Per salvare dal tracollo finanziario e mantenere i posti di lavoro, gli operai si sono costituiti in cooperative e hanno rilevato struttura e macchinari delle aziende per cui lavoravano. Un modo per mantenere il posto di lavoro e uscire dalla crisi dell’industria siciliana. Si chiama Cooperativa Cesame e raccoglie più di cento lavoratori in cassa integrazione dal 2007, anno in cui viene dichiarato il fallimento dell’azienda, fino ad allora leader nella produzione di ceramiche per sanitari.
Le segreterie di Cgil e Cisl, insieme con le categorie Filcem Cgil e Femca Cisl e i lavoratori, hanno infatti costituito il Comitato promotore della costituente Cooperativa Cesame. La struttura si prefigge alcuni obiettivi fondamentali per il futuro della realtà industriale catanese. «L’azienda - spiega Margherita Patti della Cgil - è stata vittima di imprenditori che l’hanno consegnata al fallimento. La cooperativa è un modo per sostenere la crisi senza cadere nell’assistenzialismo.
La soluzione è semplice: tornare al lavoro e trasformarsi in imprenditori. Che facciano impresa, però, in maniera pulita». Ciascun lavoratore parteciperà con una quota base. «Metteremo a disposizione della cooperativa - sostiene Salvo Falsaperla, 47 anni e lavoratore Cesame - circa 20 mila euro a testa, i soldi che ci spettano per la cassa integrazione. Ci auguriamo che a breve possano essere inseriti anche i lavoratori ex Cesame che, ancora oggi, non hanno trovato occupazione, malgrado quattro anni fa fosse stato sottoscritto un protocollo cheavrebbe permesso l’inserimento in altre strutture». Molti degli ex Cesame, usciti dall’azienda quattro anni fa, in realtà, hanno finito la fase di mobilità prevista e hanno ricevuto una deroga di un anno.
Il loro destino è ancora in forse. «I lavoratori - sostiene Giuseppe D’Aquila segretario Filcem etnea - per realizzare il nuovo soggetto cooperativo potranno ricevere la cassa integrazione, che solitamente viene spalmata in quattro anni, in una unica soluzione, così come previsto dalla legge 223 nali a nostra disposizione, attraverso il raddoppio del capitale sociale e la redazione del piano di impresa». La vicenda della Cesame si trascina ormai da anni, fino alla dichiarazione di fallimento, che risale al marzo del 2007. Attualmente i lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria e attendono la convocazione di un tavolo istituzionale con Regione, Comune e Provincia allo scopo di sostenere la nuova cooperativa. E cancellare definitivamente il fantasma della chiusura e della disoccupazione. In una fase come questa, nel profondo Sud trovare un nuovo lavoro è pressoché impossibile.
Per rendersene conto basta leggere i dati che fotografano gli effetti della crisi sull’industria a Catania. Secondo le cifre rese note da Rosario Pappalardo, segretario generale della Fim Cisl etnea, la cassa integrazione nella sola provincia etnea coinvolge 5.300 lavoratori, di 164 aziende. Nel 2009 sono state concesse integrazioni salariali per un totale di 1.253.606 ore. «A queste - spiega Pappalardo - vanno aggiunte anche le altre crisi strutturali delle aziende che sono in regime di cassa integrazione straordinaria o, peggio ancora, in mobilità, come la ex Coem, l’Elmec, la Sat, la Tek Sud, l’Op Todaro e poi la stessa Acciaieria di Sicilia, tutt’oggi in regime di solidarietà».