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La strage di Giampilieri non è nata per caso, e neanche per semplice incuria. Non è vero che non era stato fatto nulla, anzi. Molto è stato fatto: ma in direzione della preparazione sistematica e accurata della sciagura. Con il Ponte sullo Stretto, si prosegue esattamente sulla stessa strada: la politica dei disastri di Bertolaso, Berlusconi e Ciucci...
Il primo ottobre del 2009, dopo ore di pioggia intensa, un terrificante fiume di fango investe il paese di Giampilieri. Stessa sorte tocca a Scaletta Zanclea e ad altre località della zona sud di Messina. “Una tragedia annunciata` fu l`espressione più utilizzata. Così tanto da perdere progressivamente significato.
Anteprima:
Dal giorno della tragedia, Messina è diventata un laboratorio della "politica dei disastri":<em> shock economy, disaster management,new town, commissari, soggetti attuatori. Abbiamo imparato a familiarizzare con tutto il lessico delle emergenze e dei grandi eventi. Un lessico che descrive un modello incarnato dall`asse Berlusconi-Bertolaso e fatto di verticalizzazione delle scelte, drenaggio di risorse pubbliche, coinvolgimento di parti pubbliche e private, limitazione dell`informazione e dell`agibilità democratica.
Pochi giorni dopo le frane il ministro delle infrastrutture Matteoli teneva a precisare che il crono-programma della Ponte sullo Stretto non avrebbe subito variazioni e che, anzi, proprio la realizzazione delle opere preliminari avrebbero mitigato i danni causati dai tragici eventi. Esternazioni poco felici nella tempistica e nel merito ma, evidentemente, espressione di una linea condivisa da tutto l`esecutivo se lo stesso Premier confermava, pochi giorni dopo, l`intenzione di proseguire nel percorso di costruzione della mega-opera.
Il 23 dicembre sarebbe stato aperto il primo simbolico cantiere a Cannitello (Reggio Calabria) e il 12 febbraio presentata a Messina, in un Palacultura non ancora agibile, la squadra (General contractor,Consultant management e monitore ambientale) incaricata di portare avanti progetto e realizzazione di opere collaterali e manufatto d`attraversamento.
Contro la politica dei disastri e delle grande opere comincia, però, a farsi largo una politica della cura dei luoghi praticata dai movimenti. Una politica che chiede che le risorse pubbliche vengano utilizzate per infrastrutture di prossimità: per la messa in sicurezza sismica ed idrogeologica dei territori, per la bonifica delle aree devastate dalle nocività, per il potenziamento dei trasporti pubblici. Una politica che chiede che le scelte sul destino dei territori vedano come protagonisti gli abitanti.
E quando questo non avviene gli stessi se ne riappropriano con azioni dirette, come avvenuto a L`Aquila. Attraverso la descrizione degli avvenimenti che hanno interessato recentemente Messina, un quadro politico e sociale che assume valore paradigmatico.