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Open Economy

 

 

L’informazione è la materia prima più importante della nostra epoca. L'informatica è la scienza che gestisce la conservazione, l'elaborazione e la rappresentazione dell'informazione. Su questo, dunque, si gioca la partita decisiva che governi e multinazionali hanno iniziato da tempo.

Controllare la produzione e la circolazione delle informazioni diventa decisivo, ma sicuramente fa paura la possibilità che la rete globale sia uno strumento libero ed aperto, dove la cultura e l’informazione siano autoprodotte e non imposte da pochi soggetti abituati a drogare le masse con l’infotainment.

A partire da una breve storia del movimento Open Source qualche risposta e tanti interrogativi aperti.

 

 

 

 

“Hacker: qualcuno esperto o

entusiasta di qualcosa”

The Jargon File

 

Sommario

La nascita dell’Open Source

Le tre strade

Il concetto di Codice Aperto

Hackers e crackers

Linux: da Gnu alla Finlandia

Licenza pubblica generale

Linux without Linus…

Linux si confronta col mondo

L’aspetto politico del software libero

Il diritto d’autore

Un nuovo modello?

 

 

 

La nascita dell’Open Source

 

Il software libero è passato da fenomeno da iniziati – i famosi e temuti “hackers” -  a fenomeno di massa.

All’aumento della fama de software libero aumenta anche la confusione terminologica e concettuale.

Cos’è Linux? Cosa c’entra con l’Open Source? Ed il software libero? In cosa differisce da Windows? Il software libero è sempre gratuito? Se sì, chi ci guadagna?

Tante domande cui proveremo a dare risposta. Non solo questioni tecniche quindi, ma un movimento culturale ormai decennale che influenza la politica, la filosofia e l’economia a partire da una diversa concezione dei programmi per il computer.

 

Da dove iniziare? Innanzitutto dai fattori ambientali che hanno determinato la nascita del software libero.

Il concetto dai cui iniziare è quello di networking. E’ molto semplice: la macchina su cui lavoriamo può essere connessa in una rete o lavorare “da sola”. Per rete non si intende solamente Internet, ma anche una connessione locale (LAN, local area network) tra due o più computer.

Se il nostro computer lavora da solo, avrà determinate caratteristiche e funzionerà in un certo modo. I PC IBM che montavano il primo MSDOS (il sistema operativo fornito da Bill Gates) erano pensati essenzialmente per lavorare “da soli”.

 

Contemporaneamente, si sviluppavano altri due sistemi: i computer Apple user-friendly, cioè i primi ad introdurre l’uso del mouse e dei desktop grafici al posto del prompt dei comandi (i terminali); e le macchine UNIX, sviluppate nell’ambito delle università.

 

L’esigenza primaria di questi ultimi elaboratori era comunicare: scambiarsi gli esercizi e gli auguri, i saluti come le dispense delle lezioni, i risultati dei test come le nuove scoperte. Per gli studenti – ed ancora di più per i professori – comunicare all’istante era fondamentale. Così come condividere i progressi ottenuti.

Questo era il principio di base:

“Se io faccio un passo avanti e lo metto a disposizione della comunità scientifica, il cammino di tutti sarà abbreviato”.

 

In queste poche frasi c’è l’origine di una mentalità che porterà alla diffusione di Linux: poca attenzione al marketing, molta all’efficacia ed alla condivisione.

Due premesse: questa storia si svolge negli Stati Uniti e, a parte qualche piccola trasferta nel Nord Europa, non ci sposteremo molto da lì.

La seconda: questo racconto è una semplice e breve ricognizione sulla nascita dei computer, molto utile per chi ha acquistato un pc-con-Windows-già-installato senza chiedersi cosa c’era prima e cosa altro esiste al mondo.

E’ fondamentale per comprendere il concetto di Open Source.

Fatte queste premesse possiamo continuare: da allora – parliamo degli inizio degli anni ’80 – non è poi cambiato moltissimo.

 

 

 

Le tre strade

 

Dunque, riassumiamo: tre modelli di computer. Uno è il Pc-IBM. E’ orientato all’elaborazione dati. Serve per gli uffici che devono archiviare le fatture. Per chi ha bisogno di software da usare in casa o al lavoro o deve fare calcoli complicati.

Il secondo è il Macintosh di Apple. E’ ottimo per chi non vuole imparare tutti i comandi (format, dir, mkdir…) anche perché non è un informatico di professione, magari è un grafico che sta impaginando un giornale, è abituato ad una ambiente visuale e col mouse si trova a suo agio.

 

Il terzo modello – come abbiamo visto – si chiama UNIX. Le sue esigenze sono completamente diverse: serve a comunicare. Di tutto: libri, lezioni, codici. Quindi diventa importante stabilire dei protocolli, dei linguaggi comuni, una specie di esperanto degli elaboratori. Diventa importante la velocità, che negli altri due sistemi non è fondamentale. Diventa importante la sicurezza, perché altre persone accedono alla mia macchina e non devono poter fare ciò che vogliono.

 

Modello

Caratteristiche

Vantaggi

PC-MsDOs

Elaborazioni in locale

Potenza di calcolo

Mac Apple

Interfaccia grafica

Sistema user-friendly

UNIX

Networking avanzato

Ideale per la comunicazione

 

 

A questo punto, semplificando molto, diciamo che ognuno si è accorto che l’altro aveva qualcosa in più. O meglio, Il mondo MSDOS ha notato che gli altri due avevano qualcosa in più.

Apple ha un’interfaccia grafica che manca al Dos. Nasce Windows, divenuto famoso nella versione 3.1. Windows non è altro che una interfaccia grafica per il Dos, ciò che il Mac aveva già da anni.

Con Windows 95 Microsoft implementa altre soluzioni già presenti su Mac, migliorando notevolmente il prodotto ma rendendolo molto “pesante”.

 

Cosa si intendo con pesante?  Un utente comune di Win95 finirà con l’usare solo alcune delle funzionalità presenti nel sistema, ma avrà bisogno di un processore più potente di quello che usava in precedenza. Diventa dunque ferreo il sodalizio tra Microsoft ed Intel, la casa produttrice di processori che beneficia comunque di ogni nuova uscita del sistema operativo di Gates.

 

Nasce un parallelismo tra le nuove versioni dei Pentium (I,II,III,…) e le nuove release di Windows. Gli aggiornamenti del software impongono l’uso di processori sempre più potenti, a tutto danno dell’utenza che in mancanza di alternative non può scegliere un’architettura adatta alle proprie esigenze e si trova a rincorrere le ultime produzioni, molte delle quali nate per esclusivi motivi di marketing (tipico esempio Windows ME – Millennium edition).

Bene o male, Windows si è fermata a WIN95. Da allora nessuna vera novità.

 

Ma ad un certo punto arriva Internet. E cambia tutto. Unix diventa il centro del mondo (informatico) ed i suoi standard vengono acquisiti da tutti. Così come la sua architettura: la gestione degli utenti, delle interfacce di rete e dei protocolli, i controlli di sicurezza e della stabilità dei servizi diventano fondamentali per un mondo informatico sempre più diviso tra macchine client e macchine server.

 

Con  Internet cambia palesemente tutto. L’architettura client – server (per meglio dire: il modello di rete a stella) diventa fondamentale, a scapito di altri sistemi.

Il programma fondamentale diventa il browser, cioè il software che permette di accedere alle pagine tramite il protocollo http.

Nasce così la cosiddetta “guerra dei browser” tra Microsoft e Netscape [Explorer contro Navigator], che da dominatore del settore si trova lentamente a decadere.

 

Nonostante la vittoria – almeno per il momento – sul terreno del browser, in realtà Microsoft si trova in una situazione già sperimentata.

Deve copiare per vincere. E così come aveva copiato le soluzioni Mac per il desktop, adesso si trova a dover prendere ed importare da Unix non solo protocolli e standard (TCP/IP, FTP, solo per fare qualche esempio) ma anche l’architettura di base (multiutenza, permessi, etc.).

Nasce Windows NT, che successivamente darà vita a Windows 2000 e quindi ad XP. In altre parole, un sistema molto “ingombrante” e nato per i server soppianta un sistema più snello (relativamente, è chiaro) ma instabile, cioè Windows 9* (95/98/ME).

 

Nonostante quello che si crede, quindi, Microsoft ha clamorosamente fallito nel settore Desktop, non essendo riuscita a creare un prodotto innovativo ed adatto ad esigenze “casa/ufficio”.

A partire da queste considerazioni, molti analisti prevedono vita breve per il predominio di Bill Gates nei computer casalinghi, presto attratti da un Linux modulare, stabile, leggero e gratuito (a proposito: è clamorosamente fallito il tentativo di XP di imporre il pagamento della licenza; la “pirateria” ha vinto nuovamente).

 

Si sta quindi definendo una vera e propria divisione del lavoro tra questi modelli:

 

 

Modello

Area di mercato

Windows

Ambienti desktop per la casa e l’ufficio

Mac Apple

Editoria e grafica

GNU-Linux

Server

 

E’ curioso notare che oggi si ripropone esattamente la differenza descritta all’inizio.

 

 

 

Il concetto di Codice Aperto

 

C’è un’altra differenza notevole: Apple e Microsoft sono due aziende, due grandi multinazionali.

I sistemi derivati da UNIX si sviluppano grazie alla collaborazione di un numero indefinibile di programmatori di ogni angolo del mondo.

Dal mondo Unix arriveranno applicazioni commerciali e no, esperimenti miseramente naufragati e successi mondiali (Linux), ma ogni cosa non è controllata da una sola grande azienda.

 

Cos’è dunque l’Open Source? Un concetto estremamente semplice, ma per capirlo a fondo occorre una premessa.

Il software è una “merce” particolare, ed assomiglia più alle opere letterarie che ad un pacco di saponette. In parole semplici, io posso acquistare un libro, ma non i diritti di riproduzione.

I diritti su un software si chiamano copyright, e possono appartenere all’autore come a chi a sottoscritto un contratto acquistandoli.

 

Diverso è il concetto di acquisto dell’uso del software, che concerne la possibilità di utilizzarlo, non di riprodurlo (licenza d’uso).

Ogni software, comunque, comprende una dettagliata licenza finalizzata ad indicare termini e condizioni dell’uso e della riproduzione del software.

Il software Open Source consegna all’utente (o comunque rende di pubblico dominio) sia il file compilato che il file sorgente.

 

Vediamo di chiarire questi concetti basilari:

 

Codice

Binario

                   file sorgente

-------------------------

<?include("head.php");

include("param.php"); include("../config.php");

    ?>

file compilato

-------------------------ÐÏ_ࡱ_á ÐÏ_ࡱ_á ÐÏ_ࡱ_á

ÐÏ_ࡱ_á

ÐÏ_ࡱ_á

ÐÏ_ࡱ_á

ÐÏ_ࡱ_á

 

Il file sorgente è intelligibile sia alla macchina che all’uomo, il secondo solo alla macchina. Il primo è adatto alla modifica ed alla condivisione, il secondo alla esecuzione.

Gli utenti Windows conoscono in grande prevalenza file eseguibili, perché il codice sorgente del software non è stato mai rilasciato, né la casa produttrice ha mai manifestato intenzioni in tal senso, nonostante qualche recente cedimento dovuto alle pressioni dei governi.

 

Ciò suscita sempre maggiori perplessità. Cosa sappiamo del codice di Windows? Niente. E chi ci dice che all’interno del codice non siano presenti segmenti di codice in grado di carpire informazioni sul contenuto del nostro computer?

Se questo è preoccupante per un utente comune (violazione delle leggi sulla privacy), immaginate le “perplessità” a livello industriale o governativo… Anche per questo le campagne per l’introduzione del software libero prendono sempre più piede, specie nei paesi scandinavi ed in Germania.

 

La filosofia Open Source pretende che venga sempre distribuita una versione aperta, intelligibile a chiunque, del codice di ogni programma.

 

 

 

Hackers e crackers

 

Il centro del movimento Open Source è stato per lungo tempo localizzato negli Stati Uniti, per essere più precisi in alcune Università tra le quali il MIT di Boston.

Qui viene inizialmente messa su la rete ARPANET, un sistema di comunicazione primordiale ma già contenente i principi di fondo che daranno vita ad Internet.

Tra il 1961 ed i 15 anni successivi nasce la cultura hacker parallelamente a notevoli progressi tecnologici.

Tra i documenti prodotti, va segnalato una specie di dizionario (Jargon File) che riporta anche una precisa definizione del termine:

 

“:hacker: n. [originally, someone who makes furniture with an axe] 1. A person who enjoys exploring the details of programmable systems and how to stretch their capabilities, as opposed to most users, who prefer to learn only the minimum necessary.

2. One who programs enthusiastically (even obsessively) or who enjoys programming rather than just theorizing about programming.

3. A person capable of appreciating {hack value}.

4. A person who is good at programming quickly.

5. An expert at a particular program, or one who frequently does work using it or on it; as in ‘a Unix hacker’. (Definitions 1 through 5 are correlated, and people who fit them congregate.)

6. An expert or enthusiast of any kind. One might be an astronomy hacker, for example.

7. One who enjoys the intellectual challenge of creatively overcoming or circumventing limitations.

8. [deprecated] A malicious meddler who tries to discover sensitive information by poking around. Hence ‘password hacker’, ‘network hacker’. The correct term for this sense is {cracker}.”

 

Il centro tecnologico dell’Università di Palo Alto crea innovazioni eccezionali per l’epoca, dai desktop a finestre (windows!) fino alle stampanti laser.

 

Le università sono in stretto contatto tra loro, e definiscono una serie di sistemi essenziali ma efficaci per “parlarsi” immediatamente ed a basso costo. Nasce una comune cultura ed un gergo. Ci si definisce hacker, cioè colui che in grado si saper fare qualcosa al meglio, meglio degli altri ed in breve tempo.

Occorre notare che:

- non c’è alcun riferimento alla pirateria ed all’illegalità;

la questione legale è semplicemente ignorata, in base al principio: lo so fare -> lo faccio;

 

- ci si riferisce in genere all’informatica, ma un hacker può benissimo essere qualcuno molto bravo in qualsiasi campo;

 

- ci si riferisce al lato pratico della cultura; in altre parole, non è bravo chi ha un titolo oppure ha superato un esame ma chi dimostra – nella pratica – di saper fare qualcosa.

 

 

Altra importante questione. Per correttezza, infatti, occorrerebbe riferirsi sempre a GNU-Linux, in quanto Linus Thorvald ebbe a “completare” un lavoro già iniziato tempo prima.

 

“Free software is a matter of freedom: people should be free to use software in all the ways that are socially useful. Software differs from material objects--such as chairs, sandwiches, and gasoline--in that it can be copied and changed much more easily. These possibilities make software as useful as it is; we believe software users should be able to make use of them.”

 

“Il software libero è una questione di libertà. Tutti dovrebbero essere liberi di usare il software in tutto ciò che è di pubblica utilità. La differenza tra il software e gli oggetti come sedie, panini o gasolio, è che il software può essere riprodotto e modificato con molta maggiore facilità. Queste possibilità rendono il software utile o meno; noi crediamo che gli utenti devono avere la possibilità di usarlo”.

 

 

La filosofia Open Source riguarda principalmente il codice del software, non la sua gratuità. In altre parole, la disponibilità del codice sorgente è un principio inderogabile, mentre il software può essere sia gratuito che a pagamento, anche se si tende a distinguere tra uso commerciale e no.

 

Spesso il movimento Open Source si definisce come sostenitore del Free Software / Software libero. La traduzione italiana rende bene l’idea, mentre in inglese possono nascere confusioni derivate dal termine Free, che vuol dire sia libero che gratuito (Free of Charge).

 

E’ importante chiarire i passaggi della produzione di software Open Source:

·      scrittura del codice

·      definizione della licenza

·      distribuzione accompagnata dal sorgente

 

Al momento della definizione della licenza, l’autore (o comunque il detentore dei diritti d’autore) decide se il software è gratuito (freeware), se l’utente è obbligato a pagare ad esempio dopo un periodo di prova al termine del quale il programma termina di funzionare (shareware) oppure si lascia all’utente l’obbligo “morale” di pagare il prodotto che si sta usando (careware).

 

La filosofia careware può benissimo essere estesa ad altri ambiti. Un esempio è l'abbonamento ad una radio politica: nel momento in cui rifiuto di abbonarmi posso comunque continuare a ascoltare la radio, l'unico condizionamento che mi viene posto è l'obbligo morale al mantenimento della radio.

 

E’ importante capire che la scelta una di queste soluzioni non è centrale nell’ambito open source.

C’è chi distribuisce software gratuito facendo poi pagare l’assistenza o la manualistica; chi distribuisce gratis versioni lite (prive di alcune caratteristiche avanzate) ed a pagamento upgrades “pro”. Non si è comunque tenuti alla gratuità ad ogni costo ma alla condivisione.

 

Altro concetto fondamentale è la distinzione tra hackers e crackers. Il primo concetto lo abbiamo già esaminato. Per hacker si intende qualcuno estremamente bravo in un campo specifico.

Il crackers è invece colui che cerca di rompere (to crack) un sistema, ovvero entrare senza autorizzazione in una rete o su un server, forzare il codice in maniera da rendere funzionante un applicativo tryout scaduto, etc.

Si tratta quindi di due concetti diversi che quasi sempre vengono confusi ma con significati del tutto diversi.

 

Naturalmente, è talvolta accaduto che via sia stata una comunanza tra i due concetti.

In altre parole, un hacker può tentare di scardinare un sistema di sicurezza, ma la differenza è nel fine. Mentre un cracker lo fa per un suo interesse (ad esempio risparmiare sul costo di una licenza), un hacker può scardinare un sistema a scopo “ludico-agonistico” (superare degli ostacoli) o dimostrativo (evidenziare i limiti del sistema) o ancora politico (ad es: entrare, lasciare un messaggio-slogan, uscire).

 

Un breve accenno adesso sul tema della sicurezza informatica, spesso esasperato da campagne di stampa che enfatizzano e demonizzano cose in realtà molto semplici e facilmente prevenibili, come ad esempio la distribuzione di eseguibili “maliziosi” (dannosi) per posta elettronica.

Una pratica sicuramente disprezzabile, ma che Linux previene alla fonte come tutti i sistemi Unix-like, attribuendo permessi ed autorizzazioni ad ogni file.

 

Al contrario, Windows permette l’esecuzione immediata di tutto, non solo come eseguibili ma anche come script (VBScript), senza alcun filtro. Ad esempio, è sufficiente includere poche righe di codice in un documento Word per produrre danni irreparabili al file system.

 

 

 

Linux: da Gnu alla Finlandia

 

La storia inizia negli Stati Uniti, tra le università di Boston e Berkeley, i giganteschi laboratori di grandi aziende come Bell e AT&T e le stanze in affitto di programmatori indipendenti.

Tra abbandoni, ripartenze e numerosi momenti entusiasmanti si sviluppa a partire dagli anni ’70 il sistema Unix, i cui linuxprincipali – ma non unici – fautori sono Ken Thompson e Dennis Ritchie.

 

La caratteristica dello sviluppo di Unix è il rilascio dei sorgenti. In altre parole, anche quando ad esempio un laboratorio decide di abbandonare un progetto, ne distribuisce comunque il codice in maniera da permettere ad altri di continuare. In questo modo nascono numerose distribuzioni, cioè versioni dello stesso programma che provano a migliorare la struttura base.

 

Molte distribuzioni avranno vita breve, altre scompariranno per molto tempo per poi essere riprese in seguito. Un percorso carsico insomma, come un fiume che riappare e scompare dividendosi in piccoli ruscelli che talvolta si riuniscono e spesso si dividono.

Da uno di questi ruscelli, per capirci, nascerà molto tempo dopo prima GNU e poi Linux.

 

Ma torniamo al 1975, quando nascono l’editor di testi VI (usato ancora oggi nella versione Vim - Vi improved) e la distribuzione BSD (Berkeley System Distribution) di Unix, una versione innovativa realizzata nella celebre università californiana e distribuita liberamente su nastro a chiunque ne facesse richiesta, al solo scopo di creare una base di utenti e riceverne riscontri in modo da correggere gli errori e creare versioni migliorative.

 

Negli anni successivi lo sviluppo nella direzione del networking, cioè la definizione e la gestioni di protocolli di comunicazione quali il TCP/IP che sarà alla base di Internet e delle reti in genere.

Già a metà degli anni ’80 erano definiti nel mondo Unix i protocolli che ancora oggi usiamo (HTTP, FTP, SMTP, etc.) nonostante ci fosse molta meno attenzione di adesso alle reti.

 

Due ambienti erano invece attentissimi già dagli anni ’60 al networking, e per ragioni opposte: i militari e le università. I primi volevano creare una rete peer to peer, senza centri cioè in grado di funzionare anche in caso di guerra o attacco nucleare (essendo i nodi indipendenti da loro, colpirne uno non avrebbe pregiudicato il funzionamento dell’intero sistema).

 

Le università erano invece interessate alla circolazione delle informazioni nella comunità scientifica, ad un costante feedback ed all’interazione tra i ricercatori in modo da permettere un progresso costante. In quest’ottica, vedevano un server FTP come una gigantesca biblioteca unificata tra più archivi magari distantissimi tra loro e un servizio di posta elettronica come un modo pratico ed efficace per scambiare a distanza pareri e consigli.

 

Dalla fine degli anni ’60 all’inizio dei ’90 si passò da 4 a 1000 computer collegati negli Stati Uniti. La rete militare era già distinta da quella scientifica (Milnet e Arpanet) e la diffusione della rete fu inizialmente resa possibile da due elementi: il protocollo Unix TCP/IP, lo stesso che viene usato oggi, ed il sistema operativo BSD, sviluppato a Berkeley (che tra l’altro nel 2002  “rinasce” come architettura base del MAC OS X, all’epoca nuovo sistema operativo in ordine di tempo della Apple).

 

Nel 1983, parte l’avventura di Richard Stalmann, che dà vita alla Free Software Foundation.

GNU è l’acronimo del progetto principale della fondazione, cioè una versione di Unix aperta e liberamente distribuibile. Per semplicità, FSF crea una licenza tipo che diventerà subito il manifesto vero e proprio del movimento Open Source.

 

 

 

Licenza pubblica generale

 

La licenza, denominata GNU GPL (General Public Licence) sarà adottata un numero infinito di volte da chiunque si riconoscerà nei principi espressi da Stalmann, e sarà alla base tra l’altro di Linux.

Il progetto GNU era molto ambizioso, e prevedeva la realizzazione di un kernel del tutto nuovo (GNU/HURD) oltre che di una serie di applicativi in ambiente Unix.

I concetti enunciati – la condivisione del codice in particolare – risultarono all’esterno come principi rivoluzionari, talvolta accusati di “comunismo” da qualche manager aziendale impaurito. In realtà, l’open source non è altro che la contaminazione progressiva di un metodo da ambienti ristretti a realtà sempre più ampie.

 

Va incontro anche a delle difficoltà pratiche dei programmatori Usa, che si trovano a lavorare in una giungla di brevetti che li costringerebbero a pagare per l’uso di codici base largamente conosciuti.

Scrive Stalmann:

 

“Quando cominciai a lavorare nel laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT nel 1971, entrai a far parte di una comunità in cui ci si scambiavano i programmi, che esisteva già da molti anni. La condivisione del software non si limitava alla nostra comunità; è un cosa vecchia quanto i computer, proprio come condividere le ricette è antico come il cucinare. Ma noi lo facevamo più di chiunque altro.”

 

E’ molto importante spiegare che questa breve storia, come del resto molte altre più complete, non fa altro che citare alcuni dei protagonisti “maggiori”, ma mai come nella storia di Linux si tratta di un progetto complesso e collettivo, in cui un numero indefinibile di programmatori ha dato un contributo spesso importante. Avendo messo a disposizione il codice, a partire dal loro lavoro altri venuti dopo hanno potuto implementare soluzioni efficaci, fino a realizzare un sistema operativo completo di diffusione planetaria.

 

Proprio per questo sarebbe bello non leggere come talvolta accade “Linux è un sistema operativo creato da Linus Torvald”.

 

 

Analizziamo adesso alcuni passi della traduzione italiana della licenza GPL:

 

LICENZA PUBBLICA GENERICA (GPL) DEL PROGETTO GNU

 

Preambolo

Le  licenze  della maggior  parte  dei  programmi  hanno lo  scopo  di

togliere  all'utente  la  libertà   di  condividere  e  modificare  il

programma stesso. Viceversa, la Licenza Pubblica Generica GNU è intesa

a garantire la libertà di condividere e modificare il software libero,

al fine  di assicurare che i  programmi siano liberi per  tutti i loro

utenti.   Questa Licenza  si  applica alla  maggioranza dei  programmi

della Free Software Foundation e  ad ogni altro programma i cui autori

hanno deciso  di usare questa  Licenza.  […]

Chiunque  può  usare questa  Licenza  per i  propri programmi.

 

Quando si  parla di software  libero (free software), ci  si riferisce

alla libertà,  non al prezzo.   Le nostre Licenze  (la GPL e  la LGPL)

sono  progettate per  assicurarsi  che ciascuno  abbia  la libertà  di

distribuire copie del  software libero (e farsi pagare  per questo, se

vuole), che ciascuno riceva il codice sorgente o che lo possa ottenere

se lo  desidera, che ciascuno  possa modificare il programma  o usarne

delle parti in nuovi programmi  liberi e che ciascuno sappia di potere

fare queste cose.

 

Per proteggere i diritti  dell'utente, abbiamo bisogno di creare delle

restrizioni  che vietino  a chiunque  di  negare questi  diritti o  di

chiedere  di rinunciarvi.   Queste restrizioni  si traducono  in certe

responsabilità per  chi distribuisce copie  del software e per  chi lo

modifica.

 

Per esempio,  chi distribuisce copie  di un programma coperto  da GPL,

sia gratis sia in cambio di un compenso, deve concedere ai destinatari

tutti  i  diritti che  ha  ricevuto.   Deve  anche assicurarsi  che  i

destinatari ricevano  o possano ottenere  il codice sorgente.   E deve

mostrar loro queste condizioni di  licenza, in modo che essi conoscano

i propri diritti.

 

Proteggiamo  i diritti  dell'utente in  due modi:  (1)  proteggendo il

software  con un  copyright,  e (2)  offrendo  una licenza  che dia il

permesso legale di copiare, distribuire e modificare il Programma.

 

Inoltre, per proteggere ogni autore e noi stessi, vogliamo assicurarci

che ognuno capisca che non ci sono garanzie per i programmi coperti da

GPL.    Se  il  programma   viene  modificato   da  qualcun   altro  e

ridistribuito, vogliamo che gli  acquirenti sappiano che ciò che hanno

non è l'originale,  in modo che ogni problema  introdotto da altri non

si rifletta sulla reputazione degli autori originari.

 

Infine, ogni programma libero  è costantemente minacciato dai brevetti

sui programmi.  Vogliamo evitare il pericolo che chi ridistribuisce un

programma libero ottenga la proprietà di brevetti, rendendo in pratica

il programma  cosa di sua proprietà.  Per  prevenire questa evenienza,

abbiamo chiarito  che ogni brevetto  debba essere concesso  in licenza

d'uso a chiunque, o non avere alcuna restrizione di licenza d'uso.

 

Seguono  i  termini   e  le  condizioni  precisi  per   la  copia,  la

distribuzione e la modifica.

 

                  LICENZA PUBBLICA GENERICA GNU

  TERMINI E CONDIZIONI PER LA COPIA, LA DISTRIBUZIONE E LA MODIFICA

 

[…]

 

  1.   È  lecito  copiare  e  distribuire copie  letterali  del codice

sorgente del Programma così  come viene ricevuto, con qualsiasi mezzo,

a  condizione  che venga  riprodotta  chiaramente  su  ogni copia  una

appropriata  nota  di copyright  e  di  assenza  di garanzia;  che  si

mantengano intatti tutti i  riferimenti a questa Licenza e all'assenza

di ogni garanzia;  che si dia a ogni  altro destinatario del Programma

una copia di questa Licenza insieme al Programma.

 

È possibile richiedere un pagamento per il trasferimento fisico di una

copia  del   Programma,  è  anche  possibile   a  propria  discrezione

richiedere un pagamento in cambio di una copertura assicurativa.

 

  2. È  lecito modificare la propria  copia o copie  del  Programma, o

parte di esso, creando perciò un'opera basata sul Programma, e copiare

o distribuire  tali  modifiche o tale  opera  secondo  i  termini  del

precedente comma 1, a patto  che siano soddisfatte tutte le condizioni

che seguono:

 

    a) Bisogna indicare  chiaramente nei file  che si tratta  di copie

    modificate e la data di ogni modifica.

 

    b) Bisogna fare  in modo che ogni opera  distribuita o pubblicata,

    che in parte o nella sua  totalità derivi dal Programma o da parti

    di esso, sia  concessa nella  sua interezza in licenza gratuita ad

    ogni terza parte, secondo i termini di questa Licenza.

 

    c)   Se   normalmente  il   programma  modificato   legge  comandi

    interattivamente quando  viene eseguito, bisogna fare  in modo che

    all'inizio  dell'esecuzione  interattiva  usuale, esso  stampi  un

    messaggio  contenente  una  appropriata  nota di  copyright  e  di

    assenza di garanzia (oppure che specifichi il tipo di garanzia che

    si offre).  Il messaggio deve inoltre specificare che chiunque può

    ridistribuire il  programma alle  condizioni qui descritte  e deve

    indicare come  reperire questa Licenza.   Se però il  programma di

    partenza è  interattivo ma normalmente non  stampa tale messaggio,

    non occorre che un'opera basata sul Programma lo stampi.

 

[…]

 

 

Quindi, non è nelle intenzioni di questa sezione accampare diritti, né

contestare diritti su opere  scritte interamente da altri; l'intento è

piuttosto  quello   di  esercitare   il  diritto  di   controllare  la

distribuzione di opere derivati dal Programma o che lo contengano.

[…]

 

  3. È lecito copiare e distribuire il Programma (o un'opera basata su

di esso,  come espresso al  comma 2) sotto  forma di codice  oggetto o

eseguibile secondo i  termini dei precedenti commi 1 e  2, a patto che

si applichi una delle seguenti condizioni:

 

    a) Il Programma sia corredato del codice sorgente completo, in una

    forma  leggibile  da  calcolatore,  e tale  sorgente  sia  fornito

    secondo  le regole  dei precedenti  commi  1 e  2 su  di un  mezzo

    comunemente usato per lo scambio di programmi.

 

    b) Il Programma sia accompagnato da un'offerta scritta, valida per

    almeno tre  anni, di  fornire a chiunque  ne faccia  richiesta una

    copia  completa del  codice sorgente,  in una  forma  leggibile da

    calcolatore, in cambio  di un compenso non superiore  al costo del

    trasferimento  fisico  di  tale  copia, che  deve  essere  fornita

    secondo  le regole  dei precedenti  commi  1 e  2 su  di un  mezzo

    comunemente usato per lo scambio di programmi.

 

    c) Il Programma sia accompagnato dalle informazioni che sono state

    ricevute riguardo alla possibilità di ottenere il codice sorgente.

    Questa alternativa  è permessa solo  in caso di  distribuzioni non

    commerciali e solo se il programma è stato ottenuto sotto forma di

    codice  oggetto o  eseguibile in  accordo al  precedente  comma B.

 

Per  "codice sorgente  completo"  di  un'opera   si  intende la  forma

preferenziale  usata  per  modificare  un'opera.    Per  un  programma

eseguibile,  "codice  sorgente  completo"  significa tutto  il  codice

sorgente di tutti i moduli  in esso contenuti, più ogni file associato

che  definisca le  interfacce esterne  del programma,  più  gli script

usati    per   controllare    la   compilazione    e   l'installazione

dell'eseguibile. In ogni caso non  è necessario che il codice sorgente

fornito  includa  nulla  che  sia normalmente  distribuito  (in  forma

sorgente o in formato binario) con i principali componenti del sistema

operativo sotto cui viene  eseguito il Programma (compilatore, kernel,

e così via), a meno che tali componenti accompagnino l'eseguibile.

 

Se la distribuzione dell'eseguibile  o del codice oggetto è effettuata

indicando  un luogo dal  quale sia  possibile copiarlo,  permettere la

copia del codice sorgente dallo  stesso luogo è considerata una valida

forma  di  distribuzione del  codice  sorgente,  anche  se copiare  il

sorgente è facoltativo per l'acquirente.

 

  4.  Non è lecito  copiare, modificare,  sublicenziare, o distribuire

il  Programma in  modi  diversi da  quelli  espressamente previsti  da

questa Licenza.  Ogni  tentativo di copiare, modificare, sublicenziare

o  distribuire  il  Programma  non  è autorizzato,  e  farà  terminare

automaticamente i diritti garantiti  da questa Licenza.  D'altra parte

ogni acquirente che abbia ricevuto copie, o diritti, coperti da questa

Licenza da parte  di persone che violano la  Licenza come qui indicato

non  vedranno  invalidata  la   loro  Licenza,  purché  si  comportino

conformemente ad essa.

 

  5.   L'acquirente   non  è  tenuto  ad  accettare   questa  Licenza,

poiché  non  l'ha  firmata.   D'altra  parte  nessun  altro  documento

garantisce il  permesso di modificare  o distribuire il Programma  o i

lavori derivati da esso.  Queste  azioni sono proibite dalla legge per

chi non accetta questa  Licenza; perciò, modificando o distribuendo il

Programma o  un'opera  basata  sul programma,  si indica nel  fare ciò

l'accettazione di questa Licenza e quindi di tutti i suoi termini e le

condizioni  poste sulla  copia,  la distribuzione  e  la modifica  del

Programma o di lavori basati su di esso.

 

  6. Ogni volta che il Programma o un'opera basata  su di esso vengono

distribuiti, l'acquirente riceve  automaticamente una licenza d'uso da

parte del  licenziatario originale.  Tale licenza regola  la copia, la

distribuzione  e la modifica  del Programma  secondo questi  termini e

queste  condizioni.   Non   è  lecito  imporre  restrizioni  ulteriori

all'acquirente  nel  suo esercizio  dei  diritti  qui garantiti.   Chi

distribuisce  programmi  coperti da  questa  Licenza  non e'  comunque

tenuto a imporre il rispetto di questa Licenza a terzi.

 

  7.  Se,  come conseguenza  del giudizio  di un  tribunale, o  di una

imputazione per la violazione di  un brevetto o per ogni altra ragione

(non   limitatamente  a  questioni   di  brevetti),   vengono  imposte

condizioni  che contraddicono  le  condizioni di  questa licenza,  che

queste condizioni siano dettate dalla corte, da accordi tra le parti o

altro,  queste  condizioni non  esimono  nessuno dall'osservazione  di

questa Licenza. Se non è  possibile distribuire un prodotto in un modo

che soddisfi simultaneamente gli  obblighi dettati da questa Licenza e

altri  obblighi  pertinenti,  il   prodotto  non  può  essere  affatto

distribuito.   Per esempio,  se un  brevetto non  permettesse  a tutti

quelli che  lo ricevono di ridistribuire il  Programma senza obbligare

al  pagamento   di  diritti,   allora  l'unico  modo   per  soddisfare

contemporaneamente il brevetto e  questa Licenza e' di non distribuire

affatto il Programma.

 

Se una  qualunque parte di  questo comma è  ritenuta non valida  o non

applicabile  in  una   qualunque  circostanza,  deve  comunque  essere

applicata l'idea  espressa da questo comma; in  ogni altra circostanza

invece deve essere applicato questo comma nel suo complesso.

 

Non è nelle finalità di  questo comma indurre gli utenti ad infrangere

alcun brevetto  né ogni altra rivendicazione di  diritti di proprietà,

né di  contestare la validità  di alcuna di queste  rivendicazioni; lo

scopo di  questo comma è  unicamente quello di  proteggere l'integrità

del  sistema   di  distribuzione  dei  programmi   liberi,  che  viene

realizzato tramite  l'uso di  licenze pubbliche.  Molte  persone hanno

contribuito  generosamente alla vasta  gamma di  programmi distribuiti

attraverso questo sistema,  basandosi sull'applicazione fedele di tale

sistema.  L'autore/donatore può decidere  di sua volontà se preferisce

distribuire il  software avvalendosi di altri  sistemi, e l'acquirente

non può imporre la scelta del sistema di distribuzione.

 

  […]

 

 

 

              FINE DEI TERMINI E DELLE CONDIZIONI

 

      Appendice: come applicare questi termini a nuovi programmi

 

Se si sviluppa un nuovo programma e lo si vuole rendere della maggiore

utilità possibile per il pubblico,  la cosa migliore da fare è rendere

tale  programma  libero,  cosicché  ciascuno  possa  ridistribuirlo  e

modificarlo sotto questi termini.

 

Per fare questo, si inserisca  nel programma la seguente nota. La cosa

migliore da fare  è mettere la nota all`inizio  di ogni file sorgente,

per chiarire nel modo  più efficiente possibile l'assenza di garanzia;

ogni  file   dovrebbe  contenere  almeno   la  nota  di   copyright  e

l'indicazione di dove trovare l'intera nota.

 

    <una riga per dire in breve il nome del programma e cosa fa>

    Copyright (C) <anno> <nome dell'autore>

 

    Questo  programma è  software  libero; è  lecito redistribuirlo  o

    modificarlo secondo i termini  della Licenza Pubblica Generica GNU

    come è pubblicata dalla Free  Software Foundation; o la versione 2

    della licenza o (a propria scelta) una versione successiva.

 

    Questo programma  è distribuito nella  speranza che sia  utile, ma

    SENZA  ALCUNA GARANZIA;  senza  neppure la  garanzia implicita  di

    NEGOZIABILITÀ  o di  APPLICABILITÀ PER  UN PARTICOLARE  SCOPO.  Si

    veda la Licenza Pubblica Generica GNU per avere maggiori dettagli.

 

    […]

 

Da notare, tra le tante cose, che non vi è rinuncia o abolizione del diritto d’autore ma una ridefinizione dello stesso (da copyright a copyleft, tradotto in italiano come “permesso d’autore”). Il principio fondamentale è la libera circolazione delle informazioni.

 

In estrema sintesi abbiamo tre diritti-base:

1) il diritto di fare copie del programma e di distribuirle;

2) il diritto d’accesso al codice sorgente del software, condizione necessaria per poterlo modificare;

3) il diritto di apportare migliorie al programma.

 

 

 

Linux without Linus…

 

A questo punto (e solo a questo punto…) introduciamo lo studente finlandese, che stava lavorando ad un sistema analogo a Minix, una delle versioni di Unix.

Siamo nel 1991, e Torvald riprende il lavoro fatto da GNU (in particolare il compilatore) ed assembla un kernel nuovo [kernel = nocciolo del sistema].

Come è ovvio, Stallman vorrebbe che si usasse il nome completo GNU/Linux per indicare il sistema operativo, che generalmente per ragioni di marketing viene indicato in forma abbreviata ed accompagnato dall’ormai celebre pinguino Tux.

 

Il lavoro prosegue tra versioni test ["Earlier kernel releases were very much only for hackers: 0.12 actually worked quite well"] e stabili, finché si arriva nel 1994 alla 1.0.

L’interesse cresce verso questo nuovo sistema operativo, e nasce una società come Red Hat che pur mantenendo i principi di Linux (codice aperto e gratuità del sistema operativo) avvia una fortunata attività commerciale, vendendo principalmente servizi collegati (applicativi avanzati, assistenza, certificazione e formazione).

In questo periodo nascono anche le maggiori distribuzioni, quelle cioè che rimangono anche ora le più diffuse: Suse, Mandrake, Slackware, Debian,

Queste ultime sono il frutto della collaborazione di programmatori indipendenti, mentre le prime sono società che hanno sposato la causa dell’open source fin dall’inizio (molte altre ne seguiranno, ma in seguito al successo mondiale di Linux).

 

A partire dal 1996, nasce la versione 2.0 e Linux diventa sempre più indipendente da Linus Torvalds, che un anno dopo lascerà il posto di ricercatore presso l’università di Helsinki per trasferirsi a Santa Clara, nella celebre Silicon Valley, dove accetta il contratto di lavoro della Transmeta, una società quotata al Nasdaq che si occupa di microprocessori a basso consumo.

Il ruolo di Linus diventa quello di coordinatore dei programmatori che in tutto il mondo sviluppano le versioni successive del kernel (dispari le versioni beta-test, pari quelle stabili…)

Una scelta difficile, e discussa da molti, ma giustificata dal diretto interessato con la necessità dell’indipendenza economica che si traduce in libertà d’azione.

 

 

 

Linux si confronta col mondo

 

“Parlare di libertà ai nuovi utenti è diventato più difficile dal 1998, quando una parte della comunità decise di smettere di usare il termine free software e usare al suo posto open source. Alcune delle persone che suggerirono questo termine intendevano evitare che si confondesse free con gratis, un valido obiettivo.

D’altra parte, altre persone intendevano mettere da parte lo spirito del principio che aveva dato la spinta al movimento del software libero e al progetto GNU, puntando invece ad attrarre i dirigenti e gli utenti commerciali, molti dei quali afferiscono a una ideologia che pone il profitto al di sopra della libertà, della comunità, dei principi. Perciò la retorica di open source si focalizza sulla possibilità di creare software di buona qualità e potente ma evita deliberatamente le idee di libertà, comunità, principio.”

 

Questo brano è tratto da un articolo di Stalmann che mostra bene lo spaesamento dei “fondatori” del software libero di fronte alla sempre maggiore espansione di Linux e dell’informatica ad esso collegata.

Oggi Linux è una reale alternativa a Microsoft Windows e al Mac Os, così come agli altri sistemi Unix – like. Oltre che su milioni di utenti, può contare su un numero enorme di sviluppatori ed appassionati, una immensa base di eccellenti ed appassionati “impiegati” che nessuna azienda globale potrà mai vantare.

 

Il software libero attira sempre più enti pubblici in tutto il mondo, sia per questioni di bilancio che di sicurezza. Le licenze Microsoft e la possibile presenza di spyware (programmi che “spiano” il contenuto degli hard disk) nel codice compilato sono due ottimi argomenti contro Bill Gates, che tra l’altro hanno già convinto molti enti pubblici del Nord Europa e si vanno espandendo sempre più nei Paesi “in via di sviluppo”.

Un altro vantaggio consiste nella flessibilità di Linux, che gira praticamente su qualsiasi macchina, ed è ideale negli apparecchi con risorse limitate (palmari, computer senza hard disk, etc.).

 

Riassumendo, sono questi i vantaggi del sistema operativo del pinguino:

-   Portabilità: gira su qualsiasi macchina, anche con poche risorse

-   Flessibilità: può essere adattato direttamente dall’utente per specifiche esigenze

-   Stabilità: se ben configurato, è di eccezionale stabilità (non va in crash, come spesso succede a Win)

-   Gratuità, con licenza GPL

-   Enorme quantità di documentazione disponibile  gratuitamente in rete e numerose comunità di sviluppatori ed appassionati per un “help-desk” mondiale senza rivali (forum, newsgroup, mailing list)

-   Sistema Multitasking, possibilità di eseguire in contemporanea più applicativi senza diminuire le risorse del sistema

-   Stabilità e Memoria protetta, grazie alla partizione di swap ed all’uso di una ben determinata area di memoria per ogni processo il sistema mantiene integrità e stabilità anche in caso di blocco di un’applicazione (in altre parole, un singolo errore non intacca il buon funzionamento dell’intero sistema; non così per win…)

-   Funzionalità multiutenza, perché diverse persone possono collegarsi al sistema contemporaneamente e gestire le proprie attività

 

 

Qualche confronto con altri sistemi operativi.

 

GNU/LINUX contro UNIX

GNU/Linux è una sistema operativo decisamente orientato a UNIX ma è stato sviluppato per avere ottime prestazioni su hardware comune come i normali Pc ed essere liberamente distribuibile secondo i termini della licenza GPL che lo tutela. GNU/Linux supporta un’ampia base di hardware, dalle più moderne tipologie a quello antiquato e fuori mercato. UNIX dal canto suo può vantarsi della propria stabilità in ambito server da tempo testata e stabile ma il suo contendente libero cresce rapidamente verso i medesimi obiettivi.

 

GNU/LINUX contro MS-DOS

MS-DOS gira solo su processori x86. Non è un sistema multi-utente e multi-tasking; è inoltre un software commerciale. In più, veniva distribuito senza utili strumenti per la gestione del networking, da cui oggi non si può più prescindere. MS-DOS è un sistema operativo molto semplice e adeguato per il tipo di hardware per il quale era destinato inizialmente.

 

GNU/LINUX contro WINDOWS NT/2000/Xp

MS-Windows NT è un sistema operativo che trae molte caratteristiche da esperienze come VMS. Questo non è un aspetto negativo, come per Linux è positivo che la passata esperienza sia stata presa ad esempio per costruire qualcosa di nuovo. Il cuore di NT è di tipo microkernel, un’architettura che paga il prezzo della modularità con l’efficienza. A parità di hardware GNU/Linux risulta più efficiente e anche sul piano della stabilità quest’ultimo può garantire maggiore stabilità del primo.

 

GNU/LINUX contro WINDOWS 95/98/Me

Windows (nelle varie versioni indicate) è un sistema largamente diffuso sia per l’abile campagna commerciale che per la semplicità di utilizzo offerta dall’interfaccia grafica. Esiste un ampio parco di software, nonché il supporto per la gran parte dell’hardware in commercio, ma dal punto di vista tecnico e sul piano della stabilità il paragone con GNU/Linux si mantiene abbastanza improponibile per le caratteristiche di superiorità del secondo.

 

 

Linux risulta ideale dunque non solo per l’ufficio ma soprattutto  per i server, macchine sempre accese che non possono avere problemi (meglio: devono ridurli al minimo), pena la crisi di servizi spesso essenziali per l’azienda (posta elettronica, transazioni con carta di credito, distribuzione di informazioni).

E’ anche per questo che Linux in coppia con i web-server http Apache risulta oggi l’architettura più diffusa sul web. Essendo derivato da Unix, supporta in maniera “nativa” una serie di protocolli nati proprio in quell’ambiente (http, ftp, smtp) e sfrutta da sempre il protocollo di comunicazione TCP/IP.

 

In parole semplici, il mondo Unix nasce orientato alle reti (networking) e ne sfrutta al meglio le potenzialità.

Ma come ha reagito il mondo delle grandi aziende di fronte alla sfida lanciata da Linux? In due modi opposti. Microsoft e le aziende ad esse legate hanno scelto la strada dello scontro frontale, dichiarando esplicitamente di considerarlo una specie di demonio da combattere.

Altre aziende, tra cui IBM, che era legata a Microsoft ai tempi del primo MSDOS, ha invece deciso di montarlo sui suoi server e tra breve sui computer Desktop (destinati alla casa ed all’’ufficio).

Gli analisti, quasi all’unanimità, vedono in Linux il futuro e ne predicono una sempre maggiore diffusione su scala mondiale.

 

 

L’aspetto politico del software libero

 

Queste dunque le questioni tecniche, che spiegano più nei dettagli le ragioni della sempre maggiore diffusione del sistema operativo Open..

D'altra parte, è vero che di Linux se ne parla moltissimo, ma è altrettanto vero che la conoscenza su questo tema non è molto diffusa.

Tuttavia, è importante capire che i vantaggi di questo sistema operativo non riguardano solo gli aspetti tecnici. Moltissime persone si sono avvicinate a questo sistema operativo pensandolo non solo come un software ma come un affascinante progetto politico.

 

Su Linux è stato scritto tanto, ma probabilmente l'aspetto da esplorare con più attenzione è il seguente: può essere estesa la filosofia Free software dall'informatica ad altri campi?

 

Abbiamo già visto che i concetti di base della filosofia free software sono i seguenti:

 

-       condivisione della conoscenza

-       spirito di collaborazione in rete

-       circolazione e diffusione delle conoscenze

-       non mercificazione del sapere

 

Come punti neuronali, diversi nodi formano un cervello globale di eccezionale potenza. In questo quadro, ogni ostacolo alla circolazione della comunicazione è un impedimento al funzionamento del cervello.

 

Molti grandi dirigenti importanti multinazionali hanno visto in questa filosofia il demonio del comunismo. In realtà la principale minaccia portata è rivolta ai monopoli, ed a dominio incontrastato di molte grandi aziende che pensavano di avere controllo totale sull’informatica, cioè i mezzi che veicolano le informazioni, la materia prima decisiva della nostra epoca.

 

linuxDue sono gli ostacoli principali alla libera circolazione delle informazioni (in fondo è uno solo): il desiderio egemonico/monopolistico delle multinazionali ed il sistema made in Usa (ma non solo) dei brevetti, che delle grandi imprese è figlio.

 

Secondo il sistema dei brevetti, chiunque scriva un codice “originale” (termine oggi privo di senso) può brevettarlo, ed imporre ad altri dei diritti d’autore.

Senza alcuna esagerazione, è come se un cuoco qualunque dicesse oggi di aver inventato la pasta e ceci, andassi a brevettarla, ottenesse il brevetto e quindi imponesse a tutti i ristoratori il pagamento di  royalties ogni qual volta il piatto viene cucinato.

 

Un’assurdità che impoverisce gli informatici ed è la fortuna degli studi legali, che su questi casi intricatissimi costruiscono ragguardevoli fortune.

 

La prepotenza monopolistica di Microsoft, il suo continuo ignorare e sfidare le leggi, i processi cui è stata sottoposta senza che ne ricevesse alcun insegnamento e la politica del tutto-facile che rende sempre più ignorante l’utenza hanno creato il nemico numero uno della telematica libera, che spesso vede in Bill Gates un diavolo da combattere.

Il boicottaggio di Microsoft è la parola d’ordine del movimento del software libero.

 

 

Il diritto d’autore

 

La libera circolazione delle informazioni ovviamente pone il problema serio del diritto d'autore. Sul fatto che non debbano esistere ostacoli alla libera circolazione l'accordo è quasi unanime, a parte le eccezioni di cui abbiamo detto e che sono il frutto di precisi interessi.

 

Un motivo di discordia e questo: ho  il diritto fino a che punto di modificare le informazioni di cui sono entrato in possesso e che rimetterò in circolo?

 

Una concezione estrema in questa filosofia vorrebbe cancellare del tutto il diritto d'autore, partendo dalla concezione secondo cui tutto è stato scritto (in senso lato: composto, dipinto, etc.) e di conseguenza chiunque non fa altro che modificare l'ultima analisi il lavoro compiuto in passato da qualcun altro.

Ed ecco che si presenta una questione chiave: possiamo parlare del diritto d'autore a prescindere dal campo che stiamo occupando?

In altre parole: il diritto d’autore in informatica è uguale a quello della musica, oppure quello o del giornalismo d'inchiesta?

 

Fino a che punto si può distinguere il plagio dalla rielaborazione, l'utilizzo e l’appropriazione indebita dalla creatività, lo sfruttamento del lavoro altrui dal proficuo sviluppo / miglioramento?

 

Questioni aperte e, dunque, per nulla scontate. Pensiamo ad esempio che codice civile italiano assegna all'azienda il diritto d’autore delle opere realizzate dal dipendente. Anche questa una visione controversa, che assegna i diritti ad una figura terza rispetta all'autore.

 

Nella rete ovviamente il dibattito è ancora più avanzato. Secondo alcuni, le limitazioni relative alla libera riproduzione e circolazione di qualunque oggetto (testo, video, l'immagine) è assolutamente priva di senso ed equivale alla diffidenza dei monaci miniaturisti nei confronti della macchina da stampa costruita da Gutenberg.

 

In più, gli strumenti digitali permettono e facilitano in maniera impressionante l’editing, mentre la Rete è il più potente strumento di circolazione dell'informazione mai apparso sulla terra.

 

La legislazione e' nettamente dietro rispetto a queste nuove sfide, e l'ipotesi di una polizia globale dei controlli che punisca ogni violazione è semplicemente irrealizzabile.

Si tratta dunque, come spesso avvenuto nella storia, di una fase di trapasso da un vecchio ad un nuovo ordine?

 

Questi concetti sono familiari a molte avanguardie artistiche, specie nel mondo anglosassone. Se in passato lo spirito di provocazione era rivolto alla pubblica morale oppure a bersagli politici, oggi l'obiettivo preferito di molte avanguardie è proprio il diritto d'autore.

L'uso più o meno intensivo della “citazione” è qualcosa di estremamente frequente nell'ambiente artistico ma oggi tutto è reso mille volte più facile dalla diffusione delle tecnologie digitali a basso costo.

 

Tra la fine del 2002 l'inizio del 2003, a Chicago e New York si sono tenute due importanti mostre denominati egli “Illegal Art”, organizzate dalle aree alternativa ma patrocinate da esponenti della cultura ufficiale.

Tra i tanti interventi, quella di alcuni esperti giuristi che hanno sottolineato le contraddizioni della legislazione con lo spirito umoristico dissacratore che contraddistingue le opere esposte dagli artisti.

 

I bersagli preferiti delle opere sono ovviamente la cultura di massa, i fumetti, le pubblicità, ma anche la politica.

Numerose le citazioni di Warhol, il primo ad affrontare questi temi.

 

linuxCuriosamente, l'obiettivo numero uno della vis polemica  degli artisti non è il presidente degli Stati Uniti ma la Disney, colpevole di due reati: il primo è quello di proporre modelli massificanti e culturalmente deboli;

il secondo è quello di essere il principale sostenitore della proprietà intellettuale con un'intensa attività di lobbying per l'estensione massima della legislazione; d'altronde la Disney è la società che più di altre tra i suoi incassi dallo sfruttamento dei diritti (l’illustratore Ashley Holt in Not Mickey rappresenta Topolino con tre orecchie, come a dire: non è lui, potete riprodurlo liberamente e non pagare diritti...).

Alcuni di questi artisti hanno davvero avuto a che fare in tribunale con gli avvocati di importanti multinazionali o eredi di artisti celebri, ma si sono sempre appellati alla Costituzione degli Stati Uniti, che definisce il diritto d’autore riferendosi alla creatività ed allo scambio delle idee.

 

Altri riferimenti importanti, il già citato Warhol ed altri esponenti della pop-art come Rauschenberg e Lichtenstein, così come la cultura musicale hip-hop, costruita sui campionamenti ed oggi paradossalmente ben integrata nell’industria discografica made in Usa.

 

 

 

Spesso la lotta dopo il diritto d'autore assume toni ideologici, ed una certa faciloneria individua nella sua abolizione la panacea di molti mali. Altri, invece, si rendono conto che ciò che occorre non è un’abolizione ma una ridefinizione.

Un’abolizione tout court favorirebbe senza volerlo un aumento della deregulation, una fuga verso la legge della giungla dove alla fine prevale il più forte.

 

I più avveduti, però, iniziano a distinguere il bersaglio individuale da quello “aziendale”. In quest’ottica, l'autore va tutelato e va sottratto allo sfruttamento dell'azienda (casa editrice, casa discografica, intermediari in genere).

Tornando al tema del monopolio, poi, aumentano le concentrazioni, le grandi aziende sono sempre meno e prendono di controllare gran parte delle produzioni, con effetti devastanti sulla cultura di massa e con ripercussioni politiche preoccupanti (omologazione, globalizzazione della cultura, propaganda politica).

 

“In Italia, il premier controlla incontrastato l'universo della televisione; in Francia, il Consiglio superiore dell'audiovisivo sta pensando di alleggerire il dispositivo antitrust dei media.

Oltre Atlantico, in alcune grandi città, un unico conglomerato controlla spesso televisione, radio e quotidiani locali. Gestiti come imprese ordinarie, che puntano in primo luogo al profitto, questi oligopoli forniscono informazioni in un senso quasi sempre favorevole all'ordine sociale costituito”, scrive Le Monde Diplomatique.

 

 

 

E mentre le concentrazioni sono sempre più preoccupanti, la battaglia vera diventa il controllo delle connessioni Internet a banda larga:

 

“Nel 1983 Ben Bagdikian pubblicò The Media Monopoly, in cui sosteneva che l'informazione americana si andava allontanando dai suoi vantati principi di pluralismo perché un piccolo gruppo di grosse aziende si stava via via impadronendo tutto il settore. I lettori di Bagdikian rimasero perplessi: all'epoca in America si contavano qualcosa come 1.700 quotidiani, 11.000 riviste, 9.000 stazioni radio, 1.000 emittenti televisive e 2.500 case editrici”.

 

“Eppure Bagdikian dimostrava che una cinquantina di multinazionali [corsivo mio], tutte «collegate da comuni interessi finanziari ad altre megaimprese e ad alcune banche internazionali di primo piano» controllavano la maggior parte di quell'enorme mercato. In mancanza di controllo, il loro potere avrebbe potuto creare un panorama mediatico in cui celebrazione del mondo degli affari, svago e argomenti leggeri avrebbero preso il posto di serie inchieste e notizie di carattere internazionale. Bagdikian sperava che il suo libro portasse ad una reazione, o stimolasse una qualche riforma. I rappresentanti eletti potevano accettare che un numero esiguo di imprese monopolizzasse il campo dell'informazione?

 

Oggi questa sembra una domanda assai ingenua. Dagli anni '80, il controllo sull'industria dei media si è concentrato ulteriormente e, nel 2003, il settore dell'informazione è nelle mani di dieci grandi imprese. I leader politici americani ammettono che nell'assetto normativo dei media c'è un problema; ma non quello a cui si potrebbe pensare. Per la Federal Communications Commission (Fcc), che fissa le regole in questo campo, le grandi imprese sono troppo limitate da vincoli legali. La soluzione? Una deregulation del settore. Il presidente della Fcc, Michael Powell (figlio dell'attuale segretario di stato) è del resto un integralista del mercato - «la mia religione», come egli stesso ha precisato”.

 

“Visto che la maggior parte delle grandi emittenti televisive, delle stazioni radio, dei giornali e delle riviste sono già in mano a poche imprese, l'offensiva in corso si concentra sull'accesso a internet e sulle norme che proibiscono a una stessa impresa di trovarsi in una situazione di monopolio su un dato mercato locale. Il controllo dell'accesso alla rete ad alta velocità è una potenziale miniera d'oro per l'industria dei media perché i proprietari dei canali in grado di fornire il «contenuto» (informazione, svago) potranno decidere ciò che verrà mandato in rete e il costo della connessione. Le grandi società di reti via cavo, come Aol-Time Warner e Comcast, hanno quindi spinto la Fcc a rivedere una legge del 1993 che proibiva loro di detenere più del 30% del mercato nazionale e che limitava le sinergie tra i produttori di programmi e i detentori delle reti via cavo”.

 

 

 

“Il conflitto d'interessi sarà la regola?

L'altra principale riforma in cantiere della Fcc riguarda la proprietà di media diversi sullo stesso mercato. Le regole attuali, molto precise, escludono che un conglomerato diventi l'unica fonte di informazioni in una data città o in una data regione. Un'impresa non può contemporaneamente possedere una televisione e un giornale, o un canale via cavo e uno no, o due canali televisivi a grande audience (5). Ormai questi limiti stanno scomparendo, e alcune imprese - come Viacom (proprietaria della Cbs) o News Corporation (Murdoch) - stanno protestando per il fatto che la legge le priva di quella libertà di espressione garantita dal primo emendamento della Costituzione. In alcune città, una stessa impresa possiede già, oltre al principale quotidiano (e a un giornale ispanofono), un canale via cavo di informazione continua, una televisione e una radio regionali, un sito internet di svago”.

 

 

I celebratori del mercato e della concorrenza promuovono leggi che favoriscono il monopolio:

 

“Ma i giganti dei media vogliono di più. Perché? Il precedente della deregulation della radio è istruttivo.

Dopo una campagna di lobbying industriale aggressiva, il Telecommunications Act del 1996 ha abolito i limiti sulla concentrazione della proprietà delle stazioni radio. E «tra il 1995 e il 2001, il numero dei proprietari si è abbassato del 25%. Nel 1996 il principale gruppo radiofonico, Westinghouse, possedeva 85 stazioni. Nel 2001 Clear Channel deteneva 1.202 radio (7)». Non c'è quindi da stupirsi che le radio americane si assomiglino tutte e propongano gli stessi programmi e gli stessi format. Ironicamente, mentre gli americani stanno imparando ad accettare il multiculturalismo, le onde radio vengono invase da una monocultura dei contenuti. Anche internet non è al sicuro: nel 1999 centodieci società si dividevano il 60% del tempo trascorso in rete dai consumatori.

Nel 2001, secondo la Boston Review, erano appena quattordici.

 La concentrazione ha anche un altro effetto: i giornalisti che fanno parte di conglomerati non si occupano in maniera critica dei loro padroni. Tendono sempre di più a commentare il lancio di un film prodotto da una delle filiali della loro impresa piuttosto che a indagare, ad esempio, sui pericoli del nucleare, soprattutto quando la loro casa madre è coinvolta nella questione (Nbc news è di proprietà della General Electrics). Del resto, trattandosi di giornali quotati in borsa, i proprietari hanno il diritto a sostenere che sia una loro responsabilità favorire le «marche» di famiglia”.

 

 

 

“La maggior parte dei media che si occupano di informazione sono ormai diretti da manager formati nelle business schools. I loro obblighi nei confronti degli azionisti e l'attenzione rivolta alla quotazione in borsa della loro impresa hanno quasi sempre la meglio sulle proteste dei redattori e dei produttori. Quando l'informazione diventa merce, la distinzione tra le differenti produzioni giornalistiche (informazione, svago, «infotainment») perde il suo significato, e con essa il lavoro di inchiesta. Conglomerati che riuniscono società diversificate nel campo di internet e della stampa praticano correntemente il «copia-incolla» da un giornale all'altro, o da un media all'altro”.

 

 

 

Un nuovo modello?

 

Il tentativo di estendere la filosofia del free software ad altri ambiti è sicuramente molto interessante. La politica e l’economia sono i settori a cui ci si rivolge con maggiore frequenza.

 

In termini economici, si pensa a far circolare liberamente e – nei limiti del possibile – il core delle conoscenze relative alle proprie attività e sostenersi con i servizi ad essi collegati.

In tal modo potrebbero circolare liberamente l’arte, la cultura, la ricerca, le notizie. I dischi, i film, i programmi dei computer. Ma artisti, programmatori, cineasti non sarebbero ridotti sul lastrico.

Molte esperienze, con diversi esiti, sono in corso da anni anche se soprattutto in campo informatico.

 

“Liberare il codice, vendere i servizi”, è un tentativo affascinante anche se da solo non garantisce né il successo né l’insuccesso. Il contesto e le modalità in cui viene sperimentato risultano sempre decisivi.

 

Inoltre, va segnalata comunque la necessità di una maggiore attenzione alle “parole d’ordine di Linux”:

-       condivisione

-       circolazione

 

Chi si occupa di attività sociali non sempre condivide esperienze, e quanti ricercatori “nascondono” il proprio lavoro in attesa di un fantomatico editore.... Quanti giornalisti cercano lo “scoop”, quanti artisti si rifugiano nei fantasmi del diritto d’autore e molti tecnici nelle strade senza sbocco dei brevetti.

Condividere e far circolare sono vie comunque due strade necessarie, per la crescita altrui ed anche per la propria.

Nascondere, vendere, porre ostacoli alla circolazione si rivelano alla fine scelte miopi e spesso scarsamente remunerative.

 

 

Esempio di estensione della filosofia Open Source

 

Ambito

Codice

Servizi

Informatica

Software

Formazione, personalizzazione, assistenza

Musica

Album

Concerti

Gastronomia

Ricetta

Ristorazione

 

 

 

In termini politici, va segnalata un’idea che rimette in primo piano l’aspetto informatico. Oggi molti aspetti della nostra vita sono automatizzati e di conseguenza controllati da software.

 I computer controlleranno sempre più aspetti della realtà, dai congegni militari alle anagrafiche dei municipi, dalle industrie del divertimento agli strumenti didattici fino ai telefoni ed ai mezzi di trasporto.

 

L’elenco sarebbe troppo lungo, ovviamente, e nessuno mette in dubbio il ruolo sempre più pervasivo che il computer si appresta a rivestire.

Lasciando da parte il giudizio positivo o negativo, resta il fatto che il controllo del codice sorgente del software diventa un aspetto politico, sociale ed economico di fondamentale importanza.

 

Il codice diventa il mezzo di produzione immateriale ma basilare, ed è cosa ben diversa se esso è sotto il controllo di uno o più stati, di uno o più multinazionali, oppure socializzato ed aperto a tutti.

 

Questa sfida, secondo molti decisiva, sfugge ai più ed in questo senso è davvero allarmante il ruolo di Microsoft e la lotta in corso a livello governativo per limitare lo strapotere di questa multinazionale monopolista.

 

Al contrario, Linux rappresenta un esempio di codice aperto, dunque socializzato e libero.

 

Le implicazioni pratiche di questa dicotomia sfuggono ancora ai più, ma - a giudicare anche dalle reazioni sopra le righe di super-manager solitamente sorridenti - rappresentano la fondamentale battaglia per la libertà nel terzo millennio.

 

 

 

 

 

 

 

[Bibliografia essenziale]

 

-       Free Software Foundation, Why we exists, www.gnu.org

-       Daniele Giacomini, Appunti di informatica libera, www.swlibero.org

-       Daniele Medri, Linux Facile, www.linuxfacile.org

-       Eric Klinenberg, Dieci padroni per i media americani, Le Monde Diplomatique, Aprile 2003

-       www.illegal-art.org

-       L.Chiari, Illegal Art. Global Art! in Computer Graphics & Publishing, Marzo/Aprile 2003

 

 

 

Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Open Source. Pinguini contro Topi", terrelibere.org, 22 maggio 2004, http://www.terrelibere.it/doc/open-source-pinguini-contro-topi