Il recentissimo affaire sessuale che ha coinvolto Silvio Berlusconi ha reso popolare una parola fino a poco tempo nota solo ai frequentatori abituali del sesso a pagamento: “escort”, termine che indica una professionista del sesso che ha tariffe molto alte, non ha un protettore, non si prostituisce per strada, viaggia molto e usa Internet e le nuove tecnologie per farsi pubblicità, prendere appuntamenti e persino farsi pagare.
Niente di più lontano quindi dall`immagine tradizionale della prostituzione, fatta di violenza e sfruttamento, e di quegli spettacoli imbarazzanti per le strade che creano un diffuso senso di insicurezza e disgusto nei cittadini.
Ma qual è l`immagine che corrisponde meglio alla realtà? La verità è, come dimostra il fenomeno “escort`, che il mondo della prostituzione è profondamente cambiato, e in esso coesistono fenomeni diversi, che vanno studiati per evitare di chiudersi in modelli di rappresentazione stereotipati.
Ed è appunto quello che fanno gli autori di Sex Industry, che scandagliano l`universo della prostituzione per capire dove finisce la schiavitù e dove comincia la prostituzione come lavoro. Dalla ricerca emerge l`esigenza di guardare al mercato del sesso in maniera meno moralistica e più laica, riconoscendo l`esistenza di “professioniste` che scelgono liberamente di prostituirsi e preferiscono, in base a una scelta razionale, un lavoro che consente di guadagnare molto in breve tempo.
Il libro mette in luce anche l`esistenza di segmenti variegati e crescenti del mercato: non solo donne quindi, ma anche prostituzione omosessuale, sia maschile che femminile, transessuali e transgender, prostituzione maschile per clientela femminile.
Ciò non vuol dire che lo sfruttamento sia finito, tutt`altro: sono ancora tantissime le donne – e i bambini purtroppo – al centro di un traffico di esseri umani di dimensioni allarmanti, che il libro analizza attentamente.
Però è necessario capire le nuove dinamiche del mercato del sesso, soprattutto per evitare che le istituzioni, nel contrastare il fenomeno, si appiattiscano su logiche repressive che rischiano di fallire completamente. Destino in cui potrebbe incappare, se approvato, il disegno di legge Carfagna, che non sembra disposto a confrontarsi con una realtà a cui non si può rispondere solo con la repressione, ma che ha bisogno di strategie che, oltre a combattere, scelgano in alcuni casi anche di regolarizzare la prostituzione.
Il libro si compone di sette capitoli, che trattano la prostituzione da prospettive teoriche e con strumenti molto diversi. La prima sezione tratta il fenomeno della prostituzione in una prospettiva statistica e “amministrativa`. Nel capitolo di Centorrino e Scaglione sono presentati dati secondari di natura soprattutto “tecnica` (forniti da Ong, e simili enti) e, in misura minore, giudiziaria, senza una discussione sul processo di generazione dei dati. Sempre in questa sezione, è inoltre presente un articolo di Andreani e Pavoni che discute i risultati di una ricerca promossa da Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in Russia. Lo studio denota l`ampiezza della partecipazione volontaria nell`industria del sesso. Una seconda sezione è quella denominata “Idee`, in cui la prostituzione viene trattata da un punto di vista puramente concettuale e molto istituzionale da parte di Pino Arlacchi e Myrianne Coen. Tutto sommato istruttiva perché mostra la prospettiva del “pensiero di stato` in materia.
Le idee consegnate presentano un qualche punto d`interesse, ma sono ricce di aporie. A tal proposito, basti pensare alla proposta di Arlacchi di “abolire la nuova schiavitù`, come se i trattati internazionali la approvassero e incoraggiassero, oppure alla logica perversamente costruttivista di Coen che intende vedere i fenomeni di tratta o i crimini anche quando questi sono indimostrati o indimostrabili (“la tratta non si vede, ma c`è`, è il succo del ragionamento). La terza parte, infine, è dedicata al fenomeno della prostituzione in Sicilia e Calabria.
Il tema è affrontato in tre diversi articoli da Pietro Saitta, Sabrina Munaò e Ivana Parisi. Saitta si impegna in una osservazione partecipante sul mondo della prostituzione rumena nella città di Messina e presenta un punto di vista critico e postcoloniale rispetto alle rappresentazioni più comuni, tanto accademiche quanto di senso comune, in materia di prostituzione. In particolare, enfatizza l`importanza della volontarietà e della razionalità nell`esercizio del lavoro sessuale. Munaò presenta una articolata serie di interviste in profondità ad operatori sociali, poliziotti e magistrati attivi in Sicilia e Calabria che confermano la pressoché totale assenza di forme di tratta, nei termini propri del discorso comune.
Parisi, infine, discute di prostituzione omosessuale, sottolineandone la volontarietà ed assenza di coercizione, ma lo fa con una discussione un po` carente dal punto di vista degli studi di genere e, soprattutto, dal punto di vista dei casi osservati. Infine vi sono le conclusioni, che sono abbastanza articolate e tendono a svelare le logiche, i pregiudizi, le ottusità delle retoriche pubbliche e, soprattutto, delle politiche in materia di migrazione.