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La caccia al nero con i fucili a pallini - terrelibere.org
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   Il libro: Gli africani salveranno l`ItaliaGli africani salveranno l`Italia tag Tag: rosarno    terrelibere.org - terrediconfine - Segnala questa notiziaSegnala
12 gennaio 2010 - Rosarno. Una pagina nera della nostra storia

La caccia al nero con i fucili a pallini
terrelibere.org terrediconfine - autore dell"articolo Raffaella Cosentino      Il manifesto Statistiche di lettura - terrelibere.org Questo articolo è stato letto 817 volte
Parlano i ragazzi feriti nei linciaggi da Ku Klux Klan. Aggrediti e picchiati a sangue, colpiti coi fucili da caccia, hanno negli occhi il terrore di quei momenti. Ora vogliono solo andare via, il più lontano possibile
La caccia al nero con i fucili a pallini

Dal suo letto d`ospedale Ayiva Saibou mostra i jeans insanguinati all`altezza della cerniera lampo. Ne indossava due paia, uno sull`altro. Il pallino di piombo sparato da una pistola ad aria compressa li ha forati entrambi e si è conficcato nella carne. Lì resterà a vita. Ha mirato ai genitali chi gli ha sparato da una jeep Volkswagen scura sulla statale 18, giovedì 7 gennaio intorno all`una.

L`agguato con il ferimento del ragazzo del Togo e di un altro suo compagno è stato l`episodio che ha dato il via all`inferno di Rosarno. La rivolta degli africani e la reazione degli abitanti con i linciaggi da Ku Klux Klan, che sono durati due giorni. I rosarnesi raccontano una storia da «se la sono cercata», secondo la quale gli immigrati urinavano sotto il balcone di una casa. «Perché avremmo dovuto farlo? Io ho due figli, non sono un bambino e alla fabbrica abbiamo i bagni chimici», dice Ayiva, che ha il permesso di soggiorno in scadenza a febbraio.

Della rivolta non ha visto nulla, se non la sua stanza all`ospedale di Gioia Tauro riempirsi di compagni africani, lavoratori stagionali come lui. L`ultimo arrivato, due giorni dopo la prima aggressione contro gli africani, è un ragazzo che non riesce a parlare. È stato colpito con proiettili da caccia all`avambraccio sinistro e alla gamba destra. Le ronde dei calabresi lo hanno scovato mentre cercava di scappare da Rosarno, dalla `fabbrica`, lo stabilimento ex Opera Sila dove alloggiavano in mille tra gli stenti, il freddo e il degrado. Si chiama Dabre Moussa, 37 anni, del Burkina Faso. Nei letti di fronte ci sono i due giovani ventenni gambizzati per strada a Laureana di Borrello venerdì sera. Non sono in pericolo di vita, ma hanno entrambe le gambe bendate e sanguinanti, piene di pallini da caccia.

«Un numero imprecisato, forse una sessantina», dice il chirurgo Domenico Giannetta. La "caccia al nero" nella Piana di Gioia Tauro si fa con i fucili da caccia, con le cartucce che si usano per gli uccelli ed esplodono dentro la pelle come piccole bombe a grappolo. Oumar Sibisidibi e Manden Musa Traorè vengono dalla Guinea Conakry e anche loro si terranno per sempre nelle gambe questo ricordo di piombo. I pallini non saranno estratti. Per tutti loro il questore di Reggio Calabria, Carmelo Casabona, ha deciso il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, ai sensi dell`art.18 della legge Bossi-Fini. Gli africani feriti continuano ad arrivare.

Al piano terra c`è anche Godwin, nigeriano con la testa fasciata e un braccio ingessato. «Venerdì ero andato a prendere i soldi dal datore di lavoro perché volevo andare via - racconta - sulla statale mi hanno aggredito e picchiato a sangue. Sono riuscito a scappare, mi hanno raccolto i poliziotti». Sono tanti i racconti terrorizzati dei ragazzi della "fabbrica", che oggi hanno lasciato scortati dalla polizia i tuguri in cui vivevano. «Italy doesn`t like black», dicono. E hanno scritto su un muro «Avoid shooting black». Charles Ousu, ghanese in Italia dal 2004, passato per il Sahara, la Libia e Lampedusa, ha il permesso di soggiorno fino al 2011.

Lavorava a Vicenza in una fabbrica, ma è stato licenziato ad agosto del 2008. Da allora vaga per l`Italia delle campagne. Aveva trovato lavoro a Gioia Tauro come bracciante agricolo ma ora vuole solo scappare. Il suo datore di lavoro è venuto a salutarlo e dargli l`ultima paga attraverso il cordone della polizia. Non è il solo. Molti altri proprietari terrieri si sono avvicendati nel corso della giornata per fare la stessa cosa. «Non abbiamo mai avuto problemi con loro - dicono - le nostre donne lavorano tranquille nei campi con gli africani, che sono instancabili»

tag Tag: rosarno
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