Solo un colpevole per la strage di piazza Fontana: Carlo Digilio, artificiere di Ordine Nuovo, condannato in primo grado. Lo ricorda in un`intervista Guido Salvini, giudice istruttore dal 1989 al 1997 di un’inchiesta sull’eversione di destra e su piazza Fontana e dal 2003 al 2005 consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’occultamento dei fascicoli relativi alle stragi nazifasciste del 1943-1945. Un`altra bomba inesplosa fu trovata nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana in piazza della Scala, ma fu su subito fatta brillare, pregiudicando irreversibilmentee e incomprensibilmente ogni possibilità di accertamento.
Ma adesso c`è di nuovo un fascicolo aperto presso la Procura di Milano. A volere chiarezza e giustizia sono i familiari delle vittime che hanno chiesto la riapertura delle indagini per conoscere quella verità che forse non è stata completamente svelata e accertata. La storia che non perdona è` proprio la storia che rimane oscura per anni, decenni. Quella che rimane impunita. Quella che conserva pieghe in cui si annidano segreti inconfessabili e inestricabili nodi, che con il passare del tempo diventa sempre più difficile sciogliere e svelare. Innumerevoli inchieste giudiziarie e sette processi con indagati e imputati anarchici, di destra, dei servizi segreti. Tutti assolti o condannati ma per altre stragi. Per alcuni, reati prescritti.
Fatti ed episodi che si sono intrecciati con il volo di Giuseppe Pinelli dalla Questura di Milano tre giorni dopo la strage, l’omicidio del commissario Luigi Calabresi nel maggio del 1972, l’interrogatorio di Aldo Moro durante la sua prigionia per mano delle Brigate Rosse e l’indagine che queste condussero proprio sui fatti del 12 dicembre 1969. Ma torniamo ai fatti di Piazza Fontana e a cosa ha preceduto il fascicolo nuovamente aperto oggi presso la Procura di Milano. Subito dopo l`esplosione, la pista anarchica è stata quella battuta dalla magistratura. Ottanta fermi immediati soprattutto tra gli anarchici del circolo "22 marzo". Tra questi, Giuseppe Pinelli, caduto giù dal quarto piano della Questura di Milano dopo tre giorni di interrogatorio da parte del commissario Calabresi. Sul fatto la magistratura ha indagato, escludendo la responsabilità dello stesso commissario e dunque l`ipotesi di omicidio. Ad essere smentita ancora prima fu la colpevolezza di Pinelli con riferimento alla strage, per cui avrebbe compiuto il gesto disperato del suicidio.
Poi fu arrestato Pietro Valpreda, il primo imputato per la strage nel primo processo del 1972 insieme a Mario Merlino, punto di contatto tra l`estrema destra e gli anarchici. Il passo fu breve e presto la pista eversiva nera e i pezzi di Stato si affiancarono a quella anarchica in ragione della provenienza delle borse e dell`esplosivo. Nel 1972 saranno arrestati Franco Freda, Giovanni Ventura, del gruppo padovano di Ordine Nuovo, e Pino Rauti, suo fondatore nel 1956; qualche anno dopo sarà incriminato anche Guido Giannettini, informatore del Sid, il servizio segreto italiano dell’epoca, e più tardi anche il capitano Antonio Labruna del Sid e il generale Gian Adelio Maletti, capo del controspionaggio del Sid. Seguiranno le collaborazioni di Carlo Digilio e del pentito Martino Siciliano e altri arresti e incriminazioni di personalità di servizi segreti e di Destra estrema, tra cui Stefano delle Chiaie, ex capo di Avanguardia Nazionale definita da Vincenzo Vinciguerra, responsabile della strage di Peteano e costituitosi nel 1979, come "struttura clandestina del Fronte Nazionale".
Un`epopea giudiziaria che giunge ad una sentenza nel maggio 2005 che libera gli anarchici, i primi ad essere sospettati, da ogni responsabilità per la strage di Piazza Fontana, assolve tutti gli altri, decretando la “colpevolezza morale e storica anche se non traducibile in un sentenza di condanna (....) ” del gruppo eversivo costituito a Padova nell’alveo di Ordine Nuovo (sciolto nel 1973 per disposizione del ministro dell`Interno Paolo Emilio Taviani con l`accusa di ricostituzione del Partito Fascista) e guidato da Franco Freda e Giovanni Ventura, già giudicati e assolti per la strage di Piazza Fontana e condannati dalla Corte di Assise e d’appello di Bari per le sole bombe sui treni. La stessa sentenza riterrà inattendibili le dichiarazioni di Carlo Digilio, avvalorando quelle del pentito Martino Siciliano, con riferimento al coinvolgimento privo di fondamento di Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, anch`essi assolti.
Di fatto questa strage non ha colpevoli. 17 persone sono state uccise da ignoti. I familiari della vittime non si arrendono. Trame, coperture politiche e militari, alleanze, coinvolgimento dei Servizi Segreti per la mente il braccio della bomba di Piazza Fontana, forse delle due bombe una anarchica (destinata ad esplodere quando la banca era chiusa) e una neofascista (finalizzata alla strage) secondo la ricostruzione dettagliata e documentata dal giornalista Paolo Cucchiarelli nel suo ultimo volume "Il segreto di Piazza Fontana". La strage di quarant’anni fa fu il primo atto di quel terrorismo ascrivibile, stando ai processi, alla Strategia della Tensione, di matrice eversiva neofascista, e fu un atto che scosse il nostro paese; il primo di una serie, che colpirono nello stesso giorno anche la capitale dove morirono quattro persone. Si annovera tra le pagine ancora oggi più oscure e misteriose della storia italiana unitamente a quella di Bologna del 2 agosto del 1980. Quello della Strategia della Tensione, in nome della quale in Italia 140 attentati attraverseranno il lustro 1969/1974. Un attacco violento alla Democrazia, all`Ordine costituito.
Forse qualche elemento nuovo capace di incidere sulla verità giudiziaria raggiunta nel 2005, oggi emerge dall`oscurità con il lavoro di approfondimento di Paolo Cucchiarelli, a lungo interrogato sia dalla Procura di Milano che da quella di Brescia, dove è ancora in corso il processo per l`esplosione in piazza della Loggia del 28 maggio 1974 in cui morirono otto persone e oltre un centinaio rimasero ferite. L`unico processo ancora in piedi per le stragi di quegli anni bui e che oggi vede come imputati Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi (condannati all`ergastolo in primo grado nel 2001 e poi assolti nel 2004 dall`accusa di strage per i fatti di Piazza Fontana), Maurizio Tramonte, Pino Rauti, elementi di spicco di Ordine Nuovo, oltre che Francesco Delfino, ex generale dei carabinieri, e Giovanni Maifredi, collaboratore del ministro dell`Interno Taviani. Quindi, anche qui, gli imputati della strage sono militanti di Ordine Nuovo e pezzi di Stato. La verità giudiziaria è sempre molto faticosa da raggiungere specie se quella storica è controversa. Ma ancora una volta c`è da constatare, con l`amarezza di sempre, che certe verità potrebbero non confluire mai nel patrimonio di uno Stato, di un paese se quello Stato ha un interesse a che ciò non avvenga.
Accanto alla Grande Storia, poi, c`è la storia dei singoli, la Piccola Grande Storia che invece cerca la verità in ogni luogo e in ogni tempo. C`è quella dei familiari, la cui perdita è insanabile e neanche lontanamente colmabile con quell`accertamento dei fatti e delle responsabilità senza zone di ombra, che rimane pur sempre un loro diritto. Un diritto non riconosciuto in questi quaranta anni e che hanno dovuto "pagare", condannati finanche alle spese processuali all`ultimo grado di giudizio nel 2005. C`è la Storia di un paese che ha il diritto di sapere e di capire. Forse adesso, grazie ai familiari e a quanti hanno continuato a cercare, c`è per chi rimane un`altra possibilità.