I prossimi mondiali africani ripropongono il tema del calcio slegato dalle solite cronache e vicino alle storie di resistenza e di ribellione, dove i temi della libertà e della difesa dei diritti umani si intrecciano con gli eventi più noti. "Questo non è il solito libro sul calcio, sulle sue stelle supergriffate. È qualcosa di più e di meglio. È Io strumento più efficace per comprendere l`intima relazione tra la storia e un gioco meraviglioso."
Un “gioco serio` costellato di trattative, ingaggi e sponsor che crescono in proporzione alla popolarità. Un mercato dove circolano ingenti flussi di denaro. Il calcio è popolare e dunque non rimane fuori dagli interessi del crimine organizzato, non si salva dalla contaminazione del denaro sporco ormai entrato anche nei suoi circuiti (v. ultimo rapporto OCSE), non manca di occupare le cronache quotidiane con storie di corruzione e scandali.
Ma nei campi di calcio sulla ribalta nazionale e internazionale anche importanti messaggi di solidarietà e battaglie civili di grandi uomini, prima che campioni e calciatori. Alcune le ha raccontate Daniele Scaglione, già presidente di Amnesty International, nel suo volume “Diritti in Campo`, edito da Gruppo Abele nel 2004. Mario Kempes, capocannoniere argentino che dopo la finale dei Mondiali Argentina nel 1978 contro l`Olanda al Rive Plate di Buenos Aires non partecipa ai festeggiamenti sul podio. A trecento metri dallo stadio c`è l`Esma (Escuela Superior de Mecanica de la Armada), la scuola di meccanica della Marina Militare convertita da alcuni anni in centro di tortura. La tortura viene praticata dal presidente Jorge Videla, che consegna sorridente la Coppa del Mondo. E` lo stesso che il 24 marzo 1976 guidava la giunta golpista per destituire la "Presidentessa" Maria Estela Martinez, vedova di Juan Domingo Peron e meglio conosciuta come Isabelita, e assumere un potere che avrebbe esercitato con abusi e violenze al solo scopo di distruggere ogni forma di partecipazione democratica e terrorizzare la popolazione.
Fuori dal quel campo di calcio, c`è un regime ci sono le future madri e nonne di Plaza de Mayo. Ma il campo di calcio è anche quello del Brasile dove la squadra del Corinthians promuove la sua battaglia per la Democrazia attraverso il calcio. Così, sconfitto ai Mondiali di Spagna del 1982, Socrates, stella di San Paolo e capitano della nazionale, vince il campionato nel 1983 e segna la svolta delle elezioni democratiche, scendendo in campo con un messaggio: “il 15 (novembre) vai a votare`. Sono i tempi della cosiddetta “abertura` in un Brasile che si sta ribellando agli abusi, alle torture, alle persecuzioni di giornalisti, sindacalisti, religiosi, politici tra cui Lula, attuale presidente della Repubblica federale brasiliana. Il calcio può dunque anche riscattare le sofferenze quotidiane ed i diritti negati. Come accaduto alla popolazione iraniana in festa nel 1997, dopo la qualificazione ai mondiali di Francia del 1998 conquistata a Melbourne contro l`Australia, e nel 1998 dopo l`unica vittoria in quella competizione mondiale proprio contro gli Stati Uniti. In piazza anche le donne, abitualmente con solo mani e viso scoperti, con il velo scivolato sul capo. Momenti di democrazia e di libertà. Storie che si incrociano come nel caso della vittoria della Coppa Russa da parte del Tirek, la squadra della capitale cecena, che gioca costantemente a trecento chilometri da Grozny perché raggiungere lo stadio Dinamo non è quasi mai sicuro. Sono i tempi degli arresti arbitrari, delle perquisizioni, delle espulsioni. Sono tempi di una guerra ancora non conclusasi tra la Cecenia e il Cremino. Anche in Africa, che quest`anno ospiterà i mondiali per la prima volta nella storia del calcio, la storia dei popoli si intreccia con quella della passione calcistica. Un campo di battaglia si trasforma in un campo di calcio o di pallavolo e una palla prende il posto di un fucile invece per i bambini e per le bambine soldato della Sierra Leone dove, con la singolare operazione “Caliamo la braghe`, padre Vittorio Bongiovanni, saveriano a Makeni dal 1977, dialoga con gli ufficiali delle milizie del RUF.
Rimaniamo in Africa che nel 2010 ospiterà i Mondiali. Il paese simbolo della lotta all`apartheid, dell`uguaglianza e della libertà negate, il Sudafrica diventerà infatti il teatro del calcio di tutto il mondo. Dopo aver conosciuto i massacri di Sharpeville nel 1961 e di Soweto nel 1976 in cui centinaia furono i morti fra i manifestanti “neri` del ghetto colpiti dai poliziotti “bianchi`, dilaniato da quarant`anni di segregazione razziale, oggi il Sudafrica è l`emblema della libertà e della democrazia giunta alla quarta consultazione elettorale che dopo l`elezione di Nelson Mandela, nel 2009 ha confermato un altro presidente “nero` Jacob Zuma. Adesso questo paese ospiterà le eccellenza del calcio mondiale nelle città di Johannesburg, Durban e Città del Capo. Quelle contrapposizioni di colori della pelle che hanno rappresentato una profonda lacerazione, con degli strascichi ancora vivi e presenti, che hanno alimentato il pregiudizio e fatto scorrere sangue, adesso si scioglieranno nella competizione che unisce il mondo attorno a quelle lingue di cuoio cucite a sfera. Il calcio, lo sport in generale, in Sudafrica hanno rappresentato nel passato recente uno strumento efficace di pressione per importanti battaglie civili. Il boicottaggio indetto durante l`apartheid contribuì alla liberazione di Nelson Mandela e all`ingresso della democrazia nella vita del paese. E dagli anni Novanta il risveglio di speranze e passioni, con le competizioni sportive di rugby e cricket che tornano a disputarsi. Neri che tifano per squadre composte interamente dai bianchi. Poi nel 1996, quando il Sudafrica vince la Coppa D`Africa e nella sua formazione vi sono solo tre giocatori di pelle bianca, accade il contrario. Bianchi che tifano per una squadra in maggioranza nera. Nessuna barriera e una vittoria che fu di tutto il Sudafrica. Adesso con orgoglio ed entusiasmo si attendono i Mondiali di calcio del 2010 mentre in questi anni il progetto ideato dal giornalista inglese John Perlmam, “Dreamfields`, ha reso possibile la costruzione di campi di calcio per i ragazzi, l`organizzazione di tornei e la distribuzione di magliette e palloni a diecimila bambini.