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Voi li chiamate clandestini
Pagine: 144

Editore: manifestolibri
Anno: 2010
Formato:
stats 12182 letture
Isbn ISBN: 9788872856512
Recensioni (19)

Voi li chiamate clandestini
Come viene prodotto il cibo che state mangiando?
Un`inchiesta da Castel Volturno a Foggia, da Rosarno a Cassibile, sulle terribili condizioni di vita e di lavoro dei migranti. Un viaggio nel Sud invisibile, nelle campagne degli stagionali, dei rumeni, dei maghrebini, degli africani, degli imprenditori senza scrupoli, della `ndrangheta e della camorra. Cosa sappiamo della produzione dei pomodori, dei vini doc, delle arance? Questi tradizionali prodotti italiani sono spesso il frutto di lavoro nero, malpagato e ricattato.

Anteprime su Il Sole 24 Ore - Micromega - Rai International - Amisnet

La recensione di Repubblica.it

Le storie raccontate a Fahrenheit (Radio3)

Il comunicato di terrelibere.org: "Nessuna pietà. Il libro che racconta la dignità dei braccianti africani"

Il libro che smonta uno dopo l`altro i pregiudizi e i luoghi comuni veicolati dalla retorica della "clandestinità", che smaschera quella "filiera lunga" dei prodotti agricoli meridionali fatta di passaggi inutili, mediazioni estorsive e caporalato, un`economia dell`assurdo i cui costi sono pagati dagli anelli più deboli della catena: i lavoratori stranieri e i consumatori finali. Un`inchiesta che vuole ristabilire la verità sulla situazione di lavoratori stretti tra uno Stato sempre più pressante e razzista e una criminalità organizzata violenta e feroce.

Le immagini del viaggio nelle campagne del Sud
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Esiste un lavoro sporco, materiale, antico che non vediamo e che rappresenta la base produttiva dell`agroalimentare italiano. Non vogliamo vederlo, perché praticato da una classe di lavoratori in condizione paraschiavile: gli stranieri, in particolare quelli senza documenti o con i documenti in scadenza. Troppo utili per essere cacciati via, ma non al punto da diventare cittadini titolari di diritti.

Da Castel Volturno a Foggia, da Rosarno a Cassibile i migranti lavorano in condizioni spaventose. Nelle situazioni più difficili, hanno dato prove di civiltà, con le rivolte antimafia in Campania ed in Calabria, dove hanno persino denunciato i loro aggressori. Ma la battaglia di civiltà dei lavoratori africani è stroncata sul nascere da quello stesso Stato che ha introdotto il reato di clandestinità e cancellato diritti elementari.

La retorica della "clandestinità" si regge su questi luoghi comuni:

1. sono criminali (sono invece vittime di violenza, specie nel lavoro domestico ed in quello agricolo);

2. portano malattie (invece si ammalano qui, per le spaventose condizioni in cui sono costretti a vivere);

3. i regolari sono quelli buoni, i clandestini cattivi (gli irregolari sono profughi denegati, i lavoratori con un contratto di lavoro scaduto, coloro a cui le Poste hanno spedito un permesso in ritardo; spesso i regolari sono quelli che hanno comprato un documento al mercato nero, o un falso visto turistico);

4. rubano il lavoro (invece sostengono interi settori dell`economia, per esempio quella del Meridione, le cui campagne sarebbero altrimenti abbandonate).

Chi non si è commosso per i palloni cuciti dai bambini asiatici, o per i diamanti africani sporchi di sangue? Ma cosa sappiamo di quanto accade nelle nostre campagne?

Tre proposte per uscirne

1. La regolarizzazione immediata di tutti i lavoratori impegnati in agricoltura, e la fine della farsa del decreto flussi.

2. Un marchio di qualità dei prodotti agricoli, che ne indichi con chiarezza la filiera e certifichi il rispetto dei diritti umani.

3. La prosecuzione dell`esperienza del giorno di sciopero simbolico di tutti gli immigrati, che mostri a tutti gli italiani l`importanza del lavoro degli stranieri e pretenda rispetto da media, imprenditori e politici.

Li chiamate

Voi li chiamate “clandestini`, perché così li chiama  il telegiornale. E confondete migranti e profughi, chi viene per migliorare la propria condizione economica e chi sfugge alle guerre, come quelle in Sudan, Somalia, Afghanistan e Iraq dove Italia e USA hanno un ruolo da protagonisti.

Voi esprimete diffidenza, condanna. Associate luoghi comuni mortali ad un`umanità senza volto, senza voce, ridotta da un “destino sgarbato` ad essere disprezzata ma necessaria, aggredita e vilipesa.

Noi vogliamo svelare il volto dell`emigrazione “dopo Lampedusa` che i telegiornali non raccontano, e che i politici preferiscono trasformare nella barbara e falsa retorica dell`invasione.

***

Laura Galesi - Antonello Mangano, "Voi li chiamate clandestini - Come viene prodotto il cibo che state mangiando?", manifestolibri, Roma 2010, ISBN: 9788872856512, 143 pp., euro 16.

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