Un’ispezione parlamentare
all’interno dell'installazione militare è l’occasione per chiarire alcuni punti
chiave sulla presenza della Marina degli Stati Uniti in Sicilia. Dallo status
giuridico alla presenza delle armi, dalla questione sicurezza fino al ruolo nelle
guerre i responsabili italiani della base si affannano a rassicurare e
minimizzare.
Ma basta qualche semplice
raffronto con documenti pubblici Usa per capire che c’è molto che non quadra…
Antonello Mangano
Sommario
La lunga notte di Sigonella
L'ispezione
Lo status giuridico
Le armi
La 'ristrutturazione'
La sicurezza
Orion a Taormina
Un terno al lotto
Mondi paralleli
Qui nessuno la nomina, ma tutti hanno ancora nella
testa quella dannata notte di molto tempo fa.
In poche ore - ed all'improvviso - la piccola Italia
recuperò l'orgoglio di essere Stato sovrano e non solo colonia dell'invadente
amico americano.
Eravamo nel 1985, ed eravamo a Sigonella. Il 10 settembre un
aereo egiziano che trasportava Abu Abbas, un suo aiutante ed i 4 dirottatori
della nave da crociera italiana Achille Lauro era intercettato dall'aviazione
militare Usa che ne imponeva l'atterraggio a Sigonella.
Bettino Craxi – allora presidente del Consiglio - rifiutava
di consegnare agli Usa i sequestratori affermando che i reati erano stati
commessi su suolo italiano e, quindi, competeva all'Italia perseguirli.
I militari italiani di Sigonella si opponevano, con le armi,
alle truppe speciali statunitensi.
Quando il leader socialista ventilò addirittura un
intervento armato dell'esercito italiano contro gli americani, l'esercito degli
USA, per evitare scandali internazionali, procedette al ritiro delle truppe.
Si sfiorò così quel conflitto a fuoco che forse avrebbe
risolto in via definitiva la vexata quaestio di una fetta di piana di
Catania che formalmente appartiene allo Stato italiano, ma che nei fatti e' una
dependance della marina degli Stati Uniti d’America. E che comunque non può
essere classificata come base Nato.
Nell'odierno clima pacioso e disteso di relazioni ostentatamente
amichevoli tra i due paesi, quella maledetta notte deve essere rimossa da
tutti.
E' un fatto remoto, che appartiene ai libri di storia.
Ancora parliamo di queste cose?
Eppure - ancora oggi - Sigonella e' famosa nel mondo per
quella notte e non per altro. La stampa mondiale continua a citare quelle poche
ore, specie quando accade un fatto - Cermis, Calipari - che rinverdisce la
questione dei rapporti Italia - Usa in chiave conflittuale.
"I nostri rapporti sono ottimi", dice il
comandante Russo, massimo responsabile della parte italiana della base, e
sorride al comandante della US Navy, Joseph Styfesant.
"Tra qualche giorno parteciperemo insieme alla 'Partita
del cuore'".
È il 24 giugno del 2005. La Piana di Catania e' arsa
da un sole già estivo. Il ministero della Difesa ha autorizzato le deputate
Silvana Pisa ed Elettra Deiana ad “ispezionare” la base di Sigonella, con la
guida dei due comandanti della base.
La parte italiana è denominata “41.mo stormo Athos Ammannato”
ed appartiene all’Aeronautica Militare italiana. Al momento della nostra visita
il comandante è il Colonnello Pilota Giorgio Russo.
La sezione Usa (NAS: Naval Air Station) è comandata
dal capitano Joseph Stuyvesant, nativo della cittadina di “Corpus Christi”, in Texas,
specializzato in finanza e “Business Administration” e forte di una
vasta esperienza in mezzo mondo, da Pearl Harbour fino al Golfo Persico,
all’epoca di Desert Storm.
L’approccio è poco “militare”, grande cortesia e – entro
certi limiti – buona disponibilità a rispondere alle domande oppure ad
accompagnarci dove chiediamo con un pulmino.
Un interprete in servizio alla base facilita le
comunicazioni tra noi e Stuyvesant.
Prima questione: la sovranità nazionale. Per il
comandante Russo non esiste alcun dubbio. La sovranità è totalmente italiana,
senza alcuna possibilità di deroghe o cessioni.
Ed ancora: gli uomini della Navy hanno coscienza di
trovarsi - da ospiti - in un paese straniero e ne rispettano le leggi.
Il comandante chiarisce con fermezza che non esiste
nessuna extraterritorialità.
In altre parole, domina la legge italiana in ogni suo
aspetto (sicurezza sul lavoro, norme antimafia, regole sindacali e
contrattuali, etc.) e comunque tutte le decisioni sono prese in stretto
coordinamento.
Un comitato congiunto gestisce i rapporti tra le due
componenti.
La questione dello status giuridico della base e' davvero
fondamentale, e non e' stata mai chiarita fino in fondo.
Da tempo si chiede la de-secretazione dei protocolli che di
fatto alienano una porzione del territorio italiano a vantaggio degli Usa, così
come la ridiscussione degli accordi bilaterali sui cui finora non e' mai stato
coinvolto il Parlamento.
Per i responsabili italiani, invece, non esiste alcun
dubbio. Domina la legge italiana.
Quando andiamo a visitare il 'weapons department'
c'e' un elemento che contribuisce ad aumentare la confusione.
Su ogni deposito di munizioni spicca il simbolo della Nato,
la rosa dei venti bianca in campo blu. Perché il simbolo Nato in un'area US Navy
ospitata dal 41.mo stormo dell'Aeronautica italiana?
'Sono stati costruiti con fondi Nato', spiega il comandante.
E mette in evidenza la munificenza degli investimenti
nordamericani che fanno impallidire i miseri fondi che la nostra difesa destina
loro.
Per forza di cose, una situazione tanto anomala produrrà
conflitti e controversie che neanche il più inguaribile ottimista potrebbe non
vedere.
Un piccolo esempio. Il quotidiano locale pubblica
una dichiarazione di Toni Fiorenza, sindacalista Cisl, che lamenta
l'applicazione al personale della legislazione sul non profit, che
genera una riduzione dei diritti e maggiore precarizzazione (ad esempio, non è
applicato il famoso articolo 18 sul licenziamento per giusta causa).
“È già accaduto in passato”, lamenta Fiorenza “che per
questo motivo chi viene licenziato non può essere reintegrato nel posto di
lavoro, nonostante la sentenza del giudice”.
Il contratto di lavoro riguarda 900 dipendenti italiani
civili. Sono assunti dalla Marina Usa, che utilizza il proprio sistema classificatorio
per quanto riguarda mansioni ed inquadramento.
I nostri titoli di studio non corrispondono ai loro, e già
solo questo genera disparità e confusione, perché i criteri sono gli stessi
applicati al personale statunitense civile.
Ma – lo dice anche il comandante Russo – qui siamo in
Italia…
Il contratto collettivo, all’epoca dello sciopero di 4 ore,
attendeva il rinnovo da 18 mesi e la protesta è stata simultanea in tutte le
basi Usa in Italia (Aviano, Vicenza, Pisa, Napoli, La Maddalena).
L’aspetto più curioso è l’applicazione della legge italiana
sul non profit al personale della Naval Air Station. A quanto
pare, l’amministrazione militare di Sigonella – dal punto di vista formale – è
considerato un ente che non ha fini di lucro.
I responsabili indicano tali vicende come questioni
'tecniche', non escludendo possibili inesattezze della stampa o delle fonti
sindacali.
Questione armi. Al solito, tutto va bene e non c'e'
motivo di preoccuparsi. “Non esiste uno stoccaggio permanente delle armi che
non siano 'cartucce e basta'. Tutto, in ogni caso, con scopi di difesa”.
Ma esistono armi nucleari? Il comandante Usa sorride ilare,
quello italiano ribadisce che nella base non e' stoccato nessun siluro o arma
nucleare, ma solo missili a corto raggio.
La risposta non e' credibile, e gioca un po' troppo
spudoratamente sulla distinzione tra stoccaggio permanente e presenza
temporanea.
Insistiamo, ed alla fine arriva un'ammissione: “periodicamente...
può darsi che ci sia il transito di materiale più consistente, come in tutte le
basi”...., dice Russo.
Non è difficile verificare la rotazione degli armamenti alla
base, davvero "consistente".
Su nostra richiesta, e dopo qualche telefonata di verifica,
ci portano a visitare i depositi di munizioni posti a qualche distanza dalla
base in hangar ventilati e “nascosti” da una copertura di terra.
I depositi ospitano centinaia di casse piene di munizioni.
Non senza un brivido, usciamo pensando che ad ognuno di quei proiettili
potrebbe prima o poi corrispondere una vita umana in meno.
L'espansione della base si vede ad occhio nudo. Nuovi enormi
palazzi - un cantiere sempre aperto. Una cifra enorme - 675 milioni di dollari
circa - di investimenti previsti.
E' il piano Mega III, che ha due obiettivi fondamentali:
potenziare le capacita' militari della Naval Air Station e creare una
città autarchica - scuole ospedali cinema - limitando al minimo indispensabile
i contatti col territorio e cancellando del tutto i benefici economici del
passato, a cominciare dalle abitazioni in affitto.
Questo e' ciò che sappiamo e vediamo noi, ma la versione
ufficiale e' del tutto diversa.
Ci viene detto che non si tratta di una espansione della
base, e meno che mai un potenziamento del suo ruolo militare.
'Vecchie strutture sono riedificate e riqualificate, tutte
comunque già esistenti. Stanno costruendo scuole, ospedali,…”.
Sì, facciamo notare, è vero, ma per loro. Stanno costruendo
una città americana nel centro della Piana di Catania.
E allora?, ribattono. Anche noi, quando andiamo all’estero,
vogliamo la pasta e tutte le nostre comodità.
'Mentre gli USA stanno edificando una città, le nostre forze
armate non hanno il denaro per ristrutturare i piccoli e cadenti edifici che
costellano la zona italiana'.
La domanda era un’altra. Cosa avete percepito
– qui alla base – dell’intenzione riportata dai giornali di trasformare
Sigonella in “postazione avanzata nella guerra al terrorismo?”
Nulla, non sanno nulla. Non sono decisione
che prendono loro, naturalmente. Lo hanno sentito in televisione, a “Porta a
Porta”.
Il problema sicurezza, a Sigonella,
assume significati diversi in base al livello
considerato.
In un'ottica globale, la base siciliana fa
parte di una rete globale che costiuisce la piu' formibabile - e distruttiva -
macchina da guerra mai costruita dall'essere umano.
Una rete che avvolge l'intero pianeta e che
rende possibile la guerra permanente. Rispetto allo scenario mediorientale,
Sigonella e' gia' da tempo un punto di snodo fondamentale, centro intermedio
tra gli Stati Uniti ed il Golfo.
Dal punto di vista locale, la base e'
l'epicentro di una rete di installazioni militari Usa che coinvolge l'intera
Sicilia orientale e che per forza di cose crea conflitti e situazioni di
pericolo rispetto al normale svolgersi delle attivita' civili.
Tra i tanti problemi emersi nel corso degli
anni, sono da segnalare:
·
gli incidenti che coinvolgono le unita' navali
in transito sulla costa ed i velivoli che partono ed arrivano dalla base;
·
le numerose esercitazioni - anche in ambito Nato
- che si svolgono nei cieli e nei mari siciliani;
·
il collegamento Sigonella - Augusta, che pur
essendo notevolmente distante dalla base ne e' di fatto il porto, situato a
poca distanza dal complesso petrolchimico di Priolo.
Nella base vengono consumate decine di
tonnellate di carburante per ogni volo, e sono moltissimi i velivoli che si
alzano ed atterrano nello scalo interno, dai caccia in perlustrazione agli
aeromobili che trasportano familiari oppure militari in trasferimento da una
base ad un'altra lungo tutto il globo.
La gigantesca macchina da guerra voluta da
Bush e' composta da molti ingranaggi, e non e' difficile capire che Sigonella
e' uno dei piu' importanti.
Ma - stando alle dichiarazioni dei militari
italiani - questo apparato, questa sezione staccata dell'Impero a stelle e
strisce, e' sottoposta in ogni suo aspetto ai penetranti controlli degli
apparati dello Stato italiano.
La Asl 3 controlla la sicurezza dei posti
di lavoro, incluso il rispetto della legge 626.
La Guardia di Finanza svolge le funzioni di
dogana per gli aerei in arrivo ed in partenza.
E chi controlla la sicurezza dei voli, per
esempio durante le mastodontiche esercitazioni Nato, che hanno spesso Sigonella
come epicentro e convolgono unita' navali ed aeree di decine di paesi?
Anche qui la risposta non ammette dubbi.
Il radar della base - ci dice il maggiore
Cottone - tiene sotto controllo tutti i velivoli, non solo quelli militari ma
anche quelli civili degli aeroporti di Catania Fontanarossa e persino di Reggio
Calabria.
Il radar - che e' cosa diversa dalla torre
di controllo, ci viene chiarito - e' storicamente di competenza del 41.mo
stormo nonostante le pressioni del civile che vorrebbe accaparrarsi questa enclave di competenza, ultimo rimasuglio della storica battaglia che
ha visto la perdita di potere dell'aeronautica militare a favore di quella
civile.
Le due esigenze
sono difficilmente compatibili, e per esempio il bisogno di segretezza - o
comunque di riservatezza - di ogni attivita' militare non e' sempre.compatibile
con le esigenze di sicurezza dei voli civili.
Ustica e' solo il
caso piu' noto ed emblematico, ma dietro Ustica ci sono una serie di incidenti
sfiorati, piccole tragedie, situazioni di alto rischio che terrelibere.org ha
piu' volte documentato.
Nonostante 'l'operazione trasparenza',
molte delle attivita' di Sigonella - come e' ovvio - sono coperte dal segreto,
ed e' questa sensazione di mistero, di pericolo occultato che piu' mette in
allarme.
Persino una banale visita ad un deposito di
munizioni deve attendere una lunga serie di telefonate di verifica, per
controllare che non si vada in aree 'classificate', segrete, non accessibili
neanche ai parlamentari della Repubblica italiana.
Durante la nostra visita, la base e' in
stato di allerta bravo, il secondo di
quattro (alfa, bravo, charlie, delta).
Significativamente, ci viene detto che la decisione sul
livello di allerta appartiene allo Stato maggiore italiano, che pero' usa un
sistema di classificazione degli Stati Uniti.
Tutto l'ottimismo dei militari italiani sulla questione
sicurezza e' rapidamente smontato da una sola foto, che loro forse non hanno
visto, ma noi si', e proprio alla vigilia dell'ispezione.
Un P-3C Orion in volo sulla costa di Taormina, un velivolo
enorme che passa proprio sopra una nave da crociera.
Sara' probabilmente un effetto ottico, o forse no, ma si ha
comunque l'impressione che sia molto breve la distanza tra aereo e nave.
Anche per questo, la foto e' sicuramente inquietante. Siamo
ben distanti dalla base, in una zona turisticamente importante e frequentata da
visitatori che provengono da tutto il mondo. La notizia di un incidente farebbe
il giro del mondo, con un danno enorme all'economia dell'isola.
Eppure la foto non e' l'eccezionale "scoop" di un
fotoreporter in stato di grazia ma l'immagine di apertura dell'home page del
sito della base.
Una immagine pubblica, accessibile a tutti, ma che non ha
suscitato allarmi o riserve.
Nel paese delle emergenze, non vale alcun principio di
precauzione. Le voci che hanno gridato di situazioni di pericolo sono sempre
state ignorate.
All'indomani della tragedia, pero' scattano le prime pagine
dei giornali, le aperture dei tg, le interpellanze urgenti a Montecitorio.
Il governo si affretta a varare un provvedimento
d'emergenza, e tutti corrono ad esaminare i dettagli di una situazione che era
stata sempre ai margini delle loro agende.
Naturalmente, ci auguriamo che non accada mai nulla di
grave. Ma quali altri elementi servono per capire che la sempre maggiore
presenza militare in Sicilia Orientale sta creando situazioni di altissimo
rischio?
Sono in tanti ad aver scelto tra il
rischio di saltare in aria da un momento all'altro
e la certezza di un lavoro precario ed uno stipendio intermittente.
L'interprete italiana che accompagna il
comandante Styfesant e' davvero stupita delle nostre domande, specie quelle che
riguardano le condizioni di lavoro, la sicurezza, i diritti sindacali.
Alla fine della giornata, sono le sue
parole quelle che mi appaiono come il vero cuore della questione.
Approfittando del clima informale degli
spostamenti in pulmino, interviene a difendere la situazione nella base.
"Le condizioni di lavoro sono
sicuramente buone. Le mie amiche, quando hanno saputo che sono entrata a
lavorare a Sigonella, mi hanno detto: hai vinto un terno al lotto".
Gli Usa negli ultimi tempi hanno puntato
alla riduzione degli stipendi, alla precarizzazione ed alla diminuzione dei
diritti, reagendo con durezza ad ogni richiesta "comunista", cioe'
vagamente sindacale.
Purtroppo, fuori dalla base tutto e' andato
anche peggio, e per esempio un interprete puo' campare con lavori saltuari e
nessuna certezza per il futuro.
Il "posto" a Sigonella e' gia' un
sogno, in queste condizioni di crisi economica.
Gli Usa lo sanno bene, e sanno che le loro
notevoli disponibilita' economiche sono un buon argomento per far accettare
quella che - nella realta' - e' una pura e semplice occupazione coloniale.
Il ruolo dei militari italiani appare piuttosto strano,
ambiguo e non vorremmo urtare la sensibilità di uomini cresciuti col culto
dell'onore.
Ma sembra passato un secolo dalla notte di Sigonella, e gli
Usa sembrano aver riconquistato del tutto quel predominio che era stato messo
in discussione.
La facciata dei rapporti amichevoli e delle decisioni in
comune non puo' nascondere l'asimmetria di forze tra la maggiore delle
superpotenze ed il piu' servile dei suoi vassalli.
Ed appare curioso e paradossale che siano due deputate, due
donne dell'estrema sinistra, a ricordare a due uomini, due militari cresciuti
nelle migliori scuole militari concetti come sovranita' e dignita' nazionale,
valori piu' consoni alla destra.
Ma anche questo deve essere un segno dei tempi strani che
stiamo attraversando.
Abbiamo visto due realtà che - pur vivendo gomito a
gomito - sembrano appartenere a mondi del tutto diversi, almeno stando alle
loro dichiarazioni ufficiali (per la parte italiana, le affermazioni durante
l'ispezione del colonnello Russo, per la parte Usa i documenti ufficiali resi
pubblici).
Le due inchieste della procura Antimafia, le vertenze aperte
presso il Tribunale del lavoro e le testimonianze dei sindacalisti offrono uno
spaccato che davvero contrasta con la 'Disneyland' italo-americana descrittaci
da Russo.
Pur confinando tra loro, italiani e nordamericani vivono
vite parallele, del tutto diverse tra loro.
La base Usa e' un ingranaggio della guerra globale
permanente, in piena funzione da almeno 15 anni, quando svolse un ruolo di primo
piano nel supporto all'operazione Desert Storm, la prima guerra del
Golfo.
Qui transitano imponenti macchine di distruzione di massa,
i giganteschi elicotteri dello squadrone HC-4, gli 'stalloni neri' - i piu'
grandi delle Forze Usa gia' impegnati in Iraq ed Afghanistan - oppure i P3 Orion,
tutti velivoli a capacità nucleare.
Qui vengono coordinate esercitazioni imponenti, war games
che coinvolgono schieramenti provenienti da ogni angolo del pianeta.
A partire dallo scorso anno, Sigonella ha assunto un ruolo
di primo piano nella sperimentazione della più recente delle iniziative USA-Europa
nella campagna globale contro il terrorismo internazionale. Si tratta della
cosiddetta PSI (Proliferation Security Initiative), un “piano
d'interdizione dei trasferimenti di armi di distruzione di massa”, cui
aderiscono ufficialmente 11 paesi (Italia, Portogallo, Spagna, Francia,
Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Polonia, Australia, Giappone, Olanda) e
di cui Parlamento e cittadini sono stati tenuti del tutto all’oscuro.
In realtà, più che di un piano multinazionale si tratta di
un’iniziativa Usa dove alcuni alleati occidentali svolgono mere funzioni di
contorno. Secondo quanto dichiarato dal Consigliere per gli Affari
politico-militari dell’ambasciata degli Stati uniti a Roma, Gary Robbins, la
PSI è “un’iniziativa americana che è stata lanciata dal governo Usa e che
coinvolge diversi paesi partner con cui stiamo lavorando congiuntamente per
sviluppare modalità di lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione
di massa e il terrorismo ed in particolare ai loro spostamenti attraverso gli
spazi internazionali”.
È proprio nei mari e nei cieli della Sicilia che si
stanno svolgendo alcune delle esercitazioni più qualificate della Proliferation
Security Initiative. Il 18 febbraio 2004 è stata simulata
un’intercettazione in volo di un aereo cargo statunitense, levatosi da
Sigonella, “sospettato” di trasportare Plutonio 239 per la produzione di
testate nucleari. Due caccia F-16 del 37° stormo dell'Aeronautica militare
italiana decollati dall'aeroporto di Trapani Birgi hanno poi “costretto”
l’aereo cargo ad atterrare nelle piste dello scalo siciliano, dove ad
attenderlo c’erano militari italiani e statunitensi e gli uomini della Polizia
di Stato e dei carabinieri.
In pratica di un’esercitazione militare diretta e coordinata
dalla Marina Usa, in cui sono stati impegnati enti e reparti italiani
formalmente preposti alla difesa dell’ordine pubblico e alla protezione civile,
riconvertiti ad hoc alla guerra NBC (nucleare-batteriologicha e chimica) contro
il “terrorismo”. Due mesi più tardi Sigonella con la vicina baia di Augusta è
tornata ad essere protagonista dei programmi della Proliferation Security
Iniziative.
Dal 19 al 22 aprile 2004 le coste della Sicilia orientale
sono state interessate dall’esercitazione multinazionale d’interdizione
marittima ”Clever Sentinel” in cui si è simulata l’identificazione di
una nave cargo adibita al trasporto di strumenti di distruzione di massa.
Durante le fasi di guerra degli ultimi anni, dalle guerre
del Golfo al Kosovo passando per le varie crisi mediorientali, lo scalo di
Sigonella ha visto un traffico aereo intensissimo, migliaia di veicoli in
arrivo e partenza ed il transito di quantità imponenti di armi e munizioni.
La base dell'aeronautica italiana, invece, si occupa del
radar, di ordinaria amministrazione e negli ultimi tempi - ci dice il
comandante Russo - del controllo delle coste in funzione anti-immigrazione.
Il pattugliamento dello Jonio sarebbe diventato la
principale attività, comunque quella che occupa più tempo.