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Macrico. Chiesa, camorra e palazzinari

Macrico. Chiesa, camorra e palazzinari


Un piccolo terreno agricolo ceduto in affitto ad un camorrista per una cifra irrisoria, un’area di 33 ettari offerta ai palazzinari di mezza Italia per oltre 35 milioni di euro: sono gli affari spericolati dell’Istituto per il sostentamento del clero di Caserta, per il momento bloccati sia dal vescovo della città, mons. Raffaele Nogaro, sia dai cittadini, ma tutt’altro che accantonati.


Inchiesta di Luca Kocci da Adista (7, 9, 11, 13 e 15 del 2007)




Tredici euro al mese

    Per oltre un anno l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del clero di Caserta ha concesso in affitto un terreno di sua proprietà, a Marcianise (Ce) , ad un noto camorrista della zona per appena 13 euro al mese. La vicenda è venuta alla luce alla metà di gennaio, quando i carabinieri di Santa Maria Capua Vetere e di Marcianise hanno sequestrato, all’interno di un fondo agricolo, alcune costruzioni in cemento armato edificate senza le necessarie concessioni edilizie. E durante l’operazione hanno scoperto che il locatario dell’area era Pasquale Belforte, esponente del clan Mazzacane, guidato dai suoi due fratelli e da molti anni attivo nel casertano. Belforte, però, non era il proprietario del terreno: l’area agricola di 2.600 metri quadri apparteneva infatti all’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Caserta che gliel’aveva data in affitto, fin dal novembre 2005, per 160 euro all’anno, cioè poco più di 13 euro al mese.


    Gli istituti diocesani per il sostentamento del clero (Idsc) sono articolazioni periferiche dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero (Icsc), nato nel 1985 (in seguito alla revisione del concordato del 1984) per occuparsi della gestione dei fondi dell’otto per mille che attualmente, per la Chiesa cattolica, ammontano a quasi un miliardo di euro all’anno. L’istituto centrale, quindi, incassa i soldi dei contribuenti destinati alla Chiesa e paga gli stipendi ai sacerdoti; il resto lo distribuisce agli istituti diocesani per le necessità di culto e per le opere caritative. Gli istituti diocesani – che hanno personalità giuridica autonoma e non dipendono, quindi, dal vescovo della diocesi, al quale devono chiedere l’autorizzazione solo per movimenti superiori ai 250mila euro – sono anche proprietari ed amministratori di tutti i “benefici ecclesiastici”, cioè i beni mobili ed immobili della diocesi, come il terreno che è stato ceduto in affitto a Belforte proprio dall’Idsc di Caserta.


    L’area agricola si trovava in una posizione strategica dal momento che era circondata da una serie di campi di calcio e di calcetto di proprietà dello stesso Pasquale Belforte, il quale voleva allargare i suoi interessi anche all’ippica: gli edifici abusivi sequestrati sarebbero presto diventati gli uffici del centro di equitazione che Belforte aveva iniziato a costruire (e infatti, insieme ai manufatti, sono stati sequestrati pure due cavalli).

Come sono andate le cose, lo ha spiegato il direttore dell’istituto, don Antonio Aragosa, interpellato dall’agenzia di informazioni Adista che per prima ha rilanciato la notizia a livello nazionale: “l’11 ottobre del 2005 – racconta – abbiamo ricevuto la disdetta del contratto da parte del sig. Antonio Musone, che all’epoca era l’affittuario del terreno. Dopo pochi giorni, all’istituto è arrivata la richiesta di Pasquale Belforte di poter avere in affitto il terreno per uso agricolo, e così abbiamo stipulato un contratto di locazione della durata di otto ‘annate agricole’, dall’11 novembre 2005 fino al 10 novembre 2013. Quando abbiamo appreso dalla stampa locale che i carabinieri avevano sequestrato il terreno a causa dell’abuso edilizio che Belforte stava compiendo, abbiamo subito scritto al sindaco, all’ufficio urbanistica, ai carabinieri e ai vigili urbani di Marcianise per declinare ogni responsabilità e spiegare la nostra posizione. Il giorno dopo abbiamo scritto anche a Belforte: gli abbiamo ribadito che il terreno concesso in affitto è, da contratto, esclusivamente per uso agricolo e gli abbiamo chiesto di demolire le costruzioni abusive entro 3 mesi, altrimenti avremmo risolto il contratto”.


Affittasi anche non referenziati

 

    L’istituto, quindi, ha ribadito don Aragosa, intende rescindere il contratto d’affitto con Belforte solo nel caso in cui l’abuso non venga sanato: “se le costruzioni verranno demolite – dice –, per quanto ci riguarda il contratto andrà avanti regolarmente fino al 2013, altrimenti dovremmo avventurarci in una causa che potrebbe durare anche diversi anni”. Non conta che sia venuto alla luce che l’affittuario è un camorrista: “se un agricoltore ci chiede un terreno, noi glielo affittiamo – risponde don Aragosa –.

    Ora è facile dire che Belforte è un camorrista, ma noi non sapevamo chi fosse. Del resto non possiamo conoscere i nomi di tutti i camorristi della zona”. Una disattenzione non di poco conto: il clan Mazzacane, guidato dai fratelli Belforte, è la cosca egemone a Marcianise da oltre dieci anni, con interessi che vanno dalle estorsioni ai traffici illeciti; i capi della cosca, i fratelli Salvatore e Domenico, sono entrambi in carcere rispettivamente per estorsione e per duplice omicidio e, alla fine di gennaio, sono state arrestate anche le mogli dei due boss, Concetta Zarrillo e Maria Buttone, con l’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso. Il terzo fratello, Pasquale – cioè l’affittuario del terreno –, sebbene più defilato rispetto agli altri due, con precedenti penali per tentato omicidio e detenzione illegale di armi, ha interessi soprattutto del mondo dello sport (in passato è stato dirigente della Marcianise Calcio) su cui la direzione distrettuale antimafia di Napoli ha aperto diverse indagini. “Non siamo esperti di camorra – ha aggiunto don Aragosa –, i giornali li leggo ma non mi soffermo troppo sulla pagine di cronaca nera o sulle notizie riguardanti la criminalità organizzata”. E a don Aragosa non è sembrato anomalo nemmeno il canone di affitto a soli 13 euro al mese: “questi sono i prezzi di Marcianise, magari avessimo potuto darlo in affitto ad un costo maggiore”.


    Pilatesca la replica da parte dell’Istituto centrale per il sostentamento del clero che, per bocca del direttore generale, Cesare Testa, ha consigliato di “porre la massima attenzione alle persone con cui si intrattengono rapporti economici”, ma ha anche aggiunto che l’Istituto centrale non intende intervenire visto che si tratta di una vicenda locale “già risolta dal direttore dell’Istituto di Caserta”.

E' saltato sulla sedia, invece, il vescovo di Caserta, mons. Raffaele Nogaro – da sempre in prima linea contro la camorra –, il quale, appena appresa la vicenda (era stato tenuto all’oscuro di tutto, anche perché, in base allo statuto degli Idsc, non viene interpellato per contratti di così piccola entità), ha preteso da don Aragosa la rescissione immediata del contratto. E infatti il direttore dell’Istituto diocesano è stato costretto a tornare precipitosamente sui suoi passi e a rimangiarsi tutto: “il rapporto esistente per noi è virtualmente già sciolto”, ha corretto il sacerdote dopo la ramanzina del vescovo. “Auspichiamo che l’affittuario decida di lasciare spontaneamente l’appezzamento libero, ma in caso contrario siamo determinati a cogliere ogni appiglio legale e ad intraprendere la necessaria causa civile per ottenere la rescissione e rientrare nel possesso materiale del fondo”. L’appiglio legale sarebbe l’articolo 5 del contratto di affitto tra Belforte e l’Idsc che contiene una clausola standard di risoluzione che viene applicata nel caso in cui non venga rispettata la destinazione d’uso di un terreno, come appunto aveva fatto Belforte.


Trentacinque milioni di euro

    Se il terreno agricolo dato in affitto al camorrista Belforte vale poche centinaia di euro, supera invece i 35 milioni di euro l’altro affare che sta cercando di concludere l’Idcs di Caserta: la vendita di un’area di 33 ettari situata nel centro della città che, se finisse nelle mani di qualche costruttore, verrebbe edificata e rivenduta a peso d’oro. A spingere per la cessione c’è l’Istituto centrale per il sostentamento del clero e la Santa Sede. A resistere, da oltre 5 anni, ancora il vescovo di Caserta e migliaia di casertani: chiedono che il Comune renda inedificabile l’area e che la stessa venga acquistata dalle amministrazioni locali affinché divenga un grande spazio pubblico verde e di utilità sociale. Dietro le quinte c’è la camorra che, avendo fortissimi interessi nell’edilizia (anche grazie alle numerose cave che gestisce direttamente o indirettamente nel casertano), guarda con attenzione ad un’operazione che potrebbe costituire una grande fonte di guadagni e speculazioni.

L’area in questione è l’ex-Macrico (Magazzino centrale ricambi mezzi corazzati): 324.533 metri quadrati – tre quarti dei quali coperti da alberi e prati – situati nel centro di Caserta, al termine di corso Trieste, la via principale della città. Di proprietà della Chiesa fin dal XVII secolo – serviva per mantenere la mensa vescovile –, nell’Ottocento l’area venne ceduta in affitto ai Borboni che la usarono come “Campo di Marte”, per le esercitazioni militari; nel dopoguerra, passò poi alle Forze armate italiane che ne fecero un magazzino e una caserma logistica (la “Sacchi”) e costruirono capannoni in lamiera e amianto ed edifici in muratura per un totale di 500mila metri cubi, occupando circa un quarto della superficie. Negli anni ‘80, la curia di Caserta avviò una causa per ottenere la restituzione dell’area, vinta nel 1994. L’area tornò così ad essere a disposizione della diocesi e, per legge concordataria, essendo un “beneficio ecclesiastico”, ne divenne proprietario a pieno titolo l’Idsc.


    Sopra l’Istituto di Caserta c’è però l’Istituto centrale per il sostentamento del clero e, ancora più in alto, la Conferenza episcopale italiana e la Santa Sede, con l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, guidata dal card. Attilio Nicora. Per i beni che superano il valore di 1 milione di euro, infatti – ed è il caso del Macrico – gli Istituti diocesani devono avere “il preventivo parere della Conferenza episcopale italiana” e “l’autorizzazione” della Santa Sede.


Il Parco Urbano Vivo  

    L’Idsc di Caserta uscì allo scoperto nel dicembre del 2000, quando venne firmato un protocollo d’intesa fra l’allora direttore dell’Istituto, don Saverio Russo, e il sindaco della città, Luigi Falco (Forza Italia), in base al quale l’ex Macrico sarebbe stato venduto al Comune che lo avrebbe poi trasformato in “Parco urbano vivo”, provvedendo a costruire non ben definite “infrastrutture primarie da individuare”. L’affare sarebbe andato in porto – anche perché da Roma, sede dell’Istituto centrale, erano forti le pressioni sull’Istituto diocesano per accelerare la vendita – se non fosse intervenuto il vescovo, mons. Nogaro, fino allora tenuto all’oscuro di tutto, che nel solenne Te Deum celebrato in cattedrale il 31 dicembre 2000, disse parole molto dure, arrivando perfino a minacciare le dimissioni, contro un’operazione che rischiava di trasformarsi in una gigantesca speculazione edilizia: “Sono sempre stato dell’idea che meno beni ha la Chiesa, più bene sta – disse allora mons. Nogaro –. Ma visto che se ne parla tutti i giorni e che questo grandissimo appezzamento di terreno appartiene alla Chiesa, ribadisco che non permetterò nessun tipo di speculazione”.


    Sull’onda del Te Deum di mons. Nogaro si costituisce un “Comitato area ex Macrico” (oggi Comitato “Macrico verde”) che si impegna a salvare l’area dal cemento – e dagli interessi della criminalità organizzata – per trasformarla in uno spazio pubblico verde a servizio di tutta la città: vengono raccolte le firme di 12mila casertani che propongono di classificare l’ex Macrico zona F2 del Piano regolatore (cioè “territorio inedificabile destinato alla realizzazione di giardini pubblici”), un semplice atto amministrativo che, fra l’altro, contribuirebbe a far abbassare notevolmente il prezzo dell’area, riducendo l’esborso da parte degli Enti locali. E, lo scorso anno, il 21 maggio 2006, viene organizzata l’occupazione del Macrico per una giornata, con oltre 5mila cittadini che ‘invadono’ pacificamente l’area e trascorrono una mattinata sotto gli alberi e in mezzo ai prati dell’ex caserma.


    Le amministrazioni locali, però, non accolgono le sollecitazioni: nel 2002 il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, durante un incontro riservato con mons. Nogaro e alcuni rappresentanti del Comitato, garantisce un impegno della Regione per ora fermo alle parole; il sindaco Falco risponde picche alla proposta di rendere l’area inedificabile e, al contrario, bandisce un concorso di idee sul Macrico vinto dall’architetto Stefano Boeri (il quale, contemporaneamente, fa parte della Commissione di Alta Vigilanza per l’esame dei progetti nel Macrico insediata dal sindaco stesso) che all’interno dell’area vorrebbe trasferire il municipio e costruire delle “residenze speciali” – si sarebbe trattato di “case per artisti” – per almeno 5mila persone. Un progetto che però a molti sembra il primo passo di una mega-speculazione edilizia: le “residenze speciali”, infatti, sarebbero state palazzi di 6 piani, di cui i primi 3 ‘vuoti’ – fatti cioè della sola struttura portante, senza muri perimetrali – e gli ultimi 3 ‘pieni’, così da rispettare in un primo momento i limiti di cubatura imposti (500mila metri cubi, pari a quanto già era stato edificato dai militari), che però poi sarebbero stati facilmente raddoppiati ‘riempiendo’ anche i primi 3 piani.

Falco, alle elezioni comunali nella primavera 2005, non viene ricandidato, e tutto si arena.


I have a green

    Fino allo scorso 19 gennaio quando, durante un’iniziativa pubblica (che ha visto la partecipazione di oltre mille persone, fra queste anche mons. Nogaro) in cui è stato presentato un film-documentario che ricostruisce la storia del Macrico (dal titolo I have a green), il Comitato “Macrico verde” rilancia la sua proposta: rendere l’area inedificabile e destinarla a parco pubblico attrezzato e ad attività sociali e culturali, coinvolgendo la seconda Università di Napoli che nel Macrico vorrebbe realizzare l’orto botanico e ha già un progetto pronto da portare avanti insieme al Corpo forestale dello Stato. Una richiesta a cui si associa anche suor Rita Giaretta, superiora di Casa Rut (una casa di accoglienza delle suore orsoline che da oltre dieci anni lavorano a Caserta con le donne straniere in difficoltà, molte delle quali vittime della tratta) e appena nominata vicedirettrice della Caritas diocesana dal vescovo Nogaro: “Poniamo parole, energie, idee, sforzi e soprattutto cuore per trovare insieme (Chiesa, istituzioni, cittadini) intese dignitose e possibili, che abbiano a cuore il bene della nostra gente, a cominciare dall’area dell’ex Macrico, un ‘bene verde’ da restituire alla vita della nostra città”.


    Regione, Provincia e Comune prendono tempo: lo scorso 24 gennaio viene dato l’annuncio della costituzione di un tavolo di concertazione (a cui però non partecipa né l’Idsc né il Comitato “Macrico Verde”), ma il nuovo sindaco di Caserta, Nicodemo Petteruti (Ds) – che del Macrico aveva fatto uno dei cavalli di battaglia della sua campagna elettorale –, rifiuta di impegnarsi a classificare la zona come inedificabile. Mentre l’Idsc di Caserta, ovviamente in accordo con l’Istituto centrale e con la Santa Sede, rilancia: o gli enti locali acquistano subito il Macrico a 35 milioni di euro oppure lo vendiamo ai privati per una cifra molto più alta. Le offerte non mancano, tutt’altro: “Abbiamo i cassetti pieni”, dice don Antonio Aragosa, che torna alla ribalta. Le voci dicono che sono molto interessati all’acquisto i Coppola, famiglia di costruttori campani ai vertici di Confindustria Campania, già protagonisti di numerosi abusi edilizi fra Napoli e Caserta (fra cui il famoso Villaggio Coppola a Castel Volturno, un ‘ecomostro’ abbattuto nel 2003 lungo il litorale domizio); ma anche degli imprenditori vicini alle cooperative rosse di Umbria-Toscana-Emilia Romagna; e, riferisce il “Corriere di Caserta” (22/1), “alcuni industriali napoletani sponsorizzati direttamente da un cardinale del Nord Italia” e sostenuti dalla Compagnia delle Opere – la quale però precisa che la “CdO non è una holding e non determina dunque in nulla le attività delle imprese associate” –, il braccio economico di Comunione e Liberazione (i cardinali attualmente in servizio nell’Italia settentrionale sono Severino Poletto a Torino, Dionigi Tettamanzi a Milano, Carlo Caffarra a Bologna e Angelo Scola a Venezia che è anche strettamente legato a Comunione e Liberazione).


    Lo scorso 14 febbraio, presso la sede della Regione Campania, si svolge la prima riunione del tavolo di concertazione sul Macrico a cui partecipano il sindaco di Caserta e alcuni assessori di Provincia e Regione. Viene ipotizzato un percorso di acquisizione e risistemazione dell’area da parte degli enti locali: un progetto da cento milioni di euro da attuare con i fondi regionali per la riqualificazione delle aree urbane e strategiche. Anche se il rischio di una speculazione edilizia mascherata – come fatto notare da Maria Carmela Caiola (Verdi), assessore all’ambiente della Provincia di Caserta da sempre in prima linea nella difesa del Macrico verde e pubblico – è dietro l’angolo. E comunque rimane sempre l’incognita Bassolino: il presidente della Regione Campania vorrà veramente impegnarsi per l’acquisto del Macrico?


Il verbale

    Riportiamo integralmente il verbale della riunione, come risulta dagli atti: “Il giorno 14 febbraio 2007, alle ore 15.30, presso la sede della Regione Campania in via Santa Lucia, Napoli, si è svolta una riunione tra Regione, Provincia di Caserta e Comune di Caserta, avente a oggetto il destino dell’area ex Macrico. Alla riunione hanno partecipato l’assessore regionale all’urbanistica On. Gabriella Cundari, il coordinatore della segreteria politica del presidente della Regione Campania on. Gianfranco Nappi, il Sindaco di Caserta ing. Nicodemo Petteruti, il vicepresidente della Provincia di Caserta on. Adolfo Villani, l’assessore all’ambiente della Provincia di Caserta arch. Maria Carmela Caiola e l’assessore all’urbanistica del Comune di Caserta avv. Giuseppe Ceceri. Ha introdotto la discussione il Sindaco di Caserta, che, dopo avere brevemente illustrato le caratteristiche dell’area e averne sottolineato la importanza per il futuro sviluppo della città, ha chiesto la disponibilità della Regione a consentire di inserire un progetto complessivo di utilizzazione di detta area tra quelli finanziabili con i fondi comunitari, attesa l’impossibilità per il Comune di acquisirla con fondi propri.


    L’assessore Cundari, esclusa recisamente la possibilità che la Regione possa, con fondi propri, sostenere l’impegno economico per la acquisizione del Macrico, ha dichiarato la disponibilità della Regione a verificare la possibilità di inserire la valorizzazione dell’area nell’ambito di un progetto strategico all’esito di apposito incontro con il responsabile regionale del settore fondi comunitari on. Isaia Sales. L’on. Villani ha sottolineato l’esigenza che gli enti interessati, e in primo luogo il Comune, utilizzino la leva della conformazione urbanistica dell’area per porre le premesse per promuovere un progetto complessivo di utilizzazione della stessa, sottolineando che, date le dimensioni rilevanti, l’impegno economico complessivo non potrà essere inferiore a cento milioni di euro. L’assessore Ceceri ha rilevato che le decisioni sull’area devono essere prese in tempi brevi, dal momento che è in itinere la redazione del puc, le cui scelte finiranno inevitabilmente con l’essere condizionate dal tipo di conformazione dell’area che si vorrà prescegliere. L’on. Nappi ha espresso l’avviso che i privati debbano concorrere nella realizzazione e nella gestione di una parte delle opere a farsi, al fine di garantire, anche in prospettiva, la compatibilità e l’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa. L’assessore Cundari ha manifestato adesione a tale prospettiva, invitando a essere, su questo punto, realisti, al fine di non pregiudicare il conseguimento di obiettivi di sviluppo dell’area volti a funzionalizzarla quam maxime a interessi e fruizioni di carattere pubblico e di portata sovracomunale.


    L’assessore Cundari, in particolare, ha ricordato che l’accesso ai fondi comunitari è primariamente garantito dall’obiettivo della ‘riqualificazione urbana’, la qual cosa impone di indirizzarsi verso una soluzione che comprenda una molteplicità di funzioni, ivi compresa, sia pure in piccola parte, quella edilizia, pur se rigidamente connotata sul piano ecologico (c.d. bioedilizia). L’assessore Caiola ha riconosciuto la ragionevolezza della posizione, ma ha anche evidenziato che la storia urbanistica della città è costellata da accordi che, nati con un certo contenuto, sono stati col tempo abbandonati e disattesi e hanno finito per essere stravolti, ribadendo, per tale ragione, la necessità di una immediata acquisizione dell’area alla mano pubblica, anche in funzione di decongestionamento del centro: obiettivo, questo, che non tollera insediamenti e funzioni pesanti.


    L’on. Nappi, dopo avere ribadito piena disponibilità della Regione a dare il massimo contributo per arrivare all’obiettivo di approvare un programma di utilizzo dell’area coerente con le esigenze espresse dall’amministrazione comunale, ha posto in evidenza che a) è necessario che vi sia un nuovo studio di fattibilità, serio e approfondito, che valuti anche l’equilibrio economico-finanziario delle nuove opzioni di utilizzazione dell’area quali saranno delineate in sede locale, facendo eventualmente riferimento a molteplici modelli di gestione; e b) che, su espressa indicazione del presidente della Regione on. Antonio Bassolino, saranno ammessi al finanziamento con i fondi europei esclusivamente i progetti che prevedano un concorso di risorse da parte degli enti interessati. L’assessore Ceceri ha fatto presente che la redazione di uno studio di fattibilità ha costi non trascurabili e presuppone che vi siano, alla base, linee di indirizzo sufficientemente precise. Inoltre, ha chiesto quale fosse la misura del concorso di finanziamento richiesto agli enti territoriali interessati. L’on. Nappi ha espresso disponibilità a reperire risorse per finanziare integralmente lo studio di fattibilità, a condizione che vi sia una precisa indicazione di Comune e Provincia sul carattere preminente e strategico di detto studio, dato che la Regione è pronta a finanziare per il territorio casertano un solo studio di fattibilità.


    Ha, in ogni caso, manifestato la disponibilità a concorrere a sostenere finanziariamente la commessa di detto studio. Ha poi chiarito che non è prefissata una precisa misura di concorso di finanziamento, che dipende dal maggiore o minore rilievo strategico regionale dell’intervento oggetto di programmazione. Ha sottolineato, infine, che comunque un parco urbano, per funzionare, deve essere vitale e ricomprendere necessariamente destinazioni variegate. L’on. Villani propone, nelle more, di verificare la possibilità – purchè compatibile con gli obiettivi di cui sopra – di perimetrare l’area come parco ai sensi della legge regionale 17/2003, così da esprimere la ferma intenzione delle amministrazioni di sottrarre l’area alla mera speculazione edilizia. Il Sindaco di Caserta ha preso atto della disponibilità evidenziata, chiede che sia tradotta in atti concreti il più rapidamente possibile e sollecita un incontro con l’on. Sales per verificare la praticabilità dell’accesso ai finanziamenti comunitari, apparsa dal colloquio unica strada percorribile per una realizzazione di iniziativa pubblica. A tal fine, l’assessore Cundari assicura che avrà immediatamente un colloquio con Sales, del cui esito terrà informati Comune e Provincia, prima di fissare un nuovo incontro in tempi ravvicinati”.


    Intanto, il Comitato “Macrico verde” parte con due nuove iniziative: decine di bandiere con la scritta “Macrico verde 100%” si stanno affacciando dai balconi dei palazzi di Caserta e centinaia di lettere stanno intasando le cassette degli Istituti per il sostentamento del clero. Sono i casertani che scrivono a Cesare Testa, direttore generale dell’Icsc, e a don Antonio Aragosa, presidente dell’Idsc di Caserta, chiedendo di poter prendere in affitto 100 metri quadrati di terra, all’interno del Macrico, “da utilizzare per attività agricole”, come del resto era stato concesso al camorrista Belforte, senza che – fino all’intervento del vescovo – né Testa né Aragosa avessero avuto nulla da eccepire.


    “Ch.mo dottor Testa – si legge nella lettera, inviata all’Icsc e, ‘per conoscenza’, all’Idsc –, con questa lettera le presento la mia disponibilità a prendere in fitto, secondo il massimo canone annuo previsto e secondo le norme di legge, metri quadrati 100 da utilizzare per attività agricole all’interno dell’Area ex-Macrico”. Prosegue la lettera: “La mia intenzione è di utilizzare l’area in questione come orto dove seminare e piantare insalate, verdure, legumi e cucurbitacee per uso familiare. Intendo anche offrire alla mia parrocchia parte significativa delle mie attività agricole che realizzerò senza ricorrere a sostanze chimiche o nocive e utilizzando soltanto concime stallatico naturale. Mi impegno fin da ora a mantenere l’uso del terreno esclusivamente agricolo senza allevare alcun genere di animali, siano essi da cortile, da pelliccia, da corsa o feroci. Mi impegno ugualmente a non edificare alcunché, siano essi stalle, uffici, ville signorili, palazzi, condomini, case comunali, residenze per artisti, parcheggi o alberghi a cinque stelle con enormi vetrate” (ci si riferisce ai vari progetti che amministrazioni locali e costruttori edili avrebbero voluto o vorrebbero realizzare sul Macrico). Contestualmente, si legge ancora, “dichiaro di essere incensurato e di non avere alcun carico pendente” (il richiamo è all’affittuario del terreno di Marcianise di proprietà dell’Idsc, il camorrista Pasquale Belforte).

Dopo l’ironia, i cittadini mettono sul piatto l’otto per mille, che viene gestito direttamente dall’Icsc dopo la revisione del Concordato del 1984: vorremmo continuare a destinare l’otto per mille alla Chiesa cattolica – scrivono i casertani –, ma se gli Istituti per il sostentamento del clero andassero avanti nei loro propositi speculativi, potremmo anche valutare di indirizzarlo ad altri soggetti. “Vorrei sinceramente continuare a destinare l’otto per mille alla Chiesa Cattolica – si legge nella lettera – dalla quale però mi aspetto non un dono, so bene che questo non è previsto dallo Statuto del Icsc, ma un atto di giustizia nei confronti dei tanti abitanti di Caserta e dei paesi limitrofi, soprattutto bambini, costretti a convivere con cave, cementifici, discariche e con un tasso di mortalità per tumori tra i più alti d’Italia. Non vogliamo nessun dono, ma fittate a noi l’area ex-Macrico e non cedete alle lusinghe delle cooperative rosse, della Compagnia delle Opere, di Confindustria Campania e dei palazzinari locali tutti impegnati a fare sull’area un buon affare”.



Formato per la citazione:
Luca Kocci, "Macrico. Chiesa, camorra e palazzinari", terrelibere.org, 10 marzo 2007, http://www.terrelibere.it/doc/macrico-chiesa-camorra-e-palazzinari