Macrico. Chiesa, camorra e palazzinari
Un piccolo terreno agricolo ceduto in affitto ad un camorrista
per una cifra irrisoria, un’area di 33 ettari offerta ai palazzinari di mezza
Italia per oltre 35 milioni di euro: sono gli affari spericolati dell’Istituto
per il sostentamento del clero di Caserta, per il momento bloccati sia dal
vescovo della città, mons. Raffaele Nogaro, sia dai cittadini, ma tutt’altro
che accantonati.
Inchiesta di Luca Kocci da Adista (7, 9, 11, 13 e 15 del
2007)
Tredici euro al mese
Per oltre un
anno l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del clero di Caserta ha
concesso in affitto un terreno di sua proprietà, a Marcianise (Ce) , ad un
noto camorrista della zona per appena 13 euro al mese. La vicenda è venuta
alla luce alla metà di gennaio, quando i carabinieri di Santa Maria Capua
Vetere e di Marcianise hanno sequestrato, all’interno di un fondo agricolo,
alcune costruzioni in cemento armato edificate senza le necessarie concessioni
edilizie. E durante l’operazione hanno scoperto che il locatario dell’area era
Pasquale Belforte, esponente del clan Mazzacane, guidato dai suoi due fratelli
e da molti anni attivo nel casertano. Belforte, però, non era il proprietario
del terreno: l’area agricola di 2.600 metri quadri apparteneva infatti
all’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Caserta che
gliel’aveva data in affitto, fin dal novembre 2005, per 160 euro all’anno,
cioè poco più di 13 euro al mese.
Gli istituti
diocesani per il sostentamento del clero (Idsc) sono articolazioni
periferiche dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (Icsc), nato
nel 1985 (in seguito alla revisione del concordato del 1984) per occuparsi
della gestione dei fondi dell’otto per mille che attualmente, per la Chiesa
cattolica, ammontano a quasi un miliardo di euro all’anno. L’istituto
centrale, quindi, incassa i soldi dei contribuenti destinati alla Chiesa e
paga gli stipendi ai sacerdoti; il resto lo distribuisce agli istituti
diocesani per le necessità di culto e per le opere caritative. Gli istituti
diocesani – che hanno personalità giuridica autonoma e non dipendono, quindi,
dal vescovo della diocesi, al quale devono chiedere l’autorizzazione solo per
movimenti superiori ai 250mila euro – sono anche proprietari ed amministratori
di tutti i “benefici ecclesiastici”, cioè i beni mobili ed immobili della
diocesi, come il terreno che è stato ceduto in affitto a Belforte proprio
dall’Idsc di Caserta.
L’area
agricola si trovava in una posizione strategica dal momento che era
circondata da una serie di campi di calcio e di calcetto di proprietà dello stesso Pasquale Belforte, il quale voleva allargare i suoi interessi anche
all’ippica: gli edifici abusivi sequestrati sarebbero presto diventati gli
uffici del centro di equitazione che Belforte aveva iniziato a costruire (e
infatti, insieme ai manufatti, sono stati sequestrati pure due
cavalli).
Come sono andate le cose, lo ha spiegato il direttore
dell’istituto, don Antonio Aragosa, interpellato dall’agenzia di informazioni
Adista che per prima ha rilanciato la notizia a livello nazionale: “l’11
ottobre del 2005 – racconta – abbiamo ricevuto la disdetta del contratto da
parte del sig. Antonio Musone, che all’epoca era l’affittuario del terreno.
Dopo pochi giorni, all’istituto è arrivata la richiesta di Pasquale Belforte
di poter avere in affitto il terreno per uso agricolo, e così abbiamo
stipulato un contratto di locazione della durata di otto ‘annate agricole’,
dall’11 novembre 2005 fino al 10 novembre 2013. Quando abbiamo appreso dalla
stampa locale che i carabinieri avevano sequestrato il terreno a causa
dell’abuso edilizio che Belforte stava compiendo, abbiamo subito scritto al
sindaco, all’ufficio urbanistica, ai carabinieri e ai vigili urbani di
Marcianise per declinare ogni responsabilità e spiegare la nostra posizione.
Il giorno dopo abbiamo scritto anche a Belforte: gli abbiamo ribadito che il
terreno concesso in affitto è, da contratto, esclusivamente per uso agricolo e
gli abbiamo chiesto di demolire le costruzioni abusive entro 3 mesi,
altrimenti avremmo risolto il contratto”.
Affittasi anche non
referenziati
L’istituto,
quindi, ha ribadito don Aragosa, intende rescindere il contratto
d’affitto con Belforte solo nel caso in cui l’abuso non venga sanato: “se le
costruzioni verranno demolite – dice –, per quanto ci riguarda il contratto
andrà avanti regolarmente fino al 2013, altrimenti dovremmo avventurarci in
una causa che potrebbe durare anche diversi anni”. Non conta che sia venuto
alla luce che l’affittuario è un camorrista: “se un agricoltore ci chiede un
terreno, noi glielo affittiamo – risponde don Aragosa –.
Ora è facile dire che Belforte è un
camorrista, ma noi non sapevamo chi fosse. Del resto non possiamo conoscere i
nomi di tutti i camorristi della zona”. Una disattenzione non di poco conto:
il clan Mazzacane, guidato dai fratelli Belforte, è la cosca egemone a
Marcianise da oltre dieci anni, con interessi che vanno dalle estorsioni ai
traffici illeciti; i capi della cosca, i fratelli Salvatore e Domenico, sono
entrambi in carcere rispettivamente per estorsione e per duplice omicidio e,
alla fine di gennaio, sono state arrestate anche le mogli dei due boss,
Concetta Zarrillo e Maria Buttone, con l’accusa di associazione per delinquere
di tipo mafioso. Il terzo fratello, Pasquale – cioè l’affittuario del terreno
–, sebbene più defilato rispetto agli altri due, con precedenti penali per
tentato omicidio e detenzione illegale di armi, ha interessi soprattutto del
mondo dello sport (in passato è stato dirigente della Marcianise Calcio) su
cui la direzione distrettuale antimafia di Napoli ha aperto diverse indagini.
“Non siamo esperti di camorra – ha aggiunto don Aragosa –, i giornali li leggo
ma non mi soffermo troppo sulla pagine di cronaca nera o sulle notizie
riguardanti la criminalità organizzata”. E a don Aragosa non è sembrato
anomalo nemmeno il canone di affitto a soli 13 euro al mese: “questi sono i
prezzi di Marcianise, magari avessimo potuto darlo in affitto ad un costo
maggiore”.
Pilatesca la replica da parte dell’Istituto
centrale per il sostentamento del clero che, per bocca del direttore generale,
Cesare Testa, ha consigliato di “porre la massima attenzione alle persone con
cui si intrattengono rapporti economici”, ma ha anche aggiunto che l’Istituto
centrale non intende intervenire visto che si tratta di una vicenda locale
“già risolta dal direttore dell’Istituto di Caserta”.
E' saltato sulla sedia, invece, il vescovo di Caserta, mons.
Raffaele Nogaro – da sempre in prima linea contro la camorra –, il quale,
appena appresa la vicenda (era stato tenuto all’oscuro di tutto, anche perché,
in base allo statuto degli Idsc, non viene interpellato per contratti di così
piccola entità), ha preteso da don Aragosa la rescissione immediata del
contratto. E infatti il direttore dell’Istituto diocesano è stato costretto a
tornare precipitosamente sui suoi passi e a rimangiarsi tutto: “il rapporto
esistente per noi è virtualmente già sciolto”, ha corretto il sacerdote dopo
la ramanzina del vescovo. “Auspichiamo che l’affittuario decida di lasciare
spontaneamente l’appezzamento libero, ma in caso contrario siamo determinati a
cogliere ogni appiglio legale e ad intraprendere la necessaria causa civile
per ottenere la rescissione e rientrare nel possesso materiale del fondo”.
L’appiglio legale sarebbe l’articolo 5 del contratto di affitto tra Belforte e
l’Idsc che contiene una clausola standard di risoluzione che viene
applicata nel caso in cui non venga rispettata la destinazione d’uso di un
terreno, come appunto aveva fatto Belforte.
Trentacinque milioni di
euro
Se il terreno
agricolo dato in affitto al camorrista Belforte vale poche centinaia di
euro, supera invece i 35 milioni di euro l’altro affare che sta cercando di
concludere l’Idcs di Caserta: la vendita di un’area di 33 ettari situata nel
centro della città che, se finisse nelle mani di qualche costruttore, verrebbe
edificata e rivenduta a peso d’oro. A spingere per la cessione c’è l’Istituto
centrale per il sostentamento del clero e la Santa Sede. A resistere, da oltre
5 anni, ancora il vescovo di Caserta e migliaia di casertani: chiedono che il
Comune renda inedificabile l’area e che la stessa venga acquistata dalle
amministrazioni locali affinché divenga un grande spazio pubblico verde e di
utilità sociale. Dietro le quinte c’è la camorra che, avendo fortissimi
interessi nell’edilizia (anche grazie alle numerose cave che gestisce
direttamente o indirettamente nel casertano), guarda con attenzione ad
un’operazione che potrebbe costituire una grande fonte di guadagni e
speculazioni.
L’area in questione è l’ex-Macrico (Magazzino centrale ricambi
mezzi corazzati): 324.533 metri quadrati – tre quarti dei quali coperti da
alberi e prati – situati nel centro di Caserta, al termine di corso Trieste,
la via principale della città. Di proprietà della Chiesa fin dal XVII secolo –
serviva per mantenere la mensa vescovile –, nell’Ottocento l’area venne ceduta
in affitto ai Borboni che la usarono come “Campo di Marte”, per le
esercitazioni militari; nel dopoguerra, passò poi alle Forze armate italiane
che ne fecero un magazzino e una caserma logistica (la “Sacchi”) e costruirono
capannoni in lamiera e amianto ed edifici in muratura per un totale di 500mila
metri cubi, occupando circa un quarto della superficie. Negli anni ‘80, la
curia di Caserta avviò una causa per ottenere la restituzione dell’area, vinta
nel 1994. L’area tornò così ad essere a disposizione della diocesi e, per
legge concordataria, essendo un “beneficio ecclesiastico”, ne divenne
proprietario a pieno titolo l’Idsc.
Sopra
l’Istituto di Caserta c’è però l’Istituto centrale per il sostentamento
del clero e, ancora più in alto, la Conferenza episcopale italiana e la Santa
Sede, con l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, guidata dal
card. Attilio Nicora. Per i beni che superano il valore di 1 milione di euro,
infatti – ed è il caso del Macrico – gli Istituti diocesani devono avere “il
preventivo parere della Conferenza episcopale italiana” e “l’autorizzazione”
della Santa Sede.
Il Parco Urbano
Vivo
L’Idsc di
Caserta uscì allo scoperto nel dicembre del 2000, quando venne firmato
un protocollo d’intesa fra l’allora direttore dell’Istituto, don Saverio
Russo, e il sindaco della città, Luigi Falco (Forza Italia), in base al quale
l’ex Macrico sarebbe stato venduto al Comune che lo avrebbe poi trasformato in
“Parco urbano vivo”, provvedendo a costruire non ben definite “infrastrutture
primarie da individuare”. L’affare sarebbe andato in porto – anche perché da
Roma, sede dell’Istituto centrale, erano forti le pressioni sull’Istituto
diocesano per accelerare la vendita – se non fosse intervenuto il vescovo,
mons. Nogaro, fino allora tenuto all’oscuro di tutto, che nel solenne Te
Deum celebrato in cattedrale il 31 dicembre 2000, disse parole molto dure,
arrivando perfino a minacciare le dimissioni, contro un’operazione che
rischiava di trasformarsi in una gigantesca speculazione edilizia: “Sono
sempre stato dell’idea che meno beni ha la Chiesa, più bene sta – disse allora
mons. Nogaro –. Ma visto che se ne parla tutti i giorni e che questo
grandissimo appezzamento di terreno appartiene alla Chiesa, ribadisco che non
permetterò nessun tipo di speculazione”.
Sull’onda del
Te Deum di mons. Nogaro si costituisce un “Comitato area ex Macrico”
(oggi Comitato “Macrico verde”) che si impegna a salvare l’area dal cemento –
e dagli interessi della criminalità organizzata – per trasformarla in uno
spazio pubblico verde a servizio di tutta la città: vengono raccolte le firme
di 12mila casertani che propongono di classificare l’ex Macrico zona F2 del
Piano regolatore (cioè “territorio inedificabile destinato alla realizzazione
di giardini pubblici”), un semplice atto amministrativo che, fra l’altro,
contribuirebbe a far abbassare notevolmente il prezzo dell’area, riducendo
l’esborso da parte degli Enti locali. E, lo scorso anno, il 21 maggio 2006,
viene organizzata l’occupazione del Macrico per una giornata, con oltre 5mila
cittadini che ‘invadono’ pacificamente l’area e trascorrono una mattinata
sotto gli alberi e in mezzo ai prati dell’ex caserma.
Le
amministrazioni locali, però, non accolgono le sollecitazioni: nel 2002
il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, durante un incontro
riservato con mons. Nogaro e alcuni rappresentanti del Comitato, garantisce un
impegno della Regione per ora fermo alle parole; il sindaco Falco risponde
picche alla proposta di rendere l’area inedificabile e, al contrario, bandisce
un concorso di idee sul Macrico vinto dall’architetto Stefano Boeri (il quale,
contemporaneamente, fa parte della Commissione di Alta Vigilanza per l’esame
dei progetti nel Macrico insediata dal sindaco stesso) che all’interno
dell’area vorrebbe trasferire il municipio e costruire delle “residenze
speciali” – si sarebbe trattato di “case per artisti” – per almeno 5mila
persone. Un progetto che però a molti sembra il primo passo di una
mega-speculazione edilizia: le “residenze speciali”, infatti, sarebbero state
palazzi di 6 piani, di cui i primi 3 ‘vuoti’ – fatti cioè della sola struttura
portante, senza muri perimetrali – e gli ultimi 3 ‘pieni’, così da rispettare
in un primo momento i limiti di cubatura imposti (500mila metri cubi, pari a
quanto già era stato edificato dai militari), che però poi sarebbero stati
facilmente raddoppiati ‘riempiendo’ anche i primi 3 piani.
Falco, alle elezioni comunali nella primavera 2005, non viene
ricandidato, e tutto si arena.
I have a green
Fino allo
scorso 19 gennaio quando, durante un’iniziativa pubblica (che ha visto
la partecipazione di oltre mille persone, fra queste anche mons. Nogaro) in
cui è stato presentato un film-documentario che ricostruisce la storia del
Macrico (dal titolo I have a green), il Comitato “Macrico verde”
rilancia la sua proposta: rendere l’area inedificabile e destinarla a parco
pubblico attrezzato e ad attività sociali e culturali, coinvolgendo la seconda
Università di Napoli che nel Macrico vorrebbe realizzare l’orto botanico e ha
già un progetto pronto da portare avanti insieme al Corpo forestale dello
Stato. Una richiesta a cui si associa anche suor Rita Giaretta, superiora di
Casa Rut (una casa di accoglienza delle suore orsoline che da oltre dieci anni
lavorano a Caserta con le donne straniere in difficoltà, molte delle quali
vittime della tratta) e appena nominata vicedirettrice della Caritas diocesana
dal vescovo Nogaro: “Poniamo parole, energie, idee, sforzi e soprattutto cuore
per trovare insieme (Chiesa, istituzioni, cittadini) intese dignitose e
possibili, che abbiano a cuore il bene della nostra gente, a cominciare
dall’area dell’ex Macrico, un ‘bene verde’ da restituire alla vita della
nostra città”.
Regione, Provincia e Comune prendono tempo:
lo scorso 24 gennaio viene dato l’annuncio della costituzione di un tavolo di
concertazione (a cui però non partecipa né l’Idsc né il Comitato “Macrico
Verde”), ma il nuovo sindaco di Caserta, Nicodemo Petteruti (Ds) – che del
Macrico aveva fatto uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale
–, rifiuta di impegnarsi a classificare la zona come inedificabile. Mentre
l’Idsc di Caserta, ovviamente in accordo con l’Istituto centrale e con la
Santa Sede, rilancia: o gli enti locali acquistano subito il Macrico a 35
milioni di euro oppure lo vendiamo ai privati per una cifra molto più alta. Le
offerte non mancano, tutt’altro: “Abbiamo i cassetti pieni”, dice don Antonio
Aragosa, che torna alla ribalta. Le voci dicono che sono molto interessati
all’acquisto i Coppola, famiglia di costruttori campani ai vertici di
Confindustria Campania, già protagonisti di numerosi abusi edilizi fra Napoli
e Caserta (fra cui il famoso Villaggio Coppola a Castel Volturno, un
‘ecomostro’ abbattuto nel 2003 lungo il litorale domizio); ma anche degli
imprenditori vicini alle cooperative rosse di Umbria-Toscana-Emilia Romagna;
e, riferisce il “Corriere di Caserta” (22/1), “alcuni industriali napoletani
sponsorizzati direttamente da un cardinale del Nord Italia” e sostenuti dalla
Compagnia delle Opere – la quale però precisa che la “CdO non è una holding e
non determina dunque in nulla le attività delle imprese associate” –, il
braccio economico di Comunione e Liberazione (i cardinali attualmente in
servizio nell’Italia settentrionale sono Severino Poletto a Torino, Dionigi Tettamanzi a Milano, Carlo Caffarra a Bologna e
Angelo Scola a Venezia che è anche strettamente legato a Comunione e
Liberazione).
Lo scorso 14 febbraio, presso la sede della
Regione Campania, si svolge la prima riunione del tavolo di concertazione sul
Macrico a cui partecipano il sindaco di Caserta e alcuni assessori di
Provincia e Regione. Viene ipotizzato un percorso di acquisizione e
risistemazione dell’area da parte degli enti locali: un progetto da cento
milioni di euro da attuare con i fondi regionali per la riqualificazione delle
aree urbane e strategiche. Anche se il rischio di una speculazione edilizia
mascherata – come fatto notare da Maria Carmela Caiola (Verdi), assessore
all’ambiente della Provincia di Caserta da sempre in prima linea nella difesa
del Macrico verde e pubblico – è dietro l’angolo. E comunque rimane sempre
l’incognita Bassolino: il presidente della Regione Campania vorrà veramente
impegnarsi per l’acquisto del Macrico?
Il verbale
Riportiamo
integralmente il verbale della riunione, come risulta dagli atti: “Il
giorno 14 febbraio 2007, alle ore 15.30, presso la sede della Regione Campania
in via Santa Lucia, Napoli, si è svolta una riunione tra Regione, Provincia di
Caserta e Comune di Caserta, avente a oggetto il destino dell’area ex Macrico.
Alla riunione hanno partecipato l’assessore regionale all’urbanistica On.
Gabriella Cundari, il coordinatore della segreteria politica del presidente
della Regione Campania on. Gianfranco Nappi, il Sindaco di Caserta ing.
Nicodemo Petteruti, il vicepresidente della Provincia di Caserta on. Adolfo
Villani, l’assessore all’ambiente della Provincia di Caserta arch. Maria
Carmela Caiola e l’assessore all’urbanistica del Comune di Caserta avv.
Giuseppe Ceceri. Ha introdotto la discussione il Sindaco di Caserta, che, dopo
avere brevemente illustrato le caratteristiche dell’area e averne sottolineato
la importanza per il futuro sviluppo della città, ha chiesto la disponibilità
della Regione a consentire di inserire un progetto complessivo di
utilizzazione di detta area tra quelli finanziabili con i fondi comunitari,
attesa l’impossibilità per il Comune di acquisirla con fondi propri.
L’assessore Cundari, esclusa recisamente la
possibilità che la Regione possa, con fondi propri, sostenere l’impegno
economico per la acquisizione del Macrico, ha dichiarato la disponibilità
della Regione a verificare la possibilità di inserire la valorizzazione
dell’area nell’ambito di un progetto strategico all’esito di apposito incontro
con il responsabile regionale del settore fondi comunitari on. Isaia Sales.
L’on. Villani ha sottolineato l’esigenza che gli enti interessati, e in primo
luogo il Comune, utilizzino la leva della conformazione urbanistica dell’area
per porre le premesse per promuovere un progetto complessivo di utilizzazione
della stessa, sottolineando che, date le dimensioni rilevanti, l’impegno
economico complessivo non potrà essere inferiore a cento milioni di euro.
L’assessore Ceceri ha rilevato che le decisioni sull’area devono essere prese
in tempi brevi, dal momento che è in itinere la redazione del puc, le cui
scelte finiranno inevitabilmente con l’essere condizionate dal tipo di
conformazione dell’area che si vorrà prescegliere. L’on. Nappi ha espresso
l’avviso che i privati debbano concorrere nella realizzazione e nella gestione
di una parte delle opere a farsi, al fine di garantire, anche in prospettiva,
la compatibilità e l’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa.
L’assessore Cundari ha manifestato adesione a tale prospettiva, invitando a
essere, su questo punto, realisti, al fine di non pregiudicare il
conseguimento di obiettivi di sviluppo dell’area volti a funzionalizzarla
quam maxime a interessi e fruizioni di carattere pubblico e di portata
sovracomunale.
L’assessore Cundari, in particolare, ha
ricordato che l’accesso ai fondi comunitari è primariamente garantito
dall’obiettivo della ‘riqualificazione urbana’, la qual cosa impone di
indirizzarsi verso una soluzione che comprenda una molteplicità di funzioni,
ivi compresa, sia pure in piccola parte, quella edilizia, pur se rigidamente
connotata sul piano ecologico (c.d. bioedilizia). L’assessore Caiola ha
riconosciuto la ragionevolezza della posizione, ma ha anche evidenziato che la
storia urbanistica della città è costellata da accordi che, nati con un certo
contenuto, sono stati col tempo abbandonati e disattesi e hanno finito per
essere stravolti, ribadendo, per tale ragione, la necessità di una immediata
acquisizione dell’area alla mano pubblica, anche in funzione di
decongestionamento del centro: obiettivo, questo, che non tollera insediamenti
e funzioni pesanti.
L’on. Nappi, dopo avere ribadito piena
disponibilità della Regione a dare il massimo contributo per arrivare
all’obiettivo di approvare un programma di utilizzo dell’area coerente con le
esigenze espresse dall’amministrazione comunale, ha posto in evidenza che a) è
necessario che vi sia un nuovo studio di fattibilità, serio e approfondito,
che valuti anche l’equilibrio economico-finanziario delle nuove opzioni di
utilizzazione dell’area quali saranno delineate in sede locale, facendo
eventualmente riferimento a molteplici modelli di gestione; e b) che, su
espressa indicazione del presidente della Regione on. Antonio Bassolino,
saranno ammessi al finanziamento con i fondi europei esclusivamente i progetti
che prevedano un concorso di risorse da parte degli enti interessati.
L’assessore Ceceri ha fatto presente che la redazione di uno studio di
fattibilità ha costi non trascurabili e presuppone che vi siano, alla base,
linee di indirizzo sufficientemente precise. Inoltre, ha chiesto quale fosse
la misura del concorso di finanziamento richiesto agli enti territoriali
interessati. L’on. Nappi ha espresso disponibilità a reperire risorse per
finanziare integralmente lo studio di fattibilità, a condizione che vi sia una
precisa indicazione di Comune e Provincia sul carattere preminente e
strategico di detto studio, dato che la Regione è pronta a finanziare per il
territorio casertano un solo studio di fattibilità.
Ha, in ogni caso, manifestato la
disponibilità a concorrere a sostenere finanziariamente la commessa di detto
studio. Ha poi chiarito che non è prefissata una precisa misura di concorso di
finanziamento, che dipende dal maggiore o minore rilievo strategico regionale
dell’intervento oggetto di programmazione. Ha sottolineato, infine, che
comunque un parco urbano, per funzionare, deve essere vitale e ricomprendere
necessariamente destinazioni variegate. L’on. Villani propone, nelle more, di
verificare la possibilità – purchè compatibile con gli obiettivi di cui sopra
– di perimetrare l’area come parco ai sensi della legge regionale 17/2003,
così da esprimere la ferma intenzione delle amministrazioni di sottrarre
l’area alla mera speculazione edilizia. Il Sindaco di Caserta ha preso atto
della disponibilità evidenziata, chiede che sia tradotta in atti concreti il
più rapidamente possibile e sollecita un incontro con l’on. Sales per
verificare la praticabilità dell’accesso ai finanziamenti comunitari, apparsa
dal colloquio unica strada percorribile per una realizzazione di iniziativa
pubblica. A tal fine, l’assessore Cundari assicura che avrà immediatamente un
colloquio con Sales, del cui esito terrà informati Comune e Provincia, prima
di fissare un nuovo incontro in tempi ravvicinati”.
Intanto, il Comitato “Macrico verde” parte
con due nuove iniziative: decine di bandiere con la scritta “Macrico verde
100%” si stanno affacciando dai balconi dei palazzi di Caserta e centinaia di
lettere stanno intasando le cassette degli Istituti per il sostentamento del
clero. Sono i casertani che scrivono a Cesare Testa, direttore generale
dell’Icsc, e a don Antonio Aragosa, presidente dell’Idsc di Caserta, chiedendo
di poter prendere in affitto 100 metri quadrati di terra, all’interno del
Macrico, “da utilizzare per attività agricole”, come del resto era stato
concesso al camorrista Belforte, senza che – fino all’intervento del vescovo –
né Testa né Aragosa avessero avuto nulla da eccepire.
“Ch.mo dottor Testa – si legge nella
lettera, inviata all’Icsc e, ‘per conoscenza’, all’Idsc –, con questa lettera
le presento la mia disponibilità a prendere in fitto, secondo il massimo
canone annuo previsto e secondo le norme di legge, metri quadrati 100 da
utilizzare per attività agricole all’interno dell’Area ex-Macrico”. Prosegue
la lettera: “La mia intenzione è di utilizzare l’area in questione come orto
dove seminare e piantare insalate, verdure, legumi e cucurbitacee per uso
familiare. Intendo anche offrire alla mia parrocchia parte significativa delle
mie attività agricole che realizzerò senza ricorrere a sostanze chimiche o
nocive e utilizzando soltanto concime stallatico naturale. Mi impegno fin da
ora a mantenere l’uso del terreno esclusivamente agricolo senza allevare alcun
genere di animali, siano essi da cortile, da pelliccia, da corsa o feroci. Mi
impegno ugualmente a non edificare alcunché, siano essi stalle, uffici, ville
signorili, palazzi, condomini, case comunali, residenze per artisti, parcheggi
o alberghi a cinque stelle con enormi vetrate” (ci si riferisce ai vari
progetti che amministrazioni locali e costruttori edili avrebbero voluto o
vorrebbero realizzare sul Macrico). Contestualmente, si legge ancora,
“dichiaro di essere incensurato e di non avere alcun carico pendente” (il
richiamo è all’affittuario del terreno di Marcianise di proprietà dell’Idsc,
il camorrista Pasquale Belforte).
Dopo l’ironia, i cittadini mettono sul piatto l’otto per mille,
che viene gestito direttamente dall’Icsc dopo la revisione del Concordato del
1984: vorremmo continuare a destinare l’otto per mille alla Chiesa cattolica –
scrivono i casertani –, ma se gli Istituti per il sostentamento del clero
andassero avanti nei loro propositi speculativi, potremmo anche valutare di
indirizzarlo ad altri soggetti. “Vorrei sinceramente continuare a destinare
l’otto per mille alla Chiesa Cattolica – si legge nella lettera – dalla quale
però mi aspetto non un dono, so bene che questo non è previsto dallo Statuto
del Icsc, ma un atto di giustizia nei confronti dei tanti abitanti di Caserta
e dei paesi limitrofi, soprattutto bambini, costretti a convivere con cave,
cementifici, discariche e con un tasso di mortalità per tumori tra i più alti
d’Italia. Non vogliamo nessun dono, ma fittate a noi l’area ex-Macrico e non
cedete alle lusinghe delle cooperative rosse, della Compagnia delle Opere, di
Confindustria Campania e dei palazzinari locali tutti impegnati a fare
sull’area un buon affare”.