E’ ancora un mistero la morte di Issaka Troore, un ragazzo di 26 anni, della Costa D’Avorio, deceduto lo scorso 27 gennaio presso il reparto di rianimazione dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania.
Catania - Sulla morte di Issaka Troore, il ragazzo ivoriano morto all`Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, la Caritas ha depositato un esposto alla Procura della Repubblica del Tribunale di Catania per chiedere alla magistratura di fare chiarezza sulla morte del giovane di 26 anni della Costa D`Avorio. Il ragazzo era stato ricoverato lo scorso 26 gennaio, ma è deceduto il giorno successivo. Troore si era recato al pronto soccorso dell`ospedale, accusando forti dolori addominali, accompagnato da un amico, Chiaka Diarra.
Chiaka, secondo una nota della Caritas, racconta che Issaka, una volta giunto al pronto soccorso, dopo una lunga attesa, è stato sottoposto a una visita e che intorno alle 15,00 gli è stata somministrata una flebo. Chiaca è rimasto con Issaka, fino circa alle 17,00, quando erano già state somministrate altre 4 flebo. I dottori suggeriscono il ricovero e Chiaka ritorna a casa, i due amici si sono sentiti ripetutamente per telefono. Issaka si dice convinto di poter tornare a casa non appena i medici avranno finito di curarlo . Nel frattempo, secondo quanto riferisce Chiaka, sulla base delle telefonate fatte durante la giornata all`amico, sono state somministrate altre flebo, e una trasfusione di sangue.
Da quello che riferisce Chiaka, Issaka parla tranquillamente al telefono e ripete che presto tornerà a casa. Intorno alla mezzanotte, Chiaka richiama l`amico, ma Issaka non risponde più al telefonino, che risulta spento. Il giorno dopo, ritorna, con altri amici in ospedale, dove gli viene comunicato che le condizioni di Issaka sono gravissime, ma non gli viene ancora comunicata la morte dell`amico, che è avvenuta alle 15,30. Sarà l`avvocato di Issaka a venire informato in serata dell`avvenuto decesso. Gli amici di Issaka ritornano in ospedale il giorno successivo, siamo a giovedi, a questo punto vengono informati della morte del ragazzo, ma non vengono comunicate le cause del decesso. L`ospedale non può dare questo tipo di informazioni a persone diverse dai parenti, che comunque, secondo quanto dichiarato dalla direzione sanitaria, dovrebbero essere muniti di una specifica autorizzazione da parte di un giudice.
A questo punto Chiaka, insieme ad altri amici di Issaka, pensano di rivolgersi alla Caritas di Catania, alla quale altre volte hanno fatto riferimento per ottenere accoglienza per la notte o per la ricerca di un lavoro; lo stesso Issaka risulta essere stato assistito dalla Caritas di Catania da giugno di quest`anno, il ragazzo è stato accolto presso il dormitorio ed è stato aiutato a trovare un lavoro provvisorio. Il ragazzo aveva chiesto lo stato di rifugiato politico. Raccolta la testimonianza di Chiaka e di altri due amici di Issaka, la Caritas di Catania si mette in contatto con l`Ospedale per cercare di capire cosa sia accaduto nelle ore trascorse tra il ricovero e la morte di Issaka. Dalla rianimazione dell`Ospedale si apprende che Issaka è giunto in reparto in condizioni disperate, con l`addome gonfio e una grave emorragia in atto, quasi del tutto privo di sangue, il medico che ci risponde al telefono ci dice che non c`è stato il tempo di effettuare un intervento. Issaka è rimasto in rianimazione circa un`ora e mezza, dalle 14 alle 15,30, prima di andare in arresto cardiaco e morire.
“Dalla direzione sanitaria- affermano dalla Caritas di Catania- ci informano che la causa della morte sarebbe una “Coagulopatia intravascolare disseminata`, cioè, una disfunzione della capacità di coagulare del sangue, ma non sanno il motivo per il quale si sia determinato tale evento. Inoltre non è possibile per la direzione darci ulteriori informazioni a causa della legge sulla privacy, occorre un`autorizzazione del giudice; anche per poter disporre un`autopsia occorre un`autorizzazione del giudice, i medici possono disporla solo se avessero dei dubbi sulla terapia impostata. Evidentemente, a parere dei medici del Vittorio Emanuele, in questo caso dubbi non ce ne sono. Ci sembra utile precisare che Issaka si era già recato precedentemente al pronto soccorso dello stesso ospedale, con gli stessi sintomi, ma era stato dimesso senza ricovero. A questo punto- si legge nel comunicato della Caritas- ci chiediamo cosa possa essere accaduto a Issaka, che è arrivato al pronto soccorso accusando dolori addominali, ma con le sue gambe, e che, dopo diverse ore dal ricovero, arriva in rianimazione in condizioni disperate. Ci poniamo alcune domande, anche nella necessità di dare risposte alla famiglia di questo ragazzo, arrivato in Italia spinto dalla necessità di trovare un lavoro per avere una migliore prospettiva di vita. Senza voler necessariamente gridare all`ennesimo caso di malasanità vorremmo ottenere chiarezza dai medici che hanno prestato le cure al ragazzo`. Secondo quanto è Issaka si era già recato al pronto soccorso del Vittorio Emanuele, accusando gli stessi sintomi, ma era stato dimesso con la diagnosi di “colica addominale`.
Il ragazzo, secondo quanto dichiarato dai medici, soffriva di ulcera duodenale, il 26 gennaio è arrivato in ospedale con dolori addominali ed è stato sottoposto alla profilassi prevista in questi casi: visita, osservazione breve e flebo. “Sono stati effettuati gli esami di laboratorio del caso, dopo di che, il paziente improvvisamente si è aggravato, manifestando sintomi acuti di una forte anemia, in un`ora ha perso circa un litro e mezzo di sangue, è stato sottoposto a una gastroscopia e a una tac, e trasferito in rianimazione`- riferisce Castorina, uno dei medici del Vittorio. A quel punto-conclude il medico- si era già innescata una reazione chiamata CID (coagulazione intravasale disseminata) che in poco più di un`ora lo ha ucciso`.