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Documenti > Reportage
Paola Colleoni: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Proposta di dichiarazione di fronte alla guerra :
resistenza indigena e pace per i colombiani. Il Congresso dei Popoli Indigeni colombiani
si è riunito per analizzare la guerra e per immaginare la pace. Non è stato solo un incontro per noi e per
risolvere i nostri probemi. Abbiamo detto che se non ci sarà pace per tutti i colombiani, non
ci sarà neppure per i Popoli Indigeni, e che se non ci sarà pace per noi non ci
sarà pace per nessuno. Non vogliamo la pace e la giustizia solo per noi, mentre
il resto del paese muore di fame nelle strade a fianco delle banche. E inoltre
è logico che non vogliamo una pace in cui dovremo scomparire. Questi sono tempi difficili per tutti. Per
gli Embera, che vedono tutti i giorni cadere i loro leaders come foglie secche.
Per gli U’wa che resistono alle ferite a cui li sottopone la industria del
petrolio per portargli via il loro sangue e poi venderlo affinchè le macchine
di New York si muovano per non più di un mese. Per i Nasa e i Guambianos que hanno ricevuto nel petto il fuoco
assassino di chi non vuole accettare che siamo capaci di comandare nella nostra
casa. Per gli Ijkun, Wiwa,Koggi e per gli Kankuamu, che sono assassinati a
gruppi di dieci come mosche mentre l’esercito guarda dall’altra parte o fa il
sordo. Per gli Yukpas, che non sanno dove seminare un campo di mais, quando al
lato c’è chi possiede tutta la terra del mondo. Per i Pastos, che per difendere
i loro territori hanno dovuto vedere i loro taitas assassinati, i loro leader
fatti sparire e le comunità minacciate. Per i popoli indigeni dell’Amazzonia
che vedono arrivare la guerra fino ai loro fiumi e foreste, che vedono l’arrivo di centinaia di desplazados in cerca
di un luogo in cui seminare coca o tagliare legno o estrarre oro, che sono resi
invalidi da gente armata che vuole controllare il nostro territorio a nome
dello Stato o di una nuova società in
cui non sembra che noi possiamo appartenere. Per noi popoli indigeni, a cui sta
piovendo il veleno sulla testa, dal cielo come una malediazione da aerei che
sono pilotati da gente che paga per ogni bambino morto e per ogni metro di mais
bruciato. In fine per
tutti noi, popoli che abitiamo nelle coste, nelle sierre, nella zona
andina, nell’Amazzonia e nelle frontiere...per i popoli che stanno lottando per
sopravvivere . Per
questo siamo obbligati a resistere. Noi ci siamo dichiarati popoli
in resistenza di fronte all’etnocidio.
L’etnocidio avviene quando le azioni dei gruppi politici o religiosi e l’azione
o le omissioni dello stato, ognuno da parte sua, o tutti insieme, impediscono a
uno o a vari popoli la propria esistenza spirituale o politica, la propria
identità culturale e la propria riproduzione sociale ed economica. E questo è
precisamente quello che è successo e sta succedendo in Colombia. Lo Stato colombiano disconosce le leggi, il
governo e le autorità indigene togliendo ai popoli il referente fondamentale di
autoidentificazione e condannandoci alla dispersione e alla integrazione
culturale; lo Stato colombiano nega la personalità sociale, giuridica e
politica dei popoli indigeni, nega la nostra esistenza, che è il primo passo
per propiziare e giustificare il nostro annichilimento; lo stato colombiano non
rispetta in modo sistematico i luoghi e i territori sacri dei popoli indigeni
distruggendo i nostri riferimenti mitici e religiosi, creando uno stato di
disperazione di tutti i suoi cittadini; lo Stato colombiano attacca , segnala,
aggedisce e permette a sua volta l’aggressione e la morte delle autorità
tradizionali dei popoli indigeni, dei
medici tradizionali che sono i depositari della tradizione e
rappresentano la continuità culturale e sociale dei loro popoli. Lo Stato è responsabile per omissione
dell’assassinio di più di 400 autorità e leaders indigeni Embera, Zenu, Nasa,
Arhuaco in soli 10 anni. Tutte queste azioni e omissioni, dei gruppi politici e
dello stato hanno significato che la maggioranza di noi, popoli indigeni colombiani, siamo in una
situazione di crisi culturale sociale e demografica; però specialmente ha collocato in una situazione di rischio di
sparizione come popolo, soprattutto gli
Embera, gli Kankuamu, i Kofanes e gli Zenù, e ha distrutto definitivamente i
Nufabes. Gli Nukak da 1000 clanes che erano sono passati a 400 . Non è questo un etnocidio ?Lo Stato e il
Governo sono responsabili dell’ etnocidio che stiamo subendo noi popoli
indigeni colombiani. Per le sue azioni, per le sue omissioni corriamo il
rischio di sparire come popoli. Tutte queste situazioni sono state poste a
conoscenza della Commissione dei Diritti Umani Indigeni, senza che siano state
tenute in conto; il Governo aspetta che gli atti criminali si susseguano e il
genocidio continui. Per prima cosa, noi popoli indigeni colombiani, raggruppati
in ONIC e AICO, nel luglio del 2001
abbiamo deciso di sospendere la partecipazione negli spazi di concertazione
delle politiche indigene per impedire che si convertissero in luoghi di prese
in giro, fino a quando il governo non
si impegnerà e si comprometterà con un Piano di Protezione per i popoli indigeni.
Non abbiamo ottenuto fino ad ora nessuna risposta. Per questo motivo, la organizzazione
Nazionale Indigena di colombia ONIC ha sollecitato il Segretario Generale e la
Alta Commissione delle Nazioni Unite ad un suo intervento personale di fronte
al Governo colombiano, perché cessi il genocidio nel nostro paese, il
desplazamento; affinchè i popol indigeni possano soppravvivere alla guerra che
ci hanno dichiarato i megaprogetti, i paramilitari e il Governo colombiano, le
multinazionali delle miniere e del petrolio. Non possiamo rimanere impassibili di fronte a questo
dissanguamento permanente: resisteremo. Come popolo in resistenza, manifestiamo a tutti i colombiani che
manterremo e renderemo più forte le nostre azioni dirette per proteggere la
vita e la dignità, per proteggere i nostri territori e le nostre risorse. -1In tutti i nostri territori si faranno cerimonie di protezione e di
resistenza spirituale. Ogni indigeno Colombiano diventerà portavoce della
parola e della forza dei nostri dei e spiriti ancestrali; saremo come una
preghiera in carne ed ossa che si pronuncerà in ogni luogo. Il nostro grido
dirà :”Pace per i popoli indigeni, Pace per Tutti ; Giustizia per i
popoli indigeni, Giustizia per Tutti ; Dignità per i popoli indigeni,
Dignità per Tutti”. -2 Seguendo la tradizione della “Gran
Minga (lavoro comunitario volontario) per la Vita” che mobilitò come mai prima
40.000 indigeni, campesinos e neri del Cauca, accompagnati dalla gente di tutta
la Colombia, proponiamo una mobilitazione nazionale per la pace, che poi in
accordo e con il consenso tra le organizzazioni popolari possa essere
supportata da migliaia di colombiani e colombiane, indigeni, campesinos neri,
lavoratori, andando fino dove si trovano i comandanti dell’esercito e i gruppi
armati, per mostrare la nostra forza - forza di pace e di ragione- per esigere
che cessi il fuoco , per negoziare, per richiedere accordi umanitari e per dire
che non continueremo ad essere semplici osservatori del processo di pace, ma
che vogliamo essre protagonisti. -3 Continuando il compito delle migliaia
di autorità tradizionali, di quasi 30 popoli indigeni ,che siamo stati a
cercare il nostro fratello Kimy Pernía a Córdoba per sottrarlo dalle mani dei
paramilitari, che abbiamo realizzato azioni dirette per la ricerca e il
riscatto di tutti gli indigeni sequestrati, reclutati forzatamente o spariti. E
risponderemo con azioni di massa ad ogni aggressione che riceveremo. -4 Moltiplicheremo in tutto il paese le
zone di rifugio che permetteranno alle comunità indigene in pericolo di contare
su spazi di protezione e di aree di
autosufficienza alimentare. -5 Continueremo a rafforzare le guardie
indigene, con una intenzione molteplice : mantenere le forme ancestrali di
controllo sociale che ci appartiene come popoli autonomi, rafforzare il governo
indigeno, e rendere più solida la giurisdizione interna, garantire il controllo
territoriale e proteggere le comunità. Le nostre guardie non saranno gruppi
armati che si impongono sulle comunità per mezzo del terrore, sono istituzioni
non armate, la cui forza si radica nella sua intima relazione con le comunità e
le autorità tradizionali dei popoli indigeni. La nostra proposta per ottenere la Pace in Colombia I popoli Indigeni, in un modo nell’altro cerchiamo di costruire un nuovo
cammino, un nuovo orizzonte concependo un paese più giusto, più equo e più
tollerante e soprattutto per tutti i colombiani. Però in questa ricerca ci
scontriamo con una politica statale sulla pace che non ci vuole includere, né
include il paese e tanto meno ci riconosce come interlocutori; e vediamo come
il conflitto tende solo a mantenersi o addiritura ad incrementarsi. Per questo, abbiamo deciso di diventare da vittime ad
attori. Cecheremo la pace e, se è possibile, la
costruiremo con tutti. Se si mantiene una negoziazione chiusa, dove ci chiamano
solo per essere una comparsa e non per riconoscere i nostri diritti né per
influire nel cammino verso la Pace, il futuro sarà oscuro pe tutti. Anche
le esperienze dei processi di pace in Centroamerica sono state escludenti nei
confronti degli indigeni : in Guatemala tanto la guerra che i negoziati si
fecero ai margini della lotta campesina maya e quando gli accordi furono
ratificati in un referendum pochissima gente li avallò; in Nicaragua si pretese
di passare sopra l’autonomia degli Indigeni della Costa Atlantica e furono gli
Stati Uniti che causarono lo scontento e sottomisero il processo alle strategie
contro-sandiniste. Questa mancanza di partecipazione delle organizzazioni
sociali nei processi di pace condusse in entrambi i casi al fatto che il
modello economico neoliberale sia rimasto intatto. Noi proponiamo come principi guida per la ricerca della pace : -1 Farlo insieme, tra tutti, in unuma come
dicono i Sikuani ; che significa con un processo partecipativo vero, dove
tutti decidiamo e non solo i gruppi armati legali ed illegali. -2 Farlo cercando l’origine dei
problemi, prima che crescano; il che significa cambiare le radici e seminarne
di nuove. E’ quello che chiamiamo “proposta di un nuovo paese” che facciamo a
tutta la Colombia -3 Farlo partendo dalla identità, perché
lì si trova la forma dei sogni e la forma del mondo che vogliamo; significa
riconoscere l’identità culturale, territoriale, politica ed etnica del paese.
Uno Stato ed una economia che assomigli a noi e non ad un’altra società o ad
altri interessi. -4 Farlo pensando che la giustizia e la
pace si fanno solo se nascono veramente dalla tradizione e dai popoli; che
significa costruire uno stato e fare una negoziazione dove la base siano le
autorità e le comunità e le organizzazioni sociali, e non i tecnocrati che
comandano in Colombia. -5 Farlo tenendo come fondamento un
territorio governato dalla gente che lo vive e non dalle imprese e dai governi
stranieri; crediamo che sia un principio per una pace che distribuisca il
potere tenendo in conto i progetti di autonomia etnica e regionale. -6 Farlo pensando che la natura deve
essere rispettata e protetta, e non deve essere distrutta, né bisogna abusare
di lei. Non crediamo che un progetto egemonico, che nega le differenze,
che liquida la diversità, possa consolidare la pace. Da parte nostra , per dare
impulso a questi principi abbiamo deciso : -1 Di costruire una commissione
Nazionale di pace di popoli Indigeni CONAPPI, formata da dirigenti
riconosciuti, autorità e personalità indigene. Questa commissione si baserà sul
Consiglio permanente delle personalità indigene e dei diritti umani di altri
paesi e avrà una Equipe tecnica permanente d consulta. La CONAPPI avrà al suo interno una Subcommissone di Diritti Umani formata
integralmente da indigeni che avrà le funzioni umanitarie nei territori
indigeni del paese. -2 La CONAPPI coordinerà l’attività
della Diplomazia Indigena che permetta che la voce della terra sia ascoltata in
tutto il mondo e realizzerà una consulta con i poteri economici, con i governi
stranieri, con le organizzazioni sociali popolari, con l’esercito, con gli
insurgentes, con le personalità della politica nazionale. Questo processo dovrà
servire per la formulazione permanente di proposte di accordi, ipotesi per una
via di uscita negoziata dal conflitto e a prefigurare le basi di un accordo di
pace. -3 La CONAPPI promuoverà in tutto l
paese un processo costituente invocando e propiziando il fatto che le
organizzazioni e i poteri convochino le proprie Assemblee Generali o Tavole di
lavoro settoriale, nelle quali si affrontino i temi politici, economici,
ambientali, territoriali, sociali e culturali. Noi popoli Indigeni offriamo il territorio di Convivenza, negoziazione
e pace nel territorio della Maria, nel resguardo di Piendamo’, affinchè sia
unoscenario di incontro per tutti i settori sociali e politici del paese. Dopo avere consolidato il processo di
Assemblee e Tavole di Lavoro regionali e settoriali, proponiamo che si invochi
una Assemblea Nazionale Costituente. Intanto, come azioni che propizino lo spazio
per la pace, proponiamo: -1 la sospensione
immediata dei piani operativi del Plan colombia (spesa militare,
fumigazioni, etc...) e della Iniziativa Regionale Andina. -2 La firma di una tregua e la cessazione
delle ostilità dello Stato e delle forze insorgenti affinchè queste partecipino
alle assemblee dei settori e ai Tavoli di lavoro con i loro portavoce. -3 Un’azione energica nell’affrontare i
gruppi paramilitari. Iniziare una depurazione delle forze pubbliche coinvolte
nella violazione dei diritti umani o nell’appoggio del paramilitarismo. -4 Affinchè l’insurgencia possa mantenere il
proprio processo di dialogo con diversi
settori sociali nell’anno iniziale della tregua, propniamo di mantenere la zona
di distensione delle FARC e le Udienze Pubbliche, e la creazione di una zona di
incontro per l’ELN per poter portare avanti la convenzione nazionale. Il nostro rischio davanti a questa guerra va molto oltre la
nostra vita. Per questo, proporre una pace e una pace possibile per tutti i
colombiani, è mantenere prima di tutto la nostra decisione di continuare ad
essere popoli indigeni e mantenere il nostro progetto di autonomia e di
assumere come nostro il progetto di tutti di avere un paese giusto, degno e in
pace. ![]()
Formato per la citazione:
Paola Colleoni, "Il congresso dei popoli indigeni", terrelibere.org, 14 gennaio 2002, http://www.terrelibere.it/doc/il-congresso-dei-popoli-indigeni |