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Voi li chiamate clandestini
Pagine: 104
Prezzo: € 8

Editore: terrelibere.org
Anno: 2009
Formato: 12 x 17 cm, tascabile, copertina in quadricromia
stats 3627 letture

Voi li chiamate clandestini
Come è prodotto il cibo che stai mangiando?
Cosa sappiamo della produzione dei pomodori, base della dieta mediterranea, dei vini doc, delle arance? Siamo orgogliosi di questi prodotti italiani, ma lo saremmo ancora di più se fossero coltivati e raccolti nel rispetto dei diritti umani e di quelli sindacali. Pochi soldi, lavoro nero, filiere lunghe, prodotti di finta qualità. Un viaggio nel Sud invisibile, nelle campagne degli stagionali, dei rumeni, dei magrebini, degli africani; della mancanza di capacità imprenditoriale; dei braccianti diventati padroni; di `ndrangheta e camorra… Un viaggio nelle campagne del Sud, tenute in vita da quelli che voi continuate a chiamare clandestini...

Anteprime su Il Sole 24 Ore - Micromega - Rai International - Amisnet

Esiste un lavoro sporco, materiale, antico che non vediamo e che rappresenta la base produttiva dell’agroalimentare italiano. Non vogliamo vederlo, perché praticato da una classe di nuovi schiavi: gli stranieri senza documenti. Troppo utili per essere cacciati via, ma non al punto da diventare cittadini titolari di diritti.

Da Castel Volturno a Foggia, da Rosarno a Cassibile i migranti lavorano in condizioni spaventose, stretti da un lato da uno Stato sempre più pressante e razzista, dall`altro da una criminalità organizzata violenta e feroce. Hanno dato prove di civiltà, con le rivolte antimafia in Campania ed in Calabria, hanno persino denunciato i loro aggressori. L`"African Antimafia" è stata stroncata sul nascere da quello stesso Stato che ha introdotto il reato di clandestinità e cancellato diritti elementari.

La retorica della "clandestinità" si regge su questi luoghi comuni:

1. sono criminali (sono invece vittime di violenza, specie nel lavoro domestico ed in quello agricolo);

2. portano malattie (invece si ammalano qui, per le spaventose condizioni in cui sono costretti a vivere);

3. i regolari sono quelli buoni, i clandestini cattivi (gli irregolari sono profughi denegati, i lavoratori con un contratto di lavoro scaduto, coloro a cui le Poste hanno spedito un permesso in ritardo; spesso i regolari sono quelli che hanno comprato un documento al mercato nero, o un falso visto turistico);

4. rubano il lavoro (invece sostengono interi settori dell`economia, per esempio quella del Meridione, le cui campagne sarebbero altrimenti abbandonate).

La "filiera lunga" dei prodotti agricoli è fatta di passaggi inutili, mediazioni estorsive e caporalato. Un`economia dell`assurdo i cui costi sono pagati dagli anelli più deboli, i lavoratori stranieri e i consumatori finali.

Chi non si è commosso per i palloni cuciti dai bambini asiatici, o per i diamanti africani sporchi di sangue? Ma cosa sappiamo di quanto accade nelle nostre campagne?

Tre proposte per uscirne:

  1. La regolarizzazione immediata di tutti i lavoratori impegnati in agricoltura, e la fine della farsa del decreto flussi
  2. Un marchio di qualità dei prodotti agricoli, che ne indichi con chiarezza la filiera e certifichi il rispetto dei diritti umani
  3. Un giorno di sciopero simbolico di tutti gli immigrati, che mostri a tutti gli italiani l`importanza del lavoro degli stranieri e pretenda rispetto da media, imprenditori politici

Voi li chiamate “clandestini”, perché così li chiama  il telegiornale. E confondete migranti e profughi, chi viene per migliorare la propria condizione economica e chi sfugge alle guerre, come quelle in Sudan, Somalia, Afghanistan e Iraq dove Italia e USA hanno un ruolo da protagonisti.

Voi esprimete diffidenza, condanna. Associate luoghi comuni mortali ad un’umanità senza volto, senza voce, ridotta da un “destino sgarbato” ad essere disprezzata ma necessaria, aggredita e vilipesa. Noi vogliamo svelare il volto dell’emigrazione “dopo Lampedusa” che i telegiornali non raccontano, e che i politici preferiscono trasformare nella barbara e falsa retorica dell’invasione.