Via della Casa Comunale n.1 è l`indirizzo assegnato ai senza fissa dimora torinesi. Ma è anche il titolo di un diario che uno di loro, blogger e cicloamatore, ha tenuto per diverso tempo prima di trasformarlo in un libro. Cinque anni per venticinquemila chilometri. Rancori, ironie, sogni e una malattia incombente. Scritto per strada e per la strada, fondamentale per liberarsi dai pregiudizi.
Come si finisce in strada? Per una tragedia sentimentale, lavorativa, personale. In questo caso, un ragazzo perde i genitori, il fratello e infine la casa. La sua terapia non è quella suggerita da volenterosi assistenti sociali e bravi operatori, né quella di procedure burocratizzate. La sua cura si chiama scrivere. Apre un blog, prende appunti. Alla fine raccoglie tutto in un libro. Realizza il miracolo terapeutico di raccontare la propria storia come fosse quella di un altro.
Nel frattempo pedala, migliaia di chilometri da Torino a Bologna, da una città all`altra. In mezzo un progetto di arrivare fino in Calabria, poi abbandonato. La bici serve a "ridurre il danno" di una diagnosi medica spietata. Positivo all`HIV. Per cinque anni percorre venticinquemila chilometri su una bicicletta che diventa anche la sua casa. E che conferisce coerenza alla pubblicazione con Ediciclo, una casa editrice che stampa solo libri che hanno a che fare con le due ruote e i pedali.
Per chi vive in strada la cosa più importante è l`elaborazione della giusta strategia. Scegliere il posto più adatto dove piantare la tenda per la notte, quello per recuperare il sonno nelle ore diurne (per quanto sicuro, un luogo all`aperto non ti permette mai di dormire bene), sfuggire ad aggressioni e furti, ottenere il massimo dai servizi sociali ed evitare di farsi incastare da sentimentalismi, gruppi variopinti e sconclusionati, artisti possessivi e amori comprensivi. Più che il cibo (una mensa si trova sempre), è fondamentale dormire bene. Gli aggressori possono arrivare sia nella realtà, sia nella forma di un incubo. Ti può aggredire un contadino ubriaco seguito da un cinghiale che taglia la tenda con un colpo netto. E` solo un sogno, penserai al risveglio. Ma intanto farai tanta fatica a ripredere sonno.
Durante il viaggio Stefano continua a scrivere di sé e di quello che vede attorno, raccontando l`amore per la bici, la forza di spirito che lo aiuta a contrastare i problemi, gli incontri e il mondo visto a diciassette chilometri orari. E una sessualità che può apparire brutale, fragile. "Via della Casa Comunale n° 1" è l`indirizzo che viene assegnato ai senza fissa dimora torinesi per mantenere la cittadinanza e il supporto sanitario. Una residenza fittizia che evita di tagliare i ponti (serve per esempio a rimanere in graduatoria per le case popolari). "Non è un luogo fisico", spiega l`autore. "Piuttosto un file in una cartella". Ma anche il fragile legame con la normalità. Quello stato ordinario che l`autore trasfigura spesso con tentativi di ironia e momenti onirici. E anche con rabbia, rancore, aggressività.
Ma come vede la casa chi si trova - per scelta o per destino - a farne senza? "Muri, porte, finestre, riunioni di condominio" sono roba ormai alle spalle. La casa può essere un "luogo degli affetti condivisi". Anche se non ha il tetto.
La strada non è un luogo facile. Lo scrive bene don Luigi Ciotti, autore della prefazione. Lì "si incontra la complessità della vita, ma soprattutto i volti, i nomi, le storie delle persone, con tutta la loro fragilità ma anche i talenti, le fatiche, le speranze". Un libro scritto per strada e per la strada.