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Lampedusa. Perché li chiamate sbarchi? E` soccorso in mare - www.terrelibere.org
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09 settembre 2011 - Immigrazione. I luoghi comuni dei giornalisti Statistiche di lettura - terrelibere.orgLetto 1407 volte
Lampedusa. Perché li chiamate sbarchi? E` soccorso in mare
terrelibere.org terrediconfine - autore dell"articolo Antonello Mangano
A Lampedusa non sbarca nessuno. I migranti non arrivano nell`isola da soli ma accompagnati dalle unità di Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza. Le azioni di soccorso hanno salvato migliaia di vite ma restano sconosciute. “Applichiamo solo la legge del mare, quella dell`aiuto reciproco”. Lo specchio d`acqua tra Lampedusa, Tunisia e Libia è pattugliato ogni giorno. Non è protezione dei confini ma emergenza umanitaria. E non ci sono neanche gli scafisti.
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Il motto della Capitaneria di porto di Lampedusa

Pubblicato su "il manifesto"

LAMPEDUSA (AG) - “In asperitate maris pro humanitate`. E` il motto della Capitaneria di Porto, un pugno di uomini che con i colleghi della Guardia di Finanza pattuglia le acque territoriali e trascina i barconi al molo Favarolo. Spesso salvando uomini, donne e bambini da natanti che imbarcano acqua, che hanno finito la nafta, che hanno perso la rotta e vanno alla deriva. Migliaia di persone sottratte al naufragio.

Una lavoro sconosciuto e nascosto dall`idea degli “sbarchi`, sui cui invece è stata costruita la sindrome dell`invasione. In realtà, qui non arriva nessuno da solo. O meglio, sono in pochissimi: tecnicamente si chiamano ‘sbarchi orfani`. E non è un caso che praticamente nessuno giunga a Pantelleria, che è anche più vicina alle coste tunisine. I lampedusani lamentano spesso che quell`isola rimane il “paradiso dei turisti`, mentre la loro è stata scelta come un gigantesco “centro immigrati`.

Lo specchio d`acqua tra Lampedusa, Libia e Tunisia è sorvegliatissimo. Elicotteri e aerei, guardiacoste e unità veloci, pattugliatori e incrociatori. L`attività è senza interruzioni. Guardia Costiera e Finanza fanno a turno, la Marina pattuglia con continuità. Siamo negli uffici della capitaneria, sono le 14. “C`è una unità della Marina Militare in pattugliamento che ha avvistato due target e li tiene sotto controllo`, ci dicono. “Hanno piena navigabilità, non ci sono elementi che ci lasciano presagire delle difficoltà`. Più tardi una delle due unità inizierà a imbarcare acqua. L`intervento italiano arriva quando ci sono segnali di pericolo: la barca che si ferma all`improvviso, segno di motori in avaria. Oppure persone che buttano acqua fuori con i secchi o che hanno perso la rotta e vanno alla deriva.

In questi casi si avvia in automatico la procedura SAR (Search and Rescue). La nave più vicina dà le coordinate e inizia l`intervento. “A prescindere dalla posizione, in mare c`è la legge dell`aiuto reciproco. Quindi anche se l`imbarcazione si trova in acque internazionali o anche se è più vicina alla costa tunisina, noi interveniamo come SAR`. In caso di pericolo viene prima l`umanità, dice il motto. Quando si rischia il naufragio tutte le altre norme vanno in secondo piano. Anche se nasce un conflitto con le “ragioni superiori`, gli ordini che vengono dall`alto o le leggi di Roma. E i conflitti ci sono anche se ovviamente si cerca di tenerli nascosti.

Finché si tratta di anti-immigrazione coordina il comando della Finanza. Se c`è un`operazione di soccorso comanda la Capitaneria. Decidere il quadro di riferimento può essere questione di attimi. Ora siamo ad agosto, col mare piatto. Ma in inverno è tutta un`altra cosa: “E` questione di ore, puoi avere la fortuna di avere condizioni ottime per cui in un giorno o due arrivi`. Altrimenti rischi di andare alla deriva nel Mediterraneo. Nel nostro caso andrà tutto bene. Lo ‘sbarco` – cioè l`accompagnamento in porto – ci sarà solo alle 20,30. Ma le telecamere riprenderanno esclusivamente un centinaio di tunisini che scende sul molo.

E non esistono neanche gli scafisti. “Noi siamo in mare principalmente per una questione doganale, di confine. La Guardia di Finanza è sulle coste per tutelare il Paese dai traffici illeciti, dalle sigarette alla droga agli esseri umani`, spiega il maggiore Fabrizio Pisanelli. Ma Lampedusa è un`altra cosa. “E` un`emergenza umanitaria, è differente rispetto alla Calabria, al Salento, al sud della Sardegna. Qui diamo man forte a chi si occupa di sicurezza in mare`. Anche in acque internazionali.

Lampedusa è un caso a sé anche rispetto ai famosi scafisti. “Essendo così vicina le organizzazioni pensano al trasporto, forniscono l`imbarcazione, spesso danno il GPS, individuano la persona che ha cognizioni marittime tra i migranti, di solito un ex pescatore, e gli dicono: ‘Segui questa rotta e vai`. Perché alla fine sono poche miglia`.

tag Tag: lampedusa migranti_naufraghi
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Lampedusa. Perché li chiamate sbarchi? E` soccorso in mare", terrelibere.org, 09 settembre 2011, http://www.terrelibere.org/terrediconfine/lampedusa-perch-li-chiamate-sbarchi-e-soccorso-in-mare
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