Novità! Servizi per l'editoria digitale |
.
|
LIBRERIA
|
||||||||
| Nuovo! Le inchieste di terrelibere.org > Gli africani salveranno Rosarno - A3. Il vanto d'Italia | |||||||||
|
|
Chi siamo | Archivio | Autori | Corsi | Campagne | Mailing list | Contatti | |
| Fotostorie | Video | Infografiche | Podcast | Casa editrice | Libreria | Catalogo libri/eBook | Presentazioni | Recensioni |
|
Documenti > Inchiesta
Fulvio Vassallo: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: La diffusione dei centri di permanenza temporanea per stranieri
espellendi, punto "forte" delle politiche migratorie in atto nel
nostro paese, a partire dalla legge Turco -Napolitano del 1998 ha comportato il moltiplicarsi di veri e propri abusi ai danni degli
stranieri privi di permesso di soggiorno ma residenti da anni nel nostro paese.
Tra questi i casi più eclatanti riguardano i Rom, che anche attraverso il
respingimento in paesi terzi (Albania),o sulle rotte delle immigrazioni
clandestine, hanno pagato un tributo altissimo in termini di vite umane e
sofferenze personali. Se con la legge 40 del 1998 si è creato per gli immigrati
espellendi un vero e proprio diritto "speciale" che si è rivelato ben
presto in contrasto con le garanzie costituzionali previste anche per chi
commette un reato (diritto di difesa, giusto processo,divieto di estradizione
in caso di rischio per la vita, diritto di asilo), per i rom si è andati ancora
oltre, e spesso la discrezionalità delle forze di polizia si è tradotta in
comportamenti illegittimi e persecutori, sintomo evidente di pregiudizio
razziale. Il 24 gennaio 2001.Milan Radosavljevic, un rom serbo di
diciannove anni residente da anni con la famiglia (padre, moglie incinta e
figlia di tre anni) nel campo nomadi di Agrigento, veniva raggiunto da un
provvedimento di espulsione e quindi internato nel centro di detenzione di
Agrigento. Il giorno successivo il suo avvocato presentava ricorso avverso
l'espulsione ed il provvedimento coatto,
per vizi di forma e, nel merito, richiamando tra l'altro la nota
sentenza della Corte Costituzionale (la n.376 del 27 luglio 2000) che ha
affermato la inespellibilità dello straniero convivente con donna in stato di
gravidanza. E' altresì noto che il Ministero degli interni dopo tale
sentenza ha emanato la solita circolare con la quale si precisava che per
bloccare l'espulsione lo straniero deve produrre un certificato di matrimonio
in originale con allegata traduzione giurata, oppure dimostrare la sussistenza
di un regolare matrimonio in Italia.I rom però non si sposano con documenti e
certificati e comunque chi vive senza un permesso di soggiorno non può sposarsi
in Italia regolarmente. Si deve anche ricordare che la Corte Europea dei diritti
dell'uomo ha già sanzionato l'espulsione del convivente di donna in presenza di
figli minori, condannando i paesi responsabili di tali provvedimenti ad un
consistente risarcimento dei danni. Milan inoltre è in età di leva e dopo undici anni passati in
Italia, dove era arrivato da bambino, rischia adesso di restare per molto tempo
lontano da sua moglie e dai suoi figli, se riceverà - come c'è da attendersi -
la chiamata alle armi. Nel caso di Milan la procedura è stata particolarmente rapida,
nel senso che quando sono andato a trovarlo lunedì 29, ad appena cinque giorni
dall' internamento, malgrado il ricorso tempestivamente proposto dal suo
avvocato, e malgrado il giudice avesse fissato l'udienza per venerdì 2
febbraio,non c'era più niente da fare: Milan era stato trasferito alle 5,30
dello stesso giorno di lunedì all'aeroporto e
lì imbarcato su un aereo diretto a Roma e quindi trasferito dopo poche
ore a Belgrado. Tutto era stato fatto con grande premura, al punto che il dirigente
del campo, appena rientrato il lunedì mattina,dopo due giorni di assenza (ma
poi si è saputo che si sarebbe negato al telefono anche ad altri rappresentanti
di organizzazioni umanitarie), non sapeva nulla del trasferimento e mi faceva
compilare il modulo per la richiesta di colloquio, per poi accorgersi da un
registro che lo straniero era stato accompagnato coattivamente in frontiera lo
stesso giorno,proprio poche ore prima. Non restava a quel punto che portare la notizia alla moglie in
stato di gravidanza , alla piccola figlia di tre anni, ed al padre che ancora
stringeva tra le mani il caricabatteria del telefonino che la polizia gli aveva
impedito di consegnare al figlio.Scene di disperazione ormai consuete purtroppo
nei campi rom italiani ma tali da farci giurare che faremo di tutto per
riportare Milan in Italia. Si deve aggiungere che, secondo quanto riferito dal
padre, questi, in occasione dell'ultima visita al centro di detenzione di
Agrigento, non aveva potuto neppure dare al ragazzo una modesta somma di danaro
e qualche effetto personale. Per fortuna, le circolari ministeriali parlano
sempre più spesso di umanizzazione dei centri di permanenza temporanea! Tutto normale si dirà: Milan era un rom, aveva qualche piccolo
precedente penale, la sicurezza dei cittadini di Agrigento era gravemente
minacciata dalla sua presenza in città,anzi forse questa azione esemplare
avrebbe convinto anche altri rom a lasciare il campo di Agrigento senza bisogno
neppure di mandare le ruspe, come si fa di solito per rimuovere gli
"zingari" dai loro insediamenti come si trattasse di immondizia. Anche a Catania proprio questo tipo di "politica
repressiva" aveva svuotato a colpi di espulsioni il campo nomadi di
Paternò. Qualche piccolo particolare ha forse tradito ad Agrigento gli
artefici di questa brillante "operazione": sembrerebbe che il
rimpatrio sia avvenuto dopo la scadenza dei termini di trattenimento coatto,
quando Milan, in assenza di un provvedimento di convalida del magistrato
avrebbe dovuto essere rimesso in libertà. Come al solito la Questura ha
disposto il rimpatrio senza fornire alcuna informazione ai congiunti sui tempi
e sulla destinazione dell'espulso,come se si trattasse di un pericoloso mafioso
(categoria ben conosciuta nella provincia di Agrigento, ma che forse desta meno
allarme che i rom) e solo un vorticoso giro di telefonate ha permesso ai
familiari, anche grazie all'aiuto delle associazioni indipendenti, di
rintracciare il loro parente. Venerdì 2 febbraio il giudice ha annullato il decreto di espulsione
ma ormai Milan si trovava a Belgrado e non ci è rimasto altro da fare che
contattarlo, tramite l'ICS, per comunicargli che richiederemo al Ministero
degli Interni ed al Ministero degli Esteri un visto di ingresso per raggiungere
la moglie incinta e la figliola ad Agrigento. Temiamo infatti che possa
ripetersi quanto già successo in altri casi: che lo straniero illegittimamente
espulso faccia comunque rientro in Italia clandestinamente, esponendosi ad
ulteriori gravissimi rischi e ad altre sanzioni, ed impedendo così di
sanzionare il comportamento illegittimo delle autorità resposabili del decreto
di espulsione e della sua frettolosa esecuzione. Dal provvedimento del magistrato si apprende che il
trattenimento non era stato convalidato nei termini di legge, e che quindi
l'accompagnamento in frontiera era stato effettuato non solo in assenza dei
requisiti prescritti dalla legge, ma anche oltre il termine temporale fissato
dalla vigente normativa. Lo stesso magistrato di Agrigento rileva nel suo provvedimento
che ai fini del divieto di espulsione "al marito deve essere equiparato il
convivente in quanto sono le stesse le esigenze di tutela della donna e del
nascituro". E' notorio peraltro che interi gruppi etnici come i Rom non si
sposano con documenti regolari e che anche altri immigrati non possono provare
il proprio matrimonio per assenza di documentazione. L'iniziativa della Questura di Agrigento non è rimasta isolata
ed a Palermo un altro rom che si era recato in Questura accompagnato dal suo
datore di lavoro, per informarsi della possibilità di regolarizzarsi, è stato
trasportato direttamente al centro di detenzione Vulpitta di Trapani e da lì in
soli 5 giorni rimpatriato in Macedonia, avendo ingenuamente consegnato il
proprio passaporto alla polizia. Nezdat, che era incensurato aveva a Palermo -
dove viveva da anni - moglie e due bambini, regolarmente iscritti a scuola e
che non parlano neppure la lingua dei genitori. Adesso un altra famiglia è
distrutta ed un altro "pericoloso" irregolare è stato rimpatriato con
un buon esito per la crescita delle statistiche del Ministero degli Interni
relative alle espulsioni effettivamente eseguite. Risultano altri casi, in Sicilia ed in Italia di Rom tutti con
moglie o figli, convocati in questura per un accompagnamento coatto.Giusto il 3
marzo u.s., altri tre rom, sempre del campo di Agrigento, da tempo privi di
permesso di soggiorno sono stati arrestati e rinchiusi nel centro di permanenza
temporanea di Pian del lago. Anche per loro si profila la espulsione immediata
senza che un ricorso legale possa impedirne l'esecuzione. Ad altri rom, richiedenti asilo,e ci consta
personalmente, le Questure sconsigliano addirittura di presentarsi per
l'audizione in Commissione centrale a Roma, quando proprio la mancata audizione
comporta automaticamente il rigetto della domanda di asilo. Riteniamo che solo una forte pressione dei rappresentanti delle
comunità e delle associazioni sul Ministero degli interni, e a livello locale
sulle Questure, possa fermare questa recrudescenza delle iniziative contro i
rom nel nostro paese, in attesa che una legge nazionale o una direttiva
comunitaria affermi il carattere di minoranza etnica di questo popolo e
garantisca a tutti il conseguimento di un permesso di soggiorno. Proprio in questi
giorni apprendiamo da organi di informazione inconfutabili che in tutta la ex
Yugoslavia, e non solo in Kosovo, le stragi e gli attacchi ai danni della etnia
rom continuano ancora. Se qualcuno infrange la legge deve essere trattato alla stregua
del codice penale, ma non si può consentire che l'espulsione degli immigrati
irregolari diventi uno strumento ordinario di sanzione penale, soprattutto
quando lede i fondamentali diritti alla vita, all'unità familiare,al giusto
processo. Chiediamo alle organizzazioni umanitarie nazionali ed all'Alto
Commissariato dell'ONU per i rifugiati (ACNUR) di verificare, anche con visite
nei centri di detenzione e presso gli uffici stranieri , che quanto posto in
essere dalle Questure italiane nei confronti dei rom non violi l'art. 33 della
Convenzione di Ginevra ( principio di non-refoulment), non neghi il diritto
fondamentale di chiedere asilo, non leda il diritto all'unità familiare ed i
diritti di difesa riconosciuti da tutte le convenzioni internazionali e dalla
Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo. ![]()
Formato per la citazione:
Fulvio Vassallo, "Il diritto speciale", terrelibere.org, 06 maggio 2001, http://www.terrelibere.it/doc/il-diritto-speciale |