Lockerbie, regione di Dumfries e Galloway, Scozia, 21 dicembre 1988. In quella città si schianta il Boeing impiegato per il volo 103 della Pan Am, la cui stiva era stata riempita di esplosivo al plastico. Un bilancio di 270 morti. Il governo di Tripoli ha versato oltre 1 miliardo e mezzo di dollari per le famiglie delle vittime e la vicenda si è chiusa lì. Oggi Gheddafi è un interlocutore politico e un partner d`affari. In particolare per l`Italia.
L`attentato terroristico più grave della storia fino all`11 settembre 2001. Un bilancio di 270 morti. Tutti i passeggeri, prevalentemente di nazionalità statunitense, alcuni dei quali sopravvissuti alla violenta decompressione e ancora vivi al momento dell`impatto sul suolo, e 11 abitanti di Lockerbie. Il volo Pan Am 103, già dirottato due anni prima in Pakistan, era un collegamento aereo della Pan American World Airways, cessata nel 2001, tra l`aeroporto Haethrow di Lontra e l`aeroporto internazionale "John F. Kennedy" di New York.
Un disastro annunciato nelle settimane precedenti all`ambasciata americana in Finlandia, alla quale qualcuno anticipò che una cittadina finlandese, a sua insaputa, avrebbe caricato a bordo dell`aereo un carico di esplosivo. Lo stato di allarme durò solo due giorni. L`aereo, quel 21 dicembre 1988, decollò con un leggero ritardo e poco dopo le 19 sparì dai tracciati. 91.000 kg di carburante impattarono al suolo a Sherwood Crescent, Lockerbie, provocando una scossa sismica pari a 1,6 della scala Richter. Durante la drammatica e vorticosa discesa (nove chilometri in due minuti) la fusoliera si frammentò in tante piccole parti e gran parte delle ali si frantumarono a causa dell`impatto. Un`area di diversi chilometri rimase coperta dai detriti derivanti dalla disintegrazione del mezzo che ad una velocità di 800 km/h creò un cratere lungo 47 metri, vaporizzando le case istantaneamente e danneggiandone altre, successivamente demolite.
Le indagini condotte da FBI e Polizia scozzese, individuarono come responsabili due uomini dei servizi segreti libici di cui uno, Abdelbaset ali Moahmed al-Megrahi, capo della sicurezza per Libyan Airways, fu condannato all`ergastolo dopo un processo durato meno di tre mesi e scarcerato lo scorso agosto per gravi problemi di salute, e l`altro Al Amin Khalifa Fhimah, responsabile della Libyan Airways presso l`aeroporto internazionale di Malta è stato assolto. Solo nell`aprile del 1999, dopo le attività di mediazione del presidente sudafricano Nelson Mandela tra Libia, Stati Uniti e Gran Bretagna, i due uomini dell`Intelligence libica furono consegnati alla polizia scozzese. Nel 2001 al – Megrahi, rimpatriato in Libia sull`aereo personale di Gheddafi, dopo essere uscito dal carcere scozzese di Greenock, è stato accolto come eroe nazionale in Libia.
Non sono mancate le ombre su questa incriminazione che ancora semina dubbi anche tra i familiari delle vittime, non sono mancate polemiche e non si è fatto attendere un clima di insofferenza tra Scozia e Stati Uniti, dopo la decisione di scarcerazione di chi avrebbe orchestrato il disastro in cui sono morirono 187 cittadini americani. L`accordo con cui il governo di Tripoli ha versato oltre 1 miliardo e mezzo di dollari per le famiglie delle vittime del disastro aereo, ha invece consentito la ripresa delle relazioni diplomatiche tra la Libia e gli Stati Uniti. Il disastro può considerarsi il momento iniziale dell`isolamento cui l`Europa consegnò Tripoli a seguito delle resistenze mostrate. Il diniego di collaborazione alle indagini della Libia infatti fu alla base dell`embargo aereo e militare che l`Onu dispose nel 1992. La fine di questo isolamento arriverà alcuni anni dopo, quando si rivelerà necessario cooperare con i paesi dell`area Mediterranea, e la Libia in questo senso godeva e gode di una posizione assolutamente privilegiata, per tutelare i diritti umani (!!!!) ma soprattutto per aprire i mercati, contenere l`immigrazione clandestina e controllare le frontiere.
In particolare l`UE collabora con la Libia dal 2004 per contrastare il fenomeno dei traffici illeciti e l`immigrazione irregolare. Il che pare alquanto incoerente dato che in Libia i migranti vengono sottoposti a detenzioni arbitrarie e maltrattamenti - attualmente sono 60 mila i migranti trattenuti – e dal momento che la Libia non è neppure firmataria della Convenzione Onu sui diritti del Rifugiati. In particolare l`Italia stringe accordi con il paese nordafricano cui è legata dalla comunanza del bacino Mediterraneo e da un passato coloniale il cui riscatto oggi costa all`Italia 5 miliardi di dollari. L`occupazione italiana, avviatasi sotto il ministero di Giolitti nel 1912, costò la vita di 150 mila cittadini libici ed ebbe il suo culmine nel periodo fascista con il controllo del territorio e l`esodo dal Veneto, dalla Calabria, dalla Sicilia e dalla Basilicata di cittadini italiani che andarono a costituire il 13% della popolazione (Libia Italiana). Le tappe che seguirono furono la caduta in mano alleata nel 1943, fino poi all`ingresso nella Lega Araba nel 1953 e al colpo di Stato che nel 1969 portò Gheddafi al comando. Il colonnello si apre oggi all`Europa e la recente visita in Italia è stata occasione perfetta per rinsaldare il trattato, nuovamente messo a punto nell`agosto del 2008, tra il governo Berlusconi e quello di Gheddafi per il contrasto dell`immigrazione clandestina. Poste a disposizione navi italiane per trasportare cittadini extracomunitari direttamente in Libia e consegnate motovedette della Guardia di Finanza per il pattugliamento congiunto delle coste libiche. Altri punti dell`accordo attengono al rafforzamento della collaborazione culturale, scientifica ed energetica, all`erogazione di pensioni di invalidità per vittime di mine antiuomo, all`assegnazione di borse di studio per giovani libici, alla costruzione di 200 alloggi e di un corridoio autostradale che unirà Libia, Egitto Tunisia (Ansa).
Ma il momento è particolarmente strategico per accordi sulle fonti di energia non rinnovabili quali gas e petrolio di cui è ricca la Libia, paese presidente di turno dell`Unione Africana, membro del G8 tenutosi a l`Aquila e unico paese a non avere ceduto i proprio pozzi petroliferi ad un paese occidentale. Proprio in quest`ottica è opportuno ribadire che la Libia si è proposta come acquirente di una quota dell`Eni (Ente Nazionale Idrocarburi) di cui è il maggiore paese produttore di petrolio (scoperto nel 1959). La quota da acquistare potrebbe arrivare nel tempo al 10%. Un progetto che porterà gas in paesi come il Ciad e il Niger. Nessuno si interroga, tuttavia, sull`impatto ambientale di tale attività nei luoghi in cui avvengono le estrazioni e sull`insicurezza che tali stabilimenti creano per la popolazione locale. Le ombre aumentano laddove alla ricchezza che ne deriva non hanno accesso le persone che ci lavorano (milioni di euro di utili all`anno a fronte di milioni di persone in stato di povertà e senza accesso alle cure mediche). Uno degli esempi più devastanti può essere dato dalla Nigeria e dall`esplosione dell`oleodotto che nel gennaio di due anni costò la vita di quasi trecento persone. Gli ambientalisti si fanno sentire e contestano i futuri progetti dell`azienda in Congo.
Recentemente l`azienda ha risposto ad alcune sollecitazioni del movimento di difesa dei diritti umani, Amnesty Internatonal, che denunciava il forte e dannoso impatto delle attività estrattive nella zona del Delta del Niger. L`Eni ha infatti annunciato attività di bonifica dei siti inquinati dal petrolio, con il coinvolgimento delle popolazioni colpite. L`Eni, creata come ente pubblico nel 1953 da Enrico Mattei, privatizzata nel 1992 con il Ministero del Tesoro (27,3%) e la Cassa Deposito e Prestiti (9,9%) come maggiori azionisti, leader in Italia e trentottesimo gruppo nel mondo per attività nel settore del petrolio, del gas naturale, nella produzione dell`energia elettrica e nell`ingegneria e costruzioni, ha già dei precedenti in termini di impatto negativo sul territorio e di inquinamento in Italia come all`estero, dai disastri con vittime nel delta del Niger fino ai veleni lasciati a Crotone. La sua intensa attività l`ha indotta, presto, a progettare e realizzare oleodotti e raffinerie in cambio di sfruttamento di giacimenti petroliferi e ricerca all`estero, in particolare in Africa. La Libia è tra i maggiori interlocutori, da qui la decisione del Colonnello di investire nell`azienda. Quindi il presente dell`energia è ancora petrolio, questo è un dato desumibile qui come in altre sedi, tra cui paradossalmente anche Copenaghen dove gli accordi sono stati molto poco incisivi. E la Libia, che tenacemente conserva ancora primati nel campo delle violazioni dei diritti umani, è protagonista.