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terrorismo neoliberista
L’intervento è
stato scritto per ‘Traza, Revista colombiana de cultura política’, che
ringraziamo per aver autorizzato la pubblicazione.
Il dizionario della
lingua spagnola definisce il terrorismo come la “successione di atti di
violenza eseguiti per infondere terrore”. Il processo di aggiustamento e
ristrutturazione dello Stato, dell’economia e delle istituzioni sociali e
territoriali promosso dai diversi governi in Colombia, dalla fine
dell’amministrazione Barco (1986-1990) sino agli inizi del governo Uribe
(2002-2006), s’inserisce nel ricettario neoliberista imposto dagli organismi
multilaterali (FMI, BM, WTO), serve agli interessi del grande capitale e dei
paesi egemoni ed inoltre, ha generato un grande terrore tra la popolazione
lavoratrice ed i settori popolari.
Questo terrore è causato dall’incertezza e dalle
instabilità provocate dalle politiche neoliberiste, dagli impatti negativi
sulla disoccupazione e la miseria, dalla violenza scatenata dalle forze
repressive per mantenere quest’ordine ingiusto e la concentrazione della
ricchezza e del reddito, dall’espropriazione delle terre a danno degli abitanti
rurali per dare spazio ai grandi megaprogetti nell’ambito di un modello di
sviluppo forzato dalla corruzione e dall’esclusione sociale, economica e politica
dei due terzi della popolazione.
Il
terrore sociale
La disoccupazione è
cresciuta dal 9,9% del 1989 al 18,9% dell’anno 2002, colpendo 3,5 milioni di
lavoratori. Le persone che non hanno alcun ingresso per far fronte alle
necessità basiche, sono aumentate dal 59,2% al 68% tra il 1988 e il 2002.
L’indice che misura la concentrazione dei redditi (l’indice GINI) è passato da
0.55 a 0.60 (più si avvicina ad 1 e più la disuguaglianza è assoluta), a prova
della concentrazione delle entrate nelle mani del 3% della popolazione (circa
350 famiglie). La distanza tra ricchi e poveri è aumentata: nel 1991, il
livello dei redditi del 10% più ricco della popolazione era 52 volte il reddito
del 10% più povero; nel 1999, era 78 volte superiore; oggi, il 20% della
popolazione più povera accede ad appena il 4% del reddito nazionale. Le
politiche implementate dalla tecnocrazia del Banco de la República hanno
elevato i tassi d’interesse dell’80% negli anni ’90, favorendo il capitale
finanziario speculativo, producendo il panico tra gli 800 mila proprietari di abitazioni
che si erano indebitati con la banca ipotecaria, così alcuni hanno perso gli
immobili ed altri si sono suicidati. La privatizzazione fraudolenta delle
società dei servizi pubblici (si è venduta una terza parte del loro valore
reale sul mercato), ha condotto ad un incremento del 400% delle tariffe ed i
consumatori sono costretti a destinare sino al 40% delle loro entrate per
pagare il servizio, riducendo altre voci essenziali del bilancio familiare.
I colombiani sfollati
dalla violenza e dai megaprogetti dello sviluppo forzato sono oggi tre milioni,
e il dato si riferisce al solo periodo in cui sono stati attivati i rilevamenti
statistici (cioè dal 1985). Negli ultimi anni sono state assassinate 34.000
persone, in conseguenza del conflitto politico e della barbarie sociale, e sono
rimasti impuniti il 95% di questi omicidi. La violenza generata dalle élite
nazionali ha operato come meccanismo di regolazione della società e
dell’economia nella storia del paese, in particolare durante gli ultimi 50
anni, però la sua funzionalità si è fatta caotica, nella misura in cui è
sfuggita al suo controllo e monopolio a causa dell’apparizione del
narcotraffico negli anni ’80, del rafforzamento dell’insorgenza negli anni ’90,
della crescita della delinquenza organizzata, della corruzione nella classe
politica e nel governo in un contesto di anonimia sociale generalizzata.
Nell’epoca della ‘Grande Violenza’, gli anni ’50 del secolo XX°, il tasso di omicidio
ha raggiunto la cifra di 55 assassinii ogni 100 mila abitanti, negli anni ’60
si è ridotto a 18, negli anni ’80 è cresciuto sino a 72 nel 1989 e negli anni
’90 ha toccato il picco di 89 assassinii nel 1993, per discendere a 58 nel 1998
e iniziare nuovamente a salire negli anni successivi, raggiungendo i 69 omicidi
ogni 100 mila abitanti nell’anno 2002.
Violenza
ed economia
La violenza è stata
funzionale all’accumulazione capitalista in Colombia, perlomeno sino all’anno
1998. Negli ultimi 50 anni il prodotto interno lordo è cresciuto in modo
sostenuto nel paese con valori superiori all’aumento della popolazione. Nel
1950 il reddito pro capite era di 350 dollari USA, alla fine degli anni ’70 ha
superato il migliaio di dollari e nel 1998 si è giunti ad un reddito pro capite
di 2.420 dollari. Per effetto della recessione economica il reddito pro capite
è sceso a 1.706 dollari nel 2002. L’aumento della popolazione a tassi superiori
al ritmo dell’economia negli ultimi quattro anni, in un contesto di maggiore
disuguaglianza, spiega il rapido deterioramento delle condizioni di vita dei
colombiani. Povertà che è inoltre associata alla disoccupazione, alla riduzione
delle entrate dei nuclei familiari e alla recessione economica.
Colombia: crescita, benessere ed uguaglianza negli anni 1980-2002
|
Anni
|
Crescita PIL
|
Spesa sociale -PIL
|
Tasso di
disoccupazione
|
Indice concentrazione
di GINI
|
Povertà – redditi
|
Povertà NBI
|
|
1980
|
4,1
|
7,4
|
9,7
|
0,542
|
59,1
|
55,4
|
|
1981
|
2,3
|
8,1
|
8,2
|
n.d.
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1982
|
0,9
|
8,1
|
9,1
|
n.d.
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1983
|
1,9
|
8,5
|
11,7
|
n.d
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1984
|
3,8
|
9,4
|
13,4
|
n.d
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1985
|
3,8
|
7,7
|
14,1
|
n.d
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1986
|
6,9
|
7,4
|
13,8
|
n.d
|
n.d.
|
42,9
|
|
1987
|
5,6
|
7,4
|
11,8
|
n.d
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1988
|
4,2
|
7,2
|
11,2
|
0,554
|
59,2
|
39,4
|
|
1989
|
3,5
|
7,6
|
9,9
|
n.d.
|
n.d.
|
n.d.
|
|
1990
|
3,7
|
7,5
|
10,5
|
n.d.
|
n.d.
|
36,3
|
|
1991
|
2,4
|
7,1
|
9,8
|
0,554
|
57,7
|
35,6
|
|
1992
|
3,8
|
7,4
|
9,2
|
0,564
|
55,8
|
35,5
|
|
1993
|
5,4
|
8,2
|
7,9
|
0,584
|
56,4
|
n.d.
|
|
1994
|
5,8
|
8,3
|
7,6
|
0,569
|
54,4
|
n.d.
|
|
1995
|
5,2
|
10,6
|
8,7
|
0,556
|
55,0
|
n.d.
|
|
1996
|
2,1
|
12,6
|
11,9
|
0,561
|
53,8
|
n.d.
|
|
1997
|
3,4
|
13,1
|
12,1
|
0,540
|
54,2
|
26,9
|
|
1998
|
0,6
|
13,3
|
15,7
|
0,560
|
55,7
|
26,3
|
|
1999
|
-4,2
|
13,9
|
19,5
|
0,589
|
56,3
|
24,9
|
|
2000
|
2,8
|
10,8
|
17,5
|
0,591
|
59,8
|
22,9
|
|
2001
|
1,5
|
9,6
|
18,6
|
0,598
|
62,1
|
22,3
|
|
2002
|
1,2
|
8,5
|
18,9
|
0,601
|
68,0
|
22,0
|
In Colombia le cifre relative
ai tassi d’omicidio su 100 mila abitanti presentano due grandi curve di
violenza che corrispondono ai periodi di cambio strutturale di tipo economico,
sociale e politico: i decenni ‘50-’60 e la fase successiva agli anni ’80. Tra
questi due periodi – gli anni ’70 – il tasso degli omicidi è diminuito su
standard di valore internazionale. Si può concludere: (1) i cambi strutturali
sono indotti mediante l’uso della violenza; (2) la violenza opera come
meccanismo privilegiato di regolazione dell’accumulazione nell’economia
colombiana, come mezzo di dissuasione del conflitto di classe tra capitale e
lavoro; (3) sono false le tesi che affermano l’esistenza di una cultura della
violenza: i tassi d’omicidio non presentano un comportamento strutturale,
autonomo, continuo e sostenuto negli ultimi 52 anni; (4) quello che è stato un
efficace meccanismo di regolazione, ha smesso di esserlo negli ultimi anni,
nella misura in cui la violenza che si è generalizzata in tutti gli ambiti
della società che interessano negativamente l’economia e gli investimenti
stranieri, è più complessa dati i nuovi gruppi in conflitto e dato che essa
minaccia la sostenibilità del paese e la stabilità regionale andina.
L’insicurezza
sociale
La sicurezza sociale in
Colombia è insicura. Il sistema sanitario e pensionistico è al bordo del
collasso. Secondo il ministro del Lavoro, tra cinque anni la Nazione non avrà
come pagare i propri pensionati; attualmente solo il 45,9% dei lavoratori
risulta affiliato al regime generale pensionistico e solo uno ogni cinque
lavoratori affiliati sta apportando qualcosa ai fondi privati di pensione o ad
entità come il SEGURO SOCIAL, CAJANAL o CAPRECOM; il sistema affronta
l’esistenza di un ridotto numero di contribuenti e l’inadempimento nei
pagamenti.
Dei 19 milioni di
lavoratori colombiani, 8,7 milioni risultano affiliati, il 48% a fondi privati
e il 52% a strutture pubbliche. La percentuale di inattivi è del 51% nei fondi
privati e del 49% nel regime di primo intervento. I fondi privati, invece di
aumentare la copertura, si dedicano a strappare i lavoratori che risultano
affiliati al SEGURO SOCIAL; i risparmi nelle casse dei fondi privati sono
attualmente il doppio del patrimonio accumulato dalle casse pubbliche.
Nonostante siano state
elevate le quote dall’8% al 13%, così come il numero di settimane quotizzate e
sono stati creati i fondi pensionistici privati, il buco fiscale del sistema
pensionistico continua ad allargarsi. Il deficit odierno è di 350 mila miliardi
di pesos, due volte il valore del PIL. Una delle cause della crisi è
rappresentata dagli alti benefici dei regimi speciali per le Forze Militari, il
Congresso, gli impiegati del Banco de la República, delle Corti, del
Magistero, di Ecopetrol e del SEGURO SOCIAL che causano una spesa
ulteriore al sistema per 150 miliardi di pesos. Altri fattori sono lo sperpero
amministrativo e la corruzione costanti, come dimostrato dai casi di CAJANAL e
FONCOLPUERTOS – pensioni milionarie assegnate a persone defunte o che non hanno
mai lavorato -. Ed altri elementi che hanno reso inapplicabile la legge 100 del
1993 sono stati l’aumento della speranza di vita – 75 anni per le donne e 68
per gli uomini -, l’incremento della disoccupazione e la riduzione dei redditi
dei lavoratori e degli apporti al sistema. Allo stesso modo con cui diminuisce
il numero dei lavoratori contribuenti, i giubilati aumentano; da 11 contribuenti
per ogni pensionato si è passati a 3.7 contribuenti. Dal 2002 si dibatte nel
Congresso una nuova riforma pensionistica che amplierà nuovamente le settimane
di contribuzione, le percentuali negli apporti e l’età per accedere ai
benefici, che ridurrà il monto delle pensioni e attiverà alcune gabelle per
assicurare una copertura ai più poveri, secondo quanto previsto dalla bozza di
preaccordo tra il Governo e il Fondo Monetario Internazionale.
Anche il sistema sanitario è collassato, secondo quanto affermato
dal Sovrintendente per la Salute, Inés Gómez. Mentre i fondi del settore
sanitario sono aumentati da 1.350 miliardi di pesos del 1993 a 3.340 miliardi
del 1999, le riserve si sono ridotte quasi a zero ed il deficit stimato per
l'anno 2002 è stato di 221 miliardi di pesos. Le riserve previste per assistere
14 milioni di persone si sono ridotte da 335 miliardi del 1999 a 4 miliardi e
95 milioni nel 2001. La maggior parte delle 33.000 cliniche, ospedali e
consultori esistenti (conosciuti genericamente come IPS) s’incontrano in
bancarotta o con problemi finanziari, 23,5 milioni di affiliati sono minacciati
dal crollo del settore e il 46% della popolazione non ha alcun tipo di
assicurazione sociale. Il Ministero della Sanità si è trasformato in una semplice
istituzione di assicurazione a favore delle imprese private sanitarie. Le
proiezioni della legge 100 sono state illusorie. Per l’inizio del XXI° secolo
si sperava in una copertura universale in salute per i 43 milioni di
colombiani. Fuori dal sistema sanitario restano invece più di 19 milioni di
persone. I 23,5 milioni che sono coperti dal sistema sanitario – 14 milioni dal
regime contributivo e 9,5 milioni da quello sussidiario – rischiano di finire
senza protezione. Nel 2000, le entrate del sistema sanitario hanno raggiunto un
totale di 429.456 milioni di pesos ed i trasferimenti a favore delle EPS
(Entità Prestatrici di Servizio) hanno raggiunto i 510.588 milioni di pesos; il
deficit di 81.132 milioni è stato coperto con le riserve del FOSYGA (Fondo di
Solidarietà e Garanzia). La legge del ’93 stimava che i contribuenti, salariati
e indipendenti, sarebbero stati 16,5 milioni, ma nell’anno 2001 il numero di essi
è stato inferiore ai 6 milioni. L’errore nella proiezione che ha stimato in
eccesso in più di 10,5 milioni i contribuenti reali si spiega con le pratiche
di evasione ed elusione, con i regimi speciali, con i comportamenti delle
compagnie di medicina prepagata e con la corruzione regnante nell’affiliazione
al regime sussidiario (le persone affiliate a questo sistema sono aumentate da
4,8 milioni nel 1995 a 9,5 milioni nel 2000). A causa di queste pratiche
fraudolente, il sistema sanitario perde annualmente circa 2 mila miliardi di
pesos.
Anche le entrate sono
state sovrastimate. L’economia non è cresciuta del 5% sperato (incluso nel 1999
è diminuita del 4,3%) e la disoccupazione è cresciuta. Dei 5,9 milioni di affiliati
al regime contributivo, il 17% paga il 12% su una somma inferiore al salario
minimo legale; il 55,2% tra uno e due SML; il 13% tra due e tre SML; il 5% tra
tre e quattro SML; e, solamente il 9,2% contribuisce su una somma pari a
quattro o più salari. In questo scenario il Fondo di Solidarietà e
Garanzia–FOSYGA, difficilmente può versare alle EPS i quasi 300.000 pesos che
la legge riconosce secondo il Piano Obbligatorio della Salute (POS) ad ogni
affiliato (dei 12 punti quotizzati, 11 vanno al regime contributivo e l’altro
alle casse del regime sussidiario). La crisi affrontata dalle EPS e dalle IPS
tende ad acutizzarsi e l’effetto domino si estenderà a tutto il sistema
sanitario.
La
bancarotta dello Stato
Tra il 1965 e il 2000 la spesa statale, senza considerare
gli investimenti, ha elevato la sua partecipazione nella domanda aggregata dall’8%
al 18%. Di contro, il consumo delle famiglie, secondo i Conti Nazionali, ha
visto ridurre la sua partecipazione in questi 35 anni, dal 68% al 53%. La spesa
pubblica, nonostante 7 riforme tributarie nell’ultimo decennio, aumenta
maggiormente rispetto alle nuove entrate. Nel 2003 si è approvata una nuova
riforma tributaria che colpirà, come sempre, i redditi da lavoro e il consumo
delle famiglie (IVA), dato che in Colombia il capitale non tributa grazie a
tutte le esenzioni che riceve.
Il deficit fiscale è raddoppiato passando dal 3% del PIL
nel 1998 al 6% nel 2001. L’espansione del deficit è finanziato con un maggiore
indebitamento. Nel 2001 il debito esterno è passato da 44,6 a 49,7 mila
miliardi di pesos, e rappresenta il 28% del PIL. Il Governo Nazionale ha pagato
come quota ammortizzamento e interessi del debito, un totale di 6.900 milioni
di dollari nel 2000, pari al 74% delle entrate correnti della Nazione. Nel 2001
il debito interno è cresciuto del 13% in termini reali e quello esterno del
18%, cioè come dire, ad un ritmo 12 volte superiore al PIL. Il prolungamento
della tendenza all’indebitamento registrata negli ultimi sette anni rischia di
condurre il paese ad un collasso finanziario.
Allora, chi si beneficia
della spesa pubblica? D’accordo con la distribuzione funzionale del Bilancio di
Previsione Generale per l’anno 2002, i fondi dello Stato concentrano il 29,2%
del Prodotto Interno Lordo. Dei 63 mila miliardi di pesos previsti in bilancio,
la principale voce di spesa è quella del servizio al debito pubblico nazionale
che rappresenta il 36% del bilancio preventivo e il 10,5% in termini di PIL. Di
conseguenza, lo Stato è ampiamente favorevole al modello dell’economia di
rendita e speculativa.
Le funzioni di
regolazione, giustizia, controlli statali e della cittadinanza arrivano al
21,2% del bilancio preventivo, il che equivale al 7,4% del PIL. Queste risorse
assicurano fondi alla struttura di controllo, corruzione e tecnocrazia di alto
livello. Le perdite generate in Colombia dalla corruzione sono 71 volte
superiori alle perdite generate dalle distruzioni della guerra.
Per favorire la
formazione del capitale produttivo si destina il 10% del bilancio preventivo, cioè,
il 2,9% del PIL. Per il benessere della popolazione e la riproduzione della
forza lavoro si orienta il 32,5% del bilancio, il 9,5% del PIL. In conseguenza,
meno del 43% del bilancio è orientato a favore della crescita economica, il
benessere della popolazione e la difesa dell’ambiente (12,5% del PIL). Il
grosso delle finanze pubbliche sono rappresentate da spese improduttive: rendite
del capitale finanziario, tecnocrazia neoliberista, repressione e controllo dei
cittadini.
Il
modello Uribe
Il modello proposto
dall’amministrazione Uribe (2002-2006) è il seguente: l’elemento chiave della
proposta è la fiducia, principalmente la fiducia dell’investitore privato.
Secondo il programma di governo, questa si raggiunge con “autorità ed ordine
pubblico, buona gestione macroeconomica, chiarezza e stabilità nelle regole di
gioco”. Sebbene gli obiettivi finali del programma cerchino di ridurre i
problemi d’incertezza, miseria e disuguaglianza, le cause che le spiegano
andrebbero ricercate, secondo il discorso di Alvaro Uribe in occasione
dell’assunzione dell’incarico presidenziale, “nella violenza distruttrice,
nella politicheria e nella corruzione”.
La sicurezza democratica
si traduce in un rafforzamento della forza pubblica, con più poliziotti e
soldati (si passa da 240 a 400 mila effettivi), un milione di cittadini
informatori coordinati dalla forza pubblica, carceri privati e “uno statuto
antiterrorista che faciliti la detenzione, la cattura, le perquisizioni”. “Oggi
la violenza politica e il terrorismo sono identici”, afferma il primo
mandatario dei colombiani. Ciò richiede un’economia di guerra per garantire i 7
miliardi di dollari (3,5% del PIL) necessari per finanziare la centrale
d’intelligence, pagare ricompense, ampliare i membri della forza pubblica,
migliorare la tecnologia, le attrezzature e la mobilità della truppa. Il
finanziamento verrà realizzato attraverso i “buoni di pace”, le imposte
straordinarie (1,2% sul patrimonio) e l’ampliamento della base tributaria
(tutti i beni e servizi del paniere familiare pagheranno l'IVA).
I sette strumenti per la
costruzione dell’uguaglianza, esposte nel Manifesto e ratificate nel Discorso
sono: “la rivoluzione educativa, l’ampliamento della sicurezza sociale,
l’impulso dell’economia solidale, la gestione sociale della campagna, dei
servizi pubblici, l’appoggio alla piccola e media impresa per avere un paese di
proprietari, e la qualità della vita urbana”. La politica sociale si ritira
invece dai principi di universalità e garanzia dei diritti sociali per rendere
più profonda la visione assistenziale e clientelare a favore della popolazione
più povera, mediante la focalizzazione dei sussidi (SISBEN) su salute,
educazione, abitazione, nutrizione, servizi pubblici e crediti alla
microimpresa.
Per Uribe, la disuguaglianza sociale offerta dalla Colombia
non è causata dalla concentrazione della ricchezza e dei redditi, dallo
sfruttamento del lavoro e dall’esclusione sociale, politica e culturale. La sua
formula è elementare “l’educazione è lo strumento più efficace per migliorare
la distribuzione dei redditi”. Il fine ultimo della proposta educativa è, nel
quadro dell’ideologia Neoliberista, quella di metterla a servizio
dell’accumulazione capitalista in vista del “miglioramento sostanziale della
produttività della nostra economia”. Questa fa parte di un pacchetto più ampio
per accrescere l’efficienza e l’efficacia del capitale. “I vantaggi che i nostri
imprenditori potranno ottenere richiedono l’impegno dello Stato su diversi
fronti: un tasso di cambio reale che promuova la competitività, maggiori
investimenti nell’educazione, nella scienza e nella tecnologia, e una
diminuzione sostanziale dei costi di transazione che oggi sono generati dagli
eccessivi intermediari”.
Le politiche per generare occupazione sono poco concrete,
inoltre si basano su settori anacronistici e sul taglio dei diritti lavorativi.
Le proposte sono: riattivazione del settore delle costruzioni, coltura del
caffè, occupazione verde (riforestazione e protezione dei boschi), occupazione
rurale (affitto delle terre, credito, palma africana e cotone), la produzione
di gioielli, la cultura, la legge Pymes (Legge 590 del 2000), il rafforzamento
delle Zone Economiche Speciali d’Esportazione (produzione su commessa, per
conto terzi, che significa l’esistenza di zone dove non esistono né i diritti
del lavoro né quelli sociali) ed il distaccamento del mercato del lavoro
(modificazioni alla legislazione lavorativa per flessibilizzare e ridurre i
costi del lavoro).
Nel settore economico, afferma il Presidente Uribe,
“l’aggiustamento fiscale per indirizzare le finanze pubbliche è ineluttabile
però sarà rinviato in attesa di una maggiore crescita dell’economia e
dell’occupazione”. Questo non è vero, l’evidenza empirica insegna infatti che
un aggiustamento nelle finanze pubbliche non induce una maggiore crescita, caso
mai tutto il contrario, in quanto un taglio nella spesa pubblica o un aumento delle
imposte frenano l’attività economica. Il fine dell’aggiustamento fiscale, negli
interessi della banca multilaterale, è quello di garantire il pagamento del
debito estero e di proteggere l’investimento privato straniero. Uribe afferma
che “la globalizzazione come integrazione dell’economia è irreversibile”. In
conseguenza, presenta come vitale l’integrazione della Colombia nell’ALCA
(Accordo per il Libero Commercio delle Americhe).
Infine, ma non meno importante, la riforma dello Stato. Lo
“Stato Comunitario” è la nuova visione della gestione pubblica
dell’amministrazione Uribe. “Il Nuovo Stato Comunitario dedicherà le proprie
risorse a sradicare la miseria, a costruire equità sociale e dare sicurezza”.
L’asse dello Stato Comunitario è la partecipazione della cittadinanza. “La
partecipazione comunitaria è un meccanismo necessario per lo sviluppo dello
Stato Comunitario e funzionerà su tre fonti: definizione di compiti pubblici e
pianificazione; gestione delle risorse pubbliche; supervisione e vigilanza della
gestione statale”. In sostituzione dello Stato sociale, si propone
l’assolutismo del potere statale: ordine, autorità e imperio della legge. La
riedizione dello stato assolutista hegeliano, il cittadino esiste intanto che
lo Stato lo riconosca. Dalla garanzia dei diritti si passa al primato dei
doveri del cittadino: “una Nazione di obbedienza alle norme”. In sintesi, il
progetto di governo è una miscela di autoritarismo e assistenzialismo, come già
sperimentato da tutti i regimi assolutisti. Protezione del grande capitale e
lealtà dei più poveri, base dei governi profascisti.
Formato per la citazione:
Libardo Sarmiento Anzola, "Terrorismo 'neoliberal'", terrelibere.org, 28 giugno 2003, http://www.terrelibere.it/doc/terrorismo-neoliberal
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