Dall’autore del best seller “Gli inventori delle malattie”, un altro libro denuncia sugli inganni e le illusioni “in vendita” nel mercato della medicina.
"È arrivato il momento di innescare quella che nella storia della medicina sarà una vera e propria rivoluzione culturale. Porre la scienza medica sul banco di prova deve diventare un diritto del consumatore" Quali sono i rischi che attendono il cittadino comune che si debba affidare al mondo della cura e della medicina? Chi fissa i limiti superati i quali lo stato fisico di una persona viene definito patologico? Quali rigore viene osservato nelle procedure necessarie a testare e “randomizzare` i nuovi interventi terapeutici? E quali possibilità ha il paziente di avere informazioni sufficienti a poter assumere decisioni più o meno consapevoli?
E poi, quanto gli interessi di case farmaceutiche e dei colossi della medicina influiscono sulle soluzioni – in certi casi utili e necessarie ma spesso dannose o inutili – che gli vengono proposte? Sono solo alcune delle domande che si pone e ci pone in questo libro Jörg Blech, il biologo tedesco autore del best seller “Gli inventori delle malattie`. Il libro si focalizza sulla situazione della Germania, ma tante delle analisi, dei dati segnalati, delle statistiche e anche dei casi descritti sono utili a farci immaginare come possano andare le cose nel nostro paese. Oppure semplicemente a confermare i dubbi che le stesse nostre esperienze dirette ci hanno insinuato su un mondo nel quale non possiamo esercitare nessun controllo. Servendosi di una documentazione puntuale, l`autore sostiene che una buona percentuale delle terapie presenti in commercio nel mondo occidentale sono totalmente inutili.
In alcuni casi persino dannose. E per avere la dimensione concerta di tutto ciò, basta citare alcuni dei riferimenti presenti nel testo. Secondo il “New England Journal of Medicine` una percentuale di pazienti che oscilla fra il 20 e il 40% viene sottoposta a trattamenti medici che si rivelano di utilità nulla o quasi nulla (pag. 15). Negli Stati uniti, circa un terzo dei farmaci prescritti non sono altro che placebo; inoltre, un ente responsabile di valutare gli apporti dell`innovazione tecnica ha concluso che solo il 20% dei farmaci in uso ha effetti “garantiti`. In un articolo pubblicato sul “Lancet` - una delle più autorevoli riviste mediche europee - un medico sostiene che la medicina clinica è “fatta di alcuni elementi a noi noti, altri che crediamo di conoscere e di molte componenti che ci sono assolutamente ignote` (pag. 16). Uno dei campi nei quali si registra una elevata frequenza di terapie inutili sembra essere la chirurgia. E qui il primato va a tipologie quali gli interventi alle emorroidi o all`ernia del disco, le tonsillectomie, le asportazioni della cistifellea, gli interventi all`ernia inguinale.
Per non parlare poi della ingiustificata diffusione dei tagli cesarei e delle isterectomie. In California il 50% delle donne subisce l`asportazione dell`utero e in Germania la proporzione è di una donna su tre. Sempre in questo paese si calcola che ogni anno vengano rimossi dai 120mila ai 140mila uteri, mentre una ginecologa denuncia che nell`80% dei casi l`intervento non era necessario. Le ricerche delle quali l`autore si serve per mettere in evidenza quanto detto sono frutto del lavoro di medici che - come lui - si ribellano a questo stato di cose e fanno un appello alla medicina stessa affinché progredisca solo “dopo averne ammesso e corretto i propri errori`. “Meno si è informati, più ci si affida alla medicina` (pag. 9) sostiene Blech. E una chiara prova di ciò emerge da numerose ricerche condotte fra medici-pazienti, i quali solo raramente si sottopongono alle cure che consigliano ai loro assistiti. Evidentemente, sanno bene che non sono necessarie e in alcuni casi addirittura inutili. “In molti casi – afferma l`autore - ogni individuo, nel suo piccolo, può fare per la propria salute assai più di quanto non possa la medicina moderna` (pag. 9-10). Il che ovviamente non vuol dire che il paziente si possa sostituire al medico nell`individuazione di terapie e farmaci utili nel suo caso. Significa piuttosto che avere uno stile di vita sano preserva dall`insorgere delle malattie.
E che la capacità di autoguarigione del proprio corpo in molti casi è l`elemento determinante per il successo delle terapie applicate. È un libro che fa pensare. E oltre che all`evidenza e alla gravità delle denunce contenute, fa pensare anche all`utilità di una cultura (oltre che di politiche di marketing!) disposta solo a mostrare gli avanzamenti della scienza medica, senza saperne ammettere i limiti. Ma è da questa fiducia illimitata che scaturiscono poi tante atroci forme di accanimento terapeutico, generate dalla insana ricerca di una guarigione impossibile. E su questo punto basta citare il riferimento che l`autore fa all`uso della chemioterapia in soggetti con alcune tipologie di tumore metastatizzato; terapie totalmente inutili che finiscono per peggiorare la qualità della vita residua del malato. Preservare il diritto a sapere e a decidere, allora, è e deve essere sacrosanto per il malato. Dunque la conclusione dell`autore è che “essere informati è la migliore delle medicine`. Ma come si fa ad essere informati? Di tutti gli studi clinici realizzati, solo una minima parte è accessibile e la “selezione dei dati` (ovvero “la consuetudine a tenere nascoste determinate scoperte`) è responsabile del fatto che gli stessi medici vengono a conoscenza solo di quei risultati che le lobby hanno deciso di sdoganare per la circolazione pubblica. "Ogni anno – scrive l`autore – compaiono approssimativamente due milioni di articoli su 25.000 riviste specialistiche pubblicate in ogni angolo del mondo.
Gli ingranaggi della ricerca producono sorprendentemente ancora più dati, dei quali però non viene divulgata neanche una parola. Si calcola, inoltre, che una percentuale compresa fra il 50% e il 70% di tutti i risultati scientifici non venga mai resa nota, e che solitamente i dati negativi e poco favorevoli siano taciuti" (pag. 51). Secondo Blech, è arrivato il momento di assistere ad una vera e propria “rivoluzione culturale` nella storia della medicina. E questa rivoluzione si può innescare solo rendendo accessibile ad ogni suo “consumatore` informazioni capaci di orientare le sue scelte: né più né meno di quello che accade con qualunque altro bene di consumo. Solo l`informazione può consentire di “mettere la scienza medica sul banco di prova`. E noi, ovviamente, non possiamo che essere d`accordo con l`autore. (JÖRG BLECH, nato nel 1966, ha studiato biologia e biochimica in Germania e in Gran Bretagna. Ha frequentato la scuola di giornalismo ad Amburgo e dal 1994 ha lavorato nella redazione medica e scientifica delle riviste "Der Stern" e "Die Zeit". Dal 1999 scrive per "Der Spiegel". Il suo libro "Gli inventori delle malattie" è rimasto per ben 40 settimane fra i best seller menzionati da "Der Spiegel")