Crimini contro le donne a Medellín
Lo
scorso dicembre la "Corporación para la vida: Mujeres que Crean" e la
"Ruta Pacífica de las Mujeres" della città di Medellín hanno
presentato alla città e al paese il drammatico rapporto sulle violazioni dei
diritti umani commesse a danno delle donne nel 2003.
Mentre
le istituzioni pubbliche parlano di una “evoluzione positiva” del conflitto, il
movimento delle donne dimostra, attraverso una articolata e critica lettura dei
dati ufficiali, come la violenza si stia ulteriormente incrementando in
Colombia.
Scontri
tra attori armati, conflitto urbano, violenza intrafamiliare, violenza
sessuale; uccisioni, sparizioni forzate, desplazamiento; povertà, disoccupazione,
informalità e discriminazione nel mondo del lavoro; limitazione alla libertà di
movimento, alle scelte e agli affetti delle donne, alla loro libertà di
organizzazione e azione politica: queste le violazioni denunciate dal movimento
delle donne che in Colombia chiede pace e giustizia sociale.
Rapporto sulle violazioni dei diritti umani delle
donne a Medellín e
nella sua Area metropolitana nel 2003
Dicono che è nostra la metà del
cielo ma noi non vogliamo
dividere il cielo né la terra bensì
insieme, donne ed uomini,
imparare a conservare interamente il
pianeta,
piena la vita e vivi i sogni
G.C.
Presentazione
Questo rapporto vuole dare a
conoscere elementi qualitativi e quantitativi che rendono visibile e denunciano
davanti alla città e al paese le conseguenze sulla vita e i corpi delle donne
del conflitto armato, sociale, politico e culturale che vive Medellín. Il 2003
è iniziato con notizie di stampa e radio che informavano su episodi molti
drammatici, relativi all'aumento della violenza contro le donne: violazioni
sessuali, “femminicidi”,
violenza intrafamiliare, allo stesso tempo, si parlava di incremento delle
violazioni dei loro diritti umani fondamentali.
Durante l’anno 2003, il Valle de
Aburrá si trova sotto l’ombra di un processo di negoziazione coi gruppi
paramilitari che non contempla azioni di verità, giustizia e riparazione verso
le vittime dei crimini di lesa umanità, commessi da gruppi
"smobilitati"; nello stesso tempo, la città non sa nulla degli vecchi
membri di gruppi miliziani, i quali anche hanno seminato terrore e che ora,
piegati dai paramilitari o unitisi a loro, pretendono che gli abusi e le
violazioni ai diritti umani delle quali sono responsabili entrino a fare parte
delle cifre dell’impunità.
La "pacificazione" della Comuna
13 lascia un notevole saldo di desaparecidas/os, fosse comuni,
assassini con arma bianca, desplazamiento intraurbano e disarticolazione
di organizzazioni sociali e comunali; mentre il bilancio ufficiale parla di
diminuzione degli assassini, vendendo l'idea di una città più sicura e
tranquilla.
Dato questo panorama della città e
l'agire dei vari attori armati, siano essi soggetti statali, parastatali o
insorgenti, questo rapporto pretende di fare conoscere la situazione che vivono
le donne in Medellín e nell’Area Metropolitana. A questo fine, quest’anno si è
iniziato a implementare un progetto di “Sistema di informazione e monitoraggio
sulla violazione dei diritti umani delle donne”, che contiene anche le denunce
ricevute dalla “Ruta Pacífica de las Mujeres”. L’obiettivo è di costituire una
sorta di osservatorio che, non solo per quest’anno ma anche per quelli
successivi, possa servire a visibilizzare la situazione delle donne.
Le fonti ufficiali, le rassegne
stampa, i seminari con le donne per la raccolta delle informazioni, la
documentazione di casi individuali, sono parte della metodologia utilizzata per
lo sviluppo di questa relazione.
La "Ruta Pacifica de las
Mujeres por la resolución negociada del conflicto armado” y la “Corporación
para la Vida Mujeres que Crean, nel quadro del giorno internazionale dei
diritti umani di tutte e di tutti, vogliamo che la nostra voce continui ad
essere udita a Medellín, in Colombia e nel mondo, reclamando il nostro diritto
alla verità, alla giustizia, alla riparazione e alla non ripetizione di fatti
che attentano in maniera grave alla dignità umana.
1. Medellín letta dalle donne.
Analisi del contesto
Una nazione non si piega fino a che
i cuori
delle sue donne siano abbattuti.
Allora, non importa che tanto
agguerriti siano i suoi guerrieri
né che tanto forti siano le loro
armi.
(Proverbio Cheyenne)
Storicamente la città si è
caratterizzata per essere ostile ed escludente con alcuni settori sociali in
ragione del colore della pelle, per la situazione di povertà o indigenza, per
ragione del genere, ecc. In questi tempi di conflitto armato, si aggiungono le
discriminazioni per il fatto di essere desplazada/o, di vivere nella Comuna
13 o in qualunque altro comune povero. La calma tesa che oggi vive Medellín
e la sua area metropolitana, si spiega con l’affermazione di uno degli attori
armati, i paramilitari, e non con il superamento del confronto armato o del
conflitto sociale.
Molti abitanti delle comunas
soffrono una doppia stigmatizzazione. All'interno della zona le/i giovani, le/i
leader comunitari ed i difensori di diritti umani sono tacciati di essere
miliziani dalla forza pubblica e dai paramilitari; e fuori della comuna
sono respinti negli impieghi e negli istituti educativi per essere, soprattutto
in quest’epoca, della Comuna 13. La comunità denuncia i vincoli aperti
tra la forza pubblica e i paramilitari, più per omissione che per azione, che è
quello che caratterizza negli ultimi tempi la responsabilità dello Stato di
fronte alle azioni dei vari gruppi paramilitari presenti nella città.
Medellín per il 2003 si caratterizza
per la sconfitta militare da parte delle Forze di Sicurezza e dei paramilitari
sulle guerriglie e/o milizie urbane nei quartieri della città. Le sparatorie
sono state sostituite dalle morti selettive e dalle sparizioni forzate. Le
autorità affermano che ci sono meno omicidi in città, ma la domanda sarebbe:
meno omicidi o meno cadaveri? Meno morti e morte o meno corpi rinvenuti?
L'incremento della sparizione forzata e le minacce volte a ottenere che non
vengano denunciate probabilmente spiegano la nuova modalità di occultamento
delle cifre del terrore e dell’andamento della guerra.
Oggi non esiste disputa per il
controllo del territorio tra due o più gruppi armati; siamo di fronte ad un
controllo non solo territoriale, ma anche politico di un solo gruppo che ha
avuto l'abilità sufficiente per "negoziare" col governo, tanto locale
come nazionale, e mantenere durante il processo di negoziazione attività
armate.
Nemmeno la situazione dei quartieri
è migliorata. Nel marzo di quest’anno uno dei comandanti paramilitari del Bloque
Cacique Nutibara afferma di contare su 4.000 uomini cooptati da varie bande
e milizie; inoltre, dice di godere di una presenza in più di 45 quartieri della
città di Medellín.
La prima conclusione che presentiamo
è che Medellín e l'area metropolitana non sono un contesto favorevole per il
pieno godimento dei diritti umani delle donne, così come emerge con evidenza
dalla situazione del 2003.
1.1. Sul diritto alla vita delle
donne
È facile vivere con gli occhi
chiusi, interpretando male tutto quello che si vede
(Jhon Lennon)
Nel Valle de Aburrá si stanno
sviluppando nuove strategie di guerra che si elevano dalla dimensione
quantitativa ed invitano ad analisi più profonda, focalizzata sulle modalità di
azione dai gruppi armati. Dopo l'Operación Orión realizzata in ottobre
del 2002, secondo fonti ufficiali si è verificata una diminuzione del 35% degli
omicidi a livello generale nella città di Medellín.
Nell’ambito dell'analisi su questa
percentuale si afferma che molti di quegli omicidi sono stati dovuti alla
situazione della Comuna 13; tuttavia, si argomentò che non si trattava
di violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario ma che
molte di quelle morti si erano verificate a causa della situazione particolare
che si registra in questa comuna. Se accettiamo la veridicità di questa
affermazione, bisognerebbe formulare alcuni interrogativi rispetto a ciò che
definiamo "[donne; N.d.T.] morte per il conflitto armato in
Medellín":
- Perché, mettendo a confronto i
dati del 2002 con quelli del 2003, mentre le cifre degli omicidi in generale
diminuiscono, la proporzione di femminicidi aumenta? (Vedere tabella 1)
- Perché c'è interesse a dimostrare
che gli omicidi a Medellín sono diminuiti e non c'è un uguale interesse a
evidenziare l'aumento nel numero di sparizioni?
- A Medellín si evidenzia una logica
armamentista che si riflette nella quantità di armi in possesso della
popolazione civile. C'è aumento di donne morte per arma bianca, soprattutto in
settori come la Comuna 13 dove queste pratiche sembrano cercare solo di
far tacere le pallottole del "passato" e occultare una realtà che le
donne nominano come <<... uguale o peggiore...>>. (Vedere tabella
3)
- Perché in database come quelli
della Polizia vengono classificati come "delinquenza comune" gli atti
commessi da paramilitari?
- Perché nel 2002 era importante
chiarire, di fronte ad un fatto di guerra avvenuto a Medellín, a quale blocco
dei gruppi paramilitari era attribuito, mentre per il 2003 si è taciuta questa
differenziazione?
- Medellín nel 2003 è stata scenario
di negoziazione coi gruppi paramilitari. Perché, nonostante le negoziazioni, si
registra la realizzazione di numerosi femminicidi commessi da gruppi che
presumibilmente sono "tregua" o in processo di abbandono delle armi?
(Vedere tabella 2)
All’interno di questo rapporto si evidenzia
che di fronte al tema dei diritti umani delle donne, per il velo che si
storicamente steso sulla verità, abbiamo più domande che risposte. Queste
domande cercano tentare di sensibilizzare di fronte alla situazione delle
donne, ma rappresentano fondamentalmente un appello affinché lo Stato
colombiano si assuma la responsabilità di proteggere i diritti umani di tutti e
di tutte, come si è impegnato a fare nei trattati internazionali firmati e
ratificati.
Tabella 1 - Omicidi a Medellín per
genere nel 2002 e 2003
|
Anno 2002
|
|
Maschile
|
Femminile
|
Totale
|
|
Mese
|
Vittime
|
Proporzione
|
Mese
|
Vittime
|
Proporzione
|
|
Gennaio
|
266
|
94.0
|
Gennaio
|
17
|
6.0
|
283
|
|
Febbraio
|
267
|
93.4
|
Febbraio
|
19
|
6.6
|
286
|
|
Marzo
|
286
|
90.2
|
Marzo
|
31
|
9.8
|
317
|
|
Aprile
|
311
|
93.7
|
Aprile
|
21
|
6.3
|
332
|
|
Maggio
|
317
|
91.6
|
Maggio
|
29
|
8.4
|
346
|
|
Giugno
|
333
|
92.5
|
Giugno
|
27
|
7.5
|
360
|
|
Luglio
|
318
|
91.1
|
Luglio
|
31
|
8.9
|
349
|
|
Agosto
|
339
|
94.7
|
Agosto
|
19
|
5.3
|
358
|
|
Settembre
|
254
|
93.4
|
Settembre
|
18
|
6.6
|
272
|
|
Totali
|
2691
|
92.7
|
|
212
|
7.3
|
2903
|
|
Anno 2003
|
|
Maschile
|
Femminile
|
totale
|
|
Mese
|
Assassini
|
Proporzione
|
Mese
|
Assassini
|
Proporzione
|
|
Gennaio
|
205
|
90.7
|
Gennaio
|
21
|
9.3
|
226
|
|
Febbraio
|
158
|
90.3
|
Febbraio
|
17
|
9.7
|
175
|
|
Marzo
|
189
|
93.1
|
Marzo
|
14
|
6.9
|
203
|
|
Aprile
|
184
|
93.4
|
Aprile
|
13
|
6.6
|
197
|
|
Maggio
|
177
|
94.7
|
Maggio
|
10
|
5.3
|
187
|
|
Giugno
|
160
|
93.6
|
Giugno
|
11
|
6.4
|
171
|
|
Luglio
|
144
|
92.3
|
Luglio
|
12
|
7.7
|
156
|
|
Agosto
|
125
|
89.3
|
Agosto
|
15
|
10.7
|
140
|
|
Settembre
|
146
|
89.6
|
Settembre
|
17
|
10.4
|
163
|
|
|
1488
|
92.0
|
|
130
|
8.0
|
1618
|
(Nota: la tabella 1 vuole
evidenziare l'aumento percentuale del tasso di femminicidi, che ha iniziato
l'anno con una percentuale del 9.3% e chiude con una percentuale del 10.4%.
Questo tasso è perfino superiore a quello del 2002, che faceva registrare una
percentuale del 9.4% in settembre 2003).
Tabella 2 – Database della
stampa su femminicidi avvenuti per responsabilità
di gruppi paramilitari nel primo
semestre di 2003
|
Fatti
|
Fonte
|
|
Il 16 gennaio di 2003, nel quartiere El Salado,
hanno bussato alla porta della famiglia Fandiño. Si sono portate via
Margarita Vélez di 54 anni e sua figlia María Mabel Fandiño di 30, dopo le
21.00. I loro corpi sono stati rinvenuti il giorno dopo nel quartiere Antonio
Nariño.
|
El Colombiano, jueves 13 de marzo de 2003, pag: Paz y d.H
12ª. En la 13 no quieren más muertos.
|
|
Nel Quartiere La Cruz, parte alta del Nord oriente
di Medellín, sono state assassinate 2 donne di 25 e 28 anni, si presume ne
sia stato responsabile un gruppo delle AUC [Autodefensas Unidas de
Colombia; N.d.T.].
|
El Tiempo, febrero 19 de 2003, pag 2 Medellín.
|
|
Il 21 maggio di 2003, paramilitari delle AUC hanno ucciso
una coppia di sposi, dopo aver fatto irruzione alle 18.05 nella loro
abitazione situata in C.ra 131 B con Calle 56, quartiere San Javier-La Loma.
Secondo la fonte i paramilitari <<sono arrivati all'abitazione dei
coniugi Arroyave Bernal e hanno chiesto del figlio John Ancizar, un agente
che lavora nel Dipartimento di Polizia Antioquia. Dopo avere parlato coi
genitori dell'uniformato, gli individui hanno trascinati fuori
dall'abitazione la signora Maria e don Manuel e li hanno crivellati di
proiettili nella via pubblica>>.
|
ww.nocheyniebla.org. revista # 27.
|
|
<<A Marleny Agudelo Mesa e suo marito, li
assassinarono nella sua casa, nel sentiero la Tramoggia del Municipio di
Caldas, il mercoledì 23 di Aprile, dopo rinchiuderli nella sua casa, li
sgozzarono alla calza notte dello stesso giorno Maria Olga Cortés, suo marito
ed un'altra persona furono assassinati in uguali circostanze nel sentiero La
Chuscala dello stesso Municipio.
queste morti sono attribuite alle AUC>>.
|
El Colombiano, viernes 25 de abril de 2003, pag. Paz y
D.H.
|
|
Doris Botero Vásquez, 35 anni, abitante del quartiere
Picco al Nord occidente della città, era minacciato di morte ed andrebbe
esiliata dal suo quartiere. Il sabato 25 di Marzo l'assassinarono:
<<ricevette una chiamata nella mattina e quando aprì la porta della sua
casa lo spararono uomini armati delle AUC chi presero il cadavere in spalle,
lo montarono in un collettivo e gliela portarono. Ad alla famiglia, suo
marito e due figli minori, non gli permisero di uscire, né parlare con
nessuno. Il cadavere fu contrario nelle Quartiere Capanne, in Bello. Doris
lavorava da 3 anni nel Corporazione Picco con Futuro come coordinatrice del
Programma di Sviluppo Familiare. Tra le attività che spinse stanno il
progetto di promozione dei diritti delle donne assassini di violenza
sessuale>>.
|
El Colombiano, jueves 3 de abril de 2003, pag: Paz y D.H
12ª.
|
|
Il CTI della Procura trovò una fossa comune, in un posto
conosciuto come la Laguna in Guarne, dove trovarono i resti del leader
comunitaria Julia Irene Londoño. Di accordo alle prime investigazioni, gli
omicidi furono commessi da membri del Blocco Capo tribù indiano Nutibara
delle AUC.
|
El Colombiano, jueves 22 de mayo de 2003. pag Paz y D.H.
12a.
|
(Rispetto alla tabella 2 è
importante richiamare l'attenzione dell'attuale processo di negoziazione,
perché non è possibile permettere che in esso si permetta l’impunità,
soprattutto di fronte a crimini atroci; inoltre vale la pena di ricordare che
lo Stato Colombiano non è autorizzato a perdonare a nome delle vittime e
dei/delle loro familiari)
Tabella 3 – Femminicidi (1 di
gennaio - 31 ottobre 2003)
|
Armi e mezzi utilizzati
|
Anno
|
Variazione
|
|
2002
|
2003
|
Ass.
|
Rel.
|
|
Arma bianca
|
18
|
27
|
9
|
50%
|
|
Arma da fuoco
|
247
|
152
|
-95
|
-38%
|
|
Annegamento
|
0
|
3
|
3
|
100%
|
|
Impiccagione
|
2
|
3
|
1
|
50%
|
|
Oggetto contundente
|
3
|
1
|
-2
|
-67%
|
|
Uso di artefatti esplosivi
|
2
|
2
|
0
|
0%
|
|
Altre armi
|
3
|
2
|
-1
|
-33%
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale Generale
|
275
|
190
|
-85
|
-31%
|
* Fonte: Polizia Metropolitana della
Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas
Tabella 4 – Feminicidi (1 di
gennaio-31 di ottobre 2003)
|
Modalità
|
Anno
|
Variazione
|
|
2002
|
2003
|
Ass.
|
Rel.
|
|
Aggressione
|
3
|
3
|
0
|
0%
|
|
Regolamento
di conti
|
24
|
8
|
-16
|
-67%
|
|
Scippo
|
3
|
4
|
1
|
33%
|
|
Asfissia
|
0
|
1
|
1
|
100%
|
|
Pallottola
vagante
|
12
|
2
|
-10
|
-83%
|
|
Guerra
tra bande
|
8
|
8
|
0
|
0%
|
|
Delinquenza
comune
|
0
|
1
|
1
|
100%
|
|
Confronto
di autodefensas
|
0
|
3
|
3
|
100%
|
|
Confronto
con Polizia nazionale
|
2
|
1
|
-1
|
-50%
|
|
Lucro o vicariato
|
18
|
7
|
-11
|
-61%
|
|
Da
stabilire
|
149
|
68
|
-81
|
-54%
|
|
Problemi
familiari
|
10
|
5
|
-5
|
-50%
|
|
Litigio
|
1
|
5
|
4
|
400%
|
|
Furto
|
2
|
2
|
0
|
0%
|
|
Terrorismo
|
2
|
2
|
0
|
0%
|
|
Vendetta
Personale
|
38
|
69
|
31
|
82%
|
|
Violenza
Intrafamiliare
|
3
|
1
|
-2
|
-67%
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale
Generale
|
275
|
790
|
-85
|
-31%
|
* Fonte: Polizia Metropolitana della
Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas
(Di fronte alla tabella 4, richiama
l'attenzione il numero di “femminicidi” dei quali ogni anno - a Medellín come
nell'Area Metropolitana – non si conosce il movente. A che corrisponde quella
cifra di femminicidi "da stabilire?” Quanti di quei casi sono stati
investigati? Come evitare la loro impunità? Le donne abbiamo diritto alla
verità!)
Tabella 5 – Feminicidi (1 di
gennaio-31 di ottobre 2003)
|
Responsabili
|
Anno
|
Variazione
|
|
2002
|
2003
|
Ass.
|
Rel.
|
|
Delinquenti comuni
|
240
|
180
|
-60
|
-25%
|
|
Autodefensas
|
2
|
3
|
1
|
50%
|
|
Sovversivi
|
18
|
6
|
-12
|
-67%
|
|
Bande
|
11
|
0
|
-11
|
-100%
|
|
In corsi di indagine
|
4
|
1
|
-3
|
-75%
|
|
|
|
|
|
|
|
Totale Generale
|
275
|
790
|
-85
|
-31%
|
Fonte: Polizia Metropolitana della
Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas
Tabella 6 – Femminicidi (1 di
gennaio-31 di ottobre 2003)
|
Municipio
|
Anno
|
Variazione
|
|
2002
|
2003
|
Ass.
|
Rel.
|
|
Medellín
|
212
|
127
|
-85
|
-40%
|
|
Barbosa
|
3
|
2
|
-1
|
-33%
|
|
Bello
|
17
|
18
|
1
|
6%
|
|
Caldas
|
7
|
6
|
-1
|
-14%
|
|
Copacabana
|
7
|
10
|
3
|
43%
|
|
Envigado
|
10
|
6
|
-4
|
-40%
|
|
Girardota
|
5
|
0
|
-5
|
-100%
|
|
Itagüí
|
10
|
15
|
5
|
50%
|
|
La Estrella
|
2
|
3
|
1
|
50%
|
|
Sabaneta
|
2
|
3
|
1
|
50%
|
|
Totale Generale
|
275
|
190
|
-85
|
-31%
|
Fonte: Polizia Metropolitana della
Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas
Tabella 7 – Femminicidi (1 di gennaio-31
di ottobre 2003)
|
Classi d’età
|
Anno
|
Variazione
|
|
2002
|
2003
|
Ass.
|
Rel.
|
|
Minore di 14 anni
|
16
|
11
|
-5
|
-31%
|
|
Da 15 a 17 anni
|
36
|
17
|
-19
|
-53%
|
|
Da 18 a 22 anni
|
71
|
37
|
-34
|
-48%
|
|
Da 23 a 30 anni
|
68
|
58
|
-10
|
-15%
|
|
Da 31 a 44 anni
|
62
|
45
|
-17
|
-27%
|
|
Maggiore di 45 anni
|
22
|
22
|
0
|
0%
|
|
Totale Generale
|
275
|
190
|
-85
|
-31%
|
Fonte: Polizia Metropolitana della
Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas
Tabella 8 – Femminicidi (1 di
gennaio - 31 ottobre 2003)
|
Comunas
|
Anno
|
Variazione
|
|
2002
|
2003
|
Ass.
|
Rel.
|
|
No. 1
popolare
|
27
|
7
|
-20
|
-74%
|
|
No. 2
Sacra Croce
|
8
|
7
|
-1
|
-13%
|
|
No. 3
Manrique
|
15
|
17
|
2
|
13%
|
|
No. 4
Aranjuez
|
7
|
17
|
10
|
143%
|
|
No. 5
Castiglia
|
5
|
7
|
2
|
40%
|
|
No. 6
Doce de Octubre
|
16
|
2
|
-14
|
-88%
|
|
No. 7
Robledo
|
7
|
4
|
-3
|
-43%
|
|
No. 8
Villa Hermosa
|
6
|
7
|
1
|
17%
|
|
No. 9
Buenos Aires
|
10
|
8
|
-2
|
-20%
|
|
No. 10 La
Candelaria
|
21
|
10
|
-11
|
-52%
|
|
No. 11
Laureles
|
6
|
6
|
0
|
0%
|
|
No. 12 La
América
|
3
|
3
|
0
|
0%
|
|
No. 13
San Javier
|
54
|
7
|
-47
|
-87%
|
|
No. 14 El
Poblado
|
4
|
1
|
-3
|
-75%
|
|
No. 15
Guayabal
|
4
|
4
|
0
|
0%
|
|
No. 16
Belén
|
5
|
5
|
0
|
0%
|
|
Settore
Rurale
|
14
|
15
|
1
|
7%
|
|
Totale
Generale
|
212
|
127
|
-85
|
-40%
|
Fonte: Polizia Metropolitana della
Valle di Aburrá. Centro di Investigazioni Criminológicas
(Richiama l'attenzione di questa
tabella 8 le cifre relative alla zona Nord orientale di Medellín, conformata
dalle comunas 1,2,3 e 4, così come la zona Centro orientale, conformata
dalle comunas 8,9 e 10, poiché evidenziano il conflitto lì che si vive,
dovuto alla presenza residuale di gruppi diversi dai paramilitari, che generano
scontri e continuano ad aggiungere morti a questo confronto armato)
1.2. Violenza domestica ed
intrafamiliare contro le donne
IL PRIVATO È ANCHE POLITICO
Ogni giorno ci sono sempre più donne
disposte a difendere
la loro integrità e dignità
Man mano che il conflitto armato
avanza, i livelli di violenza domestica ed intrafamiliare si esasperano; donne,
giovani, bambine e bambini sono le principali vittime, non solo a partire dalla
logica del "guerriero" che guarda le donne come oggetti, ma anche
dagli ambiti della delinquenza comune e della violenza quotidiana, vissuta
dalle donne nel contesto sociale, familiare ed intimo.
Dall'Inchiesta Nazionale di
Demografia e Salute 2000, è risultato che il 41% delle donne intervistate ha
risposto affermativamente ad alcune domande sulla violenza fisica da parte dei
mariti. Di
queste, il 43.9% hanno dichiarato di essere stato spinte o scosse, il 32.1%
picchiate con le mani, il 17.3% prese a calci o trascinate, il 15.3%
violentate, il 13.8% minacciate con un’arma.
Secondo lo sportello di attenzione
all'utente della Procura, al 30 di giugno del 2003 si erano registrati
approssimativamente 6.926 casi di violenza intrafamiliare, facendo registra un
incremento rispetto all'anno precedente; nel 95% dei casi ne sono state vittime
le donne.
Secondo l'ICBF (Instituto
Colombiano de Bienestar Familiar) a giugno del 2003 erano stati riportati
23.975 liti familiari; nel 45.8% dei casi si sono verificate atti di violenza
domestica e abuso sessuale e l’87% di questi sono stati rivolti contro donne.
La violenza sulle donne in famiglia
è un grave problema di salute pubblica, nel quale si presenta una
sottoregistrazione, a causa del basso livello di denuncia da parte delle donne,
come per l'insufficienza e precarietà dei programmi dello Stato per la
prevenzione ed appoggio.
A quanto detto, occorre aggiungere gli
n gli effetti “invisibili” del conflitto armato:
l’11% della popolazione presenta gravi vmalattie
mentali, il 30% soffre di incapacità psichiatrica, il 50% di depressione
clinica, il 70% di esaurimento fisico e mentale e l’80% è affetto da scoraggiamento,
sconcerto e demoralizzazione. Il 40% si trova in situazioni di grave conflitto
familiare, la 50% presenta paura verso lo Stato, il 60% manifesta ricerca di
giustizia e vendetta.
Questi dati ci fanno capire l'immenso
sentimento di ingovernabilità, d’ingiustizia, odio, risentimento e calamità
pubblica che comporta una guerra urbana degenerata come quella attuale. Si
reclama pertanto dello Stato Colombiano il compimento di quanto stipulato nei
trattati internazionali e gli impegni assunti firmando e ratificando la
Convenzione interamericana per prevenire, sanzionare e sradicare la violenza
contro la donna.
Con l'acutizzazione del conflitto
armato, l'espropriazione ed utilizzo del corpo delle donne come bottino di guerra,
si intensifica anche la violenza intrafamiliar che a Medellín è responsabile
del 37% dei casi di morbilità violenta femminile. Le donne morte in maniera violenta
in alta percentuale hanno come principali aggressori il compagno, parenti,
amici o vicini; le casa e i nuclei familiari non sono sempre spazi che
garantiscono la protezione delle loro vite. L'aggressione sessuale da parte di familiari
e sconosciuti ha anche una significativa frequenza.
2. Desplazamiento intraurbano.
Sradicamento delle donne all’interno della città. La violazione di tutti i
diritti
È l'ora della meditazione e tesso un
sogno, perché ho imparato che i sogni sono possibili.
Scrivo manoscritti vecchi e riscrivo
una nuova storia del mondo.
Questa è la terra promessa della quale
c'avevano strappato.
(Gioconda Belli)
Col processo di urbanizzazione del
conflitto armato, il fenomeno del desplazamiento si presenta nella città
di Medellín in una modalità che potremmo denominare desplazamiento forzado
intraurbano. Le cifre ufficiali non riflettono realmente la dimensione del
problema, però secondo il SIMPAD nell'anno 2002 solo dalla Comuna 13
sono state desplazadas 500 persone
e si sa che anche il problema ha colpito anche le Comunas 1, 4, 8 e 9. Stando
così le cose, i e le despazadas intraurbanas sono persone alle quale non
si riconosce questa condizione, pertanto non si registrano e non figurano nelle
statistiche sul fenomeno.
Gli attori armati continuano a
vincolare la popolazione civile al conflitto armato e il despazamiento forzado
intraurbano è uno di quelle forme attraverso il quale si esprime questo vincolo.
Sulla base dei dati della Personería di Medellín, a Medellín e nel Valle
de Aburrá sul 76% dei casi i responsabili del desplazamiento sono gruppi
paramilitari, il 10% avviene per causa della delinquenza comune ed nel 36% dei
casi i responsabili sono i gruppi insorti.
Dall’1 gennaio al 1 dicembre del
2003 sono state desplazadas a Medellín e nel Valle de Aburrá 87 donne
maggiori di 18 anni e 187 minori d’età. Tra le persone arrivate in città nel
2003 desplazadas da altri posti del dipartimento, la Personería
di Medellín ha ricevuto 8.174 casi, che vengono considerati casi di sottoregistrazione,
dal momento che si recano presso detta istituzione e non tutte conoscono il meccanismo
di denuncia che dovrebbero seguire. Di questi casi, il 48.46% sono donne, delle
quali il 36.44% maggiori d’età ed il 63.24% minori.
In Colombia, il desplazamiento
di massa e la violenza in generale hanno inciso sull'incremento del fenomeno
della "direzione femminile" all’interno delle famiglie. I dati
analizzati permettono di associare questo aumento con un incremento di fenomeno
quali l'informalità lavorativa, la povertà, la prostituzione di donne giovani e
l'indigenza. Durante questo periodo, la percentuale di capofamiglia poveri
passa dal 44% al 51% per le donne e del 52% al 54% per gli uomini; si osserva,
dunque, un processo più acuto di impoverimento per le donne.
La risposta di fronte al desplazamiento
è parziale e animata da pregiudizi, dal momento che in alcuni assessorati del
municipio esiste la credenza che la popolazione desplazada è composta
per "vividores" e opportunisti, che vogliono approfittare dei
programmi di accoglienza, assistenza in salute ed istruzione, quando la verità
è che le famiglie desplazadas sono quelle maggiormente escluse
dell'accesso a tali diritti. Dalla metà del 2003, sono scaduti le convenzioni tra
la Rete di Solidarietà Sociale (RSS) e le organizzazioni della società civile che
si occupavano dell’assistenza alla popolazione desplazada. All'inizio di
dicembre del 2003, la RSS non aveva rinnovato detti contratti, lasciando senza assistenza
un numero enorme di persone.
Le donne denunciano le molteplici difficoltà
che esistono per l’iscrizione al Sistema Unico di Registrazione (Sud),
difficoltà che vanno dalla discriminazione - è più facile essere attese quando
vanno con un uomo - fino all'impossibilità di riempire i moduli o rispondere alle
domande, formulate in maniera che non tiene conto del fatto che si tratta in maggioranza
di donne contadine e che hanno sofferto forti traumi. In una città ostile ed
escludente, le donne desplazadas corrono il rischio di finire nel lavoro
sessuale, essere vittima della tratta di persona, subire violenza o rimanere
nell'indigenza.
3. Violenza politica contro le donne
e le loro organizzazioni
La cultura del futuro avrà una
tolleranza maggiore verso il diverso,
il non umano, la differenza di ogni
tipo.
Il tessuto sociale della città
continua a subire un sistematico deterioramento nella partecipazione sociale e
politica delle donne. Le organizzazioni di base e comunali sono state decimate dalla
persecuzione alle donne leader. Due donne della dirigenza dell'Asociación Mujeres
Indipendentes (AMI) hanno dovuto abbandonare prima il quartiere (ad una di
loro è stata saccheggiata ed occupata la casa da parte del gruppo paramilitare
che opera nel settore e che si trova in processo di pace col Governo) poi la
città, a causa di continue minacce e intimidazioni.
Nella Zona Nordovest è stata assassinata
Doris Botero Vázquez, leader dell'organizzazione "Picacho con futuro".
Mentre per la polizia Doris è morta per azione della delinquenza comune, la
stampa riferisce il fatto commesso come commessa dai paramilitari. Frequentemente
i rapporti della Polizia riportano che le donne morte a Medellín lo sono state per
ragioni privati.
Allo stesso modo, le donne della
Zona Nord orientale denunciano che per uscire dal quartiere devono dire agli
attori illegali cosa vanno a fare; se ricevono visite devono riportare il nome
ed il numero di carta di identità della persona che viene a incontrare
l’associazione o a visitarla. Esse raccontano che spesso non possono uscire per
partecipare alle riunioni a causa delle continue sparatorie.
Le Azioni Comunali non si trovano in
situazione migliore. Nella Comuna 13, dopo l'operazione "Orione"
e "Mariscal", sono stati assassinati più di quattro dei suoi leader,
tra i quali una donna. Il
municipio argomenta che si sta eseguendo un piano di investimento sociale nella
comuna, ma le
organizzazioni sociali e comunali del settore denunciano che questi contratti sono
stati affidati a cooperative che vengono dal di fuori della comunità e che non hanno
tenuto conto del Piano di zona elaborato mediante un processo participativo,
nel quale la comunità aveva dato forma a necessità e sogni.
In conclusione di quest’anno si sono
tenute le elezioni per scegliere sindaci, consiglieri comunali, governatori e deputati
[dell’assemblea de la Gobernación; N.d.T.] e membri delle Juntas
Administrativas Locales (JAL) che ha ripetuto lo schema patriarcale, tanto che
nelle candidature - la maggioranza maschi – quanto nella posteriore selezione: dei
cinque candidati al Comune di Medellín una sola donna; casi simili si sono
registrati nelle selezioni al Consiglio municipale e alle Assemblee
dipartimentali.
Allo stesso tempo, si è realizzata
la votazione del Referendum e dei suoi 15 punti, nella promozione del quale
hanno attivamente partecipato i gruppi paramilitari, facendo pressioni sugli abitanti
dei quartieri affinché andassero a votare. Una strategia complementare è stata utilizzata
da molti impresari, che ricattavano lavoratori e lavoratrici, promettendo
benefici a chi dimostrasse di avere partecipato alla votazione. Anche in molte chiese
le e i fedeli sono stati costretti ad appoggiare favorevolmente il referendum
ufficiale. Tutti questi casi sono rivelatori di forme di coazione che con
differenti livelli di intensità, esercitate soprattutto da uomini che occupano
carichi di potere in ambito religioso, economico, politico e militare, e che
finiscono per ostacolare la libera espressione politica delle donne.
I pochi avanzamenti legislativi cui
si assiste nel campo dell'equità nella partecipazione politica delle donne, non
hanno garantito che dal punto di vista pratico si verificassero reali passi
avanti nell’accesso delle donne a incarichi pubblici.
4. I diritti sessuali e riproduttivi
IL CORPO DELLE DONNE NON È BOTTINO DI
GUERRA NÉ TERRITORIO DI VIOLENZE
Che fare con questa cicatrice che si
alza dal mio petto ululando
come un vertiginoso esodo di
perdonati
(Roque Dalton)
Le donne sono le principali vittime
della violenza sessuale a Medellín e nell'Area Metropolitana, da parte degli
attori armati e la delinquenza comune, che utilizzano il corpo e l'affettività
delle donne come bottino di guerra, come terreno di violenza e vendetta. Non
esistono da parte dello Stato meccanismi che rendano possibile alle donne
l'esercizio del diritto alla giustizia e che giudichino e sanzionino i responsabili
di questi reati, tanto nell'ambito pubblico come in quello privato. Secondo i
dati dell'Unità dei delitti contro la libertà e l’integrità sessuale della
Procura, nel secondo semestre del 2003 sono stati riportati 4 casi di “violentatori
in serie” che sono liberi per le strade di Medellín, dal momento che non è
stato possibile catturare o incriminare nessuno dei responsabili identificati e
denunciati.
Durante l’anno che si sta
concludendo, la perpetuazione della violenza sessuale come strategia di guerra
contro le donne, come "metodo di tortura" e sistema di umiliazione e
punizione ha superato ogni confine. Secondo il rapporto dell'Unità reati contro
la libertà sessuale della Procura, i casi di violazione sessuale sono aumentati.
Anche Medicina Legale parla già di casi tipo, dove donne assassinate appaiono
con evidenze o indizi di aggressione sessuale; nelle modalità di aggressione si
sono persino presentati delle analogie. (Vedere tabella 9)
Tabella 9 - Femminicidi con
aggressione sessuale nel 2003
|
Mese
|
Assassini
|
Proporzione
|
Violenza sessuale
|
|
Gennaio
|
21
|
9.3
|
1 sospetto di aggressione sessuale
|
|
Febbraio
|
17
|
9.7
|
1 aggressione Sessuale
|
|
Marzo
|
14
|
6.9
|
Nessuna
|
|
Aprile
|
13
|
6.6
|
1 attacco sessuale
|
|
Maggio
|
10
|
5.3
|
2 evidenze di Aggressione sessuale
|
|
Giugno
|
11
|
6.4
|
1 possibile attacco sessuale
|
|
Luglio
|
12
|
7.7
|
2 possibili attacchi sessuali
|
|
Agosto
|
15
|
10.7
|
2 possibili attacchi sessuali
|
|
Settembre
|
17
|
10.4
|
6 aggressioni sessuali
|
|
Totale
|
130
|
8.0
|
16
|
4.1. Discriminazione sessuale: un'altra forma di violazione
di diritti umani delle donne
In una società dove si trovano limitati
i diritti
ed il potenziale delle donne, nessun
uomo può essere veramente libero.
Forse avrà potere ma non libertà
(Mary Robinson)
Le donne subiscono processi di discriminazione
non solo in quanto vittima di violenza sessuale. La discriminazione è un
ostacolo costante per molte donne giovani incinte o con figli e figlie, nonostante
la giurisprudenza colombiana abbia stabilito che lo Stato deve astenersi dall’adottare
misure discriminatorie per ragione della maternità o astenersi dall’emanare norme
che coartino il diritto a decidere se essere madre, quando esserlo e di
stabilire liberamente il numero di figli desiderato.
Tuttavia, questo diritto alla
maternità viene costantemente vulnerato. Ancora una volta, la denuncia si è convertita
nell'unico mezzo a disposizione per ottenere la permanenza di ragazze incinte
nel sistema educativo. In diversi istituti scolastici, infatti, all’interno del
manuale di convivenza la gravidanza viene segnalata come mancanza grave che
permette sanzioni come la sospensione. Casi più gravi si sono registrati
all’interno di scuole di carattere religiose, ove le ragazze incinte sono state
segnalate e pubblicamente rimproverate.
Più che misure repressive, il tema
della salute sessuale delle donne giovani richiede la definizione di un piano
di politiche pubbliche di appoggio alle gravidanze desiderate e prevenzione di quelle
non desiderate. Ma, come sta diventando abitudine in questa città, di fronte
alla carenza di misure preventive si sopperisce con misure repressive e di
discriminazione, che ignorano gli impegni contenuti nella Convenzione
sull'Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro la Donna,
articolo 10.
4.2. Diritto all'accesso alla
giustizia delle donne contro l'impunità dei delitti sessuali
Perché senza la voce delle donne la
verità non è completa!
(Commissione della Verità del Perù)
L'accesso alla giustizia è un
diritto umano fondamentale per tutti e tutte. In un Stato sociale e democratico
di diritto non è sufficiente contare su leggi approvate e organismi le donne possiamo
rivolgersi in caso di violenza sessuale. È necessario che l'accesso alla
giustizia sia reale. Ma nel nostro sistema giudiziale le cifre di violenza
sessuale contro le donne mostrano che solo una piccola percentuale viene effettivamente
denunciata. Di questi, solo per una parte viene aperta indagine preliminare
dalla Procura e pochissimi giungono alla tappa del giudizio e della sentenza.
Molte donne che hanno avuto il
coraggio di denunciare, segnalano frequentemente che si sono scontrate con la mancanza
di professionalità e sensibilità di molte autorità, al punto da frustrare il
loro difficile atto. <<È molto strana questa cosa della violazione, venga,
racconti quello che è successo veramente!>> oppure <<... che cos’è lui
per te? Ah, il fidanzato! Ma no, ma è che lui ti ama ancora!>>
5. Per l'integralità dei diritti
umani delle donne. Un sguardo femminile ai diritti economici sociali e
culturali
Il vero nemico dei poveri non è il
capitalismo ma la rassegnazione.
Per questa ragione l'alternativa
alla rassegnazione è l'azione comune, la solidarietà.
(William Ospina)
La povertà generata dalle misure
economiche dell'escludente modello neoliberale, rafforzato dall'attuale Governo
(flessibilizzazione del lavoro, disoccupazione, maquilas,
privatizzazione delle imprese statali seguita da licenziamenti in massa,
massacri lavorativi), sono elementi costitutivi della femminilizzazione della
povertà. La guerra e le violenze determinano alte percentuali di madri
capofamiglia che non contano su una formazione per l'impiego. Il desplazamiento
rurale e urbano interessa in maggioranza donne con i propri figli e le figlie, invalidi
di guerra, anziani e anziane. La relazione della CEPAL (Centro de Estudios
Políticos para America Latina) afferma che in America Latina, e in maniera
particolare in Colombia, le donne sono quelle che subiscono in maniera più
accentuata gli effetti della crisi economica. Questa realtà è evidente a Medellín
e nella sua Area Metropolitana, non suolo a causa del maggiore numero di donne
in condizione di povertà ma anche perché le donne sono quelle che si assumono
la responsabilità di sostenere i figli e figlie, senza importare se per far ciò
devono essere venditrici informali o dedicarsi alla mendicità o alla prostituzione.
Insieme a queste situazioni di
maggiore povertà e violenza, le quali vulnerano in maniera significativa i
diritti delle donne, troviamo che negli ultimi anni nel Dipartimento di Antioquia
e nel Municipio di Medellín sta aumentando il numero di donne povere che vivono
lo sfruttamento sessuale nella prostituzione, spinte dalla disoccupazione, dalla
violenza intrafamiliare e dal machismo. Lo Stato invece di proteggerle tratta il
fenomeno come una problematica di ordine pubblico e risponde con la repressione:
le perseguita, le imprigiona, le maltratta, le violenta, come frequentemente
denunciano le lavoratrici sessuali del settore della Veracruz.
Le donne esigiamo un sguardo
integrale ai diritti umani, poiché una vita degna per tutte le donne in un Stato
sociale di diritto è possibile solo con la garanzia di diritti come fondamentali
come quello alla salute, all'istruzione, al lavoro, al cibo, alla casa. Tuttavia,
se Medellín presenta difficoltà con la protezione dei diritti civili e politici
delle donne, la situazione è peggiore con i diritti economici, sociali e
culturali.
A Medellín continuano a registrarsi
casi di "[donne; N.d.T.] morte per la legge 100", decedute cioè per
mancanza di assistenza e per la negazione di interventi chirurgici non compresi
nel POS (Piano Obbligatorio di Salute). In alcuni casi è stato possibile praticare
alle donne intereventi chirurgici negati solo in seguito a denuncia; è il caso
della chirurgia di riduzione della mammella, intervento che si rende necessario
di fronte a un peso del seno che provoca forti dolori di schiena e, dopo una
gravidanza, persino complicazioni per la colonna vertebrale; tuttavia, le
istituzioni di salute si rifiutano di intervenire con la motivazione che si
tratta di un assunto di ordine estetico.
Ogni volta sono più ridotti i
programmi di prevenzione nel tema della salute sessuale e riproduttiva ed i
temi di "gravidanze in adolescenti" e morti post partum continuano ad
essere il faretto di attenzione dei pochi programmi di salute. Le donne in
lavoro di parto che arrivano a Medellín rimesse di altri ospedali regionali,
sono passeggiate per quello che si denomina frequentemente come il
"corridore" della morte, per denotare che sono portate di posto di
salute in posto di salute, e quando arrivano all'Ospedale Generale per essere
soddisfatte dal gineco-ostetrico portano già serie complicazioni, al punto che
molte volte il feto è morto già e molte volte sono loro stesse quelle che
muoiono. Ovviamente queste morti colpose, causate per politiche di salute che
discriminano le donne povere, neanche appaiono nelle cifre di omicidi divulgate
per le autorità. Sono morti silenziose che sembrano importargli a nessuno.
Secondo dati divulgati dalla stampa,
nel 2002 sull’80% di nati vivi il 23% (88.902) era figlio/a di madre minore di
19 anni; di questi, 883 bebè sono nati da madri minori di 14 anni. Nel 2000, il
26.7% del totale delle gravidanze si sono presentate in adolescenti e, del
totale delle donne incinte, più del 50% ha espresso di non aver desiderato il
figlio in quel momento. Il tasso di fecondità media è di 3,3 figli per donna e quella
di figli desiderati si 2,00. Le donne con più figli sono quelle che si trovano
in situazione di maggiore povertà. Tra le donne senza scolarità la fecondità è
di 4 figli per madre. Un 44.7% delle gestanti durante il 2003 si calcola che
saranno donne povere e senza sussidio di salute.
Se la situazione della salute delle
donne è complicata, la situazione del lavoro spiega con maggiore chiarezza ciò che
vogliamo dire quando parliamo della "femminilizzazione" della
povertà.
Analizzando i dati del “Sistema di
Informazione sulle Donne organizzate urbane e rurali” del Municipio di Medellín
- SIM – emerge che la maggior percentuale di donne registrate sono disoccupate
ed equivalgono al 74.5%. Di esse, il maggiore numero svolge mestieri come la
vendita ambulante, il servizio domestico e differenti attività per conto proprio
caratterizzate per le basse entrate e mancanza di previdenza sociale.
Come espresso in diverse occasioni
dalla Mesa de Trabajo Mujer de Medellín, dall’Asociación Red
Comunicación de Mujeres Populares hacia el Futuro e dalla Coordinación
de Mujeres de la Zona Nororiental: <<Per le donne che vivono nei
settori popolari, dato l’alto tasso di disoccupazione la principale offerta di lavoro
consiste nel servizio domestico; alcune lavorano anche nella caffetterie oppure
vendono arepas, manghi, acqua, empanadas, caffè, CD, biglietti
della lotteria. Lavorano nel settore delle confezioni, come venditrici porta a
porta, come babysitter e autiste. La scarsità di offerta e la bassa qualificazione
fanno sì che le donne si vedano obbligate ad svolgere lavori che non
garantiscono la dignità della vita>>.
L'informazione appena fornita permette
di vedere che l'accesso al lavoro rimunerato non comporta necessariamente un
miglioramento della qualità della vita. Il ruolo riproduttivo e la condizione
di genere ancora producono discriminazione e rimunerazione inferiore. Le
attuali trasformazioni del mondo del lavoro danno luogo ad un impiego femminile
sempre di più precario e di bassa qualità, al calo nelle entrate monetarie ed
all'incremento delle attività che le donne devono svolgere per soddisfare le
necessità del gruppo familiare
6. Le donne e le sue organizzazioni
si mobilitano in mezzo al conflitto armato urbano e la povertà
Nel cuore di ogni essere umano
alloggia un pezzo
di cielo ed un frammento di terra
(Thomas Moore)
Le donne della città assumono la
carta di soggette politiche, per resistere alla guerra, alle violenze e alla
povertà. Si mobilitano contro la guerra, unite al movimento internazionale di
Donne di Nero ed al Movimento di Donne contro la Guerra in Colombia, a partire
dalla Ruta Pacífica o da altre iniziative di donne per la pace e contro la
guerra. Le “Donne in Nero”, che si danno appuntamento gli ultimi martedì di
ogni mese nel Parque Berrio, sono riuscite ad avere un impatto in questa
città; le donne si appropriano ogni volta più di tale proposta, attraverso la
quale nominano e visibilizzano in un altro modo quello che viviamo e
sentiamo in mezzo alla guerra e alle violenze. Le Madri della Candelaria ogni mercoledì
continuano a reclamare i ritorno di sequestrati, desaparecidos e
detenuti [catturati dagli attori armati; N.d.T.].
A Medellín, la Mesa de Trabajo
Mujer de Medellín e la Ruta Pacífica, con l'appoggio di
"Metromujer", istanza metropolitana per l'equità di genere, hanno realizzato
un incontro di donne per intrecciare agende di zona e settore e costruire
l'agenda cittadina delle donne di Medellín, che contiene le loro proposte di
fronte all'attuale situazione di violazione dei Diritti umani e del Diritto internazionale
umanitario. Dette proposte sono state presentate nel Cabildeo con candidati
e candidate a carichi di elezione popolare nelle passate elezioni e sono:
→ Sviluppare – nel rispetto
delle competenze, capacità e autonomia dell'ente municipale – programmi e azioni
che garantiscano alle donne tutti i diritti e che sia in grado di assicurare
una vita dignitosa.
→ Avviare le azioni che posso
essere condotte a partire dalle competenze dell'amministrazione municipale per
esigere che il governo colombiano interrompa la sospensione di 7 anni richiesta
per l’applicazione dello Statuto di Roma, in tema di diritti umani e diritti
internazionale umanitario, tenuto conto che Medellín è una città interessata da
una grave situazione di conflitto armato.
→ Avviare le azioni competenti
nell'ambito municipale orientate a prevenire ed ostacolare l’inclusione di bambini
e bambine, donne ed uomini giovani nel conflitto armato ed mettere in atto processi
di negoziazione con gli attori armati responsabili del desplazamiento.
→ Avviare programmi di
prevenzione ed attenzione del desplazamiento dovuto al conflitto armato
e alle catastrofi naturali.
→ Rafforzare i programmi per
l'attenzione integrale delle donne colpite dal desplazamiento e le loro
famiglie, in modo da garantire l'accesso alle risorse per una vita dignitosa,
con azioni di pace, riparazione, recupero dei beni mobili ed immobili e
appoggio al ritorno in condizioni di protezione e sicurezza.
→ Rafforzamento delle
istituzioni amministrative e dei programmi (SIMPAD, Rete di Solidarietà, Personería,
Defensoría del Pueblo, Procuradoría) predisposti all’intervento
in favore dei/lle vittime del desplazamiento.
→ Ricordare e promuovere l’adempimento
nell'ambito municipale degli accordi umanitari.
→ Promuovere e facilitare i
procedimenti volti a esigere prove di sopravvivenza di persone catturate e desaparecidas.
→ Portare avanti ed aggiornare
ricerche sulla situazione dei diritti umani delle donne nella loro diversità: bambine,
adolescenti, giovani, adulte, anziane, afrocolombianas, indigene, ex- detenute,
detenute e portatrici di disabilità.
In un panorama preoccupante per le
donne di Medellín, sorgono istanze municipali che in vista della instaurazione
di una nuova amministrazione si spera vengano mantenute. Si tratta di:
Metromujer, la Segreteria di Equità di Genere della Governacón; e anche
iniziative come l'Assemblea Costituente di Antioquia, che hanno stimolato
all’interno delle organizzazioni di donne l’apporto di elementi di analisi
importanti, da includere nel gran patto dell'assemblea.
Il movimento sociale di donne della
città organizzato nella Ruta Pacífica, la Red colombiana por los Derechos
sexuales y reproductivos, la Mesa de Trabajo de la Mujer de Medellín,
tra altre, ogni anno preparano per il 25 di novembre una gran giornata di
iniziative volte a reclamare il diritto ad una vita degna per le donne,
denunciare i crimini e sensibilizzare la comunità affinché chieda a gran voce che
il corpo delle donne smetta di essere bottino di guerra e territorio di
violenze.
7. Come vivono oggi le donne della Comuna
13
"… ora la guerra è a
coltello…"
La Comuna 13 nel 2002 è stata
per la città, il paese ed il mondo un scenario di guerra che solo possono descrivere
color che l’hanno vissuto e sofferto. Questo territorio è stato per descritto il
mondo come la prova della possibilità da parte del governo di recuperare il
controllo, territoriale, sociale e di polizia.
A Medellín è diventato “di moda” il
concetto di "operazione", parola che ad uomini e donne di questo
settore fino ad oggi fa venire i brividi. La famosa “Operación Orión"
portò con sé non solo una realtà di minori scontri in quel settore tra gruppi
armati, bensì anche molte promesse e nuove tragedie per le donne che ci
vivevano.
Una delle prime promesse fatte alle abitanti
aveva a che fare con una realtà sociale di estrema povertà che vivevano le
donne, molte delle quali capofamiglia, le quali hanno visto cadere in questa
guerra ed in altre i loro compagni, mariti, figli e altri familiari. A molte famiglie
capeggiate da donne fu promesso un investimento sociale che diminuisse
l'esclusione sociale e la discriminazione che soffrivano i suoi abitanti, ma
questo investimento non arrivò mai, per lo meno non nella maniera promessa. Un investimento
c’è stato ma non fu pianificato, né basato su uno studio dei bisogni;
piuttosto, si trattò di una misura reattiva rispetto a proposte di repressione
come gli Operativi, che
cercava di ridurre il rifiuto sociale che riceveva il Comune di Medellín davanti
all'uso della forza senza rispetto dei Diritti umani in questa zona.
Non è superfluo dire che lo scarso investimento
che ci fu nella settimana successiva all'Operación Orión si è
concentrata in 5 dei 22 quartieri. Inoltre, si adottarono misure transitorie e di
breve termine, che non mirano ai problemi strutturali della comuna. Come
affermano le donne: <<… qui non ci ammazzano più con pallottole ma con la
fame e la disoccupazione…>>.
Più che un reale impatto,
l'investimento nella Comuna 13 lascia domande e la necessità di indagare
il modo in le risorse sono state utilizzate, poiché l’unica cosa che si fece fu
montare tutta una pompa magna di opinione che mostrasse un sindaco che chiudeva
il proprio mandato amministrativo "mantenendo le promesse fatte”.
La tragedia della Comuna 13 è
una Via Crucis iniziata prima dell'Operazione Orione, con la presenza di gruppi
armati che non diffondevano il terrore solo nella comuna ma in buona parte
della città, operando sequestri, estorsioni, rapine ed altro. Dopo è arrivata
l’Operazione Orione con morti, abusi e promesse, ma ora nel 2003, le donne
dicono: <<… là niente ha cambiato, là tutto continua uguale...>>.
La Comuna 13 si è trasformata
in uno scenario ove molte donne rimangono vivendo una tragedia e altre sono
state costrette ad andarsene, minacciate dai gruppi paramilitari che si sono impadronite
delle loro case, le hanno minacciate, si sono portati via le loro cose e
adesso hanno anche iniziato a distruggere le loro case. Denunce di tale fatti
non sono solo state fatte dalle organizzazioni di donne in rapporti come questo
ma riposano in istituzioni quali la il Tribunale, la Procura, e la Defensoría
del Pueblo. Allora una domanda che sorge è: dov’è il controllo della forza pubblica
nella Comuna 13 se accadono queste cose e pare che a lor non giunga
nessuna informazione? Il Generale Gallego ha detto 8 giorni dopo l'Operazione
Orione: <<... abbiamo il controllo del 95% della zona...>>. Ad un
anno da questi fatti lo stesso generale Gallego dice di avere il controllo del
65% dello stesso territorio. Cosa è successo con quel 30% perso? A chi è stato delegato
il controllo e in che modo?
Ma questi non sono le uniche
tragedie che si vivono nella Comuna 13 di Medellín nel 2003. Le
violazioni sessuali da parte di uomini armati che si dicevano delle milizie e
che oggi si dicono paramilitari, hanno causato terrore a molte donne della
zona. Allo stesso modo, quando non sono vittima di violenza sessuale, lo sono
di un processo di seduzione da parte di membri delle forze dell’ordine, che si
vincolano affettivamente con donne giovani e bambine in maniera irresponsabile;
le lasciandole incinte pur sapendo che verranno trasferiti, di modo che i
superiori militari finiscono per patrocinare l'abbandono delle responsabilità
paterne dei loro subordinati, aumentando in questo modo il numero di donne capofamiglia
e di figli/e che in virtù degli ordini delle autorità non hanno padri che si
occupino di loro.
8. La situazione di Medellín. Avanzamento
o retrocessione rispetto alle raccomandazioni della relatrice speciale sulla
violenza contro la donna dell’ONU
Uniamoci, lottiamo per un mondo
nuovo e degno.
Uniamoci per farla finita con
l'avidità,
con l'odio e l'intolleranza
(Charles Chaplin)
La Relatrice speciale di Nazioni unite
sulla violenza contro la donna, nella sua relazione sulla visita alla Colombia
realizzata tra il 1 ed il 7 di novembre di 2001, ha espresso varie
raccomandazioni allo Stato Colombiano, affermando che, solo se si avanza rispetto
a dette raccomandazioni, sarà possibile parlare di un avanzamento rispetto al
riconoscimento dei diritti umani delle donne. La Relatrice ha segnalato che:
<<benché gli uomini siano più frequentemente vittime di esecuzioni
sommarie e massacri, la violenza contro la donna, in particolare la violenza
sessuale perpetrata da gruppi armati, è diventata abituale nel quadro di un conflitto
che degenera gradualmente e non osserva le norme sancite dal diritto
internazionale umanitario>>.
Questo rapporto evidenzia
l'incapacità delle autorità nazionali e locali a garantire la protezione alla
vita di tutti e tutte. La vittime non vengono protette ma non solo: il loro
numero aumenta, a causa di una politica della guerra nella quale le donne continuiamo
ad essere utilizzate come bottino.
La violenza sessuale contro le donne
è una pratica storica e presente nella realtà delle donne in Medellín e della
sua l'area Metropolitana, tanto da parte degli attori armati come nell'ambito privato.
Per sfortuna di tutti e tutte, non abbiamo a disposizione un registro
statistico affidabile su questi fatti, in parte perché molte donne vittime di
questo tipo di aggressioni preferiscono non denunciare (per paura di possibili
rappresaglie o per semplice vergogna) ma anche perché, in molti casi, le donne
sono assassinate dopo essere stato violate e quando questo succede,
ufficialmente si solo registra l'omicidio e non si raccolgono le evidenze per
indagare sull’eventuale violenza sessuale. Rispetto a quest’ultimo punto, la
relazione della Relatrice Speciale sulla violenza contro la donna segnala che:
<<Bisognerebbe tentare di documentare quanto successo alle vittime prima
della morte ed includere dati delle relazioni forensi nelle statistiche
ufficiali, in modo che rimanga costanza dei diversi elementi del reato, compresa
la dimensione di genere>>.
La Relatrice segnalò il carattere
sistematico e generalizzato della violenza contro la donna ed espresso la sua
preoccupazione per il grado d’impunità in cui si trovano le violazioni ai
diritti umani delle donne, specialmente quelle che accadono come conseguenza
del conflitto armato o che si vedono aggravate come risultato di questo. In
particolare ha espresso grande preoccupazione per il trattamento che ricevono
le donne nel sistema giudiziale e per la bassa percentuale di condanne imposte
in caso di violenza sessuale.
Il diritto ad accedere alla
giustizia, a disporre di organismi e procedimenti chiari e pertinenti per poter
denunciare i delitti contro l’integrità sessuale, sono parte delle correzioni che
questa amministrazione di giustizia deve apportare, dal momento che, come
rimase ha dimostrato nel rapporto la Relatrice, si presentano grandi differenze
tra il numero dei casi denunciati, il numero dei casi per i quali viene aperta una
indagine preliminare, i pochi che arrivano alla sentenza e quelli, ancora meno
numerosi, che arrivano ad una condanna effettiva. Al riguardo, la signora
Radika ha segnalato che: <<Il fatto che non si indagano, processano e
puniscono i responsabili di violazioni e altre forme di violenza basate nel
genere, contribuisce ad un ambiente di impunità che perpetua la violenza contro
la donna, la violenza sessuale e quella intrafamiliare. È fondamentale che i
casi di violenza basata sul genere vengano indagati e che i responsabili compaiano
davanti alla giustizia>>.
A Medellín oggi assume maggiore
validità questa raccomandazione nel quadro di una "negoziazione" con i
gruppi paramilitari, soggetti il cui agire, come denuncia il rapporto della Relatrice,
è caratterizzato da "andare negoziando e continuare ad ammazzare."
Sfortunatamente, questa situazione è stata "appoggiata" da alcune
politiche locali e nazionali che non sono stati volte a indagare e sanzionare i
responsabili della commissione di questo tipo di abusi; al contrario, il
processo di reinserimento degli ultimi giorni sembra essere diretto a lasciare
nell'impunità violazioni gravi dei diritti umani, come la violenza sessuale.
I fatti mettono in evidenza la
necessità che lo Stato adempia in maniera urgente agli obblighi derivati dai trattati
internazionali sui diritti umani, ratificati dalla Colombia e specialmente
della Convenzione per l'Eliminazione di tutte le Forme di Violenza contro la
Donna (CEDAW), settore all’interno del quale è possibile affermare che i pochi
avanzamenti legislativi apportati non hanno garantito avanzamenti reali.
E poi che altro? Si reclama la
presenza reale ed effettiva di un Stato sociale e democratico di diritto dove vi
sia piena validità dei diritti umani di tutti e tutte; allo stesso modo, si
sollecita alla nuova amministrazione municipale di Medellín e dei municipi del Valle
de Aburrá di raccogliere i successi dell'amministrazione uscente e cercare
di passare in esame gli abusi e le violazioni del 2003, affinché nel 2004 non
diminuiscano solo le cifre dei femminicidi ma quelle della sottoalimentazione,
della descolarizzazione e delle morti della legge 100, etc.