Piccola antologia non autorizzata della propaganda
leghista
Battute volgari, attacchi antidemocratici, campagne
xenofobe, la minaccia della secessione. Grazie alla Lega, il razzismo diventa
legge dello Stato. Eppure ancora oggi Bossi e i suoi sono giustificati,
“compresi”, sottovalutati.
Ma una formazione politica palesemente neofascista e
pericolosamente inserita in ruoli chiavi dello Stato italiano non può essere
ridotta a fenomeno da baraccone. Se ne sono accorti, ad esempio, le Nazioni
Unite e l’Unione Europea, esprimendo ufficialmente la loro preoccupazione…
A cura di Antonello Mangano e Walter
Peruzzi

Il titolo
d'apertura de La Padania del 19 marzo 2002 per l'arrivo
A Catania di
oltre 900 profughi, in maggior parte donne e bambini.
"Si
sospettano armi e terroristi a bordo del cargo" dice il riquadro.
Aggiornato al 31 gennaio
2004
Rassegna stampa a cura di "GUERRE&PACE"
[www.mercatiesplosivi.com/guerrepace] e terrelibere.org [www.terrelibere.org]
Indice
Razzisti
da legare
IL COLORE MANCANTE
I DANNI SONO GIÀ ABBASTANZA
TRE MOTIVI PER CUI LA LEGA E’ FUORI LEGGE
Seminare paura per raccogliere voti
L'ITALIA VISTA DALLA PADANIA
Trappole sinistre viste dal... Bar
Padova nella morsa dei nigeriani
Bergamo. Ronda Volontari Verdi pro Vigili urbani
Nelle carceri si arruolano terroristi
Reggio Emilia. “Le ronde difendono la democrazia”
A Venezia il record dei furti
Albenga.I clandestini sono tornati
Bottacin: “Gente disperata e pericolosa”
… MA LA BOSSI-FINI VI LIBERERÀ
Tamponiamo le falle della Turco-Napolitano
Applicare la legge senza tentennare
Contro i criminali, leggi severe per difendere la nostra
gente
Borghezio. “Sono una malattia non una risorsa”
Stereotipi razzisti
LA LORO CIVILTÀ È INFERIORE
Per Alì è Bossi lo straniero
Sono (quasi) tutti delinquenti
Sporchi, contagiosi e puzzano
Non hanno voglia di lavorare
Extracomunitari senza voglia di lavorare
Il sopralluogo. “Dolce vita” nel campo accoglienza
E A NOI TOCCA MANTENERLI
Immigrazione e investimenti pubblici
Immigrare, falso mito
… MEGLIO SPARARE AI GOMMONI
Siamo in guerra. Intervenga la marina
Bossi: E’ finito il tempo delle invasioni in cui aveva
riposto speranza la sinistra per portare fine allo stato-nazione.
SI PREOCCUPA ANCHE L'ONU
LA MARINA E I NAUFRAGHI COME DA COPIONE (LEGHISTA)
L'orda
LO SBARCO DEI MILLE
La lunga rabbia del Carroccio
Gli improbabili complotti di 'Forcolandià
E Mario Borghezio invita a “difendersi con ogni mezzo
dall’invasione che minaccia la nostra identità etno-culturale”.
LA SINDROME DELL'INVASIONE
Ciampi: immigrati, prevalga lo spirito umanitario
“Fermezza, o l’orda ci cancella”
No alla solidarietà a buon mercato
"Sulla 'Monicà c'era solo gente disperata"
Su Radio Padania va in onda la rabbia: fuori
dall’esecutivo
L'istigazione di Bossi
UNA MINACCIA ALL'IDENTITÀ E ALLA SICUREZZA NAZIONALE
E' a rischio l'identità del nostro paese
Belpaese multietnico, patria degli immigrati
“Sbarchi, minaccia alla sicurezza nazionale. Lo Stato italiano
organizzi le proprie difese”
“Ci invadono anche dal Nord”
Clandestini, finisce l’era del buonismo
MA BOSSI HA RAGIONE? ALCUNE REAZIONI
Una tenaglia stretta sul governo
Frontiere vulnerabili
La Loggia: Umberto ha ragione, rigore necessario
E il presidente del consiglio "copia" Bossi
ITALIA CONTRO PADANIA
Chi di Mille ferisce, di Mille perisce
Immigrati e discriminati
C'È RELIGIONE E RELIGIONE
Il “crociato” Borghezio: Islam pericoloso, il governo
sbaglia
ASSISTENZA SANITARIA. MA NON PER TUTTI
Assistenza medica solo per chi è entrato regolarmente
Borghezio: nessun trapianto degli organi per i clandestini
Io, leghista, ho detto sì al trapianto
Cota: “Il Comune non doveva approvare quel provvedimento”
SUSSIDI A CHI FA "FIGLI PADANI"
Treviglio, manifesto di razza
LE CASE AGLI ITALIANI
"Il Comune discrimina gli stranieri"
Ai lombardi priorità per la casa
Protestano anche i Giovani padani
Tognana: case per gli extracomunitari
NIENTE "ASILO"
All'asilo non entrano i clandestini
"Macché discriminazione. Noi li vogliamo
tutelare"
NO AL MATRIMONIO PER GLI "IRREGOLARI"
Matrimoni vietati all’esponente di An
Il Comune non deve controllare
“I matrimoni-sanatoria non s’hanno da fare”
"OSPITI" NON CITTADINI
Voto multietnico? No grazie!
Ospiti con diritto di voto
“La sinistra spera negli immigrati”
FRA DENUNCE, TAGLIE E ESCLUSIONI
Assolse quattro immigrati: deferito da Castelli al Csm
Rho, paghiamo la "taglia" a chi fa la spia
Numero chiuso agli stranieri?
Extracomunitari? Solo se prestigiosi
DISCRIMINATI PER LEGGE
Bossi: colf, ultima concessione
Per quanto, anche le colf…
Bossi: i medici denuncino i clandestini
L'asilo negato
Anche l'Onu…
Tra lager ed espulsioni
Questo è il prezzo pagato a Bossi
Una norma razzista
Impronte digitali. E non solo…
Razza guerriera
IL CANNONE CHE SVEGLIA I DORMIENTI
L'ANATEMA DEL VESCOVO SICILIANO CHE "AMA" SOLO
GLI IMMIGRATI
128 MILIONI DI IMMIGRATI PRONTI AD INVADERCI
QUANDO CASINI VOLEVA SPARARE PER "DARE L'ALT" AI
CALNDESTINI
Le cannonate di Bossi. I commenti
Il Corriere della Sera conferma il contenuto
dell'intervista al ministro Bossi: abbordaggio alle navi dei clandestini
Lezioni di civiltà padana
Premio natalità solo per italiani in Trentino da 5 anni.
Giovane tunisino grave a Perugia ma madre non puo' vederlo
"Gli stranieri non rispettano le regole delle
convivenza civile"
NE' INDULGENZA NE' SILENZIO CONTRO IL RAZZISMO
Bossi arringa i produttori di latte: accampatevi vicino
alle autostrade
Consulta, non al veto di Castelli sul procuratore di
Bergamo
Annuncio per chi ha voglia di lavorare
L’indipendenza a colpi di cannone
Vicenza: Amministrazione Comunale razzista
Bossi contro i ''bingo bongo'' riporta la lega alla voglia
di secessione.
Siamo tutti Bingo Bongo
Gli occupanti del Duomo avevano molte vetture di lusso a
testa e parabole tv
Un populismo che viene dal fascismo
La pagina dello Sport
GHEDDAFI JR TORNATENE A CASA TUA
Basket / Insulti a Myers. E' scontro politico
Divagazioni filosofico-letterarie
ANTISEMITI E… FILOISRAELIANI
Chiesa in grave ritardo sull’invasione musulmana
Quell'Islam strisciante dei salotti culturali europei
L'AMICO LE PEN
E la sinistra terrorizzata dalla sconfitta grida: fascista
L'ingerenza della Chiesa contro il fenomeno Le Pen
MULTIETNICO È BRUTTO
Società multirazziali? No, terzomondiali
MORALE PADANA
Prostituzione, una vergogna in nome dell'immigrazionismo
La "solidarietà" anticristiana dei paladini
dell'immigrazione
LA "RIVOLUZIONE" PADANA IN LETTERATURA ED IN
STORIA
Lo stile bossiano e la "ripetizione enfatica"
A Pastrengo, nel 1848, le cose andarono così: un mio
antenato c’era!
APPENDICE I – La condanna dell’Europa
Sfruttamento politico del razzismo e della xenofobia
Osservazioni delle autorità italiane
Le reazioni anti-islamiche in Italia, dopo l'11 settembre
APPENDICE II – I manifesti della Lega
I Primi Manifesti delle origini
Pontida: la nostra storia
La Lotta contro la Prima Repubblica
Elezioni Politiche 1996: la Lega diventa il primo partito
del Nord
Venezia, la nostra Capitale
Campagna Tesseramento 2000
Le Manifestazioni Sportive
La campagna contro i referendum dei Radicali e contro
Amato
Regionali 2000: la Lega al Governo delle Regioni della
Padania
NO all'affidamento di bambini a coppie omosessuali
Elezioni Politiche 2001: la Lega al Governo per le Riforme
No all'Immigrazione Clandestina: una battaglia continua
2001: Lega di Lotta e di Governo
Introduzione
W. P.
Il 23 aprile scorso è stato pubblicato il Secondo Rapporto
sull'italia della Commissione Europea contro il razzismo e l'intolleranza
(Ecri), che è un organismo autonomo del Consiglio d'Europa composto da esperti
indipendenti. Tale rapporto si riferisce alla situazione osservata fino al
giugno 2001 e nella sua parte conclusiva (vedi Appendice a questa rassegna)
denuncia lo "sfruttamento politico del razzismo e della xenofobia" da
parte degli "esponenti della Lega Nord" e di "altri
partiti".
L'Ecri si dice anche "allarmata dalla partecipazione
alle coalizioni governative di partiti politici i cui membri hanno fatto
ricorso alla propaganda xenofoba ed intollerante e a tal proposito si dichiara
preoccupata per la nuova coalizione di governo costituita in Italia nel giugno
2001".
Le "autorità italiane", che pure hanno avanzato
numerose "osservazioni" a singoli punti del rapporto (vedi sempre
Appendice), non hanno chiesto di modificare questo passaggio. Il Presidente del
Consiglio, da parte sua, ha affermato che il rapporto si deve considerare
"datato" poiché ormai da vari mesi "dichiarazioni e
comportamenti della Lega hanno convinto molti che non può assolutamente
definirsi razzista e xenofoba" ("La Repubblica", 24/4/2002).
Ma il 23 maggio 2002 un nuovo rapporto, dell'osservatorio di
Vienna della Ue contro la xenofobia, prendendo in esame le espressioni di
islamofobia manifestatesi in Italia dopo l'11 settembre e fino al dicembre
2001 (vedi stralci in Appendice), ha incluso fra di esse nuove dichiarazioni
di esponenti della Lega Nord insieme a quella del Presidente del Consiglio,
secondo cui "la cultura occidentale è superiore a quella musulmana"
(26 settembre), e all'articolo "violentemente anti-islamico e ostile ai
migranti" di Oriana Fallaci ("Corriere della Sera", 27
settembre).
L'Osservatorio di Vienna ha rilevato che in Italia, a
differenza che in altri paesi europei, "non si sono verificati attacchi
violenti ai danni di presunti musulmani né contro altre minoranze religiose nei
giorni immediatamente successivi agli attentati di New York e Washington.
Queste reazioni violente, specialmente aggressioni ai danni di persone e
proprietà di musulmani e comunità islamiche emergeranno solo dopo settimane di
dibattito anti-islamico da parte dell'élite politica".
Le forze politiche italiane, in genere, hanno dedicato
tuttavia scarsa attenzione ai rapporti citati. E i mezzi d'informazione che, in
occasione delle elezioni francesi e olandesi, hanno parlato degli atteggiamenti
razzisti e xenofobi diffusi in Europa, li hanno spesso trattati come qualcosa
che non ci riguarda. Un'edizione del Tg3 ha presentato una cartina d'Europa con
segnati in rosso i paesi dove sono presenti partiti xenofobi e razzisti: cioè
quasi tutti eccetto l'Italia, lasciata "bianca".
Questa breve rassegna intende aggiungere il "colore
mancante", cioè documentare con citazioni tratte dal quotidiano "La
Padania" o da altri giornali, e relative al periodo febbraio-maggio 2002,
che lo "sfruttamento politico del razzismo e della xenofobia" di cui
parla l'Ecri non appartiene ad altre epoche o paesi ma continua a essere
attivamente praticato, oggi, in Italia.
Se per propaganda razzista e xenofoba deve intendersi,
come scrive l'Ecri, una propaganda che definisce gli
"extracomunitari", specie i cosiddetti "clandestini", in
"termini stereotipati e umilianti", li indica "come responsabili
del degrado delle condizioni di sicurezza in Italia… o come una minaccia per la
difesa dell’identità nazionale o locale" e incoraggia un
"comportamento discriminatorio" verso di loro, questo è appunto
quanto fa pressoché quotidianamente la Lega Nord.
Essa non solo incoraggia e propaganda comportamenti
discriminatori ma li traduce in "politiche e pratiche non sempre rispettose
dei diritti dell’uomo e del principio dell’uguaglianza di trattamento"
(Ecri).
Certo, modi di sentire xenofobi e razzisti sono presenti
anche oltre la Lega. Essi costituiscono il brodo di coltura della legge
Bossi-Fini, sostenuta da tutte le forze di governo. Ci sembra inoltre che
vengano assecondati dall'approccio ai problemi della "sicurezza"
tipico della destra, riecheggiato anche da talune affermazioni di esponenti
dell'opposizione.
La Lega, come si vede da queste pagine, alimenta e sfrutta
sistematicamente tali modi di sentire facendone i motivi centrali di una
propaganda ossessiva, che suona non di rado incitamento alla discriminazione e
all'odio razziale. Ciò contribuisce in maniera rilevante a imbarbarire la
cultura, la lotta politica e i rapporti fra italiani e stranieri, con
conseguenze che potrebbero diventare molto serie per la stessa convivenza
civile.
Tale pericolosità è aggravata dal fatto che certe
affermazioni, qui riprodotte, sono fatte da rappresentanti del governo (e
benché quest'ultimo abbia approvato, nonostante le dichiarate
"perplessità" del ministro Castelli, un recente documento della Ue
contro il razzismo).
È preoccupante che tutto questo avvenga senza nessuna
apprezzabile reazione da parte di chi rappresenta le istituzioni. La
"malattia", per adoperare le parole dell'onorevole Borghezio, non
sono gli immigrati ma l'odio xenofobo nei loro confronti. Ci auguriamo che
istituzioni, media, associazioni, forze politiche e sindacali se ne rendano
conto maggiormente di quanto è stato finora e prendano più decise iniziative
per contrastarla nel parlamento e nel paese.
A.M.
Fa un certo effetto vedere all’inizio del terzo millennio
una forza politica palesemente neo-fascista, con molte similitudini col
nazismo: dalle inquietanti camice verdi alla mistica del territorio, dal culto
del capo al disprezzo per la cultura, dalla violenza verbale al momento
dell’adunata come comunione tra il capo e il suo “popolo”.
Per finire al razzismo sistematico, violento, generico,
slegato dalla realtà e dai problemi contingenti e del tutto ideologico.
Un razzismo a
prescindere: dagli sbarchi, dai numeri, dai fatti. Un odio conto
l’altro che cementa la comunità “padana” molto più delle fragili ed incerte
radici culturali pseudo-celtiche.
Fa un pessimo effetto vedere una forza politica del genere
diventare per ben due volte forza di governo. Ottenere ministri della
Repubblica, ruoli istituzionali, cariche di sottogoverno.
Mettere la firma su fondamentali leggi dello Stato.
Decidere di tutti noi, padani e (soprattutto) non padani. Ottenere i propri
risultati politici non tanto con il numero di voti – del resto sempre più
esiguo – ma con l’arroganza ed il ricatto.
Con la litigiosità e la conflittualità permanente, che
certo non giovano alla tanto decantata “immagine del Paese”; che non facilitano
la stabilità delle istituzioni né la fiducia della persone nella politica.
E’ infine desolante vedere come questi due aspetti siano e
sono stati del tutto sottovalutati. Occorre avere la forza di sostenere che la Lega Nord è una forza politica
incostituzionale.
La Repubblica è una ed antifascista, e non può essere
governata da neo-fascisti e secessionisti.
Le sparate di Bossi non sono pittoresche esternazioni –
smentibili il giorno dopo – ma una precisa strategia politica che un giorno
dopo l’altro diventa senso comune e
– quello che è più grave – legge
dello Stato.
Non è possibile trattare i discorsi dei leghisti come deliri
da ubriaco in un’osteria sui Navigli ma per quello che sono: prese di posizioni
politiche di uomini con responsabilità di governo, che con abilità hanno
imposto le loro leggi razziste (la Bossi-Fini) e per poco non sono riusciti a
trascinare il paese nella catastrofe della secessione, verso una deriva balcanica.
Non è detto che non ci riprovino. Tra una battuta, un’alzata
di spalle ed una smentita ascoltiamo un parodico Hitler che parla con
naturalezza di cannonate, castrazioni, gente buttata a mare, guerre civili,
nemici da stanare casa per casa, etc. etc.
NOTA.. Per selezionare il materiale qui riprodotto,
relativo al periodo febbraio 2002 – gennaio 2004, ci si è serviti in prevalenza
della rigorosa e ampia "Rassegna stampa" curata da Africa
Insieme-Toscana. Sono nostri solo i titoli delle sezioni e sottosezioni che
appaiono nell'indice; i titoli di alcuni articoli (scritti in corsivo); le
poche note di chiusura.
Ovviamente la riproduzione di un testo non significa
condivisione e ciò vale tanto più per gli articoli che riportano posizioni o
iniziative de "La Padania" o della Lega, oggetto specifico della
nostra critica.
La Padania, 10 febbraio 2002 - Luciano Dussin
Delinquenza, clandestini, degrado
[…] Che il locale pubblico sia ricettacolo degli sfoghi
degli avventori è cosa risaputa, che questi ultimi ne approfittino talvolta per
attirare l’attenzione e godere qualche attimo di notorietà è pure vero, ma in
questa circostanza l’arrabbiatura era talmente spontanea da richiamare in un
attimo l’attenzione di tutti i presenti. Era successo che questo signore al
ritorno a casa dopo una giornata dedicata al lavoro si era trovato l’abitazione
completamente svuotata dai ladri.
Con i tempi che corrono potrebbe anche essersi definito
fortunato, lui e la sua famiglia erano assenti dall’abitazione al momento
dell’irruzione dei delinquenti, ciò non toglie che si sia incazzato come poche
altre volte in vita sua. Lo sfogo, come dicevo, è avvenuto nel bar, e subito ha
preso una connotazione politica. Non poteva essere diversamente in quanto la
gestione dell’ordine pubblico è cosa che i cittadini demandano ai politici, che
a loro volta devono attivare i funzionari dello Stato. Risulta scontato che se
il cittadino deve sfogarsi per una inefficienza del sistema lo faccia con chi
conosce, in quanto incattivirsi verso lo Stato è notoriamente tempo perso. Ed è
quello che puntualmente è successo al sottoscritto nella serata che ho
descritto. In sostanza le affermazioni più ricorrenti avevano questo tenore: vi
abbiamo votato però i clandestini continuano a sbarcare come prima, e gli
albanesi rapinano le nostre case più di prima, e voi cosa fate?
Perdete tempo con le commissioni d’indagine sul G8 per
svilire le Forze dell’ordine e assolvere i delinquenti […] Devo dirvi che queste
affermazioni fanno male, ma non è giusto far finta di niente, perché comunque i
cittadini ne parlano. […] Quando mi è stato chiesto di partecipare a
qualche seduta della Commissione d’indagine sui fatti del G8, ho risposto di
no, perché se abbiamo vinto le elezioni era per governare e non per farci
governare. […] In sintesi deve prevalere su tutto la volontà popolare: se tra
le tante cose da fare, spicca nei cittadini la volontà di ordine pubblico,
nessuno, né la sinistra, né la sua magistratura può impedire che i
rappresentanti della maggioranza dei cittadini si attivi per fronteggiare la
delinquenza. È solo questione di voler o non voler fare le cose. Si, è vero che
bisogna
Cambiare le leggi e serve un po' di tempo, ma se al bar
qualcuno ti ricorda che con le leggi attuali se uno ha in garage un parco auto
del valore di un miliardo e non ha una dichiarazione dei redditi a nove zeri,
se è uno dei nostri finisce in galera, se invece è un nomade non succede
niente. Ebbene questa persona ha ragione da vendere. In questo caso lo Stato fa
schifo…
La Padania, 6 febbraio 2002 - Alberto Rodighiero
Protesta dei residenti di via D’Avanzo, costretti a vivere
tra spacciatori, prostitute e ladri
Il Carroccio chiede l’intervento del prefetto: “Situazione
allarmante”
[…] “Purtroppo i padovani non sono più i veri padroni
della città - commenta amaramente Maurizio Conte, segretario provinciale della
Lega Nord-Liga Veneta - si vedono privati di interi quartieri che
Vanno sempre più degradandosi. E, inutile negarlo, in
città si vive sempre meno bene e le classifiche nazionali della qualità della
vita stanno lì a dimostrarlo. Alla presentazione dei dati del 2001 la città del
Santo ne è uscita con le ossa rotte”. Una situazione, dunque, che rischia di
degenerare e di compromettere seriamente la serena convivenza tra cittadini
padovani e “ospiti” extracomunitari. […]
La Padania, 8 febbraio 2002
I Volontari Verdi di Bergamo organizzano domani, a partire
dalle 16, un presidio con ronda lungo la via XX Settembre in solidarietà ai
Vigili urbani malmenati da una banda di “vu’ cumprà” sabato scorso: quattro di
loro, oltre a una donna, sono finiti all’ospedale. ”Ci sarà una petizione, su
richiesta dei cittadini, per bonificare la zona di via XX Settembre” dichiara
Laura Brembilla, coordinatrice provinciale dell’associazione.
La Padania, 22 febbraio 2002 - Giulio Ferrari
Le carceri italiane come "caserme del terrore",
luoghi privilegiati per l’arruolamento e l’inquadramento di una inesauribile
leva di sbandati con poco o nulla da perdere e, pertanto, pronti a tutto. E’ da
alcuni mesi che il ministro della Giustizia Roberto Castelli ha gli occhi
puntati sulla situazione dei luoghi di detenzione, affollati da un esercito di
immigrati responsabili di una variegata gamma di reati, dal traffico di
stupefacenti allo sfruttamento della prostituzione, dalla rapina alle violenza
carnale. Generalmente uomini nel fiore degli anni, diversi tra loro per
provenienza e pericolosità sociale ma, in larga parte, accomunati e
affratellati dallo stesso credo: la fede islamica. Solo nelle carceri del nord,
si calcola che siano almeno 25mila i detenuti di religione musulmana. Tra
questa folla, provvisoriamente, in cattività operano, secondo quanto appurato
dagli apparati di sicurezza, esponenti della rete di Al Qaida, che selezionano
i futuri militanti e fiancheggiatori, garantendo alloggio, soldi e protezione
quando per i detenuti si apriranno le porte del carcere. In cambio, i nuovi
adepti, offriranno appoggio logistico o addirittura complicità attiva alle
azioni terroristiche.
Un "salto di qualità" che si traduce in un
pericolo di proporzioni inimmaginabili per la sicurezza del Paese, un ulteriore
regalo avvelenato dell’immigrazione incontrollata caldeggiata dalle sinistre e
dagli speculatori che, nelle sue conseguenze più dirette, non si limita al già
drammatico incremento della criminalità diffusa, ma finisce per alimentare
anche la devastante minaccia terrorista. […]
La Padania,febbraio 2002 - Rosanna Scardi
[…] “Un tempo Reggio era una città tranquilla spiega
Giorgio De Muras, coordinatore provinciale
Dell’associazione in Emilia, nata lo scorso ottobre - oggi
non è più così: alcune zone, come via Adua e la stazione, ricettacolo di ogni
genere di criminalità, sono divenute infrequentabili”. Il gruppo è pertanto
sceso in piazza sabato scorso, organizzando una ronda padana contro lo spaccio
nei pressi dei giardini di Parco Vittoria e, al contempo, un presidio in piazza
del Monte, il tutto con il favore popolare.[…]
La Padania, 7 aprile 2002 - Pier Luigi Pellegrin
La Lega: tolleranza zero - Il Lisipo: espellere slavi e
albanesi
Epidemia di furti nella provincia veneziana. La fanno da
protagonisti, in negativo, gli extracomunitari che riuniti in bande razziano
l’intero territorio. Le cifre fanno paura: a Mestre 170 furti solamente nel
mese di gennaio, più altri 140 a febbraio, con punte “cronometriche” di un
reato ogni dieci minuti, 30 ruberie in una sola notte nella zona tra la Riviera
e il Miranese. E i colpevoli, secondo il classico costume da “repubblica della
banane”, sono tutti uccel di bosco. Per la maggior parte si tratta di topi
d’auto e d’appartamento, oppure di piccoli branchi albanesi che non si fanno
pregare due volte quando c’è da dare l’assalto alla proprietà privata. In
questo triste bilancio non si deve dimenticare che se già la statistica fa cadere
le braccia, la realtà delle cose è ancora peggiore. A quanto pare, infatti,
viene mediamente denunciato solamente il 50 per cento dei furti. […] Secondo il
parere dell’esponente Lisipo, comunque, una ricetta per risolvere la situazione
c’è già. “Questi delinquenti - afferma Chiandotto - sono per lo più di etnia
slava e albanese, per cui la sospirata attuazione della legge-Bossi sugli
extracomunitari permetterebbe di mettere queste persone indesiderate finalmente
alla porta”. Da parte sua la Lega Nord non ci pensa due volte a puntare
l’indice accusatore contro la giunta comunale. “Abbiamo più volte denunciato
l’esistenza di una situazione pericolosa - ricorda Nicola Bottacin, capogruppo
del Carroccio a Cà Farsetti - ma purtroppo i nostri appelli e le nostre
interrogazioni hanno sempre trovato un centrosinistra sordo e insensibile al
problema. Il fattore rischio, poi, è di ancora maggiore rilevanza a Mestre,
invasa a tal punto dagli extracomunitari che oramai i cittadini in alcune zone
non possono più nemmeno entrarci”. […]
La Padania, 17 aprile 2002 - Giorgio Dolcetti
Dopo l’omicidio di due ragazze avevano lasciato le colline
- Nuove baracche sono state costruite tra i boschi
La paura torna a Campochiesa, frazione di Albenga. E con
la paura la protesta. L’eco del barbaro omicidio di Monica Esposito e Giorgia
Arrighetti è ormai spento e le colline sopra la frazione sono tornate a
popolarsi, di giorno e di notte, di immigrati. Non quelli che lavorano in
campagna ma i clandestini, quelli che vivono, in condizioni disumane, in una
illegalità permanente. Perché sono privi dei permessi di soggiorno, perché sono
spacciatori, perché rubano.
A lanciare il grido d´allarme è Fabrizio Accame, portavoce
del Comitato degli abitanti di Campochiesa. Si tratta di un´accusa pacata ma
decisa: […] “Quando, tre settimane fa, abbiamo cercato di ripulire i boschi
abbattendo diverse capanne ci siamo resi conto della situazione in cui vivono.
Ma abbiamo anche avuto conferme che la loro presenza è una minaccia per la
nostra comunità. Non siamo e non vogliamo passare per razzisti, diciamo solo
che dopo il clamore per l´omicidio delle due ragazze sembrava che ci fosse
un´inversione di tendenza. I clandestini non c´erano più. A distanza di qualche
settimana i controlli si sono fatti più radi e i clandestini sono tornati”. A
rendere difficile i controlli è anche la conformazione del territorio.
Sterrati, mulattiere impervie, brughiera e macchia mediterranea non facilitano
certo il pattugliamento del territorio. Gli immigrati illegali, inoltre,
costruiscono le loro capanne tra il fitto della vegetazione, nascoste,
difficili da individuare. Prosegue ancora Accame: “Non so dire se sia ripreso o
meno lo spaccio di droga. C´è sicuramente un maggior movimento di persone, di
notte si vedono i fari delle auto e dei motorini sulla collina. Di certo
possiamo dire che durante la manifestazione di bonifica accanto alle capanne
che abbiamo demolito sono state trovate molte carcasse di scooter e
biciclette”. I resti dei tanti furti denunciati, ma spesso nemmeno segnalati,
che avvengono giornalmente ad Albenga.
La Padania, 6 maggio 2002 - Pier Luigi Pellegrin
La morte di Mira Muncan ha posto di nuovo sotto la luce
dei riflettori quello che è stato il luogo del presunto delitto: il campo
profughi di San Giuliano. La struttura, infatti, è sorta una decina di anni fa
in occasione dei primi conflitti nella ex Jugoslavia, ma da oltre due anni
l’Italia non riconosce più al campo lo “status” di rifugio per profughi, il che
vuol dire che i costi ricadono tutti sul bilancio del Comune e, di conseguenza,
sui cittadini veneziani. Un motivo in più, insomma, per chiedersi che cosa sia
veramente il campo di San Giuliano, visto che al suo interno circolano anche
etnie nomadi. […]
La Padania, 17 febbraio 2002 - Mariella Mazzetto
I ripetuti assalti di bande di clandestini nelle
abitazioni di imprenditori e professionisti che nel lavoro si sono identificati
e che con le loro attività hanno contribuito alla crescita economica, sociale e
civile della Padania e ad elevare al Nord al qualità della vita, sono il regalo
della Turco-Napolitano: quella legge sull’immigrazione buonista e solidarista
che ha partorito alimentato diffuso nel Paese lo status di clandestino. Una
specie iperprotetta per la cui conservazione e riproduzione le sinistre
(quand’erano al governo) hanno istituito dei salvagente, delle immunità, delle
garanzie, con la benedizione di quei cattolici terzomondialisti per i quali
l’edificazione di una società multirazziale e multireligiosa viene sostituita
con quella del messaggio evangelico della fratellanza tra gli uomini.
Quel fardello comunista pianificato (attraverso le
frontiere colabrodo, le impunità agli scafisti, la protezione dello
sfruttamento alla prostituzione, ecc.), ovvero l’immigrazione incontrollata, le
reiterate sanatorie, il ricongiungimento per gli extracomunitari con familiari
ed affini, spacciati magari per lontani cugini, i benefici sanitari sui quali è
garantito il silenzio “umanitario”; mercanteggiato, quale voto di scambio utile
a rimpolpare un consenso elettorale sempre più marginale, è divenuto per i
Padani insicurezza, terrore, vandalismo, violenza, ecc. Diffusi tra di noi da
bande di stranieri, per lo più albanesi ed ex jugoslavi, che entrano nelle
nostre case, picchiano, danneggiano, derubano, di fatto violentano l’intimità
domestica delle famiglie vittime di incursioni e di sequestri.
Questa escalation violenta ha avuto i suoi sponsor nei
comunisti che, con Veltroni in testa, hanno pubblicizzato nei loro tour negli
stati extraeuropei il prodotto Italia come si trattasse di un albero della
cuccagna che può essere predato dal primo arrivato, dal più furbo o dei
compagni di avventura clandestina con la comprensione protettiva di tutta la
sinistra che tuttora presume di poter giustificare perfino la criminalità, come
se la rapina dei nostri beni fosse una necessità ineluttabile, frutto della
globalizzazione. […]
L’emergenza continua in tema di sicurezza, alimenta la
paura in tutto il laborioso Nord Est: e la controffensiva dello Stato contro la
criminalità (che sembra diventare ogni giorno più radicata nel territorio
nonostante la presenza massiccia e rinforzata delle forze dell’ordine) non è un
deterrente sufficiente a far decrescere l’onda della malavita clandestina e
organizzata, né a rassicurarci e a garantirci il pronto ritorno ad una vita
normale tra casa e lavoro. Occorre che il Governo dia al più presto una
maggiore sicurezza ai cittadini attraverso leggi in grado di contrastare
concretamente il fenomeno dell’immigrazione clandestina, risolvendo il problema
a monte, non a valle, come si sta tentando di fare oca, cioè di tamponare la
falla aperta dalla Turco-Napolitano, per la cui abrogazione la Lega ha
contrapposto una legge di iniziativa popolare sull’immigrazione che ha avuto il
sostegno immediato dei Padani. I quali hanno visto nel nostro movimento il
baluardo legale, civile e morale contro l’invasione indiscriminata e
incontrollata di irregolari, che nel nostro Paese hanno trovato, grazie ai
comunisti, agli ulivisti e ai margheriti, un approdo tranquillo dove esercitare
qualsiasi tipo di violenza ai danni dei cittadini.
La Padania, 21 febbraio 2002- Gianluca Savoini
[…] - Senatore Monti, la nuova legge
sull’immigrazione […] soddisfa pienamente la Lega?
“Evidentemente sì. Adesso un po’ tutti, all’interno della
maggioranza, cercano di rivendicare la paternità di una normativa attesa da
anni dai cittadini. Ma gli unici che possono legittimamente rallegrarsi siamo
soltanto noi della Lega…" […]
- Le responsabilità di quanto accaduto fino ad oggi di chi
sono?
“Principalmente della sinistra. Ha usato gli immigrati
come grimaldello per rompere l’ordine sociale della nostra terra e creare una
massa turbolenta da trasformare in futuri elettori di sinistra. […] La mia, la
nostra Padania ha dovuto subire angherie, violenze, efferratezze, reati in
serie a causa di certi governanti, rimasti ciechi di fronte ai fatti e sordi
alle invocazioni di aiuto provenienti dalla cittadinanza. Viene da chiedersi, e
l’ho detto in aula nel corso del mio intervento, quale sia stato il prezzo da
pagare in termini di vite umane, stupri , aggressioni, furti...”. […]
La Padania, 9 aprile 2002
Stefano Stefani: “Fenomeni spesso legati all’immigrazione”
Roma Il prefetto di Roma Emilio Del Mese, su
indicazione del ministro dell’interno Claudio Scajola, ha convocato per oggi,
nel comune di Anzio, il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica […] “Di
riunioni se ne fanno molte - dice l’on. Stefano Stefani, Sottosegretario alle
Attività produttive - Si discute sempre delle stesse cose, ma poi bisogna
passare all’azione. La verità è che l’allarmismo cresce: le rapine sono in
aumento e i dati del Ministero dell’interno confermano il fatto che questa
crescita è legata alla presenza di extracomunitari sul territorio del nostro
paese”. Insomma, non c’è dubbio che l’aumento di questi episodi, sempre più
violenti, sia da collegarsi al numero sempre maggiore di clandestini. […]
- Per prevenire la criminalità, dunque, occorre
controllare l’immigrazione e aumentare il controllo del territorio?
“Certo: servono leggi adeguate per difenderci
dall'invasione di extracomunitari. Facciamola finita una volta per tutte con i
falsi buonismi e smettiamola di tacciare di razzismo chi vuole solo difendere
la libertà dei nostri cittadini che ormai vivono sempre più nella paura. La
legge Bossi-Fini del resto colpisce solo gli irregolari e i criminali che
invece oggi sono liberi di scorrazzare in Italia, rapinando e uccidendo, perché
qui corrono molti meno rischi che altrove. […]
La Stampa, 15 maggio 2002
“[…] La consapevolezza della gravità del "fenomeno
immigrati" ha portato a formulare la Bossi-Fini, un'ottima legge che
regolamenta e reprime e che ora l´Udc vuole snaturare con una raffica di emendamenti.
[…] L´immigrazione è come il morbillo se non la si affronta seriamente
peggiora e diventa pericolosissima”.
- Prevede battaglia in aula tra le due anime della
maggioranza?
“Ci sono solo due modi di vedere il problema. Quello
nostro, mirato a fronteggiare l´emergenza e a non nascondere la testa nella
sabbia come gli struzzi e quello dell´Udc e delle sinistre, che artificialmente
spalancano sempre più le frontiere fino a cancellare ogni forma di vigilanza e
repressione. Si riempiono la bocca di concetti astratti come la società
multiculturale e poi obbligano la gente a vivere assediata e terrorizzata dalla
criminalità straniera" […]
La Padania, 7 maggio 2000 - Giulio Ferrari
Si sono intrufolati in massa sulla terra di popoli che con
la loro forza di volontà e il loro talento hanno scritto per un paio di
millenni la storia dell’umanità, e approfittano dei frutti di quella civiltà
che né loro né i loro padri hanno mai saputo pensare e costruire, ma non
provano il minimo sussulto di pudore nel definire “straniero” e persino
“clandestino” un ministro del paese che li ospita. “Sentenze” sputate dal Forum
degli immigrati riminesi, per bocca del loro portavoce, tale Alì e qualcosa,
che ha messo assieme lo sproloquio rivolto a Umberto Bossi in un’intervista
pubblicata ieri su L’Unità. […]
La Padania, 11 aprile 2002 - Giulio Ferrari
[…] più delle opinioni partigiane di pretesi “filantropi”,
sulla questione fanno testo i dati forniti dalle questure. “Uno per tutti -
sottolinea Dussin - quello dell’incidenza degli immigrati sulla criminalità:
ebbene, più del 60% dei reati oggi è commesso dagli stranieri. Tra questi,
l’80% ha come responsabili dei clandestini.
Tuttavia vorrei chiarire che anche i cosiddetti regolari costituiscono un
problema: in gran parte si tratta di soggetti ben poco rispettabili, per quanto
abbiano ottenuto permessi e documenti grazie ai colpi di spugna delle famose sanatorie”.
E che ora potrebbero vedersi riconoscere persino la facoltà di decidere del
nostro futuro [con] l’estensione del diritto di voto agli stranieri. […]
La Padania, 20 marzo 2002
DICONO A CATANIA - “Certo fanno pena, ma non è possibile
accoglierli tutti nel palanitta, non è una struttura adatta. E poi sono
sporchi”. È il commento quasi unanime che si raccoglie nel popoloso rione
Librino di Catania dove lunedì sono stati ospitati per mezza giornata 892 dei
928 immigrati clandestini. La struttura ieri era chiusa e un foglio sulla porta
di ingresso segnalava che era in corso una disinfezione, e che entro oggi al
massimo sarà restituita al quartiere e alle società che solitamente ne
usufruiscono. […] “Io - afferma una sua vicina di casa - non manderò i miei
figli al palanitta, ho paura che possano prendere qualche malattia contagiosa”.
Meno drastico il titolare di una cartoleria. “Certo fanno pena - dice - con
tutti quei bambini piccoli e in quelle condizioni, ma non possono essere
ospitati in una struttura che è inadeguata. E poi diciamola tutta: creano
troppi problemi alla gente del quartiere: sporcizia, rischio infezioni, blocco
delle strade, cattivi odori. […]
La Padania, 12 febbraio 2002
[…] Secondo il leader della Lega Nord “non è vero” che gli
imprenditori insistono in una posizione favorevole agli immigrati per avere
mano d’opera a basso costo. “No, non è così - ha difatti precisato - a me non
hanno detto così. La verità è che, di tutti coloro che arrivano, sono
pochissimi quelli che hanno davvero voglia di lavorare. E iscrivendosi al
collocamento hanno trovato il modo di non diventare clandestini. […]
La Padania, 14 febbraio 2002
Il sottosegretario alle Attività Produttive, Stefano
Stefani, appresi i risultati dell'indagine di Unindustria sull'ufficio di
Collocamento della Provincia di Venezia, ha così commentato amaramente: “Gli
industriali che hanno continuato a volere più immigrati, regolari e non,
perché, secondo loro, avrebbero coperto i posti di lavoro vacanti, ora sono
accontentati: la loro stessa organizzazione "scopre" finalmente che
su 1.500 immigrati iscritti alle liste di collocamento, soltanto 20 sono
disposti a lavorare, e che di questi 20, metà non parlano nemmeno la nostra
lingua”.
Basta leggersi i risultati dell’indagine per trovare
conferma: “A un anno di distanza dall'iscrizione nelle liste ben 1.006 su 1500
sono decaduti in base alla legge 181 del 2000. Alla raccomandata inviata ai 494
superstiti , 297 non hanno risposto, pari al 59%, e di questi il 13% si era
eclissato, facendo perdere le proprie tracce. Di quelli che hanno risposto un
altro 11% si dichiarava indisponibile al lavoro per malattia, handicap o
maternità. Alla fin fine ne sono rimasti 20, ma di quei 20 quanti erano quelli
già realmente abili al lavoro? Facendo una proiezione di questi dati si scopre
che su 200mila immigrati iscritti alle liste di collocamento, sarebbero
disponibili a lavorare (ma non ancora in grado comunque di farlo) soltanto
2.650.
Un bel risultato in termini di costi sociali, che ricadono sulle spalle di
tutti i cittadini che pagano le tasse”. […]
La Padania, 26 marzo 2002 - Giulio Ferrari
I 928 clandestini sbarcati la scorsa settimana a Catania
hanno chiesto tutti l’asilo politico, per loro con ogni probabilità si
spalancheranno le porte del Belpaese. Lo annuncia Cesarino Monti al termine del
sopralluogo al centro di accoglienza di Bari Palese, effettuato ieri pomiggio
assieme ad altri due colleghi della pattuglia leghista a Palazzo Madama, i
senatori Rossana Boldi e Celestino Pedrazzini. […] “Volevamo verificare il
funzionamento del campo - spiega il parlamentare - e devo dire che dal punto di
vista logistico e organizzativo mi sembra che non vi siano grossi problemi.
Abbiamo trovato tutto in ordine, anche la mensa e la ludoteca ci sono apparse
in ottimo stato, ben tenute e perfettamente pulite, però...”. Però? “Mi ha
colpito il fatto - prosegue Monti - che gli immigrati non muovano un dito.
Nessuno di loro collabora in alcun modo, stanno tutto il giorno senza far
nulla, come se fossero in albergo. Hanno la televisione satellitare, è stata
installata una cabina telefonica apposta per loro, realizzata la ludoteca per
giocare, usufruiscono di tre pasti al giorno, bibite e merendine a volontà:
tutto a carico dei contribuenti. Il servizio mensa, le pulizie sono state
appaltate dalla prefettura a delle ditte private, agli ospiti non è richiesto il
minimo aiuto, e chissà cosa si aspetteranno di trovare quando usciranno dal
centro di accoglienza”. L’inganno della “vita facile”, insomma, continua anche
nel campo di Bari Palese. E all’impatto con la realtà, terminati gli ozi
siciliani, molti potrebbero scegliere certe pericolose scorciatoie. Ma questa è
storia, anzi cronaca, di tutti i giorni. […]
La Padania, 5 aprile 2002 - Guglielmo Castagnetti
(senatore di Forza Italia)
Il minacciato arrivo di carrette del mare cariche di
immigrati non sembra destare nel panorama politico-istituzionale un giusto e
adeguato allarme, tranne che per la Lega, per i suoi ministri e per i suoi
dirigenti. Eppure si tratta di cosa assai grave che, qualora dovesse
concretizzarsi, potrebbe compromettere nel tempo i nostri stessi livelli di
vita e di organizzazione sociale. Se passa l’idea che alle navi cariche di
immigrati non è possibile porre freno, anche se di queste si conoscono data e
base di partenza; se passa cioè la convinzione, purtroppo ormai consolidata,
per gli scafisti albanesi che basta trovarsi in mare per essere certi
dell’approdo in terra italiana e della accoglienza, è facile prevedere che nei
prossimi mesi, favoriti anche dal clima estivo, i carichi si moltiplicheranno
in maniera esponenziale e diverranno incontenibili.
Sulle molte conseguenze che tutto ciò comporterebbe sotto
il profilo culturale, economico, sociale e dell’ordine pubblico molto si è
detto e molto si è dibattuto. Da parte dei fautori delle frontiere aperte,
dell’accoglienza sempre e ovunque, della multietnicità e dell’accelerazione del
processo di globalizzazione si è insistito sulla utilità economica che
l’afflusso di nuova forza lavoro reca con sé, e solo su questo punto intendo
soffermarmi. Decine, o forse centinaia di migliaia di persone non potranno non
contenere, accanto a una forza lavoro potenzialmente integrabile, anche
bambini, ammalati, anziani e in genere persone che necessitano di servizi
sociali e assistenziali. Non si criminalizza nessuno se si ricorda che, insieme
a questa massa di disperati, comunque non malintenzionati, si muovono anche
sbandati, malfattori e vere e proprie organizzazioni criminali.
Nel migliore dei casi, e senza prendere in considerazione
moltissimi altri fattori, se la valanga degli arrivi non sarà respinta,
dobbiamo rassegnarci a enormi investimenti pubblici in asili, ricoveri e luoghi
di cura e di assistenza, ben al di là di quanto programmato in rapporto alle
previsioni di sviluppo demografico del Paese. Altrettanto dicasi per l’ordine
pubblico e per le forze di sicurezza, già attualmente sottodimensionate
rispetto alle emergenze interne e internazionali.
Piaccia o no, tutti i nostri conti, tutte le nostre
previsioni dovranno essere rivisti alla luce di una abnorme lievitazione di
spesa pubblica e il programma della Casa delle Libertà, incentrato su una
progressiva riduzione delle uscite dello Stato e su riforme liberali e
liberiste, dovrebbe essere drasticamente rivisto, se non addirittura
accantonato. Mi auguro che anche di questo si ragioni nell’ambito dei partiti
della Casa delle Libertà, alla vigilia del voto conclusivo sulla legge
Bossi-Fini sull’immigrazione, evitando artificiose divisioni fra un solidarismo
astratto e un presunto egoismo individualistico, ma avendo ben presente
l’entità della posta in gioco.
La Padania, 15 aprile 2002 - Guido Colombo
[…] che le argomentazioni addotte a sostegno
dell’immigrazione da parte dei sui fautori siano liquidabili alla stregua di
leggende metropolitane, per non dire di autentiche manipolazioni, ce lo spiega
Gianantonio Valli nell’ultimo numero della rivista L’Uomo Libero (C.P. 1658,
20123 Milano. Www.uomolibero.com). Attento studioso del fenomeno migratorio da
molti anni, il Valli nel saggio pubblicato sul numero 52 di questa rivista (e
significativamente intitolato “Le radici ideologiche dell’invasione“) smonta
pezzo dopo pezzo le argomentazioni dei filomigratori. A cominciare da quella,
forse la più assurda di tutte, che le migrazioni ci sono sempre state. “Come se
fossero equiparabili - ribatte Valli citando Giovanni Damiano - gli spostamenti
di popoli in un mondo quasi disabitato, con la situazione di oggi, che vede un
pianeta già in larga parte sovrappopolato”. […] Ed aggiungiamo anche come, già
in età antica, le migrazioni avvenute in terre già precedentemente popolate
abbia sempre, immancabilmente portato alla scomparsa di uno dei due popoli
interessati. Pensiamo solo alle migrazioni dall’europa alle Americhe, tra ’700
e ’800, che hanno prodotto l’annientamento quasi completo dei nativi americani,
oggi ridotti a piccole minoranze rinchiuse in riserve-ghetto. […]
Gli immigrati sono una risorsa economico-sociale? “Sì,
replica Valli - per chi pratica il lavoro nero, per gli industriali che
comprimono il costo del lavoro, per i produttori di merci contraffatte, per il
crimine organizzato (spaccio, contrabbando di sigarette, prostituzione), per
affittuari irresponsabili, per la marea di persone che vive, grazie a contributi
statali o a elargizioni del clero, nel mondo del “volontariato” (spesso tale
solo di nome). L’immigrato è inoltre un futuro bacino elettorale per le
sinistre in crisi di idee e di voti e per le varie chiese, incapaci di
contrastare la dilagante secolarizzazione dell’europa. Quanto all’effettiva
utilità economica degli immigrati un solo dato: a fine 2000 erano un terzo dei
detenuti nelle nostre carceri. Un carcerato costa allo Stato 550.000 al giorno.
Il che vuol dire undici miliardi di lire al giorno, ben 4mila miliardi
all’anno. Senza contare l’ammontare, senz’altro superiore, dei danni causati da
questi delinquenti (non solo economici, pensiamo al danno morale di chi subisce
una rapina in casa): migliaia di ore spese dai dipendenti della giustizia in processi
e inchieste e dalle forze dell’ordine per indagini e interventi. Aggiungiamo al
tutto i fondi destinati alle varie “Charitas” per i loro centri di accoglienza,
il peso sul servizio sanitario nazionale e il mantenimento dei sempre più
numerosi, grandi e inutili centri di accoglienza. A un attento esame quindi non
si può non concludere come l’immigrazione costi attualmente al contribuente
italiano decine di migliaia di miliardi delle vecchie lire ogni anno mentre
vengono chiesti sacrifici per ripianare lo stratosferico debito pubblico.[…]
Ansa, 1 febbraio 2002
"Siamo in una guerra, usiamo dunque i mezzi di
guerra: anche con un colpo di bazooka, i gommoni vanno distrutti". Lo ha
detto il sindaco di Treviso Giancarlo Gentilini, a margine di un convegno sul
rientro degli emigrati veneti in regione, a proposito dell’immigrazione
clandestina. "o sono stato il primo sindaco – ha proseguito Gentilini – a
dire che bisogna sparare sui gommoni." […]
Speroni: "Il compito delle forze armate è quello di
difendere i sacri confini della patria. La marina esiste per proteggere le
coste da chiunque venga da indesiderato. E’ assurdo che il paese non possa
difendersi da questa invasione. Non è che uno puo’ entrare, solo perchè arriva
senza mitra, malvestito e a bordo di una carretta del mare".
"Dobbiamo evitare che la Marina si trasformi in Croce Rossa".
"Le navi militari non sono, di regola,
navi-ospedale", osserva Speroni. "Siamo stanchi di avere questa gente
che arriva da noi e, quando è in vicinanza delle nostre coste, sfascia le navi.
Così poi provvede la Marina a portarli a terra". Ma il compito della
Marina non è quello di favorire l'ingresso dei clandestini in Italia. Il suo
compito è quello di impedire che avvenga un’invasione. Se invece la Marina si
trasferisce in agente di viaggio, che traghetta i clandestini dalle carrette
del mare fino a terra, allora viene meno al suo compito. […]
Calderoli: "Finalmente la Marina verrà impiegata per
compiti di polizia e difesa delle nostre acque e non solo per quelle di
assistenza e soccorso, come dava l’impressione di fare finora. Ad attenderli,
scafisti e trafficanti di carne umana non troveranno più associazioni di carità
più o meno a fini di lucro ma mezzi e uomini armati, legittimati a impedire
l’invasione" […]
Ansa, 2 febbraio 2002
Ansa, 6 febbraio 2002
Desta preoccupazione presso l’Alto Commissariato dell’onu per
i rifugiati il recente emendamento al disegno di legge sull’immigrazione che
prevede l’intervento della Marina Militare nelle azioni di polizia per
contrastare il problema delle navi clandestine che trasportano extracomunitari
verso le nostre coste. “La proposta di emendamento del Governo – fa notare
l’agenzia dell’onu - non definisce le misure da prendere nei confronti delle
persone a bordo delle imbarcazioni fermate e ispezionate. Nel testo, in
particolare non si fa alcun riferimento a specifiche forme di tutela e
trattamenti differenziati per richiedenti asilo e rifugiati eventualmente a
bordo".
L'Unitàon line, 21 febbraio 2002
La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta sul
disastro per naufragio e omicidio plurimo colposo. I due pm che coordinano le
indagini, Claudio Corselli e Luca Venturi, stanno valutando anche l'ipotesi di
reato di omissione di soccorso. I magistrati ieri hanno interrogato il
comandante dell'elide, Vito Diodato, che ha consegnato ai magistrati un video
con alcune immagini delle operazioni di traino dell'imbarcazione, prima che si
rovesciasse a causa del mare agitato. Il capitano ha confermato le accuse
rivolte da alcuni componenti del suo equipaggio, circa presunti ritardi e
omissioni da parte del comandante della Nave Militare "Cassiopea" che
stava scortando il convoglio. Il filmato, girato dal comandante Vito Diodato,
potrebbe costituirne la "prova". […]
Giorgio Bisagna è un avvocato palermitano e si batte per i
diritti di rifugiati e immigrati. E’ uno degli animatori del Ciss (Cooperativa
internazionale Sud-Sud) una organizzazione non governativa ed è un legale di
punta dell’associazione studi giuridici sull’immigrazione.
"Il trattamento riservato ai superstiti del naufragio
di Lampedusa è inumano, al di fuori di ogni legge e di ogni regola. Chiederemo
alla procura di Agrigento di accertare se le procedure seguite dalle autorità
italiane abbiano violato le libertà personali" […] perché, spiega,
"si tratta di naufraghi ripescati in acque internazionali, non di
clandestini. E in più sono testimoni di giustizia. Per loro vanno applicate le
norme che impongono in questi casi un chiaro divieto di respingimento".
Associazione e legali si batteranno perché non si verifichi più quello che è
successo in questi giorni. E sarà una battaglia dura.
La Stampa, Cronache italiane, 19 marzo 2002
Milano. Alle otto di sera il Gran Consiglio leghista è
quasi finito e nella sala al secondo piano la tv è accesa per il tg. Ecco le
immagini della bagnarola che si avvicina al porto di Catania per questo sbarco
dei mille. Al largo, appena intercettati, “quando hanno saputo che le navi
erano italiane hanno applaudito”, dice il giornalista del Tg1.
Umberto Bossi già era furioso, adesso che ha sentito
quelle parole lo è di più. E´ quasi ora di cena, e sarà cena ad Arcore, chez
Berlusconi. […] “Dirò a Berlusconi che qui ci vuole un´Autorità Unica per
l´immigrazione e l´Europa dovrà farsi carico delle spese”. I suoi, Giorgetti
per primo, gli hanno detto che “ci vuole un segnale pesantissimo. Se è così ha
ancora senso rimanere al governo?”. Con le elezioni amministrative alle viste?
Radio Padania dalle due del pomeriggio ha il centralino in
tilt, e oggi sarà una giornata tutta di “filo diretto con gli ascoltatori”.
Chiameranno i fans di Borghezio, di Boso, di Calderoli, di Gentilini sindaco di
Treviso. I leghisti che nelle piazze, ai comizi, al congresso, applaudono
Borghezio quando urla “fuori dai coglioni!”. Quelli che a Milano organizzano le
ronde dei Volontari Verdi al seguito di Max Bastoni (e da qui lo striscione:
“Bastoni contro l´immigrazione”) Quelli che li vogliono “buttar fuori”, anche
se fuori sta per il paese accanto, come nella Lazzate del senatore Cesarino
Monti.
Bossi era ancora un nessuno, anno 1987, quando riuniva il
suo primo congressino in un albergo di Segrate. “Dobbiamo stare attenti a
questi che arrivano in Italia aiutati dai preti e dalle sinistre. Li fanno
arrivare per trasformarli magari in seminaristi, visto che la Chiesa è in crisi
di vocazioni, o comunque in elettori”. L´albergo era un alberghetto, la sala un
sottoscala, sembrava una riunione di carbonari inquieti e sospettosi.
15 anni e Bossi sta al governo, ministro che firma una
legge sull´immigrazione con il vicepremier Fini. “Io ci metto la faccia e
quelli continuano ad arrivare”. Inquieto e sospettoso anche adesso. “La Turchia
che li fa partire da Cipro, le navi francesi che li scortano fino alle nostre
coste e il governo non sa niente, nessuno che ci avvisa?”. La Turchia, dunque.
Il primo sospetto è per Ankara, e non è nuovo. Sabato i leghisti avevano
manifestato davanti al consolato di Milano, e c´erano i Volontari Verdi,
Bastoni e il suo solito striscione. Strana manifestazione, per la Lega. Contro
la Turchia per difendere Roma, intesa come squadra di calcio, e i calciatori
aggrediti allo stadio Olimpico dopo la partita con il Galatasaray. “Fermate le
navi!”.
Bossi sa che ci mette, o ci rimette, la faccia. “Ma non
voglio polemizzare con i Follini, io non sono mai stato segretario dei giovani
democristiani. Che ci attacchino, ci attacchino pure sull´immigrazione. Noi
siamo dalla parte della gente, e questo vuole la nostra gente. Non ne possono
più, non se ne può più!”. L´hanno cercato da Treviso, la città del sindaco
Gentilini, lo “Sceriffo”. “Uno che sta dalla parte della sua gente”. Uno, lo
“Sceriffo”, che aveva ordinato di togliere le panchine dal parco “per
allontanare negri, marocchini, spacciatori e papponi”. E a Treviso s´era
conquistato la rielezione.
Nella sede della Lega, ora che Bossi ha appena dettato il
titolo alla Padania (“L´Orda”) si sente una qualche nostalgia dei toni borgheziani.
Di quando Calderoli minacciava, a Lodi, di portare i maiali a “pisciare sul
terreno della moschea che vogliono costruire”. Di quando Boso, citando dossier
della polizia della California, stupiva con la sua proposta di prendere le
impronte digitali degli extracomunitari: “Dei piedi, però. Perchè quando li
arresti una volta si bruciano i polpastrelli delle mani e le loro impronte non
saranno più le stesse. Quelle dei piedi, invece rimangono uguali tutta la
vita!”. “L´Orda”, dunque. Titolo forte, e ne consegue che va fermata.
“Berlusconi è ministro degli Esteri, e deve farsi carico di questo problema. Il
governo sapeva che ne sarebbero arrivati ancora e non si è mosso -dice Bossi-
L´orda va fermata in maniera decisiva”.
Come? E´ quel che va a dire a Berlusconi, per una cena
forse davvero indigesta, primo piatto la minaccia di andarsene dal governo, via
i tre ministri Bossi compreso, appoggio esterno e basta. “Io su questo non ho
detto niente”. Vero. L´ha fatto dire da Giorgetti. E oggi, per tutto il giorno,
lo diranno da Radio Padania. “Fermate l´Orda”. O la Lega scende.
La Nazione, cronaca nazionale, 19 marzo 2002 - Itti Drioli
Verrebbe da ridere, se non fosse da piangere. L'immagine
di quei mille disperati sulla carretta arrugginita ha turbato la maggioranza
degli italiani. E ha turbato il governo, forse in modo diverso. Gli si sono
aperte larghe crepe al fianco, come mostrano gli attacchi dei leghisti e di
Bossi medesimo. Diretti non solo contro il bersaglio prediletto, ovvero i
partners centristi, ma anche contro Berlusconi, Scajola e Martino. Non sono un
ultimatum, ma vogliono comunque fare una fortissima pressione sul governo. Fra
quattro giorni la visione dei mille clandestini, con tutte le sue conseguenze
politiche, sarà ancora negli occhi, ed ecco che vi si affiancherà quella di un
milione d'italiani in piazza. Non si può dire che da Palazzo Chigi si godano
panorami confortanti. Perciò, forse, è meglio prenderla sul ridere (anche se il
riso non sempre è sinonimo d'allegria).
Potrebbe entrare in una vignetta satirica l'osservazione
di Pier Ferdinando Casini, se la si paragona a quelle successive o precedenti
di Bossi. Sempre in tema d' immigrazione. Ignaro di quanto stava per accadere
in Italia, il presidente della Camera, ieri mattina presto, dal Marocco, diceva
che su questa materia “serve un legislatore preveggente”, perché si devono
capire le situazioni internazionali che causano il fenomeno.
Anche Umberto Bossi allarga, più tardi, il suo sguardo al
mondo. Ma ecco come: “La mia impressione è che l'arrivo sia frutto di combutte
internazionali che pretendono di distruggere la sovranità del nostro Paese”.
L'osservazione di per sé è sufficiente. Ma merita di essere integrata. Il
giorno prima, a proposito del delitto di Cogne, il ministro dichiarava: “La
campagna di stampa fatta da tv e giornali contro la madre di Samuele... È fatta
da chi vuole distruggere la famiglia. A qualcuno la famiglia non va bene,
perché è lì che si fanno i figli, e se si fanno i figli non ci sarebbe più
bisogno degli immigrati”. Capito che razza di complotto? E tutto sotto le
bandiere di “Forcolandia”.
Corriere della Sera, 19 marzo 2002
La Stampa, Interni, 20 marzo 2002 - f. M.
An e i centristi prendono le distanze dalla Lega. Fassino:
la demagogia è fallita
Roma. In una delle esternazioni più forti ed esplicite
della sua presidenza, Carlo Azeglio Ciampi spiega che “nelle emergenze lo
spirito umanitario non può non prevalere”, che “questa immigrazione, figlia
della povertà, pone dei problemi, ma appare indispensabile, anche per riempire
i vuoti della forza lavoro”, che maggioranza ed opposizione devono evitare
“dannosi oltranzismi pregiudiziali”.
La Padania, 20 marzo 2002
Il leader della Lega Nord: non sono d’accordo con
Ciampi, basta messaggi di accettazione
“Sul problema dell’immigrazione non la penso come il
presidente Ciampi. Sarebbe come dare ancora messaggi di accettazione, mentre
qui serve la fermezza”. Ha le idee chiare il leader della Lega Nord e ministro
della Devolution, Umberto Bossi, commentando le dichiarazioni fatte ieri a
Padova dal presidente della Repubblica nel bel mezzo delle polemiche sulla
questione immigrazione. “Se non usiamo la fermezza - ha proseguito Bossi -
l’immigrazione non sarà più controllabile. Ci arriverebbero le orde e le orde
cancellano tutto quello che trovano, impongono le loro regole e le loro
religioni. Impongono la loro storia cancellando la nostra. Quindi bisogna stare
attenti”. […] Il ministro alla Devolution - dopo aver ribadito la necessità di
nominare un commissario su questi problemi - si è soffermato sul ruolo dell’europa.
“Non sa che cosa fare, non partecipa, scappa addirittura ha detto Bossi - E non
ci aiuta neppure economicamente. […] Siamo il terzo contribuente europeo e non
riceviamo nulla. Che almeno ci aiuti a pagare i costi dell’espulsione. Perché
riportare la gente nello Sri Lanka costa 800 milioni ad aereo”. […] “Non sta a
me dirlo - ha detto Bossi - ma le informative dei servizi segreti ci sono. Con
queste navi di disperati viaggiano le solite cose: droga e armi”. Il segretario
leghista - nel ribadire che sul tema ci vuole fermezza - ha sostenuto che “non
tutti la pensano così. Io porto la croce, faccio il boia e l’impiccato - ha
aggiunto - Ma piano piano stiamo cambiando il modo di ragionare di tutti.
Stiamo portando tutti ad un sano realismo. Questo non vuol dire che siamo
contro i curdi iracheni. Vogliamo dire che non può un popolo intero trasferirsi
a casa nostra. Perché allora dovremmo andare via noi”. […] "Il diritto
all’immigrazione non esiste, questo diritto deve essere conquistato dagli
extracomunitari lavorando e comportandosi bene”. […]
La Padania, 20 marzo 2002
Padova. Anche il presidente della Repubblica non ha
mancato di intervenire nell’aspro botta e risposta politico sull’immigrazione,
infiammatosi dopo lo sbarco dei mille clandestini, presunti iracheni, sulle
coste siciliane. “Nelle emergenze, lo spirito umanitario non può non prevalere
su ogni altra considerazione”, ha detto il Capo dello Stato […] Parole
che, per quanto autorevoli, non convincono affatto lo stato maggiore della Lega
Nord.
“Il presidente della Repubblica ha affrontato il discorso
sull’immigrazione con un approccio semplicistico e con qualche venatura che
ricorda più il Ciampi presidente del Consiglio che non il Ciampi capo dello
Stato”. È quanto ha affermato il capogruppo del Carroccio alla Camera dei
deputati Alessandro Cè. […]
“Sono cose ovvie. Nessuno vuole la morte o l’annegamento
dei clandestini”. Così il ministro della Giustizia ha commentato l’appello alla
solidarietà venuto dal presidente della Repubblica Ciampi. “Si cerca
semplicemente - ha affermato - un sistema per il quale, da un lato un paese non
debba rinunciare alla sua sovranità e dall’altro siano fatte salve le questioni
umanitarie”.[…]
Chiare e nette, anche le parole del vice-presidente del
Senato, Roberto Calderoli. “Giornali e tv si guardano bene dal diffondere una
realtà dei fatti che cozza contro il “buonismo” oggi in voga, tacendo il fatto
che delle possibile presenza di delinquenti e terroristi sulla nave approdata a
Catania”: lo afferma, in una nota, il numero due di palazzo Madama. L’esponente
leghista sostiene inoltre che “le immagini trasmesse dai Tg presentano una
situazione atta a suscitare forti emozioni negli spettatori, si ritraggono
soprattutto molti bambini presenti tra i mille immigrati, senza però
aggiungere, come invece vorrebbe una corretta e completa informazione, che
insieme ai bambini si possono riversare anche gente che poi troviamo a
svaligiare le ville, a spacciare droga, ad organizzare traffici di prostitute,
senza contare i terroristi aderenti al terrorismo islamico”. […]
Il manifesto, 20 Marzo 2002 - Patrizia Abbate
Il procuratore di Catania smentisce categoricamente la
presenza di armi e terroristi sul cargo dei profughi
CATANIA - "Macché terroristi, macché armi. Ho visto
solo gente disperata a bordo di quella nave". Categorico Enzo Serpotta,
procuratore aggiunto di Catania. Smentisce le indiscrezioni diffuse nella
serata di lunedì, sulla presunta individuazione di "sospetti"
mescolati tra i disperati della "Monica", la nave giunta a Catania
con un carico di 928 curdi, in gran parte bambini. Sebbene queste voci abbiano
avuto un rimbalzo autorevole in alcune dichiarazioni del ministro dell'interno
Scajola: "Voglio pensare che le sue parole siano state travisate dai
giornalisti...", taglia corto il magistrato; "sono seccato solo di
dover smentire notizie assurde, che nulla c'entrano con questa storia e che non
capisco da dove siano arrivate".
Corriere della Sera, 20 marzo 2002- Alessandra Mangiarotti
MILANO - Le condoglianze degli speaker a tutte le Monica
della Padania: “Ci dispiace, gran bel nome. Peccato che di bello la carretta
approdata l’altro giorno non abbia proprio nulla”. L’appello di Paola e Angela
a ribattezzare la nuova legge sull’immigrazione come legge Bossi-Bossi: “Fini
che diavolo avrà mai fatto per fermare l’orda?”. L’invito di più militanti a
non fermarsi davanti allo scudo dei bambini: “Neonati e parti in diretta? Tutto
come in un film di Moretti”. Quindi l’ombra del sospetto lanciata sul
centrosinistra : “Quei soldi ai clandestini li avrà pur dati qualcuno”, “chi ha
portato in Italia Ocalan?”, “chi paga i girotondi?”. Firmato: il popolo del
Nord. Le cui voci ieri, per tutte le nove ore dello “speciale immigrazione”,
sono state trasmesse dalle frequenze di Radio Padania Libera . Insieme alle
voci, la rabbia e l’indignazione del popolo del Nord: del lumbard della prima
ora e del moderato, del secessionista (“mai con la destra mai con la sinistra”,
ricorda Andrea della Lega Padana prima di farsi buttare giù il telefono) e del
“fedele al Berlusca” che, dopo l’approdo dei mille profughi, fedele lo è un po’
di meno.
Dopo l’“orda” dei profughi (per dirla alla Bossi), è
andata in onda l’orda radiofonica. “Perché sia chiaro: non c’è libertà senza
identità”. E ora la questione è tutta fuori o dentro il governo. “Bisogna
rivedere l’alleanza”, taglia corto il militante di Torino. E Piero da Brescia:
“E basta con questi Ccd, Cdu, bi-bo e bi-bu: scopriamo le carte”. Mentre
Valerio di Bassano si chiede: “Usciamo dal governo ed entriamo nella
clandestinità come l’Eta?”.
La puntata sulla gens italica questa sconosciuta viene
stravolta per lasciare spazio ai Turchi e alle loro nefandezze nei secoli.
Anche se poi il discorso va a a parare sull’unità di Italia. E il conduttore
sentenzia: “Chi di mille ferisce, di mille perisce. E’ la nemesi storica”. Ma
al di là di Garibaldi ce n’è per tutto e per tutti. Per la “marina terronica” e
per i servizi segreti (“da licenziare”). “Il signor Ciampi parla ma non tira
fuori una lira. E a pagare sono sempre gli ultimi”, ironizza da Padova
Giuseppe. E il ministro Martino? “Muto perché quella gente gli serve per
formare la legione straniera”, si chiede e si risponde una militante di Torino.
Il manifesto, 21 marzo 2002
L'Arci nazionale e l'Arci Puglia, annunciando azioni
legali contro il ministro Bossi “per incitamento al razzismo e alla violenza”
in merito alla vicenda dei circa mille profughi sbarcati a Catania e
attualmente ospitati nel campo allestito nell'aeroporto militare di Bari,
ribadiscono la necessità che alle organizzazioni di tutela dei diritti dei
migranti venga consentito di entrare, con interpreti propri, dentro il campo e
di parlare con queste persone prima dell'arrivo della Commissione centrale per
il riconoscimento dello status di rifugiato perché “troppo spesso in questi
mesi abbiamo assistito a soprusi da parte del governo nei confronti di
richiedenti asilo e profughi”.
La Padania, 20 marzo 2002 - Simone Boiocchi
Di ritorno da Tindouf dove si trovano i campi profughi del
Polisario e dove è riuscito ad ottenere la liberazione di uno dei 1300
prigionieri di guerra marocchini tuttora detenuti, dopo 26 anni, dal Fronte
Indipendentista del Polisario, Fiorello Provera, presidente della Commissione
Esteri del Senato […] ha sottolineato la necessità di “prendere decisioni dure
e coraggiose. Dure perché si tratta di reprimere una situazione che sta
diventando sempre più drammatica e una minaccia per la nostra società e per la
sicurezza del cittadino, alla luce del numero sempre crescente di clandestini
che arrivano sulle nostre spiagge. Questa decisione deve essere coraggiosa - ha
continuato Provera -, perché va contro l’ipocrisia, contro un certo buonismo, tuttora
imperante e contro gran parte di una certa politica internazionale che ha tutto
l’interesse a vedere il nostro Paese e l’Europa perdere la propria identità
sotto le onde delle migrazioni clandestine”.
La Padania, 28 marzo 2002 - Simone Baiocchi
Aumenta il numero delle famiglie del Belpaese ma ne
diminuiscono i componenti. Un’occasione d’oro per molti extracomunitari che non
hanno perso l’occasione per valicare i confini e ripopolare lo stivale. A registrare
la trasformazione della Penisola in una nazione multietnica, l’Istituto
superiore di statistica che ha indicato come gli stranieri residenti siano
987.363 e i non residenti 252.185. Un balzo in avanti senza precedenti, basti
pensare che nel 1991 i residenti erano “solo” 356.159. Ogni mille abitanti, vi
sono in Italia 17,5 cittadini stranieri, con punte massime di 27 nel Nord-Est e
25 nel Nord-Ovest. Il 37% degli stranieri vive nel Nord-Ovest, il 29% nel
Nord-Est. Meno significativa la presenza al Sud e nelle isole: rispettivamente
8% e 3%. Non particolarmente difficile ricostruire i flussi migratori che hanno
portato nel Paese i nuovi italiani.
Al fianco di tutti coloro che si sono visti aprire le
porte delle frontiere grazie al ricongiungimento famigliare, strumento che la
sinistra ha utilizzato a mani basse permettendo l’ingresso nel Paese a un
numero impressionante di immigrati, vanno, infatti, aggiunti i clandestini che,
dopo essere approdati sulle coste del Mediterraneo hanno atteso la prima sanatoria
per regolarizzare la propria situazione. Una vera e propria invasione che
rischia di cancellare tradizioni e cultura di un intero Paese nel nome di uno
sconsiderato buonismo che alcuni hanno adottato guardando solo ai propri
interessi personali. […]
La Padania, 2 aprile 2002
Botta e risposta Peruzzotti-Scajola in Parlamento. […]
Peruzzotti - Signor Ministro, il problema della repressione dell’immigrazione
clandestina è chiaramente una questione politica di ordine generale che impone,
a nostro avviso, due passaggi fondamentali: il riconoscimento del fenomeno come
minaccia alla sicurezza nazionale del Paese e la conseguente attivazione di
tutti gli strumenti a disposizione dello Stato per predisporre le necessarie
difese.
Per il primo punto ci aspettiamo che lei fornisca al
Consiglio dei ministri, e al guardasigilli Castelli, tutti i dati necessari a
dimostrare la connessione esistente tra immigrazione clandestina, illegalità e
proliferazione di attività illecite.
Per il secondo punto, confidiamo nell’impiego integrato
della diplomazia, dell’intelligence, delle Forze armate e di quelle
dell’ordine. La diplomazia viene per prima. […] Si tratta poi di impiegare lo
strumento militare, sia a livello di intelligence sia a livello operativo,
magari cambiando e irrigidendo le regole di ingaggio che debbano seguire le
navi della Marina militare quando intercettano qualcuna di queste orribili
carrette del mare cariche di profughi. Quanto all’intelligence, abbiamo
affidato al nostro Servizio informazioni estero, il Sismi, il compito di
monitorare gli sviluppi delle capacità militari e le intenzioni politiche dei
nostri potenziali avversari. Perché non affidare, in una nuova ottica, allo
spionaggio anche il compito di allertare lo Stato rispetto al rischio
incombente di possibili assalti immigratori? […]
La Padania, 11 aprile 2002 - Giulio Ferrari
“Va bene tenere gli occhi e i riflettori puntati sulle
coste del Meridione, però senza dimenticare la massa di clandestini che entra
dalle frontiere del Nord”: i rocamboleschi approdi delle “carrette del mare”
catturano l’attenzione e i riflettori dei media, ma non distolgono Luciano
Dussin dallo stillicidio di ingressi via terra. […]
“Il fatto è - spiega Dussin - che la massa più consistente
di extracomunitari non sceglie le rotte del Mediterranneo o dell’adriatico, ma
le strade e i sentieri di Austria e Germania”. Percorsi prediletti specialmente
dagli immigrati dell’est europeo. “Ho potuto accertare di persona questo
aspetto del fenomeno migratorio - continua il deputato -, anche parlando con
clandestini rumeni. Lo stratagemma che adottano è quello di richiedere alle
autorità tedesche o austriache il visto per visitare parenti residenti in
questi paesi: così possono attraversarli indisturbati e arrivare in Italia”.
[…]
Intanto, per quanto riguarda il contenimento
dell’invasione straniera, l’Italia sembra intenzionata a recuperare il tempo
perduto, colmando i guasti prodotti dal lassismo di sinistra. “l’altra sera -
osserva Luciano Dussin - la Camera ha approvato la richiesta di procedura
d’urgenza per l’esame del ddl Bossi-Fini, che […] negli auspici del gruppo
leghista, dovrebbe giungere felicemente in porto entro l’appuntamento
elettorale di maggio. “I tempi sono risicati - ammette il deputato - e la
sinistra sta facendo “carte false” per perdere tempo. […] “E i cittadini -
conclude Dussin - devono sapere anche di chi è la responsabilità per il tempo
che stiamo perdendo: ogni giorno sprecato nell’irresponsabile ostruzionismo
alla legge Bossi-Fini, è un giorno di più che il nostro paese passa in balìa
dell’invasione”.
La Padania, 14 maggio - Gianluca Savoini
La Cdl insiste quindi sulla lotta all’immigrazione
clandestina. Lo conferma anche la riformulazione delle norme sulla cooperazione
con gli altri paesi: in sostanza, la nuova legge obbliga il governo a tener
conto, nell’ambito dei programmi bilaterali di cooperazione e di aiuto, della
collaborazione prestata dai paesi interessati alla prevenzione dei flussi
migratori illegali. Meno aiuto nella lotta all’immigrazione clandestina, meno
aiuto, da parte dell’italia, allo sviluppo questo il succo del discorso, che
rappresenta una grande novità in materia. Finiti i tempi del lassismo e del
buonismo di matrice cattocomunista, finalmente l’invasione (l’Orda, secondo la
definizione bossiana) potrà essere contrastata a due livelli: quello interno e
quello internazionale.
La Stampa, Editoriali e opinioni, 19 marzo 2002 - Gianni
Rusconi
Sarà proclamato lo stato d’emergenza contro l’immigrazione
clandestina. Non si capisce bene che cosa significhi esattamente questa misura
straordinaria, annunciata dal ministro degli Interni Scajola, da New York.
Certamente segnala un senso di panico delle autorità competenti, prese alla
sprovvista da un fenomeno che non prevedevano e non sanno come gestire.
Oltretutto la massa di disperati appena sbarcata a Catania
è di difficile definizione giuridica. Sono clandestini illegali a tutti gli
effetti o profughi (curdi dell'iraq) che legittimamente chiedono asilo secondo
le norme internazionali? Ma lo stato di emergenza è anche una mossa, un po’
abile un po’ ingenua, ad uso politico interno, fatta dal ministro per
controbilanciare la puntuale protesta leghista.
I leghisti, che stanno facendo dichiarazioni di fuoco
sulla intollerabilità della nuova situazione, non sottilizzano tra profughi in
cerca di asilo e clandestini in cerca di lavoro, da criminalizzare
immediatamente. Adesso poi, con un soprassalto di improbabile senso nazionale,
parlano con sdegno di sovranità nazionale calpestata o limitata. Ancora una volta
la Lega salta su un terreno minato mettendo in difficoltà il governo. Questa
volta lo ricatta apertamente, minacciando di lasciare la coalizione se non
mantiene le promesse elettorali di contenimento se non di eliminazione
dell'ondata dei clandestini.
Naturalmente non succederà nulla di tutto questo: ma si
creerà un clima di intimidazione all’interno della coalizione, soprattutto
rispetto ai centristi del Ccd, tale che il governo dovrà ritornare e non cedere
sul suo pacchetto di leggi sull'immigrazione (la Fini-Bossi) criticate anche
dalla Conferenza episcopale italiana. Sarà nuova benzina sui rapporti già
tesissimi tra maggioranza e opposizione.
Ma se l’ultimo arrivo di profughi ha qualcosa da insegnare
è che non è più procrastinabile una gestione comune europea dell’intero
problema del traffico mediterraneo di clandestini. Non è più tollerabile che
masse di clandestini compaiano al largo delle coste italiane improvvisamente.
E' improcrastinabile un controllo congiunto, tempestivo dei movimenti delle navi
sospette, sin dalla loro base di partenza, da parte delle marine e dei servizi
di intelligence europei, in cooperazione con gli altri Stati costieri
mediterranei.
Va messa in gioco l'autorità dell'unione europea. E’ tempo
che dalle chiacchiere dei vertici si passi all’attuazione operativa. Tutto ciò
presuppone naturalmente una intesa tra gli europei sullo spirito delle leggi
dell'immigrazione, sulle norme di comportamento, sul livello generale di
civiltà dell'accoglimento. Su questo punto l’Italia rischia di essere non
credibile, sintanto che la gestione vocale del problema dell’immigrazione è
affidata alla Lega.
Corriere della Sera, 20 marzo 2002 - Sergio Romano
Anche se ha partecipato poco ai lavori di Strasburgo,
Umberto Bossi è stato parlamentare europeo. Gli faremmo un torto quindi se
credessimo alla sincerità della sua indignazione. Non ritengo che il leader
della Lega ignori i termini del problema. Non vi è Paese dell’unione in cui le
leggi sull’immigrazione non siano state, in questi ultimi mesi, riviste e
rafforzate. Ma nessun Paese controlla totalmente i propri confini. La Gran
Bretagna non riesce a impedire gli arrivi clandestini attraverso la Manica. La
Germania sa che la sua frontiera orientale continuerà a essere per molti anni,
soprattutto dopo l’ingresso della Polonia nell’unione, uno dei suoi peggiori
grattacapi. Bossi non può ignorare che l’Italia confina, dopo la fine della
guerra fredda, con un grande “Medio Oriente”, dai Balcani al Pakistan, in cui
sono scoppiate quasi tutte le guerre degli ultimi dieci anni. Non può ignorare,
infine, che i clandestini sulle nostre coste sono spesso una immigrazione di
transito, diretta verso altri Paesi dell’unione, e che scelgono l’Italia,
generalmente, per due ragioni: perché è la prima tappa sulla strada dell’esodo
e perché i suoi governi hanno fatto per molti anni una politica inefficace.
Ma non dovrebbe dimenticare, al tempo stesso, che è,
nonostante tutto, in migliori condizioni di molti suoi partner. Non abbiamo
cinque milioni di musulmani come la Francia, quattro come la Germania, due come
la GB. Il numero degli extracomunitari che risiedono legalmente sul nostro
territorio si aggira intorno al 3% della popolazione; non è l’8%, come in
Austria e in Belgio. E non abbiamo avuto disordini comparabili a quelli di
Bradford in GB, manifestazioni di teppismo antiturco come in Germania, o
battaglie notturne come quelle che hanno devastato le periferie di alcune città
francesi.
Vogliamo adottare misure più rigorose per coloro che
cercano d’introdursi clandestinamente nel nostro Paese? Vogliamo autorizzare i
corpi di polizia a usare strumenti più efficaci contro le organizzazioni
criminali che fanno commercio d’immigrati? Bene. Ma un uomo politico avveduto
(e farei a Bossi un altro torto se lo considerassi del tutto irresponsabile)
non può attizzare, per ragioni elettorali, le inquietudini della pubblica
opinione e sventolare di fronte ai suoi occhi il drappo rosso delle invasioni
barbariche.
Il problema è serio, ma diverrebbe ancora più grave se un
ministro della Repubblica autorizzasse i suoi connazionali a credere che il
Paese rischia di perdere, per colpa dei clandestini, la propria identità
nazionale.
Lo stesso Bossi, dopo avere sfruttato le paure dei suoi
connazionali, sembra rendersi conto d’altro canto che la soluzione del problema
è in Europa, vale a dire nelle istituzioni che lui stesso, in altre
circostanze, si compiace di criticare e di schernire. […]
Corriere della Sera, 20 marzo 2002 - Roberto Zuccolini
ROMA - “Certo, a volte è un po’ rude nel linguaggio, ma
nella sostanza Umberto Bossi ha ragione sull’immigrazione: anche noi siamo per
il rigore. Certo, deve essere accompagnato dalla solidarietà. Ma occorre solo
attendere qualche giorno, poi con la nuova legge cambierà tutto”. Enrico La
Loggia giustifica il leader della Lega scatenato contro chiunque parli di
“spirito umanitario” nei confronti di chi affronta i “viaggi della
disperazione”. […]
- Bossi però è arrivato a dire che sulle nostre coste è
giunta un’“orda pericolosissima” di immigrati.
“Beh, un conto è far venire persone a lavorare, un altro è
rischiare che, insieme a loro, arrivino nel nostro Paese personaggi
pericolosi”.
- Nella nave che è approdata in Sicilia c’erano profughi e
un alto numero di donne e bambini.
“Certo. Però sorge spontanea una domanda: perché queste
navi, dopo avere attraversato indisturbate il Mediterraneo, si dirigono quasi
tutte in Italia? […]
- Intanto Bossi va all’attacco e critica anche Carlo
Azeglio Ciampi.
“Bisogna fare attenzione: il linguaggio di Bossi è sempre
rude e diretto, ma i contenuti che porta avanti sono in genere condivisibili.
Del resto, non è la prima volta che assistiamo a cose del genere”.
- Ma questa volta se l’è presa un po’ con tutti nella
maggioranza, compreso il ministro dell’interno Claudio Scajola, suo compagno di
partito.
“Andiamo al di là dell’espressività vivace e scopriremo
che alla fine nella Casa delle Libertà su questo argomento sono tutti d’accordo”.
La Padania, 28 marzo 2002
[…] Berlusconi: “Tra poco saremo buttati fuori da una
massa che verrà qui in maniera massiccia”
“Non possiamo essere disponibili a invasioni di massa di
immigrati clandestini, questo ci porta criminalità. Dobbiamo essere aperti e
dare accoglienza a chi viene qui per lavorare, dobbiamo dargli la casa,
l’assistenza sanitaria, la scuola per i figli e dobbiamo dargli la cittadinanza
dopo 10 anni nei quali abbiano lavorato e si siano integrati nelle nostre
abitudini e nei nostri costumi”. Queste le parole di Silvio Berlusconi che,
intervenendo sull’argomento, ha evidenziato la necessità di favorire lo
sviluppo dei Paesi poveri altrimenti “tra poco saremo buttati fuori dal nostro
Paese da una massa che verrà qui in maniera massiccia”.
La Padania, l'intervento, 22 marzo 2002 - Gilberto Oneto
Lo sbarco avvenuto a Catania richiama alla mente tristi
avvenimenti storici
Centoquarantadue anni fa un migliaio di sconsiderati
sbarcava a Marsala, l’altro giorno un altro migliaio di disperati è sbarcato
ancora in Sicilia, solo qualche chilometro più in là. In entrambi i casi si è
trattato di gente molto giovane: fra i primi c’era una sola donna, questa
settimana le donne erano circa il 30% del totale e può essere un segno dei
tempi. I media ci hanno riferito con commossa tenerezza e con stupore molto
politically correct che a bordo è anche nato un bambino. Eppure un rapido sguardo
alla statistica avrebbe potuto risparmiare tanto acrobatico esercizio di
meraviglia e commozione: con trecento donne giovani e fertili che sfornano in
media un figlio ogni 800-1000 giorni, durante il periodo di navigazione di
pargoli ne sarebbero dovuti venire al mondo almeno due o tre.
Fra i due casi c’è una lunga serie di inquietanti (e
illuminanti) analogie: le navi sono state procurate con un finto atto di
pirateria, lo sbarco è stato affettuosamente sorvegliato da marine militari
straniere (quella inglese nell’ottocento, quella francese oggi), entrambe le
spedizioni hanno fatto una sosta durante il percorso: in Libano oggi
presumibilmente per pagare il biglietto (visto che di soldi a bordo non ce
n’erano, eppure 4.000 dollari a cranio fanno 8 miliardi e passa di vecchie
lirette), a Talamone nel 1860 per scaricare (e fare sparire) una bella fetta
della cassa della spedizione (è anche divertente che fosse composta da Piastre
turche…).
In entrambi i casi si è trattato di spedizioni di
conquista finanziate e appoggiate da potenze straniere, e rese possibili dalla
connivenza di notabili locali, nonché dalla particolare abilità accumulata con
l’esperienza dai malavitosi isolani nel favorire sbarchi in generale. […]
Un’altra fondamentale comunanza è che non si tratta di avvenimenti isolati.
Prima di Marsala ci avevano provato Pisacane e i Bandiera, e subito dopo mezzo
esercito sardo. In questi mesi di navi ne sono arrivate tante e i satelliti ci
dicono che se ne stà avvicinando un altro bel nugolo, da fare impallidire il
ricordo di Guadalcanal.
È diventata una costante: sbarcavano con il governo di
sinistra e ora sbarcano con quello di destra. Tutti si precipitano ad
accoglierli con thermos e cotillons tricolori. L’unica differenza è che le
occhiaie da cocker di Buttiglione sono un po’ più simpatiche della basla della
Turco ma la solfa non cambia. Alla solidarietà della sinistra hanno ora
sostituito l’umanità della destra, entrambe sempre e scrupolosamente elargite
spalancando il borsellino dei Padani. Tutti questi nuovi “casi umanitari” vanno
ad allungare le file davanti agli ospedali, all’inps, negli uffici di
collocamento, per l’assegnazione di case popolari, nei centri di assistenza. E
in fondo alle code ogni giorno più lunghe si trovano sempre i nostri anziani, i
nostri poveri, i nostri bisognosi veri, quelli che non sgomitano e subiscono
tutte le prepotenze dei nuovi arrivati, che vedono lo sportello sempre più
lontano, e la soluzione dei loro problemi sempre più improbabile.
Il movimento padanista si è messo con la destra pensando
che questa potesse fare meglio della sinistra e per questa scelta si è
dissanguato. Non è un problema di destra o di sinistra (come non lo era nel
1860), non è un problema di cattolici e laici (fra i mille c’erano in ugual numero
preti e spretati, come oggi convivono la Caritas e i cattolici per bene). Non è
un problema sociale, come quello riportato sanguinosamente alla ribalta
dell’articolo 18, di suoi sostenitori pavidi od opportunisti, o di suoi
oppositori sbraitanti e lesti di grilletto. Lo scontro vero è quello eterno,
fra oppressione e voglia di libertà, fra statalismo e autonomismo, fra Italia e
Padania, come sempre.
Tutto quello che succede oggi è riportabile a questo
scontro e alla necessità da parte italiana di nasconderne i contorni, di
gettare cortine fumogene che distraggano la gente dai veri obiettivi. Così si
reinventano rancori sociali che non hanno nessun legame con la realtà vera, si
ripropongono scontri ideologici seppelliti dalla storia, ci si attacca a diatribe
confessionali o moralistiche che servono solo a dividere la nostra gente su
false alternative che offuscano il vero problema di fondo che è la necessità di
liberarsi dallo statalismo italione. Anche l’immigrazione selvaggia rientra in
questo disegno di confusione, in questo disperato fuoco di sbarramento contro
il cammino di autonomia e di libertà dei Padani. I nuovi diversi servono alla
sinistra per alimentare il disagio sociale (il solo humus nel quale spera di
sopravvivere) e alla destra per riesumare il cadavere di una identità nazionale
mai esistita. Quando la voglia di libertà dei nostri popoli raggiunge il
livello di guardia, quando i parassiti sentono che stà per scoppiare l’ira
devastante dei mansueti e degli onesti, ecco che compaiono le bombe, gli
attentati e gli sbarchi. Non facciamoci più ingannare, non lasciamo che venga
offuscata la chiarezza dei nostri obiettivi di libertà. L’autodeterminazione e
le libertà della Padania non sono di destra né di sinistra, non sono cattoliche
né pagane, non hanno niente a che vedere con provette, statuti dei lavoratori,
logge e sacrestie, famiglie tradizionali o bizzarre, con tutte le menate che si
inventa chi ci opprime per continuare a farlo. L’indipendenza e le libertà
della Padania possono essere perseguite solo da chi ha chiaro in mente
l’obiettivo, e non si fa distrarre da mille altri problemi, da cattive
compagnie e da blandizie, da orologi d’oro e da false promesse. Solo così
possiamo fare in modo che chi di mille ferisce, di mille perisca.
Corriere della Sera, domenica 3 marzo 2002 - Paolo
Mastrolilli
[…] Borghezio inizia piano, il faccione occhialuto e
plurimentato s’atteggia serio: “Partendo questa mattina da Torino per venire
qui ho letto sui giornali una notizia...”. Suspense. In molti vacillano quando
l’avvocato Borghezio spiega serio che nel Consiglio dei ministri della sera
prima è stata “abrogata la legislazione sui culti ammessi”. Che vuol dire?
L’avvocato sparisce nel corpaccione di Borghezio, la voce s’ingrossa e al suo
posto si materializza sul palco il Borghezio “generale padano”: “Vuol dire
equiparare la religione cristiana a quella islamica! Stessa tutela giuridica!”.
Stessa tutela a gente che per la propria religione arriva al “taglio delle
mani, alla pena di morte, alle torture, alla guerra santa”. Brusio di sconcerto
sulle gradinate, la camicia verde di Borghezio si tende tutta di orgoglio e
indignazione: “E’ una cosa pericolosissima, può impedire la prevenzione del
terrorismo. Dov’era il ministro degli Interni Scajola: dormiva?”. Ed è il primo
boato […] I ministri leghisti sono ovviamente innocenti, Castelli “si è opposto
con tutte le sue forze”. […]
La Padania, 13 febbraio 2002
[…] Lega polemica con l’Arcivescovo di Milano, Carlo Maria
Martini. Motivo: un messaggio da questi inviato, attraverso il vescovo
ausiliario Giovanni Giudici, al convegno “Nuove povertà, vecchie malattie,
aspetti sanitari dell’immigrazione”, organizzato nei giorni scorsi
dall’ospedale San Carlo. […]
“Le dichiarazioni dell’arcivescovo di Milano Carlo Maria
Martini circa la necessità di dare piena “cittadinanza sanitaria” a tutti gli
immigrati clandestini senza segnalarli alle autorità competenti creano una
pericolosa confusione e contribuiscono ad abbassare la soglia della legalità e
della giustizia” ha indicato il Presidente della Commissione Bilancio della
Camera, Giancarlo Giorgetti, Segretario della Lega Lombarda. […] Tramite questa
serie di violazioni della legge il clandestino acquisirebbe una “cittadinanza
sanitaria” giuridicamente inconcepibile. Chi invece la cittadinanza la guadagna
ogni giorno lavorando, pagando le tasse, facendo la fila per godere a distanza
di mesi del diritto di essere curato da un ospedale pubblico si vedrebbe
equiparato a chi si trova nel nostro Paese illegalmente. […] È giusto garantire
assistenza a chiunque in condizioni di emergenza, ma nel caso di irregolari
l’assistenza immediata deve essere seguita dall’espulsione. Non si possono
usare due pesi e due misure. Proprio per questo - conclude Giorgetti - la Lega
Nord sta lavorando in Parlamento: per avere una legge che sia finalmente
all’altezza delle richieste che salgono da coloro che sono davvero cittadini;
non è ammissibile gettare il peso dell’autorità religiosa in un processo che
riguarda la traduzione in legge della volontà popolare”. […]
La Padania, 13 febbraio 2002
“La decisione assunta dal Consiglio comunale di Torino per
garantire, a favore di un immigrato clandestino, la copertura a carico dei
contribuenti torinesi delle spese relative ad un trapianto di fegato è del
tutto inaccettabile” dice Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord.
“Le motivazioni pseudo-umanitarie, di cui si ammantano i sepolcri imbiancati dell’ulivo,
mostrano però la corda di fronte alla preoccupazione, più che motivata, dei
nostri malati che già attualmente sono alle prese con un sistema sanitario
penoso”. “Lo sanno, le anime belle del centrosinistra, che, con questa
decisione, le liste di attesa per i trapianti saranno presto intasate da malati
extracomunitari, clandestini o no, appositamente immigrati nel nostro Paese?”.
La Repubblica, Cronaca di Torino, 13 febbraio 2002 -
Marco Travaglio
- Dottor Giovanni Airola, lei è l'unico consigliere
comunale della Lega Nord. Lo sa che ha fatto arrabbiare Borghezio, votando per
il trapianto al giovane clandestino?
“A Borghezio preferirei non replicare. […] Ma non me
ne importa niente”.
- Leghista pentito?
“Neanche per sogno. Io sono tra i fondatori della Lega
Nord Piemont. Ma sono anche un medico, ho esercitato la professione per 46
anni, di cui 25 in Eritrea, e credo di conoscere i problemi dei trapianti
piuttosto bene. Questo era un caso unico e come tale andava trattato”.
- Si spieghi meglio.
“Primo: è assurdo pensare di risolvere i problemi
drammatici e devastanti della sanità piemontese prendendo a calci un marocchino
ridotto in condizioni pietose”.
- Secondo?
“Il voto su quel clandestino non ha per nulla danneggiato
gli altri trapiantandi in lista, che hanno tutto il diritto di essere visitati,
curati e trapiantati al più presto, ma che non subiranno alcuna conseguenza
dalla decisione della Sala Rossa”.
- Trapiantato non scaccia trapiantato?
“No, non è così semplice. Non è questione di precedenza,
ma di compatibilità fra l'organismo del ricevente e le caratteristiche
dell'organo disponibile. […] E poi, nel caso del marocchino, la situazione era
ancora più particolare, perché non si può non soccorrere, nei limiti del
possibile, una persona che sembra in punto di morte, affetta da una patologia
gravissima. Qui non c'è bisogno del voto in Sala Rossa: bastano i doveri
deontologici del medico”. […]
La Padania, giovedì 14 febbraio 2002 - Elena Maccanti
Roberto Cota, presidente del Consiglio regionale del
Piemonte e segretario nazionale della Lega Nord subalpina, dà una lettura
politica delle proposte e degli eventi che in queste ultime settimane stanno
dominando la vita politica italiana ed europea sul tema dell'immigrazione
clandestina. […]
- Intanto si pone il problema dell'assistenza sanitaria ai
clandestini. Due fatti di cronaca hanno fatto discutere: la posizione
dell'arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, che chiede la
"cittadinanza sanitaria" per i clandestini, e l'ordine del giorno
approvato dal Consiglio comunale di Torino, che consentirà il trapianto di
fegato a un immigrato illegale...
“Se di fronte a un malato grave si pensa di utilizzare
l'aspirina, l'unica conseguenza è quella di far morire il malato. Quando una
persona ha delle responsabilità, a qualunque titolo, deve meditare bene sulle
conseguenze di quello che dice. La posizione del cardinal Martini sulla
cittadinanza sanitaria, se attuata, non risolverebbe affatto i problemi degli
immigrati perché l'unico strumento per migliorare concretamente la loro qualità
di vita è prevedere aiuti a casa loro, nei paesi del Terzo mondo. […]
- Torniamo a Torino: il Comune sostiene che il caso del
marocchino sarà unico ed isolato. Cosa risponde?
“Rispondo che è un fatto grave, perché stabilisce un
principio inaccettabile nei confronti delle centinaia di persone, nostri
concittadini, che da anni sono in lista di attesa, alle prese con le difficoltà
di un sistema sanitario con meccanismi non sempre perfetti”.
- Il Comune di Torino ha dunque sbagliato?
“Certo, non doveva approvare quel provvedimento”.
Il Manifesto, venerdì 8 Febbraio 2002 - Manuela Cartosio
LEGA . Una bimba bionda con occhi blu, e l'invito sui
poster: fate figli padani
La bambina ha i capelli che più biondi non si può.
L'azzurro degli occhi bisogna intuirlo perché li tiene socchiusi mentre soffia
per fare le bolle di sapone. Fiori in primo piano, alle spalle un prato verde e
il Sole delle Alpi. La camicetta bianca e la gonnellina a fiori - dio li
perdoni, se ci hanno pensato - fanno tanto infanzia di Eva Braun. Sopra, in
grande, la scritta "Sì ai bambini della Padania".
Questo bel manifesto della Lega spiccava ieri sulla prima
pagina dell'eco di Bergamo grazie alla segnalazione di una lettrice di
Caravaggio, indignata per il messaggio e per l'uso dei pargoli (roba da
telefono azzurro).
Il manifesto è sui muri in molti paesi della bassa
bergamasca, nella piazza principale di Treviglio è affiso nella bacheca della
Lega. A onor del vero, e per fortuna, qualche manifesto è stato strappato e su
qualche altro una mano ha cancellato "della Padania". Insomma, anche
nella bassa bergamasca il troppo stroppia.
Quanto can can per un manifesto vecchio di sette o otto
mesi - minimizza Franco Colleoni, segretario provinciale della Lega - "si
vede che nella zona di Treviglio ne avevano avanzati un po' e li hanno
riattaccati".
Vecchi o nuovi, è il messaggio che conta.
"Appunto", risponde Colleoni, "ed è stato stravolto, il razzismo
non c'entra". L'interpretazione "corretta" ce la dà lui:
"Facciamo più figli. Siccome noi siamo padani, abbiamo scritto sì ai
bambini padani".
Appunto. Il sì veicola un no: no ai bambini non padani.
Colleoni reitera la sua spiegazione: "Il tasso di natalità in Italia è
bassissimo. Se il manifesto l'avessero fatto gli italiani, avrebbero scritto sì
ai bambini italiani. L'abbiamo fatto noi, che siamo presenti solo al Nord, e
abbiamo scritto padani. Il mio sogno è ancora di avere la Padania in
Europa".
Una Padania ariana?, come si evince dalle caratteristiche
della bambina sul manifesto? "Sempre pronti a strumentalizzare, voi
giornalisti", sbuffa il segretario della Lega, "io sono bianco, ho
gli occhi azzurri e i capelli biondi. I miei fratelli anche. Non è colpa mia.
Se fossi di colore farei figli di colore. Ma sono bianco e i miei spermatozoi
se si accoppiano con una ragazza bianca danno bambini bianchi". E poi non
facciamola tanto lunga, "chiunque se al concorso di Miss Italia vede una
mora pensa che sia meridionale, se ne vede una bionda pensa sia del Nord".
Mica detto e comunque qui non si tratta di concorsi di
bellezza... Esatto, conviene Colleoni che, passando ad argomenti secondo lui
più seri, svacca definitivamente: "Dobbiamo fare più figli per mantenere
le nostre abitudini, le nostre tradizioni, la nostra cultura. Guardi che fine
hanno fatto gli indiani d'America. Li hanno fatti fuori a milioni e
distrutti". Che sia stato l'uomo bianco è un piccolo particolare di fronte
a cui il segretario leghista non si scompone. Prosegue imperterrito: "Per
preservare l'identità occorre un certo numero di abitanti con certe idee.
Quello a cui andiamo incontro non ci piace. Per questo dobbiamo fare più
figli".
Per questo a Caravaggio e a Palazzago le giunte leghiste
hanno deliberato di regalare 300 mila lire ad ogni "nuovo nato".
Purché papà e mamma siano residenti in quei comuni da un certo numero di anni e
- questa la novità rispetto a quel che già è successo in decine di comuni del
Nord - purché "almeno uno" dei genitori abbia la cittadinanza o
italiana o di un altro paese dell'ue.
In vena di freddure si potrebbe dire che le delibere di
Caravaggio e Palazzago oltre a incentivare la natalità incentivano i matrimoni
misti. Con un tipo come Colleoni è preferibile la domanda piatta-piatta: così
si discriminano gli immigrati extra-Ue. "Quando avranno la cittadinanza
italiana, l'assegno potranno riceverlo anche loro", risponde il segretario
di un partito che agli immigrati non vuole dare neppure il permesso di
soggiorno.
Per la cronaca, il sindaco di Caravaggio è il senatore
della Lega Ettore Pirovano. Per assicurarsi la rielezione, il senatore ha messo
a Caravaggio una scuola elementare "padana" (e sembra che a gestirla
sia Comunione e liberazione). Alle casse comunali la scuola costa 300 milioni
l'anno e, quindi, la pagano anche i non padani. Qualche sera fa Furio Colombo,
ospite di Lerner e Ferrara su La7, ha definito "nazista" la Lega.
Ferrara ha alzato gli occhi al cielo con aria di sufficienza. Veda lui come
definire questo Colleoni da Bergamo e questo manifesto della razza.
La repubblica, 23 marzo 2002 - Zita Dazzi
Il regolamento per l'assegnazione delle case popolari era
stato cambiato poco più di un anno fa per dare la precedenza agli italiani,
togliendo punteggio agli stranieri. Ma ieri il Comune è stato condannato per la
discriminazione nei confronti degli immigrati. La sentenza emessa ieri mattina
dalla prima sezione civile del Tribunale definisce “discriminatorio” il sistema
di assegnazione degli alloggi pubblici, ordina la cancellazione della norma
razzista e il risarcimento dei danni morali e patrimoniali agli stranieri che
sono stati retrocessi nelle graduatorie per le case popolari. È la prima
sentenza di questo tipo in Italia, la prima volta che una pubblica
amministrazione viene condannata ai sensi del testo unico sull'immigrazione, la
legge Turco, che la legge bossifini non modifica negli articoli che riguardano
le “discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Il ricorso era stato presentato nel luglio scorso da tre
cittadini stranieri assistiti dai legali del Sicet e del Cesil, sindacato
inquilini e sindacato stranieri della Cisl. I tre immigrati - due nordafricani
e un'eritrea - erano sotto sfratto e avevano fatto le pratiche per ottenere una
casa popolare, come fanno normalmente gli sfrattati. Ma constatando che quei
signori non avevano il passaporto italiano, la commissione comunale che
stabilisce i punteggi necessari per avere l'assegnazione, aveva attribuito ai
tre extracomunitari cinque punti in meno rispetto ad altri cittadini milanesi
nelle identiche condizioni sociali e di reddito.
Una decisione in linea con quanto stabilito dal nuovo
regolamento sulle case popolari, modificato nel febbraio del 2001 dalla prima
giunta Albertini. C'era stato un ordine del giorno presentato dal Polo che
chiedeva di privilegiare nell'assegnazione delle case pubbliche gli anziani, i
malati gravi e i milanesi con maggiore anzianità di residenza. Ma in consiglio
comunale, la Lega - che allora ancora non faceva parte della maggioranza - fece
un ulteriore emendamento, proponendo di dare cinque punti in più ai cittadini
italiani. L'emendamento fu accolto da An e Forza Italia. E in consiglio,
nonostante le proteste del centrosinistra e di Rifondazione, venne varato il
nuovo regolamento con una delibera firmata dal vicesindaco Riccardo De Corato.
La sentenza di ieri - che condanna il Comune a “cessare il
comportamento discriminatorio” e a risarcire 2.500 euro a ciascuno dei tre
immigrati - cita la norma “in cui dispone l'attribuzione di cinque punti al
richiedente avente cittadinanza italiana”. Non parla invece l'articolo che
premia l'anzianità di residenza. Motivo per il quale De Corato si dice
soddisfatto. […]
Il segretario provinciale della Lega, Matteo Salvini,
invece, va giù pesante e annuncia i gazebo per difendere il “diritto di
precedenza degli italiani” […]
La Padania, 4 aprile 2002 - Rosanna Scardi
Boni: “Pronta l’unità di crisi per tutelare i
diritti della nostra gente”
“Non è assolutamente concepibile che un ultrasettantenne,
milanese da generazioni e che fatica a vivere con una magra pensione, abbia
minori possibilità di ottenere una casa rispetto a un extracomunitario. Del
resto, anche se quest’ultimo ha un regolare permesso di soggiorno, di certo,
non ha contribuito con il proprio lavoro a favorire il benessere del nostro
Paese”. Con queste parole, Davide Boni, capogruppo regionale della Lega Nord,
si ribella alla recente sentenza del Tribunale di Milano. […]
La Padania, 7 aprile 2002
Una fiaccolata contro la sentenza del giudice Paola
Gandolfi che ha definito “discriminatorie“” verso i cittadini non italiani le
norme del regolamento per l’assegnazione delle case popolari milanesi. L’ha
organizzata il Movimento Giovani padani: domani 8 aprile, a partire dalle ore
18.00 si terrà un presidio di fronte a Palazzo Marino per protestare contro la
provocatoria decisione del giudice, che “deve far meditare sui pericoli che i
cittadini possono correre in presenza di un uso politico della magistratura,
come afferma Lorenzo Busi, coordinatore provinciale del MGP - Milano. […]
La Stampa, Interni, 11 febbraio 2002
Ma il sindaco leghista di Treviso dice no
Treviso. “La moschea? Mai finché sarò sindaco”. Gentilini,
sindaco leghista di Treviso, boccia l'idea di De Poli, presidente della Cassamarca
- che aveva proposto di studiare un sistema per favorire l´integrazione degli
immigrati - e rilancia la linea intransigente della Lega nei confronti degli
extracomunitari: “Nessuno mi darà dell'infedele a casa mia”. Ma De Poli trova
un alleato in Tognana. “Sono d'accordo con De Poli, ma sarei contento se
riuscissimo ad assicurare una casa agli extracomunitari”. Il vicepresidente di
Confindustria sfida l'intransigenza leghista chiedendo “uno sforzo collettivo
per favorire l'integrazione degli immigrati”.
La Repubblica, cronaca di Milano, 5 marzo 2002 - Zita
Dazzi
Scuole materne comunali vietate ai bimbi immigrati senza
permesso di soggiorno. Le iscrizioni vengono accettate “con riserva” e la riserva
può essere sciolta solo quando “gli interessati abbiano normalizzato la propria
situazione”, come recita la comunicazione dell'avvocatura comunale,
interpellata per le proteste di alcune famiglie.
La prima a scagliarsi contro l'originale regolamento del
Comune di Milano è Livia Turco, ex ministro della Solidarietà, firmataria con
Giorgio Napolitano della legge 40 del '98 sull'immigrazione. “Persino la
vergognosa legge Bossi Fini non ha il coraggio di toccare gli articoli dedicati
al diritto all'istruzione commenta […] Un'altra voce indignata è quella di don
Gino Rigoldi, fondatore di Comunità nuova: […] La scuola è un diritto
sacrosanto, intoccabile per tutti i bambini, qualunque sia la posizione
amministrativa delle loro famiglie”.[…]Sconcerto e condanna anche nelle parole
di Marilena Adamo, consigliere comunale Ds: “[…] è pazzesco che i bimbi
immigrati possano ottenere l'iscrizione nelle
Materne statali, ma non in quelle comunali. Così si crea
un doppio regime […] Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei Minori, non
vuole polemizzare col Comune, ma ricorda un principio
Cardine della legge italiana: “I bambini, anche quelli
stranieri non accompagnati, hanno diritto a tutte le garanzie”.
La Repubblica, cronaca di Milano, 5 marzo 2002
“Non è questione di pregiudizio, o di razzismo. Non
prendiamo a scuola bambini senza permesso di soggiorno per tutelarli
meglio”.Bruno Simini, assessore all'educazione nella giunta Albertini, difende
a spada tratta una regola che è stata stabilita ancora prima che lui entrasse
in carica. […]
“Intendo dire che il Comune prima di accettare
l'iscrizione dei bambini a scuola vuole informazioni chiare sulle famiglie.
Come facciamo ad accettare nelle scuole bambini dei quali non si sa nulla?”.
- Ma le leggi italiane e le convenzioni internazionali sui
minori stabiliscono il contrario.
“Le leggi italiane e le convenzioni dell'onu parlano della
scuola dell'obbligo, quindi delle elementari e delle medie, non delle materne
comunali. […] “Insomma, noi vogliamo avere chiaro da dove arrivano questi
piccoli, mica possiamo consegnarli in mano al primo che arriva. È anche una
questione di responsabilità. Noi dobbiamo porci il problema di conoscere chi si
affaccia ai servizi, è determinante capire che cosa c'è intorno. Ma non è solo
questo”.
- Cioè?
“Cioè, la nostra scelta dipende da un fattore di equità.
Se accettiamo i clandestini, dovremo lasciare fuori qualcun altro, milanesi o
magari anche figli di immigrati in regola. Noi dobbiamo essere equi ed evitare
che gli irregolari scavalchino chi ha più diritto”. […]
La stampa, cronaca di Torino, 10 marzo 2002 - Emanuele
Minucci
“E no, stavolta Ventriglia mi ha stufato. Se proprio vuole
continuare a fare propaganda politica abbia almeno il buon gusto di farlo nelle
sedi opportune e non quando veste i panni di pubblico ufficiale. Adesso ha
passato il segno: gli togliamo la delega a celebrare i matrimoni: il suo
teatrino elettorale è incompatibile con la fascia tricolore”. Il sindaco
Chiamparino, ieri mattina, ha proprio perso la pazienza. A fargliela perdere è
stato il capogruppo di An in Comune Ferdinando Ventriglia. L´argomento che è
costato la fascia “di rappresentanza” al consigliere comunale? La questione dei
matrimoni misti. O meglio, l´ennesimo personalissimo show in materia di
matrimoni misti da parte di Ventriglia. Non è la prima volta, infatti, che il
capogruppo di An manifesta il proprio dissenso a unire in matrimonio una coppia
mista di cui un componente risulti irregolare. Qualche settimana fa, alla
Tesoriera, di fronte all´incredulità di centinaia di invitati, Ventriglia si
era rifiutato di sposare una coppia romena. A salvare le sorti dell´unione, e
la sposina da una crisi di nervi, niente meno che il sindaco Chiamparino, il
quale era lì, a sua volta, per sposare una coppia di amici. […]
Ieri mattina, la replica dello show. Ventriglia stavolta,
preferisce i panni del consigliere obbediente che “obtorto collo” dal momento
che il sindaco lo obbliga a procedere, unisce sì in matrimonio due giovani di
cui lei bella, alta, bionda, romena e priva di documenti, ma non rinuncia a
prendersi la rivincita. Come? Prima di dare inizio alla cerimonia li avverte (con
tanto di modulo prestampato) che il giorno dopo andrà a denunciare il fatto
alla Procura della Repubblica. […] “Questa farsa deve finire [dice il sibdaco].
Se proprio Ventriglia vorrà continuare a sostenere che il Comune commette
illeciti lo farà in sedi più opportune, senza rovinare il giorno più bello a
tante coppie”.
Cosa dice la legge
Un cittadino italiano può sposare un cittadino
extracomunitario, anche se clandestino. La norma di stato civile è chiara e non
ammette eccezioni. Impone a chi sta celebrando il matrimonio soltanto di
verificare l´identità di entrambi gli sposi e se possano contrarre matrimonio.
Non dice, invece di indagare sullo stato di clandestinità di uno dei due
coniugi. E se fossero unioni di comodo? Se servissero soltanto a chi è entrato
illegalmente nel Paese, a sanare la sua posizione, pagando magari una
consistente mazzetta ad un marito, oppure una moglie, “a tempo”? Le norme di
stato civile non affrontano neppure questo problema. Si limitano a stabilire
che una volta sposati i coniugi possono presentarsi in Questura e chiedere il
permesso di soggiorno, esibendo il certificato di matrimonio rilasciato subito
dopo la cerimonia. Niente altro. Eventuali controlli su coppie “sospette”
competono alla Polizia.
La Padania, 13 marzo 2002 - Stefano Galli
Solidarietà a un consigliere di An
Esistono anche i “matrimoni-sanatoria”, unioni tra una
persona in possesso dei diritti della cittadinanza e chi quei diritti tenta di
acquisire con la scorciatoia di un sì pronunciato in chiesa o in municipio. Lo
denuncia Stefano Galli, vice capogruppo della Lega Nord alla Regione Lombardia,
intervenendo su un episodio che ha avuto per protagonisti il sindaco e un
consigliere di un comune piemontese, capogruppo di Alleanza nazionale. […] “A
nome del mio gruppo - dichiara Stefano Galli - e del mio movimento, esprimo la
mia più sincera solidarietà a quel consigliere comunale, “colpevole” di aver
agito correttamente, con grande senso di responsabilità e coscienza civile.
Infatti, la norma impone al celebrante di verificare l’identità degli sposi e
se possano contrarre matrimonio, ma nulla dice al riguardo dello stato di
clandestinità di uno dei coniugi. Allo stato delle cose, sono chiare e
giustificate le riserve di chi, come il capogruppo di Alleanza nazionale, non
ha voluto prestarsi a correre il rischio di contribuire a sanare situazioni di
irregolarità”.
Una questione che, peraltro, dovrebbe interessare da
vicino anche i sacerdoti della Chiesa cattolica. “Questo problema dei matrimoni
da sanatoria è un aspetto che lo stesso Ruini farebbe bene a considerare,
sempre ammesso che il valore di questa funzione sia rimasto ancora tale per una
certa parte della Chiesa”, quella ammalata di modernismo. D’altra parte, ha
convenuto il vice capogruppo leghista al Consiglio regionale lombardo, questo
rischio sparirà dopo l’approvazione definitiva da parte del Parlamento del
disegno di legge Bossi-Fini sull’immigrazione.
La Padania, 7 febbraio 2002 - Paolo Bassi
Il Parlamento europeo approva una delibera che vorrebbe
concedere i diritti politici agli extracomunitari
Multietnici anche in cabina elettorale. […] Nel documento,
approvato a Strasburgo con 286 voti a favore (Pse, Verdi, Comunisti,
Liberal-democratici, Euroscettici, minoranza Ppe, fra i quali Mastella e De
Mita), 222 contrari (Lega Nord, An, Maggioranza del Ppe), si afferma che gli
Stati membri possono estendere l’applicazione del principio della parità di
trattamento con i residenti comunitari anche ad altri settori “come la
partecipazione attiva alla vita politica, compreso il diritto di voto a livello
locale ed europeo”. […]
La notizia della delibera del parlamento europeo non
coglie di sorpresa il senatore Fiorello Provera, presidente della commissioni
Esteri di palazzo Madama e responsabile del Foreign affairs del Carroccio. “Il
voto agli extracomunitari - spiega Provera - è un progetto della sinistra
internazionale che parte da lontano e che conta, soprattutto in Italia,
numerosi sostenitori. L’obiettivo è semplice: quello di recuperare i consensi
persi, allargando il proprio bacino elettorale ai milioni di stranieri che
ormai vivono in Europa”. […]
- Fatte salve alcune defezioni nelle file del Ppe, quasi
tutto il centro-destra europeo ha cercato di opporsi.
“Mi sembra naturale. La Lega e la stragrande maggioranza
della Cdl ritengono che la legislazione non debba essere modificata in questa
direzione, anzi. Se proprio si deve cambiare, pensiamo lo si debba fare in
senso opposto...”.
- Cosa intende senatore?
“Il diritto di voto deve essere l’ultima tappa del
percorso, non solo burocratico, ma anche culturale, che può compiere un
extracomunitario in qualsiasi paese Ue. Questo cammino deve contemplare il
riconoscimento di alcuni nostri valori e principi democratici e la condivisione
di una visione comune del futuro”.
- Diritti elettorali solo dopo aver ottenuto la
cittadinanza e questa solo dietro la condivisione dell’idem sentire della
popolazione autoctona. Ho capito bene?
“Proprio così. È fondamentale una presa di coscienza da
parte dell’aspirante cittadino non solo delle regole e delle leggi, ma anche
delle scelte per il futuro che una comunità decide per realizzare il suo futuro.
Potremmo definirla una “cittadinanza effettiva”, in base alla quale lo
straniero alla fine, pur non rinnegando le proprie radici, si sente cittadino,
italiano, francese, austriaco o più in generale europeo”. […] "Ripeto,
solo dopo diversi anni di permanenza e solo dopo uno sforzo culturale, un
immigrato può capire le logiche che animano e muovono la politica in Europa”.
La Padania, 1 maggio 2002
Una giunta di sinistra ha organizzato prove generali di
voto per gli extracomunitari. Sono otto le liste che parteciperanno il 19
maggio a Rimini alle elezioni del primo Consiglio provinciale degli immigrati,
l’organismo consultivo istituito dalla Provincia per permettere ai 6.800
cittadini extracomunitari regolarizzati di esprimersi sui problemi che
incontrano sul territorio. […] Ad ogni cittadino immigrato è stato inviato a
casa un vademecum (in otto lingue) che contiene tutte le informazioni per
partecipare al voto. Sono stati affissi manifesti e distribuiti volantini. Nei prossimi
giorni la Provincia realizzerà altro materiale informativo concernente le
liste. Tutto a spese dei contribuenti.
La Padania, 5 maggio - Gianluca Savoini
“Una sinistra allo sbando ha scelto quale potrebbe essere
il suo serbatoio di voti del futuro: gli immigrati extracomunitari. E la
vicenda di Rimini lo dimostra ancor più”. Roberto Calderoli, coordinatore delle
segreterie nazionali della Lega Nord e vicepresidente del Senato, ha appreso,
senza meravigliarsi, dell’ennesima “sviolinata” elettoralistica filo-immigrati.
[…]
- Senatore Calderoli… trova negativo il fatto che gli
immigrati possano riunirsi in un consiglio di rappresentanza?
“Ma scusi, parlano sempre di integrazione qui,
integrazione là, eppure tengono a differenziarsi riunendosi in organismi
fortemente caratterizzati. Ciò dimostra che la Lega ha ragione quando teme che
la maggioranza degli extracomunitari presenti sul nostro territorio non voglia
affatto integrarsi, ma imporre alla nostra società di adattarsi alle loro
esigenze e alle loro richieste. In questo modo, e le elezioni in Francia e in
misura minore anche in Inghilterra, si rischia di dare il fiato alle tematiche
razziste, che come leghisti abbiamo sempre rifiutato” […]
- Tornando a Rimini, dopo l’elezione di un loro Consiglio,
cosa potranno chiedere gli immigrati?
“Semplice: il voto alle elezioni amministrative e
politiche. L’iniziativa riminese è soltanto il penultimo gradino prima della
richiesta del voto da parte degli immigrati. Noi ci opponiamo con fermezza a
questa possibilità. Prima bisogna mettere ordine attraverso l’introduzione
della nuova legge sull’immigrazione. Attualmente siamo ancora in balìa della
normativa vecchia, voluta dall’ulivo, la Turco-Napolitano.
Una volta espulsi i clandestini dal paese e regolarizzati
gli ingressi, allora si potrà vedere effettivamente il livello di integrazione
degli extracomunitari da noi. A parte il fatto che il permesso di soggiorno
sarà legato al contratto di lavoro e a nient’altro. Da noi devono votare i
cittadini e fino a prova contraria gli extracomunitari sono stranieri ospitati
nel nostro paese”.
Corriere della Sera, 26 febbraio 2002 - Giovanni Bianconi
ROMA - Un anno fa gli portarono tre senegalesi e un
cingalese, accusati di vendere in strada compact disc contraffatti. Il giudice
Gennaro Francione li guardò in faccia, studiò le carte e li assolse. Non perché
li ritenesse innocenti, anzi, ma “per aver agito in stato di necessità”. Lo
prevede il codice penale, all’articolo 54: per il magistrato quei quattro
extracomunitari, come tanti altri notoriamente “privi di lavoro, in condizione
spesso di schiacciante subordinazione”, avevano violato la legge perché “spinti
dal bisogno di alimentarsi”. Un anno dopo i quattro extracomunitari sono chissà
dove, forse liberi o forse in prigione per la condanna di qualche altro
magistrato. E il giudice Francione del tribunale di Roma si ritrova sotto
procedimento disciplinare, avviato dal ministro della Giustizia Claudio
Castelli che ritiene quella sentenza “abnorme”. […]
Finora il Csm ha quasi sempre assolto le “toghe” finite
sotto procedimento disciplinare per la loro attività giurisdizionale,
considerando l’insindacabilità delle sentenze una diretta conseguenza
dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici. La decisione del ministro
Castelli potrebbe accendere nuovi contrasti nei rapporti già tesi tra politica
e giustizia. E’ giusto chiedere di punire un magistrato per un atto
giurisdizionale sottoposto ai normali ricorsi in appello e in Cassazione?
Perché non attendere gli eventuali rimedi di altri giudici anziché intervenire
con un provvedimento che può assomigliare a un’ingerenza? E se fosse un
precedente per attaccare sentenze considerate più importanti o rilevanti?
Unità, 26 marzo 2002 - c. B.
La delazione con ricompensa pensavamo di essercela
lasciata dietro le spalle, ma purtroppo non è così. “Il Comune rimborsi i
cittadini che segnalano presenze accertabili ed accertate di extracomunitari
irregolari”. A lanciare la proposta di una ‘taglià sui clandestini, è il
segretario cittadino della Lega Nord di Rho, centro del milanese, Fabio
Valneri, firmatario di un “suggerimento” indirizzato all'amministrazione
comunale di centrosinistra.
Una sorta di decalogo con le iniziative da prendere per
“prevenire” e “reprimere” l'immigrazione clandestina. […] Come attività
preventiva, il segretario della Lega indica tra l'altro di affidare ai Vigili
le verifiche dei contratti di locazione e dei contratti di lavoro e
l'istituzione “di un corpo di guardie comunali onorarie” volontarie che,
gratuitamente, controllino “aree dismesse e immobili nelle zone a rischio, per
accertare la presenza di dimoranti abusivi” e “favorire le ordinanze di
sgombero”.
Infine, si arriva al grottesco capitolo sulla “attività
repressiva”. Oltre ai rimborsi per chi denuncia, Valneri chiede l'espulsione
dal territorio comunale “di tutti gli stranieri illegalmente presenti” e
un'ordinanza per identificare e allontanare “questuanti e venditori abusivi,
soprattutto negli spazi antistanti semafori”. Tanto zelo però non va, secondo
Valneri, usato nei confronti dei nostri concittadini o loro discendenti che, da
paesi esteri (come l’Argentina) sono rientrati o intendono rientrare nella
terra d'origine. Insomma, extracomunitari sì, ma solo con il pedigree.
Il Giorno, cronaca di Bergamo, 18 Aprile 2002
Il sindaco Luca Feroldi marcia a tappe forzate verso il
numero chiuso per gli extracomunitari. Così ha indetto per venerdì 26 aprile un
consiglio comunale straordinario, che avrà all'ordine del giorno l'indizione di
un referendum popolare. Il quesito chiederà ai cittadini se è “giusto che sia
prerogativa prioritaria delle amministrazioni comunali stabilire la quota
massima di cittadini extracomunitari che può essere accolta, al fine di
permettere una giusta convivenza civile e sociale”. Feroldi ritiene (e come lui
la pensano molti suoi compaesani) che la percentuale di extracomunitari
residenti a Telgate sia eccessiva e provochi tensioni e problemi sociali.
La Padania, 7 febbraio 2002
Alessandro Cè avverte che “la Lega Nord Padania non voterà
mai una legge sull’immigrazione che preveda la sanatoria indiscriminata delle
colf”[…] Altrimenti […] “si verrebbe a regolarizzare un numero enorme di
persone presenti illegalmente nel nostro Paese” e si consentirebbe a irregolari
e clandestini “di utilizzare artatamente la legge per regolarizzare la loro
posizione previa accordi economici con cittadini italiani”. E questo sarebbe
“un tradimento nei confronti degli elettori che hanno votato il 13 maggio per
la Lega Nord Padania, e conseguentemente per la Cdl-Berlusocni presidente”. La
maggioranza, al Senato, vota intanto una legge per facilitare l’ingresso di
lavoratori extracomunitari in Italia. Ma non si tratta di colf filippine o
imbianchini romeni, bensì di qualificati insegnanti di prestigiosi college
americani. […] La legge approvata, che ha avuto anche i voti del
centrosinistra, va ora all’esame della Camera; essa consente agli insegnanti di
istituti scolastici non comunitari presenti in Italia di presentare la domanda
di ingresso in qualunque momento dell’anno. Unica condizione richiesta è che la
scuola sia presente in Italia da almeno cinque anni. […]
La Padania, venerdì 15 febbraio 2002 - Simone Girardin
Alla fine l’intesa sulla regolarizzazione delle colf è
stata raggiunta. Sarà infatti possibile regolarizzare solo una colf
extracomunitaria per famiglia. Ma guai a parlare di regolarizzazione per altre
categorie di lavoratori extracomunitari dopo l’approvazione del ddl del
governo. “Di questo non se ne parla nemmeno”, ha tuonato ieri il ministro
Umberto Bossi che si è detto comunque soddisfatto dell’accordo raggiunto due
giorni fa. […]
E proprio Francesco Speroni, capo di gabinetto del
ministero delle Riforme istituzionali ha detto che “l’emendamento sulle
collaboratrici domestiche è passato e andrà in Consiglio dei ministri”. E ci
tiene a sottolineare che “Di fronte ad un bisogno sociale come quello di una
famiglia - continua Speroni - abbiamo deciso di fare uno strappo alla regola,
ma regolarizzare i lavoratori extracomunitari impiegati in altri settori, come
in quello della piccola e media impresa, non sarà possibile. Il rischio è
quello di diventare un Paese invaso dai clandestini. […]
La Padania.febbraio 2002
La collaborazione domestica è diventata una necessità e
non più un lusso. A servirsene non è soltanto la alta ma anche la piccola
borghesia, e talvolta persino le persone disagiate, che pur avendo un reddito
basso non rientrano tra quelli che possono usufruire dell’assistenza dello
Stato.
La Padania. 17 maggio 2002
Bossi ha definito “sbagliatissimo il sistema della
famiglia che si basa sulle colf. I figli hanno le braccia e devono imparare a
organizzarsi. Io non ho colf, ho tanti figli che si danno da fare. L’idea della
serva di turno non è formativa in una famiglia con tanti figli, dove il
fratello maggiore deve guardare quello minore”.
La Stampa, 4 maggio 2002
[…] Cdu e Ccd non hanno mostrato di gradire un´altra iniziativa
leghista considerata “estremista”. Umberto Bossi si era presentato in consiglio
con un´idea “aggiuntiva” alla legge sull´immigrazione, un emendamento che
avrebbe imposto ai medici di denunciare pazienti extracomunitari non in regola
con i permessi di soggiorno. Buttiglione gli ha subito fatto notare che
quell´idea sarebbe stata “contraria alla deontologia medica e incompatibile con
la tutela dei diritti umani”; oltre che, spiega chi ha partecipato allo scambio
di battute, incompatibile con la morale cristiana.
Bossi non ha affatto apprezzato quel riferimento
ecclesiale: gli è sembrato l´ennesimo, beffardo sgambetto centrista, e ha
reagito criticando l´eccessiva “influenza” della Chiesa nelle politiche di
Palazzo Chigi. Salvo poi dover ritirare comunque un emendamento che non
dovrebbe essere ripresentato neanche in futuro.
Guerre&Pace, n. 87, marzo 2002 - Moreno Biagioni
[…] Mentre si continua ad attendere una disciplina
organica in materia d’asilo, si introduce, come dice la stessa proposta di
legge Bossi Fini (ddl 795) “una procedura semplificata per il riconoscimento
del diritto anche al fine di non consentire che tale istituto sia utilizzato
impropriamente, al solo scopo di procrastinare o di evitare un provvedimento di
allontanamento per irregolarità di soggiorno”.
[…] È proprio la procedura semplificata ed accelerata
prevista nel ddl che più preoccupa quanti hanno a cuore il dettato
costituzionale, o anche soltanto il rispetto della Convenzione di Ginevra: la
Bossi-Fini infatti porta all’espulsione immediata del richiedente asilo, nel
caso di un esito negativo della sua domanda, senza consentire nei fatti
possibilità di ricorso. Nei casi particolari in cui è dato di ricorrere, spetta
al prefetto, e non al giudice, emettere la sentenza definitiva.
Il manifesto, 1 giugno 2002
L'Alto commissariato dell'onu per i rifugiati ha criticato
ufficialmente la legge Bossi-Fini perché “non offre sufficienti garanzie per i
richiedenti asilo”. E' stato infatti respinto l'emendamento che chiedeva
l'introduzione di un ricorso effettivo contro il respingimento della richiesta
d'asilo.
Il manifesto, 31 maggio 2002 - Andrea Colombo
La destra raddoppia la permanenza nei “centri”, moltiplica
le espulsioni e tenta il furto dei contributi
La maratona prosegue fino a sera. Gli articoli della
Bossi-Fini passano uno dopo l'altro, gli emendamenti vengono falcidiati a ritmo
anche più intenso. Viene approvato il raddoppiamento dei tempi di reclusione
per i clandestini nei centri di permanenza, da 30 a 60 giorni. Va da sé che con
i giorni raddoppierà anche l'affollamento. Sarà dunque necessario ampliare i
centri e costruirne di nuovi. I lavori sono già in corso, nel centro romano di
Ponte Galeria ad esempio, dove si recano i deputati verdi Cento, Bulgarelli e
Zanella dopo aver abbandonato l'aula per protesta. “E' un lager”, confermano al
ritorno. “Con questa legge - proseguono - si introduce l'apartheid in Italia”.
Approvata anche la norma che toglie ai detenuti la possibilità di scegliere tra
carcere ed espulsione. Saranno rinviati al paese d'origine senza più bisogno di
ascoltare il loro parere, e poco male se qualcuno, in patria, rischia la pelle.
La mattanza dei diritti più elementari si svolge in un clima da sagra, con
tanto di festosi gestacci indirizzati agli avversari dai leader della destra.
Più di tutti si esalta il capogruppo di An La Russa, e provoca le indignate
proteste della rifondatrice Valpiana, che gli sta seduta di fronte, e
comprensibilmente se ne lamenta.
[…] La legge prevede [anche] che gli extracomunitari che
tornano a casa perdano i contributi Inps maturati in Italia. L'opposizione
parla di furto, l'An Teodoro Bontempo si schiera a suo favore e riesce a
ottenere che l'emendamento dell'opposizione non venga respinto ma accantonato.
Quando, poche ore dopo, la questione torna ai voti, il Polo fa muro. “Non
possiamo privilegiare gli extracomunitari”, arriva a dichiarare tra un
gestaccio e l'altro La Russa. Il clima si scalda, volano insulti, ma alla fine
D'Alema e Castagnetti, in tandem riescono a riaprire il discorso. “Forse - dice
D'Alema -il governo non ha riflettuto abbastanza. La grande maggioranza degli
extracomunitari viene da paesi che non hanno convenzioni sociali con il nostro
paese. Agli italiani che non maturano la pensione vengono restituiti i
contributi, o se raggiungono metà della pensioine minima, ricevono la pensone.
Verso gli extracomunitari questo provvedimento rischia di rappresentare invece
un sistema di rapina”. Fini, a questo punto, accetta che la questione torni in
discussione nel comitato dei nove. Se ne riparlerà lunedì. Come dei
ricongiungimenti familiari e, se il governo non dovesse confermare l'accordo
con l'Udc, delle regolarizzazioni.
La Repubblica, maggio 2002 - Miriam Mafai
La Casa delle Libertà ha pagato il suo prezzo
post-elettorale alla Lega con un provvedimento che rappresenta uno schiaffo a
ogni norma di civiltà e al rispetto dei diritti umani. La norma, approvata ieri
a Montecitorio, che impone la rilevazione delle impronte digitali per tutti gli
extracomunitari che chiedono un permesso di soggiorno o il suo rinnovo, è una
norma incivile, pesantemente discriminatoria e non giustificata per motivi di
ordine pubblico. Le impronte digitali sono infatti nulla di più che uno
strumento per rilevare l'identità di un individuo.
E dunque, se ha senso procedere alla rilevazione delle
impronte nei confronti di coloro che sbarcano clandestinamente nel nostro
paese, di coloro che siano sprovvisti di documenti o che esibiscano documenti
di dubbia autenticità, non ha nessun senso - e ci esporrà a prevedibili
critiche e proteste dei paesi interessati - chiedere le impronte digitali al
cittadino di un paese straniero (svizzero, americano, canadese, australiano)
che arrivi in Italia per motivi di lavoro e di studio, fornito di un regolare
passaporto rilasciato dalle autorità del suo paese.
Ma è altrettanto inutile e quindi privo di senso, imporre
la rilevazione delle impronte digitali a quei lavoratori immigrati che hanno
già ottenuto un permesso di soggiorno sulla base di una documentazione a suo
tempo fornita e ripetutamente esibita ad ogni richiesta di rinnovo,
accompagnata di norma da una dichiarazione del suo datore di lavoro. La norma,
se venisse approvata anche dal Senato e diventasse legge dello Stato, avrebbe
come unico risultato quello di umiliare uomini e donne che già lavorano nel
nostro paese, producono per le nostre aziende, assistono i nostri malati e i
nostri bambini, vivono qui da anni, qui pagano le tasse e pagano regolarmente i
contributi previdenziali.
Non solo. La norma, quando diventasse legge, avrebbe anche
come risultato quello di complicare e ingolfare il lavoro delle nostre
Questure. Proprio la mancanza di senso, di una qualsiasi ragionevole
giustificazione, rivela la natura tutta ideologica del provvedimento. Un prezzo
da pagare all'arroganza, alla xenofobia e alla rozzezza culturale della Lega di
Bossi.
L'immigrazione è terreno di scontro non solo, come ovvio,
tra la maggioranza e l'opposizione, ma anche all'interno della maggioranza, in
primo luogo tra i centristi della Casa della Libertà e la Lega e gli uomini di
Forza Italia. I primi infatti, per bocca dell'on. Bruno Tabacci, nel corso del
dibattito sulla nuova legge Bossi-Fini hanno già proposto di regolarizzare la
posizione di quegli immigrati che, entrati in Italia da clandestini hanno oggi
un lavoro regolare, regolari documenti di identità e la fedina penale pulita.
La Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno già dichiarato
irricevibile l'emendamento, che risponde non solo agli interessi dei lavoratori
ma anche a quelli di molte delle nostre aziende. Sarebbe assurdo infatti e
incivile espellere dei lavoratori ormai integrati nel nostro paese per farli
rientrare successivamente sulla base di una nuova chiamata. Qui non siamo in
presenza di "buonismo" o di cedimento al cosiddetto
"multiculturalismo", ma in presenza di interessi concreti, legittimi
che rischiano di essere ignorati e respinti per meri motivi ideologici e di
propaganda da coloro che sperano di trarre un vantaggio dall'ondata xenofoba
che già si manifesta in Europa e rischia di avvelenare il clima del nostro
paese, scardinando ogni principio di tolleranza, civiltà e rispetto per i
diritti umani.
Attenzione, però. Anche in Europa il vento, e
l'orientamento della pubblica opinione, potrebbe cambiare. Tutti ricordiamo la
campagna elettorale di Pim Fortuyn e poi, dopo il suo assassinio, della sua
lista a difesa della identità culturale olandese, messa a rischio, si diceva,
dalla immigrazione extracomunitaria. Ebbene, quel gruppo parlamentare che, dopo
le elezioni del 15 maggio, è il secondo nel Parlamento olandese, ha proposto in
questi giorni una legge non per la espulsione, come si potrebbe immaginare, ma,
al contrario, per la regolarizzazione di quegli immigrati che, entrati
illegalmente in Olanda, abbiano oggi una occupazione regolare. Una norma dunque
che assomiglia come una goccia d'acqua all'emendamento proposto dall'on.
Tabacci.
Su questo emendamento si misureranno, nei prossimi giorni,
le forze della maggioranza, la capacità dei "centristi" di sostenere
una posizione condivisa, per motivi diversi, non solo da gran parte del mondo
cattolico e delle forze imprenditoriali, ma anche dalla maggior parte di una pubblica
opinione che rifiuta di identificarsi con i furori razzisti della Lega.
La Repubblica, maggio 2002 - Appello
Noi, che amiamo l'Italia per la sua cultura, la sua
bellezza e le sue tradizioni, e che siamo legati a questo Paese anche da
frequenti rapporti di lavoro, siamo indignati dalla decisione di richiedere le
impronte digitali solo agli extracomunitari. È una norma che calpesta un
fondamentale diritto umano, quello dell'uguaglianza, e cede al vento xenofobo
che attraversa l'Occidente, facendo di ogni immigrato un potenziale criminale.
Anche noi saremo obbligati a fornire le nostre impronte: ma è a nome di tutti
quelli che non hanno voce, delle migliaia di uomini e donne che sono costretti
a fuggire dai loro Paesi, ed emigrano nella speranza di una vita più dignitosa,
che chiediamo al Parlamento e al governo italiano di fermarsi e di cancellare
una norma così odiosa. Il problema dell'immigrazione è cruciale in tutta
l'Europa. Ma non si affronta con misure emotive e discriminatorie.
Gore Vidal scrittore - Tahar Ben Jelloun scrittore - Bob
Wilson regista e coreografo - Zubin Mehta direttore d'orchestra - Susan Sontag
scrittrice - Tobey Maguire attore - Luis Sepulveda scrittore - Richard
Lowenstein regista - Lui Bacalov compositore - Myung-Whun Chung direttore
d'orchestra - Cherif regista teatrale - Younis Tawfik scrittore - Martha
Argerich pianista - Joseph Kosuth artista - Mrinal Sen regista - Peter Scarlet
direttore di Cinemateque Francaise - Toni Thorimbert fotografo - Igli Tare
giocatore del Brescia - Kewullay Contè giocatore del Venezia - Erjon Bogdani
giocatore della Reggina - Akeem Omolade giocatore del Torino - Idris Sanneh
commentatore sportivo - Fouad Allam docente all'università di Trieste, saggista
- Karl Potter musicista - Victoria Munsey traduttrice e membro della Chiesa
Valdese - Amik Kasoruho scrittore e intellettuale - Nabil Ben Salameh cantante
dei Radiodervish - Bintu Lo operatrice commerciale
Il manifesto, 30 maggio 2002 - Manuela Cartosio
Parla Livio Pepino, presidente di Magistratura
democratica: “Così si lede il principio di uguaglianza”
Contrario alle impronte digitali “per tutti”, sia per gli
italiani che per gli stranieri; contrarissimo alle impronte “solo per gli
immigrati” quando chiedono o rinnovano il permesso di soggiorno. Per Livio
Pepino, presidente di Magistratura democratica, l'emendamendo alla Bossi-Fini
approvato ieri alla Camera è “una discriminazione odiosa e non giustificata”.
Odiosa, perché lede il principio di uguaglianza. Ingiustificata, perché già ora
le autorità di polizia possono, anzi devono, rilevare le impronte digitali di
chi - italiano o straniero - non è in grado di dare “contezza di sé”.
- A cosa serve, allora, questo di più di disuguaglianza?
Serve a corroborare la cultura dello straniero come
soggetto potenzialmente pericoloso e delinquente, quindi da marcare stretto.
Voglio proprio vedere se saranno coerenti. Prenderanno le impronte anche ai
cittadini statunitensi, ai preti che da tutto il mondo vengono a studiare in
Vaticano, al bambino immigrato compagno di scuola di nostro figlio?
- Il diritto duale, per la verità, non è una scoperta
della Bossi-Fini.
Purtroppo la legge Turco-Napolitano ha già intaccato il
principio di uguaglianza. Se un italiano non esibisce i documenti è punito, ai
sensi dell'articolo 651 del codice penale, a un mese di galera. Uno straniero
rischia sei mesi. Se un italiano ruba una scatola di biscotti in un
supermercato è punito per quel reato; un immigrato rischia, come pena
aggiuntiva e quindi differenziata, la revoca del permesso o della carta di
soggiorno. I centri di permanenza temporanea hanno reintrodotto, solo per gli
immigrati, la dentenzione amministrativa, roba da stato premoderno quando si
mettevano in galera gli “oziosi e i vagabondi”, anche se non commettevano reati
penali. Altra palese disuguaglianza - non imputabile però alla Turco-Napolitano
- è la negazione del diritto di voto, persino alle elezione amministrative,
agli immigrati che risiedono da anni in Italia, producono ricchezza e pagano le
tasse. Il diritto di voto lo si dà, invece, agli italiani residenti all'estero,
compresi quelli che non sanno neppure dove sta l'Italia sulla carta geografica.
Il diritto del sangue lo estendiamo alla terza o quarta generazione, quello del
suolo non lo riconosciamo affatto.
- Chi critica le lesioni all'universalità dei diritti
trova sempre la stessa replica: anche gli altri paesi europei si comportano
così con gli immigrati, perché non dovremmo farlo in Italia?
Tutta l'Europa ha nello stesso tempo bisogno e paura degli
immigrati. Per questo reagisce con tentativi miopi o dissennati per contenere
gli arrivi, fabbrica clandestinità e ricorrenti sanatorie. E' una politica
irrazionale. Che vada per la maggiore in Europa non è una buona ragione per
condividerla. C'è scarso ascolto per chi, come Md, è convinto che gli immigrati
sono la questione democratica del futuro. I numeri e il senso comune
nell'immediato sono contro di noi. Non rinunciamo a lavorare per cambiarli nel
medio e nel lungo periodo.
- Il bisogno (delle famiglie italiane) produce
mostriciattoli come la sanatoria per le colf e le badanti che lega il loro
diritto a restare in Italia alla sopravvivenza dell'anziano da accudire (per
questo il permesso di soggiorno dura solo un anno). In mancanza di meglio,
accettiamo una bruttura che rasenta il servaggio.
La regolarizzazione della badanti conferma che lo
straniero deve restare ospite perpetuo. Il diritto a restare è sottoposto al
rischio perenne di revoca. Finché servi puoi rimanere, quando smetto d'aver
bisogno di te, devi tornare a casa. Sulla precarietà non si costruisce nulla di
buono, tanto meno la sicurezza. La legge Bossi-Fini è crudele e, nello stesso
tempo, ipocrita e astratta. Chi l'ha scritta sa benissimo che se il vecchietto
nel frattempo defunge, la badante non torna al suo paese. Resta e, se non trova
immediatamente un altro lavoro, diventerà irregolare. La dichiarazione
universale dei diritti dell'uomo ha sancito il diritto di tutti gli esseri
umani di muoversi, di partire per cercare altrove migliori condizioni di vita.
Ai migranti neghiamo il diritto d'arrivare. Arrivano lo stesso e, una volta
qui, una legge come la Bossi-Fini fa tutto il possibile per farli stare male.
La padania – 17 giugno 2003
Il problema dell'immigrazione
clandestina alla vigilia del Consiglio dei ministri di venerdì
Bossi: Due mondi che non devono
contaminarsi ma riformare nel nome e nell'interesse del popolo
Ministro Bossi, lei ogni tanto lascia parlare il popolo
attraverso di sé: ho capito bene?
«Ogni tanto, ogni tanto... Non fa male che la parola del
popolo e del popolino arrivi a destinazione...».
Nei palazzi? È come se fosse un calcio nel sedere?
«A volte, anche se questa volta mi sembra più un lavoro
poco amichevole di un giornalista».
Ma perché sull’immigrazione ci sono tutte queste
difficoltà. Non solo la sinistra è a favore dell’immigrazione libera, ma, a
quel che si capisce, anche buona parte della Casa delle Libertà?
«Perché l’immigrazione è una delle cose su cui giocano
frontalmente gli illuministi e i globalizzatori da una parte, e gli
universalisti e i difensori dei popoli dall’altra parte».
Semplifichi: sono parole poco chiare per i lettori.
«Da una parte abbiamo quelli che ritengono che l’Occidente
coincida con un sistema di valori, cioè con delle idee, e non con dei
territori. Questi valori sono l’illuminismo, la democrazia sociale, eccetera.
Sono valori da condividere per gli illuministi...
La padania – 17 giugno 2003
«Si guardi bene dal gettare discredito sulla Chiesa:
perché verrà il giorno in cui il ministro Bossi dovrà rendere conto delle
accuse ingiuste, gratuite, ingenerose e gravi che ha lanciato contro di noi».
Non ha atteso alcuna conferma né smentita ufficiale, il presidente della
Commissione Cei per le migrazioni, il vescovo di Caltanissetta Alfredo Maria
Garsia: è bastata la presunta intervista del Corriere della Sera per lanciare
un’anatema [sic] in piena regola,
riferito alle frasi dell’articolo in cui si parla di «manovre politiche»
perpetrate contro la legge Bossi-Fini da «certa sinistra e certe forze
cattoliche che avevano costruito un bel giro d’affari, un giro di miliardi
intorno all’immigrazione. Hanno venduto Gesù Cristo».
Al presule, abbastanza sconosciuto da poterlo ascrivere
senz’altro alla più anonima burocrazia ecclesiastica, rivolgiamo tre semplici
domande:
1)
La
“santa pazienza” della Chiesa va esercitata solo nell’accoglienza ai
clandestini e nella tolleranza vero i loro misfatti o si estende anche ai
diritti dei cittadini, che vivono sulla loro pelle le nefaste conseguenze della
politica delle “porte aperte a chiunque”? Oppure, ancora, si estende anche ai
rappresentanti del popolo, come l’on. Bossi, che si permettono di dissentire da
questa linea di pericolosissimo buonismo?
2)
I
cattolici di sinistra, che un tempo si chiamavano “compagni di strada” delle
falangi marxiste - o anche, secondo alcuni, “utili idioti” - sono un’invenzione
della propaganda leghista 2003 o non piuttosto una realtà politica tipicamente
italiana da 50 anni, beatificata dal papato giovanneo e dalla deriva
post-conciliare, dopo che Pio XII aveva provveduto a scomunicare chi voleva
unire la fede nella Crocifissione e quella nel gulag?
3)
L’identità
cristiana e i suoi valori sono difesi dalla Lega - nel governo nazionale, nelle
amministrazioni locali, nelle realtà del territorio - o dai progressisti di
tutti i colori, alleati degli immigrati, che sono quasi riusciti a trasformare
il Paese in un crogiolo di fedi in cui una vale l’altra (anzi meglio nessuna,
perché tanto conta solo mammona)?
La padania – 18 giugno 2003
Lo annunciano tre studiosi dell'università "La Sapienza":
arriveranno dall'area subsahariana
Pubblichiamo integralmente un articolo
di Corrado Giustiniani apparso su Il Messaggero di ieri in cui tre studiosi dell’università
“La Sapienza” di Roma annunciano la possibile invasione del nostro Paese da
parte di 130 milioni di subsahariani
ROMA - Siamo entrati in un secolo di grandi migrazioni.
(...)
Un altro studio, condotto dal Dipartimento di demografia dell’università
“La Sapienza”, e firmato da Antonio Golini, Salvatore Strozza e Gerardo Gallo,
ci avverte che, nei prossimi decenni, non saranno più tanto i giovani
maghrebini e nordafricani a premere per raggiungere l’Eldorado della riva Nord
del Mediterraneo, quanto quelli della regione al di sotto del Sahara, ancora
più poveri e più disperati. Di quali dimensioni potrebbe essere quest’onda
d’urto? La risposta è impressionante: 128 milioni di possibili migranti.
Il conto è presto fatto. «I paesi dell’africa sub-sahariana
- scrivono i tre studiosi - avranno una fortissima variazione positiva dello
stock di popolazione compresa tra i 20 e i 39 anni d’età: si passa infatti da
un incremento di 70 milioni di unità nel periodo 1980-2000 ad uno di 127,6
milioni nel ventennio che va dal 2000 al 2020». Una piccola parte di questa
pressione sta già trovando un canale di sfogo verso la Libia, dove i primi
gruppi di migranti dell’africa nera attendono di essere traghettate verso
l’Europa e il suo avamposto nel Mediterraneo, la nostra penisola.
Ma il grande esodo avverrà quando i paesi subsahariani
avranno migliorato il loro livello di vita. Parrà infatti strano, ma non è la
povertà estrema che genera migrazione: bisogna avere infatti un po’ di soldi da
parte, per decidersi a lasciare la propria terra. Il primo Nord per le
popolazioni in età lavorativa di questi paesi sarà il Maghreb, ed è qui che una
parte dei migranti si stabilirà. La spinta successiva, l’Europa. (...)
Ecco il dilemma, per un’europa ricca, sviluppata e poco
prolifica che, all’opposto dell’africa subsahariana, perderà 33 milioni di
persone tra i 20 e i 39 anni di qui al 2020. - da Il Messaggero
La padania – 18 giugno 2003
Calderoli rinfresca la memoria corta dei
centristi
GIULIO FERRARI - La sdegnata reazione dei centristi della
Casa delle libertà alle (presunte) dichiarazioni di Umberto Bossi su
clandestini e cannoni è viziata da un farisaico “vuoto di memoria”. A
rinfrescare i ricordi dei modesti epigoni della Balena Bianca ci pensa Roberto
Calderoli, citando la bellicosa presa di posizione con cui Pierferdinando
Casini si atteggiò a paladino della linea dura sull’immigrazione. Nel 1999,
precisa il vice presidente del Senato, l’allora segretario del Ccd dichiarò
testualmente che «con gli scafisti ch scaricano sulle coste centinaia
d’immigrati clandestini siamo in guerra.
Oggi si deve poter sparare». Un’affermazione d’inconsueta
durezza per un’esponente del moderatismo cattolico che scatenò una ridda di
polemiche. Anche la Caritas reagì con veemenza, stigmatizzando le parole di
Casini, peraltro supportate da Carlo Giovanardi, il ministro dell’udc che ora
esprime i giudizi più duri contro la presa di posizione attribuita a Umberto
Bossi. Ma Casini, allora, si fece beffe anche delle critiche di provenienza
ecclesiale, sostenendo di avere il diritto di fare scelte politiche diverse da
quelle della Gerarchia. E dimostrò di voler andare sino in fondo, facendo
presentare dal suo gruppo un disegno di legge per autorizzare i militari di
frontiera a far uso delle armi contro i clandestini che non rispettassero
l’intimazione dell’alt.
Oggi invece i centristi giocano il ruolo dei “buoni” nella
coalizione di centrodestra, persino con Giovanardi che attribuito all’effetto
del caldo le “dichiarazioni” di Umberto Bossi. Centristi che fanno quadrato
intorno ai ministri dell’interno e della Difesa, accusati dalla Lega di ben
poca incisività nel contrasto all’immigrazione clandestina. Giuseppe Pisanu e
Antonio Martin sono, infatti, nel mirino di Calderoli. «Il sentire, in materia
di immigrazione, il ministro dell’ Interno, dichiarare che non è “ministro di
polizia” e quello della difesa sostenere che la marina militare non debba
ricorrere all’uso della forza mi fa venire in mente quelli che vorrebbero fare
i medici ma svengono alla vista del sangue», dichiara il vicepresidente del
Senato. E l’emergenza clandestini si candida a piatto forte della verifica di
governo.
L’Unità del 16 giugno 2003
Walter Veltroni, sindaco di Roma: “Da italiano sono
rimasto addolorato nel sentire un ministro della Repubblica auspicare colpi di
cannone contro gli immigrati. Una cosa è volere limitare l'afflusso degli
immigrati, un'altra è auspicare i colpi di cannone contro chi fugge da
situazioni disperate. Fa male sentire certe frasi dette da un ministro della
Repubblica”.
Dario Franceschini, coordinatore nazionale della
Margherita: “Le affermazioni di Bossi sono istigazione a delinquere e
richiedono un intervento immediato del presidente del Consiglio”.
Vannino Chiti, coordinatore della segreteria nazionale dei
Ds: “Se un leader politico invita all'uso di cannoni contro povera gente
costretta a cercare altri Paesi per avere una possibilità di vita, è gravissimo
e cinico. Che lo dica un ministro della Repubblica è inammissibile”.
Rocco Buttiglione, ministro delle Politiche comunitarie:
“Noi non prenderemo mai a cannonate le barche di disperati che vengono nel
nostro Paese. Salvare la gente in mare è un dovere morale prima che politico,
dopo si possono anche rispedire le persone a casa. Siamo un Paese cristiano e
umanista, noi la gente in mare non l’ammazziamo”.
Marco Follini, segretario dell’Udc: “Accogliere i
clandestini con le cannnonate è un’idea troglodita. Bossi vuole sentire il
rombo delle cannonnate, tanti altri vorrebbero sentire il silenzio di Bossi”.
Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il
Parlamento: “Spero si sia trattato solo di una battuta. Certi limiti non si
possono superare”.
Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo:
“Solo dei barbari possono parlare in questi termini, e solo a causa della
calura estiva si può dire che i problemi si risolvono con le cannonate”.
Stefano Boco, capogruppo dei Verdi al Senato: “Ci
chiediamo come Berlusconi possa giustificare tali atteggiamenti proprio nel
semestre di presidenza italiana dell’Ue. La legge Bossi-Fini si è rivelata un
totale fiasco”.
Corriere della Sera – 17 giugno 2003
Polemiche dopo l'intervento del ministro
per le Riforme istituzionali. Veltroni: “Mi fa star male sentire queste parole”
MILANO - Dopo la valanga di polemiche seguite alla sua
intervista pubblicata lunedì sul Corriere della Sera, Umberto Bossi smorza i
toni e puntualizza il suo pensiero sull'emergenza clandestini. “Il contenuto
dell'intervista pubblicata sul Corriere della Sera con il titolo
"Cannonate per fermare i clandestini", non rispecchia il mio pensiero
e nemmeno il senso delle mie risposte”, ha detto il ministro per le Riforme
istituzionali Umberto Bossi in una nota diffusa dall'ufficio stampa del
ministero. Ma il Corriere della Sera conferma il contenuto dell'intervista
rilasciata domenica 15 giugno dal ministro per le Riforme, Umberto Bossi, a
Fabio Cavalera.
L’Unità – 11 ottobre 2002 - striscia rossa in prima de
l’unità
“Secondo il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli
(Lega Nord) bisogna istituire la castrazione per i colpevoli di stupro. Come
farlo, è un trascurabile dettaglio”.
Ansa, 8 ottobre, ore 20.11.
Il Calderoli è migliorato. In passato aveva suggerito
l’uso di coltelli da cucina.
(ANSA) - TRENTO, 28 GENNAIO 2003
Iniziativa comune Calliano, polemiche
Il Comune di Calliano, in Trentino, assegnerà nei prossimi
giorni i primi assegni da 520 euro ciascuno alle famiglie del luogo che hanno
avuto un figlio nel 2002. L' assegno di natalità non e' una novità per il
Trentino ma lo e' la clausola del Comune di Calliano che premia solo i cittadini
italiani residenti in Trentino da almeno 5 anni.
Secondo il sindaco, Andrea Benoni, che regge una
giunta di centrodestra, a forte maggioranza leghista, la clausola non ha alcun
intento discriminatorio ma solo quello di favorire le famiglie locali e di
invogliarle a rimanere a Calliano anziche' spostarsi in città. Per le
opposizioni, invece, si tratterebbe di una discriminazione, probabilmente
incostituzionale, nei confronti dei cittadini italiani che non siano in
Trentino da almeno cinque anni e dei cittadini stranieri.
La questione e' stata amplificata anche dalla visita a
Calliano fatta nei giorni scorsi dal vicepresidente del Senato, Roberto
Calderoli, che ha inaugurato la nuova sede della Lega
Nord del paese. In quell'occasione Calderoli ha plaudito
all'iniziativa del Comune, affermando che potrebbe essere estesa anche a
livello nazionale. Ma il sindaco Benoni precisa che Calderoli ha plaudito anche
ad altre iniziative ideate dal Comune per incentivare i residenti a restare in
paese, come i contributi per l' acquisto di computer o i premi per tesi di
laurea su argomenti locali.
''Non facciamo certo regolamenti contro qualcuno -
dice il sindaco - ma a favore della nostra comunità. Non vedo che cosa c'
entrino gli extracomunitari''.
Calliano, centro agricolo di 1.031 abitanti situato a metà
strada fra Trento e Rovereto, ha avuto 13 nati nel 2002. Il premio di natalità
e' stato proposto per la prima volta nel
Bilancio dello scorso anno e quest'anno saranno quindi
assegnati i primi premi. Il Comune ha deciso di riproprorre il premio anche per
il 2003.
Ansa - 27 gennaio 2003
Immigrazione: Donati (gc), Bossi-Fini
legge inumana.
(ANSA) – PERUGIA - ''Un giovane tunisino e' in fin di
vita nel reparto malattie infettive del Policlinico di Perugia, ma la madre non
puo' raggiungerlo perche' la legge Bossi-Fini glielo impedisce'': e' quanto
sostiene, in una nota, il consigliere regionale Maurizio Donati, del gruppo
misto comunista.
Donati riferisce che si tratta di ''un giovane
immigrato che ha contratto una malattia tremendà' e che e' assistito ''solo dal
personale ospedaliere, che pietosamente cerca di confortarlo. La madre del
ragazzo, disperata, telefona ogni giorno dal suo paese per avere notizie sul
terribile decorso della malattia che ha colpito questo suo figlio. Vorrebbe
raggiungerlo in Italia, per assisterlo o, almeno, riabbracciarlo un' ultima
volta prima della morte. Ma non puo', non glielo concede - conclude Donati -
una legge inumana, la Bossi-Fini, che gli nega il visto per il ricongiungimento
e che non rispetta neppure il dolore della morte''.
Repubblica 17 gennaio 2003
L'iniziativa è di due consiglieri
leghisti di Trento:
"Sul treno Verona-Bologna la
situazione è insostenibile". La Lega: "Vagoni separati per gli
extracomunitari"
TRENTO - Dopo aver visto ronde, richieste di impronte dei
piedi, quartieri ghetto, ecco che il mosaico dell'intolleranza si completa con
una nuova casella: l'apartheid ferroviario. E' quello proposto dai consiglieri
provinciali di Trento della Lega Nord, Erminio Boso e Sergio Divina. I due, in
un'interrogazione, chiedono la creazione di vagoni dei treni riservati agli
immigrati extracomunitari, divisi da quelli per i pendolari italiani. Il
motivo? "Far rispettare le normali regole di convivenza civile".
Pietra dello scandalo è il treno regionale delle 7.45,
Verona-Bolzano. A sentire i due leghisti un "numero considerevole di
extracomunitari che, senza premura per gli altri passeggeri, si accampano a
dormire sui posti a sedere togliendosi scarpe e scarponi ed occupando in questo
modo i sedili anche per gli altri viaggiatori". Un'invasione che
penalizzerebbe gli italiani, che sarebbero così "ammassati" o
resterebbero in piedi.
Che fare allora? Migliorare il servizio? Oppure, visto
l'affollamento, aumentare i vagoni? Nulla di tutto questo. La Lega chiede alla
Provincia di Trento di intervenire presso le autorità ferroviarie perché
vengano allestiti "vagoni appositi per gli extracomunitari e vagoni
appositi per i poveri italiani i quali, rispettando le normali regole civili,
si siedono ed occupano un solo posto".
E visto che siano in tempo di Bossi-Fini, perché, chiedono
i leghisti, non "controllare il percorso fatto quotidianamente dagli
extracomunitari"? Perché non chiarire "le motivazioni della loro
presenza in mumero così massiccio"? Perché non verificare che siano in
regola con la legge Bossi-Fini e "fare rispettare i normali comportamenti
civili"?
Dicembre 2003 - La redazione della rivista
"Guerre&Pace". Milano
Il senatore Stiffoni ha dichiarato, secondo quanto
riportato domenica 23 novembre da vari giornali e da lui non smentito
(limitandosi a lamentare al TG3 che le sue dichiarazioni fossero
State rese pubbliche): "l'immigrato non è mio
fratello, ha un colore della pelle diverso. Peccato che il forno crematorio
del cimitero di Santa Bona [a Treviso] per loro non sia ancora pronto".
Si tratta di un intollerabile incitamento all’odio
razziale. È vergognoso che mentre anche gli esponenti politici fino a qualche
tempo fa più improbabili fanno mostra di condannare le "leggi
razziali" fasciste, un parlamentare della loro maggioranza ostenti con
sfacciata arroganza l’ideologia che vi stava alla base, alimentando quel clima
razzista in cui poterono maturare oltre cinquant’anni fa le stragi naziste di
ebrei, slavi e "diversi".
Chiediamo a senatori, deputati e gruppi politici
democratici immediate e adeguate iniziative di denuncia a livello del
parlamento e dell’opinione pubblica facendo nostra la richiesta “che il
senatore Stiffoni venga allontanato dal Parlamento italiano, garante dei
principi della nostra Costituzione", avanzata da Pax Christi Verona in un
comunicato diffuso anche dalla testata on line "Grillonews".
Repubblica – 31 dicembre 2003
Polemica per un'intervista alla Padania. Castagnetti:
parole irresponsabili, non può fare il ministro.
An lo attacca: minaccia improbabili crisi di governo,
spieghi che le regole vanno rispettate.
Milano – Domande e risposte tratte dall'intervista di
Umberto Bossi pubblicata ieri sulla “Padania”. Si parla dei Cobas del latte, i
duecento allevatori che una settimana fa avevano paralizzato per due giorni la
tangenziale per Milano:
“Non le sembra , ministro, che i Cobas del latte siano
stati troppo moderati nelle loro manifestazioni?”
“Questo sì”, risponde Bossi, “finora sono stati
responsabili. Forse hanno sbagliato a svernare nella stradina accanto alla
villa di Berlusconi. [...] Fare le salamelle sarà anche interessante ma non fa
vincere le cause contro Roma ladrona”.
“Quindi lei pensa che qualcuno li ha attirati in una
trappola per cui sono invisibili all'opinione pubblica padana ?”
“Non c'è il minimo dubbio che sia così. Devono accamparsi
non vicino alla villa di Berlusconi a fare salamelle ma nei pressi di
autostrade e ferrovie.
[...] Stavolta Bossi va più in là, accusando i capi della
protesta di eccesso di moderazione, e spronandoli a fare di più: nonostante che
nei giorni scorsi gli allevatori avessero già schiacciato il piede
sull'accelleratore, abbandonando il presidio davanti alla villa di Arcore del
presidente del Consiglio per invadere per due giorni di fila la tangenziale est
di Milano, all'imbocco dell'autostrada per Brescia, con conseguenze devastanti
sul traffico.
[...] Ma sui leader ora piomba la strigliata di Bossi,
“bisogna presidiare le strade e le ferrovie”, una via di mezzo tra un invito ed
un ordine di inasprire la protesta oltre i limiti della legge.
La sortita di Bossi suscita numerose critiche, sia
dall'interno della maggioranza che dall'opposizione.
La più aspra è quella del capogruppo della Margherita
Castagnetti: “Le ultime irresponsabili affermazioni di Bossi creano un problema
ineludibile al capo del governo: cacciare il ministro o accettare di diventare
corresponsabile delle sue parole.
Non si era mai sentito un ministro della Repubblica non
solo solidarizzare con i trasgressori della legge, ma addirittura incitarli al
blocco delle reti di pubblica utilità.
Ma è severo anche il portavoce di An, Mario Landolfi: “E'
auspicabile che il ministro Bossi riesca a trasformare l'ardore che lo
caratterizza nel minacciare improbabili crisi di governo in energico impegno a
spiegare ai cosiddetti Cobas del latte che le regole valgono per tutti e che
perciò vanno rispettate.
E' infatti impensabile che il governo ceda alle pressioni
di qualche centinaio di produttori per inimicarsi 50mila imprese rispettose
delle nuove norme introdotte nel decreto Alemanno”.
Repubblica - 31 dicembre 2003
Galizzi condannò Bossi per una frase pronunciata durante
un comizio
Milano - “Il ministro della Giustizia deve dar corso al
procedimento”: così la Corte Costituzionale bacchetta Roberto Castelli,
ministro della Giustizia, sancendo la sua sconfitta definitiva nel lungo
braccio di ferro con il CSM.
Ministro e CSM si fronteggiavano da tempo, e da posizioni
inconciliabili, su una questione di fatto ma anche di principio: il diritto di
Castelli a porre il veto alla nomina del capo di un ufficio giudiziario. Nel
caso specifico, la Procura della Repubblica di Bergamo, vacante da tempo,alla
cui guida il CSM aveva indicato il Magistrato Adriano Galizzi.
[...] Tra il partito di Castelli, la Lega Nord e Adriano
Galizzi esiste in realtà una vecchia ruggine, che risale al processo in cui
Galizzi giudicò e condannò per istigazione a delinquere Umberto Bossi in
seguito ad un comizio in cui il Senatur aveva annunciato “andremo a stanare i
fascisti casa per casa “.
Lapadania.it – gennaio 2004
Il presidente della Regione Ghigo dice
che c'è bisogno di manodopera straniera ed extracomunitaria per i cantieri di
Torino 2006. NON E' VERO!
Lavoratori nei cantieri delle Olimpiadi
2006: prima i nostri disoccupati
Il Presidente della Giunta regionale del Piemonte ha
annunciato di voler chiedere al governo la revisione delle quote di immigrati
in Piemonte per far fronte alle richieste di manodopera nei cantieri in vista
dell’importante appuntamento olimpico Torino 2006.
La Lega Nord risponde: prima i disoccupati italiani e gli
extracomunitari già in regola nel nostro paese.
"Avviso per chi ha voglia di lavorare" Il
presidente della Giunta regionale del Piemonte Enzo Ghigo dice che c'è bisogno
di manodopera extracomunitaria per i cantieri di Torino 2006 perché non sono
disponibili lavoratori piemontesi e italiani. E' vero? Secondo noi no.
Se sei disponibile a lavorare come operaio per i lavori
delle Olimpiadi Torino 2006 segnala il tuo nominativo alla Lega Nord". E'
l'annuncio che la Lega Nord Piemont ha pubblicato su alcuni giornali piemontesi
e, naturalmente, su La Padania per rispondere alle dichiarazioni del
governatore subalpino che durante l'incontro della Cabina di Regia avvenuto
lunedì 30 giugno scorso ha annunciato di voler chiedere la revisione dei flussi
di manodopera straniera per far fronte alle necessità dei cantieri in vista
dell'importante appuntamento olimpico.
"Non siamo assolutamente d'accordo - ha subito
replicato Roberto Cota, presidente del Consiglio regionale del Piemonte e
segretario nazionale della Lega Nord Piemont nel corso di una conferenza stampa
- sia dal punto di vista politico che nel merito. Dal punto di vista politico
perché Ghigo è un presidente della Casa delle Libertà, supportato da una
maggioranza che è stata eletta in base a un preciso programma elettorale, che
contiene, quale elemento fondamentale, una politica di rigore nei confronti
dell'immigrazione. Entrando nel merito della questione siamo convinti che non
sia vero che occorra manodopera extracomunitaria perché mancano quella
piemontese e padana. Ho già sentito avanzare questo tipo di teorie nel fine
settimana a Stresa, durante il convegno dei giovani imprenditori. Di solito
dietro la richiesta di frenare una politica di rigore sull'immigrazione c'è il
desiderio di utilizzare manodopera a basso costo. Bene, anche sotto questo
punto di vista la Lega Nord dice no, perché questa linea consentirebbe lo
sfruttamento dell'immigrazione clandestina, contro cui noi ci battiamo
duramente. La manodopera c'è, basta offrire condizioni di lavoro dignitose. Inoltre
questo falserebbe il marcato del lavoro, penalizzando i nostri giovani".
"Il nostro paese - ha rilevato il capogruppo della
Lega Nord in Consiglio regionale Oreste Rossi - ha un tasso di disoccupazione
del 9 per cento. Il Piemonte è poi una realtà che versa in una gravissima crisi
economica: giovedì scorso l'amministratore delegato della Fiat ha presentato il
suo piano al consiglio di amministrazione. Rimarranno a casa 2800 persone, con
una previsione di 1600 nuove assunzioni. Ma i nuovi assunti saranno ingegneri e
tecnici. Ciò significa che a rimanere senza stipendio saranno soprattutto gli
operai. Quindi, rivolgiamoci prima a loro, a tutti coloro che hanno perso il
posto di lavoro, a chi è iscritto alle liste di disoccupazione. Ma non basta.
So per certo che decine di persone hanno inviato il loro curriculum proprio
all'agenzia Torino 2006 per avere un posto di lavoro. Nessuno ha mai dato loro
risposta. Allora: questi posti di lavoro ci sono o non ci sono? Da qui l'idea
di pubblicare il nostro annuncio sugli organi di informazione perché prima di
far arrivare in Italia nuovi immigrati occorre dare lavoro a chi è già in
Italia e non ha un'occupazione: piemontesi, lombardi, veneti, siciliani, romani
e anche immigrati in regola".
"Ben vengano gli immigrati - ha dichiarato Matteo
Brigandì, assessore regionale - ma solo nel momento in cui non ci sarà neanche
più un disoccupato a Torino. Perché non dobbiamo dimenticare che il Piemonte
non è il Veneto, le condizioni sono profondamente diverse. Aggiungo anche che
la Regione Piemonte, nella sua qualità di ente pubblico, ha il dovere di
tutelare la sua collettività e dunque di chiedere la modifica dei flussi solo
nel momento in cui l'offerta di manodopera locale sia stata totalmente
soddisfatta. Del resto il governo nazionale ha le idee ben chiare in questa
materia e certamente non permetterà che passi questo concetto senza che sia
supportato da reali esigenze. Tengo infine a precisare che la richiesta di
aumento dei flussi deve essere avanzata dalla Regione Piemonte e dunque dalla
Giunta regionale, della quale faccio parte.
E di questo in Giunta non si è mai parlato".
"Questo genere di notizie - ha concluso Claudio Dutto
- ingenera messaggi pericolosi, che arrivano anche al di là del Mediterraneo e
spingono gli immigrati ad arrivare a centinaia nel nostro paese colpiti da un
miraggio. Ma lo sappiamo bene: L'Italia e l'Europa non sono l'Eldorado e noi
abbiamo il dovere di non creare false illusioni, come ha fatto quella cultura
buonista catto-comunista corresponsabile di quanto continua ad accadere tutti i
giorni sulle nostre coste. Dobbiamo quindi fare molta attenzione a pronunciare
affermazioni di questo tipo se non sono più che supportate dai fatti. Tra
qualche settimana daremo conto dell'esito del nostro annuncio sui giornali e
vedremo se la realtà è quella prospettata dal presidente della Giunta regionale
del Piemonte".
Chi fosse disponibile a lavorare come operaio nei cantieri
di Torino 2006 può segnalare il suo nominativo a: Lega Nord Piemont, via Poggio
23 - 10155 Torino. Fax: 011/201066 - Tel. 011/2680960. Oppure inviando una
e-mail con il proprio curriculum all'indirizzo:
gruppo.leganord@csr.regione.piemonte.it
Rubrica “La parola ai lettori” – La Padania – 24 novembre
1999
L’indipendenza da Roma della nostra Padania si potrà
ottenere soltanto come fece De Valera in Irlanda: a colpi di cannone contro i
palazzi dei criminali romani! Non con l’elemosina...
LETTERA FIRMATA Colnago (Milano)
“La Voce dei Berici” - settimanale diocesano - 1°
dicembre 2002
A Vicenza molti gruppi laici e
confessionali si stanno dando da fare per protestare contro l'ennesima
ordinanza dell'amministrazione comunale razzista che governa a Vicenza. Vi proponiamo
uno degli interventi critici più significativi: un articolo di don Flavio
Grendele apparso sul settimanale diocesano “La Voce dei Berici” del 1° dicembre
2002
Leggo dal Corriere del Veneto del 20 novembre 2002
dell'ordinanza del Comune di Vicenza che proibisce di "bivaccare, dormire
o restare sdraiati sulle panchine o sui manti erbosi", avendo di mira in
particolare "i numerosi stranieri che affollano i parchi ed importunano i
passanti", e "restituire le aree verdi ai cittadini". Rileggo
più volte la notizia, perché credo d'aver letto male, ed invece la notizia è
lì, scritta nero su bianco. Mi chiedo: ma che fastidio danno queste persone
quando dopo una settimana di lavoro si incontrano per scambiare qualche parola
nella lingua nativa, darsi delle informazioni a cui si può accedere solo
restando in continuo contatto con i propri connazionali, ricordare qualcosa
della terra o della famiglia lontana? Sparsi ai quattro angoli della provincia,
privi di luoghi comuni, spesso costretti dentro angusti appartamenti pagati a
prezzo altissimo, non hanno che l'aria, il verde dei prati, l'azzurro del
cielo, il calore del sole, che il Signore non nega a nessuno, ma che
l'ordinanza del Comune vuole ora rendere per loro un bene raro. Cerco anche di
immaginare quali motivi possono aver spinto a questa decisione: deturpano il
paesaggio artistico della nostra bella città?
Mettono sotto i nostri occhi una realtà che ci ostiniamo a
non voler vedere? Si comincia una campagna elettorale tesa a cercare consensi a
spese dei più poveri, di coloro che non hanno nemmeno diritto di parola? Forse
che tanti volti dai mille colori renderebbero meno spensierato il nostro
scorrazzare per il centro nella folle rincorsa dello shopping natalizio? A
Natale, come ogni anno, si rinnova il ricordo del triste pellegrinaggio di
Maria e di Giuseppe alla ricerca di un luogo ospitale ove poter dare alla luce
Gesù. In quella fredda notte a loro l'umana pietà non ha riservato che una
povera stalla. Agli occhi dei loro contemporanei erano solo dei "migranti".
Quel pellegrinaggio si rinnova ora nella persone di tutti i migranti che
affollano le nostre officine, che si prendono cura con amore dei nostri vecchi,
e ai quali vogliamo negare l'ombra di un albero amico per sognare terre
lontane, o una panchina presso la quale sostare per gustare momenti di calore e
di amicizia.Perché non lasciare quest'anno vuota la culla di Gesù, con la
scritta: "non c'era posto per loro" (Lc 2,7), in ossequio
all'ordinanza del Comune di Vicenza?
Da “Articolo 21 liberi di” - 12 dicembre 2003
Attacca anche Fini e la Chiesa - Bossi
contro i ''bingo bongo'' riporta la lega alla voglia di secessione. Attacca
anche Fini e la Chiesa
Bossi se la prende con Fini accusandolo di essere un
perdente. Da Berlusconi vuole il federalismo. Se la prende con la Chiesa, una
Chiesa "rovinata" dal Concilio, contro il "potere romano",
paragonato ad un "foruncolo da schiacciare con due dita", e contro il
prefetto di Milano, Bruno Ferrante, accusato di voler dare le case popolari
"al primo bingo bongo che arriva" (ossia agli immigrati) anziché ai
cittadini milanesi bisognosi.
La premessa di tutto il ragionamento di Bossi è la solita:
la Lega rappresenta il nord, e senza il nord non si vince. Quindi Fini non può
sperare di essere il leader di una coalizione vincente, perché non ha ripudiato
il "fascismo storico", cioé il centralismo. Mentre Berlusconi è il
leader perché è il mediatore riconosciuto e accettato dalla Lega e dal nord. Ma
se Berlusconi resta l'unico leader possibile, questa posizione impone al
presidente del consiglio di dare risposta alle esigenze della Lega, a
cominciare dalle riforme per il federalismo.
Altrimenti si torna alla secessione; e stavolta alla
secessione "dura, senza alcuna mediazione - avverte Bossi - con lo stato
italiano". Che la Lega non sia contenta della situazione lo dice da un
paio di giorni anche il capogruppo alla Camera, Alessandro Cé, che afferma di
fidarsi sempre di meno" di Berlusconi e dello stesso Giulio Tremonti.
Mentre un plauso alla prospettiva secessionista arriva dal
vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, anche se più che altro a scopo
intimidatorio visto che, per Calderoli, parlare di secessione è utile perché
"soprattutto a Roma fa diventare federalisti anche i sassi".
La reazione degli alleati non è però quella di correre
verso il federalismo, ma di non dare troppo peso a quanto detto da Bossi. Così
il coordinatore di An, Ignazio La Russa, sorvola sulla secessione (alla quale
An aveva chiesto che la Lega rinunciasse per accettare l'alleanza) e osserva
la leadership di Fini sulla Cdl è una questione che non è stata posta da
nessuno.
Semmai la "forte visibilità" raggiunta da Fini,
per il coordinatore di An, non deve provocare la "gelosia" di Bossi
perché rafforza tutta la Cdl. Se La Russa replica senza accentuare la polemica,
il capogruppo dell'udc alla Camera, Luca Volonté, va al contrattacco e punta
il dito contro i "continui schiamazzi" della Lega, che indeboliscono
la coalizione anche agli occhi degli elettori. Al di là di queste risposte,
l'atteggiamento prevalente nella maggioranza sembra quello di non voler
rilanciare la polemica innescata da Bossi, nel momento in cui Fini è alle prese
con alcuni malumori dentro ad An, e Berlusconi è assorbito dal tentativo di
chiudere il semestre europeo con un successo sul fronte della costituzione
europea.
Ma questo atteggiamento degli alleati è ciò che, secondo
diversi esponenti dell'opposizione, rende ancor più gravi la situazione, in
presenza di affermazioni con le quali, protesta il verde Marco Boato, un
ministro compie un "attentato alla Costituzione" e tradisce il
giuramento di fedeltà alla Repubblica. Per Carlo Leoni, dei Ds, un ministro che
minaccia la secessione e chiama "bingo bongo" gli immigrati è
"sempre più indegno di rappresentare il popolo italiano". E se i suoi
alleati fanno finta di non sentire, aggiunge Pino Pisicchio, capogruppo di
Alleanza popolare-Udeur alla Camera, saranno gli elettori a non far passare
senza conseguenze le "affermazioni xenofobe e ottusamente
antireligiose" del ministro.
Da Melting Pot - 12 dicembre 2003
"Gli immigrati vanno quotati come le merci" 29
ottobre 2003. «Le case si danno anzitutto ai lombardi e non al primo Bingo
Bongo che arriva» 4 dicembre 2003, Ministro leghista Umberto Bossi.
Come si può risolvere il problema degli immigrati in
strada a Treviso? «Peccato che il forno crematorio del cimitero di Santa Bona
non sia ancora pronto...»19 novembre 2003, Senatore leghista Piergiorgio
Stiffoni.
Queste recenti dichiarazioni sono state fatte da
importanti rappresentanti istituzionali come un Ministro e un Senatore della
Repubblica, entrambi esponenti dello stesso partito, tra cui il firmatario
della nuova legge sull'immigrazione, Bossi, per l'appunto.
Se da una parte queste frasi hanno scatenato reazioni
di sconcerto e rabbia, dall'altra ci indicano la realtà che gli immigrati
vivono quotidianamente in Italia. Realtà fatta di politiche di esclusione e di
discriminazione. Queste dichiarazioni si riferiscono ad una situazione già
esistente. Gli immigrati sono già trattati come merci, braccia da lavoro che
devono scomparire dopo l'orario di lavoro per riemergere il mattino dopo, possibilmente
con il sorriso in bocca.
Vediamo questa situazione a partire dal territorio
dove la Lega governa indisturbata da anni: Treviso.
L'esempio di Treviso
Recentemente nel capoluogo della Marca,
territorio tra i più ricchi d'Europa, sono stati buttati fisicamente in mezzo
ad una strada circa 150 lavoratori stranieri, tutti con regolare permesso di
soggiorno, residenti da anni nel nostro paese, con l'unica colpa di abitare in
stabili occupati come alternativa alla strada. Nessuno affitta loro una casa,
nessun ente o amministrazione si pone seriamente il problema di come di
risolvere la questione abitativa per queste persone. L'intervento non è
arrivato nemmeno in presenza della situazione drammatica determinata dagli
sgomberi.
A risolvere il problema, ancora una volta, è
stata la società civile, la solidarietà del comitato M21 di Treviso, l'ass.
Razzismo Stop di Mestre e Padova, comitati locali, centri sociali, boy scouts e
tanti singoli cittadini. A pochi giorni dagli sgomberi di S.Artemio e Casier
gli oltre cento lavoratori immigrati, si sono riconquistati il diritto alla
casa attraverso l'occupazione di nuove palazzine. Dalle istituzioni competenti
non sono ancora arrivate risposte a questo problema e su questo caso, come in
altre occasioni, abbiamo assistito allo squallido teatrino del rimpallo di
responsabilità tra gli enti pubblici e gli industriali.
Toccherebbe a questi ultimi - secondo Regione, Provincia,
Comune - garantire l'alloggio ai lavoratori immigrati, in base alla Bossi
Fini. Niente di più falso.
La
situazione nazionale
La situazione nazionale non è certo migliore.
Ad intervenire negativamente ci pensa la legge Bossi Fini, attraverso una
politica di esclusione e discriminazione, e attraverso norme che vincolano
pericolosamente il lavoratore immigrato al contratto di lavoro.
E' paradossale che mentre cresce il numero
delle presenze di questi nuovi cittadini in tutto il territorio nazionale, si
intervenga con norme che colpiscono pesantemente i diritti minimi come quello
alla casa, alla ricongiunzione familiare, ai contributi versati durante gli
anni di lavoro, alla maternità, ecc.
La Padania – 20 settembre 2002
Treviso, ma quante Bmw e Mercedes
TREVISO (Trevìso) - Insomma, sembra che quel gruppo di
immigrati maghrebini che lo scorso agosto occupò il Duomo di Treviso con armi e
bagagli non fosse poi proprio quella schiera di pitocchi spiantati che volevano
apparire, se fra di loro c’era chi possedeva auto di lusso, antenne paraboliche
e tutti i generi di comfort nelle case da loro occupate.
Gli extracomunitari erano stati sfrattati dagli alloggi
comunali da loro indebitamente abitati per anni su ordinanza del sindaco
Giancarlo Gentilini, e questo, un puro atto di applicazione della legge, aveva
dato la stura alle polemiche dei bempensanti di sinistra che avevano accusato
l’amministrazione trevisana di razzismo e intolleranza. A questo si è aggiunta
l’occupazione del Duomo da parte degli sfrattati, e quello che era un
provvedimento di ordinaria amministrazione è stato amplificato fino a diventare
una questione nazionale. (Nicola Leoni)
Repubblica – 15 gennaio 2004
Intervista a Marco Tarchi di Antonio
Gnoli
“La Lega fa involontariamente sua quella vena letteraria e
populista che attraversa il fascismo negli anni Trenta […]. Questa vena – tesa
ad esaltare l’oleografia delle virtù popolari, vederne l’eroismo, a porre
l’intima connessione tra il capo e la folla – ricompare in maniera tumultuosa
ad un livello politico più che culturale.
La Padania – 18 giugno 2003
Ne abbiamo cento più bravi di te nella
nostra serie C
ALBERTO BALLARIN - Non è una cosa seria, che in Italia
venga a giocare un extracomunitario di livello tecnico molto basso. Si chiami
Gheddafi o Clinton, sia musulmano, giudeo o luterano, è del tutto ininfluente:
il fatto è che, in Italia, dovrebbero essere bene accetti solo quei calciatori
stranieri in grado “di insegnare” qualcosa, di dare un contributo tecnico
ossia, al nostro calcio. Che arrivi, invece, un appassionato dilettante, che è
addirittura Presidente della Federcalcio Libica, che tecnicamente vale come un
nostro qualsiasi giocatore di C2 o C1, e che viene a togliere il posto in
squadra ad un giovane di casa nostra, è inammissibile.
Esistono nel calcio, tuttavia, elementi che se ne
infischiano di qualsiasi legge, sportiva ma anche e soprattutto morale ed ecco
che il miliardario libico a nome Al Saadi Gheddafi, giocherà addirittura in
serie A, nel Perugia, ingaggiato da Luciano Gaucci, il suo poliedrico,
pachidermico presidente. Nulla di calcisticamente apprezzabile, di tecnicamente
valido, quindi, per il Perugia. Al Saadi avrebbe voluto giocare nella Juve, di
cui è azionista, ma Lippi gli ha permesso solo di conoscere i giocatori e
trascorrere un pomeriggio con loro, a osservare come si allenavano. Mi ha detto
Franco Dal Cin, Presidente del Venezia: «Lo avrei cartellinato anch’io, per
fare pubblicità al Casinò del Lido... Come giocatore penso che ne abbiamo di
meglio a disposizione».
La faccenda, quindi, si liquida da sola. L’arabo Gheddafi
jr., giudicato da Scoglio “un asino” e da Bersellini “un perfetto esterno di
sinistra”, secondo me giocherà poco, pochissimo, nel Perugia. Qualche
apparizione in Coppa Italia, qualche sostituzione, oppure una partenza da
titolare, poi ci sarà sicuramente un diplomatico “infortunio” e tornerà al suo
petrolio ed ai suoi cammelli, in Libia. Ed il calcio italiano, sicuramente,
senza di lui non si sentirà più povero, come è accaduto quando Van Basten ha
smesso o Platini e Ronaldo ci hanno lasciato. Un Gheddafi calciatore lo trovi
in qualsiasi periferia dalle nostre parti, voglio dire, con il vantaggio che
non è né arabo né tantomeno musulmano.
La Gazzetta dello Sport - 30 dicembre 2003
Varese – Domenica a Varese la Metis ha battuto la
Lottomatica Roma. Dalla tribuna sono piovuti, purtroppo tradizionali, idioti
cori razzisti all'indirizzo di Carlton Myers. Ieri il giudice sportivo li ha
sanzionati con una multa di 720 euro.
Presente all'incontro c'era anche il ministro Umberto
Bossi che ha avvicinato il presidente varesino Gianfranco Castiglioni
chiedendo, spinto da un tifo più politico che sportivo (“Roma ladrona”,
ricordate?), che i lombardi gli facessero la cortesia di battere la squadra
romana.
Detto e fatto. [...] Ieri è intervenuto il sindaco di Roma
Walter Veltroni con una lettera a Myers. [...]
“So che anche in altre occasioni le sono state indirizzate
espressioni offensive e razziste – ha scritto il sindaco. Domenica un elemento
ha reso l'episodio ancora più inaccettabile: nel parterre era presente Umberto
Bossi il quale, riferiscono i testimoni, non ha preso le distanze dal
comportamento dei teppisti che la insultavano.
L'idea che un ministro possa assistere con indifferenza,
forse anche con un qualche compiacimento, a una esplicita manifestazione di
razzismo, mi dà i brividi, anche se purtroppo non mi sorprende da parte di un
personaggio che solo pochi giorni fa parlava degli immigrati chiamandoli “Bingo
Bongo”.
Cerco di immaginare quanto debba essere frustrante per un
atleta essere giudicato non per le proprie qualità sportive ma per il colore
della pelle.
[...] E sono convinto che l'affetto e il rispetto per lei
non vengano solo dalla squadra romana, ma anche da anche dalle squadre
avversarie, anche dai tanti tifosi della Metis che non si sono uniti al coro e
forse si sono un poco vergognati di quanto accadeva e della soddisfatta
indifferenza che il ministro ostentava”.
Il presidente della Lottomatica Claudio Toti si attendeva
una reazione da Varese: “Sono stupefatto che la Metis non abbia preso posizione
contro questa fascia di tifosi. E' una vergogna per lo sport e il popolo
italiano.
La Padania, 8 febbraio 2002 - Valerio Pagati
Come cattolico sono particolarmente deluso dal
comportamento, che ritengo incomprensibile ed irresponsabile, dei vertici della
Chiesa neo-modernista che non hanno fatto proprio nulla per contrastare
l’espansione del fenomeno islamico in Europa ed in Italia. In molte occasioni,
addirittura, i sacerdoti, in maniera del tutto discrezionale, concedono
pertinenze religiose ai mussulmani che ne fanno luoghi di culto. E non è tutto.
A Roma, “Città Eterna”, capitale del mondo e punto di riferimento per tutti i cristiani,
con una decisione discutibilissima e controversa, è stata autorizzata la
costruzione della moschea più grande dell’occidente europeo, costata 80
miliardi, della dimensione di 3 Kmq e capace di ospitare ben duemila persone.
Dopo un attento esame viene spontaneo mettere a confronto
due epoche. Quella attuale e quella che ha preceduto la seconda guerra
mondiale, durante la quale l’amor di Patria e l’attaccamento alla Fede erano
molto avvertiti dagli italiani, molti dei quali, coerenti fino alle estreme
conseguenze, giunsero a sacrificare alla Patria ed alla Chiesa le loro stesse
esistenze. Le gerarchie ecclesiastiche, unite e ben salde, furono sicuramente
anticomuniste, antimassoniche e anticapitaliste. Un grande frate francescano,
“Padre Eusebio”, contemporaneo e conoscente di Padre Pio, a cui il destino
aveva dato il dono della “lungimiranza”, era solito ricordare nelle sue
prediche appassionate di pregare fermamente per la salvezza dell’italia e della
Chiesa che correvano grande pericolo con l’avanzare della guerra. Tutto quello
che ha scritto o ha predetto durante i tragici giorni della seconda guerra
mondiale sul presente ed il futuro, fino ai nostri giorni, della Chiesa, dell’italia,
dell’europa e del mondo, si è puntualmente avverato con incredibile precisione.
Posso affermarlo con certezza perché ho avuto la fortuna di ascoltarlo, per ben
due volte nel lontano 1944.
Come è possibile constatare, forze occulte e minoranze
riformiste della Chiesa, sempre più audaci e sfrontate, stanno arrecando danni
incalcolabili alla Chiesa cattolica ed alle sue tradizioni millenarie. Quel
progetto maligno nato in Russia nel 1917, insinuato dalle forze del male nella
cattolicissima Spagna nel 1936, sparso a piene mani in Europa e nel mondo
dall’anticristo nella seconda guerra mondiale, dal 26 luglio 1943, ha prodotto
frutti abnormi in Italia e i danni che sta arrecando alla nostra società sono
sotto gli occhi di tutti.
Purtroppo la morte di Pio XII segna la fine della
tradizione millenaria della Chiesa. I primi segni “rivoluzionari” in seno alla
Chiesa si colgono con il pontificato di papa Giovanni XXIII. Papa Luciani
sembra non condividesse il cambio di rotta, ma si è spento appena un mese dopo
l’inizio del suo pontificato. Paolo VI ha dato un contributo non indifferente
alla svolta, mentre Giovanni Paolo II, per dirla come Montanelli, sarà
“catastrofico”. Questo mi induce a denunciare la situazione tristissima e
penosa nella quale si trovano i cattolici rimasti fedeli alla dottrina
tradizionale e secolare. Giovanni Paolo II da tempo preparava i cattolici
all’“Anno Santo” e purtroppo i suoi propositi si stanno realizzando uno dopo
l’altro. La Giornata del Perdono, celebrata nella Basilica di S. Pietro il 12
marzo 2000 in occasione della prima domenica di Quaresima, è stata definita dal
Papa un evento di portata storica. Egli ha denunciato “errori, colpe e
deviazioni del passato” che avrebbero visto protagonisti i “figli della Chiesa”
e per i quali ha chiesto perdono. In realtà quelli che vengono definiti
“errori” non sono stati commessi da fedeli anonimi ma dalla sua suprema
gerarchia in nome della Chiesa e della sua dottrina. Quella di Giovanni Paolo
II può considerarsi, quindi, una sconfessione solenne del comportamento della
Chiesa Cattolica, dei suoi Santi, dei suoi pontefici, dei suoi dottori. Mai
fino ad ora il Papa e quanti sono in comunione con lui avevano osato
sottolineare così esplicitamente l’inconciliabilità tra le tesi sostenute nel
Concilio Vaticano II e la dottrina tradizionale della Chiesa Cattolica, producendosi
in un impressionante “auto-da-fé” al contrario.
[…] “Il sospetto di Montanelli” è che Giovanni Paolo II
per avvicinare i protestanti e gli ortodossi alla nuova evangelizzazione sia
disposto anche al sacrificio del proprio primato. A chi si scandalizza per
questa prospettiva, il cardinal Martini ricorda le parole del Papa: “Ut unum
sint”. Ma la posta in gioco è grande. Se ai fratelli separati bisogna
sacrificare il primato romano... Ai “fratelli maggiori” di religione
israelitica bisogna forse sacrificare la divinità di Cristo?
Tutti i commentatori e soprattutto le autorità civili e
religiose israeliane si sono accorti come la svolta del 12 marzo, pur così
importante, sia stata propedeutica al viaggio, dal 20 al 26 marzo, di Giovanni
Paolo II in Israele. Nel documento della Commissione Teologica Internazionale,
“Memoria e riconciliazione”, riguardante le “colpe” del passato, l’unica
confessione religiosa esplicitamente nominata e alla quale si chiede perdono è
il giudaismo, ovvero l’erede spirituale del farisaismo. Il 26 marzo il Papa si
è raccolto in preghiera davanti al muro del pianto e, secondo una consuetudine
del popolo ebraico, ha introdotto in una sua fessura una richiesta di perdono
per l’atteggiamento tenuto dalla Chiesa nei confronti degli ebrei. Quel muro fu
materialmente distrutto dai romani il 29 agosto del 70 d.C. Ma per volontà di
Dio che li volle punire per il deicidio (cf Matteo XIV, 38 pass.). […]
Per misurare la strada percorsa, basta mettere a confronto
le poche frasi scritte sul foglio che il muro ha sottratto al vento per
esprimere il pentimento della Chiesa nei confronti del popolo ebraico, con le
parole pronunciate da San Pietro, duemila anni fa, per esortarlo al pentimento.
TESHUVA DI GIOVANNI PAOLO II. Dio dei nostri padri, tu hai
scelto Abramo e la sua discendenza affinché il tuo nome sia conosciuto in mezzo
alle nazioni: Noi siamo profondamente rattristati dal comportamento di coloro
che, nel corso della storia, li hanno fatti soffrire, loro che sono i tuoi
figli, e, domandandoti perdono, vogliamo impegnarci a vivere un’autentica
fraternità con il popolo dell’alleanza.
KERIGMA DI SAN PIETRO. Uomini d’Israele pentitevi e
ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione
dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi,
infatti, è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono
lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro. (Atti 2, 38 - 40).
È veramente paradossale che gli ebrei siano riusciti ad ottenere
le scuse ufficiali della Chiesa conciliare nonostante i principali esponenti
della loro religione non si siano mai pentiti di aver fatto crocifiggere Gesù,
offendendo, nelle loro orazioni, il Suo nome e quello di sua madre. I compiti
che l’Altissimo ha affidato alla Chiesa sono ben altri e tra questi c’è anche
quello di operare con l’esempio e la preghiera per la conversione di quel
popolo che deve molte delle sue sofferenze alle colpe dei padri. Soltanto
allora esso avrà e darà pace.
La Padania, 4 aprile 2002 - Davide Gianetti
Esiste in Europa un diffuso sentimento filo-islamico che
lega, trasversalmente, aree politico-culturali eterogenee fra loro eppure in
grado di trovare, su questo terreno, punti in comune davvero sorprendenti. […]
Per quanto riguarda la destra, specie quella radicale,
limitiamoci ad osservare il caso italiano: da sempre antisemita ed
antiamericana, l’estrema destra ha spesso guardato con simpatia alla cultura
musulmana giudicata non ancora erosa dal materialismo consumistico proprio dell’occidente.
L’organizzazione tradizionale - cioè essenzialmente patriarcale - e per certi
versi arcaica della società islamica solletica l’immaginario pseudomachista del
militante neofascista che vede in essa la forma, pura ed ideale, di come
dovrebbe essere strutturata una comunità “virile”, in opposizione ad un
Occidente - in versione Sodoma e Gomorra - “debosciato”, “femminilizzato”,
colpevole di essersi fatto sedurre dalle sirene del femminismo, della
rivoluzione sessuale e, da ultimo, del consumismo “yankee” di impronta
americana. […] Facendo coincidere la modernità con la società occidentale ed
addebitando allo stesso Occidente la responsabilità delle condizioni in cui
versa il terzo mondo, gli esponenti della destra scivolano così
inconsapevolmente nelle capaci braccia di quell’ideologia terzomondista secondo
cui l’Europa dovrebbe sistematicamente recitare il mea culpa per le sofferenze
inflitte ai Paesi poveri, ai quali sarebbe stato irrimediabilmente strappato un
modus vivendi tradizionale ed autoctono a causa di una occidentalizzazione
forzata.
Un altro motivo per cui negli ambienti dell’estrema destra
l’islamismo viene guardato con rispetto e favore risiede sostanzialmente nella
sua secolare funzione antiebraica ed antigiudaica. L’antisemitismo
nazi-fascista che non ha mai smesso di scorrere, come un fiume carsico, in
certi settori - seppur marginali - della sottocultura europea ha quindi
l’occasione di tornare alla ribalta e di riprender fiato grazie al principio in
base al quale “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Individuando
nell’ebraismo internazionale e nello Stato di Israele il capro espiatorio
grazie al quale può giustificare le proprie sconfitte storiche addossando la
colpa della disfatta in cui sono precipitati i regimi dittatoriali degli anni
30 ad una non meglio specificata cospirazione mondiale di cui gli ebrei
sarebbero stati i registi occulti, il radicalismo neofascista condivide con il
mondo islamico la visione paranoide di un mondo dominato dalle potenti lobby
ebraiche intente a tramare per la supremazia planetaria nonché di essere le
fomentatrici di tutte le guerre, di tutti i disordini e di tutte le
“ingiustizie” che dilanierebbero il Medio-Oriente. Ci troviamo al cospetto del
consueto e ormai abusato complotto “giudaico” che non cessa mai di esercitare
in fascino perverso ed una influenza negativa negli ambienti più disparati (si
pensi all’accusa lanciata da importanti Paesi arabi - come la Siria - all’indomani
dell’11 Settembre secondo cui i veri responsabili degli attacchi suicidi a New
York sarebbero stati nientemeno che gli agenti del Mossad. Una “tesi”, questa,
perfettamente simmetrica e speculare alle paranoie complottistiche proprie
dell’estrema destra).
L’attrazione fatale che i rappresentanti della destra
radicale provano nei confronti del mondo arabo non manca tuttavia di creare
contraddizioni notevoli nella misura in cui agli ottimi ed affettuosi rapporti
di amicizia fra le due parti (le visite diplomatiche dei politici nazionalisti
nei Paesi islamici - come i viaggi di Haider nell’iraq di Saddam Hussein - sono
emblematiche in proposito) si alternano aspre critiche che gli stessi esponenti
della destra rivolgono alle comunità arabe in Europa, colpevoli di ridurre le
città del vecchio continente in squallidi slums contrassegnati da delinquenza e
criminalità dilaganti e contro i quali invocare la “tolleranza zero”.
Nel campo della sinistra radicale le posizioni - pur
originando da premesse differenti, convergono nel medesimo punto.
L’antiamericanismo è infatti, come per l’estrema destra, anche qui un elemento
distintivo per comprendere la difesa che la sinistra compie nei confronti dell’islam
e di ciò che esso rappresenta. Agli occhi del militante comunista l’estremismo
musulmano sarebbe, infatti, la risposta emotiva di una parte del terzo mondo -
vittima ovviamente dello sfruttamento capitalistico occidentale -
all’imperialismo made in Usa, agli embarghi economici e, non da ultimo, alla
presenza americana in Medio Oriente sotto forma di Israele. In questo senso il
terzomondismo neomarxista giustifica il terrorismo islamico in quanto esso
costituirebbe un’importante resistenza alla penetrazione capitalistica
americana, un argine allo sfruttamento messo in atto dall’uomo “bianco”,
“razzista”, “ricco”, “egoista” a tutto detrimento dell’abitante del terzo
mondo, ovviamente “schiavizzato” e “discriminato”.
A differenza dell’estrema destra, la sinistra post o neo
comunista mantiene una sua precaria coerenza allorquando estende alle comunità
islamiche presenti in Europa la medesima amicizia e il medesimo sostegno che
essa accorda all’islam in quanto tale. E tuttavia la strenua battaglia che la
sinistra compie nel rivendicare pari diritti, pari dignità e forti garanzie a
favore delle comunità musulmane trapiantate sul suolo europeo collide
incredibilmente con i princìpi e i valori assunti, dalla sinistra stessa, a
elementi imprescindibili e fondativi della civiltà occidentale. Come è infatti
possibile per un militante progressista affermare l’intangibilità e
l’inviolabilità di princìpi quali la laicità delle istituzioni, l’emancipazione
della donna, la tutela delle nuove forme di convivenza, il contrasto ad ogni
forma di maschilismo, omofobia e intolleranza e, allo stesso tempo, proclamarsi
paladino di una cultura, di una mentalità - quella appunto islamica - fondata
sulla coincidenza, piena e totale, tra la sfera politica e quella religiosa,
sulla subalternità della figura femminile, sulla persecuzione e sulla eliminazione
fisica di adultere, omosessuali etc...?
Come già per la destra neofascista, anche la sinistra
radicale trova in Israele un ulteriore, essenziale, puntello per rafforzare la
propria affinità verso il mondo islamico. In questo caso lo Stato ebraico non
sarebbe altro che l’avamposto “capitalista” del satana americano, creato ab
nihilo al solo scopo di mantenere in una posizione di sfruttamento e di
assoggettamento le nazioni arabe. Israele come longa manus degli Usa, dunque,
quale strategico tassello per i presunti progetti di dominio da parte
americana. A differenza della destra ultranazionalista, la sinistra non teme -
attaccando Israele - di sconfinare nel più acceso antisemitismo allorquando
imputa a Gerusalemme di organizzarsi e di imporsi secondo un regime di
apartheid razziale ai danni dei palestinesi e di promuovere una sorta di
pulizia etnica in base ad un bisogno, “imperialista”, di espansione. A conferma
di questa impostazione ideologica è sufficiente scorrere gli editoriali e i
commenti di molti quotidiani e riviste comuniste, oppure osservare gli
atteggiamenti tenuti dagli esponenti dell’ultrasinistra quando si tratta di
marciare per la pace in Palestina (in occasione di questi cortei vengono date
alle fiamme le bandiere di Israele e vengono scanditi slogan come “Ebrei
nazisti”) per rendersi conto di come il cosiddetto antisionismo, apertamente
rivendicato dalla sinistra, rappresenti in realtà la classica foglia di fico,
un artificio dialettico privo di riscontro oggettivo, per celare e dissimulare
il radicato e storico antisemitismo di derivazione comunista.
Antiamericanismo, anticapitalismo, antiebraismo e
filo-islamismo costituiscono allora la piattaforma ideologica comune grazie
alla quale l’estrema destra e l’estrema sinistra si danno la mano, entrambe
unite dall’odio viscerale nei confronti dell’occidente ed entrambe disposte ad
impegnarsi senza risparmio perché la società contemporanea trovi finalmente la
giusta punizione a motivo dei suoi supposti “crimini”.
La Padania, 28 aprile 2002 - Raimondo Gatto
Lo stato giacobino nato dalla rivoluzione francese è una
conseguenza del liberalismo politico, che va distinto nettamente da quello
economico; non ci sarebbe stato Robespierre senza un Mirabeau, e un Mirabeau
senza Voltaire o Diderot. Lo spirito dell’alta finanza si accoppia sempre al
totalitarismo social-comunista, quando la comune radice anticristiana, è messa
in discussione, più o meno a ragione. Il collante che unisce le due ideologie,
in apparente conflitto, è l’identica filiazione all’ideale massonico,
anticipatore della società multietnica e multireligiosa che si vuole imporre
agli europei. La cagnara mass-mediatica messa in atto per l’imprevisto ballottaggio
francese, è la conferma di questa analisi, è perciò necessario individuare
quale sia oggi il vero pericolo, evitando di cadere nel falso dilemma, fascismo
si, fascismo no. […] Solo chi è in malafede intravede in Francia un pericolo
nazionalista, invece ciò che si sta preparando a danno di tutti gli europei è
un vero cataclisma; per i francesi il rischio è il naufragio della propria
identità, passando attraverso il terrore delle banlieu e la legislazione
immigrazionista.[…]
La “Marsigliese” è un inno per me insopportabile, ma per i
francesi non ha più quella valenza ideologica negativa da cui trae origine; è
l’inno nazionale e basta, ovvero una musica che non richiama alla mente gli
assalitori della Bastiglia, ma il proprio paese, la lingua, il focolare, le
tradizioni anche cristiane. Immaginate un francese, che assiste ad orde di
immigrati, che allo stadio fischiano l’inno della nazione che li ospita (come è
avvenuto allo “Stade de Frane”) e potete immaginare la reazione. Guardiamo la
realtà; dov’è oggi il vero pericolo? Le falangi lepeniste sono nella testa
alterata dei plurocrati di Bruxelles, le orde islamiche invece sono nelle
strade. […]
La Padania, 9 maggio 2002 - Raimondo Gatto
[…] Certo mondo sedicente “cattolico” ha riscoperto il
“paganesimo” dell’estrema destra, dopo aver organizzato ad Assisi, la cerimonia
del “fuoco sacro” per i seguaci di Zoroastro, in omaggio al nuovo sacramento
che impone l’eguaglianza di tutte le religioni. Quanto ai vescovi di Francia,
la loro combutta con i massoni, i comunisti, gli omosessuali, e gli islamici,
si è manifestata con una ributtante evidenza. Il sito della conferenza
episcopale francese (Zenit org) ha sfornato una serie di pronunciamenti che
evidenziano l’abbandono della Fede Cattolica, e l’ingerenza sfacciata in
questioni prettamente politiche, manifestando così lo stato comatoso del
cattolicesimo transalpino; ecco un campionario di queste dichiarazioni: “[…]
Voterò contro M. Le Pen, bisogna rimettere al suo posto il Front National” . Mons.
George Gilson, Arcivescovo di Sens-Auxerre (29 aprile). “[…] Io non posso
lasciar credere che il Front National, sia investito di una qualsiasi
legittimità morale, per usare slogan presi a prestito dal cattolicesimo! La sua
ideologia d’intolleranza e di xenofobia, il suo progetto nazionalista di
chiusura in se stessi, il suo rifiuto della differenza, sono agli antipodi del
Vangelo”, mons. Olivier de Berranger, vescovo di Saint-Denis en France (30
aprile).
Questo il quadro; che fare? Se certi pastori non sentono
più lo stimolo della Fede, se non interpretano l’ansia e la paura giustificata
della gente comune, se sfacciatamente si schierano con i nemici giurati della
Religione e della Civiltà non resta a noi due usare un solo deterrente,
probabilmente quello a cui certi ecclesiastici sembrano ormai essere più
sensibili: quello dei soldi. Con un clero ridotto all’osso dal diminuire dei
mezzi di sostentamento, vedremo finalmente chi è entrato in religione per
vocazione, e chi invece ha approfittato di questo stato per procurarsi la
minestra quotidiana; una selezione necessaria soprattutto per i cattolici,
sbigottiti e scandalizzati da questa serie interminabile di tradimenti. Chi ha
orecchie da intendere intenda.
La Padania, 5 febbraio 2002 - Alberto Lombardo
Un libretto stampato recentemente desterà certo scandalo
fra i benpensanti sostenitori della società multirazziale. Sebbene costoro
siano in realtà ben poche persone, concentrate per lo più nelle redazioni dei
giornali “che contano” e ovunque si produca quella “cultura di massa”, fatta di
degrado, pornografia diffusa e attacchi continui contro ciò che rimane delle
tradizioni, essi non mancano di urlare all’allarme ogni qualvolta venga scritto
o detto qualcosa di contrario al loro conformismo imperante.
È verosimile che ciò capiti anche nel caso del pamphlet
“Stati Uniti Iberoamerica Sud Africa. Tre messe a punto” di Silvio Waldner,
autore anche dell’apprezzato e documentato saggio “La deformazione della
natura”, uscito alcuni anni orsono per i tipi delle Edizioni di Ar. In questo
volumetto, che si contiene in poco più di cento pagine, Waldner si occupa di
tre aree geopolitiche in cui il grave degrado provocato dalla società
multirazziale si associa ad altri fenomeni di assoluta gravità, come
l’aggressione alla natura, il sovrappopolamento, la diffusione della
criminalità e dell’analfabetismo, la pandemia di malattie infettive e via
dicendo. Tutto ciò va a comporre scenari assai più foschi di quelle “magnifiche
sorti e progressive” che i sostenitori del liberalismo a oltranza credono
ingenuamente di ravvisare nella “mano invisibile” del liberoscambismo e
dell’affarismo sfrenato.
Gli Stati Uniti, secondo il Waldner, mantengono ancora in
qualche modo la loro facciata di immane potenza grazie a un’economia retta in
piedi esclusivamente da due fattori: il ricatto militare e l’usura nei
confronti degli altri Stati, esercitata tramite il Fondo Monetario Internazionale.
Ma una profonda crisi non tarderà a manifestarsi in modo deflagrante: ormai,
infatti, la generale terzomondializzazione, la diffusione capillare del consumo
di droga, la criminalità dilagante, l’Aids e l’“economia fantasma” sono
fenomeni che negli USA hanno assunto dimensioni realmente epocali.
Quanto all’america del Centro e del Sud, Waldner
preferisce (e a ragione) la definizione di “Iberoamerica” a quella di America
Latina: quest’ultima dizione dovrebbe in astratto designare quelle zone del
Nuovo Continente in cui si parlino lingue neolatine, ma con ciò andrebbero
incluse nel novero, quanto meno, anche le zone francofone del Canada e della
Louisiana e le zone linguisticamente ispanizzate degli USA. Anche
l’Iberoamerica, dunque, sta seguendo secondo Waldner un rapido processo di
caduta, a causa del disastro ecologico e finanziario causato in vari modi dalle
molteplici e composite razze che la popolano. Nel saggio assume una posizione
di rilievo la rivisitazione storica di episodi legati al colonialismo e alla
decolonizzazione.
L’ultimo e più corposo dei saggi che compongono il volume
è quello dedicato al Sudafrica, ed è probabilmente il più “scandaloso” dei tre
scritti. L’autore vi denuncia senza alcuna remora la catastrofe determinata
dalla perdita di potere della minoranza bianca, realizzata tramite tutti i
mezzi - leciti e illeciti - da parte di diversi gruppi di interesse
internazionale, in specie americani. Il risultato è sotto gli occhi di tutti:
un paese industrializzato e con una forte economia è caduto, in capo a pochi
anni, in una crisi e in una miseria senza precedenti, accompagnate dalla
diffusione pandemica dell’aids e da una violenza atroce e incontrollata rivolta
contro la minoranza bianca. Questo di Waldner è un libretto che va consigliato
a quanti, non avendo ceduto al canto delle sirene della società multirazziale,
intendano combattere il destino di decadenza e sfacelo cui sembra destinata
anche la nostra Europa.
La Padania, 17 marzo 2002 - Raimondo Gatto
Il problema della prostituzione sulle strade sta
scatenando un vespaio di polemiche. Le considerazioni di alcuni sacerdoti in
materia mi sono sembrate carenti, sia dal punto di vista pratico che morale,
attribuendo alla Chiesa le loro personali opinioni.
Certi ecclesiastici ultraprogressisti, notoriamente
inclini al permissivismo, si ergono ora a tutori della pubblica moralità; ciò è
chiaramente sospetto. Gli argomenti per bocciare ogni regolamentazione della prostituzione
scaturiscono da un’evidente opzione filo-immigrazionista, e non da una seria
valutazione morale del fenomeno. Un riordino in senso restrittivo della
prostituzione rimanderebbe a casa loro un buon numero di prostitute con
relativo codazzo; questo è il problema che turba il sonno di certi interessati
“operatori sociali”.
Resta da vedere come la Chiesa abbia trattato la materia
nel corso dei secoli. È certo, tranne per brevi periodi, che la prostituzione
fu tollerata. Nello Stato Pontificio la cacciata delle prostitute da Roma, sul
finire del 1500 e la situazione di ordine pubblico che ne seguì, indusse i papi
a riammetterle in città. La nozione di tolleranza (dal latino tolerare, ovvero
sopportare) è sempre legata a un male, e non a un bene; questo male è permesso
per una qualche ragione proporzionata... La tolleranza rientra nella categoria
del male minore, che non è permesso in quanto tale, ma solo in previsione di un
bene maggiore. San Tommaso d’Acquino sostenne che la prostituzione si poteva tollerare
(De regimine principum. I. C. 14) per evitare adulteri, violenze, peccati
contro natura ecc., nei quartieri infimi delle grandi città, ma che fosse data
assoluta libertà alle meretrici di tornare ad una vita migliore. (“De regimine
principum” I.c. 14). Sant’Alfonso oppose che la prostituzione tollerata,
favorisse i peccati anziché limitarli, abbassasse la morale pubblica, la
dignità della donna, e inducesse alla tratta. Non si poteva prevedere, nel
1700, una situazione assurda, come la prostituzione sfacciata che vige
attualmente […] di veri “postriboli all’aria aperta”, in cui il male maggiore è
lo scandalo, dato soprattutto ai fanciulli. Lo scandalo per la Chiesa è
equiparato al peccato contro il quinto comandamento, che vieta l’omicidio; le
argomentazioni rigoriste di Sant’Alfonso rispecchiano l’attuale situazione
italiana dopo la liberalizzazione della prostituzione, e la chiusura delle
“case”.
Non si può approfittare della situazione per creare i
parchi dell’amore o le cooperative autogestite da prostitute, né auspicare un
loro riconoscimento “professionale”. Circoscrivere il fenomeno in modo che sia
il meno appariscente possibile, ove lo Stato e l’autorità sanitaria possano
esercitarvi il controllo è l’unico modo per ridurre il male maggiore oggi
esistente: lo scandalo.
Non vi è nulla di immorale in quest’intervento della
pubblica autorità. Bisogna anche smetterla con la storia di criminalizzare i
“clienti”; moralmente parlando è più responsabile chi induce a fare il male (ad
esempio esponendo le nudità) che non chi, per umana debolezza lo commette. La
repressione del fenomeno non può sfociare in accorgimenti che ledano il decoro
delle persone e distruggano le famiglie; non è lecito a nessuno “mettere in
piazza” le debolezze dell’uomo se non per gravissimi motivi; questi sistemi
puritani sono una grave lesione al diritto di onorabilità, ed entrano nella
sfera intima dell’individuo. […] Vi sono certamente orribili situazioni di
schiavitù, che va combattuta come vi sono scelte deliberate che non possono
avere la dignità del lavoro compiuto con sacrificio e fatica. Il reato di
prostituzione fu abolito in nome di un femminismo strisciante, ora si vuole
perpetuare una situazione vergognosa in nome dell’immigrazionismo. La questione
va trattata con estrema cautela, senza cadere negli eccessi del permissivismo
legalizzato, né in quelli di un falso rigorismo, che rischia di paralizzare
ogni iniziativa seria di riportare ordine e tranquillità.
La Padania, 17 marzo 2002 - Raimondo Gatto
Sulla questione dell’immigrazione ricorrono sovente i
termini di carità, solidarietà ed accoglienza, orbene nei trattati di morale
cattolica, la voce “solidarietà” è rimandata alla voce “carità”, mentre la parola
“accoglienza” semplicemente non esiste. Il termine “accoglienza” di tutti è il
più ambiguo, perché insinua l’obbligo da parte delle società ospitanti
l’immigrato, ad “accoglierlo” in via definitiva.
La carità cristiana non ha nulla ha che vedere con queste
pretese; esse non sono legate al precetto della beneficenza, ma a presunti
diritti che si acquisirebbero da parte di alcuni popoli che, da un territorio,
vogliono stabilirsi in un altro. Poiché si vuole occultare quest’ultimo
aspetto, che più inquieta la nostra gente, si preferisce far leva sul naturale
senso di pietà che ispira ogni uomo, di fronte a situazioni di indigenza; per
questo si tace sugli scopi, ormai dichiarati, degli immigrazionisti di
professione.
Se esiste in senso stretto, l’obbligo del cristiano di
sopperire alle necessità materiali degli altri uomini, insegna la Chiesa che
questo vincolo non può esercitarsi se provoca a sua volta situazioni di miseria
in chi le pratica. Il primo dovere di ogni cattolico è di venire incontro ai
bisogni spirituali e materiali del prossimo, e per tale si intende la persona
stessa, i suoi familiari, per estensione la società in cui l’individuo matura
la sua esistenza; il “prossimo” (lo insegna la parola stessa) sono i prossimi,
ovvero quelli più vicini a noi (F. Olgiati: il Sillabario della Morale
Cristiana - Vita e Pensiero pp. 110-119). Solo dopo aver ottemperato a questi
doveri primari si può anche pensare agli altri.
Se taluni ambienti immigrazionisti continueranno a giocare
con le tre carte, di “carità” , “solidarietà” e “accoglienza”, la società
italiana rischierà un collasso sociale, continuando ad ospitare immigrati oltre
le sue possibilità. La questione va impostata in modo corretto, perché il
dovere della carità materiale, stravolto dai terzomondisti, sta entrando in
collisione con il diritto naturale dei popoli, specie se cattolici, di tutelare
i loro costumi, la loro sovranità, la fede dei padri, l’ordine pubblico ed il
benessere materiale onestamente acquisito con il lavoro e l’ingegno degli avi.
Forse un secchio d’acqua fredda sulla memoria degli
immigrazionisti servirà a ricordare qualcosa. Tra il 1960 ed 1975, le sinistre
cavalcarono l’ondata antieuropea tendente a cacciare dall’africa i pochi
europei rimasti, con le stesse motivazioni che oggi la Lega invoca per tutelare
gli italiani contro il trapianto di popoli, costumi, religioni, e leggi, di
provenienza straniera. […] Separare dunque le virtù della carità “rivisitato”
dagli immigrazionisti (che non è cristiana, ma filantropismo massonico,
funzionale al disegno multireligioso) da presunti diritti che porterebbero
l’Italia ad essere non più la portaerei del Mediterraneo, ma la polveriera dell’europa,
è assolutamente indispensabile.
La Padania, 17 maggio 2002 - Giovanni Meo Zilio
[…] Già in precedenti articoli su la Padania avevo
comparato lo stile di Bossi con quello del Cavaliere in relazione a quel tratto
di stile che li accomuna e che va sotto il nome di “ripetizione enfatica”; e
avevo cercato di mettere in luce le costanti spirituali che esso rivela: ne è
risultata una prevalenza numerica del fenomeno nel leader del Carroccio
rispetto al Cavaliere. […] Rinviando ad altra occasione l’esame sistematico
delle immagini bossiane, in analogia con quanto ho fatto già per le sue
costanti stilistiche, mi soffermerò ora su quella che rappresenta uno degli
assi portanti della politica della Lega (fatto proprio dalla Casa delle
Libertà), e innanzitutto del suo leader: e che si può rilevare esemplarmente in
un importante discorso da lui tenuto alla Camera il 20-12-2000, prima ancora di
entrare nel governo, come dichiarazione di voto nella discussione sulla legge
dell’immigrazione: l’immagine appunto dell’“immigrazione” o, meglio,
dell’“immigrazione clandestina”.
È un tema su cui fin da allora Bossi mobilitava la sua
base in attesa proprio di trasferire la battaglia nel prossimo governo (cosa
che poi è puntualmente avvenuta, come sta a dimostrare la sua attuale,
determinata politica immigratoria portata avanti con fermezza dal ministro
Maroni). Orbene, l’immagine dell’“immigrazione” congiuntamente con quella della
“clandestinità”, con cui è, nei fatti, intimamente legata appare ben trenta
volte (distribuite in misura equivalente) nelle tre pagine degli Atti
Parlamentari che trascrivono il discorso: il che vuol dire una media di una
decina per pagina. È una frequenza inattesa in un intervento parlamentare da
parte di un leader che, in quella sede (come ho rilevato in altre occasioni)
suole calibrare le proprie espressioni: essa supera ogni previsione e ha
bisogno pertanto di essere spiegata.
La spiegazione può essere ricercata nel fatto che: a) il
problema, con le sue ben note e drammatiche implicazioni sociopolitiche, è in
primissimo piano nel programma innovatore di Bossi e di tutta la Lega, che in
ciò è compatta; b) esso è vissuto psicologicamente, esistenzialmente,
umanamente da Bossi, come dalla sua base, con intense connotazioni, di
partecipazione affettiva ed esistenziale, collegate con la difesa della
identità, della territorialità, della appartenenza, che coinvolgono la propria
storia, la propria lingua, la propria cultura o meglio, le proprie storie, le
proprie lingue, le proprie culture (non a caso i leghisti hanno adottato il
proclama “Padroni a casa nostra!...”); c) l’Umberto, pur assumendo nei suoi
interventi alla Camera, atteggiamenti espressivi, verbali e gestuali più
controllati e misurati (come ho già rilevato in questo stesso giornale), non
rinuncia a quel tratto di stile eminentemente popolare che consiste appunto
nella ripetizione “enfatica”, martellante, di chi si esprime col cuore prima
ancora che con la ragione, anche quando non è direttamente al cospetto del suo
popolo; d) comunque tale carattere di popolanità, che nel discorso citato non è
meramente automatico ma adoperato funzionalmente in ragione dello scopo che
egli vuole raggiungere rispetto ai destinatari (presenti o lontani), fa parte
sostanzialmente del suo modo di essere: anche lui, come tutti noi, è in qualche
misura frutto, oltre che delle sue scelte, della sua storia.
Per documentare incontestabilmente la straordinaria
frequenza dell’immagine bossiana “immigrazione-clandestinità” ecco tutti i
trenta casi in cui appaiono, nell’ordine, le rispettive parole che la
rappresentano: “...Catena di montaggio dei clandestini...”; “...non
immigrazione, ma aiuto ai popoli a casa loro...”; “...la Lega è contro
l’invasione dei clandestini ...“; “È un sistema che ha prodotto 1.200mila immigrati...”;
“...i clandestini fermati dalla polizia...”; “...la perdita della libertà per
il clandestino...”; “...sul problema dell’immigrazione...”; “...l’espulsione
concreta, vera dei clandestini...”; “...che il Paese si possa difendere dalle
ondate immigratorie ...“; “...le forze politiche della Casa delle Libertà che
sono contrarie all’immigrazione clandestina ...“; ”... La sinistra... Chiama a
difesa dei clandestini anche la magistratura...“; ”...il reato di
clandestinità...”; “...agire contro i clandestini...”; ”...espellere un
clandestino...”; “...la non sottraibilità del clandestino al giudice...”;
“...rendere i clandestini simili ai cittadini italiani...”; “...il governo
chiede di fare entrare nuovi immigrati...”; “...oggi è impossibile fermare ed
espellere l’immigrazione clandestina...”; “...siamo pieni di clandestini...”;
“...solo il 31% degli stessi immigrati regolarizzati lavora... Mentre ben il
69% non lavora, riempie le liste di collocamento e vive a spese dello stato.“;
“... Quelli che sostengono che gli immigrati sono necessari per pagarci le
pensioni future dicono il falso...”; “... Tentativo della sinistra di
nascondere la vera natura del suo progetto sull’immigrazione...”; “È falso
sostenere... Che è necessario favorire nuovi flussi migratori...“; “...il
problema che si vuole affrontare con l’immigrazione...”; “È da cambiare tutta
la politica sull’immigrazione...”; “...1.200mila immigrati regolarizzati...”;
“...gli immigrati possono riscattare dopo 5 anni i contributi versati
capitalizzati al tasso del 5%...”; “È incredibile come questa agevolazione
valga per gli immigrati e non valga per i nostri lavoratori...”;
“...riconoscere anche ai nostri lavoratori il diritto previsto per gli
immigrati, cioè la liquidazione dei contributi versati con l’interesse del
5%...”; “...i loro contributi, a differenza di quelli degli immigrati, sono
persi nel calderone dell’inps...”.
Pur tenendo conto che il tema della discussione
parlamentare era quello appunto dell’immigrazione, le risultanze dell’analisi in
quel compassato contesto sono da considerarsi, sul piano stilistico,
straordinarie se non “rivoluzionarie”. Infatti, mentre di solito i
“benparlanti” curano di evitare la ripetizione dei nomi logicamente innecessari
sostituendoli con dei pronomi (che appunto stanno al posto dei nomi) o con
sinonimi o con giri di frase, egli, incurante delle consuetudini scolastiche e
formali, va avanti per la sua strada valorizzando “a muso duro”, anche fuori
dal suo popolo, un tratto di stile eminentemente popolano. Si può dire che
egli, pur adeguandosi, in qualche modo, al compassato ambiente parlamentare,
continua a portarvi un soffio di novità. Di autenticità.
La padania – 7 maggio 1999 – Rubrica “Detto tra noi
Padani”
Cari Oneto e Percivaldi, ho quasi 70 anni, sono un vostro
affettuoso ascoltatore: sprofondi Roma coi turconapoletani! Anni fa un mio
parente di Pastrengo (Verona) mi ha raccontato la vera storia della battaglia
di Pastrengo del 30 aprile 1848. Suo nonno gli raccontò che in quel giorno dei
due eserciti contrapposti il piemontese era schierato ad ovest, a 5 Km da
Pastrengo, e quello austriaco sul cocuzzolo del forte di Pastrengo ancor oggi
visibile.
In quel tempo si usava servire il rancio alle 11.30 e i
soldati su entrambi i fronti stavano mangiando. Verso mezzodì si scatenò un
violentissimo temporale (anche ora nella zona questi fenomeni sono
particolarmente violenti).
I cavalli dei piemontesi imbizzarriti dai tuoni, dai lampi
e dal polverone sollevato corsero verso le trincee austriache, che colte di
sorpresa ripiegarono verso nord-est, a Provezzano, frazione di Pastrengo. Non
si sparò un solo colpo di fucile né di cannone, vi furono due feriti colpiti
dai calci dei cavalli. Grande vittoria Italiana e tricolorita! Quel mio parente
mi ha giurato che questa è la vera storia.
G. MINGHETTI Verona
(Capitolo Q del Secondo rapporto sull'italia della
Commissione Europea contro il razzismo e l'intolleranza seguito dalle
Osservazioni delle autorità italiane a questo capitolo, non accolte dal
rapporto. Il rapporto completo, che si ferma al giugno 2001 ed è stato reso
pubblico il 23 aprile 2002, si può trovare in inglese e in francese nel sito
www.ecri.coe.int)
71. L’ECRI è preoccupata dal diffuso utilizzo di
propaganda razzista e xenofoba da parte di esponenti di certi partiti politici
in Italia. Tale propaganda si focalizza essenzialmente sugli immigrati
extracomunitari, soprattutto quelli che non hanno uno status legale, ma anche
su membri di altri gruppi minoritari. Queste persone vengono generalmente
presentate come responsabili del degrado delle condizioni di sicurezza in
Italia, in base soprattutto a delle generalizzazioni circa la loro
partecipazione allo spaccio della droga e alla prostituzione, e come
responsabili della disoccupazione e dell’aumento della spesa pubblica, oppure
come una minaccia per la difesa dell’identità nazionale o locale italiana.
L’ECRI è seriamente preoccupata per le conseguenze negative che questo tipo di
propaganda può avere sulla percezione che ha degli extracomunitari la maggior
parte della popolazione e per il clima generale di intolleranza e di xenofobia
che contribuisce a mantenere.
72. La propaganda razzista e xenofoba viene diffusa
attraverso l’uso di materiale scritto come posters e volantini, ma è anche
presente in modo significativo nei discorsi di certe personalità pubbliche,
compresi dei sindaci ed altri rappresentanti eletti. Nella maggior parte dei
casi, gli immigrati extracomunitari sono designati con termini stereotipati,
stigmatizzanti ed umilianti; vengono riferiti tuttavia anche dei casi in cui
certi responsabili politici avrebbero tenuto dei discorsi volti ad incoraggiare
un comportamente violento o discriminatorio nei confronti di membri di tali
gruppi, e in particolare degli immigrati illegali e dei Rom/Zingari. A tal
proposito, l’ecri esorta le autorità italiane a vigilare sulla piena applicazione
delle vigenti disposizioni penali contro l’incitamento alla discriminazione e
alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.
73. Gli esponenti della Lega Nord hanno fatto un uso
particolarmente intenso della propaganda razzista e xenofoba, quantunque si
debba notare che anche dei membri di altri partiti hanno ugualmente utilizzato
un discorso politico xenofobo od in altra maniera intollerante. L’ECRI esprime
la propria inquietudine di fronte all’influenza esercitata da tali partiti su
tutta la sfera politica. Teme a tal proposito che i politici, nella speranza di
ottenere il sostegno di fasce importanti della popolazione ritenute ostili agli
stranieri, possano essere tentati di allontanarsi sempre di più dal concetto di
società basata sui principi della giustizia e della solidarietà per tutti i
suoi membri. Tale fatto potrebbe favorire l’adozione di politiche e di pratiche
non sempre rispettose dei diritti dell’uomo e del principio dell’uguaglianza di
trattamento. Pertanto l’ecri è allarmata dalla partecipazione alle coalizioni
governative di partiti politici i cui membri hanno fatto ricorso alla
propaganda xenofoba ed intollerante e a tal proposito si dichiara preoccupata
per la nuova coalizione di governo costituita in Italia nel giugno 2001.
74. L’ECRI sottolinea che i partiti politici dovrebbero
resistere alla tentazione di affrontare la questione dell’immigrazione in un
modo che rischia di provocare dei comportamenti razzistici, xenofobi o
discriminatori di tutta la società nei confronti di certi gruppi minoritari. I
partiti politici dovrebbero invece sottolineare il contributo positivo dei vari
gruppi minoritari alla società, all’economia e alla cultura italiana. L’ECRI è
del parere che tutti i partiti politici dovrebbero inoltre adottare una
posizione risoluta contro ogni forma di razzismo, di discriminazione e di
xenofobia, nel quadro di un impegno più generale in materia di rispetto e di
protezione dei diritti dell’uomo. Per sensibilizzare gli ambienti politici a
tali questioni, si potrebbe organizzare in Parlamento un dibattito annuo sul
tema del razzismo e dell’intolleranza e sui vari handicap che devono affrontare
i membri delle comunità immigrate e di altre minoranze viventi in Italia.
75. L’ECRI esorta le autorità italiane a compiere ogni
sforzo per contrastare lo sfruttamento politico del razzismo e della xenofobia.
Come già indicato, l’ecri insiste in proposito sull’importanza di garantire
un’effettiva attuazione delle vigenti disposizioni penali contro l’incitamento
all’odio razziale e alla discriminazione. Nel contempo, l’ecri ritiene che le
autorità potrebbero ugualmente adottare dei provvedimenti ad hoc più
espressamente mirati a lottare contro l’uso di discorsi provocatori di tipo
razzista o xenofobo da parte di esponenti di partiti politici.
L’Italia è uno dei paesi di più recente immigrazione
d’Europa. Fino a circa 20 anni fa “esportava” più lavoratori di quanti non ne
“importasse”. Oggi, gli immigrati formano ancora solo circa il 2.8 % della
popolazione, la più bassa percentuale in Europa.
L’anno scorso, i sondaggi hanno mostrato che l’opinione
pubblica italiana ha iniziato ad accettare i nuovi immigrati come una soluzione
necessaria per far fronte alla domanda di manodopera.
Alcuni inconvenienti sono in relazione all’assorbimento
della forza di lavoro straniera da parte delle comunità locali. In poche
parole l’impatto sociale dell’immigrazione sulle comunità locali ha bisogno di
essere monitorato e migliorato costantemente.
Alcuni casi isolati di intolleranza da parte di alcuni
cittadini e leaders locali sono stati apertamente condannati. In ogni caso
essi non rappresentano il punto di vista ufficiale di alcun partito politico
italiano. Nessun partito politico in Italia, nel suo programma o nel suo
comportamento, si ispira all’intolleranza razziale e xenofoba.
Quindi, una nuova formulazione dei paragrafi 71-72-73,
come indicato sotto, potrebbe meglio riflettere la situazione italiana:
Para 71: “L’ECRI è preoccupata dal diffuso utilizzo di
propaganda razzista e xenofoba da parte di alcuni individui e di alcuni leaders
locali in Italia…”
Para 72: “La propaganda razzista e xenofoba viene diffusa
attraverso l’uso di materiale scritto come posters e volantini, però nella
maggior parte dei casi è stata rilevata in alcuni discorsi di pochi
rappresentanti pubblici a livello locale…”.
: “… umilianti; comunque, ci sono state anche notizie di
casi in cui politici locali avrebbero fatto ricorso a discorsi tali da
incoraggiare atteggiamenti violenti o discriminatori…”.
Para 73: “ E’ stato riportato che alcuni membri di partiti
politici locali hanno fatto uso di discorsi politici xenofobi o comunque
intolleranti. L’ECRI registra qui la sua preoccupazione per l’influenza che
queste persone politiche potrebbero esercitare sull’intera arena politica. A
tale riguardo l’ecri teme che in un tentativo di ottenere…”
(Passi del Report on Islamophobia in the Eu after 11
September 2001 diffuso il 23 maggio dall'osservatorio dell'ue contro la
xenofobia di Vienna e riferito al periodo 12 settembre-31 dicembre 2001. Il
Rapporto è disponibile in inglese nel sito www.eumc.eu.int. I passi che seguono
sono ripresi da "Liberazione", 25 maggio 2002).
Secondo i media nazionali ed internazionali, il presidente
del consiglio, il 26 settembre, ha detto, in un'intervista rilasciata a
Berlino, che la cultura occidentale è superiore a quella musulmana. Tale
affermazione è successivamente stata criticata dai leader dell'unione Europea.
La Lega araba ha chiesto scuse informali. Il 27 settembre, nel corso di un
dibattito al Senato, il primo ministro ha affermato di essere
"spiacente", ma le sue "parole sono state estrapolate dal
contesto" e "potrebbero avere offeso i miei amici arabi e
musulmani" […]
Il 29 settembre, il "Corriere della Sera", il
quotidiano a maggiore diffusione nazionale, ha ospitato un articolo di 14
pagine dal titolo La rabbia e l'orgoglio, scritto da una famosa scrittrice e
giornalista. Il tema dell'articolo era l'attentato a New York in relazione alla
cultura islamica; i toni erano violenti ed offensivi, i contenuti
esplicitamente antimusulmani, antiarabi ed ostili ai migranti. L'articolo in
questione ha portato ad un'ampia ed accesa polemica a livello nazionale,
tuttora in corso. Sono stati aperti molti forum on-line sull'argomento ad opera
dei maggiori quotidiani nazionali. […]. Lo stesso quotidiano ha pubblicato
repliche a quell'articolo, e molte di quelle pubblicate si rammaricano del
fatto che tali articoli legittimino la pubblica espressione di odio e di idee
razziste, ma anche del fatto, sicuramente più grave, che essi possano avere
effetti negativi sui giovani. […]
Alcuni partiti politici continuano le proprie campagne anti-immigrazione
specialmente contro i musulmani. Il gruppo parlamentare del Senato della Lega
Nord ha pubblicato una relazione dal titolo "Avanza l'Islam", in cui
descrive i potenziali rischi di un aumento della presenza dei musulmani in
Europa. Nella relazione si afferma che “con più di 5 milioni di musulmani, la
Francia deve adattarsi alle tradizioni islamiche. Per quanto riguarda il
diritto francese si assiste a una sua lenta islamizzazione di fatto, che passa
per la legalizzazione del velo nelle scuole e l'accettazione della poligamia”.
Va da sé che questa versione dei fatti attribuiti alla Francia è a dir poco
errata. Ciononostante, uno dei possibili effetti di affermazioni di questo tipo
è quello di spaventare la popolazione.
[…] Un sottosegretario al Ministero delle Riforme, membro
della Lega Nord, nel corso di un'intervista televisiva del 16 ottobre, ha
invitato il governo a smettere di emettere visti di ingresso in favore di
musulmani quale misura preventiva in una situazione di guerra. […] ll Ministro
delle Riforme, nonché leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ha difeso le
affermazioni fatte dal Capo di Gabinetto del suo Ministero in un'intervista del
16 ottobre, nella quale invitava il governo ad impedire ai migranti musulmani
di entrare in Italia. Il Ministro ha dichiarato: “C'è una guerra in corso: se
la situazione peggiora, se rischiamo un disastro, se rischiamo di morire di
Ebola, è meglio smettere di fare entrare altri musulmani. Speroni (il
sottosegretario che ha rilasciato l'intervista in questione) parla la lingua
della gente; la gente la pensa così. Per fortuna, la Lega Nord parla la lingua
della gente, e non la lingua dei politici”.
[…] Un parlamentare del partito di Alleanza Nazionale,
eletto in un collegio di Napoli, ha contestato la decisione della Giunta
regionale di sostenere economicamente la costruzione di una moschea,
definendola "inaccettabile", in quanto "ci sono famiglie
originarie di Napoli composte di otto persone che vivono in abitazioni senza
finestre o senza bagno".
Il 12 dicembre, la questione dei finanziamenti varati
dalla Regione Campania è finita in parlamento ed è stata adottata la proposta
di un parlamentare della Lega Nord, che fa parte della coalizione governativa
di centro-destra. Il documento adottato prevede che il governo centrale
intervenga per spiegare alla Giunta regionale "la necessità di adibire
l'ammontare destinato alla moschea al completamento del piano edilizio
regionale". Durante il dibattito parlamentare, un esponente leghista non
si è limitato a criticare la decisione della Giunta regionale in termini assai
severi, ma ha anche fatto affermazioni anti-islamiche, aggiungendo alcuni
commenti maschilisti sul sindaco di Napoli, ex Ministro dell'interno, oltre che
donna. […]
L'articolo violentemente anti-islamico e ostile ai
migranti della scrittrice Oriana Fallaci sugli eventi dell'11 settembre, dal
titolo "La rabbia e l'orgoglio" è stato pubblicato in un libro poco
prima di Natale. L'autrice ha aggiunto alcuni elementi all'articolo originale,
in particolare le affermazioni fatte dal premier Berlusconi a Berlino, secondo
cui la cultura occidentale sarebbe superiore a quella islamica. La scrittrice
deplora il fatto che Berlusconi non abbia confermato questa sua posizione in
pubblico, e abbia invece cercato di ammansire gli europei che l'avevano
criticato.
In un editoriale comparso su di un settimanale, un noto
sociologo e scrittore si è detto d'accordo con l'affermazione di superiorità
espressa dal Primo Ministro. L'editoriale in questione era esplicitamente anti-musulmano
e ostile ai migranti (Oggi, n. 41, 10 ottobre 2001, pag. 27).
[…] Le reazioni pubbliche all'11 settembre sono diverse da
quelle riscontrate negli altri paesi dell'unione Europea. Non si sono
verificati attacchi violenti ai danni di presunti musulmani né contro altre
minoranze religiose nei giorni immediatamente successivi agli attentati di New
York e Washington. Queste reazioni violente, specialmente aggressioni ai danni
di persone e proprietà di musulmani e comunità islamiche emergeranno solo dopo
settimane di dibattito anti-islamico da parte dell'élite politica, nel
tentativo di massimizzare i benefici politici e di ampliare il consenso
utilizzando l'opportunità di imporre controlli più severi all'immigrazione. I
pronunciamenti pubblici di vari parlamentari leghisti rappresentano validi
esempi di questa situazione.
Le pulsioni razziste e xenofobe diffuse in tutta Europa
sono molto forti anche in Italia, contrariamente a quanto si vorrebbe far
credere.
L'espressione più evidente di tali pulsioni, che
costituiscono il brodo di coltura della legge Bossi-Fini, è la Lega Nord, la
cui ossessiva propaganda contro gli immigrati sconfina non di rado
nell'incitamento all'odio razziale e alla discriminazione.
Lo hanno già rilevato due rapporti europei e lo confermano
gli articoli di questa rassegna, che vuol contribuire a denunciare una minaccia
grave, e spesso sottovalutata, per la convivenza civile.
La migliore sintesi del non-pensiero politico leghista. Un
paio di slogan e la questione e risolta. Un paio di nemici (“Roma”, i
clandestini) ed il nostro pensiero politico non ha bisogno di niente altro.
Da segnalare:
1.
il
razzismo becero di stampa palesemente neonazista (simile, cioè, per contenuti e
toni a quello delle formazioni neonaziste europee, spesso messe fuorilegge nei
rispettivi di paese);
2.
la
costanza dei temi e dei toni; come dicono loro stessi, la Lega è “di lotta e di
governo” e di conseguenza mantiene la sua coerenza eversiva nel tempo e nelle situazioni.
In altre parole, è falso che la Lega abbia ammorbidito i toni col passare del
tempo.
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La storia della Lega Nord attraverso i manifesti
Rassegna e
titolazione tratte dal sito web della Lega – Trentino.
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