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Il sangue dei giusti - la libreria di terrelibere.org
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Il sangue dei giusti

Autore del Libro:
Claudio Cerri, Danilo Chirico, Alessio Magro
Pagine: 188

Editore: Città del Sole
Anno: 2007
Formato:
stats 5816 letture
Isbn ISBN: 9788873511342

Il sangue dei giusti
Ciccio Vinci e Rocco Gatto due comunisti uccisi dalla "ndrangheta
Ciccio Vinci e Rocco Gatto sono vittime della mafia nella Calabria degli anni 70. Le loro storie attraversano la provincia di Reggio, dal suo versante tirrenico a quello jonico. A distanza di pochi mesi due persone innocenti vengono uccise per mano di un sistema di criminalità feroce. Un percorso di memoria e gratitudine verso una generazione di calabresi che provò ad invertire la rotta, e fu fermata a colpi di fucile.

terrelibere.orgRecensito da Antonello Mangano  

Ci sono voluti molti decenni, ma alla fine i martiri siciliani della lotta alla mafia sono riusciti a sfuggire al più beffardo dei destini, cioè quello di essere ricordati meno dei loro assassini. I nomi dei corleonesi, dei capimafia storici, e soprattutto degli odierni boss sono molto meno conosciuti e ricordati rispetto a quello di Peppino Impastato, Placido Rizzotto, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti gli altri. Non così in Calabria. Chi parla di Valarioti e Gatto, Vinci e Lo Sardo ha ben poche possibilità di trovare interlocutori informati. Eppure le loro storie sono intense ed coraggiose, eroiche e politicamente importanti. “Il sangue dei giusti` ha il grande merito di proseguire un percorso che racconta l` “anti-ndrangheta`, e quindi narra di un popolo che non sempre è stato sommerso dalla rassegnazione, dall`omertà, dal fatalismo e da quel vittimismo senza prospettiva che tutto risolve con un colpevole esterno e che alla fine non produce cambiamento alcuno. Due storie diverse, ma con molti tratti in comune.

Ciccio Vinci è un ragazzo, iscritto alla federazione giovanile comunista, uno dei pochi a parlare di antimafia. Lo uccisero il 10 dicembre 1976 nelle campagne della piana di Gioia Tauro, ucciso per sbaglio nella sanguinaria lotta tra i clan della zona. Rocco Gatto era invece un mugnaio di Gioiosa Ionica. Vecchio militante del Pci, aveva sacrificato la sua vita per il lavoro e la famiglia, e non aveva mai piegato la testa. Anche quando avevano tentato di estorcergli denaro, anche quando era stato minacciato, anche quando aveva capito che la sua vita era irrimediabilmente in pericolo. Lo hanno ucciso il 12 marzo del 1977. Da un mare all`altro, dal Tirreno allo Jonio, una morsa mortale stringeva, e stringe, la regione.

Una morsa che non sopporta diversità, meno che mai un movimento politico che stava diventando chiaramente antimafioso, e soprattutto autonomo, non controllabile. La prima parte racconta l`assurdità di una morte che avviene casualmente in un contesto segnato dalla violenza, e ricorda a quelli che credono alla convivenza, alla teoria del “si ammazzano tra di loro`, che un territorio in guerra è invivibile per tutti. Quell`assassinio non fu voluto, ma probabilmente non dispiacque ai clan, perché simbolicamente impediva ad una generazione ribelle e libera di affermare principi nuovi, tranciare sudditanze, eliminare riverenze, sputare sui valori di Dio-Patria-Famiglia che da quelle parti hanno espanso ed irradiato la presenza criminale, il suo perpetuarsi, il suo rafforzarsi. La seconda parte racconta di Rocco Gatto, e troviamo pagine, situazioni, atmosfere e tensioni degne di “Africo` di Corrado Stajano, il libro reportage che fece scoprire un pezzo di meridione ad un`Italia distratta e impegnata su altri temi. Gatto è un comunista, ma è anche lontano da quelle posizioni antistataliste che fioriscono in quel periodo in quelle zone. Lo Stato nemico, ladro, sfruttatore non fa parte del suo bagaglio di idee, e meno che mai quella schizofrenia di chi odia le leggi di Roma ma poi richiede a gran voce e pretende con presunzione il suo denaro. Rocco collabora con le forze di polizia, non rifiuta la legge e proprio per questo sarà ucciso. Rocco non è un vittimista, di quelli che si lamentano per tutto e danno la colpa agli altri. Lavora tutto il giorno al suo mulino, vive della sua fatica, ripara orologi per passione, aiuta gli altri ma non è disposto ad accettare le prevaricazioni.

In paese domina il clan degli Ursino, e di lì a poco inizierà ad espandersi quella galassia criminale della Locride che iniziò con i furti delle vacche, i pascoli abusivi, le guardanie dei campi, quindi l`infamità del pizzo ai poveri negozi de paese, il traffico delle sigarette, il rapporto (in precedenza rifiutato) con i politici e quindi gli appalti pubblici, ancora l`industria dei sequestri che terrorizzerà mezza Italia, fino a giungere, non senza conflitti e sanguinose guerre interne, a dominare il traffico mondiale della cocaina, ad investire in mezzo mondo ma a non voler mollare il controllo totale su ogni metro quadrato dei propri paesi e su tutti gli abitanti, con quella stessa ottusa, violenta testardaggine dei ladri di pecore che minacciavano Rocco Gatto. Gatto non è un eroe che viene fuori dal nulla. La Locride degli anni `70 è anche lo sfondo di una lotta tra militanti comunisti, preti del dissenso, anarchici, movimenti giovanili da un lato e gruppi criminali, chiesa ufficiale e partiti di governo dall`altro.

I primi, però, non usano le armi. Nel `75 muore uno degli Ursino, in un conflitto a fuoco con i carabinieri durante una rapina a Serra, un paese dell`interno. Il clan decide di imporre il lutto cittadino. Negozi chiusi, attività bloccate, e il mercato in piazza non si fa. Una vera operazione militare, che chiude le vie d`accesso al paese e rimanda indietro gli ambulanti. Una Alfa Giulia fa la ronda e si ferma appena vede una saracinesca alzata. Pochi minuti di discussione ed il negozio chiude. Una situazione surreale. Tutti sanno cosa sta succedendo e perché. Lo sanno i vigili urbani, lo sa il sindaco.

Lo sanno pure i carabinieri. Rocco Gatto è uno dei pochissimi gioiosani che ha il coraggio di dire ai militari: “stanno impedendo di fare il mercato, fate quello che dovete fare`. Rocco Gatto era già preso di mira dagli Ursino, perché non aveva nessuna voglia di pagare il pizzo. Non si era piegato ai furti, alle minacce, agli attentati. Probabilmente lo ammiravano per quella sua testardaggine, uno coi coglioni in mezzo al solito branco di pecore. Poi la denuncia pubblica – confermata dal verbale di caserma - spostava la questione su un altro terreno. Si era immischiato in una questione non sua, che non lo riguardava personalmente. Passava dalla difesa personale all`interesse collettivo. Un passaggio delicato e pericolosissimo, che portava dritto a quella dimensione pubblica che annulla la sopraffazione dei criminali.

Di lì a poco gli avrebbero sparato. Cosa ha fatto la sinistra per ricordare Rocco? Nel primo anniversario si prevede una manifestazione con Ingrao, che coincide con la sentenza del processo, e quindi viene annullata per non dare l`idea di una pressione eccessiva del PCI sui giudici. Nell`81 Pertini gli assegnò la medaglia d`oro al valore civile. Berlinguer inviò una lettera. Dopo praticamente nulla. Terminata questa eccezionale operazione di memoria, il libro però non scioglie un nodo, o meglio è troppo indulgente sulla classe politica calabrese di sinistra figlia e nipote di quegli anni. Che si è discostata troppo poco dai modelli dominanti, ed anzi ha finito per plagiarsi sui sistemi democristiani che negli anni `70 erano letteralmente il demonio per i militanti comunisti.

Il libro non fa i conti col presente, e non è questo il suo compito. Del resto è troppo difficile ammettere che determinati percorsi sono stati interrotti, a volte di netto, e che non si intravedono sbocchi rispetto ai modelli clientelari, allo strapotere della criminalità, ad una classe politica che non sa fare di meglio che arraffare risorse a Roma o Bruxelles e poi distribuirle ai propri clienti. Peccato, perché da decenni la cassa per il mezzogiorno, le leggi speciali, i provvedimenti d`emergenza e quelli ordinari, e non ultimi i fondi della comunità europea hanno trasferito tante e tali risorse che solo una politica dissennata, un approccio delinquenziale ed un istinto truffaldino potevano utilizzare in maniera improduttiva, sterile. Si poteva uscire dal sottosviluppo. Si è entrati in un circolo vizioso in cui i narcoeuro che arrivano dalla cocaina sono diventanti una voce importante dell`economia regionale. In molte zone gli emigranti superano gli immigrati. E nessuno che ricordi di quando una generazione di calabresi provò ad invertire la rotta, e fu fermata a colpi di fucile.

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