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Gloria ha 44 anni ma ne dimostra più di 50: i solchi che scolpiscono il suo viso parlano degli anni passati nella droga e nella prostituzione. Bambina piena di insicurezze e paure, ragazza alla ricerca di approvazione e protezione, finisce per trovare nella strada la sua unica casa e nella prostituzione una maniera per sentirsi bene, importante e apprezzata. Vive la prostituzione come una festa costante, viaggia per la Colombia, nelle Antille, in Giappone. Passa per le mani di trafficanti senza scrupoli ma senza nemmeno la consapevolezza dello sfruttamento cui é sottoposta.

Esce dalla prostituzione solo perchè alla sua età non riesce più a vincere la concorrenza delle giovani. Adesso ha messo su una piccola impresa di ‘tortillas’ di mais. Si sente soddisfatta del successo che in un solo anno sta raccogliendo ma sente fortemente la mancanza di quella socialità speciale che la prostituzione le dava e dell’atmosfera dei bar.

La nuova vita da donna di casa e di famiglia che ha scelto le sta procurando dolori che a volte vorrebbe tornare a spegnere nella droga. La famiglia non la appoggia completamente nella attività, salvo battere cassa quando ci sono delle necessità. Il suo compagno l’ha lasciata ed è scappato con una delle sue impiegate “perchè lei lavora troppo e non ha tempo per lui”. La discriminazione di genere cui è sottoposta nella sfera familiare e nella realtà socio-economica è una realtà nuova con la quale deve venire a patti.

 

* * * *  *

 

Io ero una bambina completamente matta. Noi eravamo otto figli, mio padre era un iresponsabile mentre mia madre era totalmente dedita alla famiglia. Mio padre beveva tanto e lei stava sempre lì, in casa. Io la ricordo sempre incinta, incinta, incinta. Figurati che tra di noi c’è solo un anno di differenza.

 

Mia madre era una ragazzina senza istruzione ed ha iniziato ad avere figli a 12 anni; io ero la maggiore delle femmine e ogni volta che lei aveva un bebè io dovevo occuparmi di quello che ancora non aveva imparato a camminare. Cioè, c’era un bambino paffutello di nove mesi e già madre stava per averne un’altro. Allora a me toccava occuparmi di lui e quando mi cadeva immediatamente lei mi piacchiava. Per esempio, stavo giocando al quadrato con in braccio il bambino e appena mi cadeva mia madre mi puniva. Mia madre, nella sua ignoranza pretendeva che io l’aiutassi a crescere il bambino o la bambina ma anch’io ero una bambina ....

 

Così andavamo crescendo e mia madre continuava ad avere figli e io le aiutavo e mio padre faceva il vigilante. A lui lo pagavano il venerdì e ogni venerdì mia madre ci metteva a letto senza cibo. Appena riceveva lo stipendio si andava a buttare in un bar, si ubbriacava e per quella notte non c’era cena. Si metteva con tutte le donnette dei bar ed era innamoratissimo di loro. Mi ricordo che quando mia madre andava all’ospedale per avere un bambino ci andava sempre digiuna e a noi ci lasciava senza cibo. Come poteva lasciare sua moglie senza cibo?

 

Io sono stata  sempre la più .... mia madre dice che sono stata la più matta. A volte le dico “vedi, mamma, era per colpa della mancanza di comunicazione, ma io non potevo chiedere quello che tu non mi potevi dare” e mia madre mi risponde “no, non è così”. Ancora lei non capisce che con i figli bisogna dialogare. Lei dice: “lo psicologo? Lo psicologo è la cintura, perchè io vi ho tirato tutti su a suon di botte e bene o male siete tutti qui”.

 

Allora io sono arrivata a 11 anni vedendo questa situazione; mia madre mi mandava a scuola ed io andavo a studiare, però, siccome lei non mi dava nemmeno un pesos, allora io me ne andavo con le mia amiche e chiedevamo agli uomini per strada di comprarci qualcosa da mangiare e loro – che porci sempre ce ne sono stati  - ci dicevano “va bene, però se mi fai vedere questa cosa o quell’altra!”. E noi iniziavamo, l’una con l’altra “mostragli tu, mastragli tu”. ... Certo che io mi mischiavo con le peggiori! Per non essere costretta ad occuparmi dei fratellini dopo la scuola scomparivo e me ne andavo per esempio a fumare marihuana con delle amichette. A casa tornavo già nel pomeriggio e mia madre “dove sei stata, svergognata” ed era una delle mie dosi di botte. Tutte queste botte erano diarie per me se non scappavo … in fondo io cercavo solo di evitare di essere picchiata.

 

Mia sorella era diversa, più giudiziosa. Lei gli puliva le scarpe a mio padre ... perchè lui era di quegli uomini che esigeva che le figlie gli pulissero le scarpe, gli mettessero la camicia e tutto, non la moglie ma le figlie .... guarda tu che ‘machismo’! E mia sorella gli puliva le cose, gli preparava i fagioli quando lui lo chiedeva e a lei non la picchiava. Però io no, me ne andavo per la strada e non facevo niente. A volte penso che lo facevo per dimostrare la mia ribellione, per dimostare che non ero d’accordo con tutto quello, chi lo sa.

 

Nella strada io ero felice, non so, era come se sentivo più affetto nella strada che nella casa. Se mio padre non mi faceva uscire io scendevo dal balcone e quando mi beccavano mi picchiavano e mi rinchiudevano però io scapavo di nuovo; scomparivo 3, 4 giorni e quando tornavo erano altre botte. Alla fine ho iniziato a gironzolare, ho abbandonato la scuola, ho iniziato a prendere il vizio della droga ... fumavo marihuana e ‘bazuco’[1].

 

Il padre di mio figlio era il ragazzo che mi vendeva la droga. All’inizio stavo con lui solo per la marihuana, dopo ho iniziato ad attaccarmi a lui per paura. Mi spaventava la vita, mi spaventavano perfino i cani. A quei tempi già non avevo norme nè c’era qualcuno che mi dicesse che dovevo o non dovevo fare, allora mi sentivo più libera. All’età di 14, 15 anni ho iniziato ad esercitare la prostituzione. Il padre di mio figlio era ladro, rubava portafogli allora passava tanto tempo in carcere. Ho iniziato la prostituzione perchè molte volte non avevo di che vivere e di che sfamare il bambino.

 

A 19 anni me ne sono andata a Barranquilla, nella costa, a lavorare sulle navi. Sono stata prima a Barranquilla, poi a Cartagena e Santa Marta, ‘pirateggiando’. Si chiama ‘pirateggiare’, ‘pirateggiare’ significa salire sulla navi per esercitare la prostituzione. E lì c’erano tantissime navi, in quantità: filippine, giapponesi, greche ... arrivano lì e stanno ferme per caricare alcuni giorni; alcune restano ferme anche mesi. Ci sono navi straniere ma anche navi colombiane, organizzate come bordello in mezzo al mare. Mi ricordo che la prima nave dove sono stata era una di queste navi-bordello, dove ci tenevano sempre rinchiuse. Fuori mettevano le nostre foto nude e il cliente sceglieva quella che voleva. Fino alla nave ti portava un uomo in lancia e a lui bisognava dargli dei soldi, altrimenti ti buttava in mare. Lo hanno fatto con più di una e chi se ne accorge quando uno finisce lì, senza famiglia, senza nome, senza documenti? Allora non era come ora, che tutti abbiamo la nostra carta di identità. Io sono stata dicei anni senza documenti, su e giù per la Colombia e non ne avevo bisogno.

 

Quello delle navi è un mondo che molta gente non  conosce e dal momento che si trova lontano dai controlli delle forze dell’ordine lì c’è di tutto, di tutto, perfino pervertiti sessuali, donne che sotto l’effetto della droga si lasciano bruciare, si fanno fare di tutto e si guadagnano i propri soldi ma c’è anche buona gente ... ci regalava la Coca-Cola, ci regalavano delle camicette che portavano loro dall’altra parte del mare.  Io sono stata su una nave greca e lì ci regalavano un sacco di cose belle.

 

In quella prima nave dove sono stata ci regalavano anche bei vestiti; lì è stata la prima volta che ho indossato un costume da bagno e poi ci davano del buon cibo, però non ci lasciavano uscire. C’era solo un balcone semioscuro dove potevamo stare e dove gli uomini bevevano e quando meno te lo aspettavi c’era un uomo nella stanza che ti stava aspettando. Era orribile, c’era sempre quell’incertezza: “che faccia vado a vedere questa volta?”. Alla fine un cliente mi ha aiutato a scappare da lì, ci hanno tirato una corda, siamo scesi tutti e due da una finestra e siamo fuggiti”.

 

Nelle navi c’erano soprattutte prostitute consumatrici di droga, perchè la donna sotto effetto di droga è più disponibile, per dirlo chiaramente con droga sopporta tre, cuattro, cinque volte l’uomo per gli stessi soldi. Lì lavoravi direttamente con il cliente, nel senso che il cliente ci pagava direttamente a noi, però mai ci davano i soldi che valevamo. Il padrone vende alcolici e gli piace la donna che balla e fa lo show. Ora mi fa ridere ricordarlo, ma io ero molto abile a fare lo show ... ero sexy, mi toglievo i vestiti lentamente e … ah, era molto attrattiva per il padrone, ma lui non mi dava nemmeno un soldo, mi teneva lì in vetrina per i suoi guadagni e non mi pagava niente.

 

A Barranquilla ho lavorato anche in una casa immensa che si chiamava “La casa verde”, grande come un intero isolato. Figurati che era la casa dell’armatore e da lì passavano tutti quelli che arrivavano al porto, tutti andavano lì. Un giorno sono venuti dei Giapponesi e ci hanno offerto di portarci in Giappone ed io ... ah, … subito pronta! Non so, ma a me mi attraeva un sacco l’idea di viaggiare, non mi faceva paura, anche se non conoscevo la lingua, anche se non sapevo nemmeno una parola di inglese.

 

Allora i giapponesi chiesero: “chi vuole venire?” ed io immediatamente mi sono iscritta. Una signora ci ha dato dei soldi e mi ricordo tutta l’allegria che sentivo .... il passaporto, i documenti ... tutto falso, tutti i documenti erano falsi. A quei tempi io era senza identità, non avevo nessun documento. Sono venute con me altre compagne; mi ricordo in particolare di una, si chiamava Doralba e le piacevano le donne: la chiamavano Dori. Mi ricordo delle mie compagne, eccome, erano così belle, piene di entusiasmo, vivevano in un mondo tutto loro .... Non siamo arrivati direttamente a Tokio; io ho fatto transito a Los Angeles, ha passato i controlli di immigrazione ed è venuto a ricevermi un americano negro, che mi ha accompagnato in un hotel. Il transito è durato un giorno ed una notte. 

 

Il Giappone ci siamo andate in sei e una di loro l’hanno uccisa davanti a me. L’ha uccisa un giapponese tutto tatuato ... tutti quelli che ci trasportavano da un teatro all’altro erano tatuati. I primi giorni loro ci hanno divisi in gruppi di due e a me mi hanno mandato con la ragazza che hanno ucciso. Lei era di Cali, era una ragazza molto ribelle, però si ribellava per i soldi. Il fatto è che sempre ci sono ragazze che stanno zitte e altre che fanno storie, che dicono “ah, no, gli accordi erano altri, questi soldi che mi dai una miseria”. Io ero completamente dipendente dalla droga, quindi qualunque somma mi davano per me andava bene, mi accontentavo di quello che capitava. Probabilmene, mentre in me prevalevano gli istinti della droga, in lei prevaleva il senso di responsabilità verso la famiglia. Allora lei ha iniziato a dire “no, l’accordo non era per questi soldi, tu sei un delinquente, dammi i soldi che mi hai promesso altrimenti non lavoro”. Quel giorno dovevamo trasferirci a Osaka e lui guidava nervosissimo; mi ricordo che mi ha regalato un peluche grande e guidava nervoso e diceva alla ragazza che l’ammazzava ed io non so … io mi ero fatta … e non so ... a volte chiedo alla vita perchè non avevo in quel tempo la coscienza che ho adesso ... non so cosa mi succedeva e perchè non ho cercato di impedire che la uccidessero. Non ho detto nulla, vedevo solo ombre. Ricordo che l’hanno introdotta dentro una camera di hotel e quando io sono entrata già era morta. L’hanno soffocata con un cuscino e l’hanno lasciata lì mentre a me mi hanno portato da un’altra parte. Mi ricordo che abbiamo camminato in macchina quasi una notte e un giorno, passando per belle strade sotterranee, perchè in Giappone ci sono delle autostrade molto belle sotto terra. Erano solo ponti e ponti sotto terra. Con le altre ragazze non mi sono incontrata mai più.

 

In Giappone ci sono due modi di esercitare la prostituzione: nel marciapiede e nei teatri. La prostituzione dei teatri è della mafia e a me è toccata questa. A me mi hanno buttato in un teatro dicendomi “ora, guadagnati la vita”. Non mi hanno mai dato soldi per mangiare nè niente. Io sapevo che dovevo guadagnare per mangiare, che dovevo fare lo show, ossia, dovevo fare l’amore con tutti quelli che volevano. Il lavoro nei teatri è davvero strano. Nonostante tutto, io non sono mai stata capace di fare sesso ... cioè, di eccitarmi davanti a una terza persona. Mi sembra un atto così intimo ... Però i giapponesi no, ... nel centro del teatro c’è una pista che ruota e sei lassù e l’uomo sale su questa vetrina e ti monta addosso, mentre la pista gira. Il teatro è buio mentre i riflettori sono proiettati sulla piattaforma. L’uomo si eccita, fa le sue cose e scende e dopo sale un altro, mentre tanti uomini intorno alla pista osservano e tu dalla piattaforma li vedi lì tutt’attorno. Io mi chiedo, “com’è possibile? Forse i clienti dei teatri sono i più depravati? Cioè, io, nonostante tutte le esperienze che ho vissuto, io ho bisogno di un ambiente intimo, ho bisogno di amare, di sentirmi bene, …di sentire che in quel momento sono importante per lui e lui è importante per me. Io dico che arrivare a sentire piacere è un atto così mentale, così intimo. Per questo non capisco, sono cose che non capisco ancora.

 

In giappone ogni settimana mi davano una busta con i soldi ma io non ho mai saputo quanto valeva il yen nè quanto guadagnavo. Li cambiavo in dollari e non ho mai capito quanto guadagnavo, mai, mai. Però quando sono tornata a casa ho portato dei dollari, non mi ricordo quanti, però sufficienti a bere per un mese  intero o più.

 

In Giappone ci sono andata tre volte. La prima ci sono rimasta nove mesi, dopo ho deciso di tornare, perchè facevano molte perquisizioni nei teatri e tu dovevi stare sempre pronta, con la  valigia pronta per scappare in qualunque momento arrivavano, allora mi sono detta “me ne vado”. Mi hanno lasciato andare però ho dovuto inventare che ero malata. Io viaggiavo sempre con biglietto di andata e ritorno. Dopo sono tornata dalla signora dell’agenzia, mi sono dipinta i capelli di verde e a lei è piaciuto il mio lavoro e mi ha fatto andare di nuovo ... perchè se a loro non piace il tuo lavoro non ti aiutano più. Quando parti ti danno 2000 dollari, però solamente per mostrarli alla frontiera e subito dopo te li prendono.

 

La seconda volta sono tornata dopo sei mesi, la terza è stato quando sono stata venti giorni a Yokohama, in carcere. Erano già sulle mie tracce da tempo e mi hanno preso per documenti falsi. In Giappone era un delitto entrare come turista e poi mettersi a fare la prostituzione. Sono stata venti giorni in carcere e poi mi hanno rimpatriata. In carcere non mi hanno maltrattata ma mi sono sentita tremendamente sola, è stato terribile. Lì si che sono stata cosciente della sofferenza ... non mi piaceva il cibo, non sapevo usare i bastincini ... e la solitudine, tanta solitudine.

 

Sono stata anche a Panamá circa due mesi e a Curazao, nel ‘Campo Alegre’[2], tre mesi. Qui c’era una agenzia di viaggio che ti aiutava ad andare via; la sognora so chiamava Leonor, tu gli davi le foto e lei ti aiutava. Non ho mai saputo quanto guadagnava lei. L’ultima volta ci sono andata  circa 7, 8 anni fa ma la signora non c’era più e l’agenzia era diventata una agenzia seria. 

 

Quando mi hanno rimpatriato sono tornata a Medellín e ci sono rimasta definitivamente, però ho continuato ad esercitare la prostituzione: in bar e case di appuntamento.

 

Mia madre ha sempre saputo e anche le mie sorelle. Quando vivevo nella costa ho passato otto anni drogandomi e  non ho mai chiamato casa.

 

Qui in Colombia i clienti non utilizzano preservativi, mai, per niente, non vogliono. In Giappone invece gli uomini sono più educati. Tu esci con la tua borsa ed hai tutto a portata di mano, sempre, sempre.

 

Se dovessi raccontare tutto quello che ho vissuto ci vorrebbero giorni. Vedi, a uno non gli succede niente perche Dio è grande e chi sa per che cosa ci riserva. Molti anni fa, per esempio, siamo stati in una fattoria qui, fuori Medellìn. ... Ascolta un pò questa storia. Io lavoravo in una casa nella Avenida Oriental. (Era una casa di appuntamenti famosa, ma un giorno hanno sparato alla padrona e tutto è finito) Eravamo lì quando sono venuti degli uomini e hanno pagato la signora per portarsi via delle ragazze. Chissa quanto le hanno dato a lei!!! A noi, invece, ci hanno detto che ci pagavano dopo e ci hanno portato in una villa lussosa, molto lontano da Medellín. La cosa strana era che la casa non era abitata da una famiglia … ci vivevano solo otto uomini. In una stanza c’era una radio di comunicazione e ... c’erano tutto il ‘bazuco’ che volevamo. Non ne avevo visto tanto in vita mia, ce n’era a sacchi. Tutti ci facevamo, tutti ... e c’era un uomo a letto e gli uomini si prendevano cura di lui. Non ho mai saputo chi era. Sembrava fosse il capo, perchè lui è stato con tutte quante noi e altri si prendevano cura di lui. Siamo rimaste lì per circa quindici giorni, senza cambiarci di vestito, ci lavavamo e andavamo nude in giro per la casa e quell’uomo tutti i giorni parlava per radio. Io mi sono fatta molto amica di lui ma non ho mai potuto capire che diceva. Diceva qualcosa come “oggi andiamo a fare spese, si, oggi bisogna fare spese” e poi “volo, volo” e non so che altro. Ora che sono lucida mi dico che doveva essere qualcosa di strano.

 

Sono stata anche a Ciénaga Magdalena, nel dipartamento dell’Atlántico, in un piccolo villaggio. Lì c’e solo guerriglia e nient’altro. C’è una casa dove dormono le donne; il padrone non ti paga, però anche l’alloggio è gratuito. I clienti pagano bene ma è molto pericoloso stare lì, perchè viene la guerriglia e ci sono anche paramilitari. Lì non si poteva utilizzare droga, perchè la guerriglia e i paramilitari non lo permettono … e quello era un posto dove venivano continuamente. Gli uomini non dormivano dove dormivamo noi, passare la notte con il cliente era pericoloso, perchè se era uno che aveva fatto qualcosa e lo venivano a cercare per ammazzarlo, ammazzavano anche la donna con lui. Si viveva una tensione lì!

Di bella della prostituzione c’è l’atmosfera dei bar è come una ‘rumba’ tutti i giorni … lunedì, martedì, mercoldì, … tu vivi in una festa costante. Vivi la musica, canti, balli con il cliente e ti senti felice. Si vive in una atmosfera di musica; se arriva il cliente che sai che è ‘tuo’ allora bevi e cerchi di attaccarlo ad una amica tua, lo attacchi alla migliore amica che hai, glielo attacchi per farlo spendere e comincia una festa e finisci per essere ubriaca, bevi e bevi e vivi come in una festa. Guarda, la mia gioia era sentire che ero sexy, bella, che piacevo … si, mi piace vedere che quando converso la gente mi trova interessante e con i cliente mi succedeva sempre quando mi ci mettevo a parlare. Nonostante tutto, io sono sempre stata carismatica per la gente … allora mi ricordo che mi sentivo così importante e le altre rgazze che lavoravano con me me lo dicevano sempre.

 

Ogni donna può trovare nella prostituzione una situazione diversa. Io ho sentito storie molto tristi … tutte le compagne hanno storie diverse, ce ne sono che non hanno nemmeno sofferto tanto. C’è una donna che conosco che vede nell’esercizio della prostituzione un valore, lei dice “la prostituzione è solo per donne d’acciaio, mentre ci sono donne così vigliacche che preferiscono chiedere l’elemosina che battere”. Ciascuna vive una situazione diversa, alcune hanno storie tragiche, altre perfino divertenti, però facciamo lo stesso lavoro …

 

La prostituzione si può dividere in classi diverse, ma tutte facciamo la stessa cosa … a tutte ci tocca sopportare le stesse cose … perchè vai a letto con un uomo e sai che questo ti va a dare le 50 mila Pesos di cui ha bisogno per i tuoi figli ma non è facile sopportare un cane che ti dice “fammi questo, fammi quest’altro”. I clienti ti chiedono di tutto. A me mi hanno chiesto persino di fare sesso con un bambino di 4 anni. Figurati, guarda che quello che ti sto dicendo è quello che ho vissuto, ti sta parlando una donna che ha fatto la vita, che ha vissuto tutto questo direttamente, perchè io non racconto per sentito dire. C’era un club a Medellín, la casa di Marta Pintuco, che era tra le più famose ed io lì ero una delle migliori quando ero ragazzina. Una volta è venuto un uomo con un piatto di cocaina e lui era così perverso che voleva fare sesso con una donna di ottant’anni. Mi diceva: “io ho provato di tutto, anche bambine di 10 anni, di 8, ho provato di tutto; ora voglio stare con una vecchia di 80 anni”. Ma tu immagini come può essere? Io ho visto tutta la scena. Io nella prostituzione ho vissuto di tutto. Tutto, proprio tutto, ...

 



[1] Prodotto di scarto nella raffinazione della cocaina, molto consumato negli strati popolari, perchè ha un costo molto inferiore alla cocaina. 

[2] Famoso bordello di Curacao fondato dalle autorità olandesi negli anni quaranta, per attendere alle necessità sessuali di marinai stranieri, militari e funzionari delle multinazionali.






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Formato per la citazione:
Ada Trifirò, "Gloria", terrelibere.org, 17 dicembre 2001, http://www.terrelibere.it/doc/gloria