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Brancati, l`universo Catania

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Brancati, l`universo Catania
Un percorso attraverso due libri
Raramente un autore riesce a cogliere l`anima di una città. Per Brancati Catania non è soltanto lo sfondo dei suoi romanzi, ma molto di più. Una rilettura di Paolo il Caldo e del Bell`Antonio. Per riscoprire l`anima greca della Sicilia e provare una coraggiosa interpretazione "femminista" dello scrittore.

Catania come metafora. La Sicilia, il gallismo, i tic e le paure, la vitalità e la viltà. Le donne, un rapporto semplice nell`apparenza e complesso nella realtà. Queste le ipotesi, le tracce che accompagnano le letture di Brancati.

Prima domanda: è giusto parlare di Sicilia ? Assolutamente no: i due romanzi di Brancati non sono ambientati in Sicilia ma a Catania. La differenza è decisiva.

La Sicilia è un`isola a tre punte, lo sanno tutti. Non tutti sanno che la "punta" catanese è del tutto diversa da quella palermitana ed entrambe disdegnano l`anemica ed amorfa Messina. Catania è greca, nera, iperattiva, dinamica, guarda a Milano. Ama la vita ed il piacere, il lavoro e gli affari, il divertimento e le attività.

Palermo è araba, pigra, indolente, capitale parassitaria ed improduttiva, guarda a Roma e si contrappone a Catania. Questo almeno scriveva Giuseppe Fava in un memorabile saggio breve sui Siciliani, in cui provocatoriamente diceva "Catania si ribella a Palermo" e proponeva di ridiscutere la capitale dell`isola (alla fine, sul modello di Brasilia, proponeva una città ideale proprio al centro dell`isola).

***

In secondo luogo i paesaggi catanesi sono intermezzati in continuazione con quelli di Roma, in un gioco di riflessi in cui prevalgono il senso di inferiorità e l`orgoglio, il rapporto clientelare e la presunzione, il servilismo ed i piccoli poteri. La ricchezza e la miseria.

Del Bell`Antonio è stato fatto un bellissimo film, di Bolognini. La collaborazione alla sceneggiatura di Pasolini ha evitato alla pellicola la triste sorte del film mediocre sempre comparato all`ottimo romanzo. Il film è bello davvero, gli attori fenomenali (i protagonisti si chiamano Marcello Mastroianni e Claudia Cardinale, ma il più bravo di tutti è probabilmente un attore francese - di cui non ricordo il nome - che rende alla perfezione il padre di Antonio: un francese che rende alla perfezione un catanese, le stranezze del cinema!).

***

Il film segue alla lettera il romanzo, due sole le licenze: meno attenzione alla guerra ed allo zio di Antonio, ed il finale. Nel finale del libro, Antonio sogna di vincere l`impotenza aggredendo la cameriera, ma è solo un sogno. Nel finale del film Antonio ingravida davvero la camerieria, non è un sogno, e la madre ne é talmente entusiasta da gridarlo dal balcone: suo figlio è uno stupratore, non un impotente, dando una chiara immagine della scala di valori che permea la sua comunità (del resto, prima di morire, il marito le elenca i figli avuti prima e dopo il matrimonio, e lei stessa non se la prende più di tanto).

Nell`introduzione di una modesta edizione dei tascabili Bompiani, si sostiene che il romanzo rappresenta la decadenza da una generazione ad un altra. Vigorosa e vitale la prima, dolente e decadente la seconda. Può anche darsi. A me sembra comunque, e chi conosce l`aria catanese mi darà ragione, che Brancati abbia prima di tutto voluto dare un ritratto di comunità dell`ambiente in cui è vissuto. L`incidente di Antonio è l`elemento scatenante che mette in evidenza i valori rovesciati di una comunità sui generisis e fondamentalmente malata, dove il maschilismo assume quei tratti parossistici che hanno ben pochi uguali.

Vista come romanzo, come lettura, come visione, Catania è affascinante, letteraria, artistica. E` arte fatta pietra lavica. Basta fare un giro tra le viuzze del centro, rientrare e mettersi a scrivere. La letteratura sgorga impetuosa, i personaggi li hai ancora negli occhi e le battute risuonano nelle orecchie. Vissuta da donna - e magari vissuta da donna sottomessa, povera - Catania è l`inferno in terra, al pari di un cratere dell`Etna. Forse questo il messaggio di Brancati ? Forse questo uno dei sui segnali, seppellito sotto le considerazioni su fascismo e libertà, gallismo e sicilianità ?