiler),
sindaco di Roccalumera e vicepresidente del consiglio di amministrazione del
consorzio. Il politico, ex socialista passato di recente a Forza Italia, è
stato socio di Geoinformatica S.r.l. di Taormina e lo è attualmente de Il
Veliero S.r.l. di Messina.
Capitolo IV – Banche, broker ad
assicurazioni
All’ombra di Unipol
In considerazione della
complessità delle polizze assicurative che la Società Stretto di Messina dovrà
stipulare per la copertura dei rischi relativi alla fase di costruzione e
gestione del Ponte, in data 4 e 6 luglio 2005 veniva pubblicato il bando di
gara internazionale per la selezione di un Broker per il supporto tecnico e
gestionale/amministrativo, sia nella fase di predisposizione del bando di gara
per la selezione delle compagnie assicuratrici e la stipula delle relative
polizze, sia nella fase di gestione delle stesse, inclusa la gestione dei
sinistri.
“Il servizio messo in gara
non comporta oneri diretti per la Società – ha spiegato in una nota l’amministratore
delegato Pietro Ciucci - in quanto la remunerazione del soggetto
aggiudicatario, come da prassi di mercato, sarà a carico delle compagnie
assicuratrici, scelte con successiva gara internazionale”. La durata
dell’incarico è prevista in 108 mesi in relazione alla tempistica di
realizzazione dell’opera ed ai primi due anni di esercizio della stessa.
Il servizio di broker è
stato affidato mediante procedimento di licitazione privata, tenendo conto dell’offerta
economicamente più vantaggiosa e di criteri quali il progetto organizzativo, il
numero e l’esperienza delle risorse impiegate, la percentuale delle
provvigioni.
Allo scadere del termine
per la presentazione della domanda di prequalifica fissato per il 7 settembre
2005 erano pervenute le richieste di invito alla gara da parte di sette soggetti.
Sulla base delle risultanze del lavoro svolto dall’apposita Commissione
(composta di tre membri) istituita per verificare i requisiti dei soggetti
partecipanti, la società concessionaria inviava ai seguenti sei soggetti le
lettere di invito a presentare un’offerta entro il termine del 18 novembre
2006, successivamente prorogato al 6 dicembre:
·
AON S.p.A.
·
GPA Assiparos S.p.A.
·
HEAT Lambert Group
·
JLT Risk Solutions Limited
·
Marsh S.p.A.
·
Associazione Temporanea di
Imprese formata dalla capogruppo mandataria Willis Italia S.p.A.
e dai mandanti Rasini Viganò Assicurazioni S.p.A. e PCA S.r.l..
Alla scadenza del termine
fissato pervenivano alla Stretto di Messina le offerte di 4 soggetti (cioè
quelli sopra escluso GPA Assiparos ed HEAT Lambert Group).
Subito dopo veniva
nominata una Commissione giudicatrice composta da 5 membri di cui 3 esterni
alla società stessa. La Commissione veniva presieduta dal dottor Alberto
Berruti, Presidente Onorario del Consiglio di Stato, già Presidente del
Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (negli anni del
governatore Giuseppe Drago), ed ex Presidente del TAR Toscana. Componenti il prof.
Alfonso Di Carlo, ordinario di Economia Aziendale dell’Università di Tor
Vergata (Roma); il prof. Fulvio Gismondi, docente di Modelli matematici per
le assicurazioni, Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma
“La Sapienza”; il dottor Stefano Granati, direttore
Amministrazione, Finanza e Risorse umane della Stretto di Messina; l’avvocato
Andrea Sandulli, responsabile funzione Affari Legali e Societari della Stretto S.p.A..
Il 31 gennaio 2006 la
Commissione dichiarava Marsh S.p.A. aggiudicatario provvisorio per il
servizio di consulenza per la stipula delle polizze a copertura del rischio
Ponte. Marsh S.p.A. è la controllata italiana della holding statunitense MMC
- Marsh & McLennan Companies, leader nel panorama mondiale del brokeraggio assicurativo e
della consulenza e intermediazione assicurativa, con un fatturato annuo
superiore ai 5 miliardi di dollari.
Le principali coperture
riguarderanno:
·
polizza CAR per:
-
la copertura dei danni derivanti dal
danneggiamento o distruzione, parziale o totale, delle opere durante il corso
dei lavori;
-
la copertura dei danni ai macchinari e
alle più rilevanti attrezzature di cantiere;
-
la responsabilità civile verso terzi.
·
polizza trasporti di tipo all
risks, a copertura della perdita o danneggiamento avvenuti durante il
trasporto dei principali materiali, macchinari e delle attrezzature utilizzati
per la realizzazione dell’opera.
Ventotto giorni dopo la
ufficializzazione del vincitore della gara per il broker, uno dei componenti
della Commissione giudicatrice veniva tirato in ballo da Il Giornale di
Milano nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sul tentativo di
scalata Unipol (holding assicurativa in mano alla Lega delle
Cooperative, al tempo presieduta da Giovanni Consorte) alla BNL-Banca
Nazionale del Lavoro. Si tratta del prof. Alfonso Di Carlo, consulente di
fiducia proprio nell'indagine Unipol dell'aggiunto Achille Toro prima che
quest'ultimo abbandonasse l’inchiesta.
Ecco quanto scrive
Gianluigi Nuzzi: “Meritano un approfondimento i rapporti che sarebbero
intercorsi tra quest'ultimo (cioè il Di Carlo N.d.a.) e proprio
Consorte. Contatti informali che ora emergono dall'inchiesta di Perugia e al
Csm. A parlarne è il giudice milanese Francesco Castellano, sotto inchiesta nel
capoluogo umbro per le confidenze fatte a Consorte. «Consorte mi disse - ha
dichiarato Castellano - che sulla scalata era tranquillo perché riferiva tutto
quello che faceva al consulente del Pm». Ovvero proprio a Di Carlo. La
circostanza è da verificare, ma sembra esser stata confermata da Consorte ai pm
Sergio Sottani e Alessandro Cannevale a Perugia. Posto che sia vera, bisogna
capire a che titolo e in che termini il manager di un'azienda in corso di Opa e
nel contempo nel mirino della magistratura si relazionava con il consulente
della procura titolare proprio dell'indagine sull'Opa stessa”.
Si chiede ancora il giornalista:
“Di Carlo informava Toro di questi presunti incontri con Consorte? Venivano
redatti verbali o appunti? Al momento non si sa ma il fatto è quantomeno
curioso (…) Di sicuro i rapporti tra Toro e Di Carlo devono essere stati di
fiducia: proprio il figlio di Toro, giovane avvocato, nel 2003 venne inserito
da Di Carlo tra i docenti di un master all'università di Tor Vergata. Sulla
vicenda Di Carlo, sentito come teste a Perugia, ha negato qualsiasi fuga di
notizie. E comunque il professore è un personaggio poliedrico: studioso,
commercialista, detiene anche una partecipazione del 33,33% nella napoletana Iris
srl che si occupa di «raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi»”.
Di certo, ad oggi, il nome
di Alfonso Di Carlo non risulta tra gli indagati del procedimento Unipol-BNL.
Come si ricorderà l’assicurazione “rossa” tentò la scalata alla Banca
Nazionale del Lavoro in compagnia di BPI (Banca Popolare Italiana,
ex Banca Popolare di Lodi), il costruttore Marcellino Gavio e la Deutsche
Bank, nomi cioè che ricorrono con frequenza martellante nella storia del
Ponte sullo Stretto. Azionista di
maggioranza (50,2%) di Unipol è FINSOE (Finanziaria dell’economia
sociale), il cui pacchetto
di maggioranza è a sua volta controllato da Holmo, la cassaforte
finanziaria della Lega delle Cooperative. Della lega, e in posizione
predominante, fa parte la C.M.C. – Cooperativa Muratori Cementisti di
Ravenna, partecipante alla cordata a guida Impregilo, General Contractor
del Ponte sullo Stretto. Dopo il terremoto giudiziario che ha condotto al
repulisti in casa Unipol, è stato nominato vicepresidente del gruppo
assicurativo, Piero Collina, presidente di C.C.C. – Consorzio Cooperativa
Costruzioni di Bologna, consorzio di cui C.M.C. è la principale associata.
C.C.C. ha pure partecipato alla gara per il Contraente generale del Ponte in
associazione con Astaldi. Più avanti analizzeremo meglio la controversa
“pista rossa” del Ponte.
Gli advisor finanziari che sognano
il Ponte
Un capitolo a parte è
dedicato nella relazione del Cda della Stretto di Messina sulla gestione
dell’esercizio 2005 agli aspetti finanziari ed in particolare all’attività di
individuazione e reperimento delle risorse necessarie ad integrare, secondo la
logica della finanza di progetto, quelle già messe a disposizione dagli
azionisti.
Un tema spinosissimo, su
cui gli oppositori del Ponte hanno ripetutamente posto l’accento, dimostrando l’insostenibilità
economica dell’opera e le scarsissime se non inesistenti possibilità di rientro
delle esposizioni finanziarie, di ammortamento dell’investimento e di
remunerazione del capitale investito.
L’amministratore delegato
della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha precisato che la fattibilità
finanziaria del Ponte “si basa su un aumento di capitale della Stretto di
Messina di 2,5 miliardi, pari a circa il 40% del fabbisogno complessivo da
erogarsi progressivamente in relazione all’avanzamento delle attività di
costruzione”. “Le residue occorrenze finanziarie, circa il 60% dei fabbisogni -
prosegue Ciucci – saranno coperte attraverso finanziamenti di tipo project
finance che saranno rimborsati con i flussi finanziari della gestione”.
La capitalizzazione della
Stretto di Messina, direttamente discendente dalla liquidazione di IRI e
Fintecna, è stata decretata il 28 aprile del 2003 dall’assemblea degli
azionisti della S.p.A. e perfezionata fra il 10 e il 22 dicembre del 2004,
quando però Regione Calabria e Regione Sicilia, pur confermando
l’attenzione al progetto, hanno deciso di non sottoscrivere l’aumento di capitale.
Secondo Pietro Ciucci,
l’aumento di capitale “coprirà le spese fino ai primi anni di cantiere e la
Società Stretto di Messina si rivolgerà solo a partire dal 2008 ai mercati”.
Dunque, la società intende portare avanti i lavori con il denaro di cui oggi
dispone (i 2,5 miliardi di euro deliberati di cui però solo 307 milioni
sottoscritti ed in parte versati), per poi ricorrere al mercato per il
reperimento degli altri soldi occorrenti a completare l’opera (tra i 5 e i 7,5
miliardi di euro, secondo le stime più ottimistiche).
Uno studio per strutturare
operativamente l’avvio della raccolta dei capitali mancanti è stato
commissionato dalla Società dello Stretto a due advisors finanziari, MCC (Medio
Credito Centrale) e The Royal Bank of Scotland, i quali hanno già
predisposto un preliminary term sheet e un preliminary information
memorandum che saranno utilizzati dalla concessionaria per la selezione
degli istituti finanziatori. Obiettivo della Stretto S.p.A. è quello di “poter
pervenire all’ottenimento di un commitment da parte di un qualificato
gruppo di banche italiane ed estere entro il termine previsto per
l’approvazione, da parte del CIPE, del progetto definitivo”.
Anche per la scelta dei
due advisor finanziari si ripropone il canovaccio delle solite facce e dei
soliti nomi, più l’ennesima ragnatela di trame e compresenze azionarie. MCC e
The Royal Bank of Scotland avevano fatto parte, infatti, congiuntamente, della
cordata guidata da Banca OPI (entità controllata dal gruppo San
Paolo-IMI, specializzata nel finanziamento di grandi opere
infrastrutturali) partecipante alle audizioni del gruppo di lavoro costituito
con D.M. 23 maggio 2001, n. 200/Segr. Dicoter presso il Ministero delle
Infrastrutture e dei trasporti per l’analisi della disponibilità del
mercato a finanziare il progetto del ponte sullo Stretto.
Nello specifico, del
raggruppamento facevano parte oltre ai due odierni advisor e alla capofila OPI,
Dexia-Crediop, il Banco di
Sicilia, la Caisse de Depots et Consignations (gruppo francese azionista
di San Paolo-IMI), il Banco di Napoli (altra controllata San Paolo-IMI) e
Bank of America. Della cordata aveva fatto parte in un primo tempo anche
il Gruppo Banca di Roma, poi confluito nel 2002 insieme al Banco di
Sicilia e a Bipop Carire in Capitalia. Di quest’ultimo gruppo
bancario nazionale la stessa MCC-Medio Credito Centrale è investment bank,
specializzata in “progetti di finanziamento, credito industriale, finanza
aziendale, accompagnamento delle aziende alla quotazione in Borsa, gestione
degli incentivi alle imprese”. Nel corso del 2005 si è ulteriormente
consolidata l’attività di MCC quale advisory a sostegno di alcuni dei maggiori
gruppi industriali italiani. Anche alla Royal
Bank of Scotland, una delle banche più antiche del Regno Unito (fu fondata nel
1727 su ordine della corona) è riconosciuta una certa esperienza
nell’organizzazione di operazioni di project finance internazionali,
specie dopo l’incorporazione della National Westminster Bank.
La Capitalia dello Stretto
MCC-Mediocredito
Centrale è presieduta da Franco Carraro,
dimessosi recentemente dalla carica di presidente della Fgci (Federazione Gioco
calcio), a seguito dello scoppio del cosiddetto caso “Moggiopoli”. Nel
curriculum vitae dell’indiscusso Signore del calcio e dello sport nazionale c’è
finanche una vicepresidenza di Alitalia dal 1981 al 1987, la guida del
dicastero per il Turismo e lo Spettacolo (primo governo Goria, primo governo De
Mita e sesto governo Andreotti) ed una sindacatura del Comune di Roma alla
vigilia dello scoppio di Tangentopoli. Dal 2 marzo 1994 al 14 dicembre 2001 il
navigato uomo socialista è stato pure presidente del Consiglio di
amministrazione della società di costruzione Impregilo (ex Cogefar-Impresit),
quando questa era sotto il rigido controllo delle famiglie Romiti ed Agnelli.
Franco Carraro è stato membro del Cda Impregilo sino all’aprile 2002, due anni
e mezzo dopo la nomina ai vertici di Mediocredito Centrale.
È utile soffermarsi un
poco sull’assetto azionario dell’advisor finanziario della Stretto di Messina.
Dalla fine del 2002, a Capitalia - sino ad allora unica titolare di MCC
- si sono affiancati per un 20,1% del capitale la Fininvest del
cavaliere Silvio Berlusconi, Telecom Italia, Toro Assicurazioni (Gruppo
De Agostini), Italmobiliare, Finanziaria Tosinvest, Fondazione
Manodori, Colacem S.p.A., Cinecittà Centro commerciale e Keryx
S.p.A. del gruppo Marchini.
Rilevanti anche gli ultimi
movimenti registrati all’interno di Capitalia. Nel patto di sindacato hanno
fatto ingresso il gruppo Italmobiliare-Italcementi di proprietà della
famiglia Pesenti, il Gruppo farmaceutico Angelini, Fineldo degli
industriali Merloni e ancora una volta la Fininvest dell’ex presidente
del consiglio. Abn Amro Bank, con il 7.68% del
capitale, resta comunque la principale azionista di Capitalia.
L’ultima assemblea del
colosso bancario ha anche dato il via libera alla fusione con Fineco
(gruppo finanziario in mano alla famiglia Pisante e di cui detengono un buon
pacchetto azionario Itinera Finanziaria S.p.A. di Marcellino Gavio e Germani
S.r.l. dei figli dell’ex sottosegretario di Stato Dc Giuseppe Astone,
messinese) e alla scissione parziale di MCC a favore di Capitalia delle
attività di capital markets, portafoglio titoli e partecipazioni e
crediti verso banche italiane.
A questo punto
l’intreccio-Ponte è destinato a complicarsi ulteriormente. San Paolo-IMI
e Capitalia sono infatti due tra i maggiori creditori di Impregilo
(si parla di debiti bancari per oltre 1.300 milioni di euro).
La
stessa società di costruzioni ha pure comunicato di aver sottoscritto la
documentazione finanziaria relativa alla concessione di linee di credito per
250 milioni di euro da destinarsi alle prestazioni oggetto dell'affidamento al
Contraente Generale per la realizzazione del Ponte e dei collegamenti stradali
e ferroviari annessi. Il finanziamento verrebbe concesso a favore della A.T.I.
da parte di Cassa Depositi e Prestiti, Banca Intesa,
Bayerische Hypo - und Vereinsbank AG, (filiale di Milano),
Banca Monte dei Paschi di Siena, West LB AG (filiale di Milano), Efibanca
(merchant bank di BPI – Banca Popolare Italiana ex Banca di Lodi) e Unipol
Merchant Banca per le Imprese (Lega delle Cooperative).
Sempre per ciò che
riguarda Capitalia e San Paolo-IMI, va poi aggiunto che questi due gruppi
bancari possiedono compartecipazioni incrociate di alcuni dei maggiori
azionisti di Impregilo, prima fra tutte la finanziaria Gemina S.p.A. (su
quest’ultima società esercita un importante controllo azionario ancora Italmobilare-Italcementi
della famiglia Pesenti). Di Impregilo, Capitalia ha controllato sino allo
scorso anno circa il 3,3% delle azioni, per poi scendere ad una quota inferiore
al 2%. Sempre nel 2005 Capitalia ha realizzato importanti operazioni in favore
di società nell’orbita del Gruppo Benetton, azionista Impregilo, come
quella a beneficio di Olimpia S.p.A. per il
rifinanziamento del debito esistente; o quella a favore di Autogrill, a
supporto del programma di espansione della rete commerciale e per la copertura
dei fabbisogni inerenti l’attività commerciale delle controllate americane.
Insieme, Capitalia e
Gemina fanno parte del patto di azionariato di RCS MediaGroup, il
maggiore gruppo editoriale italiano, accanto a Mediobanca, Fiat
Partecipazioni, Assicurazioni Generali, Italmobiliare-Italcementi, Banca
Intesa, Pirelli & C., BPI, Edison,
agli immancabili industriali Merloni, Della Valle, Benetton e Salvatore
Ligresti, quest’ultimo proprietario di Fondiaria-SAI, new-entry in IGLI-Impregilo.
La finanziaria Premafin
della famiglia Ligresti è contestualmente azionista di Capitalia,
insieme alla Regione Siciliana e alla Fondazione Banco di Sicilia,
controllata dalla stessa Regione che è pure azionista, di minoranza, della
Stretto di Messina S.p.A.. Sempre la Regione Siciliana è azionista di IRFIS
– Mediocredito della Sicilia, società del Gruppo Capitalia. A sua volta Capitalia
controlla direttamente l’8,46% di Mediobanca – Banca di Credito Finanziario e
il 3,14% di Assicurazioni Generali S.p.A. (altro azionista di Gemina-Impregilo).
Capitalia detiene pure
direttamente il 4,7% del capitale azionario di Astaldi, secondo gruppo
di costruzione italiano per fatturato, capofila dell’altra cordata di imprese
che ha partecipato alla gara per il General Contractor del Ponte. Come abbiamo
visto, Astaldi potrebbe rientrare nei lavori di realizzazione della megaopera
grazie ad una fusione con Impregilo. Del resto la stessa Astaldi, nel febbraio
2005, aveva tentato di rilevare il 30% del capitale di Impregilo in cordata
proprio con MCC Mediocredito Centrale, operazione respinta dal Cda della
società di Sesto San Giovanni che le aveva preferito IGLI del gruppo
Benetton-Gavio-Rocca.
Altri istituti di credito
e finanziari titolari di azioni della società Astaldi sono Interbanca
(5%), Deutsche A. M. (2%) e Fidelity Investments (2%). Di
Interbanca (Gruppo Antonveneta) è vicedirettore generale Bruno Lecchi,
membro del Cda di Astaldi.
Presidente della società
romana è un personaggio dalle sperimentate leve nel mondo bancario nazionale: il
professore Ernesto Monti, docente di Finanza aziendale presso la Facoltà di
Economia della Luiss. Dopo aver lungamente lavorato presso la Banca d’Italia e
il Gruppo IMI (oggi in San Paolo-IMI), il presidente Monti è
stato dirigente negli anni novanta del Gruppo Banca di Roma (oggi in
Capitalia), dove ha anche ricoperto il ruolo di vicedirettore generale.
Ernesto Monti è pure
presidente di Tosinvest (finanziaria di Antonio Angelucci titolare del
2% di Capitalia) e consigliere di due società appartenute all’IRI,
Finmeccanica e Cofiri, quest’ultima interamente privatizzata ed
acquisita dal gruppo facente capo alla famiglia Merloni, a Gilberto
Gabrielli, già responsabile delle attività Italia del gruppo bancario ABN
Amro, ed alla stessa Tosinvest. Il prof. Monti è infine membro del
consiglio di amministrazione di Fintecna, la finanziaria statale che
dopo la ricapitalizzazione della Società Stretto di Messina ne è divenuta la
maggiore azionista con il 68,8% del capitale sociale.
I soldi dell’Europa
Sulle strategie di
finanziamento del Ponte, particolare attenzione è stata rivolta dalla Stretto
di Messina all’opportunità di accedere ai prestiti concessi dalla Banca
Europea per gli Investimenti (BEI) ed ai contributi concessi dalla
Commissione Europea per le cosiddette “opere prioritarie”. “Sono stati pertanto
intensificati i rapporti con tale istituzioni con l’obiettivo di garantire una
costante informazione sui principali aspetti tecnici e finanziari del progetto,
il relativo stato di avanzamento e le prossime scadenze”, chiarisce la
relazione del Cda della società concessionaria. Contatti preliminari sono stati
avviati inoltre, di concerto con l’ex Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, Pietro Lunardi, con la competente Direzione della Comunità Europea.
Gli amministratori
omettono però di ricordare che la procedura di infrazione aperta dall’Unione
europea per violazioni ambientali in relazione al progetto potrebbe avere come
conseguenza il blocco dei finanziamenti europei previsti dal piano comunitario
per le grandi opere (tra il 10 e il 20% del costo stimato). Risorse che
dovranno pertanto essere “recuperate” attingendo ulteriormente al bilancio
dello Stato italiano.
In attesa di procedere
all’individuazione degli istituti bancari con i quali stipulare i relativi
contratti per il finanziamento dell’opera, la Stretto di Messina vive la
spasmodica ricerca di individuare remote opportunità complementari di
finanziamento nel mercato internazionale dei capitali.
Una boccata di ossigeno è
arrivata dalla registrazione della Corte dei Conti, in data 24 febbraio 2005, del
decreto firmato dal Ministero delle Infrastrutture e da quello dell’Economia e
Finanze (d.n. 22219 del 23 dicembre 2004) con il quale è stato assegnato alla
Società Stretto di Messina un contributo per la progettazione preliminare
dell’opera per un importo di 20.658.000 euro da corrispondersi in rate
quindicinali. L’ennesimo regalo, a spese del contribuente, per un progetto
infinito ed inutile.
Gli spreconi di risorse umane
Per quanto concerne
l’evoluzione dell’organico, nel corso dell’anno 2005 la struttura della Stretto
di Messina S.p.A. si è ulteriormente consolidata ed in particolare si è
verificato un incremento di 12 unità con l’assunzione di 2 dirigenti e 10
impiegati. L’organico aziendale, che al 31 dicembre 2004 era composto da 73
unità, al 31 dicembre 2005 ha raggiunto le 85 unità (13 dirigenti e 72
impiegati).
In conseguenza la voce
personale ha comportato una spesa nell’esercizio di euro 7.610.000, contro i
5.883.000 del 2004 (quasi un milione e 600.000 euro in più, con una crescita di
quasi un terzo in percentuale). Più specificatamente, secondo la relazione di
bilancio della concessionaria, gli stipendi hanno comportato uscite per 5.416.000
euro (erano stati 4.092.000 nel 2004); gli oneri sociali: 1.679.000 euro (1.424.000
nel 2004); il trattamento di fine rapporto: 391.000 (291.000); non meglio
specificati “altri costi”: 124.000 euro.
Ovviamente i costi per il
personale subiranno una nuova impennata con l’esercizio 2006, anno in cui la
Stretto di Messina ha aperto due nuovi uffici sociali, rispettivamente a
Messina e Villa San Giovanni, assumendo per chiamata diretta e alla vigilia
della campagna elettorale per il rinnovo delle Camere decine di giovani
neolaureati, previamente sottoposti ad un corso di formazione full immersion
per imparare tutti i segreti del buon piazzista del Ponte.
Gli Info Point sono
ubicati in due stabili centralissimi e sono aperti dal lunedì al sabato dalle 9
alle 21. Ai visitanti vengono messi a disposizione stampati, plastici, sistemi
informativi e video. È pure entrato in funzione anche un Call Center per
facilitare il flusso informativo via telefono e concorrere allo “sviluppo dei
rapporti con le istituzioni locali ed i cittadini durante tutto il periodo
antecedente l’avvio dei cantieri e nella fase di apertura degli stessi”.
Neoassunti, info point e
call center sono gli strumenti per la controffensiva di “comunicazione
pubblica, istituzionale e agli organi di informazione a livello internazionale
e nazionale” per rendere il meno indigesto l’avvio dei lavori ed ostacolare le
campagne dei comitati No Ponte, interamente autogestite ed autofinanziate.
La società concessionaria ha
pure promosso ed organizzato, in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri
della provincia di Messina e Reggio
Calabria, corsi di formazione sulla “Progettazione e gestione della sicurezza e
della salute dei lavoratori per l’esecuzione del Ponte”. I corsi rivolti ai
tecnici locali attivi nel settore delle costruzioni civili, si sono tenuti a
Messina e Reggio Calabria a cura degli ingegneri della Stretto S.p.A. ed
esperti specializzati nel settore delle costruzioni. “Tali iniziative
finalizzate a diffondere la cultura sulla sicurezza nei cantieri e la
formazione professionale - ha spiegato Pietro Ciucci - hanno anche l’obiettivo
di favorire lo sviluppo delle opportunità occupazionali nelle aree direttamente
interessate”, ovviamente senza spiegare come ciò possa essere effettivamente
realizzato.
In tema di comunicazione e
promozione dell’idea Ponte, la perla è tuttavia l’“indagine
psico-socio-antropologica sulla percezione del Ponte sullo Stretto presso le
popolazioni residenti nell’area interessata alla costruzione”, avviata a fine
2005 dall’ennesima società incaricata. L’indagine “percettiva” ha l’obiettivo
di “coadiuvare la Società nella stesura di un piano di comunicazione mirato a
presentare l’Opera coerentemente con gli schemi rappresentativi espressi dai
partecipanti all’indagine ed a mitigare gli aspetti critici di natura
cognitiva-emotiva”. È volontà della Stretto S.p.A. di integrare nel corso del
2006 l’indagine “psico-socio-antropologica” con un ulteriore studio “di natura
socio-economico previsto nel Piano di Monitoraggio Ambientale”.
Luminari a consulto
Alla scadenza del mandato
annuale, la Stretto di Messina S.p.A. ha rinnovato il proprio Comitato
Scientifico. Sono entrati a far parte del comitato il professor Carlo Aymonino,
il professor Giuseppe Muscolino e il professor Marc Panet in luogo del
professor Massimo Grisolia, del Professor Santi Rizzo e del Professor Giovanni
Solari.
Attualmente il Comitato
Scientifico è composto da:
Coordinatore:
Prof. Ing. Remo Calzona, ordinario
di Tecnica delle Costruzioni, Università "La Sapienza" di Roma;
Componenti:
Prof. Arch. Carlo Aymonino (Università di Roma);
Prof. Ing. Franco Bontempi (Università di Roma);
Prof. Ing. Raffaele Casciaro (Università della
Calabria);
Prof. Ing. Fabio Casciati (Università di Roma);
Prof. Ing. Pier Giorgio Malerba (Politecnico di
Milano);
Prof. Ing. Giuseppe Muscolino (Università di
Messina);
Prof. Ing. Marc Panet (Membro Accademia di
Tecnologia Francese).
Prof. Ing. Alberto Prestininzi (Università di
Roma);
Come specificato dalla
società concessionaria, il Comitato Scientifico, entrato nel suo terzo anno di
vita, “ha proseguito nell’esercizio 2005 la propria attività istituzionale di
consulenza tecnica per il Consiglio di Amministrazione”.
Il Comitato Scientifico si
è riunito con cadenza mensile presso al sede della società. A dette riunioni
hanno partecipato, “come previsto dall’apposito Regolamento, il Direttore
Tecnico della Società nonché i rappresentanti di ANAS S.p.A. e Rete
Ferroviaria Italiana S.p.A.”. In particolare, nell’ambito della gara per
l’affidamento a Contraente Generale della progettazione e realizzazione del
Ponte e dei relativi collegamenti, il Comitato Scientifico ha “assistito la
Società per le risposte ai quesiti posti dai tre partecipanti relativamente al
documento di gara Fondamenti Progettuali e Prestazioni Attese per l’Opera di
Attraversamento, redatto dallo stesso Comitato Scientifico”.
Nell’ambito delle attività
proprie del Comitato, è stata segnalata in particolare l’organizzazione di un
workshop internazionale in cui i componenti hanno presentato relazioni sul tema
“Impatto e robustezza per l’Opera di attraversamento”. Ad esso è seguito
l’intervento del Professor Bojidar S. Yanev della Columbia University,
direttore esecutivo dell’Ufficio Responsabile della Manutenzione e Gestione dei
Ponti del Dipartimento dei Trasporti di New York, che ha presentato due
relazioni su “Ciclo di vita e gestione delle emergenze nei ponti della città di
New York” e sulla robustezza progettuale delle Torri Gemelle in relazione con
l’attentato che ne ha causato il collasso. Dato lo scarno accenno
all’intervento del luminare nella relazione del Cda della Stretto di Messina,
non è possibile tuttavia dedurre se nel corso del seminario sia stato fatto
accenno alle inchieste giudiziarie e giornalistiche che hanno messo in luce uno
scenario del tutto diverso da quello che l’amministrazione Bush aveva descritto
subito dopo la collisione aerea. E cioè che il collasso sarebbe stato causato
dall’esplosione di alcune cariche poste alle fondamenta delle Torri Gemelle ed
attivate da soggetti terzi, ancora da individuare, solo dopo il dirottamento
aereo di Al Qaida. Questo scenario cambia, e di molto, le analisi sulla tenuta
di certe megainfrastrutture in caso di “attentati”.
A partire dal novembre
2005 – sempre secondo quando dichiarato dalla Stretto S.p.A. - il Comitato
Scientifico è impegnato, “con la collaborazione della Direzione Tecnica della
Società e attraverso illustrazioni tematiche da questa effettuate,
nell’approfondimento delle soluzioni progettuali sviluppate nel Progetto di
Gara dell’ATI guidata da Impregilo. Sono inoltre in corso di svolgimento
le attività per l’organizzazione di nuove giornate di studio con il
coinvolgimento dei massimi esperti mondiali nel campo dei ponti sospesi e
dell’architettura”. Il Ponte è sempre un work in progress.
Inglesi, informatici e flessibili
Per “sviluppare” le
competenze manageriali e specialistiche del personale della Stretto di Messina,
nel corso del 2005 sono state realizzate diverse iniziative formative e di
aggiornamento.
Nello specifico sono stati
promossi:
·
corsi di inglese organizzati a
vari livelli secondo le diverse esigenze dei n. 17 partecipanti;
·
corsi di informatica erogati
secondo la metodologia e-learning che hanno interessato n. 59 unità;
·
incontri di aggiornamento sul
“Modello di organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. n. 231/2001, sulla
“Gestione per processi”, la “Normativa ISO 9001 e ISO 14001 ed il sistema
integrato di gestione per la qualità e l’ambiente”, che hanno interessato circa
40 unità.
Buona parte delle risorse
finanziarie previste alla voce “formazione” sono state impiegate in vista dell’implementazione
del cosiddetto “sistema informativo SAP”, di cui la società concessionaria ha
deciso di dotarsi per la gestione dei processi amministrativi delle risorse umane.
“SAP è un ERP (Enterprise Resource Planning) – spiega il consiglio di
amministrazione - ossia è un sistema integrato delle diverse funzioni di
un’azienda e di gestione ed organizzazione delle informazioni in un’ottica di
sistema, che permette di razionalizzare ed integrare i processi aziendali
attraverso:
* la standardizzazione
delle prassi aziendali ed il loro allineamento alle best practice
esistenti;
* la creazione di un
linguaggio comune con il conseguente aumento della capacità di comunicazione all’interno
dell’Organizzazione;
* l’ottimizzazione della
qualità, tempestività e tracciabilità delle informazioni gestite
complessivamente nell’ambito del Sistema Integrato, consentendo altresì
l’alimentazione affidabile di altri strumenti a supporto della società”.
Gli amministratori
aggiungono che il SAP terrà “conto di un insieme coerente di capacità tecniche,
abilità, comportamenti organizzativi (competenze) e di motivazione anche al
fine di collegare in maniera flessibile il sistema premiante allo sviluppo
delle competenze, tecniche e organizzative, oltre che al sistema di valutazione
delle performance”. Flessibilità, competitività e meritocrazia sono dunque i
capisaldi della società alla vigilia dell’avvio dei lavori del Ponte.
Lo sviluppo del nuovo sistema
informativo avrebbe intanto condotto ai seguenti risultati:
·
Sviluppo dei Sistemi
Informativi di Amministrazione, Controllo di Gestione, Approvvigionamenti,
Human Resources.
·
Sviluppo del Sistema
Informativo per il supporto ai processi di Alta Sorveglianza (PAS) per la
gestione dei documenti e per il Project Management.
·
Sviluppo della progettazione
per il SITA (Sistema Informativo Territoriale e Ambientale) basato su un
sistema GIS (Geographical Information System) e su una banca dati ambientale
che sarà alimentata dai dati provenienti dal Contraente Generale, dal Monitore
Ambientale e da dati relativi a studi di settore.
·
Sviluppo delle applicazioni
relative al nuovo sito istituzionale e al portale aziendale.
·
Sviluppo del progetto SAP per
la realizzazione di un Top Design Model per i processi Amministrativi e di
Controllo di Gestione.
·
Installazione ed avvio in
esercizio della infrastruttura tecnologica informativa per il supporto del
Portale aziendale e delle applicazioni PAS e SAP.
Nonostante l’ampliamento
del personale in organico della Società, si è fatto pure ricorso a “consulenti
esterni specializzati” per “l’analisi ed informatizzazione dei processi e nella
gestione di progetti inerenti la realizzazione di grandi infrastrutture”. In
particolare, sempre secondo il Cda della società, “sono stati definiti i
principali flussi interni e di comunicazione con il Contraente Generale, il PMC
e il Monitore Ambientale, sono state sviluppate ipotesi organizzative e
procedurali che verranno meglio definite con l’implementazione del Sistema di
Gestione per la Qualità per le attività di Alta Sorveglianza e si è avviata la
informatizzazione dei processi”.
Chi in sede istituzionale
dovrà porsi il dilemma sul futuro prossimo della società del Ponte senza il
Ponte (secondo una formula utilizzata dal governo Prodi), avrà dunque altra
belle gatte da pelare. Come quella di tradurre l’incomprensibile e di cosa
farsene di sì tante “ipotesi d’implementazione”.
Capitolo V – Un turbinio di
conflitti
La girandola dei ricorsi
Contenziosi legali uno
dopo l’altro, molti dei quali risoltisi favorevolmente per la Stretto di
Messina, altri in itinere, eppure siamo solo all’anno zero dell’affaire Ponte. Difficile
immaginare cosa accadrebbe all’ufficio affari legali della concessionaria se
partissero gli espropri e fossero avviati i lavori..
Ecco il puntiglioso elenco
di quanto si è verificato nel corso 2005, fatto dalla Stretto di Messina
S.p.A.:
Corte Costituzionale – Il 25 gennaio si è tenuta l’udienza pubblica
dinanzi alla Corte Costituzionale relativa al ricorso promosso da un gruppo di
cittadini residenti nel Comune di Messina. In esito alla suddetta udienza la
Corte ha emesso l’ordinanza del 2 marzo 2005 n. 82 che ha dichiarato
manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale, atteso
che l’incompetenza per territorio del TAR per la Sicilia in materia, emergeva
fin dall’origine in modo manifesto.
Consiglio di Stato – Il 16 giugno il Consiglio di Stato ha respinto
in appello i due ricorsi presentati da un lato dall’Associazione Italia Nostra,
e dall’altro dalle Associazioni W.W.F. e Legambiente attraverso la sentenza
resa dal TAR Lazio nel maggio 2004 con la quale era già stato respinto nel
merito il ricorso. Tale esito conclude definitivamente i contenziosi avviati
nel novembre del 2004, dalle suddette associazioni ambientaliste, volti ad
ottenere, tra l’altro, l’annullamento della delibera con cui il CIPE nel 2003
aveva approvato il Progetto Preliminare del Ponte sullo Stretto ed il
riconoscimento della presunta mancata corretta valutazione, nell’ambito dello
Studio di Impatto Ambientale, del regime dei SIC (siti di interesse
comunitario) e delle ZPS (zone di protezione speciale) disciplinati dalla
normativa comunitaria nonché la richiesta, peraltro già respinta dal TAR Lazio,
di remissione alla Corte di Giustizia della Comunità Europea, ai sensi
dell’art. 234 del Trattato UE, della questione interpretativa sulla materia.
TAR Lazio – Il 15 marzo con atto notificato alla Società il
Comune di Villa San Giovanni ha riassunto dinanzi al TAR Lazio, a seguito della
decisione del Consiglio di Stato del10 dicembre 2004 che ne ha dichiarato al
relativa competenza, il ricorso originariamente proposto nel gennaio 2004
avanti al TAR Calabria – Sezione di Reggio Calabria e la cui fase cautelare si
era conclusa a favore della Società. Il ricorso è stato assegnato alla Prima
Sezione e non è stata ancora fissata la relativa udienza.
TAR Lazio - Il 21 dicembre 2005 come già anticipato, è stato
notificato alla Società un ricorso dinanzi al TAR Lazio presentato
dall’Associazione Temporanea di Imprese con mandataria Astaldi avverso
l’esito della gara per la scelta del Contraente Generale. Il ricorso è stato
assegnato alla Prima Sezione e l’udienza di merito è fissata per il giorno 8
marzo 2006.
Commissione Europea – La Commissione europea ha avviato in ottobre una
Procedura di Infrazione nei confronti della Repubblica Italiana per presunte
violazioni della normativa europea in materia di protezione della natura
(direttiva 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali
e della flora e fauna selvatiche e direttiva 79/409/CEE sulla conservazione
degli uccelli selvatici) nello specifico caso relativo al progetto del Ponte
sullo Stretto di Messina. La Società ha tempestivamente fornito alle competenti
autorità ogni elemento in proprio possesso utile a ricostruire con la massima
compiutezza le analisi svolte in sede di Valutazione di Impatto Ambientale. Al
riguardo si fa presente che gli inadempimenti previsti dalla normativa
ambientalistica sono stati espletati dalla Società in modo approfondito e
conforme alla normativa stessa come anche affermato sia dal TAR Lazio, con
sentenza del 31 maggio 2004, sia del Consiglio di Stato, con sentenza del 22 luglio
2005.
Ma è questa, ovviamente,
la versione riduttiva e tranquillizzante, del consiglio di amministrazione
della società del Ponte.
Mani “rosse” sulla gara
C’è stato un ulteriore
incidente di percorso che ha dato qualche grattacapo ai signori del Ponte. Nel
giugno 2005, infatti, il WWF Italia aveva segnalato all’Autorità per la Vigilanza
dei Lavori Pubblici presunte irregolarità nella procedura di gara per la scelta
del Contraente Generale in relazione alla partecipazione in qualità di
mandatarie della Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna (C.M.C.) e
del Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (C.C.C.)
rispettivamente nel raggruppamento guidato da Impregilo e nel
raggruppamento guidato da Astaldi. L’ipotesi
prospettata dall’associazione ambientalista riguardava la configurazione di una
situazione di collegamento tra le imprese concorrenti.
I due gioielli più
rappresentativi delle cooperative cosiddette “rosse” (quella della Lega, per
intendersi, a capo della rete finanziaria che controlla Unipol), avevano
scelto di partecipare su schieramenti contrapposti alla gara del Ponte, con
l’“anomalia” che proprio la C.M.C. di Ravenna risulta essere una delle 240
associate, la più importante, della cooperativa “madre”, C.C.C. di Bologna.
Ciò avrebbe comportato la
violazione delle normative europee e italiane in materia di appalti pubblici,
le quali escludono espressamente la partecipazione ad una gara di imprese che
“si trovino fra di loro in una delle situazioni di controllo”, ovverossia di società
tra esse “collegate o controllate”.
In particolare nel Decreto
Legislativo del 10 gennaio 2005 n. 9, che integra e modifica le norme previste
dalle leggi per l’istituzione del sistema di qualificazione dei contraenti
generali delle “opere strategiche e di preminente interesse nazionale” si
stabilisce che “non possono concorrere alla medesima gara imprese collegate ai
sensi dell’articolo 3 della direttiva 93/37/CEE del Consiglio, del 14 giugno
1993”. Lo stesso decreto afferma il “divieto ai partecipanti di concorrere alla
gara in più di un’associazione temporanea o Consorzio, ovvero di concorrere
alla gara anche in forma individuale qualora abbiano partecipato alla gara
medesima in associazione o Consorzio, anche stabile”.
L’ipotesi di violazione di
queste norme da parte delle due coop durante nella prequalifica della gara del
Ponte è stato sollevato da Terrelibere.org, WWF Italia e dalla parlamentare
Anna Donati e ripreso dai maggiori organi di stampa nazionali. Il WWF, come
abbiamo visto, era poi ricorso davanti all’Autorità per i lavori pubblici e
alla Commissione Europea per chiedere l’annullamento della gara.
Alla vigilia dell’apertura
delle buste per il General Contractor, il Consorzio Cooperative Costruzioni
di Bologna decideva però di defilarsi dall’A.T.I. a guida Astaldi. Si trattava comunque di una scelta di “immersione” e non di
un abbandono vero e proprio. L’escamotage, rivelatosi comunque utile a sedare
ogni sospetto di conflitto d’interesse, si manifesterà in tutta la sua
ambiguità quando il 25 maggio 2005, Astaldi annunciava di aver presentato “con
la società spagnola Ferrovial Agroman e le imprese italiane Vianini
Lavori, Maire Engineering, Grandi Lavori Fincosit e Ghella”,
l’offerta di gara per la realizzazione del Ponte. “In caso di aggiudicazione –
spiegava candidamente Astaldi - è prevista la partecipazione di Nippon Steel
Corporation e del Consorzio Cooperative Costruzioni, come soci
tecnico-operativi, alla Società di Progetto che verrà appositamente costituita
per la realizzazione dell’opera”. Cioè C.C.C. di Bologna c’era sempre ma non doveva
apparire. Almeno fino all’eventuale aggiudicazione della gara, poi però vinta
da Impregilo e dalla cooperativa “figlia” C.M.C. di Ravenna.
L’Autorità per la Vigilanza
dei Lavori Pubblici, con nota del 7 ottobre 2005, chiudeva la partita coop
rigettando l’esposto del WWF: “dall’esame degli atti non sono risultati
elementi tali da far ritenere necessario un intervento dell’Autorità stessa
riguardo il procedimento di gara”.
Il
presidente IGI
Conflitti d’interesse,
rapporti incrociati e fratellanze siamesi non sono caratteristica esclusiva di
società e banche in gara per un posto all’ombra del Ponte. Per farsi un’idea
della complessità del sistema bisogna infatti dare pure un’occhiata al cuore
della società concessionaria e pubblica per la realizzazione dell’opera. Partendo
dai suoi uomini di vertice.
Dal 2002 è stato chiamato
alla presidenza della Società dello Stretto, l’on. Giuseppe Zamberletti. Più
volte parlamentare Dc, ex ministro per la Protezione civile e dei Lavori
pubblici e sottosegretario all’Interno e agli Esteri, Zamberletti è stato anche
commissario straordinario dopo i terremoti in Friuli ed Irpinia. Invidiabile
pure la lunga esperienza in materia di grandi opere: Giuseppe Zamberletti è il
presidente del Forum europeo delle Grandi Imprese, uno degli
interlocutori privilegiati della Commissione europea, mentre da un ventennio è
alla guida dell’Istituto Grandi Infrastrutture (IGI).
L’IGI è il “centro-studi”
di imprese di costruzione, concessionarie autostradali, enti aeroportuali,
istituti bancari, per approfondire l’evoluzione del mercato dei lavori
pubblici, monitorare le grandi opere e premere sugli organi istituzionali per
ottenere modifiche e aggiustamenti legislativi in materia di appalti e
concessioni a vantaggio degli investimenti privati.
In questa potente lobby
dei signori del cemento, compaiono quasi tutti i concorrenti alle gare del
Ponte. Vicepresidente vicario di IGI, il cavaliere Franco Nobili, trent’anni a capo
della società di costruzione Cogefar del gruppo Gemina-Fiat (poi entrata
a far parte di Impregilo), ed attuale membro del consiglio di
amministrazione della Pizzarotti di Parma, integrante della cordata
guidata da Astaldi nella fase di prequalifica del General Contractor.
Dal 1989 al 1993 Franco
Nobili ha pure ricoperto la carica di presidente dell’IRI, l’istituto -
poi liquidato - a capo dell’industria statale nazionale e di cui è stato
direttore generale e membro del Collegio dei liquidatori l’odierno
amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. La stagione di
Franco Nobili all’IRI ha coinciso con il piano di dismissione dell’intero
comparto siderurgico e, di contro, con il rilancio della controllata Società
del Ponte. Nel 1990 veniva nominato alla presidenza Nino Calarco ed il governo
inseriva nella finanziaria un rilevante stanziamento annuale a favore della
concessionaria.
Vicepresidenti del
consiglio direttivo dell’Istituto Grandi Infrastrutture sono poi i
manager di altre società entrate nel business del Ponte: Salvatore Ricci per
conto di Impregilo, Gian Maria Gros-Pietro
(presidente di Autostrade-Benetton), Vittorio Morigi (C.M.C. di
Ravenna), Fabrizio Di Amato (Maire Engineering).
Ci sono poi le aziende di
costruzioni e le banche “socie” IGI, senza un loro rappresentante nel consiglio
direttivo. Anche in questo elenco abbondano le società che hanno concorso su
fronti opposti ai differenti bandi di gara per il Ponte sullo Stretto. Tra
esse, ad esempio, Società Italiane per Condotte d’Acqua (neo General
Contractor), più tre importanti gruppi entrati nel capitale sociale di
Impregilo: Techint; Grassetto Lavori e Autostrada Milano-Serravalle,
entrambe controllate dalla finanziaria Argofin
Nell’elenco dei soci
dell’Istituto di Zamberletti, tre holding bancarie con rilevanti interessi sul
Ponte: Capitalia, Banca Intesa e Unicredit Banca Mediocredito.
La prima possiede quote azionarie di Impregilo ed Astaldi. Intesa e Unicredit
sono tra le creditrici ultramilionarie di Impregilo dichiaratesi favorevoli a
finanziare le prestazioni della cordata Contraente Generale del Ponte di
Messina.
Due soci IGI hanno
partecipato alla gara per il Project Management Consulting (PMC): Tecnimont,
società d’engineering principale partner di Impregilo nei lavori ferroviari
dell’Alta Velocità ed Italferr, società d’ingegneria delle Ferrovie.
I re di carta, acciaio e cemento
Ininterrottamente per
undici anni, dall’estate del 1990 al dicembre del 2001, ha ricoperto l’incarico
di presidente del Cda della Stretto di Messina, il giornalista Nino Calarco,
odierno presidente onorario della concessionaria del Ponte. Calarco, ex
senatore Dc dal ’79 all’’83, è direttore - da 45 anni - della Gazzetta del
Sud, il quotidiano più venduto a Messina e in Calabria, nonché presidente
della Fondazione Bonino-Pulejo, azionista di maggioranza della SES-Società
Editrice Siciliana, comproprietaria della Gazzetta del Sud e della Radio
Televisione Peloritana.
Se la Bonino-Pulejo è
stata definita a ragione la “Fondazione del Ponte”, altrettanto forti sono le
spinte pro-infrastruttura degli azionisti di minoranza della editrice SES. Tra
essi il padrone del quotidiano catanese La Sicilia, Mario Ciancio,
potente imprenditore già presidente delle Federazione Nazionale degli Editori
Italiani ed azionista del terzo grande quotidiano dell’isola, il Giornale di
Sicilia di Palermo e di quasi tutte le più importanti emittenti televisive
regionali.
Ma è tuttavia la presenza
tra gli azionisti della SES del maggiore produttore mondiale di cemento a
supportare la tesi di un uso strumentale dell’editoria meridionale per la
mobilitazione a favore della realizzazione del Ponte. Il 33% circa del
pacchetto azionario della società editrice della Gazzetta del Sud
appartiene infatti alla holding Italmobiliare-Italcementi del gruppo
industriale Pesenti, che oltre a dominare il mercato internazionale dei
materiali di costruzione (cemento e calcestruzzo) vanta enormi interessi nel
settore bancario, immobiliare, dell’acciaio e dell’editoria. Attualmente fra le
principali partecipazioni in società quotate alla Borsa di Milano figurano
significative quote in Unicredito Italiano, Mediobanca, BPU -
Banche Popolari Unite, RCS
MediaGroup, Mittel, Gemina, Poligrafici Editoriale, GIM.
Anche tra i principali
azionisti di Italmobiliare compaiono i soliti noti che ruotano attorno al Ponte
e al mercato delle grandi opere: Epifarind B.V. di Amsterdam/Compagnia
Fiduciaria Nazionale S.p.A. (46,22%); Serfis S.p.A. (10,32%);
Mediobanca (9,5%); Premafin Finanziaria/SAI (5%). Come abbiamo visto,
Premafin è la finanziaria di Ligresti. Nel consiglio di amministrazione di
Italmobiliare siede pure Giorgio Bonomi, autorevole rappresentante della
famiglia azionista di Sistemi Tecnologici-Sirti S.p.A. (e dunque di
Impregilo) e titolare di Investindustrial-Permasteelisa, holding
finanziaria e leader mondiale nella produzione e installazione di componenti
architettoniche.
A vicepresidente della
Stretto di Messina S.p.A. siede da lungo tempo il Prof. Avv. Carlo Bucci,
consigliere di CimiMontubi S.p.A. di Roma (società di Fintecna a
cui è stato assegnato il rilevante patrimonio immobiliare degli stabilimenti
siderurgici dimessi), nonché liquidatore
di Iritecna, Italsider S.p.A. di Genova, ILVA di Roma, Terni
Acciai S.p.A. di Roma, Nuova Deltasider di Piombino (Livorno), Secosid
S.p.A. di Roma, tutte società che hanno operato con alterne fortune nel
settore siderurgico.
Dal 4 giugno 2002, amministratore
delegato della Società del Ponte è il dottor Pietro Ciucci, dall’invidiabile
curriculum di navigato manager pubblico: responsabile della Direzione Finanza
dell’IRI dal 1993, tre anni più tardi è diventato direttore generale IRI
e, dal 2 giugno 2000, componente del Collegio dei liquidatori dell’istituto
(poi divenuto Fintecna, l’azionista di maggioranza della Stretto S.p.A.).
In particolare è stato proprio il dottor Ciucci a
gestire e curare la realizzazione del piano di risanamento economico e
finanziario dell'IRI che ha condotto alla dismissione ed alla cessione ai
privati di oltre 750 aziende operanti nei principali comparti dell'economia
italiana, per un controvalore complessivo dell'ordine di 60 miliardi di euro.
In passato,
dal 1969 al 1987, Pietro Ciucci aveva pure ricoperto il ruolo direttore amministrativo della Società
Autostrade, al tempo interamente a capitale pubblico. Lasciata la società per l’IRI, il manager portò a termine
le operazioni per la quotazione in Borsa di Autostrade, che fu poi acquisita,
in parte, dalla famiglia Benetton.
A riprova dell’esperienza
e del potere dell’odierno amministratore delegato della Stretto S.p.A., va aggiunto
che Pietro Ciucci è stato pure presidente di Cofiri e vicepresidente
della Banca di Roma; consigliere di Autostrade S.p.A., Banca
Commerciale Italiana (oggi in Banca Intesa), Credito Italiano
(Unicredit), Stet, Finmeccanica, Aeroporti di Roma
(proprietà Gemina-Impregilo), Cos Communication Services S.p.A.
Alla corte di Benetton
Tra i nuovi membri del
consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina fanno parte
alcuni manager che hanno avuto più di un feeling con la capofila dell’A.T.I.
General Contractor del Ponte. Dall’aprile del 2005 è consigliere della Stretto S.p.A.,
il dottor Francesco Paolo Mattioli, ex manager Fiat e Cogefar-Impresit
(aziende queste ultime poi fusesi in Impregilo), oggi consulente della
holding di Torino e responsabile del progetto per le linee ad alta velocità
ferroviaria Firenze-Bologna e Torino-Milano di cui le società del gruppo Fiat
ricoprono il ruolo di contraente generale. Più che manager-consulente, Mattioli
è da vent’anni l’uomo ombra della famiglia Agnelli e di quel Cesare Romiti
padre di Pier Giorgio neoamministratore delegato di Impregilo. Con loro ha
diviso speranze e delusioni, gioie e dolori. Compresa l’onta dell’arresto e
finanche la condanna per i fondi neri utilizzati a fine anni ottanta per
finanziare illecitamente i vertici nazionali del partito socialista e della
democrazia cristiana. Era il 22 febbraio 1993 e Francesco
Paolo Mattioli, al tempo direttore finanziario Fiat e presidente Cogefar, fu
arrestato su ordine della Procura di Torino interessata a svelare i
segreti di due conti esteri, “Sacisa” e “Reno”, dove, ignorati nel
bilancio consolidato Fiat, risultavano parcheggiati 38 miliardi di vecchie lire
destinati a tangenti. Nel maggio ’99 arrivò per Mattioli la condanna a un mese
di reclusione, pena confermata in appello e infine annullata in Cassazione per
“sopravvenuta prescrizione del reato”. L’esiguità della pena in primo e secondo
grado fu dovuta al fatto che il Tribunale l’aveva comminata in continuazione
con la condanna a un anno e nove mesi inflittagli dalla Corte d'appello nel
1997 per la vicenda delle forniture di autobus all'ATM di Milano (due
anni e sei mesi era stata la condanna in primo grado).
Coimputato con Mattioli
nel procedimento per i fondi neri della holding torinese l'allora
amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti; contrariamente al consigliere
della Stretto di Messina, la Cassazione gli ha confermato la condanna a un anno
per “false comunicazioni sociali e illecito finanziamento ai partiti”.
Del Cda della società
dello Stretto fa parte anche il professor Carlo Angelici.
Angelici, Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza”
di Roma, dove ricopre l’incarico di ordinario di Diritto Commerciale, è finito
sotto inchiesta nel luglio 2003 per i presunti “esami truccati” a
Giurisprudenza. Anch’egli vanta incarichi di rilievo tra le maggiori stelle del
capitalismo “made in Italy”. Nel 2001, ad esempio, è stato nominato segretario
del consiglio di amministrazione del Gruppo Alitalia, accanto
all’odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina. Dopo aver
fatto parte del Cda dell’Enel presieduta dall’“ambientalista” Chicco
Testa, Carlo Angelici è stato poi nominato consigliere della Pirelli & C.
S.p.A., società presieduta da Marco Tronchetti Provera e di cui è
amministratore delegato Carlo Buora, già manager
Fiat, direttore generale del Gruppo Benetton ed A.d. di Telecom.
Nel Cda di Pirelli &
C., accanto a Carlo Angelici, compare un Benetton (Gilberto), la figlia di
Salvatore Ligresti (Giulia Maria), il presidente di Italmobiliare
(Giampiero Pesenti), il patron dell’Inter Football Club Massimo Moratti.
Nonostante la “vicinanza” con i numero uno della blasonata squadra calcistica
meneghina, il professore Angelici riveste il ruolo di Presidente della Camera
Arbitrale della Federcalcio presieduta sino allo scoppio dell’inchiesta sulla
“cupola” calcistica da quel Franco Carraro, amministratore delegato di Impregilo
sino alla fine degli anni ’90 e odierno presidente del Cda di MCC
Mediocredito Centrale. Nel 2004 il professore Angelici è stato pure
chiamato a far parte del consiglio di amministrazione del gioiello di casa Tronchetti
Provera: Telecom Italia Mobile –TIM S.p.A..
Come se non bastasse
l’“anomalia” della presenza di più di un consigliere della Stretto di Messina
nelle società controllate dai signori del Ponte, va rilevato che sindaco
effettivo di Autostrade-Benetton è la riconfermata sindaco effettivo
della Stretto di Messina, dottoressa
Gaetana Celico. La Celico è pure membro del collegio sindacale della Strada
dei Parchi S.p.A., società capitolina del gruppo Autostrade, concessionaria
dell’A-24 Roma-L’Aquila-Teramo (autostrada in cui è presente Argofin di
Marcellino Gavio) e dell’A-25 Torano-Pescara.
Gaetana Celico è pure
sindaco supplente di Quadrilatero Marche – Umbria S.p.A., società
costituita a Roma nel 2003 da ANAS (51%) e Sviluppo Italia (49%)
per la realizzazione di infrastrutture viarie di
collegamento tra le due regioni. Nel febbraio 2006 la società
Quadrilatero ha affidato il primo maxilotto di lavori per il valore di oltre un
miliardo di euro all’A.T.I. formata da Strabag AG,
C.M.C. di Ravenna e Grandi Lavori Fincosit S.p.A.
Ancora gli amici del Ponte.
Sempre la famiglia
Benetton detiene il 51% della Società Italiana per
Azioni il Traforo del Monte Bianco. Di questa società è consigliere un
altro membro “riconfermato” del consiglio di amministrazione della Stretto di
Messina, il direttore generale ANAS Francesco Sabato. La presenza di Sabato in
questi Cda si spiega con il ruolo di azionista dell’ANAS in ambedue le S.p.A..
Della società del tunnel l’azienda a capitale pubblico controlla il 32,1%, mentre
della Stretto di Messina l’ANAS è titolare del 13% delle quote azionarie.
Altro membro del consiglio
di amministrazione della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco è il
professore Lino Cardarelli. Il manager - lo abbiamo già incontrato ai vertici
dell’organismo competente nella gestione dei contratti per la ricostruzione
dell'Iraq sotto il controllo USA - fu arrestato nel 1993 per “false
comunicazioni e illegale ripartizione di utili” nell’ambito dell’inchiesta sui
fondi neri della Montedison (circa 500
miliardi di vecchie lire), transitati in un conto di una società con sede nelle
Antille Olandesi. Pesanti le accuse lanciategli dal manager Mario Schimberni:
“Quando sono arrivato in Montedison esisteva una pratica abbastanza diffusa di
finanziamento non palese ai partiti (…) Questi finanziamenti avvenivano previ
accordi con i segretari amministrativi nazionali dei partiti, ed erano
effettuati estero su estero tramite le strutture della Montedison
International Holding, curati praticamente dall'amministratore delegato
Cardarelli”.
Dopo la prescrizione del
reato, Lino Cardarelli fu chiamato dal concittadino Pietro Lunardi
al Ministero delle Infrastrutture per poi essere nominato, nel maggio 2003,
membro del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina, incarico
ricoperto sino alla primavera del 2004. Al tempo, Lino Cardarelli
era pure presente nei Cda di Mediocredito Lombardo (Milano) e della Merloni
Elettrodomestici di Fabriano (Ancona), società, quest’ultima, in mano
all’omonima famiglia azionista di Capitalia e del colosso editoriale RCS
MediaGroup.
Altra presenza ingombrante
nella Stretto S.p.A., quella del professor Emmanuele Emaunele,
nominato dalla Regione Calabria, azionista di minoranza, e
provvidenzialmente sostituito nel giugno 2005, proprio alla vigilia della
scelta del General Contractor.
Emmanuele Emanuele è
infatti vicepresidente di Ferfina S.p.A.
Emmanuele Emanuele è pure
membro del Cda di Condotte Immobiliare, la società immobiliare del
gruppo Condotte d’Acqua e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di
Roma, una dei maggiori azionisti insieme all’olandese ABN Amro del
gruppo bancario Capitalia, azionista di Gemina-Fiat, Impregilo
e Astaldi. Di quest’ultima società è membro del consiglio di
amministrazione il dottor Lucio Mariani, membro del collegio sindacale di Fintecna
e della Stretto S.p.A..
Fintecna è la finanziaria
statale dove sono state parcheggiate le società di costruzioni ex Italstat,
Condotte e Italstrade, prima di essere vendute una a Ferfina e la
seconda ad Astaldi e poi concorrere alla gara per il Ponte. Fintecna possiede
una quota infinitesimale del consorzio IRICAV Uno
per la tratta ferroviaria ad Alta Velocità Roma-Napoli. Gli altri soci di
IRICAV Uno? Innanzitutto Società Italiana Condotte d'Acqua (34,9%): poi Ansaldo Trasporti-Sistemi Ferroviari (17,4%), Astaldi (27,9%), Vianini Lavori (16,3%) e C.C.C.
- Consorzio Cooperative Costruttori (3,5%): i principali concorrenti alla
gara del Ponte soci della maggiore azionista della società concessionaria per
il Ponte.
Fintecna detiene pure
un’identica quota nel Consorzio IRICAV Due per la realizzazione della
tratta ferroviaria Verona-Padova. Leader del consorzio la solita Astaldi, più
le ”avversarie” Impregilo, Condotte d'Acqua, Salini Costruzioni, Torno
Internazionale e Ansaldo Trasporti. Concessionaria delle ferrovie per la progettazione esecutiva e la realizzazione delle linee
veloci è Treno Alta Velocità T.A.V. S.p.A., società di cui è
membro del consiglio di amministrazione l’ingegnere Renato Casale, sino allo
scorso anno nel Cda della Stretto di Messina ed odierno responsabile di Rfi
Rete Ferroviaria Italiana S.p.A..
Fintecna controlla infine
il 100% di Tirrenia di Navigazione, Veneta Infrastrutture e Società
Bagnoli; il 99,82% di Finsider (oggi in liquidazione); il 92,3% di Fincantieri-Cantieri
Navali Italiani. Gli organigrammi di queste società del Gruppo Fintecna
riservano le ennesime sorprese-Ponte: in Tirrenia di Navigazione ricopre il
ruolo di presidente del collegio sindacale il dottore Lucio Brundu,
riconfermato presidente del collegio sindacale della Stretto di Messina, nonché
alla guida del collegio sindacale di Sviluppo Italia Puglia S.p.A. di
Bari e sindaco effettivo di Trenitalia e Sviluppo Italia Campania
(Napoli); di Fincantieri è
invece consigliere di amministrazione Pietro Ciucci, amministratore
delegato della società del Ponte di Messina. Non si sa mai che ne perdano una….
L’epilogo. Qualche conto di casa
Stretto spa
Un utile pari a 1.240.308
euro, costituito dalla differenza tra la somma dei costi capitalizzati
(19.986.000 euro), dei proventi finanziari (3.004.000 euro) e dei “proventi
diversi” (50.000 euro), e l’ammontare dei costi sostenuti nell’esercizio
(21.800.000 euro).
Annata d’oro, dunque,
quella del 2005. Almeno in prima battuta. Perché ad un’analisi più attenta del
bilancio della Stretto di Messina i conti sono tutt’altro che rosei. Ma andiamo
per ordine, riportando analiticamente le differenti voci e partendo da una
precisazione.
L’utile c’è stato, ed
anche rilevante, solo che è servito a ripianare – e solo in parte - i buchi dei
precedenti bilanci sociali. Ed infatti l’assemblea dei soci della
concessionaria pubblica per la realizzazione del Ponte ha infatti deliberato di
destinarne il 5% a riserva legale (62.015 euro) e il restante 95% “a parziale
copertura delle perdite pregresse” (1.178.293 euro).
Andiamo allo stato
patrimoniale. La Stretto di Messina dichiara un capitale sociale sottoscritto
di 383.179.794 euro, di cui però solo 260.562.259,92 versato. Così i crediti
della S.p.A. verso i Soci “per versamenti ancora dovuti sono uguali a
122.618.000 euro” (in realtà, ad essere pignoli, calcolatore in mano, gli euro
a credito sono 122.617.534,08…)
I versamenti non ancora
effettuati si riferiscono ai residui decimi non richiamati dell’aumento di
Capitale Sociale sottoscritto il 28 aprile 2003 da Fintecna S.p.A., Rete
Ferroviaria Italiana ed ANAS.
A seguito del suddetto
aumento e del versamento di ulteriori tre decimi effettuato il 28 dicembre
2005, il Capitale Sociale risulta così composto:
|
Azionisti
|
Azioni sottoscritte
|
Valore nominale
|
Versamenti del capitale
|
Capitale da versare
|
% possesso
|
|
Fintecna SpA
|
51.126.005
|
263.810.185,80
|
174.725.477,26
|
89.084.708,54
|
68,848
|
|
ANAS SpA
|
9.653.755
|
49.813.375,80
|
32.257.227,10
|
17.556.148,70
|
13,000
|
|
R.F.I. SpA
|
9.653.755
|
49.813.375,80
|
33.836.698,96
|
15.976.676,84
|
13,000
|
|
Regione Calabria
|
1.913.116
|
9.871.678,56
|
9.871.678,56
|
0,00
|
2,576
|
|
Regione Sicilia
|
1.913.116
|
9.871.678,56
|
9.871.678,56
|
0,00
|
2,576
|
|
Totale
|
74.259.650
|
383.179.794
|
260.562.259,92
|
122.617.534,08
|
100,00
|
La società dichiara poi di
vantare crediti verso lo Stato pari a 22.229.000 euro, di cui 4.812.000
“esigibili entro l’esercizio successivo”; essi si riferiscono al contributo per
la progettazione preliminare dell’opera, assegnato alla Stretto di Messina con
Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il
Ministro dell’Economia e delle Finanze del 23 dicembre 2004 e registrato dalla
Corte dei Conti il 24 febbraio 2005. Il decreto ha previsto nello specifico l’erogazione
di 20.658.000 euro in quindici rate annuali e decorrenza dal 2004, a cui
andrebbero aggiunti altri 7.017.510 euro di interessi, per un totale di
27.676.000 euro. L’importo vantato dalla società concessionaria è dunque
comprensivo della quota capitale e degli interessi maturati per gli esercizi
2004 e 2005 (1.571.000 euro, quota iscritta tra i proventi finanziari).
Ovviamente nel caso in cui il governo Prodi decidesse di formalizzare la fine
del progetto del Ponte, andrà necessariamente abrogato il decreto ministeriale
del 23 dicembre 2004, con un risparmio per i contribuenti italiani di almeno
una ventina di milioni di euro per un progetto che di milioni ne ha già divorato
alcune centinaia. In proposito è opportuno ricordare che solo nel 1990 il
Ministero dei trasporti, ai sensi della Legge n. 67/88, aveva erogato a favore
della Stretto di Messina un contributo di 5.165.000 euro, per la copertura dei
“costi di ricerca” messi a bilancio nel biennio 1988-89.
Relativamente
alle operazioni intrattenute con la
società controllante Fintecna, al 31 dicembre 2005, la Stretto di
Messina dichiara di vantare crediti per 2.982.000 euro, di cui 1.130.000
rappresentati dal saldo di un conto corrente di corrispondenza “regolato ai
tassi di mercato” e i restanti 1.852.000 rappresentati dal credito IVA
“maturato e trasferito alla controllante nell’ambito della procedura di IVA di
gruppo”. Gli interessi sui crediti verso impresa controllante hanno generato
proventi per 13.000 euro.
Infine i crediti “verso
altri”, vantati cioè nei confronti di soggetti terzi, pari a 217.000 euro, che
però comprendono in buona parte gli anticipi versati a favore di fornitori per
forniture in corso (173.000 euro) e le note di credito da ricevere da altri
fornitori (22.000 euro).
Nel capitolo relativo alle
cosiddette “Immobilizzazioni immateriali”, la Stretto di Messina riporta nell’esercizio
2005 spese per 806.000 euro alla voce “Costi di impianto e di ampliamento”,
riferibili ai costi sostenuti per la “costituzione della Società” (21.000
euro), alle “spese per gli aumenti di Capitale Sociale” (772.000 mila euro) e
alle “spese per modifiche statutarie” (13.000 euro).
Ci sono poi i cosiddetti
“Diritti di brevetto industriale e delle opere dell’ingegno” che hanno pesato
per 128.000 euro e che si riferiscono al “deposito di brevetti relativi a
specifiche soluzioni originali del Progetto quali la concezione dell’impalcato,
le barrire frangivento, etc.”.
Le spese per i “Marchi”
ammontano a 121.000 euro e sono relativi ai “costi sostenuti per la
registrazione, ancora non perfezionata [corsivo nostro: N.d.A.], di
marchi denominativi e figurativi relativi al ponte sullo Stretto”.
Le “immobilizzazioni in
corso ed acconti” ammontano a 1.589.000 euro e si riferiscono per 1.493.000
euro ai costi sostenuti a partire dall’esercizio 2004 per la “definizione e lo
sviluppo del nuovo sistema informativo integrato aziendale” e per 96.000 euro
agli “acconti erogati nell’esercizio ai fornitori di beni e servizi per
l’adeguamento dei nuovi uffici di Messina e Villa San Giovanni”. A ciò si
aggiungono le “altre immobilizzazioni” su cui incide
particolarmente nel 2005 l’acquisizione dei software applicativi (22.000 euro) e
l’adeguamento degli uffici di Roma della Stretto di Messina S.p.A. (107.000
euro).
La voce “Immobilizzazioni
materiali” conferma la fortissima incidenza delle più recenti acquisizioni
della società concessionaria. Mentre per “terreni e fabbricati” si tratta solo
di ammortamenti per 55.000 euro, gli impianti incidono per 612.000 euro di cui
429.000 effettuati nell’esercizio 2005, i “mobili e macchine ordinarie” per
571.000 euro (204.000 di ammortamenti), di cui 47.000 acquistati nel 2005 e le
“macchine d’ufficio” 559.000 euro (337.000 euro ammortamenti), di cui ben
110.000 solo in acquisti dell’ultimo anno sociale. Ai beni e alle attrezzature
in mano alla Stretto di Messina di cui sopra vanno aggiunti quelli di proprietà
dell’azionista di maggioranza Fintecna S.p.A., assegnati in comodato gratuito
alla società del Ponte e valutati per 137.000 euro.
In consuntivo la Stretto
di Messina dichiara di poter disporre di una liquidità di 145.769.000 euro, che
“aumentano rispetto all’esercizio finanziario precedente di 69.882.000 euro per
l’effetto combinato dei versamenti, effettuati dagli azionisti nel mese
dicembre 2005, di ulteriori tre decimi del Capitale Sociale sottoscritto nel
2003 (91.963.000), al netto, ovviamente, degli impieghi dovuti alla gestione
ordinaria della società”.
“Vista la consistente
giacenza e tenuto conto degli impegni sociali – si spiega nella relazione agli
azionisti - si è continuato a vincolare l’importo delle disponibilità presso
vari Istituti Bancari, alle migliori condizioni di mercato, al fine di ottenere
una miglior remunerazione in termini di proventi finanziari”. Gli interessi
attivi sui conti correnti bancari hanno generato proventi per 1.417.000 euro
(1.747.000 gli interessi attivi nel 2004). Qui si omette di specificare quale
siano le banche presso cui sono state depositate le disponibilità liquide della
Stretto di Messina e i termini dei contratti bancari sottoscritti. In una fase
della vita economica in cui si lamenta l’assenza di liquidità nelle casse dello
Stato per far fronte alle spese di ordinaria amministrazione, i depositi presso
istituti bancari di somme corrispondenti a 94.580.000 euro (di “pronta
disponibilità”) e 51.179.000 (depositi “vincolati”) generano più di una
perplessità.
Ma andiamo ad analizzare
le posizioni debitorie della Società del Ponte.
A chiusura esercizio 2005,
il dettaglio dei debiti della Stretto di Messina S.p.A. comprendeva 5.457.000 euro
“verso fornitori di beni e prestazioni”; 1.178 euro verso l’impresa
controllante Fintecna; 523.000 euro in debiti tributari (IRPEF sulle
retribuzioni a dipendenti, collaboratori e professionisti erogate nel mese di dicembre);
362.000 euro verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale (derivanti dai
contributi a carico dei dipendenti e della Società sulle mensilità già erogate e
da versare nel mese di gennaio 2006).
Altri 530.000 euro sono
contabilizzati sotto la voce “altri debiti” e comprendono le retribuzioni e le competenze
del personale, nonché gli emolumenti verso gli organi sociali maturati alla
chiusura del bilancio, più “diversi debiti di varia natura” verso soggetti terzi.
Relativamente alla loro ripartizione per area geografica, tali debiti sono
tutti nei confronti di soggetti nazionali, ad eccezione di quelli verso
fornitori di paesi integranti l’Unione Europea per un importo di 211.000 euro.
Infine i costi sostenuti
nel corso del 2005.
Per la realizzazione delle
gare per il Contraente Generale, il PCM ed i soggetti a cui affidare il
Monitoraggio ambientale e il Brokeraggio assicurativo, nonché per la
“partecipazione ad eventi che hanno consentito la pubblicizzazione del
Progetto”, la Stretto di Messina ha contabilizzato spese per 19.986.000 euro.
Abbiamo già visto con quali ombre e conflitti di interesse.
Ci sono poi le altre spese
di funzionamento, che solo per l’acquisto di prodotti di cancelleria,
carburante e materiali vari per ufficio incidono per 85.000 euro (erano state
però 121.000 euro nel 2004).
Di seguito in dettaglio i
costi per la prestazione di servizi (in parentesi quanto speso nell’esercizio
precedente):
-
Prestazioni professionali di terzi: 5.719.000 (4.761.000);
-
Compensi per revisione bilancio: 48.000 (15.000);
-
Emolumenti e spese Amministratori: 1.479.000 (1.323.000);
-
Emolumenti e spese Collegio Sindacale: 212.000 (210.000);
-
Personale distaccato: 175.000 (176.000);
-
Corsi di aggiornamento professionale per il personale: 42.000 (31.000);
-
Manutenzioni: 232.000 (166.000);
-
Assicurazioni: 184.000 (129.000);
-
Postali e telefoniche: 112.000 (87.000);
-
Propaganda e pubblicità: 1.187.000 (1.480.000);
-
Viaggi e trasferte del personale: 280.000 (196.000);
-
Buoni pasto personale: 172.000 (129.000);
-
Pulizia e igiene uffici: 64.000 (56.000);
-
Vigilanza uffici: 215.000 (180.000);
-
Fotocopie e lavori eliografici: 78.000 (125.000);
-
Riproduzione foto e filmati: 48.000 (58.000);
-
Trasporti e facchinaggi: 59.000 (82.000);
-
Energia elettrica, acqua e riscaldamento uffici: 113.000 (91.000);
-
Rimessaggio e spese varie veicoli: 103.000 (63.000);
-
Altri costi per servizi: 245.000 (172.000).
Totale: 10.767.000 euro (9.530.000).
È dunque evidente come nel
corso del 2005 le spese per le prestazioni di servizi siano cresciute rispetto
all’anno precedente di oltre il 12%, con punte però del 330% per la voce
“compensi per revisione bilancio” ed aumenti di circa il 50% per le voci “corsi
di aggiornamento”, “spese assicurazioni”, “viaggi e trasferte”, “spese postali
e telefoniche”, e la non meglio specificata “altri costi per servizi”.
Relativamente invece ai
cosiddetti “costi di godimento di beni di terzi”, si registrano spese per
“affitti passivi” pari a 954.000 euro; 155.000 euro per il noleggio di
autovetture e macchine d’ufficio (quasi il 50% in più di quelle del 2004);
91.000 euro per “noleggi diversi” (questi ultimi corrispondono a quanto versato
per il noleggio dell’imbarcazione destinata al monitoraggio dei flussi
migratori dei cetacei nello Stretto di Messina).
Gli altri oneri di
gestione hanno inciso per 1.397.000 euro (erano 2.013.000 nel 2004), e sono così
ripartiti:
a)
Contributo Commissione VIA o
(1.724.000);
b)
Rimborso spese per
partecipazione a gare: 1.000.000 (0);
c)
Imposte indirette e tasse:
28.000 (27.000);
d)
Pubblicazioni, periodici e
agenzie di stampa: 78.000 (83.000);
e)
Altri oneri: 291.000
(179.000).
Gli oneri al punto b)
comprendono l’importo riconosciuto al soggetto non aggiudicatario della gara
per l’affidamento dei lavori al Contraente Generale (l’A.T.I. a guida Astaldi),
a titolo di rimborso delle spese sostenute per la partecipazione, così come
previsto nel bando di gara.
Gli oneri finanziari sono stati
costituiti invece da 11.000 euro per “Interessi e commissioni ad altri” e da
46.000 per oneri straordinari (principalmente sopravvenienze passive relative a
costi di competenza dello scorso esercizio).
Le imposte sul Reddito hanno
inciso infine per 446.000 euro (257.000 nel 2004) e si riferiscono agli
accantonamenti dell’esercizio, calcolati secondo la normativa vigente per IRAP
(327.000) ed IRES (119.000). Relativamente all’IRES, la Stretto di Messina
segnala nella sua relazione finanziaria di aver conseguito un utile fiscale di
932.000 euro e di aver utilizzato le residue perdite fiscali pregresse per
571.000 euro.
Dulcis in fundo la società
concessionaria ricorda ai propri soci di aver fatto ricorso al cosiddetto
“condono tombale”, aderendo alla definizione automatica per gli anni pregressi
sia ai fini delle Imposte Dirette, relativamente agli anni dal 1997 2002, che
ai fini IVA per gli anni dal 1998 al 2002.
Vediamo di capire di che
si tratta.
Il cosiddetto “condono
tombale” - introdotto dall’art. 9 della l. 289\02 ed in vigore dall’1 gennaio
2003 – ha previsto che con un versamento da calcolarsi in percentuale sulle
imposte dirette (cioè IRPEG, IRPEF) dichiarate pari al 4 – 6 - 8%, per ogni
anno condonato (a seconda del fatturato dichiarato), le società potessero
precludere, per gli anni d’imposta condonati (anni dal 1997 al 2001, successivamente
ampliati fino al 2002) ogni accertamento tributario. La legge ha pure previsto l’esclusione
della punibilità per i reati fiscali (L. n. 74\2000), a meno che non fosse già
stata esercitata l’azione penale con formale conoscenza da parte del
contribuente prima della presentazione del tombale (ad es. con la richiesta di
rinvio a giudizio da parte del PM, già notificata all’indagato).
È stata pure prevista la
possibilità di presentare una “dichiarazione riservata”: in pratica il condono
poteva essere presentato in forma coperta, salvo poi essere opposto al momento
dei controlli, al fine di bloccare l’attività di verifica. Se poi si decideva
di versare quanto dovuto a rate, e si versava solo la prima rata, il tombale
era comunque efficace.
Dalla lettura del bilancio
2005 non ci è dato sapere a quanto ammontasse il “debito” con il fisco da parte
della società concessionaria. Né l’ammontare di quanto poi versato a condono
(somme comunque non superiori ai 400-600 euro all’anno). Il comportamento però
è del tutto deprecabile. Ci si aspetterebbe tutt’altro da una S.p.A. interamente
statale e che di contro non manca di rivendicare “crediti tributari” con
l’Erario per 373.000 euro (imposte sul reddito ed IVA di anni precedenti per
cui è stato richiesto rimborso, più relativi interessi per 2.000 euro).
Ma cosa si aveva da
nascondere al fisco per bloccarne le possibilità di verifica?
Anche su questi bilanci,
un giorno, qualcuno dovrà comunque indagare.