Da anni vengono declassati a innocue sparate folcloristiche linguaggi, gesti e comportamenti violenti che ricordano le camicie nere e i cappucci bianchi del Ku Klux Klan, o altre camicie verdi di estrema destra, come le Croci frecciate ungheresi e la Guardia di ferro rumena. A Bossi e ai suoi viene lasciata piena libertà di insulto. Un libro racconta la Lega e smentisce tutte le sue tranquillizzanti rappresentazioni.
Insieme alla Lega è cresciuta, in questi anni, la letteratura sull`argomento: il dibattito si è arricchito di analisi e saggi, spesso pregevoli, sulle origini del movimento leghista, sulla sua storia e le sue svolte. Sui fattori di disagio o di crisi che il Carroccio ha sfruttato per affermarsi. Inoltre gli esponenti leghisti, che fino ai primi anni Novanta erano stati piuttosto snobbati da stampa e televisione, sono diventati ospiti fissi di molte trasmissioni ben disposte e accomodanti, che hanno contribuito a dipingere la Lega sotto una luce migliore.
Viene accreditata come radicamento e attenzione ai problemi del territorio la furbesca capacità della Lega di cavalcare le paure e di far leva sugli istinti per impossessarsi del potere e arraffare tutte le poltrone disponibili. Vengono elogiati gli amministratori leghisti per la loro concretezza, nonostante qualche espressione o qualche comportamento ruvido, per usare un eufemismo, fatti passare come sano e ritrovato spirito popolare.
Vengono declassati a innocue e risibili sparate folcloristiche linguaggi, gesti triviali, gesti e comportamenti violenti, che ricordano le camicie nere e i cappucci bianchi del Ku Klux Klan, o altre camicie verdi di estrema destra, come le Croci frecciate ungheresi e la Guardia di ferro rumena.
Inoltre, mentre ad alcuni rappresentanti politici di altri movimenti o partiti viene applicata una censura immediata, a Bossi e ai suoi viene lasciata piena libertà di parola, o meglio, d`insulto: essere politicamente scorretti è stigmatizzato per chi fischia o contesta il potere, mentre per il senatùr e gli altri esponenti leghisti la regola non vale.
Lo strumento più semplice e più diretto per contestare il quadretto idilliaco cui è ridotta la Lega Nord ci è parsa un`antologia. Ecco quindi “la Lega raccontata dalla Lega`, attraverso una raccolta sistematica e ampia, anche se ovviamente incompleta, di opinioni e dichiarazioni dei dirigenti leghisti, degli articoli de La Padania e delle proposte legislative, di iniziative nazionali e locali tratte dalla nuda cronaca, aggiornate ai primi giorni del dicembre 2010. Qualche volta si tratta di riflessioni e di ricostruzioni giornalistiche particolarmente efficaci.
Il risultato ci pare eloquente. La Lega si spiega da sé e il quadro complessivo smentisce tutte le sue tranquillizzanti rappresentazioni. Un movimento apparentemente pacifico, mosso da un onesto desiderio di garantire ai cittadini legalità, sicurezza, decentramento, federalismo e snellimento della macchina burocratica, cala la maschera, mostrando, invece, i lineamenti inconfondibili e brutali di un movimento eversivo, razzista e tendenzialmente totalitario, che ha come unico obiettivo la conquista e la gestione dispotica del potere. La Lega mira a una doppia occupazione: quella dell`immaginario, mediante una forte produzione simbolica, per ora vincente anche a causa del venir meno delle altre grandi narrazioni, e quella del territorio, mediante una lenta penetrazione per via elettorale o mediante alleanze e intese con lobby e centri di potere politico, economico e bancario.
Il carattere eversivo del movimento leghista è scritto nel suo stesso nome, che recita ancora oggi “Lega Nord per l`Indipendenza della Padania`. Un obiettivo riconfermato da Bossi appena qualche mese fa, nel settembre 2010, a Pontida. Il sovvertimento dell`ordine costituzionale, secondo cui la Repubblica è «una e indivisibile», resta lo scopo di un partito i cui massimi esponenti hanno giurato come ministri sulla Costituzione. Forse sarebbe più corretto dire spergiurato. Maroni, per esempio, è stato reclutatore nel 1996 della Guardia padana e per molto tempo è stato indagato insieme ad altri per banda armata: un ministro degli Interni che dovrebbe garantire, invece, la legalità e la sicurezza dello Stato.
Al secessionismo, proclamato in nome della Padania e dei padani, di una nazione e di un`etnia inesistenti, si accompagna un conclamato razzismo contro chi non è padano: che si tratti di romani, meridionali, immigrati, disabili e gay poco importa. Tutti diversi, quindi nemici. Tutti «fuori dalla Padania», oppure dentro quando e per quanto servano come mano d`opera da sfruttare in nero. Per poi magari essere tolti dalle graduatorie, se insegnanti o magistrati meridionali, come la Lega sogna. Peggio ancora se rom o migranti: espulsi, sgomberati ed esclusi dal diritto alla scuola, alla casa o alla salute. Meglio respingerli in mare, negando loro diritto all`asilo e mandandoli a sicura morte in paesi come la Libia, che non rispettano i diritti umani (negati del resto anche in Italia ai migranti rinchiusi in zone di non diritto come i Cie).
Si tratta di un razzismo su base etnica, come quello nazista che si richiama alla razza ariana. Ad esso si accompagna un sessismo becero, analogo a quello del loro alleato e amico Berlusconi, che si serve delle battute o delle immagini più logore e dei più biechi luoghi comuni per ribadire l`assoluta supremazia del maschio, bianco s`intende. Tale razzismo si riflette in un`idea proprietaria del territorio e del potere, in base alla quale chi ha la maggioranza dispone delle istituzioni come vuole. Marchiando, per esempio, la scuola pubblica, le strade e i ponti con i simboli di partito. Seguendo il modello dei regimi totalitari. Svastica verde, appunto: da Adro a Buguggiate, da San Martino di Lupari a Castronno.
Che l`unico obiettivo del ceto politico leghista sia il potere, tanto odiato quanto invidiato e conteso a «Roma ladrona», è documentato anche dall`opportunismo senza princìpi che portò la Lega prima ad agitare in Parlamento il cappio, chiedendo l`intervento della magistratura contro i corrotti o invocando i rigori della legge contro «il mafioso di Arcore», poi a solidarizzare proprio con Berlusconi e a votare tutte le leggi ad personam necessarie per tenerlo fuori dalla galera insieme ai suoi parlamentari e sodali indagati per mafia o altri reati. È la stessa disinvoltura di cui la Lega dà prova servendosi strumentalmente della religione a fini di potere, passando dai matrimoni celtici e dal culto pagano del Dio Po alla campagna in favore del crocefisso e del presepio.
Oppure dall`intesa con monsignor Fisichella e le solitamente compiacenti gerarchie vaticane in «difesa della vita» e contro la pillola Ru486 agli insulti contro l`«imam» Tettamanzi, troppo «accogliente» verso i musulmani. Doppia morale, dunque, in uno stile a metà strada tra le furbizie ingenue di una maschera popolare (quella bergamasca di Gioppino, nata in funzione antinapoleonica, come ricorda la saggista francese Lynda Dematteo) e il più puro berlusconismo, di chi si sente sopra la legge e intoccabile perché investito di alte missioni. Doppio linguaggio anche: giustizialista se ci si trova all`opposizione, autoassolvente se si è al potere. Lampante il caso delle campagne a suo tempo condotte dalla Lega contro l`uso delle auto blu o per la soppressione delle Provincie: oggi sono utilizzate le une e difese le altre.
Naturalmente non sono mancati, nel corso dei decenni, manifestazioni di dissenso, seguite dall`espulsione o dall`uscita dal movimento di esponenti anche significativi, ora contrari alle svolte moderate (come i primi e più radicali dirigenti autonomisti), ora alle accelerazioni secessioniste (l`ex presidente della Camera Irene Pivetti o l`ex sindaco di Milano Mario Formentini), ora contrari alla deriva affaristica e poltronista, come l`ex parlamentare ed ex assessore alla sanità della Regione Lombardia, Alessandro Cè. Un dissenso sulla linea del partito è stato espresso, l`ottobre scorso, anche dal vice sindaco di Abbiategrasso, Flavio Lovati, che ha criticato una politica sull`immigrazione ridotta a parlare «alla pancia», definendo «fascista» la marchiatura della scuola di Adro, denunciando anche come la Lega si fosse «appiattita» sul berlusconismo e fosse diventata sempre più «romana».
Ma né fuoriuscite, né manifestazioni di dissenso, peraltro duramente represse come quella di Lovati, subito rimosso dal suo incarico, sono valse finora a cambiare il volto di un partito secessionista, anticostituzionale, razzista, affamato di potere e di poltrone, illegale ed eversivo; sotto processo da quattordici anni per banda armata, ma autoassoltosi, avendo cancellato tale reato. In compenso, però, ha inventato quello d`immigrazione clandestina.
Tuttavia la Lega non sarebbe arrivata a prendere con il 10 per cento dei voti su scala nazionale e il 90 per cento delle decisioni di governo, a infettare le istituzioni e a diffondere il razzismo dal Nord al Sud del paese, se non fosse stata coccolata a turno dalla destra e dalla sinistra. Se non fosse stata, dunque, legittimata a essere perno della politica italiana. È lo stesso Bossi a dire che la Lega «porta voti». Ma anche i media hanno la loro parte di responsabilità, avendo concesso agli esponenti della Lega uno spazio spropositato nei vari talk-show, tutti tesi a inseguire le dichiarazioni sopra le righe, il turpiloquio, le risse verbali e non che la Lega assicura, portando audience. È una grave responsabilità condivisa da politici, conduttori televisivi, intellettuali, se esponenti di un partito che vìola i principi della nostra Costituzione, attraverso la minaccia della secessione e l`incitamento all`odio razziale, siedono in Parlamento e se possono esibire perfino nel nome il loro scopo eversivo: “l`Indipendenza della Padania`.
L`augurio è che queste pagine aiutino a far comprendere meglio cosa sia la Lega e perché rappresenti, al pari degli altri partiti di estrema destra in ascesa in Europa, una minaccia mortale per la convivenza civile, da contrastare anche sul piano giudiziario, in Italia e davanti la Corte europea di Strasburgo, ma soprattutto su quello politico e culturale.
Svastica verde. Il lato oscuro del Va` pensiero leghista, di Walter Peruzzi e Gianluca Paciucci, Roma 2011, Editori Riuniti, euro 15,00.