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Un banchetto tra amici. Un anno con la Società del Ponte
Tutti gli uomini del Ponte
Un banchetto tra amici. Un anno con la Società del Ponte
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06 luglio 2006
Tag: ponte
L’analisi di attività sociali e bilancio annuale della Stretto di Messina, società concessionaria per la realizzazione del collegamento stabile Calabria-Sicilia, mette a nudo una fitta rete di conflitti d’interesse, partecipazioni azionarie incrociate, connubi tra controllori e controllati che getta pesanti ombre sull’operazione Ponte e sull’intero sistema nazionale delle Grandi Opere.



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ATTI BILANCIO 2005 – Società Stretto di Messina S

Un banchetto tra amici

Un anno con la Società del Ponte

 

 

 

L’analisi di attività sociali e bilancio annuale della Stretto di Messina, società concessionaria per la realizzazione del collegamento stabile Calabria-Sicilia, mette a nudo una fitta rete di conflitti d’interesse, partecipazioni azionarie incrociate, connubi tra controllori e controllati che getta pesanti ombre sull’operazione Ponte e sull’intero sistema nazionale delle Grandi Opere.

 

 

di Antonio Mazzeo

 

 

Forse alla fine il Ponte non si farà. Forse. Perché ormai piace solo a pochi, perché i soldi non bastano, perché non si può fare. Perché nonostante le tv e i giornali dei signori dell’acciaio e del cemento, la gente dello Stretto non lo vuole. Perché il governo è cambiato e con qualche singhiozzo di troppo il progetto non fa più parte delle opere primarie della repubblica.

Forse il Ponte non si farà, ma l’idea di uno sviluppo divoratore di risorse umane, naturali e finanziarie resta salda e vincente. Così c’è chi vuole alte velocità ed autostrade, tunnel e viadotti, in sfregio all’ambiente ed ai reali bisogni dei popoli. Le lobby del cemento ingrassano, si destrutturano e si ristrutturano, si dividono e si rifondano. Banche siamesi dissanguano i risparmi e li dirottano verso le imprese che un tempo erano dello Stato e adesso sono in mano agli ex boiardi di Stato. Ma che dallo Stato continuano a succhiare le ultime gocce di bilancio.

 

Forse il Ponte non si farà ma è già iniziata la corsa del dopo Ponte, di “uno Stretto senza Ponte ma con le stesse opere del Ponte”, di una entità del Ponte che continui ad esistere anche senza una prima pietra del Ponte.

 

Il 21 marzo 2006, a Roma, azionisti, amministratori e dirigenti della Stretto di Messina S.p.A., la società concessionaria del Ponte, si sono incontrati per l’assemblea annuale. In solo un’ora, dalle 12 alle 13 di quel primo giorno di Primavera, hanno analizzato più di un anno di eventi e interventi, gare di affidamento per svariati miliardi di euro, convenzioni e contratti, spese e gestione. Non hanno avuto nulla da eccepire. Nemmeno di fronte a controllori di società controllate, a conflitti d’interesse tra pubblico e privato, tra concorrenti-amici ed amici-concorrenti. Nulla da dire di fronte a consulenze per studi già effettuati e per consulenti in busta paga di società affidatarie.

 

Noi quei bilanci e quella relazione annuale l’abbiamo voluta leggere.[1] Abbiamo incrociato nomi, azionisti ed iter concorsuali. Abbiamo cercato di capire se forse non si è stati troppo timidi a non richiedere ben altri comportamenti ad una società pubblica la cui esistenza è già costata più di un migliaio di miliardi di vecchie lire e che oggi si candida ad una nuova esistenza senza il Ponte ma con i soldi del Ponte.

 

Ai lettori, pazienti, spetterà di giudicare. Subito, prima che con una leggina si converta la Società in Authority per la navigazione e i collegamenti tra Scilla e Cariddi o in un Istituto di ricerca sul patrimonio naturalistico locale. Noi un’idea ce la siamo fatta. Che la S.p.A. è figlia del suo tempo, quello dei templi allo spreco e di un meridionalismo straccione. Di un’era in cui si è privatizzata perfino l’acqua da bere, dove i protagonisti graziati da Tangentopoli hanno sferrato l’ultimo assedio al patrimonio dello Stato. Palazzinari, scalatori di borse, ex manager pubblici convertitisi al dio privato, con la complicità di vecchi e nuovi uomini di governo, controllano istituzioni bancarie, società di costruzioni, studi di ingegneria, mezzi di dis-informazione di massa. Il Mostro del Ponte, con la sua corte di servi fedeli, è pronto ad assumere sembianze più umane. Ma anche l’uomo sa essere mostro, con le sue guerre sparse per il mondo. Ieri le bombe, oggi i contractor e domani di nuovo le bombe. La firma è unica, è la stessa di quella dei boss del capitale sedutisi al banchetto del Ponte.

 

Prima che il sonno della ragione, i complici silenzi, certe superficiali disattenzioni e l’amore per il quieto convivere generino altre società-mostro, è necessaria una riflessione generale. Sulla storia passata e recente dei signori del Ponte. Sui comportamenti reali di una Società che avrebbe dovuto preservare l’interesse di tutti. Sulle cointeressenze all’affare del Ponte di guerrafondai, borghesi e mafiosi.

 

Forse il Ponte non si farà. Ma lo Stato ha il dovere di indagare e preservare la memoria dei suoi piccoli grandi errori. Prima che diventino crimini.                            

 

 

 

 

Capitolo I – All’assalto dello Stretto

 

 

 

Ponti, coppole e lupare

 

 

Nell’esercizio 2005 sono state completate quattro gare internazionali per selezionare i soggetti da coinvolgere nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

 

La prima di queste gare, certamente la più importante, è stata quella per l’individuazione del General Contractor (Contraente Generale), cui la società Stretto di Messina[2] ha affidato la progettazione definitiva ed esecutiva e la realizzazione del Ponte, con la conseguente assunzione dei rischi tecnici.

 

Il Contraente Generale è la nuova figura nata con la cosiddetta “Legge obiettivo” (n. 190/2002) che regola tutte le Grandi Opere strategiche. Questa figura  gode della “piena libertà di organizzazione del processo realizzativo, ivi compresa la facoltà di affidare a terzi anche la totalità dei lavori stessi”, una libertà, che si traduce anche nel fatto che “i rapporti del contraente generale sono rapporti di diritto privato”. Fortemente contestata da ambientalisti ed operatori economici, il General Contractor è stato “messo in mora” dalla Commissione europea che ha  contestato al governo italiano la “non conformità al diritto comunitario in materia di appalti pubblici e segnatamente alla direttiva 93/37/CEE e alla nuova direttiva 2004/18/CE, della disciplina del sistema di riqualificazione dei contraenti generali delle opere strategiche e di preminente interesse nazionale”.

 

La censura della Commissione europea è arrivata solo nel giugno 2006, ma non potrà non avere effetti “retroattivi” per tutte quelle gare, come quella per il Ponte sullo Stretto di Messina, che sono già state portate a termine.

 

Ma entriamo nei particolari dell’iter di affidamento a General Contractor dei lavori per la realizzazione di un collegamento stabile tra Calabria e Sicilia. “A tale risultato – si legge nella relazione del Consiglio di amministrazione della Stretto di Messina S.p.A. sulla gestione dell’esercizio 2005 - si è giunti ad esito di un’impegnativa e complessa gara che per entità (4.425 milioni di euro) non ha precedente nella storia nazionale”.

 

La fase di prequalifica, a cui partecipavano cinque gruppi internazionali, si concludeva nel mese di ottobre 2004; sulla base delle risultanze della Commissione appositamente costituita, la società concessionaria ammetteva alla tappa successiva tre raggruppamenti d’imprese alle cui mandatarie veniva inviata, unitamente allo schema del contratto di affidamento ed alla documentazione tecnica, la lettera d’invito alla presentazione delle offerte entro il termine del 20 aprile 2005, successivamente prorogato al 25 maggio 2005.

 

Alla scadenza del suddetto termine di gara, pervenivano due offerte da parte dei seguenti soggetti:

 

° Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dalla capogruppo mandataria Astaldi S.p.A. e dai mandanti Ferrovial Agroman SA, Maire Engineering S.p.A., Ghella S.p.A., Vianini Lavori S.p.A., Grandi Lavori Fincosit S.p.A.;

 

° Associazione Temporanea di Imprese formata dalla capogruppo mandataria Impregilo S.p.A. e dai mandanti Sacyr SA, Società Italiana per Condotte D’Acqua S.p.A., Cooperativa Muratori Cementisti-C.M.C. di Ravenna, Ishikawajima-Harima Heavy Industries CO Ltd., A.C.I. S.c.p.a. (Argo Costruzioni Infrastrutture Soc. consortile per azioni)-Consorzio stabile.

 

Nella relazione presentata ai soci della Stretto di Messina S.p.A., il consiglio di amministrazione ha omesso di specificare la composizione delle due associazioni di imprese escluse dalla Commissione e i motivi di tale esclusione; le ragioni che avevano convinto la società concessionaria a posticipare di 35 giorni la data ultima per la presentazione delle offerte; i motivi addotti dal terzo raggruppamento di imprese per giustificare il proprio ritiro dalla gara alla vigilia della presentazione delle buste.

 

Questioni tutt’altro che marginali, non fosse altro perché sono finite nel mirino della Procura di Roma nell’ambito della nota inchiesta sul tentativo di turbativa d’asta ed infiltrazione mafiosa nella realizzazione del Ponte da parte del gruppo criminale italo-canadese diretto dal boss Vito Rizzuto, procedimento conclusosi con il rinvio a giudizio degli indagati (la cosiddetta “Operazione Brooklin”).

 

Secondo gli inquirenti romani, Rizzuto & soci volevano assumere il ruolo di registi dell’operazione, investendovi 5 miliardi di euro provenienti in buona parte dal traffico internazionale di eroina e cocaina.

 

“L’attenzione dell’associazione si era focalizzata nella realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare della Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari del Tribunale Penale di Roma. “L’interesse prioritario dell’organizzazione sarebbe stato quello di finanziare l’opera indipendentemente da un coinvolgimento diretto nella sua realizzazione dato che così, comunque, avrebbe potuto partecipare ai ricavi connessi alla sua concreta gestione…. Per concretizzare l’affaire Ponte, Rizzuto si sarebbe valso dell’ingegnere Giuseppe Zappia, imprenditore apparentemente “pulito”, privo di precedenti penali e con una pregressa esperienza nel campo delle opere pubbliche”.[3]     

 

A tale scopo l’ingegnere Zappia aveva fondato una modestissima società a responsabilità limitata (30 mila euro di capitale), la Zappia International, la cui sede legale veniva fissata a Milano negli uffici dello studio Pillitteri-Sarni, titolare Stefano Pillitteri, consigliere di Forza Italia e figlio dell’ex sindaco socialista del capoluogo lombardo.

 

Nell’ottobre 2004 la Zappia International si presentava alla gara di preselezione per la costruzione del ponte. Il gruppo Rizzuto, più che puntare a vincere direttamente la gara del General Contractor, aveva come priorità l’obiettivo di entrare in contatto con le altre ditte concorrenti e con altri grossi imprenditori edili, proponendosi come soggetto in grado di finanziare nella sua interezza l’opera e conseguentemente ottenere la gestione economica della stessa. Si legge ancora nell’ordinanza di custodia cautelare sopra citata: “l’associazione – che è sicura di poter realizzare, in tutto o in parte, i lavori per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina e comunque di finanziare tale opera – prende contatti diretti o indiretti con gli altri partecipanti; in particolare: con Vinci (che fa parte dell’A.T.I. Impregilo), Bouygues (che fa parte dell’A.T.I. Strabag–Risalto poi ritiratasi dalla gara per il Ponte), nonché con la società Fincosit in A.T.I. con Astaldi Spa, indicata come società mafiosa da vari pentiti[4]. Tutti i predetti partecipanti risultano essere gli effettivi vincitori della prequalifica, da cui invece, come abbiamo visto, viene esclusa il 14 aprile 2004 la Zappia International.

 

Secondo quanto comunicato allora dalla società concessionaria, la Commissione di prequalifica aveva “verificato la non rispondenza ai requisiti richiesti nel bando di gara per quanto riguarda gli altri due soggetti, un gruppo canadese e una quinta cordata composta da imprese locali del Mezzogiorno”[5]. L’esclusione non modificava però i piani dell’associazione criminale che continuava a tessere contatti e relazioni con i manager delle società rimaste in gara sino all’emissione dei mandati di cattura da parte della procura di Roma, il successivo 22 dicembre 2004.

 

 

Una proroga sospetta

 

Ancora oscure le ragioni che hanno indotto i vertici della Stretto di Messina a concedere ai consorzi in gara un mese di tempo in più per la presentazione delle offerte. L’estensione dei termini fu poi comunicata solo il 18 aprile 2004, quarantotto ore prima della scadenza. Ciò è parso perlomeno discutibile a numerosi osservatori finanziari, anche perché i tre mesi precedenti erano stati caratterizzati da altalenanti e contraddittori contatti tra i due colossi italiani capofila delle cordate in gara, l’Impregilo di Sesto San Giovanni e l’Astaldi di Roma.

 

Impregilo era al centro di una grave crisi finanziaria ed i vertici aziendali erano stati azzerati da un’inchiesta della procura di Monza per falso in bilancio, false comunicazioni sociali ed aggiotaggio. Tra gli indagati l’ex presidente di Impregilo Paolo Savona e l’ex amministratore delegato Piergiorgio Romiti. Per evitare il tracollo finanziario i principali azionisti della società avevano invocato l’intervento del governo e delle banche creditrici, auspicando l’ingresso di nuovi e più solidi soci. Nel febbraio 2005 i manager Astaldi dichiaravano la propria disponibilità a fornire 250 milioni di euro per ricapitalizzare la società di Sesto San Giovanni, ma la loro offerta veniva respinta. In Impregilo[6] faceva il suo ingresso un consorzio, IGLI, costituito ad hoc dai gruppi finanziari Argofin[7], Techint[8]-Sirti[9], Efibanca[10] ed Autostrade S.p.A..

 

Sfumata l’ipotesi di una compartecipazione in Impregilo, Astaldi tornava al contrattacco proponendo alla “concorrente” un’alleanza strategica per la formulazione di un’unica offerta per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. “L’unificazione delle cordate per la gara del Ponte è un’ipotesi di buon senso”, dichiarava Vittorio Di Paola, amministratore delegato di Astaldi, all’indomani dello slittamento del termine per la presentazione delle offerte. “Dopo la fuga di partner stranieri di entrambe le cordate e la scarsa convinzione degli altri – aggiungeva Di Paola - il buon senso vorrebbe che i due gruppi in qualche modo mettessero insieme le forze”.

 

Ancora l’amministratore di Astaldi: “Quello che rimane delle due cordate non è sufficiente a realizzare un’opera come questa. Non è solo un fatto tecnico, c’è anche la necessità di prefinanziare il 20% dell’opera. La presentazione di un’offerta unica diluirebbe i rischi e servirebbe a recuperare la fiducia dei partner. Noi eravamo pronti a presentare l’offerta ma una proroga può far riflettere e favorire un processo di ricomposizione”. Di Paola non risparmiava le critiche al bando di gara: “non tiene conto di tutta la complessità dell’opera”.[11]

 

Il 2 maggio 2005, il nuovo Cda di Impregilo respingeva l’offerta di alleanza con Astaldi. Immediata la replica di Vittorio Di Paola: “Ne prendiamo atto e per quanto ci riguarda valuteremo autonomamente il da farsi. L'ipotesi di una offerta comune scaturiva da comuni considerazioni di buonsenso e riguardava la rischiosità del progetto (eurotunnel docet), ampliamente dimostrata dall'abbandono della maggior parte delle imprese e banche straniere”. Alla fattibilità tecnica e finanziaria del Ponte, non ci credevano dunque nemmeno i soggetti in gara.

 

 

 

Meglio soli che la turbativa

 

Ancora oggi ci si chiede perché Impregilo si sia ostinata a rifiutare una proposta che avrebbe sicuramente comportato minori rischi e maggiori vantaggi di ordine finanziario e tecnico. Di certo c’è che nei giorni immediatamente precedenti al consiglio di amministrazione della società di Sesto San Giovanni, era stata depositata un’interrogazione parlamentare al Ministro delle Infrastrutture, a firma dei senatori Brutti e Montalbano (Ds) in cui si affermava che la presentazione di un'unica offerta da parte di Astaldi e Impregilo per il general contractor del Ponte sullo Stretto ledeva l'interesse pubblico: “Ciò configura un’effettiva turbativa d’asta e quindi l'irregolarità della gara".

 

Nell’interrogazione i due parlamentari raccontavano che dopo il ritiro dell’austriaca Strabag, i due raggruppamenti rimasti in gara “iniziavano una trattativa con i buoni uffici di un noto avvocato, consulente legale dell’ANAS per la sorveglianza sui lavori dell’Impregilo, notoriamente legato da vincoli professionali ventennali con l’impresa Astaldi, per giungere, attraverso un rimescolamento delle carte, a presentare un’unica offerta in comune tra Astaldi e Impregilo, riducendo in tal modo ad uno il numero dei partecipanti effettivi alla fase conclusiva della gara stessa”. Brutti e Montalbano aggiungevano che il rinvio dei termini della gara in questione “era stato fortemente sollecitato alla società Stretto di Messina da una delle due società concorrenti, indebolita nella sua composizione interna dall’uscita di un fondamentale partner francese”. Sempre secondo gli interroganti, a tal fine il consiglio d’amministrazione della società concessionaria aveva inserito nel bando una clausola che consentiva di aggiudicare la gara anche in presenza di una sola offerta.

 

“Appare quanto meno sospetto un rinvio dei termini idoneo a far maturare un accordo tra i due concorrenti e la contemporanea decisione di modificare il bando al fine di rendere aggiudicabile la gara anche in presenza di una sola offerta, che sembra proprio spingere nella direzione dell’accordo tra i concorrenti”, commentavano i senatori diessini. Infine si chiedeva al ministro Lunardi se non ritenesse che “il comportamento della società Ponte sullo Stretto sia stato gravemente lesivo degli interessi pubblici, avendo la società consentito, con il rinvio, proprio il perfezionamento dell’intesa tra i concorrenti, con un'evidente lesione della concorrenza e con danno al bilancio pubblico”[12].

 

L’iter di prequalifica della gara per il General Contractor era stato caratterizzato da un’ulteriore anomalia. Scorrendo i nomi delle società di costruzione integranti le due cordate rimaste in gara, traspariva che in meno di un anno si erano verificati mutamenti rilevanti nelle composizioni. Nell’A.T.I. a guida Impregilo, ad esempio, non comparivano più la francese Vinci, numero uno mondiale del settore, che pure aveva il 20% delle quote al momento della sua costituzione nel giugno 2004, e la statunitense Parsons (5%), definita dai manager Impregilo come “l’operatore con le maggiori competenze a livello mondiale nella progettazione e realizzazione di ponti sospesi”.      

 

Nella cordata a guida Astaldi spiccava invece l’abbandono della società spagnola Necso Entrecanales Cubiertas (presente con una quota del 13% nell’A.T.I. costituita il 25 giugno 2004), della giapponese Nippon Steal Corporation (7%) e delle italiane Pizzarotti di Parma (12%) e C.C.C. – Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (10%). A dire il vero il 18 aprile 2005 anche la spagnola Ferrovial Agroman SA aveva comunicato di volersi ritirare dalla gara per il ponte sullo Stretto di Messina, ritenendo il progetto, così come proposto, troppo rischioso dal punto di vista finanziario. Un mese dopo, Ferrovial era tuttavia rientrata nella cordata a guida Astaldi, accrescendo la propria quota al 35%, dietro la capofila (50%), ma parecchio avanti le italiane Maire Engineering, Vianini Lavori, Grandi Lavori Fincosit e Ghella S.p.A. (congiuntamente con il 15% delle quote dell’associazione di imprese)[13].    

 

Vere e proprie fughe provvidenziali, verrebbe da dire, dato che hanno permesso la conclusione della gara per il Ponte diradando i dubbi di legittimità e regolarità.

 

Sul comportamento di Vinci, “avvicinata” dai faccendieri internazionali legati all’organizzazione criminale di Vito Rizzuto, erano piovute dure critiche da parte dei dirigenti di Astaldi, i quali, in più riprese, avevano rivendicato di aver sottoscritto un accordo in esclusiva con la società francese proprio in vista della realizzazione del Ponte[14].

 

Il forfait di Parsons ha invece evitato che la transnazionale finisse nella ragnatela dei conflitti d’interesse che hanno segnato la stagione delle selezioni dei soggetti chiamati alla realizzazione del collegamento stabile. La controllata Parsons Transportation Group, a fine 1999, era stata nominata “advisor” dal Ministero dei lavori pubblici per l’approfondimento degli aspetti tecnici del progetto di massima del Ponte di Messina. Come poi vedremo, la stessa Parsons Transportation Group ha pure partecipato al bando per il Project Management Consultant per la vigilanza delle attività di progettazione ed esecuzione del General Contractor del Ponte. Se Parsons Trasnportation Group avesse vinto questa gara (cosa poi verificatasi) e la società madre fosse rimasta associata ad Impregilo, la Stretto di Messina si sarebbe trovata nella spiacevole situazione di affidare i due bandi multimilionari ad una medesima entità in cui vi sarebbe stata coincidenza tra chi avrebbe dovuto esercitare il ruolo di controllore e chi sarebbe stato controllato.

 

Scelta quasi obbligata quella invece di Pizzarotti Parma, azienda leader nella realizzazione e l'ampliamento di buona parte delle basi militari USA e NATO in Italia (Comiso, Sigonella, Napoli, Camp Ederle, La Maddalena) e neo-General Contractor per la costruzione in Sicilia della nuova arteria autostradale Catania-Siracusa. Nel 2004, Pizzarotti aveva stipulato con Todini Costruzioni Generali S.p.A. un contratto di acquisizione del ramo d’azienda comprendente la partecipazione nel Consorzio CEPAV Due, incaricato della realizzazione della nuova linea ferroviaria Milano-Verona. Si da il caso che contestualmente Todini Costruzioni aveva costituito insieme a Rizzani de Eccher e Salini Costruzioni il Consorzio Risalto, in A.T.I. con Baldassini-Tognozzi Costruzioni Generali, l’austriaca Strabag, la francese Bouygues Travaux Publics SA e la spagnola Dragados SA, nella fase di prequalifica per il General Contractor del Ponte sullo Stretto.

 

Questa terza cordata ha disertato la gara alla vigilia della presentazione delle offerte. “Per noi era troppo alto il rischio che avremmo dovuto affrontare dal punto di vista legale, geologico e tecnico-finanziario” ha spiegato Roland Jurecka, del consiglio di amministrazione di Strabag.

 

 

 

Ha vinto Impregilo!

 

Ma torniamo alla gara per il General Contractor. Subito dopo la presentazione delle offerte veniva nominata dalla Stretto di Messina S.p.A. la Commissione Giudicatrice composta di 7 membri di cui 5 esterni alla Società stessa, in “possesso dei necessari requisiti di particolare competenza e autorevolezza”. Alla Commissione veniva attribuito il compito di esaminare e valutare le offerte, al fine di formare la graduatoria e disporre l’aggiudicazione provvisoria della gara. A presiederla veniva nominato l’avvocato Renato Laschena[15], Presidente emerito del Consiglio di Stato, professore di Diritto Amministrativo presso l'Università “La Sapienza” di Roma e responsabile – dal 1999 - della direzione legale di Poste Italiane S.p.A.. Membri della Commissione erano l’ingegnere Giuseppe Fiammenghi, direttore tecnico della Stretto di Messina; l’ing. Ian Firth, consulente e specialista di strutture e ponti di grande luce; l’ing. Niels J. Gimsing, professore del Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell’Università Tecnica della Danimarca; il prof. Francesco Karrer, Ordinario di Urbanistica dell’Università “La Sapienza” di Roma; l’avvocato Andrea Sandulli, responsabile Affari Legali e Societari della Stretto S.p.A.; il prof. William Van Impe, ordinario e direttore del laboratorio di Meccanica dei terreni alla Ghent State University.

 

L’offerta economicamente più vantaggiosa veniva selezionata “sulla base del prezzo, dell’organizzazione del Contraente Generale, del valore tecnico ed estetico delle varianti, del costo di utilizzazione e manutenzione, dei tempi di esecuzione, della quota dei lavori da affidare alle imprese affidatarie nominate, nonché dell’entità del prefinanziamento”.

 

In particolare per quanto riguardava l’offerta tecnico-organizzativa, il punteggio attribuito al raggruppamento con mandataria Impregilo era di 48,08 su un massimo ottenibile di 50 punti, mentre il raggruppamento con mandataria Astaldi otteneva 43,65 punti.

 

Per quanto riguardava l’offerta economica, il punteggio attribuito ad Impregilo era di 50, mentre per Astaldi era di 8,88. L’offerta presentata da Impregilo prevedeva una riduzione di 243 giorni (Astaldi 10) rispetto al tempo di esecuzione dell’opera fissato nel bando di gara in 78 mesi ed un ribasso complessivo medio ponderato del 12,33% (Astaldi 2%) che riduceva il valore posto a base d’asta da 4,4 miliardi a 3,9 miliardi di euro.

 

Sulla base dei punteggi assegnati dalla speciale Commissione, il 24 novembre 2005, il consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina disponeva l’aggiudicazione definitiva della gara a favore della Associazione Temporanea di Imprese guidata da Impregilo.

 

La regolarità del procedimento e la stessa necessaria “indipendenza” della Commissione, veniva però messa in dubbio dalla parlamentare verde Anna Donati, che in un’interrogazione presentata subito dopo l’ufficializzazione dei vincitori, rilevava come l’ingegnere danese Niels J. Gimsing[16], membro della commissione aggiudicatrice, aveva fatto parte (dal 1986 al 1993) della commissione internazionale di esperti per la valutazione del progetto di massima del Ponte sullo Stretto; Gimsing aveva inoltre lavorato ininterrottamente dal 1983 al 1998, prima come consulente dell'organizzazione governativa danese per la progettazione dell'opera e poi come consulente specialista per la progettazione di gara e la supervisione lavori per la realizzazione dello Storbelt East Bridge[17].

 

Coincidenza vuole che il Ponte di Storbelt sia stato progettato dalla società di consulenza Cowi di Copenaghen a cui il raggruppamento temporaneo d’imprese guidato da Impregilo aveva affidato “in esclusiva” l’elaborazione progettuale del Ponte sullo Stretto di Messina. L’ingegnere Niels Gimsing avrebbe dovuto pertanto astenersi dal partecipare alla Commissione di gara per l’affidamento del General Contractor, anche perché l’amministratore delegato della società di Sesto San Giovanni, Alberto Lina (ex presidente di Italimpianti ed ex amministratore delegato di Finmeccanica), era stato dal 1995 al 1998 presidente di Coinfra, la società dell'IRI che aveva partecipato come fornitore alla realizzazione dello Storebelt East Bridge, insieme a Cowi, e quindi aveva collaborato direttamente con il professionista danese.

 

L’ingegnere Niels J. Gimsing ha pure ricoperto il ruolo di membro della Commissione Tecnica di aggiudicazione della gara per il ponte Stonecutters che sorgerà ad Hong Kong entro il 2008. Si tratta di una gigantesca struttura - lunga 1.018 metri ed alta 300 - che nel porto commerciale di Kwai Chung collegherà il nuovo aeroporto di Hong Kong al continente. Ebbene, il progetto dello Stonecutters Bridge vede tra gli altri la firma dello studio Flint & Neill Partnership (Gran Bretagna) di cui è titolare l’ingegnere Ian Firth, altro componente della Commissione aggiudicatrice della gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto accanto al professionista danese. Firth aveva pure fatto da consulente per la Società Stretto di Messina per la redazione dei documenti tecnici di gara.[18]  

 

Nel progetto del Ponte di Stonecutters, il nome dell’ingegnere britannico, quale concept designer, compare accanto a Cowi Consulting Engineers and Planners AS, controllata dall’omonimo gruppo danese progettista del ponte di Messina e partner Impregilo. Ulteriore consulenza progettuale per il ponte di Hong Kong[19] è stata pure fornita dalla società statunitense Maunsell AECOM, il cui project engineer è quel John Cadei che troveremo tra i membri della commissione nominata dalla Società dello Stretto per l’aggiudicazione della gara per il Project Management Consultant del Ponte.

 

 

 

Un consulente autostradale

 

Altrettanto inopportuna è apparsa la nomina nella commissione che ha aggiudicato la gara per il General Contractor dell’urbanista Francesco Karrer.

 

Il professore Karrer è infatti consulente della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco, gestore della parte italiana dell’omologo tunnel, in mano per il 51% alla finanziaria Schemaventotto della famiglia Benetton, saldamente presente in Autostrade S.p.A. e nel consorzio IGLI che di Impregilo è il principale azionista. Karrer è anche consulente di R.A.V. – Raccordo Autostradale Valle d’Aosta, realizzatore e gestore del raccordo autostradale fra la città di Aosta e il traforo del Monte Bianco. Dell’autostrada Aosta-Monte Bianco il professore di Roma ha pure svolto lo studio di valutazione d’impatto ambientale. Il pacchetto di maggioranza di R.A.V. è in mano alla stessa Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco della famiglia Benetton, mentre tra gli azionisti di minoranza compare il costruttore Marcellino Gavio, titolare di Argofin-Itinera-Grassetto ed altro importante azionista di IGLI-Impregilo.

 

Le consulenze professionali di Francesco Karrer sono inoltre tra le più richieste dal gioiello di casa Benetton, la Società Autostrade S.p.A.[20], a capo di buona parte del sistema autostradale italiano, il più grande d’Europa. Nel 1997 (quando Autostrade era ancora in mano IRI), Karrer è stato incaricato per la costruzione del primo “bilancio ambientale” della società. Sempre di Autostrade S.p.A., il docente è stato consulente per il riavvio del progetto della Variante di Valico, “incaricato“ del coordinamento scientifico dello studio di impatto ambientale del progetto di riqualificazione dell’Autostrada A14 e della Tangenziale di Bologna, “responsabile scientifico del S.I.A.” del progetto di adeguamento dell’Autostrada A1 nei tratti Aglio-Incisa e Firenze Sud-Incisa Valdarno. L’urbanista è stato anche membro della Commissione della Regione Veneto per la valutazione della proposta di realizzazione del cosiddetto “Passante autostradale di Mestre”, oggi in fase di realizzazione da parte di un consorzio guidato dalla solita Impregilo.

 

Ma nel curriculum vitae del professore Karrer spicca soprattutto la lunga opera professionale svolta a favore del Ponte: per conto della concessionaria Stretto di Messina, Karrer ha prestato la sua consulenza per la gestione degli studi ambientali connessi alla realizzazione dell’opera, mentre su incarico dell’Istituto Superiore dei Trasporti (ISTRA) ha coordinato lo studio dell’“opzione zero” (o “senza opera”) nell’ambito del SIA del progetto di attraversamento stabile. Nel 2002 ha pure ricoperto il ruolo di componente della commissione per l’aggiudicazione dei servizi relativi allo studio d’impatto ambientale (gara affidata ad un raggruppamento temporaneo d’imprese in cui compariva Bonifica S.p.A., società di cui Karrer è stato progettista e consulente[21]). Un anno prima l’urbanista aveva pure collaborato allo studio finalizzato a valutare “gli effetti di valorizzazione e riorganizzazione territoriale a seguito della realizzazione del Ponte sullo Stretto”, commissionato al CERTeT – Centro di Economia Regionale dei Trasporti e del Turismo dell’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano.

 

Sfogliando il lungo curriculum del professore Karrer si legge che è stato anche “vincitore, in associazione con Università Bocconi, PriceWaterhouse, Net Engineering, della gara internazionale (indetta dal Ministero dei Lavori Pubblici) per l’advisor sul progetto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina (aspetti ambientali, territoriali-urbanistici, trasportistici e di fattibilità economica)”. Sul “profilo ambientale” del Ponte sullo Stretto, il docente ha pure scritto un saggio su un numero monografico pubblicato nel 2001 dalla rivista Meridiana, dedicato appunto alla megaopera.

 

 

 

A volte tornano

 

L’aggiudicazione della gara per il General Contractor ha costituito oggetto di ricorso presso il TAR Lazio da parte del raggruppamento con mandataria Astaldi. Fortemente contestato è il ribasso del 12,33 per cento praticato da Impregilo & soci, definito “incredibile” dai manager della società romana[22]. Il TAR, pur rigettando la richiesta di sospensiva delle procedure di aggiudicazione del contratto, si è riservato alcuni mesi per analizzare la documentazione presentata dalle parti. Sono pochi però a scommettere che il contenzioso si trascinerà a lungo. All’interno delle due società ci sono azionisti e manager che lavorano per giungere ad una fusione che farebbe del nuovo soggetto ImpregiloAstaldi uno dei principali gruppi di costruzione in Europa. Un’occhiata ad incroci azionari, scoperture e megaprestiti bancari è sufficiente per rendersi conto che attorno alle due società ruotano holding e capitali finanziari di comuni e interdipendenti provenienze. Inoltre, nei lavori a dighe ed infrastrutture viarie dei cinque continenti, Astaldi ed Impregilo operano congiuntamente ormai da diversi anni condividendo immensi profitti e crimini socio-ambientali.

 

In merito alla auspicata fusione ImpregiloAstaldi esiste poi più di un dubbio di legittimità ed opportunità, specie per le conseguenze che essa avrebbe sul rispetto dei principi della libera concorrenza in tema di aggiudicazione dei lavori per le Grandi Opere. Peccato però che il mondo politico ed economico abbia scelto di non intervenire sull’ipotesi di fusione, con il rischio che alla fine potrà essere solo l’Autorità Antitrust italiana a frapporre qualche ostacolo alla nascita del conglomerato monopolistico.

 

Di certo la nuova entità potrà comunque affrontare con maggiore serenità tutti gli obblighi che derivano dalla stipula del contratto per il Ponte.

 

Come specificato dal Cda della società concessionaria, il contraente, nel corso del 2006, dovrà effettuare le seguenti prestazioni:

 

a)     redazione del progetto definitivo; il documento, completo di tutti gli elaborati occorrenti, dovrà essere consegnato alla Stretto di Messina nel termine massimo di 180 giorni decorrenti dall’ordine di inizio attività;

b)     redazione del progetto di Monitoraggio ambientale, territoriale e sociale; il progetto sarà esteso a tutte le componenti ambientali sensibili di modificazione a seguito della realizzazione delle opere e sarà concentrato nelle aree di lavoro e di cantiere;

c)     monitoraggio ambientale; il Contraente Generale eseguirà nelle aree di lavorazione e di cantiere le attività di monitoraggio ante operam che dovranno consentire, unitamente a quelle svolte dal Monitore Ambientale (che opera in un ambito territoriale più ampio rispetto a quello di competenza del Contraente Generale) e dagli specialisti degli studi di settore, di fornire elementi utili alla redazione di un progetto definitivo nel rispetto degli equilibri eco-sistemici esistenti.

 

 

 

Capitolo II – Tutti gli uomini del PieMmeC

 

 

La zia d’America

 

Contemporaneamente all’affidamento del General Contractor, la Stretto di Messina ha effettuato la gara per l’individuazione del cosiddetto “Project Management Consultant” (PMC), che avrà il compito di svolge per conto della società le attività di controllo e verifica della progettazione definitiva, esecutiva e della realizzazione dell’opera da parte del Contraente Generale, “con l’obiettivo di monitorare, con i metodi più adeguati, tutte le variabili dei processi gestionali e delle tecniche progettuali al fine di assicurare il rispetto degli standard di qualità, dei tempi e dei costi previsti per la realizzazione del Ponte sullo Stretto ed ottenere, tra l’altro, un migliore coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera”.

 

A tal fine il 26 ed il 29 gennaio 2005 veniva pubblicato, rispettivamente sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea e sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana, il bando di gara internazionale per la selezione del soggetto a cui affidare i servizi di PMC.

 

La gara è avvenuta mediante licitazione privata e si è articolata in una prima fase di prequalifica ed in una successiva alla quale sono stati invitati soltanto i soggetti prequalificati. L’importo a base di gara era pari a 150 milioni di euro mentre la durata attesa dell’appalto era di 126 mesi a partire della data di inizio delle attività (la stima è quella prevista nel progetto preliminare e comprende le attività di progettazione e dei relativi iter approvativi, nonché quella di realizzazione e collaudo tecnico ed amministrativo dell’opera).

 

Entro il termine prescritto (5 aprile 2005) pervenivano le richieste di invito da parte di 9 soggetti. Sulla base delle risultanze del lavoro svolto dall’apposita Commissione (composta di 3 membri) istituita per verificare i requisiti dei partecipanti alla fase di prequalifica, la società inviava ai seguenti soggetti, unitamente alla bozza di contratto ed altri allegati, le lettere di invito da presentare un’offerta entro il termine del 6 settembre 2005, successivamente prorogato al 30 settembre:

 

·         Atkins Limited;

·         Bechtel International Inc.;

·         Costituenda associazione temporanea di imprese tra Italferr S.p.A. (capogruppo mandataria) e Metropolitana Milanese S.p.A., Louis Berger sas, Setec tpi, Tractebel Development Engineering (mandanti);

·         Parson Brinckeroff Ltd;

·         Costituendo Raggruppamento Temporaneo di Imprese Parsons Transportation Group Inc (mandataria), Tecnimont S.p.A. (mandante);

·         Costituendo Consorzio tra Snamprogetti S.p.A. e Tecnip Italy S.p.A.;

·         Costituenda Associazione Temporanea di Imprese tra Systra S.A. (capogruppo mandataria), Technital S.p.A. (mandante).

 

Allo scadere del suddetto termine di gara, pervenivano 3 offerte da parte dei seguenti soggetti:

 

·         Parsons Transportation Group;

·         Costituendo Consorzio fra Snamprogetti S.p.A. e Technip Italy S.p.A.;

·         Costituenda Associazione Temporanea di Imprese formata dalla capogruppo mandataria Systra S.A. e dai mandanti Techinital S.p.A. e Norcontrol SL.

 

Subito dopo veniva nominata una Commissione giudicatrice “indipendente”, composta di 5 membri di cui 3 esterni alla Stretto di Messina S.p.A.. A presiedere la Commissione veniva chiamato il dottor Tullio Ancora, Presidente Onorario del Consiglio di Stato, ex democristiano, fedelissimo di Aldo Moro, noto per aver condotto per conto dello statista assassinato dalle Br la trattativa con il PCI per il compromesso storico.[23] 

 

Membri della commissione aggiudicatrice venivano nominati il professore Armando Brandolese[24], Preside della facoltà di Ingegneria dei Sistemi del Politecnico di Milano; l’ing. Massimo Marconi, responsabile del Servizio Progettazione della Stretto di Messina; il dott. Andrea Stefanoni, funzionario Affari Legali e Societari della Stretto S.p.A.; l’ing. John Cadei, consulente internazionale per la progettazione di grandi infrastrutture.

 

Il 12 dicembre 2005 il consiglio di amministrazione della società concessionaria deliberava l’aggiudicazione definitiva della gara per il Project Management Consultant a Parsons Transportation Group.

 

Il gruppo statunitense otteneva il punteggio complessivo di 89,43. L’offerta tecnico-organizzativa conseguiva 62,30 punti su un massimo di 70; il ribasso era invece pari al 20,1% e riduceva l’importo a base di gara da 150 a 120 milioni di euro. Il secondo in graduatoria, l’A.T.I. guidata da Systra S.A., raggiungeva un punteggio complessivo di 79,47, di cui 49,47 punti per l’offerta tecnico-organizzativa e 30 punti per l’offerta economica a fronte di un ribasso del 22,23%.       

 

 

 

La sparizione annunciata

 

Anche nel caso della gara per il PMC non sono mancate le anomalie. Alla prequalifica Parsons Transportation Group si era presentata insieme a Tecnimont. Nel luglio 2005 la società di ingegneria italiana veniva ceduta dal colosso elettrico Edison alla Maire Holding, il gruppo a capo di Maire Engineering (già Fiat Engineering), società consorziatasi con Astaldi per partecipare alla gare per il General Contractor del Ponte sullo Stretto. Un'operazione finanziaria da 180 milioni di euro prontamente stigmatizzata dall'on. Anna Donati, capogruppo in Commissione Trasporti dei Verdi-Unione, che in una nota denunciava l’ennesimo caso in cui controllore e controllato verrebbero ad essere rappresentati dallo stesso gruppo societario.

 

"Così la società Maire che ha acquisito Tecnimont - affermava la parlamentare - sarà in gara come Maire per il General Contractor e come Tecnimont per il Project Management. Per dirla in altre parole essa concorre sia per la progettazione e realizzazione del Ponte nella cordata Astaldi, sia per l’incarico bandito dalla società Stretto di Messina per la vigilanza delle due attività. In caso di successo della Maire Engineering in entrambe le gare, ci troveremmo nella condizione di un controllore che dovrà controllare se stesso". Il casus belli veniva comunque bonariamente risolto: alla presentazione delle offerte di gara, il successivo 30 settembre, spariva il nome di Tecnimont e Parsons Transportation Group poteva aggiudicarsi senza ulteriori problemi il bando PMC.

 

Ciò tuttavia non dirada le incertezze sul futuro esito delle attività del PMC, che come sottolineato dalla Stretto di Messina S.p.A., saranno finalizzate:

 

a)     al controllo ed alla verifica delle attività progettuali svolte dal Contraente Generale;

b)     al controllo ed alla verifica delle attività di monitoraggio ante operam svolte dal Monitore Ambientale e del Contraente Generale;

c)     alla integrazione e rielaborazione del progetto di Monitoraggio Ambientale, Territoriale e Sociale.

 

 

Il problema è che la società statunitense ha ricoperto accanto a Steinman International, il ruolo di advisor per l’approfondimento degli aspetti tecnici del progetto di massima del Ponte di Messina; inoltre, la casa madre “Parsons” era entrata in un primo tempo a fianco di Impregilo nell’A.T.I. che poi si sarebbe aggiudicata la gara per il General Contractor. Impregilo e Parsons Trasnsportation Group sono pure partner nella realizzazione del megatunnel ferroviario che attraversa la città di Seattle (Usa) e i cui lavori sono stati avviati a fine 2000[25]. Gli ingegneri di Steinman International-Parsons Transportation Group hanno pure lavorato alla progettazione del ponte di Storebealt, congiuntamente allo studio danese Cowi a cui il raggruppamento d’imprese guidato da Impregilo ha affidato l’elaborazione progettuale del Ponte di Messina. E come se non bastasse, Cowi rientra tra i principali progettisti dello Stonecutters Bridge di Hong Kong, accanto all’ingegnere John Cadei, membro della commissione aggiudicatrice del PMC del Ponte sullo Stretto. Insomma, una bella frittata.

 

 

 

Mercanti di morte

 

Più che indigesta appare poi la vocazione “bellicista” della potente compagnia statunitense, leader del complesso militare-industriale e tra i maggiori contractor delle forze armate Usa in Afghanistan e nello scacchiere mediorientale.   

 

Il Program Management Office, organo centrale della CPA, l’Amministrazione della coalizione occupante l’Iraq guidata dagli Stati Uniti, ha affidato al Gruppo Parsons contratti per milioni di dollari per la ricostruzione di aeroporti, porti, reti stradali e infrastrutture petrolifere iracheni. Parsons Transportation Group, che per il regime di Saddam Hussein aveva realizzato il ponte “14 luglio” sul Tigri e la megacentrale elettrica di alimentazione della città di Bagdad, nonché progettato la metropolitana sotterranea della capitale, è stata contrattata dallo US Army Corps Engineering per lo “sminamento e la distruzione di armi” ed il recupero delle maggiori reti petrolifere in Iraq. La società statunitense è contestualmente subappaltatrice del colosso Bechtel International Inc. per la realizzazione di un megaprogramma infrastrutturale (sistemi idrici, ospedali, centri educativi, caserme, stazioni di polizia e prigioni) coordinato dal PMO e finanziato in parte da USAID, l’agenzia di cooperazione USA.  

 

Ebbene Bechtel, forse il maggior colosso bellico-industriale-nucleare mondiale e con un ruolo predominante nel settore energetico, dei servizi e del controllo privato delle risorse idriche, ha partecipato alla fase di prequalifica per il Project Management Consulting del Ponte sullo Stretto, gara vinta da Parsons. Il gruppo statunitense aveva già mostrato un certo interesse per le opere di collegamento stabile Calabria-Sicilia: nel 1997 aveva offerto alla Stretto di Messina la disponibilità alla partecipazione progettuale ed esecutiva del Ponte. Nello stesso anno i manager di Bechtel erano giunti a Messina per incontrare i vertici della società concessionaria, l’allora presidente Nino Calarco e l’amministrazione comunale di centrosinistra guidata al tempo da Franco Providenti (oggi presidente della locale Azienda Trasporti).

 

A dire il vero alla fase di prequalifica per il PMC ha partecipato un’altra società particolarmente attiva nei programmi di “ricostruzione” in Afghanistan e Iraq, la Louis Berger sas, con sede in New Jersey. L’impresa statunitense si era associata per l’occasione con Italferr S.p.A., la società d’ingegneria controllata al 98,5% dalle Ferrovie Italiane (queste ultime, contestualmente, azioniste della Società Stretto di Messina) e per il restante 1,5% da Financyere Systra, società controllata dalla francese Systra SA, “avversaria” Italferr per il PMC del Ponte. Italferr, nel 1990, aveva pure eseguito per conto della Stretto S.p.A. lo studio di fattibilità per il collegamento ferroviario del Ponte, nonostante tre anni prima avesse curato per conto di Saipem, Spea Ingegneria Europea e Tecnomare[26], uno studio di fattibilità per la realizzazione di “impianti ferroviari per l’attraversamento in alveo dello Stretto”.

 

Coincidenza vuole che Italferr faccia parte del Consorzio italiano infrastrutture e trasporti per l’Iraq, insieme ad ANAS, Ferrovie dello stato, Ente nazionale per l’aviazione civile (ENAC) ed ENAV, a cui il CPA, l’Amministrazione della coalizione multinazionale in Iraq, ha affidato l’attuazione del piano generale dei trasporti nazionale.

 

Sempre per restare in Iraq, contratti complessivi per 200 milioni di dollari sono finiti ad altre due partecipanti alla gara per il PMC del Ponte sullo Stretto, la Tecnimont (ex partner Parsons) e SnamProgetti del gruppo ENI (quest’ultimo, attraverso la controllata Saipem, è l’ente che aveva guidato il consorzio d'imprese che a metà anni '80 avevano presentato alla Società Stretto di Messina un progetto alternativo di attraversamento in alveo tra Scilla e Cariddi e i cui studi per i collegamenti ferroviari furono affidati ad Italferr).    

 

Che più di un filo leghi gli scenari dei sanguinosi conflitti internazionali con la realizzazione del Ponte ne è prova il fatto che del precedente consiglio di amministrazione della Stretto di Messina S.p.A. (2002-2005), facevano parte due uomini che ricoprono oggi un ruolo determinante nel cosiddetto processo di “ricostruzione” delle infrastrutture distrutte dai bombardamenti in Iraq: l’odierno presidente della commissione di controllo del Ministero delle infrastrutture, on. Vito Riggio (nonché presidente ENAC), e l’ex manager Montedison, Lino Cardarelli.

 

Vito Riggio, è membro del Cda del Consorzio italiano infrastrutture e trasporti per l’Iraq, con sede legale a Roma, a cui si è già accennato relativamente ad Italferr. Lino Cardarelli è invece il vicedirettore del PMO (Program management office), l’organismo che si occupa degli aspetti economici, finanziari e industriali della ricostruzione in Iraq. Lo rincontreremo.  

 

 

 

Capitolo III – L’ecobusiness dello Stretto

 

 

Tutti pazzi per l’ambiente

 

In data 30 giugno 2005 veniva pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea, il bando di gara internazionale per il conferimento dell’incarico delle attività di monitoraggio ambientale, territoriale e sociale per la fase ante operam, di costruzione (in opera) e di esercizio (post operam) del Ponte sullo Stretto e dei suoi collegamenti stradali e ferroviari.

 

 “Si tratta di un prezioso strumento – scrive la Società Stretto di Messina – che nell’ambito del più ampio piano di Monitoraggio ambientale, svolge il controllo concernente le ricadute ambientali, territoriali e socioeconomiche dell’area, con il preciso compito di monitorare la fase di progettazione definitiva, la fase realizzativa e la fase gestionale dell’Opera, procedendo di volta in volta alla verifica dell’efficacia degli strumenti mitigativi progettati e messi in atto”.

 

Come con il General Contractor e il Project Management Consultants, la gara è avvenuta mediante un procedimento di licitazione privata articolatosi in una prequalifica ed in una successiva fase alla quale sono stati invitati i soli soggetti prequalificati. Il criterio di aggiudicazione è stato quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa “sulla base delle caratteristiche organizzative, metodologiche, tecniche e qualitative della proposta e del prezzo offerto”. Trentasette milioni di euro l’importo a base di gara, mentre 97 mesi era la durata prevista dell’appalto.

 

Come specificato ancora una volta dalla società concessionaria, le attività di affidamento hanno riguardato in sintesi i seguenti ambiti:

 

·         la realizzazione delle reti strumentali di supporto dotate di sistemi di acquisizione automatica e trasmissione dati;

·         effettuazione di misurazioni in situ, prelievi e controlli;

·         prove ed analisi di laboratorio;

·         censimento e verifica dell’evoluzione delle componenti ambientali, territoriali e sociali su base quantitativa e qualitativa;

·         aggiornamento della banca dati per l’archiviazione di tutte le informazioni georeferenziate.  

 

Nel termine prescritto (8 settembre 2005) pervenivano le richieste da parte di quattro soggetti. Sulla base delle risultanze del lavoro svolto dall’apposita Commissione (composta di tre membri) istituita per verificare i requisiti dei soggetti partecipanti, la Stretto di Messina inviava ai seguenti due soggetti, le lettere di invito a presentare un’offerta entro il termine del 6 dicembre 2005:

 

·         Costituendo Raggruppamento di Imprese formato dalla capogruppo mandataria Fenice S.p.A. e dai mandanti Agriconsulting S.p.A., Eurisko NOPWorld S.r.l., Nautilus-Società Cooperativa, Theolab S.r.l..

·         Costituendo Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dalla capogruppo mandataria Spea Ingegneria Europea S.p.A. e dai mandatari CESI S.p.A., Telespazio S.p.A., URS Italia S.p.A., Elsag S.p.A..

 

Veniva così nominata una Commissione giudicatrice indipendente composta di 5 membri di cui 3 esterni alla società, presieduta dal dottor Mario Napolitano, Presidente Onorario del Consiglio di Stato e composta dal professore Giovanni Pietro Beretta[27], docente di Idrogeologia dell’Università di Milano; dal prof. Giuseppe Lo Paro, direttore del Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Marina dell’Università di Messina; dall’ingegnere Giuseppe Fiamminghi, direttore tecnico della Stretto di Messina e dal dottor Andrea Stefanoni, responsabile per gli Affari Legali e Societari della Stretto S.p.A..    

 

Il 23 gennaio 2006 la Commissione dichiarava aggiudicatario provvisorio il raggruppamento guidato da Fenice S.p.A., che otteneva i punteggi migliori sia in relazione all’offerta tecnico-organizzativa sia in relazione all’offerta economica. Il ribasso offerto era pari al 21,294%, con una riduzione dell’importo a base di gara da 37 a 29 milioni di euro.

 

Relativamente al Monitore Ambientale, la Stretto di Messina “in considerazione della complessità e dell’importanza dell’Opera, nonché degli habitat naturali interessati dalla sua realizzazione”, ha previsto di estendere le attività di monitoraggio ad un ambito territoriale più ampio di quello di pertinenza del General Contractor.

 

La società, aveva definito infatti come limite spaziale d’intervento delle attività affidate all’A.T.I. guidata da Impregilo quello in cui sarà realizzata l’opera e le aree in cui si svolgeranno le attività di costruzione ovvero i cantieri principali e remoti, i cantieri operativi, le cave, i siti di deposito e gli itinerari di servizio.

 

Secondo quando previsto dal bando, il Monitore ambientale dovrà eseguire “tutte le attività di monitoraggio volte alla misura delle eventuali trasformazioni indotte dalla realizzazione dell’opera in un ambito territoriale di area vasta, più esteso rispetto alle singole unità ambientali direttamente connesse alla sua realizzazione, con particolare attenzione alle aree maggiormente sensibili sotto il profilo ecosistemico (zone ZPS – Zona a Protezione Speciale, SIC – Siti di Interesse Comunitario, IBA – Important Bird Area)”.

 

Entrambi i monitoraggi si esplicheranno in tre distinti momenti temporali ante operam della durata di 12 mesi, in opera per una durata pari al periodo di costruzione, post operam per una durata pari a 12 mesi dopo la fine dei lavori.

 

 

 

Il tricolore francese che sventola dal ponte

 

Il raggruppamento a guida Fenice S.p.A. è dunque chiamato ad un duplice ruolo: controllare gli impatti ambientali della realizzazione del Ponte da parte di Impregilo & Soci; potenziare la qualità e l’area dei controlli socio-ambientali-territoriali. Ne consegue che i requisiti richiesti ai monitori siano affidabilità, autonomia, esperienza professionale e coerenza ecologista.

 

Partiamo dalla capofila Fenice S.p.A., operante in Italia, Francia, Polonia e Spagna nel settore della “gestione ecologica” di impianti industriali e nelle consulenze ambientali. La società è leader nella produzione, trasformazione e distribuzione di energia elettrica e termica, acqua potabile e industriale e nel trasporto e smaltimento dei rifiuti (con una produzione complessiva di 9.000 MW di elettricità e il trattamento di 10.200 m3/h di acque e 80.000 t/a di rifiuti). Fenice si occupa infine di analisi di laboratorio, valutazione dell'impatto ambientale e progettazione e realizzazione di interventi di bonifica ambientale. La S.p.A. occupa più di 2.000 persone in più di 40 stabilimenti, per un fatturato di 450 milioni di euro.

 

Numeri rispettabili, ma la storia e le compartecipazioni azionarie di Fenice S.p.A. legittimano le perplessità sulla compatibilità della scelta del Monitore ambientale dello Stretto. La società fu creta infatti all’inizio degli anni ’90 dal Gruppo Fiat (quello cioè che vede gli stessi azionisti di controllo di Gemina ed Impregilo[28]), per concentrare nelle mani di un unico specialista tutte le “attività eco-energetiche” e di smaltimento dei rifiuti industriali, solidi e liquidi prodotti dai vari siti aziendali. Fenice S.p.A. passò poi ad occuparsi della gestione dei famigerati impianti di cogenerazione, del trattamento dei rifiuti urbani e speciali e del controllo dei cicli delle acque primarie e reflue. L’espansione del mercato dell’ecobusiness richiamò presto l’attenzione degli investitori stranieri, così Fenice S.p.A., a fine 2001, fu interamente acquisita da EDF International, la holding a capo del colosso elettrico EDF-Electricité de France. L’anno successivo Fenice è stata oggetto di fusione per incorporazione con EDF Italia, società che controlla indirettamente il 40% di Edipower[29] e il 50% di EDEV Italia, filiale della società SIIF Energies, una degli maggiori operatori mondiali nel campo delle energie rinnovabili. Attraverso EDEV, il colosso elettrico francese sta sviluppando progetti eolici dal notevole impatto ambientale e paesaggistico. Sempre in Italia opera dal 2001, la Tiru Sa, altra controllata EDF, specializzata nell'incenerimento dei rifiuti urbani.

 

L’anno in cui EDF mette le mani su Fenice è anche quello in cui la società francese diviene accanto al gruppo Gemina-Fiat, AEM Milano ed alle maggiori banche italiane (Capitalia, Banca Intesa e San Paolo IMI), il principale azionista di Edison (ex Montedison), attraverso Italenergia. Edison è oggi a capo di un complesso finanziario che estende il suo intervento dal settore chimico-industriale a quello petrolifero-energetico[30] ed al controllo delle risorse idriche[31]

 

La capofila del raggruppamento chiamato a rafforzare i controlli ambientali sulla realizzazione del Ponte è dunque parte integrante di una delle principali erogatrici di energia elettrica a livello internazionale (circa 42,1 milioni di utenti), energia in buona parte prodotta in Francia in inquinanti centrali nucleari[32]. Con l’aggravante di condividere determinanti incroci azionari con le holding azioniste o creditrici per milioni di euro della società su cui dovrebbe esercitare il controllo del rispetto delle prescrizioni ambientali durante la fase di realizzazione del Ponte. C’è da restare realmente senza parole.    

 

 

 

Una fenice termodistruttrice

 

Alcuni degli investimenti industriali più rilevanti della capofila del Monitoraggio ambientale del Ponte sullo Stretto hanno generato contenziosi legali e veri e propri conflitti politici con le popolazioni e gli enti locali. Ad esempio in Piemonte, dove il progetto di realizzare un termovalorizzatore per rifiuti speciali nel comune di Verrone ha visto scendere in piazza i cittadini e gli amministratori provinciali di Biella. Questi ultimi, nell’ottobre 2003 hanno formalmente respinto il piano d’insediamento dell’impianto di Fenice S.p.A., sfornito tra l’altro dello Studio di Impatto Ambientale aggiornato richiestole dal Ministero dell’Ambiente. Le gravi anomalie progettuali di Fenice e il mancato rispetto delle prescrizioni ministeriali sono state oggetto di denuncia al Commissario per l’Ambiente dell’Unione Europea, Margot Wallström.


La società italo-francese progettava di realizzare una Piattaforma di trattamento di termodistruzione di oltre 380.000 tonnellate/anno di rifiuti industriali, tossici e nocivi, metà dei quali provenienti dagli stabilimenti del gruppo Fiat localizzati nella regione Piemonte e nella regione Lombardia.

 

Secondo quanto dichiarato dall’amministrazione provinciale di Biella, “l'impianto di termodistruzione progettato, per le dimensioni e la tipologia dei rifiuti, è da ritenersi gravemente inquinante tanto più in associazione con il cogeneratore ad esso collegabile. Entrambi si inserirebbero in un contesto ambientale caratterizzato da un andamento climatico ed anemologico tale da non garantire la dispersione dei fumi. Inoltre, il clima, già decisamente umido, subirebbe un ulteriore aumento di umidità a causa della grande quantità di vapore acqueo emesso dalla centrale; (…) si avrebbero, altresì, ripercussioni negative sulle attività agricole con perdita di valore dei raccolti e dei terreni, considerato che nella zona sono presenti ampie coltivazioni intensive risicole e cerealicole di alta qualità, molte delle quali sono di tipo biologico; la costruzione dell'inceneritore metterebbe a rischio migliaia di posti di lavoro nella provincia biellese”.

 

Gli amministratori di Biella evidenziavano altresì l’incoerenza ambientale della società Fenice e la disattenzione verso il patrimonio e le risorse ecologiche dell’area destinate all'ubicazione dell'impianto: “il sito è circondato da zone densamente popolate ed è interessato da aree protette (Riserva naturale orientata delle Baragge – Riserva Naturale speciale della Bessa – Area attrezzata Brich e Mont Preve). Di tali aree è in corso, presso la Regione Piemonte, l'iter di estensione ai territori di altri Comuni della Pianura biellese. Inoltre, è stato accertato, attraverso un sopralluogo compiuto da tecnici della stessa Regione, che il sito su cui dovrebbero sorgere gli impianti è da considerarsi "biotopo", nonché "sito di interesse comunitario" ai sensi di quanto disposto dalla Direttiva CEE n. 92/43 del Consiglio relativa alla conservazione di habitat naturali; (…) Il Piano non dà particolari indicazioni di tutela per l'area vasta interessata dall'intervento, oltre al mantenimento delle aree agricole nella parte inferiore della pianura biellese, alla valorizzazione della conca del lago di Viverone ed alla conferma delle indicazioni dei Piani regolatori generali; il Piano comprensoriale, infine, prevede una specifica tutela ambientale paesistica dell'area delle Baragge di Candelo, Benna, Mottalciata e Massazza”[33].

 

Sempre in Piemonte, l’inceneritore per rifiuti industriali “Stureco” della società Fenice, situato alle Basse di Stura, nella zona nord di Torino, è stato al centro di denunce e interpellanze da parte di cittadini, ambientalisti e gruppi consiliari per i gravi impatti sull’ambiente e il territorio. Manifestazioni di protesta contro l’incenerimento di rifiuti speciali in un impianto Fenice si sono pure verificate in Basilicata. Un buon biglietto da visita per le popolazioni dello Stretto.

 

 

 

Ambientalisti per professione

 

Nel raggruppamento di imprese che valuteranno i comportamenti ambientali delle aziende chiamate a progettare e realizzare il Ponte c’è poi Agriconsulting S.p.A., società di consulenza ambientale fondata nel 1966 da alcuni imprenditori agricoli. La società, oltre a gestire aziende agricole, esegue studi e progetti per “l’agricoltura e lo sviluppo rurale, l’agroindustria e l’ambiente” in Italia, Europa dell’Est, Africa, America latina ed Asia.

 

Agriconsulting ha firmato contratti di consulenza ambientale e ha redatto piani di sviluppo per buona parte degli enti gestori i parchi regionali e nazionali d’Italia. Per conto della Regione Siciliana (azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A.),[34] ha effettuato la “Valutazione Intermedia del Piano di Sviluppo Rurale 2000-2006 della Sicilia”; sempre nell’isola, alla fine del 2001, Agriconsulting è stata incaricata dall’Ente Parco dei Nebrodi per la redazione del Piano territoriale e del regolamento del Parco. Presidente del comitato tecnico scientifico del Parco dei Nebrodi è quel prof. Giuseppe Lo Paro, direttore del Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Marina dell’Università di Messina, che abbiamo incontrato come membro “indipendente” della Commissione che ha affidato a Fenice-Agriconsulting- Eurisko-Nautilus-Theolab l’incarico delle attività di monitoraggio ambientale.

 

Nei mesi in cui si preparava la gara del Ponte, all’associazione Agriconsulting-Telespazio-Finsiel veniva rinnovata la convenzione annuale con il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per la realizzazione delle Statistiche Agricole Nazionali (monitoraggio e informatizzazione dati sulle coltivazioni). Da alcuni anni, cioè, Agriconsuilting è partner di una delle società con cui formalmente ha concorso, su fronti opposti, per aggiudicarsi la gara ambientale del Ponte. Come successo tra le società in gara per il General Contractor e il Project Management Consultants.    

 

Va poi aggiunto che l’amministratore delegato di Agriconsulting, sin dalla sua costituzione, è il dottor Federico Grazioli, cavaliere del lavoro, conduttore di aziende cerealicole e vitivinicole in Maremma e nei Castelli Romani, presidente di Lodagli S.p.A., componente del Comitato di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, consigliere di Banca Nuova (Gruppo Banca Popolare Vicentina). Ebbene, la Fondazione Cassa di Risparmio è una tra le maggiori azioniste di Capitalia, il gruppo bancario che del General Contractor Impregilo è contestualmente azionista e creditore[35]. Banca Nuova, invece, ha fatto parte del gruppo guidato da Banca Intesa-BCI, partecipante alle audizioni indette dal Ministero dei trasporti nel 2001 per individuare le possibili forme di finanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina[36]

 

E sempre per restare in tema di “amici del Ponte”, quasi a riprova della polivalenza della società di consulenza ambientale, è opportuno segnalare che nel giugno 2006, il consorzio PricewaterhouseCoopers, FBK, ACCA ed Agriconsulting S.p.A. è stato prescelto dall’Unione europea per un progetto di consulenza accanto alle autorità governative della Federazione Russa in vista delle nuove “riforme contabili” atte a “promuovere un clima di fiducia agli affari e gli investimenti in Russia” da parte delle imprese europee. Neoliberismo in salsa russa, dove accanto ad Agriconsulting siede la società straniera a cui la Stretto di Messina S.p.A. affida annualmente il controllo contabile societario. PricewaterhouseCoopers è poi la stessa che in associazione con Sintra S.r.l., Net Engineering S.p.A. e Certet-Bocconi, era stata selezionata il 22 dicembre 1999 dalla società concessionaria quale “advisor indipendente” per la valutazione degli aspetti economici e finanziari del progetto preliminare del Ponte.

 

Qualche perplessità pure in merito alla presenza tra i monitor ambientali di Eurisko NOPWorld S.r.l. il “più importante istituto operante in Italia nelle ricerche sul consumatore”. L’istituto, rilevato dal gruppo transnazionale GFK (sedi in 60 paesi e filiali a Roma e Milano), pubblica la rivista Social Trends, di “analisi e ricerche di opinione e di mercato”. Più ricerca sociale e sondaggi dunque, che valutazione ambientale, come confermato del resto dai curriculum vitae dei fondatori e manager di Eurisko (il presidente dell’istituto, Giuseppe Minoia, insegna Psicologia delle Comunicazioni alla Cattolica di Milano; l’amministratore delegato, Remo Lucchi, ha insegnato Marketing nella stessa università privata; i vicepresidenti: Paolo Anselmi ricercatore di Psicologia del Marketing, Luca Antonietti ingegnere e direttore di diversi istituti impegnati nelle ricerche di mercato, Silvio Siliprandi ricercatore sociale e di marketing, Fabrizio Fortezza “ricercatore sui servizi finanziari”; direttore generale: Francesco Castiglioni, economista ed “esperto” di trasporti, mobilità e turismo).

 

Lo scorso 8 febbraio 2006, Eurisko NopWorld S.r.l. è stato pure aggiudicatario del bando di gara indetto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per un’attività di ricerca sulle “discriminazioni in ambiente di lavoro o nell'accesso al lavoro per sesso, religione, convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale”. Eurisko avrà come partner-capofila, la Fondazione di Ricerca Istituto Universitario Carlo Cattaneo di Torino. Presidente del Comitato ordinatore della Facoltà di Ingegneria dello stesso istituto è il prof. Armando Brandolese, già membro della commissione giudicatrice della gara del PMC del Ponte sullo Stretto.

 

Ignote le competenze in materia di monitoraggio ambientale della quarta componente del raggruppamento prescelto dalla Stretto di Messina S.p.A, la Nautilus Società Cooperativa servizi per l’oceanografia e la gestione delle risorse ambientali, non fosse altro per le scarnissime notizie ricavabili dal corrispondente sito internet, peraltro ancora “in costruzione”. Con sede nella zona industriale di Porto Salvo di Vibo Valentia, la Nautilus è una società cooperativa fondata nel gennaio 1985 “da un gruppo di giovani laureati e tecnici esperti”, utilizzando le risorse finanziarie e le opportunità formative messe a disposizione dalla Legge 44/86 (Legge "De Vito"). Con un organico di 50 “dipendenti”, presidente Raffaele Greco, la coop punta a produrre “servizi a carattere tecnico-scientifico dedicati a quei soggetti investiti di responsabilità decisionali nell’affrontare tematiche ambientali e territoriali relativi al versante gestionale e a quello strettamente ingegneristico”. I principali ambiti dei servizi offerti da Nautilus riguardano “l’ambiente marino, la pesca e acquacoltura, l’ingegneria costiera ed ambientale, la pianificazione territoriale, la gestione delle risorse idriche”. La cooperativa è pure socia di Legapesca Calabria.

 

Chiude la cordata Theolab S.r.l., uno dei maggiori laboratori di analisi ambientali, chimiche e microbiologiche in Italia, di proprietà del Gruppo Tazzetti di Volpiano (Torino), con un portafoglio clienti in cui sono rappresentate grandi industrie e società di bonifica. Ed a conferma delle vocazioni militariste dei signori del Ponte, Theolab vanta pure una lunga esperienza come contractor dell’Air Force Centre for Environmental Excellence, la specialistica struttura dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti che esegue i monitoraggi ambientali delle basi della US Air Force in Europa.

 

 

Guerra alla terra

 

La vittoria per il Monitor ambientale della cordata a guida Fenice, pur se controversa, ha comunque tolto più di una castagna dal fuoco ai soci e amministratori della società del Ponte. Perlomeno si è evitata un’ulteriore perdita d’immagine, specie di fronte ai fautori del No.

 

L’eventuale vittoria del raggruppamento a guida Spea Ingegneria Europea avrebbe infatti posto ancora con più forza il tema dei conflitti d’interesse tra controllori e controllati e avrebbe rafforzato il ruolo di “ponte armato” del manufatto dello Stretto.

 

La mandataria Spea, con sede a Milano, è infatti una società del Gruppo Autostrade per l'Italia S.p.A., principali azionisti i Benetton di IGLI-Impregilo. Fondata nel 1961, ha come scopo sociale lo sviluppo di servizi integrati di ingegneria nel settore delle infrastrutture di trasporto e la realizzazione di studi di impatto e inserimento ambientale.

 

Con oltre 500 dipendenti e un fatturato annuo di 92 milioni di euro, Spea Ingegneria Europea ha operato per conto di buona parte delle reti autostradali del gruppo di riferimento, come ad esempio R.A.V. – Raccordo Autostradale Valle d’Aosta per la realizzagzione della nuova autostrada Aosta-Traforo del Monte Bianco, o S.A.T. – Società Autostrada Tirrenica S.p.A. (realizzazione del tratto Cecina-Civitavecchia). Tra i consiglieri di amministrazione di R.A.V. compare il dott. Francesco Sabato, membro del Cda della Stretto di Messina; altro consigliere è pure l’ex componente della Stretto S.p.A., Lino Cardarelli. Altro ex componente del Cda della società concessionaria del Ponte è Giuseppe Calcerano, direttore tecnico della Società Autostrada Tirrenica S.A.T.. Se a ciò si aggiunge che Spea, ad inizio anni ’90, ha pure redatto per conto della Stretto di Messina lo studio di fattibilità per la realizzazione degli impianti ferroviari per l’attraversamento “in alveo”, un monitoraggio ambientale in queste condizioni, sarebbe stato difficilmente neutrale.

 

La ragnatela si sarebbe fatta ancora più complessa con la mandataria CESI – Centro Elettronico Sperimentale Italiano S.p.A., gruppo specializzato nel settore elettro-energetico ed ambientale con sede a Milano, “leader nel mercato delle prove e certificazioni di apparati elettromeccanici e delle consulenze sui sistemi elettrici”. Il controllo azionario di CESI è infatti in buona parte esercitato da Enel (25,92%) e dalla controllata Terna S.p.A. (24,36%), ma tra gli azionisti compaiono pure Ansaldo Ricerche (9,36%), Edipower (7%), Endesa Italia (5%), Siemens (4,68%), Tirreno Power (3%), SOGIN S.p.A. (2%) ed Edison (1,05%)[37], come dire i maggiori fornitori di energia elettrica (e alcuni nucleare) in Europa. Come abbiamo già visto nel capitolo dedicato alla capofila del raggruppamento che ha strappato a CESI & soci la gara per il monitoraggio ambientale, a capo di Edipower ed Edison c’è il colosso elettrico francese EDF, da cui Fenice S.p.A. è interamente controllata. Come dire che i transalpini, pur di non perdere l’occasione d’innalzare il tricolore sullo Stretto di Messina, hanno giocato su due distinti cavalli “avversi”.  

 

Con Telespazio S.p.A., società controllata per 2/3 da Finmeccanica ed 1/3 dalla francese Alcatel, il ponte sarebbe stato veramente da guerra stellare. La società, infatti, è tra le maggiori aziende produttrici di sistemi di telecomunicazione satellitare, con commesse per svariati milioni da parte delle forze armate italiane  e straniere. In particolare Telespazio è alla guida del progetto LEOP (Launch and Early Orbit Phase) e del SICRAL, il primo sistema satellitare interamente utilizzato per le comunicazioni militari in via di implementazione da parte delle forze NATO. La società partecipa inoltre allo sviluppo del programma internazionale civile-militare COSMO-Skymed, costituito da una serie di satelliti capaci di osservare la terra in qualsiasi condizione di tempo climatico[38].

 

Partner di Telespazio nella corsa alla militarizzazione degli spazi è Elsag S.p.A. di Genova, altra società del gruppo Finmeccanica, partecipante nella identica cordata per il monitoraggio dello Stretto. Elsag produce sistemi di controllo di piattaforma per navi militari destinati all'automazione della propulsione e sistemi di simulazione e addestramento alla conduzione e manutenzione degli impianti di bordo. Inoltre opera nella progettazione di servizi logistici per la Difesa secondo gli standard NATO e per il miglioramento della “prontezza” dei sistemi d’arma. Un campionario di strumenti di morte quelli del duo Telespazio-Elsag che certamente non avrebbe sfigurato accanto ai mercanti di armi che si sono fronteggiati nella gara per il Project Management Consultants.

 

In associazione con la cordata a guida Spea c’era infine URS Italia S.p.A., società di ingegneria e consulenza ambientale, interamente controllata da URS United Research Services Corporation, Massachuetts, Stati Uniti. URS Italia è presente sull’intero territorio nazionale, ma specie nell’ultimo anno si è messa particolarmente in evidenza in Sicilia. Nel gennaio 2006, URS ha portato a termine un'importante operazione per l'acquisizione del Centro Oceanografico Mediterraneo (Ceom), costituito agli inizi degli anni novanta come joint venture tra ENI e la Regione Siciliana. Il Ceom, che ha sede a Palermo, è specializzato in “analisi di compatibilità ambientale per lo sfruttamento a fini industriali e scientifici delle risorse marine” e nella conduzione di indagini archeologiche subacquee. In aprile URS Italia in A.T.I. con il laboratorio d’analisi SGS, si è aggiudicata la gara di Eni Mediterranea Idrocarburi S.p.A., società del gruppo ENI per la “caratterizzazione ambientale dei siti industriali e/o aree dismesse situati nella Piana di Gela”. URS si è impegnata a fornire il coordinamento tecnico, la supervisione dei lavori, l'elaborazione dei dati e la stesura dei rapporti di sintesi delle operazioni di caratterizzazione nell’area gelese, nonché il supporto nella gestione dei rapporti con il Ministero dell'Ambiente e con le autorità locali. Con il Ponte sullo Stretto sarebbe stato un invidiabile tris.

 

 

 

A caccia di uccelli e balene

 

Nella sua relazione ai soci, la società pubblica concessionaria per la realizzazione del collegamento stabile Calabria-Sicilia specifica che le attività del Monitore ambientale saranno integrate dagli ennesimi studi di settore affidati ad altri soggetti, quali:

 

·         studio relativo a flussi migratori dei cetacei nello Stretto di Messina e relativo monitoraggio ante operam;

·         studio dei flussi migratori dell’avifauna e relativo monitoraggio ante operam;

·         monitoraggio delle deformazioni tettoniche e della sismicità locale;

·         studio dei flussi di traffico tra Sicilia e Continente”.   

 

“Le risultanze dei due monitoraggi e degli studi ed approfondimenti di settore – aggiunge la Stretto S.p.A. - dovranno contribuire ad individuare, ove possibile, ulteriori misure di mitigazione rispetto a quelle definite nel Progetto Preliminare e nel relativo Studio di Impatto Ambientale. Inoltre le risultanze di tutte le attività sopra descritte consentiranno l’elaborazione di un Progetto di Monitoraggio Ambientale, Territoriale e Sociale (P.M.A.T.S.) unitario che, allegato al Progetto Definitivo, sarà sottoposto all’approvazione del CIPE…”.

 

La società ammette così l’incompletezza del SIA (Studio di Impatto Ambientale) allegato al progetto preliminare del Ponte, approvato nel 2003 da parte della Commissione Speciale per la Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero competente. Talmente deficitario da dover prevedere un nuovo affidamento – con ulteriore dispendio di denaro pubblico - per tre studi tematici determinanti dal punto di vista ambientale e della fattibilità economica e questo, paradossalmente, solo dopo aver completato le fasi di procedurali di scelta e affidamento della progettazione definitiva e della realizzazione del Ponte sullo Stretto.

 

Sorge spontaneo il dubbio che gli studi servano solo a “mitigare” e “compensare” pareri discordanti, dubbi e osservazioni di esperti e ambientalisti. O più presumibilmente, come vedremo in seguito, ad aggirare la cosiddetta “direttiva uccelli” e le conseguenti possibili sanzioni dell’Unione europea, ottenendo così un nuovo via libera e bypassando i veti di alcuni ministri del nuovo governo Prodi.

 

È opportuno ricordare che i SIA del progetto Ponte sono già stati due: il primo risale ai primi anni ‘90, profondamente deficitario, mentre il secondo, nel 2002, fu affidato per “aggiornare e integrare” il precedente ad un raggruppamento temporaneo d’imprese composto da Systra SA, Bonifica S.p.A., Systra-Sotecni S.p.A., Ast Sistemi S.r.l.. Al raggruppamento fu anche affidata la predisposizione della documentazione per l’accertamento di conformità urbanistica delle opere. 

 

Anche in questo caso non si può proprio dire che la scelta sia stata tra le più felici ed opportune. Innanzitutto per il ruolo guida di Systra SA, società d’engineering francese che non aveva lasciato un buon ricordo nella città di Messina, avendo progettato la sfortunata e costosa metropolitana di superficie, fortemente impattante dal punto di vista socio-urbanistico e finita poi nel mirino di numerose indagini della magistratura[39].

 

La lunga storia della metropolitana di Messina, progettata senza una previa valutazione di impatto ambientale, è stata caratterizzata infatti da approssimative scelte del tracciato, dall’andamento a singhiozzo dei lavori, da infinite varianti in corso d’opera, dai contenziosi giudiziari con le società appaltatrici, dall’assenza di uno studio di sistema preventivo per la mobilità urbana. Eppure alla stesura del progetto della controllata Systra di Roma avevano partecipato alcuni dei professionisti più rinomati di Messina, il prof. Cesare Fulci, l’architetto Sebastiano Fulci, gli ingegneri Santi Caminiti, Maurizio Falzea, Antonino D'Andrea, Orazio Pellegrino, Fabio Porcino e Angela Tortorella[40]. I cervelli cioè delle scelte urbanistiche più importanti del capoluogo dello Stretto, spesso finalizzate o condizionate dalla realizzazione del Ponte e delle opere connesse[41].

 

Dopo metropolitana e studio di impatto ambientale del Ponte sullo Stretto, Systra SA ha pure guidato l’A.T.I. (mandanti Techinital S.p.A. e Norcontrol SL), partecipante alla gara per il Project Management Consultants, giungendo seconda dietro la statunitense Parsons Transportation Group. Una sconfitta presto digerita, dato che la società francese è stata poi chiamata dalla municipalità di Dubai quale project consultants per la valutazione preliminare delle offerte della gara per la nuova metropolitana della importante città degli Emirati Arabi. Sapete chi incontra Syntra tra i gruppi in gara a Dubai? La stessa Parsons Transportation Group. Logica vorrebbe che Syntra si astenesse dal giudicare l’offerta di un’impresa che gli ha appena soffiato il PMC del Ponte di Messina. Ma perché farlo se da qualche mese a Parsons, Systra e Parsons Brinckerhoff (altra partecipante alla prequalifica per il PMC del Ponte) le autorità di New York hanno affidato la progettazione del nuovo sistema di controllo di una delle maggiori linee metropolitane?

 

 

 

Il pasticciaccio del SIA

 

Per Bonifica S.p.A., la presenza nel raggruppamento temporaneo a cui la Stretto di Messina ha affidato la “riedizione” del SIA, ha rappresentato l’ennesimo impegno pro-collegamento stabile tra Scilla e Cariddi. Nel 1990, come “cliente” di Italferr, Bonifica - società al tempo controllata dall’IRI - aveva eseguito lo “studio di fattibilità e preliminare per il collegamento ferroviario per il ponte sullo Stretto”. Dal 1991 al 1994, Bonifica ha pure partecipato alla progettazione “preliminare e di massima” e allo studio di Valutazione di Impatto Ambientale per il Ponte viario e ferroviario” (committente la Stretto di Messina S.p.A.”). Bonifica è stata dunque tra gli estensori che hanno redatto il primo SIA (quello incompleto ed inadeguato), poi “aggiornato” ancora da Bonifica che pure aveva stabilito la fattibilità tecnica del Ponte. Un vero e proprio record di presenze.

 

Discutibile infine la partecipazione al cartello di studio di impatto ambientale di Ast Sistemi S.r.l. società di recente costituzione, controllata dall’Azienda Siciliana Trasporti, al tempo Ente pubblico della Regione e solo dal febbraio 2006 trasformata in S.p.A..[42] Incerte sono infatti le competenze ambientali di Ast Sistemi, il cui scopo sociale dichiarato è la gestione di “servizi d'ingegneria nel settore dei trasporti, prove di qualità sui materiali stradali e programmi di manutenzione programmata delle infrastrutture stradali”. Di contro Ast Sistemi aveva promosso progetti duramente contrastati dagli ambientalisti per il loro insostenibile impatto sul territorio siciliano: la costruzione di una funivia da Trapani ad Erice e la realizzazione di una rete di scale mobili e di ascensori all'interno della Valle dei Templi di Agrigento[43].

 

Lo Studio di impatto ambientale stilato dal raggruppamento a guida Systra si è rilevato un vero e proprio pasticciaccio: fortemente censurato dagli esperti delle principali organizzazioni ambientaliste italiane è finito finanche sotto le lenti d’ingrandimento della procura della Repubblica di Roma. In oltre 200 pagine di osservazioni al SIA, Italia Nostra, Legambiente e WWF hanno evidenziato che lo studio allegato al progetto preliminare ometteva di segnalare il quadro completo delle aree vincolate, prospicienti lo Stretto di Messina, individuate in base alle normative comunitarie o alle leggi nazionali e regionali. Ma ancora più grave nello studio di impatto si ometteva incredibilmente di considerare che gli undici Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e le due Zone a Protezione Speciale (ZPS) insistono nell’area di progetto o addirittura, in alcuni casi, nelle zone di cantiere.

  

Lo studio di impatto ambientale ha pure omesso di considerare che tutta l’area dello Stretto di Messina è stata dichiarata IBA (Important Bird Areas), essendo una delle tre rotte migratorie più importanti d’Europa, insieme al Bosforo e Gibilterra. Anche se elencate in appendice, le specie protette dalla CEE e dalla convenzione di Washington non erano evidenziate nella relazione se non saltuariamente e mai in modo completo e puntuale. Ad esempio, non veniva detto che ben 81 specie di uccelli in allegato I della Direttiva 79/409/CEE passano nell’area dello Stretto. Inoltre, si ometteva di dire che 10 specie su 48 elencate nella lista ORNIS sulle specie di uccelli protetti dalla direttiva 79/409/CEE, passano sullo Stretto di Messina.

 

Proprio per le omissioni relative alla rilevanza dell’area per la migrazione degli uccelli, il Governo italiano è stato messo in mora dall’Unione europea su reclamo delle associazioni ambientaliste. Con nota del 18 ottobre 2005 la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha contestato all’Italia di “non avere adottato (…) misure idonee a prevenire il deterioramento degli habitat e le perturbazioni dannose agli uccelli” in riferimento agli impatti su due IBA e di “non aver correttamente eseguito la valutazione di incidenza” del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, con riguardo alle due Zone di Protezione Speciale di Capo Peloro – Laghi di Ganzirri e del Dorsale di Curcuraci.

  

L’Italia, cioè, è stata “ammonita” per non avere rispettato l’art. 4 paragrafo 4 della “Direttiva Uccelli” (Direttiva 79/409) che impone agli stati membri di attuare tutte le misure atte a prevenire il disturbo e il danno all’avifauna protetta nelle aree individuate per la tutela di queste specie. All’Italia, inoltre, viene contestato di non avere correttamente proceduto alla Valutazione di Incidenza, come previsto dall’art. 6 della Direttiva Habitat (Direttiva 92/43, attuata in Italia con DPR 357/97 e successive modifiche e integrazioni)[44].

 

Gli esperti di Italia Nostra, Legambiente e WWF hanno pure rilevato che la relazione sull’impatto causato dal Ponte si occupa solo brevemente delle conseguenze sulla migrazione dei cetacei. Lo Stretto è un punto di passaggio obbligato (cioè un “Whale Gate”), probabilmente il più importante del Mediterraneo, per gli spostamenti dei Cetacei.  L’“effetto ombra” di torri ed impalcato avrebbe effetti imprevedibili sulle rotte e la stessa sopravvivenza dei cetacei. Ma neppure di questo c’è traccia nel SIA.[45]

 

 

 

Un impatto davanti ai giudici

 

Intanto il Tribunale di Roma è stato chiamato a pronunciarsi sulla liceità delle decisioni della Commissione Speciale per la Valutazione di Impatto Ambientale istituita dal Ministero dell'Ambiente, che il 20 giugno 2003, ha espresso parere favorevole sullo Studio di impatto ambientale presentato dal raggruppamento Systra-Bonifica-Sotecni-Ast Sistemi.

 

Dopo il parere positivo dei commissari, i dirigenti di Legambiente avevano presentato un esposto nel quale denunciavano come il progetto di massima fosse stato approvato “in tempi ristretti e senza segnalare carenze e difetti della documentazione prodotta dalla società Stretto di Messina”.

 

Nel suo esposto Legambiente metteva in luce tre diverse circostanze. In primo luogo, il “deposito del progetto, da parte della Società Stretto di Messina, nel mese di gennaio 2003, di uno studio assolutamente carente e privo dei requisiti documentali minimi previsti dalla legge atti a consentire una completa valutazione dello stesso, comprensivo di dichiarazione giurata attestante l’esattezza delle allegazioni”; in secondo luogo, “il parere favorevole espresso da parte del gruppo istruttore della Commissione di VIA, laddove si è omesso di segnalare le carenze della documentazione prodotta e, al contrario, si sono date per verificate circostanze non corrispondenti al vero”; terzo, “l’approvazione, in data 1 agosto 2003, del progetto da parte dei membri del CIPE espressa sulla scorta di errore indotto dalla falsa rappresentazione della realtà loro fornita”.

 

Infine, per diretta ammissione della Commissione speciale VIA del Ministero dell’Ambiente, si ometteva di esprimere un parere sull’impatto ambientale delle “opere propedeutiche e complementari, necessarie per la funzionalità dei collegamenti stradali e ferroviari ma eseguite e/o in corso di esecuzione da parte di altri enti". Ciò in palese contrasto con le disposizioni nazionali e comunitarie che invece impongono la valutazione dell’opera unitamente a tutte le infrastrutture complementari.

 

Sulla base dell’esposto, la procura di Roma avviava un’inchiesta sulle procedure che hanno portato alla Valutazione d’impatto ambientale del Ponte sullo Stretto, mettendo sotto accusa tre membri della Commissione speciale ministeriale per aver dato il benestare senza il concerto dei Beni culturali e nonostante fosse chiaro che il Ponte danneggerà le riserve protette dello Stretto. Nei loro confronti sono stati ipotizzati i reati di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio.

 

 

Un commissario di mare

 

Mentre restano comunque del tutto fuori dal tentativo riparatore della Stretto di Messina S.p.A. la valutazione di altri devastanti impatti ambientali del Ponte, nonché la soluzione delle innumerevoli lacune ed omissioni relative ai profili tecnici, finanziari, idrogeologici, archeologici, sociali ed occupazionali, si è comunque scelto di affidare due distinti incarichi annuali per gli studi relativi ad “eventuali interferenze del Ponte con i flussi migratori dei cetacei e dei volatili”. Per lo studio ed il relativo monitoraggio ante operam dei mammiferi marini è stato prescelto l’Istituto Tethys, con la supervisione scientifica del professor Giuseppe Notarbartolo di Sciara, tra i massimi esperti internazionali di cetacei. Nell’agosto 2005, per lo “studio ed il relativo monitoraggio ante operam dell’avifauna migratoria dello Stretto” è stata invece incaricata la Società Golden, che si avvale per lo svolgimento degli approfondimenti dell’Istituto Nazionale della Fauna Selvatica (INFS), massimo organo scientifico italiano nel settore.

 

Le consulenze scientifico-ambientali si sono ulteriormente arricchite con la firma di una convenzione tra la Società Stretto di Messina ed il Dipartimento di Biologia Animale e Biologia Marina dell’Università di Messina per lo “studio ed il monitoraggio sulle caratteristiche chimico-fisiche delle acque dello Stretto e possibili relazioni con i flussi migratori dei cetacei”, nell’ambito delle attività richieste all’Istituto Tethys; mentre per quanto riguarda le attività dell’INFS è stato affidato un incarico specifico all’Istituto Ornitologico Svizzero (I.O.S.) “per l’investigazione radar delle specie di uccelli migratori notturni”. Come specificato da una nota della società concessionaria, “tale tecnica sarà utilizzata in Italia per la prima volta e consentirà di catalogare con la massima precisione alcuni dati sul volo delle specie (quote di volo, planate, picchiate, direzioni di flussi, etc.)”.

 

Ancora una volta l’attività progettuale del Ponte si rileva foriera di assegnazioni di incarichi, prebende e studi su cui già esistono montagne di pubblicazioni esaustive. Discutibile poi, dal punto di vista dell’opportunità formale, la “convenzione” stipulata con il Dipartimento di Biologia dell’Università di Messina, non fosse altro che a dirigerlo c’è quel prof. Giuseppe Lo Paro che avrebbe ricoperto a fine 2005 il ruolo di membro della Commissione di gara per l’affidamento delle attività di Monitoraggio ambientale, territoriale e sociale del Ponte. Lo Paro, cioè, è stato nominato quale membro “esterno ed indipendente” dalla Stretto di Messina, nonostante il suo istituto fosse convenzionato con la concessionaria con un incarico “integrativo” di monitoraggio ambientale. Per studiare i flussi migratori dei cetacei nell’area dello Stretto, la S.p.A. ha pure noleggiato una imbarcazione mettendola a disposizione del duo Tethys-Dipartimento di Biologia. Importo annuale, 91.000 euro.

 

 

 

A scuola di traffico

 

Se la valutazione degli impatti socioambientali del Ponte sono stati seriamente sottostimati, non si può dire altrettanto dello studio sulla domanda di mobilità nello Stretto di Messina. Il progetto preliminare presenta infatti un sovradimensionamento del numero dei mezzi e dei treni da fare impallidire gli stessi estensori. Il Ponte dovrebbe infatti trasportare 144.000 auto al giorno, nonostante oggi transitino appena 3.500-4.000 Tir e 8.000 macchine per un totale di 11.500-12.000 automezzi.

 

La stessa società Sintra S.r.l., che nell'ambito del raggruppamento d'imprese advisor per la valutazione della fattibilità finanziaria dell’infrastruttura aveva aggiornato i valori della domanda e dei flussi di traffico veicolare, aveva previsto che in futuro il transito non avrebbe superato i 18.500 passaggi giornalieri, ugualmente non sufficienti a ripagare l’opera e garantirne la manutenzione ordinaria, quella straordinaria, e ricavarne addirittura un utile.

 

Lo Studio di Impatto ambientale, nel formulare le previsioni di traffico, non ha infatti considerato che nel decennio 1991-99 la domanda di attraversamento dello Stretto di Messina si è ridotta (del 6% per gli autotreni; dell’8% per le autovetture e addirittura del 43% in ordine ai treni). Di contro sono aumentati i passeggeri per via aerea e le merci via mare (+45% e 110% dal 1995 al 1999).[46] Viene invece previsto per l’intero periodo un incremento di domanda di attraversamento, compreso tra il 4,8% l’anno e l’1,8% l’anno, secondo la tipologia di trasporto per mezzo (persone, merci, autocarri, autovetture, carri ferroviari) e secondo lo scenario di riferimento (crescita economica “forte”, crescita economica “moderata”).

 

Similmente al flusso migratorio di uccelli e cetacei nello Stretto, la società concessionaria ha implicitamente ammesso le clamorose “sviste” in sede progettuale delle stime di traffico. Nel 2005 è stato infatti avviato un progetto di “aggiornamento” delle revisioni di flusso di traffico stradale e ferroviario tra la Sicilia e il Continente “attraverso lo sviluppo di modelli simulativi ad hoc, la stima della quota parte di traffico che sarà servita dal Ponte nonché la progettazione e l’implementazione di una banca dati della domanda di attraversamento e dell’offerta di trasporto”.

 

Come ulteriormente specificato dalla Stretto S.p.A., l’aggiornamento delle previsioni dei flussi di traffico prevede l’utilizzo di dati primari originati “da una articolata campagna di indagini dirette avviata dalla Società finalizzata ad integrare i dati da fonte disponibili e, in taluni casi, colmare i gap esistenti”.

 

Le indagini dirette sul territorio sono state affidate, nel dicembre 2005, a due società; si prevede la realizzazione di:

 

·         un monitoraggio, integrale e continuativo, del traffico veicolare stradale che attraversa lo Stretto di Messina, per un periodo di almeno 12 mesi;

·         rilievi campionari integrativi necessari per la corretta e completa classificazione dei flussi stradali rispetto alle categorie veicolari di interesse per la Società;

·         un monitoraggio dei flussi di traffico ferroviario (passeggeri e merci) attraverso indagini campionarie e conteggi classificati delle categorie campionate, da svolgere a bordo dei servizi ferroviari che attraversano (su nave) lo Stretto;

·         un monitoraggio dei flussi di traffico da e per la Sicilia attraverso indagini campionarie e conteggi classificati delle categorie campionate, da svolgere sui servizi di traghettamento, presso i porti e negli aeroporti, finalizzate alla segmentazione della domanda di attraversamento (passeggeri e merci).

 

Altro denaro dunque e altre montagne di carte. E se alla fine le due società confermassero l’ulteriore riduzione dei passaggi nello Stretto di camion, auto, treni e passeggeri?

 

 

E alla Stretto arriva la Caronte

 

In tema di traffico e trasporti, la società concessionaria del Ponte si è resa protagonista di un nuovo colpo di teatro. Nell’aprile 2006, infatti, la Stretto S.p.A. ha dato vita ad un consorzio denominato S.C.H., fissandone la sede nella centralissima via N. Bixio 73 di Messina.

 

Il consorzio nasce ufficialmente da un progetto di ricerca industriale presentato al ministero dell'Università nell'ottobre del 2005 dalla Società Stretto e, tra gli altri, anche dall'Ateneo di Messina, ritenuto ammissibile al finanziamento nel febbraio 2006. Il progetto S.C.H., nello specifico, è “finalizzato alla realizzazione, gestione e manutenzione delle infrastrutture, in particolare di trasporto, dello Stretto di Messina”.

 

Per il conseguimento dello scopo - si legge ancora nello statuto - il consorzio ha per oggetto l'espletamento in particolare delle seguenti attività: promozione di sistemi di controllo di strutture e materiali, tecnologie e altri sistemi di servizio; elaborazione di sistemi per l'infomobilità di persone e merci. Il consorzio anche al di fuori dello scopo principale potrà svolgere la “promozione di ogni forma dei consorziati, compreso il reperimento di tecnologie e finanziamenti per i medesimi; lo sviluppo di ogni tipo di attività compresa quella commerciale e di rappresentanza sia a proprio favore che a favore dei consorziati; la realizzazione di studi di mercato, oltre alla verifica di progetti di fattibilità in relazione alle singole attività dei consorziati e a favore di questi ultimi; l'offerta di consulenza scientifica e tecnica intesa quale espressione dell'insieme delle singole specializzazioni dei consorziati rivolta ad imprese private ed organismi pubblici; l’attività formativa per il tramite del supporto specialistico dei singoli consorziati da svolgere sia per conto di imprese private che di organismi pubblici, sia con azioni dirette finalizzate a qualificazione, riqualificazione o specializzazione nell'ambito di piani programmati di formazione professionale”. Abbastanza contorto ma sufficiente generico per fare di tutto e di più.

 

Il Consorzio S.C.H. ha un fondo di 10 mila euro e i proprietari delle azioni si possono desumere dalle iniziali che ne compongono il nominativo, laddove "S" sta per Stretto di Messina S.p.A. (48% delle azioni), "C" per Caronte & Tourist S.p.A. (25%) e "H" per Hochfeiler S.r.l. (27%).

 

Caronte & Tourist è la holding che gestisce in condizioni di semimonopolio l’attraversamento privato dello Stretto, saldamente in mano alla potentissima famiglia Franza, i cui interessi vanno dalla navigazione alle banche, dall’edilizia al turismo, dall’alta finanza al calcio professionistico.[47] Con azionista di rilievo l’odierno sindaco della città di Messina, Francantonio Genovese, la famiglia Franza conferma di non essere per nulla allarmata da un’eventuale concorrenza del Ponte, ma anzi di aspirare a sedersi, con le credenziali di un patrimonio che ha in Scilla e Cariddi il proprio pozzo di San Patrizio, al banchetto della Stretto.[48] 

 

Hochfeiler S.r.l. è invece una società costituita a Roma nel 1991 (con sede in via Salaria 280) amministrata da Valeria Valsecchi, che ne possiede tre quarti del capitale di 10.400 euro; il resto del capitale è in mano a Claudia Petruno. La Hochfeiler ha per oggetto l'istruzione, l'orientamento, la ricerca e la formazione professionale, sia in presenza che a distanza, anche a finanziamento pubblico, innovazione del campo della multimedialità, progettazioni software e di siti internet, stampa di riviste, attività nella gestione dei beni culturali. Hochfeiler è ente accreditato per la formazione professionale presso la Regione Lazio e la Regione Siciliana. E, sempre nell'Isola, la società ha realizzato due workshop, E-government Sicilia e W3 Sicily (relativi al Por Sicilia).

 

Tornando alla S.C.H., il consiglio di amministrazione e le cariche sociali indicano quanto il legame con la Stretto di Messina non sia soltanto di tipo meramente societario. A presiederlo è Carlo Bucci, che è pure vicepresidente del consiglio di amministrazione della Stretto S.p.A.; direttore generale è Massimo Marconi, che della concessionaria è responsabile del Servizio Progettazione; consiglieri, infine, sono Vincenzo Franza (vicepresidente del Football Club Messina ed amministratore delle innumerevoli società Franza operanti nei settori costruzione e turistico-alberghiero) e Gianni Miasi (in quota Hochfeiler), sindaco di Roccalumera e vicepresidente del consiglio di amministrazione del consorzio. Il politico, ex socialista passato di recente a Forza Italia, è stato socio di Geoinformatica S.r.l. di Taormina e lo è attualmente de Il Veliero S.r.l. di Messina.[49]

 

 

 

 

Capitolo IV – Banche, broker ad assicurazioni

 

 

 

All’ombra di Unipol

 

In considerazione della complessità delle polizze assicurative che la Società Stretto di Messina dovrà stipulare per la copertura dei rischi relativi alla fase di costruzione e gestione del Ponte, in data 4 e 6 luglio 2005 veniva pubblicato il bando di gara internazionale per la selezione di un Broker per il supporto tecnico e gestionale/amministrativo, sia nella fase di predisposizione del bando di gara per la selezione delle compagnie assicuratrici e la stipula delle relative polizze, sia nella fase di gestione delle stesse, inclusa la gestione dei sinistri.

 

“Il servizio messo in gara non comporta oneri diretti per la Società – ha spiegato in una nota l’amministratore delegato Pietro Ciucci - in quanto la remunerazione del soggetto aggiudicatario, come da prassi di mercato, sarà a carico delle compagnie assicuratrici, scelte con successiva gara internazionale”. La durata dell’incarico è prevista in 108 mesi in relazione alla tempistica di realizzazione dell’opera ed ai primi due anni di esercizio della stessa.  

 

Il servizio di broker è stato affidato mediante procedimento di licitazione privata, tenendo conto dell’offerta economicamente più vantaggiosa e di criteri quali il progetto organizzativo, il numero e l’esperienza delle risorse impiegate, la percentuale delle provvigioni.

 

Allo scadere del termine per la presentazione della domanda di prequalifica fissato per il 7 settembre 2005 erano pervenute le richieste di invito alla gara da parte di sette soggetti. Sulla base delle risultanze del lavoro svolto dall’apposita Commissione (composta di tre membri) istituita per verificare i requisiti dei soggetti partecipanti, la società concessionaria inviava ai seguenti sei soggetti le lettere di invito a presentare un’offerta entro il termine del 18 novembre 2006, successivamente prorogato al 6 dicembre:

 

·         AON S.p.A.[50]

·         GPA Assiparos S.p.A.

·         HEAT Lambert Group

·         JLT Risk Solutions Limited[51]

·         Marsh S.p.A.

·         Associazione Temporanea di Imprese formata dalla capogruppo mandataria Willis Italia S.p.A.[52] e dai mandanti Rasini Viganò Assicurazioni S.p.A.[53] e PCA S.r.l..

 

 

Alla scadenza del termine fissato pervenivano alla Stretto di Messina le offerte di 4 soggetti (cioè quelli sopra escluso GPA Assiparos ed HEAT Lambert Group). 

 

Subito dopo veniva nominata una Commissione giudicatrice composta da 5 membri di cui 3 esterni alla società stessa. La Commissione veniva presieduta dal dottor Alberto Berruti, Presidente Onorario del Consiglio di Stato, già Presidente del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (negli anni del governatore Giuseppe Drago), ed ex Presidente del TAR Toscana. Componenti il prof. Alfonso Di Carlo, ordinario di Economia Aziendale dell’Università di Tor Vergata (Roma); il prof. Fulvio Gismondi, docente di Modelli matematici per le assicurazioni, Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”; il dottor Stefano Granati[54], direttore Amministrazione, Finanza e Risorse umane della Stretto di Messina; l’avvocato Andrea Sandulli, responsabile funzione Affari Legali e Societari della Stretto S.p.A..

 

Il 31 gennaio 2006 la Commissione dichiarava Marsh S.p.A. aggiudicatario provvisorio per il servizio di consulenza per la stipula delle polizze a copertura del rischio Ponte. Marsh S.p.A. è la controllata italiana della holding statunitense MMC - Marsh & McLennan Companies, leader nel panorama mondiale del brokeraggio assicurativo e della consulenza e intermediazione assicurativa, con un fatturato annuo superiore ai 5 miliardi di dollari[55].

 

Le principali coperture riguarderanno:

 

·         polizza CAR per:

 

-          la copertura dei danni derivanti dal danneggiamento o distruzione, parziale o totale, delle opere durante il corso dei lavori;

-          la copertura dei danni ai macchinari e alle più rilevanti attrezzature di cantiere;

-          la responsabilità civile verso terzi.

 

·         polizza trasporti di tipo all risks, a copertura della perdita o danneggiamento avvenuti durante il trasporto dei principali materiali, macchinari e delle attrezzature utilizzati per la realizzazione dell’opera.          

 

Ventotto giorni dopo la ufficializzazione del vincitore della gara per il broker, uno dei componenti della Commissione giudicatrice veniva tirato in ballo da Il Giornale di Milano nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sul tentativo di scalata Unipol (holding assicurativa in mano alla Lega delle Cooperative, al tempo presieduta da Giovanni Consorte) alla BNL-Banca Nazionale del Lavoro. Si tratta del prof. Alfonso Di Carlo, consulente di fiducia proprio nell'indagine Unipol dell'aggiunto Achille Toro prima che quest'ultimo abbandonasse l’inchiesta.

 

Ecco quanto scrive Gianluigi Nuzzi: “Meritano un approfondimento i rapporti che sarebbero intercorsi tra quest'ultimo (cioè il Di Carlo N.d.a.) e proprio Consorte. Contatti informali che ora emergono dall'inchiesta di Perugia e al Csm. A parlarne è il giudice milanese Francesco Castellano, sotto inchiesta nel capoluogo umbro per le confidenze fatte a Consorte. «Consorte mi disse - ha dichiarato Castellano - che sulla scalata era tranquillo perché riferiva tutto quello che faceva al consulente del Pm». Ovvero proprio a Di Carlo. La circostanza è da verificare, ma sembra esser stata confermata da Consorte ai pm Sergio Sottani e Alessandro Cannevale a Perugia. Posto che sia vera, bisogna capire a che titolo e in che termini il manager di un'azienda in corso di Opa e nel contempo nel mirino della magistratura si relazionava con il consulente della procura titolare proprio dell'indagine sull'Opa stessa”.

 

Si chiede ancora il giornalista: “Di Carlo informava Toro di questi presunti incontri con Consorte? Venivano redatti verbali o appunti? Al momento non si sa ma il fatto è quantomeno curioso (…) Di sicuro i rapporti tra Toro e Di Carlo devono essere stati di fiducia: proprio il figlio di Toro, giovane avvocato, nel 2003 venne inserito da Di Carlo tra i docenti di un master all'università di Tor Vergata. Sulla vicenda Di Carlo, sentito come teste a Perugia, ha negato qualsiasi fuga di notizie. E comunque il professore è un personaggio poliedrico: studioso, commercialista, detiene anche una partecipazione del 33,33% nella napoletana Iris srl che si occupa di «raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi»”.[56]

 

Di certo, ad oggi, il nome di Alfonso Di Carlo non risulta tra gli indagati del procedimento Unipol-BNL. Come si ricorderà l’assicurazione “rossa” tentò la scalata alla Banca Nazionale del Lavoro in compagnia di BPI (Banca Popolare Italiana, ex Banca Popolare di Lodi), il costruttore Marcellino Gavio e la Deutsche Bank, nomi cioè che ricorrono con frequenza martellante nella storia del Ponte sullo Stretto[57]. Azionista di maggioranza (50,2%) di Unipol è FINSOE (Finanziaria dell’economia sociale)[58], il cui pacchetto di maggioranza è a sua volta controllato da Holmo, la cassaforte finanziaria della Lega delle Cooperative. Della lega, e in posizione predominante, fa parte la C.M.C. – Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna, partecipante alla cordata a guida Impregilo, General Contractor del Ponte sullo Stretto. Dopo il terremoto giudiziario che ha condotto al repulisti in casa Unipol, è stato nominato vicepresidente del gruppo assicurativo, Piero Collina, presidente di C.C.C. – Consorzio Cooperativa Costruzioni di Bologna, consorzio di cui C.M.C. è la principale associata. C.C.C. ha pure partecipato alla gara per il Contraente generale del Ponte in associazione con Astaldi. Più avanti analizzeremo meglio la controversa “pista rossa” del Ponte.  

 

 

 

Gli advisor finanziari che sognano il Ponte

 

Un capitolo a parte è dedicato nella relazione del Cda della Stretto di Messina sulla gestione dell’esercizio 2005 agli aspetti finanziari ed in particolare all’attività di individuazione e reperimento delle risorse necessarie ad integrare, secondo la logica della finanza di progetto, quelle già messe a disposizione dagli azionisti.

 

Un tema spinosissimo, su cui gli oppositori del Ponte hanno ripetutamente posto l’accento, dimostrando l’insostenibilità economica dell’opera e le scarsissime se non inesistenti possibilità di rientro delle esposizioni finanziarie, di ammortamento dell’investimento e di remunerazione del capitale investito. 

 

L’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha precisato che la fattibilità finanziaria del Ponte “si basa su un aumento di capitale della Stretto di Messina di 2,5 miliardi, pari a circa il 40% del fabbisogno complessivo da erogarsi progressivamente in relazione all’avanzamento delle attività di costruzione”. “Le residue occorrenze finanziarie, circa il 60% dei fabbisogni - prosegue Ciucci – saranno coperte attraverso finanziamenti di tipo project finance che saranno rimborsati con i flussi finanziari della gestione”.

 

La capitalizzazione della Stretto di Messina, direttamente discendente dalla liquidazione di IRI e Fintecna, è stata decretata il 28 aprile del 2003 dall’assemblea degli azionisti della S.p.A. e perfezionata fra il 10 e il 22 dicembre del 2004, quando però Regione Calabria e Regione Sicilia, pur confermando l’attenzione al progetto, hanno deciso di non sottoscrivere l’aumento di capitale.

 

Secondo Pietro Ciucci, l’aumento di capitale “coprirà le spese fino ai primi anni di cantiere e la Società Stretto di Messina si rivolgerà solo a partire dal 2008 ai mercati”. Dunque, la società intende portare avanti i lavori con il denaro di cui oggi dispone (i 2,5 miliardi di euro deliberati di cui però solo 307 milioni sottoscritti ed in parte versati), per poi ricorrere al mercato per il reperimento degli altri soldi occorrenti a completare l’opera (tra i 5 e i 7,5 miliardi di euro, secondo le stime più ottimistiche).

 

Uno studio per strutturare operativamente l’avvio della raccolta dei capitali mancanti è stato commissionato dalla Società dello Stretto a due advisors finanziari, MCC (Medio Credito Centrale) e The Royal Bank of Scotland, i quali hanno già predisposto un preliminary term sheet e un preliminary information memorandum che saranno utilizzati dalla concessionaria per la selezione degli istituti finanziatori. Obiettivo della Stretto S.p.A. è quello di “poter pervenire all’ottenimento di un commitment da parte di un qualificato gruppo di banche italiane ed estere entro il termine previsto per l’approvazione, da parte del CIPE, del progetto definitivo”.

 

Anche per la scelta dei due advisor finanziari si ripropone il canovaccio delle solite facce e dei soliti nomi, più l’ennesima ragnatela di trame e compresenze azionarie. MCC e The Royal Bank of Scotland avevano fatto parte, infatti, congiuntamente, della cordata guidata da Banca OPI (entità controllata dal gruppo San Paolo-IMI, specializzata nel finanziamento di grandi opere infrastrutturali) partecipante alle audizioni del gruppo di lavoro costituito con D.M. 23 maggio 2001, n. 200/Segr. Dicoter presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti per l’analisi della disponibilità del mercato a finanziare il progetto del ponte sullo Stretto.

 

Nello specifico, del raggruppamento facevano parte oltre ai due odierni advisor e alla capofila OPI, Dexia-Crediop,[59] il Banco di Sicilia, la Caisse de Depots et Consignations (gruppo francese azionista di San Paolo-IMI), il Banco di Napoli (altra controllata San Paolo-IMI) e Bank of America. Della cordata aveva fatto parte in un primo tempo anche il Gruppo Banca di Roma, poi confluito nel 2002 insieme al Banco di Sicilia e a Bipop Carire in Capitalia. Di quest’ultimo gruppo bancario nazionale la stessa MCC-Medio Credito Centrale è investment bank, specializzata in “progetti di finanziamento, credito industriale, finanza aziendale, accompagnamento delle aziende alla quotazione in Borsa, gestione degli incentivi alle imprese”. Nel corso del 2005 si è ulteriormente consolidata l’attività di MCC quale advisory a sostegno di alcuni dei maggiori gruppi industriali italiani.[60] Anche alla Royal Bank of Scotland, una delle banche più antiche del Regno Unito (fu fondata nel 1727 su ordine della corona) è riconosciuta una certa esperienza nell’organizzazione di operazioni di project finance internazionali, specie dopo l’incorporazione della National Westminster Bank.[61]

 

 

La Capitalia dello Stretto

 

MCC-Mediocredito Centrale è presieduta da Franco Carraro, dimessosi recentemente dalla carica di presidente della Fgci (Federazione Gioco calcio), a seguito dello scoppio del cosiddetto caso “Moggiopoli”. Nel curriculum vitae dell’indiscusso Signore del calcio e dello sport nazionale c’è finanche una vicepresidenza di Alitalia dal 1981 al 1987, la guida del dicastero per il Turismo e lo Spettacolo (primo governo Goria, primo governo De Mita e sesto governo Andreotti) ed una sindacatura del Comune di Roma alla vigilia dello scoppio di Tangentopoli. Dal 2 marzo 1994 al 14 dicembre 2001 il navigato uomo socialista è stato pure presidente del Consiglio di amministrazione della società di costruzione Impregilo (ex Cogefar-Impresit), quando questa era sotto il rigido controllo delle famiglie Romiti ed Agnelli. Franco Carraro è stato membro del Cda Impregilo sino all’aprile 2002, due anni e mezzo dopo la nomina ai vertici di Mediocredito Centrale.

 

È utile soffermarsi un poco sull’assetto azionario dell’advisor finanziario della Stretto di Messina. Dalla fine del 2002, a Capitalia - sino ad allora unica titolare di MCC - si sono affiancati per un 20,1% del capitale la Fininvest del cavaliere Silvio Berlusconi, Telecom Italia, Toro Assicurazioni (Gruppo De Agostini), Italmobiliare, Finanziaria Tosinvest, Fondazione Manodori, Colacem S.p.A., Cinecittà Centro commerciale e Keryx S.p.A. del gruppo Marchini.[62]

 

Rilevanti anche gli ultimi movimenti registrati all’interno di Capitalia. Nel patto di sindacato hanno fatto ingresso il gruppo Italmobiliare-Italcementi di proprietà della famiglia Pesenti, il Gruppo farmaceutico Angelini, Fineldo degli industriali Merloni e ancora una volta la Fininvest dell’ex presidente del consiglio. Abn Amro Bank[63], con il 7.68% del capitale, resta comunque la principale azionista di Capitalia.

 

L’ultima assemblea del colosso bancario ha anche dato il via libera alla fusione con Fineco[64] (gruppo finanziario in mano alla famiglia Pisante e di cui detengono un buon pacchetto azionario Itinera Finanziaria S.p.A. di Marcellino Gavio e Germani S.r.l. dei figli dell’ex sottosegretario di Stato Dc Giuseppe Astone, messinese) e alla scissione parziale di MCC a favore di Capitalia delle attività di capital markets, portafoglio titoli e partecipazioni e crediti verso banche italiane.

 

A questo punto l’intreccio-Ponte è destinato a complicarsi ulteriormente. San Paolo-IMI e Capitalia sono infatti due tra i maggiori creditori di Impregilo (si parla di debiti bancari per oltre 1.300 milioni di euro).

 

La stessa società di costruzioni ha pure comunicato di aver sottoscritto la documentazione finanziaria relativa alla concessione di linee di credito per 250 milioni di euro da destinarsi alle prestazioni oggetto dell'affidamento al Contraente Generale per la realizzazione del Ponte e dei collegamenti stradali e ferroviari annessi. Il finanziamento verrebbe concesso a favore della A.T.I. da parte di Cassa Depositi e Prestiti[65], Banca Intesa, Bayerische Hypo - und Vereinsbank AG, (filiale di Milano)[66], Banca Monte dei Paschi di Siena, West LB AG (filiale di Milano), Efibanca (merchant bank di BPI – Banca Popolare Italiana ex Banca di Lodi) e Unipol Merchant Banca per le Imprese (Lega delle Cooperative).

 

Sempre per ciò che riguarda Capitalia e San Paolo-IMI, va poi aggiunto che questi due gruppi bancari possiedono compartecipazioni incrociate di alcuni dei maggiori azionisti di Impregilo, prima fra tutte la finanziaria Gemina S.p.A. (su quest’ultima società esercita un importante controllo azionario ancora Italmobilare-Italcementi della famiglia Pesenti). Di Impregilo, Capitalia ha controllato sino allo scorso anno circa il 3,3% delle azioni, per poi scendere ad una quota inferiore al 2%. Sempre nel 2005 Capitalia ha realizzato importanti operazioni in favore di società nell’orbita del Gruppo Benetton, azionista Impregilo, come quella a beneficio di Olimpia S.p.A.[67] per il rifinanziamento del debito esistente; o quella a favore di Autogrill, a supporto del programma di espansione della rete commerciale e per la copertura dei fabbisogni inerenti l’attività commerciale delle controllate americane.

 

Insieme, Capitalia e Gemina fanno parte del patto di azionariato di RCS MediaGroup, il maggiore gruppo editoriale italiano, accanto a Mediobanca, Fiat Partecipazioni, Assicurazioni Generali, Italmobiliare-Italcementi, Banca Intesa, Pirelli & C.[68], BPI, Edison, agli immancabili industriali Merloni, Della Valle, Benetton e Salvatore Ligresti, quest’ultimo proprietario di Fondiaria-SAI, new-entry in IGLI-Impregilo.

 

La finanziaria Premafin della famiglia Ligresti è contestualmente azionista di Capitalia, insieme alla Regione Siciliana e alla Fondazione Banco di Sicilia, controllata dalla stessa Regione che è pure azionista, di minoranza, della Stretto di Messina S.p.A.. Sempre la Regione Siciliana è azionista di IRFIS – Mediocredito della Sicilia, società del Gruppo Capitalia. A sua volta Capitalia controlla direttamente l’8,46% di Mediobanca – Banca di Credito Finanziario e il 3,14% di Assicurazioni Generali S.p.A. (altro azionista di Gemina-Impregilo).

 

Capitalia detiene pure direttamente il 4,7% del capitale azionario di Astaldi, secondo gruppo di costruzione italiano per fatturato, capofila dell’altra cordata di imprese che ha partecipato alla gara per il General Contractor del Ponte. Come abbiamo visto, Astaldi potrebbe rientrare nei lavori di realizzazione della megaopera grazie ad una fusione con Impregilo. Del resto la stessa Astaldi, nel febbraio 2005, aveva tentato di rilevare il 30% del capitale di Impregilo in cordata proprio con MCC Mediocredito Centrale, operazione respinta dal Cda della società di Sesto San Giovanni che le aveva preferito IGLI del gruppo Benetton-Gavio-Rocca.

 

Altri istituti di credito e finanziari titolari di azioni della società Astaldi sono Interbanca (5%), Deutsche A. M. (2%) e Fidelity Investments (2%). Di Interbanca (Gruppo Antonveneta) è vicedirettore generale Bruno Lecchi[69], membro del Cda di Astaldi.

 

Presidente della società romana è un personaggio dalle sperimentate leve nel mondo bancario nazionale: il professore Ernesto Monti, docente di Finanza aziendale presso la Facoltà di Economia della Luiss. Dopo aver lungamente lavorato presso la Banca d’Italia e il Gruppo IMI (oggi in San Paolo-IMI), il presidente Monti è stato dirigente negli anni novanta del Gruppo Banca di Roma (oggi in Capitalia), dove ha anche ricoperto il ruolo di vicedirettore generale.

 

Ernesto Monti è pure presidente di Tosinvest (finanziaria di Antonio Angelucci titolare del 2% di Capitalia) e consigliere di due società appartenute all’IRI, Finmeccanica e Cofiri, quest’ultima interamente privatizzata ed acquisita dal gruppo facente capo alla famiglia Merloni, a Gilberto Gabrielli, già responsabile delle attività Italia del gruppo bancario ABN Amro, ed alla stessa Tosinvest. Il prof. Monti è infine membro del consiglio di amministrazione di Fintecna, la finanziaria statale che dopo la ricapitalizzazione della Società Stretto di Messina ne è divenuta la maggiore azionista con il 68,8% del capitale sociale.[70]

 

 

I soldi dell’Europa

 

Sulle strategie di finanziamento del Ponte, particolare attenzione è stata rivolta dalla Stretto di Messina all’opportunità di accedere ai prestiti concessi dalla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ed ai contributi concessi dalla Commissione Europea per le cosiddette “opere prioritarie”. “Sono stati pertanto intensificati i rapporti con tale istituzioni con l’obiettivo di garantire una costante informazione sui principali aspetti tecnici e finanziari del progetto, il relativo stato di avanzamento e le prossime scadenze”, chiarisce la relazione del Cda della società concessionaria. Contatti preliminari sono stati avviati inoltre, di concerto con l’ex Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Pietro Lunardi, con la competente Direzione della Comunità Europea.

 

Gli amministratori omettono però di ricordare che la procedura di infrazione aperta dall’Unione europea per violazioni ambientali in relazione al progetto potrebbe avere come conseguenza il blocco dei finanziamenti europei previsti dal piano comunitario per le grandi opere (tra il 10 e il 20% del costo stimato). Risorse che dovranno pertanto essere “recuperate” attingendo ulteriormente al bilancio dello Stato italiano.

 

In attesa di procedere all’individuazione degli istituti bancari con i quali stipulare i relativi contratti per il finanziamento dell’opera, la Stretto di Messina vive la spasmodica ricerca di individuare remote opportunità complementari di finanziamento nel mercato internazionale dei capitali.

 

Una boccata di ossigeno è arrivata dalla registrazione della Corte dei Conti, in data 24 febbraio 2005, del decreto firmato dal Ministero delle Infrastrutture e da quello dell’Economia e Finanze (d.n. 22219 del 23 dicembre 2004) con il quale è stato assegnato alla Società Stretto di Messina un contributo per la progettazione preliminare dell’opera per un importo di 20.658.000 euro da corrispondersi in rate quindicinali. L’ennesimo regalo, a spese del contribuente, per un progetto infinito ed inutile.

 

 

  

Gli spreconi di risorse umane

 

Per quanto concerne l’evoluzione dell’organico, nel corso dell’anno 2005 la struttura della Stretto di Messina S.p.A. si è ulteriormente consolidata ed in particolare si è verificato un incremento di 12 unità con l’assunzione di 2 dirigenti e 10 impiegati. L’organico aziendale, che al 31 dicembre 2004 era composto da 73 unità, al 31 dicembre 2005 ha raggiunto le 85 unità (13 dirigenti e 72 impiegati).

 

In conseguenza la voce personale ha comportato una spesa nell’esercizio di euro 7.610.000, contro i 5.883.000 del 2004 (quasi un milione e 600.000 euro in più, con una crescita di quasi un terzo in percentuale). Più specificatamente, secondo la relazione di bilancio della concessionaria, gli stipendi hanno comportato uscite per 5.416.000 euro (erano stati 4.092.000 nel 2004); gli oneri sociali: 1.679.000 euro (1.424.000 nel 2004); il trattamento di fine rapporto: 391.000 (291.000); non meglio specificati “altri costi”: 124.000 euro.

 

Ovviamente i costi per il personale subiranno una nuova impennata con l’esercizio 2006, anno in cui la Stretto di Messina ha aperto due nuovi uffici sociali, rispettivamente a Messina e Villa San Giovanni, assumendo per chiamata diretta e alla vigilia della campagna elettorale per il rinnovo delle Camere decine di giovani neolaureati, previamente sottoposti ad un corso di formazione full immersion per imparare tutti i segreti del buon piazzista del Ponte.

 

Gli Info Point sono ubicati in due stabili centralissimi e sono aperti dal lunedì al sabato dalle 9 alle 21. Ai visitanti vengono messi a disposizione stampati, plastici, sistemi informativi e video. È pure entrato in funzione anche un Call Center per facilitare il flusso informativo via telefono e concorrere allo “sviluppo dei rapporti con le istituzioni locali ed i cittadini durante tutto il periodo antecedente l’avvio dei cantieri e nella fase di apertura degli stessi”.

 

Neoassunti, info point e call center sono gli strumenti per la controffensiva di “comunicazione pubblica, istituzionale e agli organi di informazione a livello internazionale e nazionale” per rendere il meno indigesto l’avvio dei lavori ed ostacolare le campagne dei comitati No Ponte, interamente autogestite ed autofinanziate.

 

La società concessionaria ha pure promosso ed organizzato, in collaborazione con l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Messina[71] e Reggio Calabria, corsi di formazione sulla “Progettazione e gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori per l’esecuzione del Ponte”. I corsi rivolti ai tecnici locali attivi nel settore delle costruzioni civili, si sono tenuti a Messina e Reggio Calabria a cura degli ingegneri della Stretto S.p.A. ed esperti specializzati nel settore delle costruzioni. “Tali iniziative finalizzate a diffondere la cultura sulla sicurezza nei cantieri e la formazione professionale - ha spiegato Pietro Ciucci - hanno anche l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle opportunità occupazionali nelle aree direttamente interessate”, ovviamente senza spiegare come ciò possa essere effettivamente realizzato. 

 

In tema di comunicazione e promozione dell’idea Ponte, la perla è tuttavia l’“indagine psico-socio-antropologica sulla percezione del Ponte sullo Stretto presso le popolazioni residenti nell’area interessata alla costruzione”, avviata a fine 2005 dall’ennesima società incaricata. L’indagine “percettiva” ha l’obiettivo di “coadiuvare la Società nella stesura di un piano di comunicazione mirato a presentare l’Opera coerentemente con gli schemi rappresentativi espressi dai partecipanti all’indagine ed a mitigare gli aspetti critici di natura cognitiva-emotiva”. È volontà della Stretto S.p.A. di integrare nel corso del 2006 l’indagine “psico-socio-antropologica” con un ulteriore studio “di natura socio-economico previsto nel Piano di Monitoraggio Ambientale”.

 

 

 

Luminari a consulto

 

Alla scadenza del mandato annuale, la Stretto di Messina S.p.A. ha rinnovato il proprio Comitato Scientifico. Sono entrati a far parte del comitato il professor Carlo Aymonino, il professor Giuseppe Muscolino e il professor Marc Panet in luogo del professor Massimo Grisolia, del Professor Santi Rizzo e del Professor Giovanni Solari.

 

Attualmente il Comitato Scientifico è composto da:

Coordinatore:

Prof. Ing. Remo Calzona, ordinario di Tecnica delle Costruzioni, Università "La Sapienza" di Roma;

 

Componenti:

Prof. Arch. Carlo Aymonino (Università di Roma);

Prof. Ing. Franco Bontempi (Università di Roma);

Prof. Ing. Raffaele Casciaro (Università della Calabria);

Prof. Ing. Fabio Casciati (Università di Roma);

Prof. Ing. Pier Giorgio Malerba (Politecnico di Milano);

Prof. Ing. Giuseppe Muscolino (Università di Messina);

Prof. Ing. Marc Panet (Membro Accademia di Tecnologia Francese).

Prof. Ing. Alberto Prestininzi (Università di Roma);

 

 

Come specificato dalla società concessionaria, il Comitato Scientifico, entrato nel suo terzo anno di vita, “ha proseguito nell’esercizio 2005 la propria attività istituzionale di consulenza tecnica per il Consiglio di Amministrazione”.

 

Il Comitato Scientifico si è riunito con cadenza mensile presso al sede della società. A dette riunioni hanno partecipato, “come previsto dall’apposito Regolamento, il Direttore Tecnico della Società nonché i rappresentanti di ANAS S.p.A. e Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.”. In particolare, nell’ambito della gara per l’affidamento a Contraente Generale della progettazione e realizzazione del Ponte e dei relativi collegamenti, il Comitato Scientifico ha “assistito la Società per le risposte ai quesiti posti dai tre partecipanti relativamente al documento di gara Fondamenti Progettuali e Prestazioni Attese per l’Opera di Attraversamento, redatto dallo stesso Comitato Scientifico”.

 

Nell’ambito delle attività proprie del Comitato, è stata segnalata in particolare l’organizzazione di un workshop internazionale in cui i componenti hanno presentato relazioni sul tema “Impatto e robustezza per l’Opera di attraversamento”. Ad esso è seguito l’intervento del Professor Bojidar S. Yanev della Columbia University, direttore esecutivo dell’Ufficio Responsabile della Manutenzione e Gestione dei Ponti del Dipartimento dei Trasporti di New York, che ha presentato due relazioni su “Ciclo di vita e gestione delle emergenze nei ponti della città di New York” e sulla robustezza progettuale delle Torri Gemelle in relazione con l’attentato che ne ha causato il collasso. Dato lo scarno accenno all’intervento del luminare nella relazione del Cda della Stretto di Messina, non è possibile tuttavia dedurre se nel corso del seminario sia stato fatto accenno alle inchieste giudiziarie e giornalistiche che hanno messo in luce uno scenario del tutto diverso da quello che l’amministrazione Bush aveva descritto subito dopo la collisione aerea. E cioè che il collasso sarebbe stato causato dall’esplosione di alcune cariche poste alle fondamenta delle Torri Gemelle ed attivate da soggetti terzi, ancora da individuare, solo dopo il dirottamento aereo di Al Qaida. Questo scenario cambia, e di molto, le analisi sulla tenuta di certe megainfrastrutture in caso di “attentati”.   

 

A partire dal novembre 2005 – sempre secondo quando dichiarato dalla Stretto S.p.A. - il Comitato Scientifico è impegnato, “con la collaborazione della Direzione Tecnica della Società e attraverso illustrazioni tematiche da questa effettuate, nell’approfondimento delle soluzioni progettuali sviluppate nel Progetto di Gara dell’ATI guidata da Impregilo. Sono inoltre in corso di svolgimento le attività per l’organizzazione di nuove giornate di studio con il coinvolgimento dei massimi esperti mondiali nel campo dei ponti sospesi e dell’architettura”. Il Ponte è sempre un work in progress.

 

 

 

Inglesi, informatici e flessibili

 

Per “sviluppare” le competenze manageriali e specialistiche del personale della Stretto di Messina, nel corso del 2005 sono state realizzate diverse iniziative formative e di aggiornamento.

 

Nello specifico sono stati promossi:

 

·         corsi di inglese organizzati a vari livelli secondo le diverse esigenze dei n. 17 partecipanti;

·         corsi di informatica erogati secondo la metodologia e-learning che hanno interessato n. 59 unità;

·         incontri di aggiornamento sul “Modello di organizzazione, Gestione e Controllo ex D.Lgs. n. 231/2001, sulla “Gestione per processi”, la “Normativa ISO 9001 e ISO 14001 ed il sistema integrato di gestione per la qualità e l’ambiente”, che hanno interessato circa 40 unità.

 

Buona parte delle risorse finanziarie previste alla voce “formazione” sono state impiegate in vista dell’implementazione del cosiddetto “sistema informativo SAP”, di cui la società concessionaria ha deciso di dotarsi per la gestione dei processi amministrativi delle risorse umane. “SAP è un ERP (Enterprise Resource Planning) – spiega il consiglio di amministrazione - ossia è un sistema integrato delle diverse funzioni di un’azienda e di gestione ed organizzazione delle informazioni in un’ottica di sistema, che permette di razionalizzare ed integrare i processi aziendali attraverso:

 

* la standardizzazione delle prassi aziendali ed il loro allineamento alle best practice esistenti;

 

* la creazione di un linguaggio comune con il conseguente aumento della capacità di comunicazione all’interno dell’Organizzazione;

 

* l’ottimizzazione della qualità, tempestività e tracciabilità delle informazioni gestite complessivamente nell’ambito del Sistema Integrato, consentendo altresì l’alimentazione affidabile di altri strumenti a supporto della società”.

 

Gli amministratori aggiungono che il SAP terrà “conto di un insieme coerente di capacità tecniche, abilità, comportamenti organizzativi (competenze) e di motivazione anche al fine di collegare in maniera flessibile il sistema premiante allo sviluppo delle competenze, tecniche e organizzative, oltre che al sistema di valutazione delle performance”. Flessibilità, competitività e meritocrazia sono dunque i capisaldi della società alla vigilia dell’avvio dei lavori del Ponte.

 

Lo sviluppo del nuovo sistema informativo avrebbe intanto condotto ai seguenti risultati:

 

·         Sviluppo dei Sistemi Informativi di Amministrazione, Controllo di Gestione, Approvvigionamenti, Human Resources.

·         Sviluppo del Sistema Informativo per il supporto ai processi di Alta Sorveglianza (PAS) per la gestione dei documenti e per il Project Management.

·         Sviluppo della progettazione per il SITA (Sistema Informativo Territoriale e Ambientale) basato su un sistema GIS (Geographical Information System) e su una banca dati ambientale che sarà alimentata dai dati provenienti dal Contraente Generale, dal Monitore Ambientale e da dati relativi a studi di settore.

·         Sviluppo delle applicazioni relative al nuovo sito istituzionale e al portale aziendale.

·         Sviluppo del progetto SAP per la realizzazione di un Top Design Model per i processi Amministrativi e di Controllo di Gestione.

·         Installazione ed avvio in esercizio della infrastruttura tecnologica informativa per il supporto del Portale aziendale e delle applicazioni PAS e SAP. 

 

Nonostante l’ampliamento del personale in organico della Società, si è fatto pure ricorso a “consulenti esterni specializzati” per “l’analisi ed informatizzazione dei processi e nella gestione di progetti inerenti la realizzazione di grandi infrastrutture”. In particolare, sempre secondo il Cda della società, “sono stati definiti i principali flussi interni e di comunicazione con il Contraente Generale, il PMC e il Monitore Ambientale, sono state sviluppate ipotesi organizzative e procedurali che verranno meglio definite con l’implementazione del Sistema di Gestione per la Qualità per le attività di Alta Sorveglianza e si è avviata la informatizzazione dei processi”.

 

Chi in sede istituzionale dovrà porsi il dilemma sul futuro prossimo della società del Ponte senza il Ponte (secondo una formula utilizzata dal governo Prodi), avrà dunque altra belle gatte da pelare. Come quella di tradurre l’incomprensibile e di cosa farsene di sì tante “ipotesi d’implementazione”. 

 

 

 

Capitolo V – Un turbinio di conflitti

 

 

 

La girandola dei ricorsi

 

Contenziosi legali uno dopo l’altro, molti dei quali risoltisi favorevolmente per la Stretto di Messina, altri in itinere, eppure siamo solo all’anno zero dell’affaire Ponte. Difficile immaginare cosa accadrebbe all’ufficio affari legali della concessionaria se partissero gli espropri e fossero avviati i lavori..

 

Ecco il puntiglioso elenco di quanto si è verificato nel corso 2005, fatto dalla Stretto di Messina S.p.A.:

 

Corte Costituzionale – Il 25 gennaio si è tenuta l’udienza pubblica dinanzi alla Corte Costituzionale relativa al ricorso promosso da un gruppo di cittadini residenti nel Comune di Messina. In esito alla suddetta udienza la Corte ha emesso l’ordinanza del 2 marzo 2005 n. 82 che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale, atteso che l’incompetenza per territorio del TAR per la Sicilia in materia, emergeva fin dall’origine in modo manifesto.

 

Consiglio di Stato – Il 16 giugno il Consiglio di Stato ha respinto in appello i due ricorsi presentati da un lato dall’Associazione Italia Nostra, e dall’altro dalle Associazioni W.W.F. e Legambiente attraverso la sentenza resa dal TAR Lazio nel maggio 2004 con la quale era già stato respinto nel merito il ricorso. Tale esito conclude definitivamente i contenziosi avviati nel novembre del 2004, dalle suddette associazioni ambientaliste, volti ad ottenere, tra l’altro, l’annullamento della delibera con cui il CIPE nel 2003 aveva approvato il Progetto Preliminare del Ponte sullo Stretto ed il riconoscimento della presunta mancata corretta valutazione, nell’ambito dello Studio di Impatto Ambientale, del regime dei SIC (siti di interesse comunitario) e delle ZPS (zone di protezione speciale) disciplinati dalla normativa comunitaria nonché la richiesta, peraltro già respinta dal TAR Lazio, di remissione alla Corte di Giustizia della Comunità Europea, ai sensi dell’art. 234 del Trattato UE, della questione interpretativa sulla materia.

 

TAR Lazio – Il 15 marzo con atto notificato alla Società il Comune di Villa San Giovanni ha riassunto dinanzi al TAR Lazio, a seguito della decisione del Consiglio di Stato del10 dicembre 2004 che ne ha dichiarato al relativa competenza, il ricorso originariamente proposto nel gennaio 2004 avanti al TAR Calabria – Sezione di Reggio Calabria e la cui fase cautelare si era conclusa a favore della Società. Il ricorso è stato assegnato alla Prima Sezione e non è stata ancora fissata la relativa udienza.      

 

TAR Lazio - Il 21 dicembre 2005 come già anticipato, è stato notificato alla Società un ricorso dinanzi al TAR Lazio presentato dall’Associazione Temporanea di Imprese con mandataria Astaldi avverso l’esito della gara per la scelta del Contraente Generale. Il ricorso è stato assegnato alla Prima Sezione e l’udienza di merito è fissata per il giorno 8 marzo 2006.

 

Commissione Europea – La Commissione europea ha avviato in ottobre una Procedura di Infrazione nei confronti della Repubblica Italiana per presunte violazioni della normativa europea in materia di protezione della natura (direttiva 92/43/CEE sulla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e fauna selvatiche e direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici) nello specifico caso relativo al progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. La Società ha tempestivamente fornito alle competenti autorità ogni elemento in proprio possesso utile a ricostruire con la massima compiutezza le analisi svolte in sede di Valutazione di Impatto Ambientale. Al riguardo si fa presente che gli inadempimenti previsti dalla normativa ambientalistica sono stati espletati dalla Società in modo approfondito e conforme alla normativa stessa come anche affermato sia dal TAR Lazio, con sentenza del 31 maggio 2004, sia del Consiglio di Stato, con sentenza del 22 luglio 2005.

 

Ma è questa, ovviamente, la versione riduttiva e tranquillizzante, del consiglio di amministrazione della società del Ponte. 

 

 

 

Mani “rosse” sulla gara

 

C’è stato un ulteriore incidente di percorso che ha dato qualche grattacapo ai signori del Ponte. Nel giugno 2005, infatti, il WWF Italia aveva segnalato all’Autorità per la Vigilanza dei Lavori Pubblici presunte irregolarità nella procedura di gara per la scelta del Contraente Generale in relazione alla partecipazione in qualità di mandatarie della Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna (C.M.C.) e del Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (C.C.C.) rispettivamente nel raggruppamento guidato da Impregilo e nel raggruppamento guidato da Astaldi[72]. L’ipotesi prospettata dall’associazione ambientalista riguardava la configurazione di una situazione di collegamento tra le imprese concorrenti.

 

I due gioielli più rappresentativi delle cooperative cosiddette “rosse” (quella della Lega, per intendersi, a capo della rete finanziaria che controlla Unipol), avevano scelto di partecipare su schieramenti contrapposti alla gara del Ponte, con l’“anomalia” che proprio la C.M.C. di Ravenna risulta essere una delle 240 associate, la più importante, della cooperativa “madre”, C.C.C. di Bologna[73].

 

Ciò avrebbe comportato la violazione delle normative europee e italiane in materia di appalti pubblici, le quali escludono espressamente la partecipazione ad una gara di imprese che “si trovino fra di loro in una delle situazioni di controllo”, ovverossia di società tra esse “collegate o controllate”.

 

In particolare nel Decreto Legislativo del 10 gennaio 2005 n. 9, che integra e modifica le norme previste dalle leggi per l’istituzione del sistema di qualificazione dei contraenti generali delle “opere strategiche e di preminente interesse nazionale” si stabilisce che “non possono concorrere alla medesima gara imprese collegate ai sensi dell’articolo 3 della direttiva 93/37/CEE del Consiglio, del 14 giugno 1993”. Lo stesso decreto afferma il “divieto ai partecipanti di concorrere alla gara in più di un’associazione temporanea o Consorzio, ovvero di concorrere alla gara anche in forma individuale qualora abbiano partecipato alla gara medesima in associazione o Consorzio, anche stabile”.

 

L’ipotesi di violazione di queste norme da parte delle due coop durante nella prequalifica della gara del Ponte è stato sollevato da Terrelibere.org, WWF Italia e dalla parlamentare Anna Donati e ripreso dai maggiori organi di stampa nazionali. Il WWF, come abbiamo visto, era poi ricorso davanti all’Autorità per i lavori pubblici e alla Commissione Europea per chiedere l’annullamento della gara[74].

  

Alla vigilia dell’apertura delle buste per il General Contractor, il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna decideva però di defilarsi dall’A.T.I. a guida Astaldi. Si trattava comunque di una scelta di “immersione” e non di un abbandono vero e proprio. L’escamotage, rivelatosi comunque utile a sedare ogni sospetto di conflitto d’interesse, si manifesterà in tutta la sua ambiguità quando il 25 maggio 2005, Astaldi annunciava di aver presentato “con la società spagnola Ferrovial Agroman e le imprese italiane Vianini Lavori, Maire Engineering, Grandi Lavori Fincosit e Ghella”, l’offerta di gara per la realizzazione del Ponte. “In caso di aggiudicazione – spiegava candidamente Astaldi - è prevista la partecipazione di Nippon Steel Corporation e del Consorzio Cooperative Costruzioni, come soci tecnico-operativi, alla Società di Progetto che verrà appositamente costituita per la realizzazione dell’opera”. Cioè C.C.C. di Bologna c’era sempre ma non doveva apparire. Almeno fino all’eventuale aggiudicazione della gara, poi però vinta da Impregilo e dalla cooperativa “figlia” C.M.C. di Ravenna[75].

 

L’Autorità per la Vigilanza dei Lavori Pubblici, con nota del 7 ottobre 2005, chiudeva la partita coop rigettando l’esposto del WWF: “dall’esame degli atti non sono risultati elementi tali da far ritenere necessario un intervento dell’Autorità stessa riguardo il procedimento di gara”.

 

 

 

Il presidente IGI

 

Conflitti d’interesse, rapporti incrociati e fratellanze siamesi non sono caratteristica esclusiva di società e banche in gara per un posto all’ombra del Ponte. Per farsi un’idea della complessità del sistema bisogna infatti dare pure un’occhiata al cuore della società concessionaria e pubblica per la realizzazione dell’opera. Partendo dai suoi uomini di vertice.

 

Dal 2002 è stato chiamato alla presidenza della Società dello Stretto, l’on. Giuseppe Zamberletti. Più volte parlamentare Dc, ex ministro per la Protezione civile e dei Lavori pubblici e sottosegretario all’Interno e agli Esteri, Zamberletti è stato anche commissario straordinario dopo i terremoti in Friuli ed Irpinia. Invidiabile pure la lunga esperienza in materia di grandi opere: Giuseppe Zamberletti è il presidente del Forum europeo delle Grandi Imprese, uno degli interlocutori privilegiati della Commissione europea, mentre da un ventennio è alla guida dell’Istituto Grandi Infrastrutture (IGI).

  

L’IGI è il “centro-studi” di imprese di costruzione, concessionarie autostradali, enti aeroportuali, istituti bancari, per approfondire l’evoluzione del mercato dei lavori pubblici, monitorare le grandi opere e premere sugli organi istituzionali per ottenere modifiche e aggiustamenti legislativi in materia di appalti e concessioni a vantaggio degli investimenti privati.

 

In questa potente lobby dei signori del cemento, compaiono quasi tutti i concorrenti alle gare del Ponte. Vicepresidente vicario di IGI, il cavaliere Franco Nobili, trent’anni a capo della società di costruzione Cogefar del gruppo Gemina-Fiat (poi entrata a far parte di Impregilo), ed attuale membro del consiglio di amministrazione della Pizzarotti di Parma, integrante della cordata guidata da Astaldi nella fase di prequalifica del General Contractor.

 

Dal 1989 al 1993 Franco Nobili ha pure ricoperto la carica di presidente dell’IRI, l’istituto - poi liquidato - a capo dell’industria statale nazionale e di cui è stato direttore generale e membro del Collegio dei liquidatori l’odierno amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. La stagione di Franco Nobili all’IRI ha coinciso con il piano di dismissione dell’intero comparto siderurgico e, di contro, con il rilancio della controllata Società del Ponte. Nel 1990 veniva nominato alla presidenza Nino Calarco ed il governo inseriva nella finanziaria un rilevante stanziamento annuale a favore della concessionaria[76].

  

Vicepresidenti del consiglio direttivo dell’Istituto Grandi Infrastrutture sono poi i manager di altre società entrate nel business del Ponte: Salvatore Ricci per conto di Impregilo, Gian Maria Gros-Pietro[77] (presidente di Autostrade-Benetton), Vittorio Morigi (C.M.C. di Ravenna), Fabrizio Di Amato (Maire Engineering).

  

Ci sono poi le aziende di costruzioni e le banche “socie” IGI, senza un loro rappresentante nel consiglio direttivo. Anche in questo elenco abbondano le società che hanno concorso su fronti opposti ai differenti bandi di gara per il Ponte sullo Stretto. Tra esse, ad esempio, Società Italiane per Condotte d’Acqua (neo General Contractor), più tre importanti gruppi entrati nel capitale sociale di Impregilo: Techint; Grassetto Lavori e Autostrada Milano-Serravalle, entrambe controllate dalla finanziaria Argofin di Marcellino Gavio. All’interno di IGI anche Astaldi, capogruppo dell’associazione d’imprese “contrapposta” e le associate Grandi Lavori Fincosit e Vianini Lavori dell’imprenditore-editore Caltagirone.

 

Nell’elenco dei soci dell’Istituto di Zamberletti, tre holding bancarie con rilevanti interessi sul Ponte: Capitalia, Banca Intesa e Unicredit Banca Mediocredito. La prima possiede quote azionarie di Impregilo ed Astaldi. Intesa e Unicredit sono tra le creditrici ultramilionarie di Impregilo dichiaratesi favorevoli a finanziare le prestazioni della cordata Contraente Generale del Ponte di Messina[78].

  

Due soci IGI hanno partecipato alla gara per il Project Management Consulting (PMC): Tecnimont, società d’engineering principale partner di Impregilo nei lavori ferroviari dell’Alta Velocità ed Italferr, società d’ingegneria delle Ferrovie.

 

 

 

I re di carta, acciaio e cemento

 

Ininterrottamente per undici anni, dall’estate del 1990 al dicembre del 2001, ha ricoperto l’incarico di presidente del Cda della Stretto di Messina, il giornalista Nino Calarco, odierno presidente onorario della concessionaria del Ponte. Calarco, ex senatore Dc dal ’79 all’’83, è direttore - da 45 anni - della Gazzetta del Sud, il quotidiano più venduto a Messina e in Calabria, nonché presidente della Fondazione Bonino-Pulejo, azionista di maggioranza della SES-Società Editrice Siciliana, comproprietaria della Gazzetta del Sud e della Radio Televisione Peloritana.

 

Se la Bonino-Pulejo è stata definita a ragione la “Fondazione del Ponte”, altrettanto forti sono le spinte pro-infrastruttura degli azionisti di minoranza della editrice SES. Tra essi il padrone del quotidiano catanese La Sicilia, Mario Ciancio, potente imprenditore già presidente delle Federazione Nazionale degli Editori Italiani ed azionista del terzo grande quotidiano dell’isola, il Giornale di Sicilia di Palermo e di quasi tutte le più importanti emittenti televisive regionali.[79]   

 

Ma è tuttavia la presenza tra gli azionisti della SES del maggiore produttore mondiale di cemento a supportare la tesi di un uso strumentale dell’editoria meridionale per la mobilitazione a favore della realizzazione del Ponte. Il 33% circa del pacchetto azionario della società editrice della Gazzetta del Sud appartiene infatti alla holding Italmobiliare-Italcementi del gruppo industriale Pesenti, che oltre a dominare il mercato internazionale dei materiali di costruzione (cemento e calcestruzzo) vanta enormi interessi nel settore bancario, immobiliare, dell’acciaio e dell’editoria. Attualmente fra le principali partecipazioni in società quotate alla Borsa di Milano figurano significative quote in Unicredito Italiano, Mediobanca, BPU - Banche Popolari Unite[80], RCS MediaGroup, Mittel, Gemina, Poligrafici Editoriale, GIM.

 

Anche tra i principali azionisti di Italmobiliare compaiono i soliti noti che ruotano attorno al Ponte e al mercato delle grandi opere: Epifarind B.V. di Amsterdam/Compagnia Fiduciaria Nazionale S.p.A. (46,22%); Serfis S.p.A. (10,32%); Mediobanca (9,5%); Premafin Finanziaria/SAI (5%). Come abbiamo visto, Premafin è la finanziaria di Ligresti. Nel consiglio di amministrazione di Italmobiliare siede pure Giorgio Bonomi, autorevole rappresentante della famiglia azionista di Sistemi Tecnologici-Sirti S.p.A. (e dunque di Impregilo) e titolare di Investindustrial-Permasteelisa, holding finanziaria e leader mondiale nella produzione e installazione di componenti architettoniche.

  

A vicepresidente della Stretto di Messina S.p.A. siede da lungo tempo il Prof. Avv. Carlo Bucci, consigliere di CimiMontubi S.p.A. di Roma (società di Fintecna a cui è stato assegnato il rilevante patrimonio immobiliare degli stabilimenti siderurgici dimessi)[81], nonché liquidatore di Iritecna, Italsider S.p.A. di Genova, ILVA di Roma, Terni Acciai S.p.A. di Roma, Nuova Deltasider di Piombino (Livorno), Secosid S.p.A. di Roma, tutte società che hanno operato con alterne fortune nel settore siderurgico.

 

Dal 4 giugno 2002, amministratore delegato della Società del Ponte è il dottor Pietro Ciucci, dall’invidiabile curriculum di navigato manager pubblico: responsabile della Direzione Finanza dell’IRI dal 1993, tre anni più tardi è diventato direttore generale IRI e, dal 2 giugno 2000, componente del Collegio dei liquidatori dell’istituto (poi divenuto Fintecna, l’azionista di maggioranza della Stretto S.p.A.). In particolare è stato proprio il dottor Ciucci a gestire e curare la realizzazione del piano di risanamento economico e finanziario dell'IRI che ha condotto alla dismissione ed alla cessione ai privati di oltre 750 aziende operanti nei principali comparti dell'economia italiana, per un controvalore complessivo dell'ordine di 60 miliardi di euro.

 

In passato, dal 1969 al 1987,  Pietro Ciucci aveva pure ricoperto il ruolo direttore amministrativo della Società Autostrade, al tempo interamente a capitale pubblico. Lasciata la società per l’IRI, il manager portò a termine le operazioni per la quotazione in Borsa di Autostrade, che fu poi acquisita, in parte, dalla famiglia Benetton.

 

A riprova dell’esperienza e del potere dell’odierno amministratore delegato della Stretto S.p.A., va aggiunto che Pietro Ciucci è stato pure presidente di Cofiri e vicepresidente della Banca di Roma; consigliere di Autostrade S.p.A., Banca Commerciale Italiana (oggi in Banca Intesa), Credito Italiano (Unicredit), Stet, Finmeccanica, Aeroporti di Roma (proprietà Gemina-Impregilo), Cos Communication Services S.p.A. [82] di Roma. Attualmente Pietro Ciucci è membro instancabile del consiglio di amministrazione di RAI Holding, Alitalia, Banca Popolare di Roma (Gruppo Bancario Cassa di Risparmio di Ferrara Carife). Di quest’ultima banca capitolina è presidente un altro membro del Cda della Stretto di Messina[83], il cavaliere Ercole Pietro Pellicanò, il quale è contestualmente consigliere di Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, consigliere e vicepresidente del Cda di M.A.I.A. Macchine Agricole Industriali Automezzi S.p.A. di Roma e amministratore unico di Futura 2000 S.r.l., altra società romana.  

 

 

 

Alla corte di Benetton

 

Tra i nuovi membri del consiglio di amministrazione della Società Stretto di Messina fanno parte alcuni manager che hanno avuto più di un feeling con la capofila dell’A.T.I. General Contractor del Ponte. Dall’aprile del 2005 è consigliere della Stretto S.p.A., il dottor Francesco Paolo Mattioli, ex manager Fiat e Cogefar-Impresit (aziende queste ultime poi fusesi in Impregilo), oggi consulente della holding di Torino e responsabile del progetto per le linee ad alta velocità ferroviaria Firenze-Bologna e Torino-Milano di cui le società del gruppo Fiat ricoprono il ruolo di contraente generale. Più che manager-consulente, Mattioli è da vent’anni l’uomo ombra della famiglia Agnelli e di quel Cesare Romiti padre di Pier Giorgio neoamministratore delegato di Impregilo. Con loro ha diviso speranze e delusioni, gioie e dolori. Compresa l’onta dell’arresto e finanche la condanna per i fondi neri utilizzati a fine anni ottanta per finanziare illecitamente i vertici nazionali del partito socialista e della democrazia cristiana. Era il 22 febbraio 1993 e Francesco Paolo Mattioli, al tempo direttore finanziario Fiat e presidente Cogefar, fu arrestato su ordine della Procura di Torino interessata a svelare i segreti di due conti esteri, “Sacisa” e “Reno”, dove, ignorati nel bilancio consolidato Fiat, risultavano parcheggiati 38 miliardi di vecchie lire destinati a tangenti. Nel maggio ’99 arrivò per Mattioli la condanna a un mese di reclusione, pena confermata in appello e infine annullata in Cassazione per “sopravvenuta prescrizione del reato”. L’esiguità della pena in primo e secondo grado fu dovuta al fatto che il Tribunale l’aveva comminata in continuazione con la condanna a un anno e nove mesi inflittagli dalla Corte d'appello nel 1997 per la vicenda delle forniture di autobus all'ATM di Milano (due anni e sei mesi era stata la condanna in primo grado).

 

Coimputato con Mattioli nel procedimento per i fondi neri della holding torinese l'allora amministratore delegato della Fiat Cesare Romiti; contrariamente al consigliere della Stretto di Messina, la Cassazione gli ha confermato la condanna a un anno per “false comunicazioni sociali e illecito finanziamento ai partiti”.

 

Del Cda della società dello Stretto fa parte anche il professor Carlo Angelici[84]. Angelici, Preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università “La Sapienza” di Roma, dove ricopre l’incarico di ordinario di Diritto Commerciale, è finito sotto inchiesta nel luglio 2003 per i presunti “esami truccati” a Giurisprudenza. Anch’egli vanta incarichi di rilievo tra le maggiori stelle del capitalismo “made in Italy”. Nel 2001, ad esempio, è stato nominato segretario del consiglio di amministrazione del Gruppo Alitalia, accanto all’odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina. Dopo aver fatto parte del Cda dell’Enel presieduta dall’“ambientalista” Chicco Testa, Carlo Angelici è stato poi nominato consigliere della Pirelli & C. S.p.A., società presieduta da Marco Tronchetti Provera e di cui è amministratore delegato Carlo Buora[85], già manager Fiat, direttore generale del Gruppo Benetton ed A.d. di Telecom.

 

Nel Cda di Pirelli & C., accanto a Carlo Angelici, compare un Benetton (Gilberto), la figlia di Salvatore Ligresti (Giulia Maria), il presidente di Italmobiliare (Giampiero Pesenti), il patron dell’Inter Football Club Massimo Moratti. Nonostante la “vicinanza” con i numero uno della blasonata squadra calcistica meneghina, il professore Angelici riveste il ruolo di Presidente della Camera Arbitrale della Federcalcio presieduta sino allo scoppio dell’inchiesta sulla “cupola” calcistica da quel Franco Carraro, amministratore delegato di Impregilo sino alla fine degli anni ’90 e odierno presidente del Cda di MCC Mediocredito Centrale. Nel 2004 il professore Angelici è stato pure chiamato a far parte del consiglio di amministrazione del gioiello di casa Tronchetti Provera: Telecom Italia Mobile –TIM S.p.A.. [86]

 

Come se non bastasse l’“anomalia” della presenza di più di un consigliere della Stretto di Messina nelle società controllate dai signori del Ponte, va rilevato che sindaco effettivo di Autostrade-Benetton è la riconfermata sindaco effettivo della Stretto di Messina[87], dottoressa Gaetana Celico. La Celico è pure membro del collegio sindacale della Strada dei Parchi S.p.A., società capitolina del gruppo Autostrade, concessionaria dell’A-24 Roma-L’Aquila-Teramo (autostrada in cui è presente Argofin di Marcellino Gavio) e dell’A-25 Torano-Pescara.

 

Gaetana Celico è pure sindaco supplente di Quadrilatero Marche – Umbria S.p.A., società costituita a Roma nel 2003 da ANAS (51%) e Sviluppo Italia (49%) per la realizzazione di infrastrutture viarie di collegamento tra le due regioni. Nel febbraio 2006 la società Quadrilatero ha affidato il primo maxilotto di lavori per il valore di oltre un miliardo di euro all’A.T.I. formata da Strabag AG, C.M.C. di Ravenna e Grandi Lavori Fincosit S.p.A.[88] Ancora gli amici del Ponte.

 

Sempre la famiglia Benetton detiene il 51% della Società Italiana per Azioni il Traforo del Monte Bianco. Di questa società è consigliere un altro membro “riconfermato” del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina, il direttore generale ANAS Francesco Sabato. La presenza di Sabato in questi Cda si spiega con il ruolo di azionista dell’ANAS in ambedue le S.p.A.. Della società del tunnel l’azienda a capitale pubblico controlla il 32,1%, mentre della Stretto di Messina l’ANAS è titolare del 13% delle quote azionarie.

 

Altro membro del consiglio di amministrazione della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco è il professore Lino Cardarelli. Il manager - lo abbiamo già incontrato ai vertici dell’organismo competente nella gestione dei contratti per la ricostruzione dell'Iraq sotto il controllo USA - fu arrestato nel 1993 per “false comunicazioni e illegale ripartizione di utili” nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri della Montedison[89] (circa 500 miliardi di vecchie lire), transitati in un conto di una società con sede nelle Antille Olandesi. Pesanti le accuse lanciategli dal manager Mario Schimberni: “Quando sono arrivato in Montedison esisteva una pratica abbastanza diffusa di finanziamento non palese ai partiti (…) Questi finanziamenti avvenivano previ accordi con i segretari amministrativi nazionali dei partiti, ed erano effettuati estero su estero tramite le strutture della Montedison International Holding, curati praticamente dall'amministratore delegato Cardarelli”.

 

Dopo la prescrizione del reato, Lino Cardarelli fu chiamato dal concittadino Pietro Lunardi[90] al Ministero delle Infrastrutture per poi essere nominato, nel maggio 2003, membro del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina, incarico ricoperto sino alla primavera del 2004[91]. Al tempo, Lino Cardarelli era pure presente nei Cda di Mediocredito Lombardo (Milano) e della Merloni Elettrodomestici di Fabriano (Ancona), società, quest’ultima, in mano all’omonima famiglia azionista di Capitalia e del colosso editoriale RCS MediaGroup.[92]

 

Altra presenza ingombrante nella Stretto S.p.A., quella del professor Emmanuele Emaunele[93], nominato dalla Regione Calabria, azionista di minoranza, e provvidenzialmente sostituito nel giugno 2005, proprio alla vigilia della scelta del General Contractor.

 

Emmanuele Emanuele è infatti vicepresidente di Ferfina S.p.A. [94] holding finanziaria di partecipazione che controlla il 98,85% di Società Italiana per Condotte d’Acqua, General Contactor del Ponte sullo Stretto accanto ad Impregilo. Attualmente il 15% di Ferfina S.p.A. è in mano ad Efibanca - società del gruppo BPI Investimenti - che ha condotto per conto della cordata IGLI l’operazione di ingresso nel capitale della società di Sesto San Giovanni a spese di Gemina-Romiti.

 

Emmanuele Emanuele è pure membro del Cda di Condotte Immobiliare, la società immobiliare del gruppo Condotte d’Acqua e presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, una dei maggiori azionisti insieme all’olandese ABN Amro del gruppo bancario Capitalia, azionista di Gemina-Fiat, Impregilo e Astaldi. Di quest’ultima società è membro del consiglio di amministrazione il dottor Lucio Mariani, membro del collegio sindacale di Fintecna e della Stretto S.p.A..

 

Fintecna è la finanziaria statale dove sono state parcheggiate le società di costruzioni ex Italstat, Condotte e Italstrade, prima di essere vendute una a Ferfina e la seconda ad Astaldi e poi concorrere alla gara per il Ponte. Fintecna possiede una quota infinitesimale[95] del consorzio IRICAV Uno per la tratta ferroviaria ad Alta Velocità Roma-Napoli. Gli altri soci di IRICAV Uno? Innanzitutto Società Italiana Condotte d'Acqua (34,9%): poi Ansaldo Trasporti-Sistemi Ferroviari (17,4%), Astaldi (27,9%), Vianini Lavori (16,3%) e C.C.C. - Consorzio Cooperative Costruttori (3,5%): i principali concorrenti alla gara del Ponte soci della maggiore azionista della società concessionaria per il Ponte.

 

Fintecna detiene pure un’identica quota nel Consorzio IRICAV Due per la realizzazione della tratta ferroviaria Verona-Padova. Leader del consorzio la solita Astaldi, più le ”avversarie” Impregilo, Condotte d'Acqua, Salini Costruzioni, Torno Internazionale e Ansaldo Trasporti. Concessionaria delle ferrovie per la progettazione esecutiva e la realizzazione delle linee veloci è Treno Alta Velocità T.A.V. S.p.A., società di cui è membro del consiglio di amministrazione l’ingegnere Renato Casale, sino allo scorso anno nel Cda della Stretto di Messina ed odierno responsabile di Rfi Rete Ferroviaria Italiana S.p.A..

 

Fintecna controlla infine il 100% di Tirrenia di Navigazione, Veneta Infrastrutture e Società Bagnoli; il 99,82% di Finsider (oggi in liquidazione); il 92,3% di Fincantieri-Cantieri Navali Italiani. Gli organigrammi di queste società del Gruppo Fintecna riservano le ennesime sorprese-Ponte: in Tirrenia di Navigazione ricopre il ruolo di presidente del collegio sindacale il dottore Lucio Brundu, riconfermato presidente del collegio sindacale della Stretto di Messina, nonché alla guida del collegio sindacale di Sviluppo Italia Puglia S.p.A. di Bari e sindaco effettivo di Trenitalia e Sviluppo Italia Campania (Napoli)[96]; di Fincantieri è invece consigliere di amministrazione Pietro Ciucci, amministratore delegato della società del Ponte di Messina. Non si sa mai che ne perdano una….

 

 

 

L’epilogo. Qualche conto di casa Stretto spa

 

Un utile pari a 1.240.308 euro, costituito dalla differenza tra la somma dei costi capitalizzati (19.986.000 euro), dei proventi finanziari (3.004.000 euro) e dei “proventi diversi” (50.000 euro), e l’ammontare dei costi sostenuti nell’esercizio (21.800.000 euro).

 

Annata d’oro, dunque, quella del 2005. Almeno in prima battuta. Perché ad un’analisi più attenta del bilancio della Stretto di Messina i conti sono tutt’altro che rosei. Ma andiamo per ordine, riportando analiticamente le differenti voci e partendo da una precisazione.

 

L’utile c’è stato, ed anche rilevante, solo che è servito a ripianare – e solo in parte - i buchi dei precedenti bilanci sociali. Ed infatti l’assemblea dei soci della concessionaria pubblica per la realizzazione del Ponte ha infatti deliberato di destinarne il 5% a riserva legale (62.015 euro) e il restante 95% “a parziale copertura delle perdite pregresse” (1.178.293 euro).

 

Andiamo allo stato patrimoniale. La Stretto di Messina dichiara un capitale sociale sottoscritto di 383.179.794 euro, di cui però solo 260.562.259,92 versato. Così i crediti della S.p.A. verso i Soci “per versamenti ancora dovuti sono uguali a 122.618.000 euro” (in realtà, ad essere pignoli, calcolatore in mano, gli euro a credito sono 122.617.534,08…)

 

I versamenti non ancora effettuati si riferiscono ai residui decimi non richiamati dell’aumento di Capitale Sociale sottoscritto il 28 aprile 2003 da Fintecna S.p.A., Rete Ferroviaria Italiana ed ANAS[97].

 

A seguito del suddetto aumento e del versamento di ulteriori tre decimi effettuato il 28 dicembre 2005, il Capitale Sociale risulta così composto:

 

 

 

Azionisti

Azioni sottoscritte

Valore nominale

Versamenti del capitale

Capitale da versare

% possesso

Fintecna SpA

51.126.005

263.810.185,80

174.725.477,26

89.084.708,54

68,848

ANAS SpA

9.653.755

49.813.375,80

32.257.227,10

17.556.148,70

13,000

R.F.I. SpA

9.653.755

49.813.375,80

33.836.698,96

15.976.676,84

13,000

Regione Calabria

1.913.116

9.871.678,56

9.871.678,56

0,00

2,576

Regione Sicilia

1.913.116

9.871.678,56

9.871.678,56

0,00

2,576

Totale

74.259.650

383.179.794

260.562.259,92

122.617.534,08

100,00

     

 

 

La società dichiara poi di vantare crediti verso lo Stato pari a 22.229.000 euro, di cui 4.812.000 “esigibili entro l’esercizio successivo”; essi si riferiscono al contributo per la progettazione preliminare dell’opera, assegnato alla Stretto di Messina con Decreto del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze del 23 dicembre 2004 e registrato dalla Corte dei Conti il 24 febbraio 2005. Il decreto ha previsto nello specifico l’erogazione di 20.658.000 euro in quindici rate annuali e decorrenza dal 2004, a cui andrebbero aggiunti altri 7.017.510 euro di interessi, per un totale di 27.676.000 euro. L’importo vantato dalla società concessionaria è dunque comprensivo della quota capitale e degli interessi maturati per gli esercizi 2004 e 2005 (1.571.000 euro, quota iscritta tra i proventi finanziari). Ovviamente nel caso in cui il governo Prodi decidesse di formalizzare la fine del progetto del Ponte, andrà necessariamente abrogato il decreto ministeriale del 23 dicembre 2004, con un risparmio per i contribuenti italiani di almeno una ventina di milioni di euro per un progetto che di milioni ne ha già divorato alcune centinaia. In proposito è opportuno ricordare che solo nel 1990 il Ministero dei trasporti, ai sensi della Legge n. 67/88, aveva erogato a favore della Stretto di Messina un contributo di 5.165.000 euro, per la copertura dei “costi di ricerca” messi a bilancio nel biennio 1988-89.

 

Relativamente alle operazioni intrattenute con la società controllante Fintecna, al 31 dicembre 2005, la Stretto di Messina dichiara di vantare crediti per 2.982.000 euro, di cui 1.130.000 rappresentati dal saldo di un conto corrente di corrispondenza “regolato ai tassi di mercato” e i restanti 1.852.000 rappresentati dal credito IVA “maturato e trasferito alla controllante nell’ambito della procedura di IVA di gruppo”. Gli interessi sui crediti verso impresa controllante hanno generato proventi per 13.000 euro.

 

Infine i crediti “verso altri”, vantati cioè nei confronti di soggetti terzi, pari a 217.000 euro, che però comprendono in buona parte gli anticipi versati a favore di fornitori per forniture in corso (173.000 euro) e le note di credito da ricevere da altri fornitori (22.000 euro).

 

Nel capitolo relativo alle cosiddette “Immobilizzazioni immateriali”, la Stretto di Messina riporta nell’esercizio 2005 spese per 806.000 euro alla voce “Costi di impianto e di ampliamento”, riferibili ai costi sostenuti per la “costituzione della Società” (21.000 euro), alle “spese per gli aumenti di Capitale Sociale” (772.000 mila euro) e alle “spese per modifiche statutarie” (13.000 euro).

 

Ci sono poi i cosiddetti “Diritti di brevetto industriale e delle opere dell’ingegno” che hanno pesato per 128.000 euro e che si riferiscono al “deposito di brevetti relativi a specifiche soluzioni originali del Progetto quali la concezione dell’impalcato, le barrire frangivento, etc.”.  

 

Le spese per i “Marchi” ammontano a 121.000 euro e sono relativi ai “costi sostenuti per la registrazione, ancora non perfezionata [corsivo nostro: N.d.A.], di marchi denominativi e figurativi relativi al ponte sullo Stretto”.

 

Le “immobilizzazioni in corso ed acconti” ammontano a 1.589.000 euro e si riferiscono per 1.493.000 euro ai costi sostenuti a partire dall’esercizio 2004 per la “definizione e lo sviluppo del nuovo sistema informativo integrato aziendale” e per 96.000 euro agli “acconti erogati nell’esercizio ai fornitori di beni e servizi per l’adeguamento dei nuovi uffici di Messina e Villa San Giovanni”. A ciò si aggiungono le “altre immobilizzazioni”[98] su cui incide particolarmente nel 2005 l’acquisizione dei software applicativi (22.000 euro) e l’adeguamento degli uffici di Roma della Stretto di Messina S.p.A. (107.000 euro).

 

La voce “Immobilizzazioni materiali” conferma la fortissima incidenza delle più recenti acquisizioni della società concessionaria. Mentre per “terreni e fabbricati” si tratta solo di ammortamenti per 55.000 euro, gli impianti incidono per 612.000 euro di cui 429.000 effettuati nell’esercizio 2005, i “mobili e macchine ordinarie” per 571.000 euro (204.000 di ammortamenti), di cui 47.000 acquistati nel 2005 e le “macchine d’ufficio” 559.000 euro (337.000 euro ammortamenti), di cui ben 110.000 solo in acquisti dell’ultimo anno sociale. Ai beni e alle attrezzature in mano alla Stretto di Messina di cui sopra vanno aggiunti quelli di proprietà dell’azionista di maggioranza Fintecna S.p.A., assegnati in comodato gratuito alla società del Ponte e valutati per 137.000 euro. 

 

In consuntivo la Stretto di Messina dichiara di poter disporre di una liquidità di 145.769.000 euro, che “aumentano rispetto all’esercizio finanziario precedente di 69.882.000 euro per l’effetto combinato dei versamenti, effettuati dagli azionisti nel mese dicembre 2005, di ulteriori tre decimi del Capitale Sociale sottoscritto nel 2003 (91.963.000), al netto, ovviamente, degli impieghi dovuti alla gestione ordinaria della società”.

 

“Vista la consistente giacenza e tenuto conto degli impegni sociali – si spiega nella relazione agli azionisti - si è continuato a vincolare l’importo delle disponibilità presso vari Istituti Bancari, alle migliori condizioni di mercato, al fine di ottenere una miglior remunerazione in termini di proventi finanziari”. Gli interessi attivi sui conti correnti bancari hanno generato proventi per 1.417.000 euro (1.747.000 gli interessi attivi nel 2004). Qui si omette di specificare quale siano le banche presso cui sono state depositate le disponibilità liquide della Stretto di Messina e i termini dei contratti bancari sottoscritti. In una fase della vita economica in cui si lamenta l’assenza di liquidità nelle casse dello Stato per far fronte alle spese di ordinaria amministrazione, i depositi presso istituti bancari di somme corrispondenti a 94.580.000 euro (di “pronta disponibilità”) e 51.179.000 (depositi “vincolati”) generano più di una perplessità.    

 

Ma andiamo ad analizzare le posizioni debitorie della Società del Ponte.

 

A chiusura esercizio 2005, il dettaglio dei debiti della Stretto di Messina S.p.A. comprendeva 5.457.000 euro “verso fornitori di beni e prestazioni”; 1.178 euro verso l’impresa controllante Fintecna; 523.000 euro in debiti tributari (IRPEF sulle retribuzioni a dipendenti, collaboratori e professionisti erogate nel mese di dicembre); 362.000 euro verso istituti di previdenza e di sicurezza sociale (derivanti dai contributi a carico dei dipendenti e della Società sulle mensilità già erogate e da versare nel mese di gennaio 2006).

 

Altri 530.000 euro sono contabilizzati sotto la voce “altri debiti” e comprendono le retribuzioni e le competenze del personale, nonché gli emolumenti verso gli organi sociali maturati alla chiusura del bilancio, più “diversi debiti di varia natura” verso soggetti terzi. Relativamente alla loro ripartizione per area geografica, tali debiti sono tutti nei confronti di soggetti nazionali, ad eccezione di quelli verso fornitori di paesi integranti l’Unione Europea per un importo di 211.000 euro.

 

Infine i costi sostenuti nel corso del 2005.

 

Per la realizzazione delle gare per il Contraente Generale, il PCM ed i soggetti a cui affidare il Monitoraggio ambientale e il Brokeraggio assicurativo, nonché per la “partecipazione ad eventi che hanno consentito la pubblicizzazione del Progetto”, la Stretto di Messina ha contabilizzato spese per 19.986.000 euro. Abbiamo già visto con quali ombre e conflitti di interesse.

 

Ci sono poi le altre spese di funzionamento, che solo per l’acquisto di prodotti di cancelleria, carburante e materiali vari per ufficio incidono per 85.000 euro (erano state però 121.000 euro nel 2004).

 

 

Di seguito in dettaglio i costi per la prestazione di servizi (in parentesi quanto speso nell’esercizio precedente):

 

- Prestazioni professionali di terzi: 5.719.000 (4.761.000);

- Compensi per revisione bilancio: 48.000 (15.000);

- Emolumenti e spese Amministratori: 1.479.000 (1.323.000);

- Emolumenti e spese Collegio Sindacale: 212.000 (210.000);

- Personale distaccato: 175.000 (176.000);

- Corsi di aggiornamento professionale per il personale: 42.000 (31.000);

- Manutenzioni: 232.000 (166.000);

- Assicurazioni: 184.000 (129.000);

- Postali e telefoniche: 112.000 (87.000);

- Propaganda e pubblicità: 1.187.000 (1.480.000);

- Viaggi e trasferte del personale: 280.000 (196.000);

- Buoni pasto personale: 172.000 (129.000);

- Pulizia e igiene uffici: 64.000 (56.000);

- Vigilanza uffici: 215.000 (180.000);

- Fotocopie e lavori eliografici: 78.000 (125.000);

- Riproduzione foto e filmati: 48.000 (58.000);

- Trasporti e facchinaggi: 59.000 (82.000);

- Energia elettrica, acqua e riscaldamento uffici: 113.000 (91.000);

- Rimessaggio e spese varie veicoli: 103.000 (63.000);

- Altri costi per servizi: 245.000 (172.000).

 

 

Totale: 10.767.000 euro (9.530.000).

 

È dunque evidente come nel corso del 2005 le spese per le prestazioni di servizi siano cresciute rispetto all’anno precedente di oltre il 12%, con punte però del 330% per la voce “compensi per revisione bilancio” ed aumenti di circa il 50% per le voci “corsi di aggiornamento”, “spese assicurazioni”, “viaggi e trasferte”, “spese postali e telefoniche”, e la non meglio specificata “altri costi per servizi”.

 

Relativamente invece ai cosiddetti “costi di godimento di beni di terzi”, si registrano spese per “affitti passivi” pari a 954.000 euro; 155.000 euro per il noleggio di autovetture e macchine d’ufficio (quasi il 50% in più di quelle del 2004); 91.000 euro per “noleggi diversi” (questi ultimi corrispondono a quanto versato per il noleggio dell’imbarcazione destinata al monitoraggio dei flussi migratori dei cetacei nello Stretto di Messina).

 

Gli altri oneri di gestione hanno inciso per 1.397.000 euro (erano 2.013.000 nel 2004), e sono così ripartiti:

 

a)     Contributo Commissione VIA  o (1.724.000);

b)     Rimborso spese per partecipazione a gare: 1.000.000 (0);

c)     Imposte indirette e tasse: 28.000 (27.000);

d)     Pubblicazioni, periodici e agenzie di stampa: 78.000 (83.000);

e)     Altri oneri: 291.000 (179.000).  

 

Gli oneri al punto b) comprendono l’importo riconosciuto al soggetto non aggiudicatario della gara per l’affidamento dei lavori al Contraente Generale (l’A.T.I. a guida Astaldi), a titolo di rimborso delle spese sostenute per la partecipazione, così come previsto nel bando di gara.

 

Gli oneri finanziari sono stati costituiti invece da 11.000 euro per “Interessi e commissioni ad altri” e da 46.000 per oneri straordinari (principalmente sopravvenienze passive relative a costi di competenza dello scorso esercizio).

 

Le imposte sul Reddito hanno inciso infine per 446.000 euro (257.000 nel 2004) e si riferiscono agli accantonamenti dell’esercizio, calcolati secondo la normativa vigente per IRAP (327.000) ed IRES (119.000). Relativamente all’IRES, la Stretto di Messina segnala nella sua relazione finanziaria di aver conseguito un utile fiscale di 932.000 euro e di aver utilizzato le residue perdite fiscali pregresse per 571.000 euro.

 

Dulcis in fundo la società concessionaria ricorda ai propri soci di aver fatto ricorso al cosiddetto “condono tombale”, aderendo alla definizione automatica per gli anni pregressi sia ai fini delle Imposte Dirette, relativamente agli anni dal 1997 2002, che ai fini IVA per gli anni dal 1998 al 2002.

 

Vediamo di capire di che si tratta.

 

Il cosiddetto “condono tombale” - introdotto dall’art. 9 della l. 289\02 ed in vigore dall’1 gennaio 2003 – ha previsto che con un versamento da calcolarsi in percentuale sulle imposte dirette (cioè IRPEG, IRPEF) dichiarate pari al 4 – 6 - 8%, per ogni anno condonato (a seconda del fatturato dichiarato), le società potessero precludere, per gli anni d’imposta condonati (anni dal 1997 al 2001, successivamente ampliati fino al 2002) ogni accertamento tributario. La legge ha pure previsto l’esclusione della punibilità per i reati fiscali (L. n. 74\2000), a meno che non fosse già stata esercitata l’azione penale con formale conoscenza da parte del contribuente prima della presentazione del tombale (ad es. con la richiesta di rinvio a giudizio da parte del PM, già notificata all’indagato).

 

È stata pure prevista la possibilità di presentare una “dichiarazione riservata”: in pratica il condono poteva essere presentato in forma coperta, salvo poi essere opposto al momento dei controlli, al fine di bloccare l’attività di verifica. Se poi si decideva di versare quanto dovuto a rate, e si versava solo la prima rata, il tombale era comunque efficace.

 

Dalla lettura del bilancio 2005 non ci è dato sapere a quanto ammontasse il “debito” con il fisco da parte della società concessionaria. Né l’ammontare di quanto poi versato a condono (somme comunque non superiori ai 400-600 euro all’anno). Il comportamento però è del tutto deprecabile. Ci si aspetterebbe tutt’altro da una S.p.A. interamente statale e che di contro non manca di rivendicare “crediti tributari” con l’Erario per 373.000 euro (imposte sul reddito ed IVA di anni precedenti per cui è stato richiesto rimborso, più relativi interessi per 2.000 euro).

 

Ma cosa si aveva da nascondere al fisco per bloccarne le possibilità di verifica?

 

Anche su questi bilanci, un giorno, qualcuno dovrà comunque indagare.

 



[1] Molti dei dati e degli elementi presenti nel lavoro sono stati dedotti dalla lettura del Verbale delle deliberazioni dell’assemblea ordinaria degli azionisti della “Stretto di Messina S.p.A” tenutasi a Roma il 21 marzo 2006, e dall’allegata relazione del Consiglio di Amministrazione sulla gestione dell’esercizio 2005. All’assemblea, oltre ai componenti del Cda della Stretto di Messina S.p.A., hanno partecipato per conto degli azionisti, la dott.ssa Giovanna Girolamo (Fintecna S.p.A.), la sig.ra Gabriella Corneli (ANAS S.p.A.), il sig. Giorgio Raffaele Bruno (Rete Ferroviaria Italiana S.p.A.) e la dott.ssa Svetana Parrilla (Regione Calabria). Sono stati inoltre invitati a partecipare all’assemblea, l’ing. Giuseppe Fiammenghi, responsabile della Direzione Tecnica della Stretto di Messina S.p.A. ed il dott. Stefano Granati, responsabile della Direzione Amministrativa, Finanza e Risorse Umane della società concessionaria. Segretario è stato nominato l’avv. Alfonso Annibale De Marco (Napoli).

[2] La Stretto di Messina S.p.A., costituita in base alla Legge n. 1158/71, è la società concessionaria dello Stato per lo studio, la progettazione e la realizzazione del collegamento stabile viario e ferroviario, ivi comprese le necessarie opere connesse, nonché della gestione e manutenzione del collegamento viario e di altri servizi pubblici pertinenti il collegamento tra la Sicilia e il Continente. La Stretto di Messina S.p.A. è soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Fintecna – Finanziaria per i Settori Industriale e dei Servizi S.p.A..

[3] Tribunale Penale di Roma, Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari Ufficio 23°, Ordinanza di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari nei confronti di Vito Rizzuto + 4, Roma, 22 dicembre 2004.

[4] Il corsivo è nostro. Va tuttavia specificato che nel proseguo del documento non si fa più riferimento alla addotta “mafiosità” della società in gara per il General Contractor del Ponte sullo Stretto, né si specifica i contenuti delle dichiarazioni dei “pentiti”. L’affermazione dei magistrati romani getta tuttavia ombre sull’intera operazione Ponte.

[5] L. Carrabba, “Ponte sullo Stretto, tre le cordate per l’incarico di general contractor”, Gazzetta del Sud, 29 ottobre 2005.

[6] Nel corso del 2005 Impregilo è stata oggetto di ulteriori scambi azionari. In autunno, ad esempio, con un’inattesa operazione finanziaria, il colosso statunitense Hbk Investments (sedi a Dallas e New York e filiali a Londra, Tokyo e Hong Kong) è entrato nel capitale della società con una quota del 2,29%.

La Consob ha poi rilevato la scalata ad Impregilo, da parte della Banca Popolare di Milano (BPM), che ha prima portato la sua partecipazione nella società dal 3,08% al 4,72%, per poi scendere nel marzo 2006 al di sotto del 2%.

Nel febbraio 2006 ha invece fatto ingresso nella società di Sesto San Giovanni, il gruppo finanziario italo-britannico Theorema Asset Management, rilevando il 2,13% del pacchetto azionario. Theorema Asset Management ha pure acquisito il controllo del 2,21% di Gemina (holding finanziaria che possiede rilevanti quote azionarie di Impregilo, Aeroporti di Roma S.p.A., RCS Mediagroup, Leonardo Holding, Elitario Italia, Sistemi di Energia e S.L.T.T.I. S.p.A.).

Nel capitale azionario di Impregilo sarebbe rappresentato anche uno dei gruppi finanziari più potenti a livello internazionale, vera e propria cassaforte del complesso militare-industrale-petrolifero e bancario degli Stati Uniti, la Morgan Stanley, che secondo indiscrezioni stampa controllerebbe dal settembre 2005 l’8% del capitale azionario della società di costruzioni (5,25% in mano a Morgan Stanley International e 2,87% a Morgan Stanley & Co). La questione è tutt’altro che limpida e lineare: chiamata in causa dal quotidiano Il Giornale di Milano in due articoli del 19 e 20 ottobre 2005 (Stanley Morgan veniva accusata tra l’altro di fare da “scudo a un possibile cavaliere  mascherato”), la holding rispondeva con un ambiguo comunicato in cui dichiarava che “nessuna società del gruppo deteneva posizioni in Impregilo per le quali fosse necessario effettuare le comunicazioni previste dalla normativa di riferimento. La partecipazione complessivamente calcolata era infatti composta da posizioni detenute per conto di terzi a vario titolo, per le quali non esiste da parte di Morgan Stanley nessun obbligo di comunicazione”. Cioè, tradotto in termini più elementari, non ci siamo ma ci siamo e comunque non lo diciamo. Ancora oggi il vero ruolo di Morgan Stanley in Impregilo resta un mistero e la Consob si è guardata bene ad intervenire nella vicenda.

L’odierno assetto di Impregilo vede in ordine IGLI con il 16,89%, Gemina (11,83%), Morgan Stanley (8,12%), Hbk Investments (2,29%), Newman Ragazzi & Co. (2,28%), Assicurazioni Generali (2,14%), Theorema Asset Management (2,13%) e Lazard (2,01%).

Le cose però dovrebbero mutare nei prossimi mesi, dato che il consorzio IGLI potrà esercitare l’opzione per rilevare le quote di Gemina-Romiti e che Efibanca ha deciso di cedere il 50% delle proprie azioni in Impregilo alla Immobiliare Lombarda di Salvatore Ligresti, il costruttore originario di Paternò a capo del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai.

[7] Argofin S.p.A. è una società finanziaria controllata dal costruttore Marcellino Gavio, con sede in Italia che opera come holding attiva principalmente nel settore della gestione di reti autostradali e delle costruzioni. Il fatturato del gruppo Argofin nel 2000, realizzato interamente in Italia, è stato di circa 1.150 miliardi di lire. Ad Argofin risale il controllo di due delle maggiori imprese di costruzioni italiane, Itinera e Grassetto. Tramite diverse imprese controllate, il gruppo gestisce numerose tratte autostradali, tra cui la Torino-Milano, la Torino-Piacenza, la Ventimiglia-Savona, la Roma-L'Aquila-Teramo. Il gruppo Gavio controlla anche una quota del 6,25% di Ferrovie Nord. Argofin controlla anche il 18,8% del capitale sociale di Ativa S.p.A., concessionaria a capitale pubblico-privato per l'esercizio della tratta autostradale Torino-Ivrea-Quincinetto/Ivrea-Santhià. Ativa S.p.A. controlla a sua volta la società Si.co.gen. S.r.l., che opera nel settore degli appalti di opere pubbliche.

[8] Techint è la holding della famiglia italo-argentina dei Rocca e controlla le principali società siderurgiche italiane dello storico gruppo Dalmine e importanti acciaierie in America latina, Stati Uniti, Tailandia, Giappone e Cina. Alla produzione dell’acciaio sono affiancate altre redditizie attività, principalmente la realizzazione di grandi infrastrutture stradali e ferroviarie e la gestione dei servizi (acqua e sanità).

[9] Sirti S.p.A. è il gruppo leader in Italia nel settore dell’impiantistica e telefonia fissa e cellulare, attivo anche nel settore dell’Alta velocità ferroviaria e dei sistemi militari avanzati (impianti di telecomunicazione e radio, ecc.). A seguito dell’Opa conclusasi il 23 febbraio 2005, il 69,8% del capitale azionario Sirti è controllato da Sistemi Tecnologici S.p.A., con cui è in corso un processo di fusione. Tra i maggiori azionisti di Sistemi Tecnologici-Sirti, la famiglia Rocca (Gruppo Techint), i Bonomi (noti finanzieri di Milano) e i Benetton di Treviso.

[10] Efibanca è la merchant bank di BPI - Banca Popolare Italiana (ex Banca di Lodi), al centro delle cronache finanziarie (e giudiziarie) per l’assalto alla Banca Antonveneta. BPI è contestualmente uno dei principali gruppi bancari che hanno espresso la disponibilità a finanziare la faraonica opera di collegamento tra Calabria e Sicilia.

[11] ”Astaldi: unificare le cordate”, Gazzetta del Sud, 20 aprile 2005.

[12] P. Brutti, Montalbano, Interrogazione parlamentare ai Ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell'Economia e delle Finanze, Legislatura 14º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 791 del 03/05/2005.

[13] Il Sole 24 ore, 19 maggio 2005.

[14] F. Manacorda, “Fatto l’accordo su Rcs, Gemina fuori dal capitale”, La Stampa, 18 giugno 2004.

[15] L’avvocato Renato Laschena ha alternato la lunga carriera come docente universitario tra Roma e L’Aquila a quella di legale per conto di numerose società pubbliche IRI (Bonifica, Iritecna e Condotte d’Acqua).

[16] L’ingegnere Niels J. Gimsing è professore ordinario di Strutture metalliche presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale dell'Università Tecnica della Danimarca. È stato progettista e consulente del ponte sospeso Oresund nonché della Great Belt Bridge Authority.

[17] Il Sole 24 ore, 11 giugno 2005.

[18] L’ingegnere Ian Firth, “esperto in progettazione, analisi, valutazione ed utilizzo di nuovi materiali per ponti e strutture in acciaio e calcestruzzo”, ha inoltre partecipato ad attività di progettazione e verifica dei ponti Humber e Tsing Ma. Il professionista è membro della Institution of Civil Engineers, della Association of Consulting Engineers nonché della Institution of Structural Engineers. Lo studio Flint & Neill Partnership di cui è titolare, insieme a MODIStudio Associati di Maurizio Mosca e Roberta Di Nucci, ha presentato recentemente all’ANAS un progetto per la realizzazione di due ponti avveniristici sull’Arno, in località Vallina, Firenze.

[19] Le barre di acciaio per le gigantesche torri dello Stonecutters Bridge saranno fornite dall’azienda italiana Cogne Acciai Speciali di Aosta. Valore della commessa 12 milioni di dollari.

[20] Amministratore delegato del Gruppo Autostrade S.p.A. è Vito Alfonso Gamberale, già general manager del gruppo ENI, poi amministratore delegato di SIP, Telecom Italia e TIM.

[21] In particolare il professore Francesco Karrer ha curato per conto dell’A.T.I. Bonifica-Roksoil-Hydrodata il progetto di variante della strada per Gressoney (sul fiume Lys), in Valle d’Aosta. Come è noto Rocksoil è la società di ingegneria dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, tra i maggiori sostenitori della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Il professore Karrer ha svolto studi di pianificazione e Valutazione d'Impatto Ambientale di altre importanti opere pubbliche nazionali (Alta Velocità delle FS; Variante di Valico; Autostrada Salerno – Reggio Calabria) ed ha redatto i piani territoriali, di settore ed urbanistici per la Regione Calabria e i comuni di Vibo Valentia, Pizzo Calabro e Gioiosa Ionica. L’urbanista ha pure eseguito gli Studi di Impatto Ambientale per la realizzazione di due impianti di smaltimento di rifiuti solidi a Gela e Vasto, per conto di SnamProgetti (gruppo ENI), società che ha partecipato alla gara per il Project Management Consultant del Ponte sullo Stretto di Messina. L’urbanista ha infine partecipato alla valutazione dell’impatto socio-economico del contestatissimo collegamento ferroviario Torino-Lione-Tunnel di base franco-italiano, a seguito di gara aggiudicata a PriceWaterHouseCoopers, società che è stata tra gli advisor che hanno consacrato la fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina. Sempre con PricewaterhouseCoopers, Kerrer ha partecipato nel 2004 alla realizzazione del Piano strategico di sviluppo dell'hub inter-portuale di Gioia Tauro.

[22] Apcom, “Ponte Messina. Astaldi deposita ricorso Tar per annullamento gara”, 22 dicembre 2005.

[23] Tullio Ancora ha riconosciuto di aver avuto con lo statista democristiano”quasi un rapporto filiale”. Quando Aldo Moro cominciò a rivestire cariche istituzionali, e particolarmente quella di Presidente del Consiglio, Ancora fu nominato alto funzionario della Camera e responsabile dell'ufficio leggi, norme e usi, nonché rapporti col Governo. Fu allora che Moro chiese che l’avvocato fosse suo consigliere costituzionale. Fu nell’abitazione di Tullio Ancora che si svolse, alla vigilia del Natale 1971, un incontro privato tra Aldo Moro e l’allora segretario del PCI Enrico Berlinguer in cui fu concordata l’elezione alla presidenza della Repubblica di Giovanni Leone.

Alle elezioni che hanno portato al Quirinale l’on. Giorgio Napolitano, l’avvocato Ancora ha ottenuto pure un paio di voti: si trattava del terzo scrutinio, il 9 maggio 2006, lo stesso giorno in cui, 28 anni prima, era stato rinvenuto in via Caetani il cadavere di Aldo Moro. Lo statista, dalla prigione delle Br, aveva inviato all’uomo di fiducia, una delle sue lettere.

[24] Nella facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano, Armando Brandolese ricopre il ruolo di professore ordinario di Impianti industriali meccanici. Brandolese ha pure ottenuto numerosi incarichi di insegnamento in università pubbliche e private di Italia. È anche membro del consiglio di amministrazione del Consorzio MIP - Politecnico di Milano, del Consorzio Milano Ricerche e di tre società private; vanta una lunghissima attività di consulenza professionale rivolta alla valutazione di prestazioni e alla razionalizzazione di processi e sistemi produttivi; compie perizie, stime e valutazioni di stabilimenti e complessi tecnico-produttivi. Armando Brandolese è infine presidente del Comitato Ordinatore della Facoltà di Ingegneria del Libero Istituto Universitario Carlo Cattaneo (Castellana, Torino)

[25]Contractor-elect chosen to negotiate for Central Link light rail tunnel project”, August 16, 2000, http://www.soundtransit.org/newsroom/releases/pr_20000816_1.asp.

[26] Nel 1998 la stessa Tecnomare S.p.A. di Venezia, abbandonato il progetto per un collegamento in alveo dello Stretto di Messina, costituiva un’A.T.I. con Alenia Marconi Systems S.p.A., l'impresa Canale di Reggio Calabria e la Stretto di Messina Pubblici Servizi S.p.A. (società intermente controllata dalla concessionaria statale per la realizzazione del Ponte) per la implementazione del cosiddetto Sistema VTS (Vessel Traffic Service), per il controllo del traffico marittimo nello Stretto, su affidamento del Ministro per la Marina Mercantile. Presto, Tecnomare decise di recedere dall'A.T.I., aprendo un lungo contenzioso con le ex socie. La Stretto di Messina Pubblici Servizi fu creata il 4 maggio del 1988 e cancellata dal registro delle imprese nel novembre del 2001, attraverso la fusione con la Stretto di Messina S.p.A.. Quello del VTS si dimostrò un pessimo affare per la concessionaria del Ponte: al 31 dicembre 2000, la controllata aveva accusato una perdita di lire 24.288.347, con conseguente onerosa ricapitalizzazione. Nel 1993, la Stretto di Messina Pubblici Servizi partecipò alle fasi di prequalifica del concorso internazionale per il ponte Vasco De Gama a Lisbona, nel raggruppamento che vedeva capofila la società Condotte D’Acqua e, compagni d'avventura, CMF S.p.A., Ferrocemento Costruzione e Lavori Pubblici S.p.A., ICLA Costruzione Generali S.p.A., Bonifica S.p.A., Autostrade International, Recchi S.p.A. e Costruzioni Generali. “Insomma, gli incroci tra i proprietari della Stretto spa e i vincitori per la gara del General Contractor risalgono già al 1993. Anzi, più che di incroci, si trattava di compagni in possibili affari”, ha commentato il giornalista Daniele De Joannon a conclusione della sua inchiesta sulla fallimentare parabola della società controllata dalla Stretto di Messina S.p.A. (Cfr. Centonove, 2 giugno 2006).

[27] Il prof. Giovanni Pietro Beretta, già docente incaricato di Geologia e Idrogeologia applicata presso la facoltà di Scienze dell’Università di Torino, è “esperto in idrogeologia, ricerca idrica in aree di pianura, progettazione pozzi e discariche, tutela delle acque dall'inquinamento, vulnerabilità degli acquiferi, reti di monitoraggio delle acque sotterranee, bonifiche di aree industriali”. Beretta è stato membro di gruppi di ricerca nazionali e consulente della Regione Lombardia, Regione Piemonte, ARPA Emilia-Romagna, ARPA Umbria e membro di Commissioni del Ministero dell'Ambiente. È stato Coordinatore della Segreteria Tecnica del Ministero dell'ambiente - Servizio rifiuti e bonifiche nel biennio 2001-2002 e, dal 1999, "esperto" per la gestione dell'emergenza ambientale in Campania (Ordinanze del Ministero dell'Interno delegato per il Coordinamento della Protezione Civile).

[28] Nonostante i nuovi ingressi nel capitale azionario di Impregilo, verificatisi nell’ultimo anno, resta comunque la finanziaria Gemina il cuore pulsante del colosso delle costruzioni. I soci di rilievo di Gemina sono: Spafid S.p.A. (21,8%), controllata da Miotir (la cassaforte della famiglia Romiti) e nominalmente dallo stesso Cesare Romiti; Mediobanca (12,5%) “salotto buono” della finanza italiana e per decenni feudo incontrastato del siciliano Cuccia; Epifarind-Italmobiliare-Italcementi (5,1%); Premafin-Sai-Fondiaria (3%) di Salvatore Ligresti; Assicurazioni Generali (2,3%); Capitalia (2,1%) e infine il Credit Suisse First Boston (2%).

[29] Gli altri azionisti di Edipower S.p.A. sono Edison (40%), Atel (16%), AEM Milano (16%), AEM Torino (8%) e The Royal Bank of Scotland (5%). Dalla fine di giugno 2006 è stato nominato presidente di Edipower, l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini.

[30] Le attività di estrazione petrolifere sono esercitate nei Mari del Nord, Vietnam, Iran ed Egitto attraverso al controllata Edison International.

[31] Il business dell’acqua vede protagonista Edison a livello mondiale grazie a International Water Holdings S.p.A., società di cui è azionista la statunitense Bechtel Corporation, partecipante alla gara del PMC del Ponte sullo Stretto. Alla stessa gara ha partecipato nella fase di prequalifica Tecnimont, società d’ingegneria del gruppo Edison, poi ceduta al Gruppo Maire.

[32] Il colosso francese dell'elettricità EDF controlla oltre il 30% del mercato elettrico del centro-nord d’Italia e sta per sottoscrivere un accordo energetico con l'Enel che consentirà alla società italiana, ancora in buona parte controllata dal Tesoro, di partecipare con un 12,5% al programma per lo sviluppo di un reattore nucleare di nuova generazione EPR (European Pressurized Water Reactor). Si vorrebbe esportare la nuova tecnologia anche negli Stati Uniti, ma l’operazione è fortemente osteggiata da alcuni funzionari di Washington preoccupati che le centrali possano essere utilizzate per la produzione di armi nucleari. Luce verde al controverso progetto EPR-Enel è stato dato dall’esecutivo di Romano Prodi in uno dei suoi primi atti dopo l’insediamento a Palazzo Chigi. Ancora una volta si conferma l’ipocrita politica dei governi italiani in tema di energia nucleare: dal 1988, anno successivo al referendum popolare che ha deciso l’arresto del programma nucleare in Italia, EDF ha sottoscritto un contratto con Enel che consente al nostro Paese di approvvigionarsi di energia elettrica generata dalle centrali nucleari francesi.

[33] Cfr: Interrogazione parlamentare degli on. Salerno e Valditara al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del territorio, Atto n. 4-03050, 2 ottobre 2002, Seduta n. 247.

[34] Come è stato rilevato dal giornalista Daniele De Joannon, la titolarità “siciliana” delle azioni della società del Ponte per il valore di 9.871.170,04 di euro è in realtà in mano al "Vivaio Governativo di viti americane", emanazione dell'assessorato Agricoltura e Foreste. Il "Vivaio" è pure titolare di altre società che niente hanno a che fare con il suo oggetto sociale (la “sperimentazione vitivinicola e produzione di materiale vegetativo della vite”): Azienda Siciliana Trasporti (413.166 euro), Irfis Mediocredito della Sicilia S.p.A. (285.632), Centro di telerilevamento mediterraneo (52.136), Parco Scientifico e tecnologico della Sicilia (11.894.004), Banco di Sicilia S.p.A. (23.411.500), Sicilcassa S.p.A. (in liquidazione coatta, 114.619.538), Centro per l'internazionalizzazione e la promozione dell'Economia euromediterranea (159.070), Italia Lavoro S.p.A. (263.364), Biosphera S.p.A. (260.100), Siciliacque S.p.A. (20.000), Sicilia E-Innovazione (1.000.000), Consorzio italiano per l'artigianato di qualità (120.000). (Cfr.: D. De Joannon, “Gli insostenibili sprechi della Società del Ponte sullo Stretto”, Centonove, 26 maggio 2006.

[35] Nel sistema capitalistico italiano è sempre più comune incontrare azionisti e creditori di uno stesso istituto bancario o societario. Si tratta di una pericolosa anomalia del sistema, generatrice di gravi conflitti d’interesse, scarsissima trasparenza di atti e decisioni, rischi abnormi per risparmiatori e piccoli investitori. La parentela incestuosa tra banca e impresa è stata definita da alcuni commentatori economici come il “rapporto di fratellanza siamese” (Cfr.: G. Oddo, G. Pons, L’intrigo. Banche e risparmiatori nell’era di Fazio, Feltrinelli Editore, Milano, 2005.)

[36] Nello specifico, alla cordata, interamente italiana, promossa da Intesa-BCI, hanno aderito Mediobanca, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Mediocredito (appartenente al Gruppo Unicredito), Banca Popolare di Milano, Banca Nuova e Unibanca, espressione di alcune Casse di Risparmio della regione Emilia-Romagna. Anche Unicredito è tra i gruppi bancari creditori per svariati milioni di euro di Impregilo, società di costruzione di cui la stessa Banca Popolare di Milano controlla un rilevante pacchetto azionario.

[37] Tra i piccoli azionisti di CESI, ci sono pure AEM S.p.A. - Azienda Energetica Municipale di Milano (1,87%), AEM S.p.A. - Azienda Energetica Metropolitana di Torino (0,47%) e Italcementi del gruppo Pesenti (0,19%).

[38] Nel 2004 Telespazio S.p.A. ha avuto un fatturato di 350 milioni di euro; 1.400 le persone impiegate tra Italia, Francia e Germania.

[39] Sempre in Sicilia, Systra, in associazione con Aeroports de Paris e Studio TI, ha progettato l’ampliamento e l’ammodernamento dell’aeroscalo di Catania-Fontanarossa. Per la cronaca i lavori furono poi aggiudicati in un primo tempo all’A.T.I. Impregilo-Iter e successivamente all'impresa Romagnoli, dopo che la SAC (la Società di gestione dell’aeroporto) rilevò in sede di verifica che le due società avevano “prodotto dei documenti non veritieri”.

[40] Gazzetta del Sud, 27 febbraio 1999.

[41] Contemporaneamente alla progettazione della metropolitana messinese, gli studi degli ingegneri Fulci e Caminiti, congiuntamente a Systra SA, si vedevano assegnare a Torino il progetto per la realizzazione della quarta linea tranviaria. Lo stesso raggruppamento concorreva infine alla progettazione di un “percorso a trazione elettrica” tra le città di Mestre e Venezia (cfr. Gazzetta del Sud, 6 aprile 2000).

[42] Una piccola quota societaria di Ast Sistemi risulta in mano al Comune di Messina, ente appaltante della metropolitana di superficie progettata da Systra SA.

[43] Gazzetta del Sud, 13 ottobre 1998.

[44] Ufficio Legale – Istituzionale WWF Italia, Ponte sullo Stretto: le ragioni della messa in mora dell’Europa, Roma, 26 ottobre 2005.

[45] Per un approfondimento di questi temi si veda: A. Mangano, A . Mazzeo, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte, Sicilia Punto L, Ragusa, 2006. Un’ampia documentazione sulle ragioni del No al Ponte è consultabile nella sezione www.terrelibere.it/noponte.

[46] Advisor , Collegamenti Sicilia – Continente, Rapporto finale, Executive Summary. Roma, 28 febbraio 2001. ATI Pricewaterhouse Coopers Italia – UK; CERTeT Università Bocconi, Sintra srl, NET Engineering. (http://www.infrastrutturetrasporti.it/main/facciamo/amm_llpp/dirgen/dicoter/reti/ponte_stretto/messina_index.htm).

[47] Nel settore navigazione e cantieristico, il Gruppo Franza controlla direttamente o indirettamente le seguenti società: Caronte & Tourist; Tourist Ferry Boat; Tourist Shipping; Travel Tickets; N.G.I. Navigazione Generale Italiana; TAV; Cartour; Cantieri Di Maio; Cantieri Semar; Cantieri Picciotto; Ancora. Nel settore delle costruzioni, i Franza operano attraverso la Siceas Building, Imfra, Trade Immobiliare e Siceas. C’è poi il settore prettamente finanziario con Cofimer, Fipe Finanziaria Peloritana, Siceas Service e Filmar. Una società dei Franza, la ESI – Ecological Scrape Industry, opera nel settore dell’ecobusiness. Infine le società del settore turistico-alberghiero e dell’intrattenimento: Framon Hotels che gestisce diciotto alberghi di lusso con un giro di affari di cinquanta milioni di euro, Thesauron (per la gestione dei beni culturali e dei servizi multimediali), GrandTour Assistance, Biosport Management, Prismi e Novamusa, quest’ultima specializzata nell’accoglienza visitatori di musei, aree archeologiche e parchi tematici. Recentemente Novamusa è stata oggetto di una ricapitalizzazione con l’ingresso di nuovi partner, come Engineering Tourinternet e l'Editrice Sicania. Engineering Tourinternet è una società leader nell’offerta di servizi per il turismo, i beni culturali e i trasporti di cui è azionista al 51% il Gruppo Engineering, al 28% lo stesso Gruppo Franza e al 10% la BNL. A sua volta il Gruppo Engineering vede al suo interno la compartecipazione azionaria di Edison S.p.A., 21 Investimenti del Gruppo Benetton, NHS del Gruppo Sanpaolo IMI, Cassa di Risparmio di Firenze, Banca del Salento, la Banca Monte dei Paschi, Unipol e Argo Finanziaria (Argofin) di Marcellino Gavio. Ancora una volta alcuni degli azionisti o dei creditori delle società in prima linea per la realizzazione del Ponte sullo Stretto..

[48] Nel 1986, quando era in corso un vero e proprio scontro politico tra le classi dirigenti calabresi e siciliane sulla reale fattibilità del Ponte, intervenne pubblicamente a difesa del progetto l’ingegnere Giuseppe Franza, fondatore dell’omonimo impero finanziario. “Come operatore economico – dichiarò Franza - ritengo che un’opera così grandiosa aiuti il nostro territorio, risolva il problema del collegamento con l’altra sponda e crei comunque un così vasto movimento da rivoluzionare tutta la nostra realtà economica e sociale. Gli effetti positivi si vedranno già durante la costruzione a parte poi, ad opera ultimata, il beneficio del richiamo turistico e ambientale nonché l’interesse culturale per un manufatto di alta ingegneria e di tecnica specializzata” (Cfr. Il Soldo, 25 gennaio 1986). Nel 1994, la consorte Olga Mondello Franza, succeduta alla guida della holding dopo la morte del fondatore, ebbe a dichiarare: “Per noi, la costruzione del ponte sarebbe un grande business. Durante i dieci anni occorrenti alla realizzazione dell’opera il nostro lavoro aumenterebbe notevolmente. E poi lavoreremmo a pieno ritmo per diversificare l’attività. Per noi il problema non si pone. Il Ponte sullo Stretto non ci fa paura” (Cfr.: Centonove, 14 maggio 1994).

 

 

[49] D. De Joannon, “La Caronte e il Ponte sullo Stretto”, Centonove, 26 maggio 2006.

[50] AON S.p.A. è una holding in cui è presente Securfin, la finanziaria della famiglia Moratti. Presidente di AON Italia S.p.A. è il petroliere Angelo Moratti, patron dell’Inter Football Club. Presidente non-esecutivo della società è la sorella Letizia Moratti, ex ministro dell’Istruzione e l’Università nell’esecutivo di Silvio Berlusconi. AON Corporation, tra i maggiori broker in Italia, ha fatturato nel 2004 oltre 134 milioni di euro. Nel dicembre 2003, Aon S.p.A., Puricelli & Ghezzi S.r.l. e Telecom Italia S.p.A. hanno costituito la società ASSCOM Insurance Brokers S.r.l. con sede in Milano, Via Camperio 9, per la gestione di tutte le problematiche assicurative del Gruppo Telecom.

[51] JLT Risks Solutions Limited è una controllata del gruppo Jardine Lloyd Thompson, uno dei più importanti broker internazionali. JLT opera in più di 30 paesi e impiega circa 5.000 dipendenti. In Italia JLT è presente attraverso JLT-Siaci S.r.l., con sede a Milano.

[52] Willis Italia è la controllata della omonima holding statunitense. Principale azionista di Willis Corporation è Kohlberg Kravis Robert – KKR (8%); le rimanenti quote fanno capo a investitori istituzionali e dipendenti della società.

[53] Società di assicurazioni fondata nel 1958 a Milano da Alessandro Rasini e Giorgio Viganò, conta tra i suoi clienti più importanti il Gruppo Fininvest, Stet International, la Banca Popolare di Novara, il Gruppo Pirelli.

[54] Già direttore di Autostrade S.p.A. al tempo della presidenza di Gianfranco Elia Valori, Stefano Granati ha partecipato, nel 1999, per conto della concessionaria autostradale alla cosiddetta “Indagine Delphi” sul ruolo della società nel sistema nazionale ed europeo delle comunicazioni, alla vigilia del suo processo di privatizzazione. A questa indagine contribuì, tra gli altri, il prof. Francesco Karrer, componente della Commissione nominata dalla società Stretto di Messina per l’aggiudicazione del bando di gara del General Contractor del Ponte sullo Stretto.

[55] In MCC, oltre a Marsh, compaiono le società assicurative Kroll, Guy Carpenter, Putnam Investments, Mercer Human Resource Consulting, National Economic Research Associates (NERA), Mercer Delta, Lippincott Mercer, MMC Capital.

[56] G. Nuzzi, “Quelle indagini sull’ex leader di Unipol tra strane sviste, ritardi e buchi neri”, Il Giornale, 28 febbraio 2006.

[57] Unipol, insieme a BPI, Marcellino Gavio e Deutsche Bank, controlla il 50,91% di BNL, mentre un altro 8,7% è in mano alle Assicurazioni Generali.

[58] Holmo controlla direttamente il 51% di FINSOE. Nella Finanziaria dell’economia sociale sono pure presenti il Gruppo Monte dei Paschi di Siena (39%) e Hopa (Gnutti) con il 5%.

[59] Nel dicembre 2005 la britannica Dexia e Royal Bank of Canada hanno garantito un cospicuo finanziamento a favore di un consorzio guidato da Impregilo per l’avvio dei lavori di costruzione e gestione del nuovo ospedale oncologico di Oxford. Si tratta di un contratto di circa 150 milioni di sterline firmato con le autorità britanniche da Impregilo International Infrastructures NV, società interamente posseduta da Impregilo S.p.A., Barclays European Infrastructure Fund LP e GSL Joint Venture Ltd..

[60] Tra le operazioni più significative, MCC ha assunto il ruolo di lead advisor nell’ambito del riassetto societario del Gruppo Pirelli/Telecom. MCC/Capitalia ha pure fornito assistenza al consorzio di investitori (Investitori Associati, Pirelli Real Estate, Deutsche Bank Real Estate e famiglia Borletti) per l’operazione di acquisizione del Gruppo Rinascente da Eurofind; al gruppo petrolifero API per l’acquisizione della rete di distribuzione IP ceduta dal gruppo ENI.

[61] The Royal Bank of Scotland è oggi la maggiore banca in Scozia, la seconda del Regno Unito e d'Europa e la quinta al mondo, con una capitalizzazione di oltre 75 miliardi di Euro. The Royal Bank of Scotland possiede il 5% di Edipower, il gruppo elettrico privato in mano ai colossi EDF ed Edison.

[62] Per l’anomala caratteristica del capitalismo “made in Italy”, Italmobiliare, Telecom Italia e Toro Assicurazioni sono contestualmente pure azioniste di Capitalia.

[63] ABN Amro Bank è uno dei pochi istituti stranieri dichiaratosi disponibile a finanziare la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

[64] Per effetto della incorporazione di Fineco, Capitalia è subentrata nella titolarità diretta delle seguenti partecipazioni in Banca di Roma International S.A., European Trust S.p.A., FinecoBank S.p.A., Fineco Asset Management S.g.R., Fineco Finance Limited, Fineco Investimenti Alternativi S.g.R., Fineco Leasing S.p.A., Fineco Verwaltung AG, tutte appartenenti al Gruppo Bancario, nonché delle partecipazioni in Fineco Assicurazioni S.p.A., Fineco Vita S.p.A. e Development Capital 1 SCA.

[65] La Cassa Depositi e Prestiti è invece controllata per il 70% dal Ministero dell’economia e finanze (a riprova che è sempre lo Stato a finanziare la realizzazione del Ponte) e per un 30% da quasi tutte le Fondazioni delle Casse di risparmio italiane.

[66] La Bayerische Hypo - und Vereinsbank AG, secondo gruppo bancario tedesco, nel 2005 ha scelto di fondersi con UniCredit. Gli italiani hanno la leadership del nuovo gruppo bancario creato.

[67] Olimpia S.p.A. è la holding costituita dagli imprenditori di Treviso, Unicredit, Gruppo Pirelli e Banca Intesa, titolare del 27,7% di Olivetti e del 55% di Telecom Italia.

[68] Pirelli & C. fa parte contemporaneamente del patto di sindacato di Gemina, di cui controlla l’1,73% del pacchetto azionario.

[69] Bruno Lecchi è pure consigliere di Unipol Merchant S.p.A. (Gruppo Unipol-Lega delle Cooperative) ed Edipower (società del gruppo Edison che partecipa nel patto di sindacato di Gemina, importante azionista Impregilo). Nel consiglio di amministrazione di Astaldi compaiono inoltre i nomi di Luigi Guidobono Cavalchino, presidente del Cda di Unicredit Private Banking; Lucio Mariani, sindaco effettivo di Enel Distribuzioni e come vedremo, della Stretto di Messina S.p.A.; Stefano Cerri, amministratore delegato di Italstrade (società ex IRI-Fintecna poi acquisita dal Gruppo Astaldi), odierna partner di Impregilo, Società Italiane Condotte d’Acqua e Ansaldo Trasporti nei lavori di realizzazione della tratta ferroviaria ad Alta Velocità Verona-Padova.

[70] Il nome del prof. Ernesto Monti compare infine nel consiglio di amministrazione di Enertad S.p.A., holding italiana operante nel campo della produzione elettrica da fonti rinnovabili (eolico e waste to energy), del trattamento delle acque, dello smaltimento dei rifiuti, della trasformazione e distribuzione dei semilavorati in acciaio inossidabile. Enertad controlla ben 27 società, con filiali in Francia, Germania, Olanda e Stati Uniti. Inoltre possiede una partecipazione di minoranza in Ansaldo Fuel Cells, società del Gruppo Ansaldo attiva nello sviluppo di celle a combustibile per la generazione di energia elettrica da idrogeno. Altro membro del Cda di Enertad S.p.A. è Giancarlo Cimoli, dal 1988 al 1991 direttore generale del Gruppo Enimont e poi amministratore delegato di Edison S.p.A., al tempo azienda energetica del gruppo Montedison. Il 3 ottobre 1996 Cimoli fu chiamato alla guida delle Ferrovie dello Stato, dove realizzò il piano di trasformazione dell’azienda che portò alla nascita nel 2000 di Trenitalia e RFI, società, quest’ultima, che acquisì il pacchetto azionario di minoranza della Stretto di Messina S.p.A.. Nel gennaio 2004 Giancarlo Cimoli è stato riconfermato al vertice della Capogruppo Ferrovie dello Stato come presidente ed amministratore delegato, incarichi che ha ricoperto sino al 30 aprile 2004. Sei giorni più tardi, l’inossidabile manager è stato nominato presidente ed amministratore delegato di Alitalia.

[71] Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Messina è l’odierno assessore alla mobilità urbana Arturo Alonci, dichiaratosi in più occasioni favorevole alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. L’amministrazione comunale di Messina di centro-sinistra, eletta nel dicembre 2005, si era invece presentata all’elettorato con un programma in cui veniva espresso forte dissenso nei confronti dell’opera di collegamento stabile Calabria-Sicilia.

[72] In un comunicato del 25 giugno 2004, l’Astaldi aveva dato notizia della composizione e delle rispettive quote del consorzio in gara per il Ponte: oltre alla società romana capofila con una quota del 23%, Pizzarotti e Vianini Lavori con una quota del 12% ciascuno, il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna con una quota del 10%, Grandi Lavori Fincosit e Maire Engineering con una quota del 4% ciascuno e Ghella Costruzioni con l’1,99%.

 

[73] Per la lista completa dei soci aderenti al Consorzio Cooperative Costruzioni si consulti il sito www.ccc-acam.it. È opportuno segnalare che nel 2004 il Consorzio di Bologna ha pure fatto ingresso nel capitale sociale di Newco.com, la holding del settore telematico controllata dal Gruppo Italcementi, che gestisce BravoBuild.com, il primo portale europeo delle costruzioni. Nel business delle nuove tecnologie, la megacoop “rossa” è dunque socia del cementiere “nero”, azionista dell’organo d’informazione più apertamente schierato a favore del Ponte, la SES-Gazzetta del Sud alla cui direzione siede il presidente onorario della Stretto di Messina S.p.A., Nino Calarco.

[74] WWF Italia, Richiesta di annullamento della fase di prequalifica e conseguente sospensione delle procedure di valutazione delle offerte per la scelta del General Contractor del Ponte sullo Stretto per violazione dell’art. 3 della Direttiva 93/37/CEE, Roma, 28 giugno 2005.

[75] Oltre al Ponte sullo Stretto, la Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna opera come General Contractor nella realizzazione del primo maxilotto dell’Autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria, e – in associazione con altre imprese – nella costruzione del Passante di Mestre e della linea ferroviaria ad alta velocità tra Bologna e Firenze e tra Milano e Bologna. La coop “rossa” è la principale committente delle forze militari USA nelle opere di ampliamento della base nucleare di Sigonella in Sicilia.

[76] A. Mazzeo, La mafia del Ponte, http://www.terrelibere.it/mafiaponte.htm.

[77] Gian Maria Gros-Pietro, docente di Economia industriale all’Università di Torino e vicepresidente del comitato scientifico di Nomisma, fu nominato nel giugno 1997 da Romano Prodi, presidente dell’IRI, proprio nella fase in cui fu concluso il processo di dismissioni e privatizzazioni delle società dell’Istituto. Alla fine del 1999 Gros-Pietro fu sostituito all’IRI da Piero Gnudi per essere trasferito ai vertici dell’ENI. Infine il passaggio ad Autostrade S.p.A. acquisite dall’IRI da Benetton & soci.

[78] A. Mazzeo, “Zamberletti, l’Istituto Grandi Infrastrutture e il Ponte sullo Stretto”, 27-6-2005, www.terrelibere.org./noponte/oss.php.

[79] Non passa giorno che dalle colonne de La Sicilia non partano attacchi violentissimi contro gli uomini del governo Prodi più spiccatamente anti-pontisti. Oltre ai sempre più frequenti interventi dell’anziano caporedattore Tony Zermo, il quotidiano ha sponsorizzato le sortite dell’MPA, il Movimento autonomista, il cui leader Raffaele Lombardo ha pure organizzato a Messina, il 5 giugno 2006, la marcia dei 5.000 del “Sì al Ponte”. Memorabili anche le interviste ai favorevoli al Ponte militanti nella coalizione di centrosinistra, in particolare alcuni politici diessini di Catania.

[80] BPU è un gruppo bancario di tipo federale, di cui fanno parte Commercio & Industria, Carime e Popolare di Bergamo.

[81] CimiMontubi è destinataria degli immobili costituiti in prevalenza dalle aree e dai fabbricati degli stabilimenti siderurgici acquisiti dalla liquidazione del Gruppo Finsider nei primi anni '90. Tra essi si annoverano innanzitutto l'ex Centro Siderurgico di Bagnoli a Napoli (175 ettari circa); gli ex stabilimenti Teksid di Torino (100 ettari circa); l'ex Breda Siderurgica di Sesto San Giovanni (30 ettari circa). CimiMontubi ha il compito di commercializzare i beni immobili, “promuovendo interventi di riqualificazione, ristrutturazione e di trasformazione”. Per alcune di queste aree sono in via di definizione consistenti programmi di trasformazione utilizzando i nuovi strumenti di pianificazione territoriale (PRU, PRUSST) e i programmi di finanziamento nazionali e comunitari (Resider, Obiettivo 2). Su queste ex aree industriali sono tuttavia fortissimi gli appetiti di gruppi bancari, imprenditori, palazzinari e speculatori vari.

[82] Cos Communication Services S.p.A. è il gruppo leader in Italia nella gestione di call center e sistemi informatici avanzati. Controllato dalla società holding Almaviva Technologies S.r.l., il gruppo COS impiega più di 13.000 persone con contratti iperflessibili ed ha sedi in Italia, Tunisia, Romania ed Argentina. Il fatturato consolidato realizzato nel 2003, è stato di circa 135 milioni di euro. Nel giugno 2004, il Gruppo COS ha pure ottenuto la concessione per la realizzazione dei sistemi informativi e di telecomunicazioni e la conduzione operativa della rete per la gestione telematica del “gioco lecito” mediante apparecchi da intrattenimento. Nel giugno 2005 la holding di Alberto Tripi ha proceduto all’acquisizione del Gruppo Finsiel, uno dei principali leader italiani ed europei nel settore dell’information technology. Finsiel, in A.T.I. con Agriconsulting (monitor ambientale del Ponte sullo Stretto) e Telespazio, realizza per il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali le Statistiche agricole nazionali annuali.

[83] Gli altri membri del consiglio di amministrazione sono l’architetto Ernesto Lupinacci, il noto ”ambientalista” documentarista Folco Quilici e il dottor Nicola Mandarino.

[84] Carlo Angelici non compare tra i presenti alla riunione annuale degli azionisti della Stretto di Messina S.p.A. del marzo 2006.

[85] Carlo Buora riveste attualmente gli incarichi di vicepresidente dell’Inter Football Club e consigliere di Mediobanca, RCS-Mediagroup e RAS Assicurazioni.

[86] Del Consiglio di amministrazione di Telecom Italia Mobile – TIM, oltre al prof. Carlo Angelici, fanno parte Carlo Buora (Pirelli & C.) ed alcuni “eccellenti” ai vertici di società che intrecciano la loro storia con il progetto del Ponte: l’industriale Giuseppe Lucchini, vicepresidente di Hopa (la finanziaria azionista di Banca Popolare Italiana BPI) e consigliere di Beretta Holdings (produzione di armi leggere) e RCS Mediagroup; Enzo Grilli, già direttore esecutivo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, odierno consigliere di Impregilo e delle Assicurazioni Generali; Attilio Leonardo Lentati, ex dirigente di società del Gruppo IFI, oggi vicepresidente di UBM, la Banca Mobiliare di Unicredit; Gioacchino Paolo Maria Ligresti, vicepresidente di Atahotels, Banca SAI, Milano Assicurazioni e Premafin, nonché consigliere di amministrazione di Fondiaria-SAI; Pier Francesco Saviotti, già dirigente di Mediobanca, componente del Cda di Stefanel, Todd’s e Inter F.C., fino alla fine degli anni ’90 amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana e attuale direttore generale di Banca Intesa (dove la Commerciale si è fusa con Cariplo e Ambroveneto); Paolo Savona, ex ministro dell’Industria e Commercio ed ex amministratore delegato della BNL, presidente di Impregilo sino al marzo 2005, oggi a capo del Cda di Gemina e del Consorzio Venezia Nuova per la realizzazione del Mose, nonché vicepresidente di Aeroporti di Roma, società controllata al 51,1% dalla Leonardo S.p.A. in mano a Impregilo (11%) e Gemina (42%). Paolo Savona, come l’industriale Lucchini, siede anche nel Cda di RCS Mediagroup.

In TIM con il professore Angelici e colleghi c’è pure Gianni Mion, vicepresidente della società e uomo di fiducia della famiglia Benetton. Mion è membro dei consigli di Edizione Holding, Autogrill, Autostrade per l’Italia, Antonveneta, Luxottica e Olimpia S.p.A.. Nel Cda di TIM c’è infine Carlo Bertazzo, già all’IFI della famiglia Agnelli e successivamente responsabile finanziario di Edizione Holding. Come Mion, Bertazzo è membro del Cda di Autostrade, la S.p.A.. entrata in Impregilo con Argofin e Techint.

[87] I membri del collegio sindacale della Società Stretto di Messina, oltre alla dottoressa Gaetana Celico, sono Lucio Brundu (presidente), Antonino Lanza; Lucio Mariani e Raffaele Ruggiero (quest’ultimo assente all’assemblea 2006 dei soci della società concessionaria). Si legge nella relazione presentata ai soci della Stretto di Messina: “il Collegio Sindacale nel corso del 2005, tra le altre funzioni svolte, ha tenuto sette riunioni ai sensi dell’art. 2404 del C.C.; ha preso parte alle tredici adunanze del Consiglio di Amministrazione e all’unica Assemblea sociale. Ha intrattenuto con al società di revisione PriceWaterhouseCoopers incontri di informazione e orientamento, riscontrandone la continua attività di controllo durante l’esercizio e raccogliendone la verifica di congruenza fra le scritture di chiusura e le risultanze del progetto di bilancio nonché la dichiarazione di inesistenza di fatti censurabili; ha seguito l’iter delle quattro gare internazionali, completate nel 2005, e finalizzate all’individuazione dei soggetti interessati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina; ha seguito le fasi relative allo sviluppo del nuovo sistema informativo aziendale “SAP” (…) ed ha monitorato l’evoluzione del contenzioso insorto nelle diverse sedi giurisdizionali”. Lo scoro anno gli emolumenti e le spese in bilancio per i componenti del Collegio Sindacale hanno raggiunto i 212.000 euro.

[88] Violentissimo l’impatto sul territorio di Marche ed Umbria dei lavori affidati al General Contractor di Strabag & soci: il maxilotto 1 è costituito da 62,7 chilometri di nuove strade e dall’adeguamento di 28 chilometri di strade esistenti. Prevede il completamento della SS 77 a quattro corsie da Foligno a Pontelatrave, gli allacciamenti alla viabilità esistente e l’adeguamento della SS 78 da Sarnano a Sforzacosta a quattro corsie. In particolare 21,7 chilometri del tracciato saranno realizzati in sotterraneo attraverso 8 gallerie artificiali (1.381 metri x 2 canne) e 17 gallerie naturali (20.380 metri x 2 canne).

[89] Nel 1985 Lino Cardarelli entrò nel consiglio di amministrazione di Fondiaria, accanto a Raul Gardini e Mario Schimberni. Fu lo stesso Schimberni, divenuto presidente di Montedison, a nominare Lino Cardarelli amministratore delegato della società di assicurazione. A Cardarelli furono pure assegnati importanti incarichi in Montedison: direttore del comparto “finanza e controllo” e amministratore delegato della Montedison Holding Zurigo.

[90] L’ex ministro Pietro Lunardi, con la società di famiglia Rocksoil, è stato tra i progettisti del Raccordo Autostradale Valle d’Aosta

[91] M. Ottanelli, “La complessa storia dell’uomo che ricostruisce l’Iraq”, www.democrazialegalita.it.

[92] Tra gli altri incarichi del prof. Lino Cardarelli, quello di amministratore del Centro Energia Ferrara S.p.A. di Comunanza (Ap); consigliere di Legler Industria Tessile S.p.A. di Ponte San Pietro (Bg); consigliere di Inveurop Investimenti Europei S.p.A. di Bergamo; consigliere di Database Progetti DBP S.p.A. di Milano, consigliere di Bormioli Rocco & Figlio S.p.A. di Trezzano sul Naviglio (Mi); consigliere di D.S. Data Systems S.p.A. di Parma; già vicepresidente di Se.Fi.Mont. – Servizi Finanziari Montedison S.p.A. (cessata); ex amministratore delegato di FIP, merchant bank del Gruppo BNL; già consigliere delegato di Montecatini Edison - Montedison S.p.A., T.M.F. S.p.A. ed Auschem S.p.A., tutte con sede a Milano (società cessate).

[93] Emmanuele Emanuele ricopre pure l’incarico di Presidente di Leasing Roma S.p.A., Microleasing S.p.A. di Roma e Commerciale Padana S.p.A. di Milano; vicepresidente del Cda di IBL – Istituto Bancario del Lavoro (IBLBanca S.p.A.) di Roma.

[94] Il gruppo Ferfina S.p.A. si avvale di uno staff di circa 4.000 persone e ha raggiunto un giro d'affari di circa 700 milioni di euro. L’affermazione di Ferfina ha preso avvio nel dicembre 1997, quando la società Ferrocemento - Costruzioni e Lavori Pubblici S.p.A. acquisisce la Gambogi Costruzioni S.p.A. e la Recchi Costruzioni S.p.A.. Due anni dopo, attraverso il conferimento del ramo d'azienda Opere Pubbliche e Private della Ferrocemento a Condotte, acquisita dall’IRI, nasce un nuovo soggetto societario e come denominazione viene scelta quella della società più antica: Società Italiana per Condotte d'Acqua. A capo del gruppo resta Ferfina con funzioni di holding e finanziaria del gruppo, il cui pacchetto azionario è quasi intermente in mano all’imprenditore Paolo Bruno. Condotte d’Acqua è attualmente la terza azienda in Italia del settore costruzioni per fatturato (802 milioni di euro nel 2005). Con 1.000 dipendenti diretti, Condotte conta su un portafoglio ordini di 5,140 miliardi di euro. Il 60% del fatturato è realizzato in Italia; all'estero la società è presente negli Stati Uniti, in Francia, Grecia, Cina, Argentina, Giordania, Algeria, Pakistan e Madagascar. Condotte è anche partner di Impregilo nella realizzazione dei lavori per l’Alta Velocità, il sistema Mose a Venezia e l’ammodernamento dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

[95] Fintecna detiene appena lo 0,1% di IRICAV Uno e Due, tuttavia si tratta di una quota estremamente “pesante” dato che la società pubblica è la garante finanziaria di TAV S.p.A. per la buona esecuzione dei lavori delle due tratte ferroviarie.

[96] Il dott. Lucio Brundu è inoltre sindaco effettivo di Speranza 68 – Società Cooperativa Edilizia a.r.l. di Roma e sindaco supplente di Italia Investimenti Itainvest S.p.A. di Roma.

[97] Nello specifico, l’Assemblea degli azionisti della Stretto di Messina S.p.A. aveva deliberato:

- di aumentare il capitale sociale, a pagamento, da euro 76.635.958,80 a euro 383.179.794, mediante emissione di n. 59.407.720 azioni ordinarie del valore nominale di euro 5,16 ciascuna, da offrire in opzione agli Azionisti alla pari in proporzione alla loro partecipazione al capitale sociale, stabilendo il 31 dicembre 2003 quale termine ultimo per la sottoscrizione;

- di conferire al Consiglio di Amministrazione affinché, dopo che sia stato interamente liberato l’aumento di capitale predetto, deliberi in una o più volte ed entro il termine di cinque anni dalla data dell’assemblea, un ulteriore aumento di capitale sociale, a pagamento, per un importo massimo di 2.200.000.000 mediante emissione di azioni ordinarie.

In tale sede, inoltre, gli azionisti Fintecna S.p.A., ANAS S.p.A. e Rete ferroviaria Italiana S.p.A. hanno formulato tre distinte dichiarazioni con le quali si sono impegnati a sottoscrivere “sia la quota di propria spettanza che le eventuali azioni inoptate in misura tale da pervenire, al termine dell’aumento di capitale complessivo ad una quota di partecipazione nel capitale sociale” rispettivamente non superiore al 70%, al 15% e al 15%.

[98] Le “altre immobilizzazioni” hanno comportato un costo complessivo di 423.000 euro di cui 169.000 corrispondenti ad ammortamenti.




Formato per la citazione:
Antonio Mazzeo. "Un banchetto tra amici. Un anno con la Società del Ponte". terrelibere.org, 06 luglio 2006, http://www.terrelibere.it/un-banchetto-tra-amici-un-anno-con-la-societ-del-ponte
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