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Documenti > Reportage
Isabella Castrogiovanni: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi:
"The greatest lesson of life, if we would stoop and humble ourselves,
Autrice: Isabella Castrogiovanni Luogo e data: Bangkok, Gennaio 2000
Ad ascoltare le parole di Gandhi, non dovrei essere io a raccontare la situazione dei bambini in Tailandia. Ad ascoltare le parole di Gandhi, dovrei uscire da questo confortevole e suggestivo ufficio sulle rive del fiume Chao Phraya, affrontare l'aria umida, calda e inquinata di questa caoticissima megalopoli sospesa fra oriente e occidente, immergermi per un po' nella vita di uno dei tanti slums urbani soffocati da migliaia di luccicanti grattacieli, e registrare, in rispettoso silenzio, le storie che molti bambini, adolescenti, uomini e donne riuscirebbero, senz'altro meglio di me, a raccontare. Ma, mi dicono, bisogna rispettare le deadlines di New York, non c'e' molto tempo per andare fuori. Bisogna inviare le relazioni sui progetti ai paesi donatori; monitorare l'uso dei fondi attraverso gli schermi (eternamente accesi) dei nostri computers; completare il PPA (Project Plan of Action) sulla base delle priorita' di intervento individuate nell' MPO (Master Plan of Operation) e nel CP (Country Programme); finalizzare nuovi MOU (Memorandum of Understanding) con le controparti locali; revisionare lo status dei CAG (Cash Assistance to Government) attraverso il nuovo software ProMs (Programme Mangement System)......no, purtroppo, non si tratta affatto di un compiaciuto gioco di parole: non ho mai avuto a che fare con tanti acronimi come da quando lavoro per l'UNICEF. A proposito, potrebbe essere il primo consiglio pratico a chi dovesse entrare a far parte delle Nazioni Unite: imparare a memoria una lista interminabile di acronimi prima di partecipare ad una qualsiasi riunione. Giusto per non correre il rischio di passare tutto il tempo ad annotare sigle e punti interrogativi... Dicevo che, con tutte queste cose da fare "in ufficio" e "dall'ufficio", ben poco tempo rimane per rendersi conto, con i propri occhi, di quello che succede fuori da queste quattro, fresche, mura. Così, saro' io, ancora una volta purtroppo, a provare a raccontare come vivono i bambini nel vecchio regno del Siam: con le mie parole, il mio modo di vedere le cose, la mia prospettiva occidentale, il mio sguardo di adulto e, probabilmente, qualche inevitabile pregiudizio eurocentrico. Forse e' utile iniziare col chiedersi perche' l'UNICEF esista in Tailandia , cioe' quali siano i motivi per cui un programma di cooperazione come quello di questo ufficio viene approvato dal Comitato esecutivo dell'UNICEF a New York con un budget approssimativo di 2-3 milioni di dollari l'anno. I primi importanti interventi dell'UNICEF in Tailandia risalgono agli inizi degli anni '50 e, sino alla fine degli anni '70, sono concentrati nei tradizionali settori di intervento di questa agenzia vale a dire: accesso ai servizi di base, acqua potabile, strutture igieniche e sanitarie, cure mediche, campagne di vaccinazione, prevenzione della mortalita' materna, prenatale ed infantile, supporto alimentare, etc. Il primo organico programma quinquennnale di cooperazione fra la Tailandia e l'UNICEF viene approvato da NY solo nel 1979 e a questo faranno seguito altri 5 programmi. Attualmente, l'ufficio, in stretta collaborazione con le autorita' locali, e' nella fase di esecuzione del suo 5 programma quinquennale (1999-2003), che, si dice, potrebbe essere l'ultimo prima che l'ufficio venga chiuso e trasformato in un Comitato Nazionale UNICEF.1 Diversamente dai primi venti anni d'intervento, a partire dalla fine degli anni '80, le attivita' dell'UNICEF in Tailandia si concentrano sulla protezione dei minori in situazioni a rischio di abuso, sfruttamento, violenza. I fondi tradizionalmente allocati per attivita' di prestazione di servizi di base nel settore socio-sanitario vengono cosi' gradualmente ridotti . Questo avviene, fondamentalmente, per due motivi . Fra la meta' degli anni '80 e la meta' degli anni '90, la Tailandia registra, a livello mondiale, uno dei piu' elevati tassi di crescita economica il che si traduce in un sostanziale miglioramento delle condizioni di vita della stragrande maggioranza della popolazione 2 e, di conseguenza, in minori investimenti di risorse tecniche, umane e finanziarie da parte dell'UNICEF e di altre agenzie umanitarie nel settore dei servizi di base. Il secondo motivo e' legato all'approvazione, nel 1989, della Convenzione internazionale sui diritti del bambino, ratificata dal governo della Tailandia nel 1992. La Convenzione, trattato internazionale vincolante per i paesi parte, offrira' il quadro giuridico di riferimento per dare avvio a tutta una serie di programmi centrati, non piu' solo sul soddisfacimento di bisogni di base, ma sul rispetto e sulla promozione di diritti fondamentali. E' in questa nuova prospettiva che, a partire dalla fine degli anni '80 primi anni '90, sistematici interventi a tutela della infanzia, in particolare dei gruppi piu' vulnerabili, vengono avviati in Tailandia dai Ministeri competenti e dalle organizzazioni non governative locali e internazionali col supporto tecnico e finanziario del personale UNICEF. Cosa significa, in Tailandia, l'espressione "infanzia a rischio"? Prostituzione minorile, sfruttamento economico, bambini vittime di violenza domestica, traffico di donne e minori nella regione del Mekong a fini di sfruttamento sessuale e di attivita' pornografiche, bambini affetti da AIDS. Sono queste le problematiche principali sulle quali si concentrano le attivita' del'UNICEF e di altre agenzie internazionali (governative e non) che operano in Tailandia con un simile mandato. Fornire dati certi in questo campo e' un esercizio difficile e, per certi aspetti, inutile: si tratta, nella stragrande maggioranza dei casi di attivita' illegali che sfuggono, pertanto, a qualsiasi statistica ufficiale. Un solo esempio estremamente significativo: i dati sulla prostituzione minorile in Tailandia oscillano fra la cifra minima di 30,000 (Ministero della Sanita'), alla cifra massima di 800,000 fornita da una importante e seria organizzazione locale impegnata da anni nel settore (CPCR, Center for the Protection of Child Rights). Come riportato in un recente studio del Programma Internazionale per l'eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile (ILO-IPEC, International Labour Organization- International Programme on the Elimination of the Exploitaion of Child Labour), i dati piu' attendibili sulla prostituzione minorile, per i metodi statistici utilizzati, sarebbero quelli forniti dalla Commisione Nazionale per le Donne (Thai National Commission for Women) secondo i quali il numero totale di prostitute, al di sotto dei 18 anni di eta', in Tailandia sarebbe stimabile fra i 30,000 ed i 35,000 casi. Si stima, inoltre, che lavorino in Tailandia un numero approssimativo di 16,000 prostitute straniere, delle quali il 30% almeno sarebbe costituito da minori. Si calcola, poi, che, a partire dal 1990, circa 80,000 donne e bambini siano stati vittime di traffici illegali verso la Tailandia a fini di sfruttamento sessuale, la maggior parte in provenienza dalla Birmania, dal sud della Cina (regione dello Yunnan) e dal Laos. (Fonte: ILO-IPEC Discussion Paper on Children in Prostitution, Pornography and Illicit Activities in Thailand, 1999). Anche i dati sullo sfruttamento del lavoro minorile, in settori diversi dalla prostituzione, sono molto vaghi: la cifra a cui si e' soliti fare riferimento e' quella ricavata indirettamente dai dati del Ministero dell'Educazione (1998) secondo i quali almeno 1,6 milioni di bambini fra i 13 ed i 14 anni di eta' avrebbe evaso l'obbligo scolastico per lavorare3. Considerando che a livello nazionale il numero di abitanti al di sotto dei 15 anni e' di circa 20 milioni, la percentuale del lavoro minorile in Tailandia, calcolata sul totale di questa fascia della popolazione, sarebbe pari all'8-9% circa (vedi Scheda 1 sotto). Anche queste cifre sono, comunque, estremamente approssimative per svariati motivi: innanzitutto non tengono conto di quella fascia della popolazione minorile in eta' scolastica che, pur continuando a frequentare la scuola, e' impegnata part time in varie attivita' economiche (remunerate o no). Inoltre, le statistiche ufficiali sull'evasione scolastica non includono ne' i bambini appartenenti a minoranze etniche (nella maggior parte dei casi privi di carte di identita' e financo di certificati di nascita), ne' gli immigrati provenienti dai paesi limitrofi: e, tuttavia, e' proprio fra questi gruppi piu' vulnerabili che si verificano i casi piu' estremi di fruttamento economico (in particolare prostituzione e traffici illegali a fini di sfruttamento sessuale). E' importante poi rilevare che l'80% del lavoro minorile in Tailandia si svolge ancora nell'agricoltura, principalmente nelle piantagioni di te, gomma e canna da zucchero, dove le condizioni lavorative, anche quando si tratta di attivita'familiari, sono il piu' delle volte ben poco idilliache.
Ma le statistiche, per quanto indispensabili per misurare l'entita' di ogni fenomeno sociale, rischiano di rimanere solo freddi e asettici indicatori di gravissime e complesse problematiche sociali la cui comprensione richiede uno sforzo molto piu' grande della mera elencazione di numeri e percentuali. Perche', ad esempio, la vera e propria "guerra di cifre " sulla prostituzione minorile in Tailandia , troppo spesso accompagnata da scandalistici e superficiali reportages sul cosiddetto turismo sessuale, non facilita affatto la comprensione del problema e l'identificazione di possibili soluzioni, in assenza di una seria analisi dei contesti in cui essa si verifica e delle condizioni che la determinano e la perpetuano. Si discute molto in Tailandia, ad esempio, sul fatto che lo sfruttamento sessuale dei minori non sia solo, o non sia piu' solo, un fenomeno legato alla poverta' e alle situazioni di estrema emarginazione sociale. Ne', tanto meno, un fenomeno causato principalmente dal boom del turismo. La prostituzione minorile in Tailandia e' anche un problema legato a certe vecchie credenze e tradizioni culturali, nonche' un fenomeno fortemente influenzato da ben piu' recenti e complesse trasformazioni economiche, sociali e di costume. Esiste, ad esempio, nella cultura tailandese un valore chiamato "katanyu", che tradotto significa qualcosa come mostrare gratitudine ai propri genitori per il fatto di essere stati messi al mondo e cresciuti. Uno dei modi per esprimere tale gratitudine e' quello di contribuire materialmente e finanziariamente al sostentamento della propria famiglia di origine. E se le opportunita' di lavoro sono scarse (soprattutto per le bambine nelle zone rurali piu' povere del paese) e l'unico modo per guadagnare presto dei soldi e' quello di vendere il proprio corpo, la scelta diventa quasi obbligata. Una collega tailandese impegnata in progetti di prevenzione della prostituzione minorile raccontava, ad esempio, con un certo disorientamento, la storia di una ragazza di 15 anni - sottratta ad un giro di prostituzione grazie all'intervento della polizia e alla collaborazione di organizzazioni non governative locali e poi internata in un istituto sotto la direzione del Ministero degli Affari Sociali - la quale rivendicava con forza il proprio diritto a scegliere il lavoro che le avrebbe permesso, semplicemente, di guadagnare di piu' e di mandare piu' soldi a casa. E se questo lavoro significa prostituzione, poco importa: avere piu' baht (la moneta locale) e piu' facile accesso alle luci e ai consumi della grande citta' era, per quella giovane tailandese, l'obiettivo principale da raggiungere. E nella Tailandia dell'anno 2000, purtroppo, questo non sembra essere affatto un caso isolato. Certo, sono molti anche i casi di minori costretti con violenza ad entrare nel giro della prostituzione e questi ultimi sono soprattutto legati al traffico illecito di donne e bambini fra i paesi della regione del Mekong (Tailandia, Laos, Cambogia, Vietnam, Birmania). E non a caso le vittime di questi casi piu' drammatici provengono proprio dai paesi piu' poveri e dalle situazioni di maggiore miseria ed emarginazione sociale ed economica. Si tratta di un fenomeno estremamente complesso che richiederebbe ben altri approfondimenti sul piano sociologico, psicologico ed antropologico. Ed e' necessario considerare questa complessita' quando si parla di prostituzione minorile in Tailandia. Si potrebbe discutere molto su questo argomento. Si potrebbe anche andare piu' lontano e parlare delle conseguenze legate a certe recenti trasformazioni culturali; dei processi di urbanizzazione nei paesi in via di sviluppo; della globalizzazione della societa' dei consumi e dell'esportazione acritica di un unico modello di sviluppo; della disintegrazione dei modelli familiari e dei gruppi sociali di riferimento; della inadeguatezza dei sistemi scolastici; della crescita frenetica dei "bisogni" e dei consumi; della trasformazione culturale della stessa nozione di infanzia e di adolescenza; dei diritti del bambino e dei limiti a tali diritti, di dove sia ad esempio piu' giusto tracciare la linea fra la capacita' di un minore di decidere autonomamente cioe' che e' meglio per la propria vita e la necessita' di limitare tale diritto sulla base di considerazioni sociali, culturali, psicologiche, giuridiche, etiche. Si potrebbe discutere di tutto questo e, come sempre accade in dibattiti che riguardano i singoli individui, le collettivita' ed i complessi modelli sociali da questi costruiti, la discussione lascerebbe sempre spazio a perplessita' e a mille sfumature. Cosi', in assenza di spiegazioni univoche sulle cause strutturali di queste problematiche e di risposte certe sulle soluzioni piu' giuste da adottare nell'interesse prioritario dei bambini , ci limitiamo in questa sede a riportare alcune storie che, forse, possono aiutare a capire perche', troppo spesso, nascere in Asia e avere 13 o 15 anni significa vivere una infanzia dimezzata o, nel peggiore dei casi, non avere diritto ad alcuna infanzia. Al di la' delle "grandi" storie sul turismo sessuale e sulle situazioni piu' estreme di violenza, ci sembra che anche queste "piccole" storie (che riflettano poi la vita della grande maggioranza dei casi di bambini tailandesi vittime di un quotidiano sfruttamento economico) abbiano altrettanta dignita' di cronaca. Alcune delle testimonianze riportate sotto sono state raccolte dall'UNICEF attraverso interviste a bambini in diverse regioni della Tailandia e poi inserite nel rapporto finale sulla situazione dell'infanzia in Tailandia pubblicato nel 1997. Il programma attuale dell'UNICEF e' basato proprio sui dati e sulle analisi contenute in tale rapporto. Le storie sono state tradotte dal Thai all'Inglese, prima, e dall'Inglese all'Italiano, poi, per essere inserite in questa rivista. Ci auguriamo che il testo piu' volte tradotto continui ad interpretare fedelmente il pensiero dei bambini che di quelle storie sono gli unici protagonisti. Tutte le interviste riportate sono state condotte da Caspar Trimmer, Consulente dell'UNICEF in Tailandia e adattate e tradotte dall'autore di questo articolo.
Una donna avvicina un monaco buddista e gli dice : "Quando avevo 12 anni i miei genitori, che erano molto poveri, mi vendettero ad un bordello e da allora fui costretta a fare quel lavoro. Imploro il suo perdono per questo peccato". Il monaco risponde: "Non c'e' alcun motivo per chiedere perdono da me. Siamo piuttosto io ed il mondo intero a chiedere il tuo perdono, per non aver fatto abbastanza per proteggerti. Per favore, perdonaci per avere fallito". Mettanado Bhikkhu Monaco buddista in Tailandia
Quando appartenere ad una minoranza etnica significa non avere alcun diritto: la storia di Ar-Soa, anni 9 A soli 9 anni, la vita di Ar-Soa e' gia' ad un bivio: decisoni drammatiche potrebbero presto essere prese per il suo futuro. E su questo, la piccola Ar-Soa, avra' ben poco da dire. Sua madre, una donna di 55 anni appartenente ad un minoritario gruppo etnico installato nel nord della Tailandia al confine con la Birmania, deve decidere se la figlia dovra' continuare ad elemosinare per le strade, andare a scuola o essere introdotta nel ben piu' proficuo giro della prostituzione. Ar-Soa e' la piu' giovane di 15 figli e l'unica a vivere ancora nella casa dei genitori. Fra i suoi fratelli, 12 sono molto probabilmente morti e gli altri 2, i soli che potrebbero essere ancora in vita, sono un fratello maggiore che sopravvive a Chiang Mai (nord della Tailandia) mendicando per le strade affollate di turisti e un sorella di 19 anni venduta 5 anni fa ad un bordello di Hat Yai, una cittadina turistica nel sud della Tailandia. Malgrado il fratello maggiore di Ar-Soa abbia gia mandato due volte a casa 1.000 baht per sostenere la madre (l'equivalente di circa 50,000 lire italiane), la famiglia di Ar-Soa continua a dipendere dai pochi spiccioli che la bambina riesce a fatica a raccogliere elemosinando ogni giorno per le strade. La madre di Ar-Soa trascina con sé ogni giorno un cesto di verdure e legumi locali da vendere al mercato , ma dice di essere molto malata e, tra l'altro, oppio dipendente. Così, finisce col spendere la gran parte della giornata accovacciata all'ombra di un cartellone pubblicitario con una tovaglia avvolta sulla testa per proteggersi dal sole impietoso dei tropici. Lamenta dolori allo stomaco e al petto e afferma di non poter né muoversi né, tantomeno, lavorare. Il padre di Ar-Soa trascorre la giornata in un altro villaggio dove raccoglie foglie di banana da vendere al mercato. Ma quello che guadagna e' irrilevante per mantenere la famiglia. Ar-Soa, dal canto suo, ha solo 9 anni, e vorrebbe studiare. Le basterebbe anche solo imparare un po' di thai o di birmano per comunicare con le persone che le stanno intorno. Perche' lei e tutta la sua famiglia parlano solo il dialetto Akha, non hanno ne' la nazionalita' birmana ne quella tailandese, ne tanto meno alcun diritto da rivendicare: non-cittadini, fantasmi pendolari fra i villaggi della Tailandia e quelli della Birmania in quotidiana lotta per la sopravvivenza. Ad essere realisti c'e' da pensare che potrebbe essere solo questione di tempo: qualcuno offrira' presto del denaro alla famiglia di Ar-Soa in cambio della bambina. E solo il primo pagamento sara', probabilmente, piu' alto di quello che la bambina potrebbe guadagnare durante un intero anno di elemosine. Ma, forse, i genitori di Ar-Soa hanno imparato una lezione dalla vendita della prima figlia: se una ragazza di 19 anni non e', probabilmente, riusicita a sopravvivere nel giro della prostituzione visto che non ha dato piu' notizie di sè, una bambina di soli 9 anni non ha certo alcuna possibilita' di farcela. Ma il denaro continua ad essere una tentazione. Così, alla domanda che decisione prendera' per sua figlia, la madre di Ar-Soa risponde, con lo sguardo assente, che non ha ancora deciso. L'unica cosa certa e' che Ar-Soa, come altre migliaia di bambini appartenenti alle minoranze etniche nei villaggi del nord della Tailandia, senza nazionalita' e senza neanche il diritto alla parola, avra' un futuro buio davanti a se.
"Lo sfruttamento del lavoro minorile e' il piu' grande fallimento di questo modello di sviluppo"
Piccoli venditori di fiori a Bangkok Li vedi soprattutto ai semafori e agli incroci delle strade piu' importanti e affollate della citta'. I piu' giovani avranno fra i 5 ed i 7 anni, i piu' grandi sono gia' degli adolescenti. Bussano ai finestrini delle macchine per vendere piccole corone di fiori, richiestissime in Taliandia come portafortuna e come omaggi da portare ai templi. Vendere fiori per strada e' illegale, ma la richiesta e' altissima. Cosi' i bambini danno spesso 50 baht (l'equivalente di circa 2.500 lire italiane) a testa ai poliziotti per non essere arrestati. E questo basta. Bisogna andare avanti, comunque. Arrivano in strada fra le 6 e le 7 di sera in autobus o in tuk-tuk accompagnati dai loro luk pi, i datori di lavoro ai quali andra' l'80-90% del guadagno della vendita quando, a giornata lavorativa completata, intorno alll'una-due del mattino, i bambini torneranno nei loro affollatissimi slums. A volte il luk pie un amico piu grande. Qualche volta il padre o la madre. "Vuole pregare oggi, signore? Una corona di fiori?". Soltanto uno o due concluderanno l'affare. In genere i piu' grandi e forti. I piu' piccoli prenderanno quel che possono. Ya ha 13 anni e vende fiori nella centrale piazza di Suan Amporn gia' da due anni. "Lo faccio per aiutare mia madre", dice. "Il suo lavoro consiste nel preparare la frutta da vendere per le strade. Ogni giorno un signore le porta mazzi di manghi e guave e lei deve sbucciarli e tagliare i frutti in piccoli pezzi. Lavora come un robot, tutto il giorno e spesso anche durante la notte, quando fa meno caldo. Ma guadagna solo 10 baht (equivalente di 50 lire italiane) per ogni sacco di frutta. "A volte guardo le sue mani e vedo che sono rosse e infiammate a causa dei pesticidi messi nella frutta. Questo mi fa soffrire. E questo e' il motivo per cui lavoro". Il padre di Ya appartiene ad una famiglia tailandese di religione musulmana relativamente agiata. Ha almeno un'altra famiglia che probabilmente non sa neanche dell'esistenza di Ya e di sua madre. La madre di Ya, infatti, e' una mia toi che in thai significa qualcosa come "una moglie inferiore". Il Re Rama Vaboli, nel XIX secolo, la poligamia in Tailandia, ma, si sa, le vecchie abitudini sono dure a morire. Cosi, malgrado il relativamente alto status sociale delle donne in Tailandia, il sistema del mia toi persiste ancora, soprattutto fra le minoranze musulmane. E' un po meno formale del matrimonio e un po' piu' formale del concubinaggio. Le mia noi, comunque, non hanno alcun status legale, ne' alcun diritto. Dipendono dalla generosita' del marito a cui appartengono. "Il mio luk pi" continua Ya "e' un vicino; e' lui che mi procura i fiori con cui fare le ghirlande da vendere in piazza. Viene sempre con me a Suan Amporn e mi aspetta, osservandomi, da un angolo della piazza. Si, vado a scuola. Ma da quando ho iniziato a lavorare e ad aiutare mia madre durante la notte non riesco piu' a seguire le lezioni e a studiare. Cosi', finisco spesso per addormentarmi sui banchi. Non lo so fino a quando riusciro' a continuare cosi".
I petali che i bambini usano per intrecciare quelle delicatissime corone di fiori, vengono dal Pak Klong Talat, il grande mercato dei fiori di Bangkok: una esoticissima fantasmagoria di brillanti colori e inebrianti profumi. Quel mercato e' una meta obbligata per i tanti turisti di passaggio a Bangkok. E quelle corone di fiori, vendute per le strade dai bambini per una misera manciata di baht, rappresentano come l'altra faccia della modernissima Bangkok: quella che quelli stessi turisti, probabilmente, non conosceranno mai.
Quando la prostituzione e' una delle "scelte" possibili: la storia di La "Quando avevo 14 o 15 anni, volevo andare via dal mio villaggio e fare la prostituta". Cosi' La, oggi impegnata in un progetto per la promozione dei diritti del bambino in un remoto villaggio rurale nella provincia di Chiang Rai, estremo Nord della Tailandia, comincia con semplicita' il suo racconto. "Ero stata sempre costretta ad aiutare la mia famiglia nelle risaie; ed era un lavoro durissimo, faticoso, costantemente sotto un sole che mi bruciava la pelle" (La ha una pelle chiarissima e questo e' molto apprezzato nella' societa' tailandese); "volevo lavorare perche' volevo aiutare la mia famiglia e pagare il mio debito ai miei genitori. Ma non nelle piantagioni. Molte ragazze nel mio villaggio e in altri vicini lasciano ad una certa eta' le loro case per andare a fare le prostitute in citta'. Le loro famiglie ricevono in cambio del denaro quando consegnano le ragazze agli intermediari che vengono nei villaggi e poi ancora dell'altro direttamente dalle loro figlie quando gia' avranno cominciato a prostituirsi. Ed il denaro puo' essere tanto: le famiglie possono rifare la loro case in cemento ed avere una vita confortevole. A quella eta' non sapevo esattamente cosa volesse dire fare la prostituta e quali fossero le condizioni. Sapevo solo che sarei andata in citta', che avrei guadagnato molto denaro, che avrei avuto dei vestiti nuovi e, soprattutto, che non sarei piu' tornata a lavorare sotto il sole nei campi. Ero arrabbiata con i miei genitori che mi dicevano che mi avrebbero rinnegata se fossi andata e pensavo addirittura che sarei fuggita. Continuavo a dire loro che non volevo piu' lavorare nelle risaie, ma non mi ascoltavano. Ma amo molto la mia famiglia e cosi', alla fine, decisi di non andare perche' cosi' volevano loro". La ha oggi 21 anni, e' piu' matura e ha imparato molte cose sui diritti umani e sulla convenzione sui diritti del bambino. Dice di non essersi pentita di quella scelta. Ha completato gli studi sino ai 18 anni ed e' riuscita a trovare un lavoro presso un locale ufficio amministrativo nella sua provincia di origine. Successivamente, e' stata selezionata per partecipare ad un programma di formazione per volontari sui diritti del bambino finanziato dall'UNICEF. Oggi e' responsabile, insieme ad altre coetanee, di un centro chiamato "Center for little girls" dove, con l'appoggio delle autorita' locali e di altre agenzie, si organizzano corsi di formazione professionale per giovani che non possono continuare gli studi, attivita' di formazione e sensibilizzazione sui diritti del bambino. Il centro fornisce anche consulenza nel caso in cui vengano segnalati casi di abuso, violenza, sfruttamento di minori nei villaggi circostanti. Quando vede le grandi case di cemento nel suo villaggio, le macchine parcheggiate davanti ai cancelli, le antenne satellitari orgogliosamente installate sui tetti, La ammette di non provare piu' invidia e ammirazione per quelle "fortunate" coetanee che erano riuscite a ripagare il loro debito alle proprie famiglie in quel modo. Ne', tanto meno, rancore per la sua famiglia che le impedi' di andare via. Oggi, La guarda piuttosto ai suoi genitori con ammirazione e gratitudine per avere avuto il coraggio, pur in una situazione di estremo disagio sociale ed economico, di difendere il diritto della propria figlia ad una vita ed ad un futuro migliori.
1. Scheda Tecnica sulla Tailandia
* Popolazione (in milioni) 61.5 (1998) * Popolazione al di sotto dei 18 anni (in migliaia) 19.245 (1996) * Popolazione 0-5 anni (in migliaia) 4.781 (1996) * % di popolazione urbana 21 (1997) * Popolazione negli slums (in milioni) 1.5 (1995), di cui 1/3 al di sotto dei 17 anni * Tasso di crescita della popolazione 0.9 (1990-97) * PNL pro capite (in US$) 2.800 (1997) * % di popolazione al di sotto della soglia di poverta' 16 (1997) (reddito pari a 1 US$ al giorno) * % di lavoro minorile nella fascia di eta' 13-14 anni 9 (1998) * % di assistenza allo sviluppo sul PNL 0.5 (1996) * Struttura amministrativa 76 provincie, 811 distretti * Forma di governo Monarchia costituzionale (dal 1932) * % di spesa governativa per l'educazione 21 (1990-97) * % di spesa governativa per la salute 8 (1990-97) * % di spesa governativa per servizi sociali 38.1 (1996) * % di spese militari sul totale della spesa governativa 13 (1990-97)
Alcuni indicatori relativi agli obiettivi stabiliti al Congresso Mondiale sull'Infanzia (World Summit for Children, 1990) * Tasso di mortalita' infantile (su 1000 nascite) 31 (1997) * Tasso di mortalita' al di sotto dei 5 anni (su 1000 nascite) 38 (1997) * No. di casi riportati di HIV/AIDS (in migliaia) 780 (1997) * % di popolazione con accesso a strutture sanitarie 97/94 (1990-97) (aree urbane e rurali) * % di popolazione con accesso ad acqua potabile 88/73 (1990-97) (aree urbane e rurali) * Tasso di scolarizzazione 88% (1990-95) (% di bambini fra i 6 ed i 12-13 anni che completa 6 anni di scuola elementare)
Fonte: Thailand Country Profile, UNICEF 1999 e Human Development Report, UNDP, 1999
2. Scheda Tecnica sul Programma UNICEF in Tailandia
* Durata del Programma: 5 anni, 1999-2003 * Struttura del programma Protezione e tutela dell'infanzia Promozione dei diritti del bambino Monitoraggio e valutazione dei programmi Cooperazione tecnica fra i paesi della regione * Principali settori di intervento: Prevenzione dello sfruttamento del lavoro minorile Prevenzione della prostituzione minorile Campagne di informazione sui diritti del bambino a livello nazionale e decentrato Attivita' di formazione sui diritti del bambino per il personale governativo e lo staff delle organizzazioni non governative locali Assistenza tecnica per l'elaborazione di programmi a tutela dell'infanzia Revisione legislativa * Aree geografiche di intervento Nord e Nord-est della Tailandia Bangkok Alcune provincie nel sud della Tailandia * Principali controparti locali Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali Ministero della Sanita' Ministero della Educazione Ministero della Giustizia Ministero degli Interni Organizzazioni non governative locali e comunita' di base Agenzie internazionali (ILO-IPEC, UNESCO, UNIFEM, WB) ONG internazionali * Budget: US $ 16.000.000 per 5 anni (stima)
Note
1 L'UNICEF opera attraverso 200 uffici sul campo, distribuiti in piu' di 140 paesi in tutto il mondo. Le risorse dell'organizzazione (un budget approssimativo di 1 miliardo di dollari l'anno) provenienti per piu' del 50% da contributi governativi volontari, vengono distribuite fra i vari uffici a seconda delle necessita' di ogni paese tenendo conto, principalmente, dei seguenti criteri: prodotto interno lordo pro capite, % di popolazione infantile sulla popolazione totale del paese, % di mortalita' infantile entro il primo anno di vita e al di sotto dei 5 anni di eta'. La Tailandia e' considerata un paese a medio sviluppo umano (l'indice di sviluppo umano e' costruito utilizzando i seguenti indicatori: aspettative di vita alla nascita, tasso di alfabetizzazione, PIN pro capite (Human Development Report, United Nations Development Programme, 1999). Cio' giustificherebbe, pertanto, la chiusura dei programmi UNICEF e la trasformazione dell'ufficio per la Tailandia in un comitato nazionale UNICEF, cioe' in una organizzazione privata con scopi principalmente di raccolta fondi e promozione dei diritti del bambino. Attualmente, il numero totale di comitati nazionali UNICEF e' 34. 2 Solo per dare una idea, il tasso di mortalita' materna e' sceso in Tailandia da 230 per ogni 100,000 nascite nel 1970 a 17 per 100,000 nascite nel 1996; il tasso di mortalita' infantile, entro il primo anno di vita, e' sceso da 80 per 1,000 bambini nati vivi nel 1965 a 41 nel 1985 e a 17 nel 1995; l'accesso a strutture igieniche e sanitarie di base a livello comunitario ha raggiunto l'80% mentre quasi il 90% dei bambini in eta' scolastica, comprese le zone rurali, completa almeno sei anni di educazione elementare. Malgrado questi notevoli successi, la Tailandia e' ancora oggi fra i 5 paesi al mondo con il maggiore tasso di disuguaglianza sociale. Fonte: UNICEF Situation Analysis, 1997 3 Nel 1998, il Parlamento tailandese ha avviato una importante riforma del sistema educativo in base alla quale si prevede, tra l'altro, di estendere l'obbligo scolastico a 15 anni (prima limitato a 12 anni) e di facilitare l'accesso agli studi rendendoli gratuiti sino ai 18 anni di eta'. Nello stesso anno veniva approvata una nuova normativa sul lavoro. Disposizioni ad hoc sui minori, fissano l'eta' minima di ammissione al lavoro a 15 anni e non piu' a 13 come previsto dalla precedente normativa. ![]() |