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MUNICIPIO DI MESSINA

Aggiungi un posto a tavola, ovvero le “opere compensative e mitigatrici”

del Ponte di Messina

 

 

 

Svincoli, metropolitane a semi-ellisse, gallerie, metroferrovie, collettore ad ansa… sembra di essere in una nuova Mirabilandia o in nuovo circuito di formula uno ed invece siamo a Pontopoli, sulle rive dello Stretto di Messina, dove sta per allungarsi l’ombra del Ponte e, prima ancora, quella delle opere compensative, mitigatrici, integratrici e via distruggendo.

 

Non se ne parla infatti ancora molto ma gli addetti ai lavori (è il caso di dirlo!) hanno già le idee chiare ed hanno già stilato l’elenco degli “aggiungi un posto a tavola”, di cui una prima idea può aversi leggendo il documento che troverete qui allegato a firma dell’Unità di progetto comunale  “Ponte sullo Stretto”.

 

Dalla lettura del documento sono  evidenti in primo luogo alcune palesi contraddizioni, inutili opere viarie fini a se stesse, utilizzo del territorio come se fosse un deserto. Il tutto “calato” su un’area che vive sulla sua pelle problemi ambientali colpevolmente irrisolti. E partiamo proprio da qui, dai problemi ambientali irrisolti, dal quadro di vivibilità della città nel quale si intendono inserire le opere mitigatrici, che commenteremo successivamente.

 

Secondo l’indagine nazionale di Legambiente “Ecosistema urbano” 2004, unica indagine ambientale delle aree urbane italiane, Messina rientra nella fascia “Scarsa”, ovvero nel penultimo gradino previsto dall’indagine (nell’ultimo, il Pessimo, non vi è nessun centro urbano). Tale posizione in classifica è stata “guadagnata” grazie soprattutto alla sua peggiore situazione proprio nella qualità delle politiche ambientali messe in campo dalle autorità locali ed a situazioni non certo migliori negli altri indicatori analizzati.

 

Messina, infatti, si trova agli ultimi posti delle graduatorie per verde urbano, trasporto pubblico, raccolta differenziata, politiche ecocompatibili, abusivismo edilizio, piste ciclabili, isole pedonali, depurazione acque. Otteniamo in questa macro classe un buon punteggio solo per la Zona a traffico limitato ma, francamente, non c’è nessun paragone tra la ZTL dichiarata dal Comune di Messina e compresa tra viale Boccetta e viale Europa, ovvero un’area in cui è possibile fare di tutto ed entrare con tutto, e la ZTL di Ferrara, la più grande di Europa, nella quale viene fortemente limitata la circolazione dei mezzi privati dei non residenti.

 

Ricopriamo posizioni “migliori”, invece, relativamente agli “indicatori di stato” (inquinamento idrico, atmosferico, ecc..) ed agli “Indicatori di pressione” (vedi ad esempio i consumi idrici e la produzione di rifiuti pro-capite), più legati al grado di “sviluppo socio-economico” del territorio di riferimento. Tali indicatori, infatti, si presentano fortemente negativi in genere nelle città industriali e più sviluppate economicamente.

 

Nonostante però l’arretratezza socio-economica del territorio messinese, ed il non essere dunque una città industriale, la città riesce ad ottenere pessimi risultati sul fronte, ad esempio,  dell’inquinamento atmosferico relativamente alle polveri sottili (PM10) che risultano avere superato i limiti annuali di legge ogni anno da dieci anni a questa parte, senza che questo abbia mai portato a blocchi del traffico o provvedimenti choc come si sono avuti in altre città italiane. In effetti ufficialmente i livelli di legge del PM10 non si sono mai superati perché le centraline di monitoraggio utilizzano per la gran parte analizzatori TEOM che sottostimano i dati rilevati. Quindi, ad esempio, si scrive 38, un dato entro i limiti della normativa così sono tutti contenti e tranquilli, ma si dovrebbe “leggere” 49, ovvero un dato molto al di sopra dei limiti di legge. La conseguenza di tale situazione, ovvero persistenti livelli di PM10 sopra la norma, sono secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, disturbi respiratori, cardiovascolari, bronchiti, attacchi di asma, soprattutto per i bambini, e… morti! L’OMS nel 1998 monitorando otto grandi città italiane afferma che “riducendo il PM10 a una media di 30 microgrammi al metro cubo si potrebbero prevenire circa 3.500 morti all’anno in questi otto centri urbani".

 

Pessimi risultati registra la città sul fronte dei rifiuti dove i quantitativi prodotti aumentano insieme all’aumentare dei costi del servizio che, da quando è stato affidato ad un’azienda speciale, la Messinambiente S.p.A., costa oltre 100 miliardi delle vecchie lire contro i circa 26 miliardi che costava nel 1996/97. Inspiegabilmente, all’aumentare del costo del servizio è diminuita la percentuale della raccolta differenziata, passata dall’1,5% circa nel 1999 allo 0,77% nel 2003. Per chi si trovasse a soggiornare in città per qualche mese potrà poi assistere all’inevitabile stato di crisi nella raccolta dei rifiuti, che consiste nel periodico rallentamento e/o blocco del servizio raccolta N.U. con conseguente accatastamento di rifiuti lungo le vie della città, sia in centro che ovviamente e specialmente in periferia. Puzza in città, cassonetti dati alle fiamme, proteste e poi si ricomincia con la raccolta grazie al provvidenziale intervento del Prefetto, sub commissario per i rifiuti.

 

Ma le indagini di Legambiente, però, non rilevano altre problematiche che incidono in maniera fortemente negativa sulla qualità della vita e sul territorio messinese. Basti pensare in primo luogo alle aree baraccate. Chi non è messinese avrà difficoltà a capire ed a credere che a Messina negli stessi quartieri nei quali all’indomani del terremoto del 1908 furono costruite delle baraccopoli e poi delle “casette” dal fascismo persistano ancora tali “tuguri”. Secondo un recente censimento comunale, sulla cui base è stato varato nel 2003 l’ultimo programma di risanamento, sono 3.336 le famiglie che vivono in baracca a Messina, ovvero circa 15/20.000 persone. I censimenti in realtà a Messina non sono mai certi, basti pensare che nel censimento della popolazione del 2001 mancarono all’appello oltre 30.000 abitanti, rispetto ai dati in possesso dell’anagrafe. Un elemento comunque è certo: quasi il 10% dei messinesi vive in baracca il che vuol dire in quartieri senza servizi igienici, con fogne a cielo aperto, senza servizi sociali, in contesti socio-economici difficili e ad alto rischio di criminalità. L’ultima legge regionale per il risanamento definitivo di tali quartieri è del 1990: essa aveva stanziato 500 miliardi delle vecchie lire. A quattordici anni da tale legge le case consegnate sono soltanto un centinaio (nel 2003 il Comune comunicava che erano 103 gli alloggi consegnati sulla base della legge regionale 10/90) mentre è stata votata dalla Regione siciliana una nuova legge per il risanamento di Messina per non perdere i vecchi finanziamenti. Sì perché i ritardi sono stati tali e tanti che talvolta si sono perse le tracce di tali finanziamenti.

 

E che dire della protezione civile a Messina? La città dello Stretto, che come si sa è in zona altamente sismica, quella zona per intenderci che appare tutta scura nelle mappe del rischio sismico nazionale, non ha un piano di evacuazione conosciuto dalla cittadinanza. In pratica i cittadini, in caso di emergenza, non sanno dove andare, cosa fare, a chi rivolgersi. Non è mai stata varata una campagna capillare d’informazione ai cittadini, mai fatte prove di evacuazione collettive (tranne qualche raro caso in un quartiere!), mai visto cartelli che segnalino, ad esempio, le aree di riunione in caso di emergenza.

 

E come stiamo a dissesto idrogeologico? Anche quello non manca. Sono numerosi gli eventi franosi che si sono registrati sul territorio, soprattutto nei villaggi collinari ma anche in zone fortemente urbanizzate come testimoniano i casi di “Casa Nostra”, complesso residenziale che sorge a Nord della città in zona Giostra/Tremonti, una delle aree più abitate della città, o i casi relativi agli alloggi realizzati in zona Santa Lucia sopra Contesse, a Sud della città, area fortemente popolata. In tale zona, addirittura, il costruendo nuovo stadio ha subito rallentamenti anche a causa di “impreviste” situazioni geologiche che hanno causato l’abbassamento, con il conseguente abbattimento, di una neo-costruita tribuna.

 

La città è poi attraversata da vari torrenti che alcuni anni fa hanno causato, per la furia delle loro acque, la morte di quattro persone. Piani di recupero di tali torrenti sono stati in parte attuati ed in parte programmati e finanziati ma c’è ancora molto da lavorare.

 

E le coste? Una città con circa 40 chilometri di costa baderà sicuramente alla pulizia degli arenili, alla loro difesa e valorizzazione, alla lotta all’abusivismo? Vediamo e partiamo da quest’ultimo punto: la Capitaneria di Porto di Messina ha avviato negli anni ‘90 una massiccia campagna di lotta all’abusivismo, molto diffuso sia nella riviera tirrenica che in quella jonica della città. Una azione decisa, mai condotta prima d’allora in città, che non poteva non toccare interessi e poteri forti al punto che il responsabile di tale campagna è stato oggetto di gravi minacce e costretto alle dimissioni. Una indagine, ancora di Legambiente, ha calcolato che quasi il 40/50% delle coste messinesi non è accessibile ai cittadini ai fini della balneazione a causa di chiusure abusive degli arenili, per l’inquinamento delle acque, per la presenza di porti e futuri porticcioli. Insomma una città costiera… senza costa!

 

Non vogliamo farla troppo lunga, ma se non abbiamo presente quanto abbiamo cercato fin qui di elencare non possiamo comprendere neanche cosa significhi far precipitare in tale contesto urbano il “carico” del Ponte e delle sue opere “compensative e mitigatrici”.

 

Già, ma quali sono queste opere “compensative e mitigatrici”? Di seguito vi è il documento dell’Unità Ponte che vi consigliamo di leggere attentamente. Ci permettiamo in questa sede di commentare brevemente alcune di queste opere.

 

Ma andiamo con ordine:

 

Il documento parte dalla necessità di realizzare “un sistema integrato di trasporto dell'Area dello Stretto… su tre modalità: a) ferroviario; b) stradale; c) marittimo”. Ed ecco partire una raffica di progetti che poco o nulla hanno a che fare con il Ponte. O meglio, il Ponte sembra essere l’occasione buona per inserire nel sacco (in tutti i sensi!!!) opere di ogni tipo di cui si è anche parlato in questi decenni a Messina, indipendentemente dall’opera Ponte sullo Stretto.

 

Localizzazione di un nodo intermodale. È una buona occasione per mettere le mani sull’area dell’ex Ospedale militare, che sorge lungo il viale Europa, prevedendo un nodo intermodale in un’area praticamente al centro cittadino, davanti al frequentatissimo Ospedale Piemonte, su di un’arteria intasatissima che finirebbe per collassare con la previsione di un nodo provvisto di ampio parcheggio, vero attrattore di nuovo traffico in centro. Per quanto ne sapevamo i nodi intermodali venivano fatti in periferia, fuori dal centro e non nel centro…

 

Previsione di una Metropolitana dello Stretto a semiellisse che colleghi, tramite Ponte, Messina e Reggio Calabria. Per chi non conosce i luoghi dello Stretto può sembrare una buona proposta. Ma per chiarire qual è realmente la situazione domandatevi: è meglio farsi una ventina di chilometri via mare Messina-Reggio con aliscafo, traghetto od altro, come si fa ora, seguendo una rotta in linea retta, oppure farsi una ventina di chilometri da Messina all’entrata del Ponte sullo Stretto sul versante siciliano, fare un’altra decina di chilometri per il passaggio in Calabria (oltre ai chilometri del Ponte vi sono da percorrere quelli dello svincolo ferroviario) e poi farne un’altra ventina per arrivare a Reggio Calabria? Ma chi dovrebbe utilizzare questa Metropolitana dello Stretto? A quali costi? Con quali tempi? Nel documento non c’è uno staccio d’indizio su analisi costi-benefici, flussi di transito pedonale tra le due sponde, ecc…

 

La suddetta metropolitana dello Stretto viene spacciata come occasione per un’ulteriore tratta di metropolitana cittadina tra il viale Europa (a sud della città) e il viale Annunziata (a nord della città). Anche in questo caso i non messinesi penserebbero che questa sia una buona proposta, perché non sanno però che tale eventuale tratto metropolitano passerebbe molto a monte di qualsiasi cosa: case, luoghi di lavoro, centro commerciale, scuole, università. In pratica ad un’altezza tale che difficilmente potrebbe essere utilizzata dai cittadini, in considerazione anche del fatto che esiste già per lo stesso tratto la nuova tramvia, inaugurata da pochi mesi, più centrale, più funzionale, più a valle.

 

I nuovi tratti viari previsti sono tanti e tali che si potrebbero giustificare, vista la loro capacità di supportare notevoli flussi di traffico, soltanto con una eventuale apocalittica ondata di immigrazione, per giunta motorizzata, che si abbatterebbe su Messina nei prossimi mesi. Pensate, non sono ancora stati completati lo svincolo autostradale di Giostra, lo svincolo dell’Annunziata, lo svincolo Larderia per i nuovi approdi, e già si pensa ad un nuovo raccordo autostradale Tremestieri-Giostra, con si presume nuovi svincoli; a ciò vanno aggiunti: la realizzazione del Sistema integrato di viabilità previsto dal PRG; il collegamento diretto tra lo svincolo dell’Annunziata e la Panoramica in località Pace; il mini-svincolo in località Torre Faro; il by-pass dell’abitato di Faro Superiore; la Via del Mare nel tratto A20-Porto (a proposito, ma a che serve la Via del Mare verso il Porto se nel Porto non ci saranno più gli approdi?).

 

Metropolitana del Mare: è un progetto che aleggia a Messina da oltre un decennio, che con il Ponte non c’entra niente, anzi sarebbe la dimostrazione che il Ponte non serve all’area dello Stretto ed invece, ecco lì, la giustificazione che un collegamento veloce via mare tre le due sponde attenuerebbe i disagi durante la costruzione del Ponte… e dopo? Cosa ce ne faremmo allora dopo la costruzione del Ponte, di una Metropolitana del Mare con tanto di approdi, posteggi e mezzi navali, visto che servirebbe soltanto nella fase dei lavori del Ponte? Boh, chi se ne frega della logica!

 

Riordino urbanistico dell’intera città con la previsione del Ponte: ci vengono i brividi solo al pensiero di cosa vogliano intendere per riordino urbanistico e per fortuna non lo dicono ancora, ma qualcosa dicono sulla “riqualificazione del territorio e la risoluzione delle contraddizioni accumulatisi nel tempo sui modi di utilizzo del territorio stesso”. E qui siamo sul tragicomico: cosa c’entra il Ponte con le contraddizioni accumulatesi nel tempo? Vuol dire che senza Ponte non valeva la pena risolverli? E quali sono queste contraddizioni? Si parla di area attrezzata interregionale di Protezione civile. Ma come: una città altamente sismica non ha avuto fino ad ora in tempo di programmarla, attuarla, sperimentarla? Poi si parla di “rinaturalizzazione e ripascimento litorali”, ovvero si ammette che tutti i miliardi spesi per la protezione delle coste in questi anni non sono serviti a nulla, soldi pubblici buttati a mare!

 

A proposito di Protezione civile: nel progetto del Ponte spariscono le vie d’accesso a Torre Faro e Granatari, come dire che circa 5.000 persone non saprebbero come tornare o uscire dal proprio territorio non soltanto tutti i giorni ma anche in caso di emergenza. Lo scorso anno l’emergenza “onda anomala” causata dall’eruzione dello Stromboli, portò ad indicazioni molto “chiare” per gli abitanti della zona: scappare tutti verso la Panoramica, attraverso l’angusta strada attualmente esistente. Cosa propongono i “compensatori”? Un mini-svincolo che non si indica da dove dovrebbe partire e dove dovrebbe sfociare: per 5.000 abitanti non vale la pena neanche pensare ad un maxi svincolo…

 

Una chicca è la proposta di tutela e valorizzazione della riserva naturale orientata di Capo Peloro. Tale area, vincolata dagli anni ’80, dopo vari tentativi di trasformare i due laghetti in porticcioli, diventata riserva nel 1991, non ha visto ad oggi alcun serio intervento di tutela e valorizzazione e solo oggi, all’inizio della sua distruzione, si ricordano che è il caso di tutelare tale area? Qualcuno ha persino lanciato l’allarme sul rischio che i lavori per il pilastro siciliano del Ponte e per i vari pilastri del viadotto messinese potrebbe prosciugare il lago grande di Ganzirri…

 

E che dire della riqualificazione della Panoramica dello Stretto, oggetto da decenni di uno scempio continuo per via delle cave di sabbia che stanno facendo scomparire le colline a Monte e gli innumerevoli interventi edilizi che sono sorti e stanno sorgendo a Valle della Panoramica? Un classico esempio di come si sia agito in questi anni a Messina ci viene dalla vasta area in zona Granatari alta, indicata nella variante al Piano regolatore a verde ed in parte in zona di passaggio del Ponte, e che vede oggi una decina di villette la cui concessione edilizia è stata ottenuta nelle settimane di vuoto tra la caduta del vecchio piano regolatore e l’entrata in vigore dei vincoli della nuova variante. Allora, inutilmente, Legambiente Messina ed alcuni cittadini riuscirono a far bloccare il cantiere ma poi, i “chiarimenti” comunali al magistrato sbloccarono la situazione a vantaggio del costruttore.

 

Dulcis in fundo, il documento preannuncia che il CIPE, per le “opere mitigatrici e compensative dell’impatto, ambientale e sociale" del Ponte sullo Stretto, ha disposto un limite di spesa di 130 milioni di Euro. Sembrerebbero tanti soldi, ma l’interminabile lista predisposta dall’Unità Ponte del Comune di Messina - tra opere connesse ma non previste né finanziate dal progetto Ponte e le presunte “mitigazioni” dell’impatto ambientale - ha già sfondato abbondantemente i 1.000-1.200 milioni di Euro. Ci saranno poi le opere richieste per mitigare i danni di cantieri, cave e discariche in altre decine di comuni di tre province tra Calabria e Sicilia (Reggio Calabria, Messina e Catania). Ecco allora che la monetizzazione dell’impatto Ponte assume sempre più l’aspetto dell’ennesimo specchietto per le allodole buono solo a conquistare i “signor sì” di tecnici ed amministratori che sgomiteranno per un posto a tavola dove spartirsi appena le briciole del grande affare.

   

 

Un ultimo consiglio per la lettura del documento dell’Unità Ponte: guardatevi subito la scheda finale di riepilogo dei progetti. Riuscite a vedere, tra svincoli, strade, reti ferroviarie, metropolitane, ecc… i cittadini che abitano, lavorano, vivono?

 

Ciò che più colpisce, infatti, è il fatto che in questo elenco di opere compensative e nei tanti progetti che stanno vedendo la luce, la città sembra non esistere, i cittadini sono spariti e con loro le baracche del 1908, i dissesti idrogeologici delle colline, l’abusivismo edilizio legalizzato e non, le scuole cadenti, le discariche abusive, la malasanità. Erano già spariti da tempo in città gli spazi verdi (meno di un metro quadrato per abitante), la raccolta differenziata (0,77%), le isole pedonali in centro, le piste ciclabili, le zone a traffico limitato, gli asili nido, i consultori, i centri sociali…

 

Sì è vero, Messina ha bisogno di interventi compensativi e mitigatrici: ma si tratta di scuole, servizi sociali, verde… di vita, quella che il Ponte e le opere connesse ci toglieranno!

 

Gli allettanti finanziamenti promessi per le opere connesse al ponte stanno già raggiungendo un risultato: sul fronte del No al Ponte infatti qualche moderato sembra cedere all’idea che forse il Ponte si farà ed allora è meglio contrattare subito le opere compensative. A loro ed a quanti sono tentati dalle sirene pontiste è forse il caso di ricordare le tre parole di Borrelli: Resistere, resistere, resistere!!!

 

Daniele Ialacqua

 

 

 

Il documento con le proposte del Comune di Messina

 

 

 

MUNICIPIO DI MESSINA

 

Unità di Progetto “PONTE sullo STRETTO”

 

Via Giacomo Venezian, 35 – Tel. 090.675240 – Fax. 090.716886

 

09.02.2004

 

 

OGGETTO: Ponte sullo Stretto di Messina e Opere connesse – Proposta Tecnica di riassetto della viabilità, di riqualificazione urbana ed integrazione con l’area dello Stretto.

 

 

Premesse

 

Le opere di collegamento viario e ferroviario previste nel progetto preliminare del Ponte sullo Stretto (delibera CIPE n. 66 del 01/08/033) comprendenti quelle propedeutiche e funzionali incideranno sull'assetto del sistema viario e ferroviario preesistente.

 

La R.F.I. S.p.A. ha predisposto (per gli aspetti di competenza) un progetto preliminare per le "opere ferroviarie connesse" che comprende interventi sui due versanti (Siciliano e Calabrese) avvalendosi delle procedure previste dalla legge obiettivo.

 

In particolare sul versante siciliano detto progetto della R.F.I. ha previsto:

 

A) La costruzione di una nuova stazione ferroviaria per Messina denominata "Stazione Ponte" a valle della via La Farina ed a sud della Via S. Cecilia;

 

B) La realizzazione di un binario indipendente da Contesse a Messina C.le per la circolazione dei mezzi di servizio e treni merci;

 

C) La delocalizzazione a Contesse degli impianti merci e della trazione da Messina C.le;

 

D) L'adeguamento delle fermate della metroferrovia Messina C.le - Giampilieri ricadenti nella tratta Contesse-Messina C.le (cioè delle stazioni di Contesse, Gazzi, S. Cecilia, ME C.le);

 

E) La riconfigurazione (tre binari soltanto) degli attuali impianti di Messina C.le per il traffico locale regionale e di Messina Marittima (periodi di temporanea interruzione di traffico attraverso il Ponte).

 

Con nota prot. N. 2526 7Seg. del 22/09/03 il Sindaco di Messina ha richiesto formalmente alcune modifiche al progetto (già rappresentate in data 31/07/03 al Tavolo Tecnico riunitosi a Palermo presso l’Assessorato ai Trasporti) tra le quali una diversa localizzazione della Stazione Ponte e l'interramento della stessa e dei binari da mantenere per il collegamento di questa con la Centrale, ciò al fine di liberare l'Affaccio a Mare della città in quel tratto e consentire l'avvio della riqualificazione ed il ridisegno urbanistico di quella significativa area urbana in atto degradata.

 

Veniva richiesta altresì la delocalizzazione delle invasature per il traghettamento dei veicoli ferroviari a Tremestieri.

 

Il progetto R.F.I S.p.A. è stato esaminato dalla Commissione Speciale VIA (presso il Ministero dell'Ambiente) che con nota prot. CSVIA-VP2003/0023 del il 24.09.2003 ha chiesto integrazioni al progetto, invitando la RFI a "valutare l'ipotesi di una soluzione progettuale che si sviluppi in galleria nel tratto da Messina C.le, almeno, fino al termine della prevista galleria artificiale sulla linea Palermo C.le-Contesse".

 

 

Proposte

 

L’U.d.P. Ponte del Comune di Messina, a seguito di numerosi incontri tecnici con i rappresentanti degli Uffici Comunali interessati (Dipartimento Politiche del Territorio, Dipartimento OO.PP., Comando P.M., Settore Igiene Cittadina, Dipartimento Viabilità) nonché con quelli degli Ordini Professionali (Ingegneri, Architetti e Consulta degli Ordini), con la RFI S.p.A. e l’Italferr S.p.A., con l’Autorità Portuale di Messina, con il Consorzio Autostrade Siciliane, ha formulato alcune proposte di integrazione dei sistemi di trasporto stradale, ferroviario e marittimo per la mobilità nell'Area dello Stretto con particolare riferimento alla ricerca del nodo di scambio ferroviario multimodale (gommato-ferro) sul versante messinese. Tali proposte sono state confrontate nel corso di un apposito incontro con i tecnici della RFI per la rilevanza che esse hanno nell'ambito del progetto delle "Opere Ferroviarie Connesse" che detta società sta rivedendo a seguito della summenzionata nota della Commissione Speciale VIA.

 

A breve, presso l'Ass.to Reg.le Trasporti si terrà un ulteriore incontro del Tavolo Tecnico, ivi istituito per la compartecipazione degli Enti Territoriali nell'iter istruttorio preliminare all'approvazione del progetto delle opere ferroviarie connesse, ed in quella sede l'ipotesi, già prospettata ai tecnici della RFI a Messina, salvo diversi orientamenti ed indirizzi dell'organo superiore.

 

La proposta complessiva può così riassumersi come rappresentata su apposite tavole grafiche cui la presente fa riferimento:

 

1) Riqualificazione e riorganizzazione del tratto urbano posto a valle della Via La Farina e della SS. 114, compreso tra la zona Falcata e Tremestieri.

 

2) Interramento di qualsiasi struttura ferroviaria nel tratto Stazione Messina C.le - Gazzi.

 

3) Realizzazione di un sistema integrato di trasporto dell'Area dello Stretto, come di seguito specificato, su tre modalità: a) ferroviario; b) stradale; c) marittimo.

 

 

Opere Ferroviarie

 

a) Localizzazione di un nodo di scambio intermodale - sottoquota rispetto al viale Europa - nell'area dell'ex Ospedale militare, sito in posizione strategica per i seguenti motivi: 1) il progetto del raccordo ferroviario al Ponte (già approvato dal CIPE) attraversa sottoquota detta area; 2) l'accesso autostradale è garantito attraverso lo svincolo di Camaro; 3) la estesa superficie e la differenza di quota tra il viale Europa ed i binari del raccordo ferroviario al Ponte consentono la realizzazione di vasti parcheggi di scambio intermodale senza pregiudicare la destinazione d'uso degli edifici fuori terra che potranno ospitare una pluralità di servizi collettivi utilizzando l'intermodalità del nodo ed alleggerendo i flussi di traffico veicolari urbani; 4) la posizione nel baricentro delle attività cittadine la rende facilmente integrabile con i percorsi di scambio interni ed esterni all'ambito urbano, come può rilevarsi dalle tavole allegate in cui si evidenzia in particolare la interconnessione tra auto-treno-tram-bus-metroferrovia.

 

b) L'utilizzazione della linea ferrata ME-RC via Ponte offre l'opportunità di poter realizzare una "metropolitana dello Stretto" a forma di semiellisse che abbracci le due sponde con un unico servizio urbano connettendo in maniera diretta, veloce e funzionale i nodi di interscambio delle tre città di Messina,Villa San Giovanni e Reggio Calabria; tale struttura servirebbe altresì i centri abitati della riviera Nord di Messina (dall'Annunziata a Papardo e capo Peloro) e i centri rivieraschi della costa calabra di Catona e Gallico. Sulle costa siciliana i quindici chilometri di raccordo ferroviario, che verranno realizzati per il collegamento al Ponte non resterebbero inutilizzati per la mobilità urbana ma anzi, integrati con il sistema metro-ferro-tranviario cittadino.

 

c) In particolare, la maggiore funzionalità della metropolitana dello Stretto potrà aversi con la realizzazione di un tratto urbano di metropolitana (dal viale Europa all'Annunziata) ipotizzato ripercorrendo il tracciato del progetto di massima a suo tempo approvato dall'Amministrazione Provinciale; detto tratto, comprendente n° 6 fermate cittadine, potrà raccogliere i flussi provenienti dalle zone abitate del territorio comunale posto nella zona più a monte in quel tratto in cui la tranvia corre lungo la costa.

 

 

Viabilità

 

d) Il progetto del Ponte, nella sua configurazione preliminare, prevede l'allaccio del nuovo raccordo Giostra-Ponte con l'innesto dei flussi di traffico interregionale sulla tangenziale Tremestieri-Annunziata, caricando ulteriormente le citata arteria, già satura per la presenza dei flussi di traffico cittadino in entrata ed uscita dai numerosi svincoli esistenti (Tremestieri, Stadio S. Filippo, Policlinico, Messina Centrale e zona Nord). Si ritiene indispensabile mantenere separato il traffico veicolare interregionale da quello locale realizzando il collegamento autostradale previsto dal PRG da Tremestieri a Giostra; si eviterà così l'interferenza che i flussi di traffico (perlopiù pesante) da e per il Ponte avrebbero con il traffico locale.

 

e) Durante la fase di realizzazione del Ponte la viabilità cittadina verrà interessata dai movimenti dei mezzi di cantiere aggravando la situazione viabile già critica. Sono stati individuati, pertanto, alcuni interventi necessari a scongiurare la crisi nelle zone maggiormente interessate: la realizzazione del Sistema di Viabilità Integrato (previsto dal PRG) è stato individuato dal Dipartimento Politiche del Territorio del Comune di Messina come indispensabile per consentire un sostenibile inserimento del Ponte ed in particolare nella fase di costruzione dello stesso.

 

f) Al fine di evitare l'impatto dei movimenti causati dai lavori di costruzione del viadotto Annunziata e della Galleria Balena (Annunziata-Pace) occorre realizzare un collegamento diretto tra lo svincolo dell'Annunziata e la Panoramica in località Pace, tale collegamento da comprendere nelle opere di "cantierizzazione" potrà poi rimanere come utile viabilità urbana di collegamento diretto tra l'Università e la riviera nord, by-passando l'abitato dell'Annunziata.

 

g) I lavori di costruzione del tratto autostradale tra la zona di esazione ed il viadotto di collegamento del Ponte in località Torre Faro, comporteranno la deviazione del tatto terminale della Panoramica (rotonda in località Frantinaro) e l'interruzione della via Comunale di collegamento con la Litoranea in corrispondenza del rettifilo di Granatari. Per consentire il deflusso del traffico diretto dai villaggi nord verso la riviera Tirrenica (particolarmente intenso nella stagione estiva) sarà necessario realizzare un by-pass dell'abitato di Faro Superiore con il potenziamento della Strada Provinciale fino a Tono e la copertura del tratto terminale del torrente Papardo.

 

h) Veri e propri interventi propedeutici, necessari a causa dell'interferenza di sedime dei lavori di costruzione del Ponte, sono quelli occorrenti per la deviazione del traffico lungo la via Circuito (che verrà interrotta per la costruzione della torre di sostegno del Ponte) e quelli occorrenti per ricostituire il collegamento tra la parte terminale della Panoramica e la litoranea in località Granatari.

 

i) Il progetto del Ponte comprende la realizzazione di una uscita di servizio in corrispondenza del piazzale di esazione del pedaggio autostradale posto nelle immediate vicinanze del viadotto di collegamento del Ponte sulla costa. Detto collegamento è previsto tra l'autostrada e la corsia della Panoramica in direzione Messina-Torre Faro e costituisce una uscita di servizio per il personale addetto alla riscossione e manutenzione ed è concepito in maniera da consentire altresì l'eventuale deviazione del traffico (in caso di temporanea interruzione del Ponte); un adeguamento di modesta entità consentirebbe l'utilizzazione di detta struttura come minisvincolo per la zona di Capo Peloro da e per Messina, alleggerendo pertanto l'itinerario Capo Peloro svincolo di Curcuraci.

 

j) Nella zona Sud, interessata dai lavori delle opere ferroviarie connesse, la previsione della copertura del tratto terminale a valle del torrente S. Filippo consentirà l'accesso ai nuovi impianti ferroviari creando nel contempo i presupposti per il risanamento urbanistico-ambientale di vaste aree.

 

k) La costruzione della "Via del Mare" (oggetto di apposito preliminare di intesa del 07.03.03) consentirà il collegamento diretto dall'A20 al Porto, affiancando alle opportune quote, nel tratto Gazzi-Porto, le strutture ferroviarie che verranno mantenute; ciò con l'obiettivo di supportare l'approdo di Tremestieri e supplirlo nei periodi di interruzione del Ponte (manutenzione ed emergenza) ovvero nel caso di temporanea inagibilità del nuovo approdo di Tremestieri (meteo marine avverse).

 

 

Collegamenti Marittimi

 

La possibilità di usufruire di un rapido mezzo di trasporto passeggeri che consenta spostamenti lungo le due sponde (Calabrese e Siciliana) e tra esse costituisce una valida alternativa al trasporto con altri modi ed in condizioni meteo-marine favorevoli può diventare più vantaggiosa per alcuni itinerari.

 

Durante la fase di cantierizzazione sulle due sponde quando sensibili saranno i disagi per i movimenti da e per i cantieri lungo la rete stradale, sarebbe certamente preferibile muoversi con una rete di mezzi veloci via mare costituenti una "metropolitana del mare".

 

Appare subito che il costo dell’impianto non è rilevante, essendo sufficiente realizzare i pontili e sistemare le aree a parcheggio idonee in prossimità dei collegamenti con la viabilità esistente. La percezione dei vantaggi economici e di gestione che si avrebbero estendendo sulla costa messinese i collegamenti di servizio in atti limitati al solo scalo dal Porto all’Aeroporto; più pontili, infatti, lungo la costa messinese, ed in particolare collegando la zona di Papardo (Università, Polo Ospedaliero e Capo Peloro) con Messina, Villa San Giovanni e l’Aeroporto ed analogo servizio sulla costa calabrese (Villa San Giovanni, Catona, Gallico, Reggio Calabria ed Aeroporto) costituirebbero la “metropolitana del mare”.

 

 

Riordino Urbanistico

 

Il riordino urbanistico conseguente alla realizzazione del Ponte sullo Stretto e dei suoi collegamenti potrà interessare gran parte del territorio comunale, e ciò non perché le opere e/o i cantieri si prevede che incidano fisicamente su così vasta area ma perché la riqualificazione di alcune zone estese ed urbanizzate offre occasione per una riqualificazione e riordino urbanistico della città conseguente alle iniziative di sviluppo che la città saprà portare avanti, anche nella prospettiva della realizzazione dell'Area Integrata dello Stretto da sempre auspicata.

 

Attraverso la realizzazione di un piano di vasta area che interessi i territori posti sulle due sponde (a seguito di apposito Accordo di Programma tra gli EE.LL. delle due Regioni) potrà procedersi ad una pianificazione urbanistica delle singole aree in linea con il suddetto Accordo.

 

Allo stato attuale le aree che sembrano maggiormente soggette a trasformazione sul messinese sono oggi due e cioè: A) quella che va dal Porto allo svincolo di Gazzi; B) quella comprendente i laghi di Ganzirri e Capo Peloro.

 

La prima, per la possibilità di poter utilizzare, a seguito della esecuzione delle opere ferroviarie connesse, le vaste aree poste a valle della via La Farina tra il Porto e Gazzi mediante interventi di riqualificazione che possono consentire l'affaccio a mare della Città; la seconda, per la trasformazione del paesaggio, da semplice attrazione naturalistica (attualmente priva dei necessari servizi turistici) a vero e proprio polo di attrazione turistica integrato in cui dovranno integrarsi e valorizzarsi le rilevanti valenze naturalistiche con le straordinarie opere di architettura ed ingegneria che verranno a realizzarsi.

 

 

Misure compensative

 

Il D. Lgs n° 190/02 prevede all’art. 18 che lo Studio di Impatto Ambientale per le opere da realizzarsi con la legge obiettivo (L. n° 443/01) comprenda “le misure previste per evitare, ridurre ed eventualmente compensare effetti negativi rilevanti del progetto sull’ambiente”.

 

La Stretto di Messina S.p.A., nel quadro economico del progetto preliminare prevede tra le somme a disposizione al punto d) per "opere compensative" un importo pari a 2,5% calcolato sui lavori al netto delle opere di cantierizzazione e cioè di 93 milioni di Euro (su una spesa complessiva dell'opera di 4.532,925 milioni di Euro).

 

La delibera CIPE n° 66 del 01.08.2003 comprendente "prescrizioni e raccomandazioni pertinenti alle opere e misure mitigatrici e compensative dell’impatto, ambientale e sociale" ha disposto che il limite di spesa per detto fine fosse elevato a 130 milioni di Euro (elevando nel contempo l'importo di spesa complessiva dell'opera a 4.684,3 milioni di Euro).

 

Detta delibera prevede che "la definizione delle opere e misure mitigatrici e compensative venga portata da Stretto di Messina S.p.A. a corredo del progetto definitivo dell'opera sulla base delle prescrizioni e raccomandazioni di seguito riportate e sentite le amministrazioni interessate", precisando altresì che "in occasione della realizzazione dell'opera si dovrà attuare una significativa riqualificazione del territorio e delle sue realtà, anche al fine di risolvere le contraddizioni accumulatisi nel tempo sui modi di utilizzo del territorio stesso".

 

Al punto 8 di dette prescrizioni la delibera prevede che la “priorità … dovrà essere data ad interventi di riqualificazione paesaggistico – ambientale”.

 

Occorre, pertanto proporre le misure compensative da indicare alla Stretto di Messina tenendo conto delle priorità e delle prescrizioni su indicate, distinguendole da quegli interventi individuati come necessari ed indispensabili ma che vanno classificati sotto diverse fattispecie:

 

a)      interferenze di sedime (art. 5 del D. Lgs n° 190/02);

 

b)      opere propedeutiche stradali e ferroviarie specificate nella relazione istruttoria del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (oggetto di Accordo di Programma da integrare);

 

c)       opere connesse.

 

 

Il Dirigente

Ing. Giovanni Caminiti

 

 

 

Gli interventi individuati in vista della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina

 

(Fonte: Unità di Progetto “Ponte sullo Stretto” – Comune di Messina)

 

 

Rif.

Intervento

Classificazione

Spesa

Strumento

A

Raccordo Panoramica-Litoranea (collegamento tra la parte terminale della Panoramica e la litoranea in località Granatari)

Interferenza

Non indicata

Progetto Ponte sullo Stretto

B

Minisvincolo Ganzirri, in corrispondenza dell’uscita di servizio del piazzale di esazione

Funzionale al Progetto Ponte sullo Stretto

Non indicata

Progetto Ponte sullo Stretto

G

By-pass Annunziata-Pace

Cantiere

Non indicata

Progetto Ponte sullo Stretto

R

Fermata Papardo

Funzionale al Progetto Ponte sullo Stretto

Non indicata

Progetto Ponte sullo Stretto

C-E

Variante Faro S. in direzione Tono (by pass dell’abitato di Faro Superiore con il potenziamento della Strada Provinciale fino a Tono S.P. 49)

Interferenza cantiere

/Connessa

9 Mln

Opere stradali connesse

D

Completamento copertura torrente Papardo (copertura del tratto a monte del torrente Papardo)

Interferenza cantiere

/Connessa

10 Mln

Opere stradali connesse

L

Collettore ad ansa (nuovo tracciato A20 per il collegamento da Tremestieri a Giostra con il Ponte)

Connessa

500 Mln

Opere stradali connesse

M

Sistema di Viabilità Integrato (conforme al PRG)

Interferenza

Cantiere

100 Mln

Opere stradali connesse

O

Collegamento stradale

“Via del Mare”

Connessa

40 Mln

Opere stradali connesse

P

Metropolitana del Mare

Interferenza

Cantiere

/Connessa

25 Mln

Opere stradali connesse

N

Copertura tratto terminale

Torrente S. Filippo

Progetto R.F.I.

Non indicata

Opere Ferroviarie Connesse

Q

Collettore Metropolitana dello Stretto

Opere Ferroviarie Connesse

Non indicata

Opere Ferroviarie Connesse

F

Collegamento Svincolo Curcuraci-Panoramica

Connessa

9 Mln

Accordo di Programma del 27.11.03 (specificare fonte finanziamento)

I

Raddoppio tratta Giostra-Annunziata (seconda canna autostradale in galleria)

Connessa

30 Mln

Accordo di Programma del 27.11.03 (specificare fonte finanziamento)

H

Completamento svincolo Annunziata

Connessa

5 Mln

Accordo di Programma del 27.11.03 (inserire)

S

Misure mitigatrici e compensative per la riqualificazione del territorio e la risoluzione delle contraddizioni accumulatisi nel tempo sui modi di utilizzo del territorio stesso

 

 

 

S1

Area integrata dello Stretto – Accordo di Programma: A) Piano Quadro Area dello Stretto; B) Variante P.R.G.; c) Piano Particolareggiato tratto tra il Porto e lo svincolo di Tremestieri; D) Piano Particolareggiato del Polo Turistico Integrato dei laghi di Ganzirri e Capo Peloro

Riorganizzazione territoriale

Connessa

5 Mln

Accordo di Programma Area Integrata dello Stretto

S2

Interventi di riqualificazione ambientale attuativi piano particolareggiato Porto-Tremestieri

Compensative

25 Mln

Delibera CIPE n. 66

S3

Interventi di salvaguardia ambientale della Riserva di Capo Peloro e valorizzazione turistica del territorio

Compensative

35 Mln

Delibera CIPE n. 66

S4

Rinaturalizzazione e ripascimento dei litorali

Compensative

15 Mln

Delibera CIPE n. 66

S5

Adeguamento e riqualificazione della Panoramica dello Stretto

Compensative

4 Mln

Delibera CIPE n. 66

S6

Area attrezzata interregionale di Protezione Civile

Compensative

5 Mln

Delibera CIPE n. 66

 

Formato per la citazione:
Daniele Ialacqua, "Il business delle opere “mitigatrici”", terrelibere.org, 17 maggio 2004, http://www.terrelibere.it/doc/il-business-delle-opere-mitigatrici