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Crimini contro le donne a Medellín - terrelibere.org :: altre forme di comunicazione
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Titolo: Crimini contro le donne a Medellín

Crimini contro le donne a Medellín

 

 

Lo scorso dicembre la "Corporación para la vida: Mujeres que Crean" e la "Ruta Pacífica de las Mujeres" della città di Medellín hanno presentato alla città e al paese il drammatico rapporto sulle violazioni dei diritti umani commesse a danno delle donne nel 2003.

 

Mentre le istituzioni pubbliche parlano di una “evoluzione positiva” del conflitto, il movimento delle donne dimostra, attraverso una articolata e critica lettura dei dati ufficiali, come la violenza si stia ulteriormente incrementando in Colombia.

 

Scontri tra attori armati, conflitto urbano, violenza intrafamiliare, violenza sessuale; uccisioni, sparizioni forzate, desplazamiento; povertà, disoccupazione, informalità e discriminazione nel mondo del lavoro; limitazione alla libertà di movimento, alle scelte e agli affetti delle donne, alla loro libertà di organizzazione e azione politica: queste le violazioni denunciate dal movimento delle donne che in Colombia chiede pace e giustizia sociale.  

 

 

 

Rapporto sulle violazioni dei diritti umani delle donne a Medellín e

nella sua Area metropolitana nel 2003

 

 

Dicono che è nostra la metà del cielo ma noi non vogliamo

dividere il cielo né la terra bensì insieme, donne ed uomini,

imparare a conservare interamente il pianeta,

piena la vita e vivi i sogni

G.C.

 

 

Presentazione

 

Questo rapporto vuole dare a conoscere elementi qualitativi e quantitativi che rendono visibile e denunciano davanti alla città e al paese le conseguenze sulla vita e i corpi delle donne del conflitto armato, sociale, politico e culturale che vive Medellín. Il 2003 è iniziato con notizie di stampa e radio che informavano su episodi molti drammatici, relativi all'aumento della violenza contro le donne: violazioni sessuali, “femminicidi”[1], violenza intrafamiliare, allo stesso tempo, si parlava di incremento delle violazioni dei loro diritti umani fondamentali.

 

Durante l’anno 2003, il Valle de Aburrá si trova sotto l’ombra di un processo di negoziazione coi gruppi paramilitari che non contempla azioni di verità, giustizia e riparazione verso le vittime dei crimini di lesa umanità, commessi da gruppi "smobilitati"; nello stesso tempo, la città non sa nulla degli vecchi membri di gruppi miliziani, i quali anche hanno seminato terrore e che ora, piegati dai paramilitari o unitisi a loro, pretendono che gli abusi e le violazioni ai diritti umani delle quali sono responsabili entrino a fare parte delle cifre dell’impunità.

 

La "pacificazione" della Comuna 13 lascia un notevole saldo di desaparecidas/os, fosse comuni, assassini con arma bianca, desplazamiento intraurbano e disarticolazione di organizzazioni sociali e comunali; mentre il bilancio ufficiale parla di diminuzione degli assassini, vendendo l'idea di una città più sicura e tranquilla.

 

 Dato questo panorama della città e l'agire dei vari attori armati, siano essi soggetti statali, parastatali o insorgenti, questo rapporto pretende di fare conoscere la situazione che vivono le donne in Medellín e nell’Area Metropolitana. A questo fine, quest’anno si è iniziato a implementare un progetto di “Sistema di informazione e monitoraggio sulla violazione dei diritti umani delle donne”, che contiene anche le denunce ricevute dalla “Ruta Pacífica de las Mujeres”. L’obiettivo è di costituire una sorta di osservatorio che, non solo per quest’anno ma anche per quelli successivi, possa servire a visibilizzare la situazione delle donne.

 

Le fonti ufficiali, le rassegne stampa, i seminari con le donne per la raccolta delle informazioni, la documentazione di casi individuali, sono parte della metodologia utilizzata per lo sviluppo di questa relazione.

 

La "Ruta Pacifica de las Mujeres por la resolución negociada del conflicto armado” y la “Corporación para la Vida Mujeres que Crean, nel quadro del giorno internazionale dei diritti umani di tutte e di tutti, vogliamo che la nostra voce continui ad essere udita a Medellín, in Colombia e nel mondo, reclamando il nostro diritto alla verità, alla giustizia, alla riparazione e alla non ripetizione di fatti che attentano in maniera grave alla dignità umana.

 

 

1. Medellín letta dalle donne. Analisi del contesto

 

Una nazione non si piega fino a che i cuori

delle sue donne siano abbattuti.

Allora, non importa che tanto agguerriti siano i suoi guerrieri

né che tanto forti siano le loro armi.

(Proverbio Cheyenne)

 

 

Storicamente la città si è caratterizzata per essere ostile ed escludente con alcuni settori sociali in ragione del colore della pelle, per la situazione di povertà o indigenza, per ragione del genere, ecc. In questi tempi di conflitto armato, si aggiungono le discriminazioni per il fatto di essere desplazada/o, di vivere nella Comuna 13 o in qualunque altro comune povero. La calma tesa che oggi vive Medellín e la sua area metropolitana, si spiega con l’affermazione di uno degli attori armati, i paramilitari, e non con il superamento del confronto armato o del conflitto sociale.

 

Molti abitanti delle comunas soffrono una doppia stigmatizzazione. All'interno della zona le/i giovani, le/i leader comunitari ed i difensori di diritti umani sono tacciati di essere miliziani dalla forza pubblica e dai paramilitari; e fuori della comuna sono respinti negli impieghi e negli istituti educativi per essere, soprattutto in quest’epoca, della Comuna 13. La comunità denuncia i vincoli aperti tra la forza pubblica e i paramilitari, più per omissione che per azione, che è quello che caratterizza negli ultimi tempi la responsabilità dello Stato di fronte alle azioni dei vari gruppi paramilitari presenti nella città.

 

Medellín per il 2003 si caratterizza per la sconfitta militare da parte delle Forze di Sicurezza e dei paramilitari sulle guerriglie e/o milizie urbane nei quartieri della città. Le sparatorie sono state sostituite dalle morti selettive e dalle sparizioni forzate. Le autorità affermano che ci sono meno omicidi in città, ma la domanda sarebbe: meno omicidi o meno cadaveri? Meno morti e morte o meno corpi rinvenuti? L'incremento della sparizione forzata e le minacce volte a ottenere che non vengano denunciate probabilmente spiegano la nuova modalità di occultamento delle cifre del terrore e dell’andamento della guerra.

 

Oggi non esiste disputa per il controllo del territorio tra due o più gruppi armati; siamo di fronte ad un controllo non solo territoriale, ma anche politico di un solo gruppo che ha avuto l'abilità sufficiente per "negoziare" col governo, tanto locale come nazionale, e mantenere durante il processo di negoziazione attività armate. [2]

 

Nemmeno la situazione dei quartieri è migliorata. Nel marzo di quest’anno uno dei comandanti paramilitari del Bloque Cacique Nutibara afferma di contare su 4.000 uomini cooptati da varie bande e milizie; inoltre, dice di godere di una presenza in più di 45 quartieri della città di Medellín. [3] Allo stesso modo, l'excomandante della Polizia, il generale Gallego, riconosce che effettivamente i paramilitari hanno fatto ingresso nella città e, pur essendo il gruppo armato di più recente presenza, in meno di un anno hanno consolidato la loro strategia di guerra all’interno delle comunità. In che maniera si è permesso il consolidamento dei gruppi paramilitari a Medellín, dal momento che in passato si parlava di presenza di gruppi armati come le milizie - anche questi oltre a contare su un ampio dominio territoriale imponevano il controllo e il terrore tra i civili nelle proprie zone d’influenza - ma non si era mai parlato di un loro rafforzamento?

 

La prima conclusione che presentiamo è che Medellín e l'area metropolitana non sono un contesto favorevole per il pieno godimento dei diritti umani delle donne, così come emerge con evidenza dalla situazione del 2003.

 

 

1.1. Sul diritto alla vita delle donne

 

È facile vivere con gli occhi chiusi, interpretando male tutto quello che si vede

(Jhon Lennon)

 

 

Nel Valle de Aburrá si stanno sviluppando nuove strategie di guerra che si elevano dalla dimensione quantitativa ed invitano ad analisi più profonda, focalizzata sulle modalità di azione dai gruppi armati. Dopo l'Operación Orión realizzata in ottobre del 2002, secondo fonti ufficiali si è verificata una diminuzione del 35% degli omicidi a livello generale nella città di Medellín.

 

Nell’ambito dell'analisi su questa percentuale si afferma che molti di quegli omicidi sono stati dovuti alla situazione della Comuna 13; tuttavia, si argomentò che non si trattava di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario ma che molte di quelle morti si erano verificate a causa della situazione particolare che si registra in questa comuna. Se accettiamo la veridicità di questa affermazione, bisognerebbe formulare alcuni interrogativi rispetto a ciò che definiamo "[donne; N.d.T.] morte per il conflitto armato in Medellín":

 

- Perché, mettendo a confronto i dati del 2002 con quelli del 2003, mentre le cifre degli omicidi in generale diminuiscono, la proporzione di femminicidi aumenta? (Vedere tabella 1[4])

 

- Perché c'è interesse a dimostrare che gli omicidi a Medellín sono diminuiti e non c'è un uguale interesse a evidenziare l'aumento nel numero di sparizioni?

 

- A Medellín si evidenzia una logica armamentista che si riflette nella quantità di armi in possesso della popolazione civile. C'è aumento di donne morte per arma bianca, soprattutto in settori come la Comuna 13 dove queste pratiche sembrano cercare solo di far tacere le pallottole del "passato" e occultare una realtà che le donne nominano come <<... uguale o peggiore...>>. (Vedere tabella 3)

 

- Perché in database come quelli della Polizia vengono classificati come "delinquenza comune" gli atti commessi da paramilitari?

 

- Perché nel 2002 era importante chiarire, di fronte ad un fatto di guerra avvenuto a Medellín, a quale blocco dei gruppi paramilitari era attribuito, mentre per il 2003 si è taciuta questa differenziazione?

 

- Medellín nel 2003 è stata scenario di negoziazione coi gruppi paramilitari. Perché, nonostante le negoziazioni, si registra la realizzazione di numerosi femminicidi commessi da gruppi che presumibilmente sono "tregua" o in processo di abbandono delle armi? (Vedere tabella 2)

 

All’interno di questo rapporto si evidenzia che di fronte al tema dei diritti umani delle donne, per il velo che si storicamente steso sulla verità, abbiamo più domande che risposte. Queste domande cercano tentare di sensibilizzare di fronte alla situazione delle donne, ma rappresentano fondamentalmente un appello affinché lo Stato colombiano si assuma la responsabilità di proteggere i diritti umani di tutti e di tutte, come si è impegnato a fare nei trattati internazionali firmati e ratificati.

 

 

Tabella 1 - Omicidi a Medellín per genere nel 2002 e 2003

 

Anno 2002

Maschile

Femminile

 

Totale

Mese

Vittime

Proporzione

Mese

Vittime

Proporzione

Gennaio

266

94.0

Gennaio

17

6.0

283

Febbraio

267

93.4

Febbraio

19

6.6

286

Marzo

286

90.2

Marzo

31

9.8

317

Aprile

311

93.7

Aprile

21

6.3

332

Maggio

317

91.6

Maggio

29

8.4

346

Giugno

333

92.5

Giugno

27

7.5

360

Luglio

318

91.1

Luglio

31

8.9

349

Agosto

339

94.7

Agosto

19

5.3

358

Settembre

254

93.4

Settembre

18

6.6

272

Totali

2691

92.7

 

212

7.3

2903

 

 

Anno 2003

Maschile

Femminile

totale

Mese

Assassini

Proporzione

Mese

Assassini

Proporzione

Gennaio

205

90.7

Gennaio

21

9.3

226

Febbraio

158

90.3

Febbraio

17

9.7

175

Marzo

189

93.1

Marzo

14

6.9

203

Aprile

184

93.4

Aprile

13

6.6

197

Maggio

177

94.7

Maggio

10

5.3

187

Giugno

160

93.6

Giugno

11

6.4

171

Luglio

144

92.3

Luglio

12

7.7

156

Agosto

125

89.3

Agosto

15

10.7

140

Settembre

146

89.6

Settembre

17

10.4

163

 

1488

92.0

 

130

8.0

1618

 

 

(Nota: la tabella 1 vuole evidenziare l'aumento percentuale del tasso di femminicidi, che ha iniziato l'anno con una percentuale del 9.3% e chiude con una percentuale del 10.4%. Questo tasso è perfino superiore a quello del 2002, che faceva registrare una percentuale del 9.4% in settembre 2003).

 

 

Tabella 2 – Database della stampa su femminicidi avvenuti per responsabilità

di gruppi paramilitari nel primo semestre di 2003

 

Fatti

Fonte

 

Il 16 gennaio di 2003, nel quartiere El Salado, hanno bussato alla porta della famiglia Fandiño. Si sono portate via Margarita Vélez di 54 anni e sua figlia María Mabel Fandiño di 30, dopo le 21.00. I loro corpi sono stati rinvenuti il giorno dopo nel quartiere Antonio Nariño.

 

El Colombiano, jueves 13 de marzo de 2003, pag: Paz y d.H 12ª. En la 13 no quieren más muertos.

 

Nel Quartiere La Cruz, parte alta del Nord oriente di Medellín, sono state assassinate 2 donne di 25 e 28 anni, si presume ne sia stato responsabile un gruppo delle AUC [Autodefensas Unidas de Colombia; N.d.T.].

 

El Tiempo, febrero 19 de 2003, pag 2 Medellín.

 

Il 21 maggio di 2003, paramilitari delle AUC hanno ucciso una coppia di sposi, dopo aver fatto irruzione alle 18.05 nella loro abitazione situata in C.ra 131 B con Calle 56, quartiere San Javier-La Loma. Secondo la fonte i paramilitari <<sono arrivati all'abitazione dei coniugi Arroyave Bernal e hanno chiesto del figlio John Ancizar, un agente che lavora nel Dipartimento di Polizia Antioquia. Dopo avere parlato coi genitori dell'uniformato, gli individui hanno trascinati fuori dall'abitazione la signora Maria e don Manuel e li hanno crivellati di proiettili nella via pubblica>>.

 

 

 

ww.nocheyniebla.org. revista # 27.

 

<<A Marleny Agudelo Mesa e suo marito, li assassinarono nella sua casa, nel sentiero la Tramoggia del Municipio di Caldas, il mercoledì 23 di Aprile, dopo rinchiuderli nella sua casa, li sgozzarono alla calza notte dello stesso giorno Maria Olga Cortés, suo marito ed un'altra persona furono assassinati in uguali circostanze nel sentiero La Chuscala dello stesso Municipio.[5] queste morti sono attribuite alle AUC>>.

 

 

El Colombiano, viernes 25 de abril de 2003, pag. Paz y D.H.

 

Doris Botero Vásquez, 35 anni, abitante del quartiere Picco al Nord occidente della città, era minacciato di morte ed andrebbe esiliata dal suo quartiere. Il sabato 25 di Marzo l'assassinarono: <<ricevette una chiamata nella mattina e quando aprì la porta della sua casa lo spararono uomini armati delle AUC chi presero il cadavere in spalle, lo montarono in un collettivo e gliela portarono. Ad alla famiglia, suo marito e due figli minori, non gli permisero di uscire, né parlare con nessuno. Il cadavere fu contrario nelle Quartiere Capanne, in Bello. Doris lavorava da 3 anni nel Corporazione Picco con Futuro come coordinatrice del Programma di Sviluppo Familiare. Tra le attività che spinse stanno il progetto di promozione dei diritti delle donne assassini di violenza sessuale>>.[6]

 

 

 

El Colombiano, jueves 3 de abril de 2003, pag: Paz y D.H 12ª.

 

Il CTI della Procura trovò una fossa comune, in un posto conosciuto come la Laguna in Guarne, dove trovarono i resti del leader comunitaria Julia Irene Londoño. Di accordo alle prime investigazioni, gli omicidi furono commessi da membri del Blocco Capo tribù indiano Nutibara delle AUC.[7]

 

El Colombiano, jueves 22 de mayo de 2003. pag Paz y D.H. 12a.

 

 

(Rispetto alla tabella 2 è importante richiamare l'attenzione dell'attuale processo di negoziazione, perché non è possibile permettere che in esso si permetta l’impunità, soprattutto di fronte a crimini atroci; inoltre vale la pena di ricordare che lo Stato Colombiano non è autorizzato a perdonare a nome delle vittime e dei/delle loro familiari)

 

 

Tabella 3 – Femminicidi (1 di gennaio - 31 ottobre 2003)

 

Armi e mezzi utilizzati[8]

Anno

Variazione

2002

2003

Ass.

Rel.

Arma bianca

18

27

9

50%

Arma da fuoco

247

152

-95

-38%

Annegamento

0

3

3

100%

Impiccagione

2

3

1

50%

Oggetto contundente

3

1

-2

-67%

Uso di artefatti esplosivi

2

2

0

0%

Altre armi

3

2

-1

-33%

 

 

 

 

 

Totale Generale

275

190

-85

-31%

* Fonte: Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas

 

 

Tabella 4 – Feminicidi (1 di gennaio-31 di ottobre 2003)

 

Modalità

Anno

Variazione

2002

2003

Ass.

Rel.

Aggressione

3

3

0

0%

Regolamento di conti

24

8

-16

-67%

Scippo

3

4

1

33%

Asfissia

0

1

1

100%

Pallottola vagante

12

2

-10

-83%

Guerra tra bande

8

8

0

0%

Delinquenza comune

0

1

1

100%

Confronto di autodefensas

0

3

3

100%

Confronto con Polizia nazionale

2

1

-1

-50%

Lucro o vicariato

18

7

-11

-61%

Da stabilire

149

68

-81

-54%

Problemi familiari

10

5

-5

-50%

Litigio

1

5

4

400%

Furto

2

2

0

0%

Terrorismo

2

2

0

0%

Vendetta Personale

38

69

31

82%

Violenza Intrafamiliare

3

1

-2

-67%

 

 

 

 

 

Totale Generale

275

790

-85

-31%

* Fonte: Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas

 

(Di fronte alla tabella 4, richiama l'attenzione il numero di “femminicidi” dei quali ogni anno - a Medellín come nell'Area Metropolitana – non si conosce il movente. A che corrisponde quella cifra di femminicidi "da stabilire?” Quanti di quei casi sono stati investigati? Come evitare la loro impunità? Le donne abbiamo diritto alla verità!)

 

 

Tabella 5 – Feminicidi (1 di gennaio-31 di ottobre 2003)

 

Responsabili[9]

Anno

Variazione

2002

2003

Ass.

Rel.

Delinquenti comuni

240

180

-60

-25%

Autodefensas

2

3

1

50%

Sovversivi

18

6

-12

-67%

Bande

11

0

-11

-100%

In corsi di indagine

4

1

-3

-75%

 

 

 

 

 

Totale Generale

275

790

-85

-31%

Fonte: Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas

 

 

Tabella 6 – Femminicidi (1 di gennaio-31 di ottobre 2003)

 

Municipio

Anno

Variazione

2002

2003

Ass.

Rel.

Medellín

212

127

-85

-40%

Barbosa

3

2

-1

-33%

Bello

17

18

1

6%

Caldas

7

6

-1

-14%

Copacabana

7

10

3

43%

Envigado

10

6

-4

-40%

Girardota

5

0

-5

-100%

Itagüí

10

15

5

50%

La Estrella

2

3

1

50%

Sabaneta

2

3

1

50%

Totale Generale

275

190

-85

-31%

Fonte: Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas

 

 

Tabella 7 – Femminicidi (1 di gennaio-31 di ottobre 2003)

 

Classi d’età

Anno

Variazione

2002

2003

Ass.

Rel.

Minore di 14 anni

16

11

-5

-31%

Da 15 a 17 anni

36

17

-19

-53%

Da 18 a 22 anni

71

37

-34

-48%

Da 23 a 30 anni

68

58

-10

-15%

Da 31 a 44 anni

62

45

-17

-27%

Maggiore di 45 anni

22

22

0

0%

Totale Generale

275

190

-85

-31%

Fonte: Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas

 

 

Tabella 8 – Femminicidi (1 di gennaio - 31 ottobre 2003)

 

Comunas

Anno

Variazione

2002

2003

Ass.

Rel.

No. 1 popolare

27

7

-20

-74%

No. 2 Sacra Croce

8

7

-1

-13%

No. 3 Manrique

15

17

2

13%

No. 4 Aranjuez

7

17

10

143%

No. 5 Castiglia

5

7

2

40%

No. 6 Doce de Octubre

16

2

-14

-88%

No. 7 Robledo

7

4

-3

-43%

No. 8 Villa Hermosa

6

7

1

17%

No. 9 Buenos Aires

10

8

-2

-20%

No. 10 La Candelaria

21

10

-11

-52%

No. 11 Laureles

6

6

0

0%

No. 12 La América

3

3

0

0%

No. 13 San Javier

54

7

-47

-87%

No. 14 El Poblado

4

1

-3

-75%

No. 15 Guayabal

4

4

0

0%

No. 16 Belén

5

5

0

0%

Settore Rurale

14

15

1

7%

Totale Generale

212

127

-85

-40%

Fonte: Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas

 

(Richiama l'attenzione di questa tabella 8 le cifre relative alla zona Nord orientale di Medellín, conformata dalle comunas 1,2,3 e 4, così come la zona Centro orientale, conformata dalle comunas 8,9 e 10, poiché evidenziano il conflitto lì che si vive, dovuto alla presenza residuale di gruppi diversi dai paramilitari, che generano scontri e continuano ad aggiungere morti a questo confronto armato)

 

 

1.2. Violenza domestica ed intrafamiliare contro le donne

 

 

IL PRIVATO È ANCHE POLITICO

 

Ogni giorno ci sono sempre più donne disposte a difendere

la loro integrità e dignità

 

Man mano che il conflitto armato avanza, i livelli di violenza domestica ed intrafamiliare si esasperano; donne, giovani, bambine e bambini sono le principali vittime, non solo a partire dalla logica del "guerriero" che guarda le donne come oggetti, ma anche dagli ambiti della delinquenza comune e della violenza quotidiana, vissuta dalle donne nel contesto sociale, familiare ed intimo.

 

Dall'Inchiesta Nazionale di Demografia e Salute 2000, è risultato che il 41% delle donne intervistate ha risposto affermativamente ad alcune domande sulla violenza fisica da parte dei mariti[10]. Di queste, il 43.9% hanno dichiarato di essere stato spinte o scosse, il 32.1% picchiate con le mani, il 17.3% prese a calci o trascinate, il 15.3% violentate, il 13.8% minacciate con un’arma.

 

Secondo lo sportello di attenzione all'utente della Procura, al 30 di giugno del 2003 si erano registrati approssimativamente 6.926 casi di violenza intrafamiliare, facendo registra un incremento rispetto all'anno precedente; nel 95% dei casi ne sono state vittime le donne.

 

Secondo l'ICBF (Instituto Colombiano de Bienestar Familiar) a giugno del 2003 erano stati riportati 23.975 liti familiari; nel 45.8% dei casi si sono verificate atti di violenza domestica e abuso sessuale e l’87% di questi sono stati rivolti contro donne[11].

 

La violenza sulle donne in famiglia è un grave problema di salute pubblica, nel quale si presenta una sottoregistrazione, a causa del basso livello di denuncia da parte delle donne, come per l'insufficienza e precarietà dei programmi dello Stato per la prevenzione ed appoggio[12].

 

A quanto detto, occorre aggiungere gli n gli effetti “invisibili” del conflitto armato: l’11% della popolazione presenta gravi vmalattie mentali, il 30% soffre di incapacità psichiatrica, il 50% di depressione clinica, il 70% di esaurimento fisico e mentale e l’80% è affetto da scoraggiamento, sconcerto e demoralizzazione. Il 40% si trova in situazioni di grave conflitto familiare, la 50% presenta paura verso lo Stato, il 60% manifesta ricerca di giustizia e vendetta[13].

 

Questi dati ci fanno capire l'immenso sentimento di ingovernabilità, d’ingiustizia, odio, risentimento e calamità pubblica che comporta una guerra urbana degenerata come quella attuale. Si reclama pertanto dello Stato Colombiano il compimento di quanto stipulato nei trattati internazionali e gli impegni assunti firmando e ratificando la Convenzione interamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la violenza contro la donna[14].

 

Con l'acutizzazione del conflitto armato, l'espropriazione ed utilizzo del corpo delle donne come bottino di guerra, si intensifica anche la violenza intrafamiliar che a Medellín è responsabile del 37% dei casi di morbilità violenta femminile. Le donne morte in maniera violenta in alta percentuale hanno come principali aggressori il compagno, parenti, amici o vicini; le casa e i nuclei familiari non sono sempre spazi che garantiscono la protezione delle loro vite. L'aggressione sessuale da parte di familiari e sconosciuti ha anche una significativa frequenza[15].

 

 

2. Desplazamiento intraurbano. Sradicamento delle donne all’interno della città. La violazione di tutti i diritti

 

È l'ora della meditazione e tesso un sogno, perché ho imparato che i sogni sono possibili.

Scrivo manoscritti vecchi e riscrivo una nuova storia del mondo.

Questa è la terra promessa della quale c'avevano strappato.

(Gioconda Belli)

 

Col processo di urbanizzazione del conflitto armato, il fenomeno del desplazamiento si presenta nella città di Medellín in una modalità che potremmo denominare desplazamiento forzado intraurbano. Le cifre ufficiali non riflettono realmente la dimensione del problema, però secondo il SIMPAD nell'anno 2002 solo dalla Comuna 13 sono state desplazadas 500 persone[16] e si sa che anche il problema ha colpito anche le Comunas 1, 4, 8 e 9. Stando così le cose, i e le despazadas intraurbanas sono persone alle quale non si riconosce questa condizione, pertanto non si registrano e non figurano nelle statistiche sul fenomeno.

 

Gli attori armati continuano a vincolare la popolazione civile al conflitto armato e il despazamiento forzado intraurbano è uno di quelle forme attraverso il quale si esprime questo vincolo. Sulla base dei dati della Personería di Medellín, a Medellín e nel Valle de Aburrá sul 76% dei casi i responsabili del desplazamiento sono gruppi paramilitari, il 10% avviene per causa della delinquenza comune ed nel 36% dei casi i responsabili sono i gruppi insorti.

 

Dall’1 gennaio al 1 dicembre del 2003 sono state desplazadas a Medellín e nel Valle de Aburrá 87 donne maggiori di 18 anni e 187 minori d’età. Tra le persone arrivate in città nel 2003 desplazadas da altri posti del dipartimento, la Personería di Medellín ha ricevuto 8.174 casi, che vengono considerati casi di sottoregistrazione, dal momento che si recano presso detta istituzione e non tutte conoscono il meccanismo di denuncia che dovrebbero seguire. Di questi casi, il 48.46% sono donne, delle quali il 36.44% maggiori d’età ed il 63.24% minori.

 

In Colombia, il desplazamiento di massa e la violenza in generale hanno inciso sull'incremento del fenomeno della "direzione femminile" all’interno delle famiglie. I dati analizzati permettono di associare questo aumento con un incremento di fenomeno quali l'informalità lavorativa, la povertà, la prostituzione di donne giovani e l'indigenza. Durante questo periodo, la percentuale di capofamiglia poveri passa dal 44% al 51% per le donne e del 52% al 54% per gli uomini; si osserva, dunque, un processo più acuto di impoverimento per le donne[17].

 

La risposta di fronte al desplazamiento è parziale e animata da pregiudizi, dal momento che in alcuni assessorati del municipio esiste la credenza che la popolazione desplazada è composta per "vividores" e opportunisti, che vogliono approfittare dei programmi di accoglienza, assistenza in salute ed istruzione, quando la verità è che le famiglie desplazadas sono quelle maggiormente escluse dell'accesso a tali diritti. Dalla metà del 2003, sono scaduti le convenzioni tra la Rete di Solidarietà Sociale (RSS) e le organizzazioni della società civile che si occupavano dell’assistenza alla popolazione desplazada. All'inizio di dicembre del 2003, la RSS non aveva rinnovato detti contratti, lasciando senza assistenza un numero enorme di persone.

 

Le donne denunciano le molteplici difficoltà che esistono per l’iscrizione al Sistema Unico di Registrazione (Sud), difficoltà che vanno dalla discriminazione - è più facile essere attese quando vanno con un uomo - fino all'impossibilità di riempire i moduli o rispondere alle domande, formulate in maniera che non tiene conto del fatto che si tratta in maggioranza di donne contadine e che hanno sofferto forti traumi. In una città ostile ed escludente, le donne desplazadas corrono il rischio di finire nel lavoro sessuale, essere vittima della tratta di persona, subire violenza o rimanere nell'indigenza.

 

 

3. Violenza politica contro le donne e le loro organizzazioni

 

La cultura del futuro avrà una tolleranza maggiore verso il diverso,

il non umano, la differenza di ogni tipo.

 

Il tessuto sociale della città continua a subire un sistematico deterioramento nella partecipazione sociale e politica delle donne. Le organizzazioni di base e comunali sono state decimate dalla persecuzione alle donne leader. Due donne della dirigenza dell'Asociación Mujeres Indipendentes (AMI) hanno dovuto abbandonare prima il quartiere (ad una di loro è stata saccheggiata ed occupata la casa da parte del gruppo paramilitare che opera nel settore e che si trova in processo di pace col Governo) poi la città, a causa di continue minacce e intimidazioni.

 

Nella Zona Nordovest è stata assassinata Doris Botero Vázquez, leader dell'organizzazione "Picacho con futuro". Mentre per la polizia Doris è morta per azione della delinquenza comune, la stampa riferisce il fatto commesso come commessa dai paramilitari. Frequentemente i rapporti della Polizia riportano che le donne morte a Medellín lo sono state per ragioni privati.

 

Allo stesso modo, le donne della Zona Nord orientale denunciano che per uscire dal quartiere devono dire agli attori illegali cosa vanno a fare; se ricevono visite devono riportare il nome ed il numero di carta di identità della persona che viene a incontrare l’associazione o a visitarla. Esse raccontano che spesso non possono uscire per partecipare alle riunioni a causa delle continue sparatorie.

 

Le Azioni Comunali non si trovano in situazione migliore. Nella Comuna 13, dopo l'operazione "Orione" e "Mariscal", sono stati assassinati più di quattro dei suoi leader, tra i quali una donna[18]. Il municipio argomenta che si sta eseguendo un piano di investimento sociale nella comuna,[19] ma le organizzazioni sociali e comunali del settore denunciano che questi contratti sono stati affidati a cooperative che vengono dal di fuori della comunità e che non hanno tenuto conto del Piano di zona elaborato mediante un processo participativo, nel quale la comunità aveva dato forma a necessità e sogni.

 

In conclusione di quest’anno si sono tenute le elezioni per scegliere sindaci, consiglieri comunali, governatori e deputati [dell’assemblea de la Gobernación; N.d.T.] e membri delle Juntas Administrativas Locales (JAL) che ha ripetuto lo schema patriarcale, tanto che nelle candidature - la maggioranza maschi – quanto nella posteriore selezione: dei cinque candidati al Comune di Medellín una sola donna; casi simili si sono registrati nelle selezioni al Consiglio municipale e alle Assemblee dipartimentali.

 

Allo stesso tempo, si è realizzata la votazione del Referendum e dei suoi 15 punti, nella promozione del quale hanno attivamente partecipato i gruppi paramilitari, facendo pressioni sugli abitanti dei quartieri affinché andassero a votare. Una strategia complementare è stata utilizzata da molti impresari, che ricattavano lavoratori e lavoratrici, promettendo benefici a chi dimostrasse di avere partecipato alla votazione. Anche in molte chiese le e i fedeli sono stati costretti ad appoggiare favorevolmente il referendum ufficiale. Tutti questi casi sono rivelatori di forme di coazione che con differenti livelli di intensità, esercitate soprattutto da uomini che occupano carichi di potere in ambito religioso, economico, politico e militare, e che finiscono per ostacolare la libera espressione politica delle donne.

 

I pochi avanzamenti legislativi cui si assiste nel campo dell'equità nella partecipazione politica delle donne, non hanno garantito che dal punto di vista pratico si verificassero reali passi avanti nell’accesso delle donne a incarichi pubblici.

 

 

4. I diritti sessuali e riproduttivi

 

IL CORPO DELLE DONNE NON È BOTTINO DI GUERRA NÉ TERRITORIO DI VIOLENZE

 

Che fare con questa cicatrice che si alza dal mio petto ululando

come un vertiginoso esodo di perdonati

(Roque Dalton)

 

Le donne sono le principali vittime della violenza sessuale a Medellín e nell'Area Metropolitana, da parte degli attori armati e la delinquenza comune, che utilizzano il corpo e l'affettività delle donne come bottino di guerra, come terreno di violenza e vendetta. Non esistono da parte dello Stato meccanismi che rendano possibile alle donne l'esercizio del diritto alla giustizia e che giudichino e sanzionino i responsabili di questi reati, tanto nell'ambito pubblico come in quello privato. Secondo i dati dell'Unità dei delitti contro la libertà e l’integrità sessuale della Procura, nel secondo semestre del 2003 sono stati riportati 4 casi di “violentatori in serie” che sono liberi per le strade di Medellín, dal momento che non è stato possibile catturare o incriminare nessuno dei responsabili identificati e denunciati.

 

Durante l’anno che si sta concludendo, la perpetuazione della violenza sessuale come strategia di guerra contro le donne, come "metodo di tortura" e sistema di umiliazione e punizione ha superato ogni confine. Secondo il rapporto dell'Unità reati  contro la libertà sessuale della Procura, i casi di violazione sessuale sono aumentati. Anche Medicina Legale parla già di casi tipo, dove donne assassinate appaiono con evidenze o indizi di aggressione sessuale; nelle modalità di aggressione si sono persino presentati delle analogie. (Vedere tabella 9[20])

 

 

Tabella 9 - Femminicidi con aggressione sessuale nel 2003

 

Mese

Assassini

Proporzione

Violenza sessuale[21]

Gennaio

21

9.3

1 sospetto di aggressione sessuale

Febbraio

17

9.7

1 aggressione Sessuale

Marzo

14

6.9

Nessuna

Aprile

13

6.6

1 attacco sessuale

Maggio

10

5.3

2 evidenze di Aggressione sessuale

Giugno

11

6.4

1 possibile attacco sessuale

Luglio

12

7.7

2 possibili attacchi sessuali

Agosto

15

10.7

2 possibili attacchi sessuali

Settembre

17

10.4

6 aggressioni sessuali

Totale

130

8.0

16

 

 

 

4.1. Discriminazione sessuale: un'altra forma di violazione di diritti umani delle donne

 

In una società dove si trovano limitati i diritti

ed il potenziale delle donne, nessun uomo può essere veramente libero.

Forse avrà potere ma non libertà

(Mary Robinson)

 

Le donne subiscono processi di discriminazione non solo in quanto vittima di violenza sessuale. La discriminazione è un ostacolo costante per molte donne giovani incinte o con figli e figlie, nonostante la giurisprudenza colombiana abbia stabilito che lo Stato deve astenersi dall’adottare misure discriminatorie per ragione della maternità o astenersi dall’emanare norme che coartino il diritto a decidere se essere madre, quando esserlo e di stabilire liberamente il numero di figli desiderato.

 

Tuttavia, questo diritto alla maternità viene costantemente vulnerato. Ancora una volta, la denuncia si è convertita nell'unico mezzo a disposizione per ottenere la permanenza di ragazze incinte nel sistema educativo. In diversi istituti scolastici, infatti, all’interno del manuale di convivenza la gravidanza viene segnalata come mancanza grave che permette sanzioni come la sospensione. Casi più gravi si sono registrati all’interno di scuole di carattere religiose, ove le ragazze incinte sono state segnalate e pubblicamente rimproverate.

 

 

Più che misure repressive, il tema della salute sessuale delle donne giovani richiede la definizione di un piano di politiche pubbliche di appoggio alle gravidanze desiderate e prevenzione di quelle non desiderate. Ma, come sta diventando abitudine in questa città, di fronte alla carenza di misure preventive si sopperisce con misure repressive e di discriminazione, che ignorano gli impegni contenuti nella Convenzione sull'Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro la Donna, articolo 10[22].

 

 

4.2. Diritto all'accesso alla giustizia delle donne contro l'impunità dei delitti sessuali

 

Perché senza la voce delle donne la verità non è completa!

(Commissione della Verità del Perù)

 

L'accesso alla giustizia è un diritto umano fondamentale per tutti e tutte. In un Stato sociale e democratico di diritto non è sufficiente contare su leggi approvate e organismi le donne possiamo rivolgersi in caso di violenza sessuale. È necessario che l'accesso alla giustizia sia reale. Ma nel nostro sistema giudiziale le cifre di violenza sessuale contro le donne mostrano che solo una piccola percentuale viene effettivamente denunciata. Di questi, solo per una parte viene aperta indagine preliminare dalla Procura e pochissimi giungono alla tappa del giudizio e della sentenza.

 

Molte donne che hanno avuto il coraggio di denunciare, segnalano frequentemente che si sono scontrate con la mancanza di professionalità e sensibilità di molte autorità, al punto da frustrare il loro difficile atto. <<È molto strana questa cosa della violazione, venga, racconti quello che è successo veramente!>> oppure <<... che cos’è lui per te? Ah, il fidanzato! Ma no, ma è che lui ti ama ancora!>> [23] sono espressioni pronunciate che permettono di dedurre la mancanza di accoglienza e scarsa sensibilità che molti funzionari mostrano di fronte a denunce di violenza sessuale.

 

 

5. Per l'integralità dei diritti umani delle donne. Un sguardo femminile ai diritti economici sociali e culturali

 

Il vero nemico dei poveri non è il capitalismo ma la rassegnazione.

Per questa ragione l'alternativa alla rassegnazione è l'azione comune, la solidarietà.

(William Ospina)

 

La povertà generata dalle misure economiche dell'escludente modello neoliberale, rafforzato dall'attuale Governo (flessibilizzazione del lavoro, disoccupazione, maquilas, privatizzazione delle imprese statali seguita da licenziamenti in massa, massacri lavorativi), sono elementi costitutivi della femminilizzazione della povertà. La guerra e le violenze determinano alte percentuali di madri capofamiglia che non contano su una formazione per l'impiego. Il desplazamiento rurale e urbano interessa in maggioranza donne con i propri figli e le figlie, invalidi di guerra, anziani e anziane. La relazione della CEPAL (Centro de Estudios Políticos para America Latina) afferma che in America Latina, e in maniera particolare in Colombia, le donne sono quelle che subiscono in maniera più accentuata gli effetti della crisi economica. Questa realtà è evidente a Medellín e nella sua Area Metropolitana, non suolo a causa del maggiore numero di donne in condizione di povertà ma anche perché le donne sono quelle che si assumono la responsabilità di sostenere i figli e figlie, senza importare se per far ciò devono essere venditrici informali o dedicarsi alla mendicità o alla prostituzione.

 

Insieme a queste situazioni di maggiore povertà e violenza, le quali vulnerano in maniera significativa i diritti delle donne, troviamo che negli ultimi anni nel Dipartimento di Antioquia e nel Municipio di Medellín sta aumentando il numero di donne povere che vivono lo sfruttamento sessuale nella prostituzione, spinte dalla disoccupazione, dalla violenza intrafamiliare e dal machismo. Lo Stato invece di proteggerle tratta il fenomeno come una problematica di ordine pubblico e risponde con la repressione: le perseguita, le imprigiona, le maltratta, le violenta, come frequentemente denunciano le lavoratrici sessuali del settore della Veracruz.

 

Le donne esigiamo un sguardo integrale ai diritti umani, poiché una vita degna per tutte le donne in un Stato sociale di diritto è possibile solo con la garanzia di diritti come fondamentali come quello alla salute, all'istruzione, al lavoro, al cibo, alla casa. Tuttavia, se Medellín presenta difficoltà con la protezione dei diritti civili e politici delle donne, la situazione è peggiore con i diritti economici, sociali e culturali.

 

A Medellín continuano a registrarsi casi di "[donne; N.d.T.] morte per la legge 100", decedute cioè per mancanza di assistenza e per la negazione di interventi chirurgici non compresi nel POS (Piano Obbligatorio di Salute). In alcuni casi è stato possibile praticare alle donne intereventi chirurgici negati solo in seguito a denuncia; è il caso della chirurgia di riduzione della mammella, intervento che si rende necessario di fronte a un peso del seno che provoca forti dolori di schiena e, dopo una gravidanza, persino complicazioni per la colonna vertebrale;  tuttavia, le istituzioni di salute si rifiutano di intervenire con la motivazione che si tratta di un assunto di ordine estetico.

 

Ogni volta sono più ridotti i programmi di prevenzione nel tema della salute sessuale e riproduttiva ed i temi di "gravidanze in adolescenti" e morti post partum continuano ad essere il faretto di attenzione dei pochi programmi di salute. Le donne in lavoro di parto che arrivano a Medellín rimesse di altri ospedali regionali, sono passeggiate per quello che si denomina frequentemente come il "corridore" della morte, per denotare che sono portate di posto di salute in posto di salute, e quando arrivano all'Ospedale Generale per essere soddisfatte dal gineco-ostetrico portano già serie complicazioni, al punto che molte volte il feto è morto già e molte volte sono loro stesse quelle che muoiono. Ovviamente queste morti colpose, causate per politiche di salute che discriminano le donne povere, neanche appaiono nelle cifre di omicidi divulgate per le autorità. Sono morti silenziose che sembrano importargli a nessuno.

 

Secondo dati divulgati dalla stampa, nel 2002 sull’80%  di nati vivi il 23% (88.902) era figlio/a di madre minore di 19 anni; di questi, 883 bebè sono nati da madri minori di 14 anni. Nel 2000, il 26.7% del totale delle gravidanze si sono presentate in adolescenti e, del totale delle donne incinte, più del 50% ha espresso di non aver desiderato il figlio in quel momento. Il tasso di fecondità media è di 3,3 figli per donna e quella di figli desiderati si 2,00. Le donne con più figli sono quelle che si trovano in situazione di maggiore povertà. Tra le donne senza scolarità la fecondità è di 4 figli per madre. Un 44.7% delle gestanti durante il 2003 si calcola che saranno donne povere e senza sussidio di salute[24].

 

Se la situazione della salute delle donne è complicata, la situazione del lavoro spiega con maggiore chiarezza ciò che vogliamo dire quando parliamo della "femminilizzazione" della povertà.

 

Analizzando i  dati del “Sistema di Informazione sulle Donne organizzate urbane e rurali” del Municipio di Medellín - SIM – emerge che la maggior percentuale di donne registrate sono disoccupate ed equivalgono al 74.5%. Di esse, il maggiore numero svolge mestieri come la vendita ambulante, il servizio domestico e differenti attività per conto proprio caratterizzate per le basse entrate e mancanza di previdenza sociale.

 

Come espresso in diverse occasioni dalla Mesa de Trabajo Mujer de Medellín, dall’Asociación Red Comunicación de Mujeres Populares hacia el Futuro e dalla Coordinación de Mujeres de la Zona Nororiental: <<Per le donne che vivono nei settori popolari, dato l’alto tasso di disoccupazione la principale offerta di lavoro consiste nel servizio domestico; alcune lavorano anche nella caffetterie oppure vendono arepas, manghi, acqua, empanadas, caffè, CD, biglietti della lotteria. Lavorano nel settore delle confezioni, come venditrici porta a porta, come babysitter e autiste. La scarsità di offerta e la bassa qualificazione fanno sì che le donne si vedano obbligate ad svolgere lavori che non garantiscono la dignità della vita>>.[25]

 

L'informazione appena fornita permette di vedere che l'accesso al lavoro rimunerato non comporta necessariamente un miglioramento della qualità della vita. Il ruolo riproduttivo e la condizione di genere ancora producono discriminazione e rimunerazione inferiore. Le attuali trasformazioni del mondo del lavoro danno luogo ad un impiego femminile sempre di più precario e di bassa qualità, al calo nelle entrate monetarie ed all'incremento delle attività che le donne devono svolgere per soddisfare le necessità del gruppo familiare [26].

 

 

6. Le donne e le sue organizzazioni si mobilitano in mezzo al conflitto armato urbano e la povertà

 

Nel cuore di ogni essere umano alloggia un pezzo

di cielo ed un frammento di terra

(Thomas Moore)

 

Le donne della città assumono la carta di soggette politiche, per resistere alla guerra, alle violenze e alla povertà. Si mobilitano contro la guerra, unite al movimento internazionale di Donne di Nero ed al Movimento di Donne contro la Guerra in Colombia, a partire dalla Ruta Pacífica o da altre iniziative di donne per la pace e contro la guerra. Le “Donne in Nero”, che si danno appuntamento gli ultimi martedì di ogni mese nel Parque Berrio, sono riuscite ad avere un impatto in questa città; le donne si appropriano ogni volta più di tale proposta, attraverso la quale nominano e visibilizzano in un altro modo quello che viviamo e sentiamo in mezzo alla guerra e alle violenze. Le Madri della Candelaria ogni mercoledì continuano a reclamare i ritorno di sequestrati, desaparecidos e detenuti [catturati dagli attori armati; N.d.T.].

 

A Medellín, la Mesa de Trabajo Mujer de Medellín e la Ruta Pacífica, con l'appoggio di "Metromujer", istanza metropolitana per l'equità di genere, hanno realizzato un incontro di donne per intrecciare agende di zona e settore e costruire l'agenda cittadina delle donne di Medellín, che contiene le loro proposte di fronte all'attuale situazione di violazione dei Diritti umani e del Diritto internazionale umanitario. Dette proposte sono state presentate nel Cabildeo con candidati e candidate a carichi di elezione popolare nelle passate elezioni e sono:

 

→ Sviluppare – nel rispetto delle competenze, capacità e autonomia dell'ente municipale – programmi e azioni che garantiscano alle donne tutti i diritti e che sia in grado di assicurare una vita dignitosa.

 

→ Avviare le azioni che posso essere condotte a partire dalle competenze dell'amministrazione municipale per esigere che il governo colombiano interrompa la sospensione di 7 anni richiesta per l’applicazione dello Statuto di Roma, in tema di diritti umani e diritti internazionale umanitario, tenuto conto che Medellín è una città interessata da una grave situazione di conflitto armato.

 

→ Avviare le azioni competenti nell'ambito municipale orientate a prevenire ed ostacolare l’inclusione di bambini e bambine, donne ed uomini giovani nel conflitto armato ed mettere in atto processi di negoziazione con gli attori armati responsabili del desplazamiento.

 

→ Avviare programmi di prevenzione ed attenzione del desplazamiento dovuto al conflitto armato e alle catastrofi naturali.

 

→ Rafforzare i programmi per l'attenzione integrale delle donne colpite dal desplazamiento e le loro famiglie,  in modo da garantire l'accesso alle risorse per una vita dignitosa, con azioni di pace, riparazione, recupero dei beni mobili ed immobili e appoggio al ritorno in condizioni di protezione e sicurezza.

 

→ Rafforzamento delle istituzioni amministrative e dei programmi (SIMPAD, Rete di Solidarietà, Personería, Defensoría del Pueblo, Procuradoría) predisposti all’intervento in favore dei/lle vittime del desplazamiento.

 

→ Ricordare e promuovere l’adempimento nell'ambito municipale degli accordi umanitari.

 

→ Promuovere e facilitare i procedimenti volti a esigere prove di sopravvivenza di persone catturate e desaparecidas.

 

→ Portare avanti ed aggiornare ricerche sulla situazione dei diritti umani delle donne nella loro diversità: bambine, adolescenti, giovani, adulte, anziane, afrocolombianas, indigene, ex- detenute, detenute e portatrici di disabilità.

 

In un panorama preoccupante per le donne di Medellín, sorgono istanze municipali che in vista della instaurazione di una nuova amministrazione si spera vengano mantenute. Si tratta di: Metromujer, la Segreteria di Equità di Genere della Governacón; e anche iniziative come l'Assemblea Costituente di Antioquia, che hanno stimolato all’interno delle organizzazioni di donne l’apporto di elementi di analisi importanti, da includere nel gran patto dell'assemblea.

 

Il movimento sociale di donne della città organizzato nella Ruta Pacífica, la Red colombiana por los Derechos sexuales y reproductivos, la Mesa de Trabajo de la Mujer de Medellín, tra altre, ogni anno preparano per il 25 di novembre una gran giornata di iniziative volte a reclamare il diritto ad una vita degna per le donne, denunciare i crimini e sensibilizzare la comunità affinché chieda a gran voce che il corpo delle donne smetta di essere bottino di guerra e territorio di violenze.

 

 

7. Come vivono oggi le donne della Comuna 13

 

"… ora la guerra è a coltello…"[27]

 

La Comuna 13 nel 2002 è stata per la città, il paese ed il mondo un scenario di guerra che solo possono descrivere color che l’hanno vissuto e sofferto. Questo territorio è stato per descritto il mondo come la prova della possibilità da parte del governo di recuperare il controllo, territoriale, sociale e di polizia.

 

A Medellín è diventato “di moda” il concetto di "operazione", parola che ad uomini e donne di questo settore fino ad oggi fa venire i brividi. La famosa “Operación Orión" portò con sé non solo una realtà di minori scontri in quel settore tra gruppi armati, bensì anche molte promesse e nuove tragedie per le donne che ci vivevano.

 

Una delle prime promesse fatte alle abitanti aveva a che fare con una realtà sociale di estrema povertà che vivevano le donne, molte delle quali capofamiglia, le quali hanno visto cadere in questa guerra ed in altre i loro compagni, mariti, figli e altri familiari. A molte famiglie capeggiate da donne fu promesso un investimento sociale che diminuisse l'esclusione sociale e la discriminazione che soffrivano i suoi abitanti, ma questo investimento non arrivò mai, per lo meno non nella maniera promessa. Un investimento c’è stato ma non fu pianificato, né basato su uno studio dei bisogni; piuttosto, si trattò di una misura reattiva rispetto a proposte di repressione come gli Operativi[28], che cercava di ridurre il rifiuto sociale che riceveva il Comune di Medellín davanti all'uso della forza senza rispetto dei Diritti umani in questa zona.

 

Non è superfluo dire che lo scarso investimento che ci fu nella settimana successiva all'Operación Orión si è concentrata in 5 dei 22 quartieri. Inoltre, si adottarono misure transitorie e di breve termine, che non mirano ai problemi strutturali della comuna. Come affermano le donne: <<… qui non ci ammazzano più con pallottole ma con la fame e la disoccupazione…>>.[29]

 

Più che un reale impatto, l'investimento nella Comuna 13 lascia domande e la necessità di indagare il modo in le risorse sono state utilizzate, poiché l’unica cosa che si fece fu montare tutta una pompa magna di opinione che mostrasse un sindaco che chiudeva il proprio mandato amministrativo "mantenendo le promesse fatte”.

 

La tragedia della Comuna 13 è una Via Crucis iniziata prima dell'Operazione Orione, con la presenza di gruppi armati che non diffondevano il terrore solo nella comuna ma in buona parte della città, operando sequestri, estorsioni, rapine ed altro. Dopo è arrivata l’Operazione Orione con morti, abusi e promesse, ma ora nel 2003, le donne dicono: <<… là niente ha cambiato, là tutto continua uguale...>>.

 

La Comuna 13 si è trasformata in uno scenario ove molte donne rimangono vivendo una tragedia e altre sono state costrette ad andarsene, minacciate dai gruppi paramilitari che si sono impadronite delle loro case,  le hanno minacciate, si sono portati via le loro cose e adesso hanno anche iniziato a distruggere le loro case. Denunce di tale fatti non sono solo state fatte dalle organizzazioni di donne in rapporti come questo ma riposano in istituzioni quali la il Tribunale, la Procura, e la Defensoría del Pueblo. Allora una domanda che sorge è: dov’è il controllo della forza pubblica nella Comuna 13 se accadono queste cose e pare che a lor non giunga nessuna informazione? Il Generale Gallego ha detto 8 giorni dopo l'Operazione Orione: <<... abbiamo il controllo del 95% della zona...>>. Ad un anno da questi fatti lo stesso generale Gallego dice di avere il controllo del 65% dello stesso territorio. Cosa è successo con quel 30% perso? A chi è stato delegato il controllo e in che modo?

 

Ma questi non sono le uniche tragedie che si vivono nella Comuna 13 di Medellín nel 2003. Le violazioni sessuali da parte di uomini armati che si dicevano delle milizie e che oggi si dicono paramilitari, hanno causato terrore a molte donne della zona. Allo stesso modo, quando non sono vittima di violenza sessuale, lo sono di un processo di seduzione da parte di membri delle forze dell’ordine, che si vincolano affettivamente con donne giovani e bambine in maniera irresponsabile; le lasciandole incinte pur sapendo che verranno trasferiti, di modo che i superiori militari finiscono per patrocinare l'abbandono delle responsabilità paterne dei loro subordinati, aumentando in questo modo il numero di donne capofamiglia e di figli/e che in virtù degli ordini delle autorità non hanno padri che si occupino di loro. [30]

 

 

8. La situazione di Medellín. Avanzamento o retrocessione rispetto alle raccomandazioni della relatrice speciale sulla violenza contro la donna dell’ONU

 

Uniamoci, lottiamo per un mondo nuovo e degno.

Uniamoci per farla finita con l'avidità,

con l'odio e l'intolleranza

(Charles Chaplin)

 

La Relatrice speciale di Nazioni unite sulla violenza contro la donna, nella sua relazione sulla visita alla Colombia realizzata tra il 1 ed il 7 di novembre di 2001, ha espresso varie raccomandazioni allo Stato Colombiano, affermando che, solo se si avanza rispetto a dette raccomandazioni, sarà possibile parlare di un avanzamento rispetto al riconoscimento dei diritti umani delle donne. La Relatrice ha segnalato che: <<benché gli uomini siano più frequentemente vittime di esecuzioni sommarie e massacri, la violenza contro la donna, in particolare la violenza sessuale perpetrata da gruppi armati, è diventata abituale nel quadro di un conflitto che degenera gradualmente e non osserva le norme sancite dal diritto internazionale umanitario>>.[31]

 

Questo rapporto evidenzia l'incapacità delle autorità nazionali e locali a garantire la protezione alla vita di tutti e tutte. La vittime non vengono protette ma non solo: il loro numero aumenta, a causa di una politica della guerra nella quale le donne continuiamo ad essere utilizzate come bottino.

 

La violenza sessuale contro le donne è una pratica storica e presente nella realtà delle donne in Medellín e della sua l'area Metropolitana, tanto da parte degli attori armati come nell'ambito privato. Per sfortuna di tutti e tutte, non abbiamo a disposizione un registro statistico affidabile su questi fatti, in parte perché molte donne vittime di questo tipo di aggressioni preferiscono non denunciare (per paura di possibili rappresaglie o per semplice vergogna) ma anche perché, in molti casi, le donne sono assassinate dopo essere stato violate e quando questo succede, ufficialmente si solo registra l'omicidio e non si raccolgono le evidenze per indagare sull’eventuale violenza sessuale. Rispetto a quest’ultimo punto, la relazione della Relatrice Speciale sulla violenza contro la donna segnala che: <<Bisognerebbe tentare di documentare quanto successo alle vittime prima della morte ed includere dati delle relazioni forensi nelle statistiche ufficiali, in modo che rimanga costanza dei diversi elementi del reato, compresa la dimensione di genere>>.[32]

 

La Relatrice segnalò il carattere sistematico e generalizzato della violenza contro la donna ed espresso la sua preoccupazione per il grado d’impunità in cui si trovano le violazioni ai diritti umani delle donne, specialmente quelle che accadono come conseguenza del conflitto armato o che si vedono aggravate come risultato di questo. In particolare ha espresso grande preoccupazione per il trattamento che ricevono le donne nel sistema giudiziale e per la bassa percentuale di condanne imposte in caso di violenza sessuale.

 

Il diritto ad accedere alla giustizia, a disporre di organismi e procedimenti chiari e pertinenti per poter denunciare i delitti contro l’integrità sessuale, sono parte delle correzioni che questa amministrazione di giustizia deve apportare, dal momento che, come rimase ha dimostrato nel rapporto la Relatrice, si presentano grandi differenze tra il numero dei casi denunciati, il numero dei casi per i quali viene aperta una indagine preliminare, i pochi che arrivano alla sentenza e quelli, ancora meno numerosi, che arrivano ad una condanna effettiva. Al riguardo, la signora Radika ha segnalato che: <<Il fatto che non si indagano, processano e puniscono i responsabili di violazioni e altre forme di violenza basate nel genere, contribuisce ad un ambiente di impunità che perpetua la violenza contro la donna, la violenza sessuale e quella intrafamiliare. È fondamentale che i casi di violenza basata sul genere vengano indagati e che i responsabili compaiano davanti alla giustizia>>.[33]

 

A Medellín oggi assume maggiore validità questa raccomandazione nel quadro di una "negoziazione" con i gruppi paramilitari, soggetti il cui agire, come denuncia il rapporto della Relatrice, è caratterizzato da  "andare negoziando e continuare ad ammazzare." Sfortunatamente, questa situazione è stata "appoggiata" da alcune politiche locali e nazionali che non sono stati volte a indagare e sanzionare i responsabili della commissione di questo tipo di abusi; al contrario, il processo di reinserimento degli ultimi giorni sembra essere diretto a lasciare nell'impunità violazioni gravi dei diritti umani, come la violenza sessuale.

 

I fatti mettono in evidenza la necessità che lo Stato adempia in maniera urgente agli obblighi derivati dai trattati internazionali sui diritti umani, ratificati dalla Colombia e specialmente della Convenzione per l'Eliminazione di tutte le Forme di Violenza contro la Donna (CEDAW), settore all’interno del quale è possibile affermare che i pochi avanzamenti legislativi apportati non hanno garantito avanzamenti reali.

 

E poi che altro? Si reclama la presenza reale ed effettiva di un Stato sociale e democratico di diritto dove vi sia piena validità dei diritti umani di tutti e tutte; allo stesso modo, si sollecita alla nuova amministrazione municipale di Medellín e dei municipi del Valle de Aburrá di raccogliere i successi dell'amministrazione uscente e cercare di passare in esame gli abusi e le violazioni del 2003, affinché nel 2004 non diminuiscano solo le cifre dei femminicidi ma quelle della sottoalimentazione, della descolarizzazione e delle  morti della legge 100, etc.

 

 

 



[1] I movimenti femministi e di donne intendiamo il “femmicidio” o “femminicidio” como l’atto di dare la morte a una donna. All’interno della legislazione interna colombiana, questo termine non esiste e si considera omicidio il caso di dare la morte a un altro, inteso quest’altro come uomo o donna. Con il fine di affermare a partire dal linguaggio la visibilizzazione delle donne, questo rapporto si riferirá a femicidio nei casi di donne assassinate.

 

[2] Quest’affermazione è confermata da informazioni offerte oltre all’interno di questo stesso rapporto.

[3] El Colombiano, domingo 30 de marzo de 2003. Pag. 6b, Medellín. Rumbo nacional.

[4] El Colombiano, domingo 30 de marzo de 2003. Pag. 6b, Medellín. Rumbo nacional.

[5] È importante qui dire che nel database della Policía Metropolitana, questi stessi fatti sono attribuiti a delinquenza comune e classificati come casi di vedetta.

[6] Come in altri casi, questo che la stampa registra sotto la responsabilità delle AUC e riguardo al quale nel quartiere il fatto è conosciuto come commesso da questo gruppo armato, nella banca dati della polizia appare sotto la modalità delle vendette personali. Inoltre, non viene registrata l’occupazione della donna, come se essere leader comunitaria significhi non avere occupazione.   

[7] Nemmeno questo caso figura  nel database della polizia.

[8] Si rende necessario verificare con maggior attenzione il tipo di armi utilizate, dal momento che in alcuni casi l’informazione registrata dalla Policía Metropolitana non coincide con quanto realmente accaduto. Un esempio di questo è quanto accaduto alla giovane Nataly Eugenia Garay Chica, colpita da 4 pugnalate al petto, mentre il Centro d’investigazione criminologoca della Policía registra la sua morte come omicidio provocato da arma da fuoco.  

[9] El Colombiano, domingo 30 de marzo de 2003, pag. 6b, Medellín. Rumbo nacional.

[10] Sierra L, Gloria María. “La Salud de las mujeres como prioridad del desarrollo”, en Memorias Foro Metropolitano Hacia una construcción colectiva de las políticas de Equidad de Género para Medellín y el Área Metropolitana, Alcaldía de Medellín, Noviembre de 2002.

[11] El Colombiano, Medicina machista, Miércoles 1 de octubre de 2003, pagina 4ª, di Sonia Gómez.

[12] Mujeres de Medellín Ejerciendo Ciudadanía, Agenda Ciudadana 2003, Mesa de Trabajo Mujer de Medellín, 2003.

[13] El Tiempo, 22 de octubre de 2003.

[14] La Convención de Belém do Pará è entrata in vigore in Colombia il 15 dicembre del 1996, in virtù della Legge 248 del 1995.

[15] Mujeres de Medellín Ejerciendo Ciudadanía, Agenda Ciudadana 2003, Mesa de Trabajo Mujer de Medellín.

[16] El Colombiano, Octubre 20 de 2002.

[17] Luz Gabriela Arango Gaviria, professora associata del Dipartimento di sociologia, ricercatrice del Centro di Studi sociali.

 

[18] Testimonianza della comunità davanti alla Comisión Interamericana de Derechos Humanos– OEA [Organización de Estados Americanos; N.d.T.], luglio 2003.

[19] Il 17 ottobre del 2003 il Comune di Medellín ha dichiarato di aver investito 32.000 milioni [di Pesos, pari a circa 10 milioni di Euro; N.d.T.] nella Comuna 13 da quando è terminata l’Operación Orión.

 

[20] Per la realizzazione di questa tabella è stata integrata l’informazione tratta da El Colombiano del 16 ottobre del 2001, pag. 11ª con i dati forniti dall’Istituto di Medicina legale.

[21] Secondo i rapporti di medicina legale, più che in altri anni, nel 2003 nella città di Medellín i corpi delle donne vittima di femminicidio presentano indizi o evidenze di violenza sessuale esercitata contro di loro. Informazione fornita dal dottor Jorge Mario Henao nelle sessioni di lavoro della Mesa de trabajo sobre prevención de la violencia contra las mujeres.

[22] Adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella risoluzione 34/180 del 18 dicembre del 1979. Entrata in vigore il 3 settembre del 1981 e per la Colombia il 19 febbraio del 1982, grazie alla ratificazione effettuata dallo Stato in virtù della Legge 51 del 1981.  

[23] Palore pronunciate dalla policía, chiamato al 123 il 2 novembre del 2003, quando riceve una denuncia da parte di una donna della Comuna noroccidental, violentata e minacciata di morte dal suo fidanzato mentre si trovava in casa propria. 

[24] El Colombiano, Medicina Machista, miércoles 1 de octubre de 2003, pag. 4ª, di Sonia Gómez.

[25] Mesa de Trabajo Mujer de Medellín, Mujeres Tejiendo Ciudadanía Plena en medio de la pobreza, la guerra y las violencias. Medellín, Marzo 6 de 2003.

[26] Ibidem.

[27] El Colombiano, 30 marzo 2003.

[28] Pubblicazione de El Colombiano, miércoles 19 de noviembre de 2003, pag. 10ª, Area Metro: Improvisaron en la 13: Contraloría.

[29] Seminario realizzato con donne della Comuna 13 di varie organizzazioni in novembre del 2003.

[30] Secondo un rapporto del tempo, la Ruta Pacífica de las Mujeres ha denunciato quest’anno il legame affettivo dei poliziotti e soldati coinvolti affettivamente con giovani, che poi hanno lasciandoto incinte. A questo riguardo bisognerebbe aggiungere una domanda in più a questo rapporto: “C’è complicità tra gli enti amministrativi del Ministerio della  Difesa, ove “casualmente” si trasferisce giovani legati affettivamente con ragazze della zona e nessuno sa niente del luogo ove sono stati trasferiti nè in che modo si assumeranno le dovute responsabilità per i figli e le donne che lasciano in ogni luogo dove si fermano?”

[31] Informe de la Relatora Especial de Naciones Unidas sobre la violencia contra la mujer, sus causas y consecuencias, signora Radhika Coomaraswamy, Comisión de Derechos Humanos, 58° periodo di sessioni, E/CN.4/2002/83/Add.3, marzo 2002, paragrafo 42.

[32] Ibidem, paragrafo 45.

[33] Informe de la Relatora Especial de Naciones Unidas sobre la violencia contra la mujer, sus causas y consecuencias, signora Radhika Coomaraswamy, Comisión de Derechos Humanos, 58° periodo di sessioni, E/CN.4/2002/83/Add.3, marzo 2002, paragrafo 103.

Formato per la citazione:
Corporación Mujeres que Crean e Ruta Pacífica de las Mujeres, "Crimini contro le donne a Medellín", terrelibere.org, 19 gennaio 2004, http://www.terrelibere.it/doc/crimini-contro-le-donne-a-medelln