Una radio abusiva per far circolare messaggi tra una canzone e l`altra e aggirare il 41 bis. Una donna cassiere della cosca. Delirio di onnipotenza e senso degli affari. Sono alcuni dei caratteri che emergono dall`operazione della magistratura contro la cosca Pesce, una delle due che domina Rosarno. Arcaica e moderna, come i matrimoni che suggellano alleanze. E i 7 milioni di euro in beni sequestrati.
Avevano una radio, il ruolo di cassiere della cosca era ricoperto da una donna e gestivano denaro, tanto denaro. La doppia anima della cosca Pesce di Rosarno: arcaicità e modernità, elementi racchiusi nell`indagine della Dda di Reggio Calabria, denominata “All inside` e portata a compimento da un`azione interforze di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria.
Sono quaranta i fermi disposti dai sostituti procuratori Roberto Di Palma, Adriana Fimiani, Giuseppe Bontempo, Alessandra Cerreti e Stefano Musolino, pm a Palmi, applicato alla Dda di Reggio. L`attività di indagine, coordinata dal viceprocuratore Michele Prestipino, che ha la delega per le inchieste riguardanti la fascia tirrenica, prende le mosse dall`omicidio di Domenico Sabatino, uomo vicino ai Pesce, avvenuto nel novembre 2006. Accanto a questa attività, condotta dai Carabinieri, quella della Polizia di Stato, nata, nell`agosto 2007, dall`omicidio di Domenico Ascone e dal tentato omicidio di Francesco Ascone, entrambi soggetti riconducibili all`altra cosca storica di Rosarno, i Bellocco. Da una contrapposizione tra le due famiglie, gli inquirenti sono riusciti a individuare un avvicinamento, sancito dal matrimonio, avvenuto nel maggio 2009, tra Giuseppe Pesce e una donna della famiglia Bellocco.
Importante il ruolo svolto dal nucleo investigativo della Polizia Penitenziaria che ha svolto l`attività di intercettazione in carcere: “I capi mafiosi – afferma il Procuratore Aggiunto, Michele Prestipino -, continuano a impartire ordini dalla galera, dispensando anche lezioni di mafiosità`. C`è un`intercettazione ambientale, a parlare è Antonino Pesce, che ha per interlocutore il figlio Francesco: “Vedi che queste parole non devi scordarle: quel vecchio una volta li ha chiamati, a tutti al bosco. E ve lo ha detto mio padre, vi ha avvertito che quello che se ne è andato ha lasciato dignità, onestà e ammirazione di tutti e noi la dobbiamo portare avanti`.
Si coglie, dai colloqui degli indagati, un forte senso di appartenenza alla ‘ndrangheta, così come testimoniato anche da un`altra, recente, indagine, denominata “Reale`. E` soprattutto Antonino Pesce a insegnare al figlio Francesco l`arte dell`essere mafioso. Ancora da un`intercettazione ambientale: “Ciccio tu la devi smettere… Tu pensa che io ho la possibilità di fare venire la fine del mondo… Io in ogni paese ho fatto un favore… ogni paese… uno a paese ce l`ho sai che faccio venire… la fine del mondo… non c`è niente per nessuno`.
C`è un senso di onnipotenza nelle parole che Antonino Pesce pronuncia al figlio: “Quello la sai cos`è per me… quello per me è, no lui per me, io per lui, no lui per me, io sono come Gesù Cristo per lui… mancu ai cani signori, quello può avere tanta fiducia di me`. Mafiosità, senso di appartenenza. Va bene, ma ci sono anche gli affari. I capi cosca, anche in carcere, infatti, ricevevano un completo rendiconto sull`attività estorsiva messa in atto per conto della cosca. Il ruolo delle donne era quello di fare da tramite tra il carcere e il mondo esterno. Una delle donne, invece, aveva un fondamentale ruolo organizzativo, gestiva la cassa ed elargiva i fondi necessari “per mandare avanti la famiglia`.
Gli affari illeciti, l`attività di riciclaggio e di reinvestimento. Le disponibilità finanziarie vengono definite dagli stessi indagati “il mare`. In un`altra intercettazione si può ascoltare: “Dal mare si prende e nel mare si torna`. E le comunicazioni, spesso, avvenivano anche via radio, la Radio Olimpia, finita tra i beni sequestrati. Tramite un sistema cifrato, i messaggi venivano trasmessi tramite la messa in onda di una canzone piuttosto che un`altra.
Insomma, emerge uno spaccato assai sofisticato delle evoluzioni della ‘ndrangheta, della sensibilità nel carpire il malumore della gente e la difficoltà dei rapporti col mondo circostante. L`attività della Guardia di Finanza, quindi, si è concentrata sul sequestro dei beni nella disponibilità della famiglia. Oltre alla radio, sono state sequestrate diverse attività commerciali quali un autosalone e un distributore di benzina. Per un valore totale di 7,5 milioni di euro.