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Ass. Italia Nicaragua: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Campagna di sostegno alla lotta sindacale dei
lavoratori e lavoratrici delle bananeras in Nicaragua contro le Compagnie
Multinazionali. Promossa dalla Fundaciòn dei Lavoratori delle
Bananeras in Nicaragua e dall’Associazione Italia-Nicaragua. PRESENTAZIONE “Stanno morendo lentamente o spesso sono rimasti
sterili…” Sono i lavoratori e le lavoratrici delle babaneras del Nicaragua che,
dopo decenni di sfruttamento da parte delle Compagnie Multinazionali che li
hanno inondati con pesticidi gravemente tossici (quali il Nemagòn), ora sfidano
i colossi nordamericani in un processo storico. OBIETTIVI
& FINALITÀ Il primo è quello di appoggiare la lotta della
Fundaciòn dei lavoratori delle Bananeras per il rispetto dei diritti umani e
lavorativi delle persone, dando la massima diffusione al materiale di
informazione sulla campagna. Il secondo è quello di dare un aiuto concreto a
livello economico per le spese mediche dei lavoratori necessari, tra l’altro,
per l’inizio del processo contro le multinazionali. Processare le Compagnie Multinazionali
responsabili delle nefandezze (contro la popolazione e l’ambiente), vuol dire
aprire una nuova stagione in cui anche i lavoratori dei paesi latinoamericani,
avranno una nuova speranza, un esempio che è possibile resistere ed ottenere
giustizia. BENEFICIARI Sono gli 8600 lavoratori (di cui 2500 donne) dei
7 municipi della zona di Chinandega, dove sono sviluppate le bananeras. Persone
che, comunque, hanno bisogno di un lavoro per sopravvivere, ma che non sono più
disposti a morire per esso. Sommario
·
Intervista a Victorino Espinales Reyses,
Presidente della Fundaciòn dei Lavoratori delle Bananeras, che da anno lotta
duramente contro i disastri che le multinazionali hanno fatto e continuano a
fare in Nicaragua. ·
Documento fatto dal Dipartimento de Relaciones
Internacionales del Parlamento del Nicaragua sugli effetti del Nemagòn e su una
serie di considerazioni sulle situazioni pesticidi in Nicaragua. ·
Articolo Nuevo Diario (traduzione in italiano):
prima denuncia contro le multinazionali delle banane. Il dramma dei
lavoratori delle bananeras in Nicaragua
Stanno morendo lentamente o spesso sono rimasti
sterili.. Sono i lavoratori e le lavoratrici delle bananeras del Nicaragua che,
dopo decenni di sfruttamento da parte delle Compagnie Multinazionali che li
hanno inondati con pesticidi gravemente tossici, ora sfidano i colossi
nordamericani in un processo storico. Intervista a Victorino
Espinales Reyes
(Presidente
della Fundaciòn dei Lavoratori delle Bananeras in Nicaragua Colpiti dagli
Effetti del Nemagòn e Fumazone - per l’Ass.ne Italia-Nicaragua - Giorgio
Trucchi). Può
fare la storia della produzione del banano in Nicaragua ? Possiamo dire che la produzione del banano in
Nicaragua si sviluppa in cinque tappe. La prima inizia a principio del secolo,
intorno al 1910-1912. E’ un tipo di coltivazione spontanea e poco curata ed
avviene sulla Costa Atlantica, ma si hanno poche informazioni su quel periodo. La seconda tappa è durante gli anni ’60. La
produzione avveniva in base ad un progetto che si chiamava INFONAP (Instituto
de Fomento Nicaraguense a la Producciòn). Cominciò una certa pianificazione, ma
non durò molto perché non rispondeva ai bisogni delle multinazionali. La
produzione veniva gestita dai privati che mettevano i terreni e parte del
capitale ; dallo Stato che metteva il capitale e l’esonero dalle imposte e
dalle Multinazionali che mettevano la tecnica, il mercato ed il commercio. Durò
4 o 5 anni . In questo periodo fece l’apparizione l’uso di prodotti chimici per
debellare i parassiti delle piante, ma le quantità erano minime. A quel tempo
io avevo 12 -13 anni ed aiutavo mio padre nelle piantagioni. Apparve il Nemagòn
che è meglio conosciuto come DBCP (dibromo-3-cloropropano). A quel tempo c’era
la Chiquita, ma per noi sono tutte la stessa cosa. Hanno una casa centrale
negli USA e fingono di essere separate, cose diverse, ma sappiamo che
l’obiettivo, il contenuto e la linea economica è uguale per tutte. Ora, per
esempio, la Standard Fruit si è ritirata, anche se sta per tornare, ma ha la
licenza commerciale, mentre la Chiquita è quella che trasporta. Tornando
all’uso del Nemagòn...veniva immesso nel suolo con grosse siringhe da 2 galones
e mezzo (circa sei litri) facendo tre buchi intorno alla pianta dove c’erano le
radici. Questo serviva ad eliminare i parassiti terrestri come il gusano
barrenillo, il cuerudo ed i funghi. A partire dal 1968 sparì INFONAP ed intervenne
la Standard Fruit Company (SFC) che,
allora, era sconosciuta in Nicaragua mentre era già presente in Costarica ed
Honduras. Cominciò a fare esami alla terra, alle strutture, alle vie di
comunicazione e decise che il Nicaragua era un ottimo posto in cui investire.
Chiaramente quello che gli interessava era il guadagno e non certo il beneficio
sociale e la saluta della gente. Per poter cominciare a produrre avevano bisogno
di alcune condizioni: strade accessibili, terre buone di tipo A ; un porto
che fosse vicino per il carico e scarico del materiale tecnico e della produzione e una manodopera forte,
instancabile ed a basso costo. La zona di Chinandega, ad occidente del paese,
godeva di tutte queste condizioni. Chinandega, Posoltega, Chichigalpa, El Viejo,
Tonolà, Puerto Morazàn, Corinto e Villa 25 de Julio, che a quel tempo
dipendevano dalla produzione del cotone, ormai in crisi, si convertirono nelle
zone del banano. A partire dagli anni ’70 iniziò già un’altra
fase in cui le multinazionali strutturarono il territorio in base ai propri
bisogni. Le terre restarono in mano ai privati. e le multinazionali le
affittavano solamente ma, in effetti, erano quelle che avevano in mano il
controllo di tutto : la tecnica, il mercato ed il commercio/trasporto. Il
padrone della terra era solo un
alleato, ma erano la Dole, come trasportatrice e la SFC, come produttrice, che
controllavano il settore. Si ebbe anche un grosso cambio all’interno della
produzione. Il lavoro era più tecnicizzato ; migliorò notevolmente la
produzione in termini di qualità e quantità ; s’impiantarono nuovi tipi di
sistemi d’irrigazione con cannoni alti 3 metri che sparavano l’acqua ad 80
metri di distanza. Allo stesso tempo, però, peggiorava la situazione dei
lavoratori che dovevano fare turni massacranti con un salario misero ed un’alimentazione
pessima. A partire da
questo periodo si cominciò ad utilizzare in modo massivo e continuato il
Nemagòn, sia con le siringhe che con i cannoni d’irrigazione con una pressione
a 160 libbre. In questo modo notammo che venivano controllati i parassiti
terrestri ma anche quelli aerei e che le piante divennero molto più alte,
frondose ed il casco di banane passò a pesare da 110-120 libbre (55 Kg) a
160-170 libbre (80Kg) ottenendo, per ognuno, fino a 2 casse e mezzo di banane.
Ad un certo punto, però, notammo che, oltre a controllare ed uccidere i
parassiti, uccideva qualsiasi forma di vita animale che si aggirava tra i
banani : galline, uccelli, rospi, serpentelli, formiche. La cosa cominciò
ad insospettirci, ma mai immaginammo e mai nessuno ci avvisò dei rischi e che
il prodotto potesse provocare danni alle persone ; mai ci diedero un corso
o delle informazioni su come proteggerci, o che metodi usare per prevenire i
danni che causava. Un’altra cosa che scoprimmo fu che il prodotto
veniva cosparso solo di notte altrimenti di giorno sarebbe evaporato per l’alta
temperatura evaporando prima di poter rendere effettivo il suo potenziale. Si continuò così fino alla fine degli anni ’70.
Nel 1979 ci fu la Rivoluzione Sandinista con la caduta del dittatore Somoza e
la confisca delle sue proprietà e di quelli che erano i suoi maggiori alleati
all’interno della Guardia Nacional. Le bananeras, però, non furono mai confiscate perché i
proprietari non erano schierati con Somoza ed il suo partito, ma lo
appoggiavano in quanto era l’unico modo per poter operare in Nicaragua in quel
tempo. Uno solo, Alfonso Deshon Callejas, era un vero somozista ed era stato
vicepresidente della repubblica. Nel 1980, come lavoratori, chiedemmo al Governo
che intervenisse nelle bananeras per difendere i nostri diritti che erano
continuamente calpestati. Il Governo sandinista decise, quindi, di non
espropriare le terre, ma di prendere in mano la politica economica,
commerciale, amministrativa e produttiva del banano e le multinazionali, nel
1982, abbandonarono il paese senza pagare un contratto di 4 anni e mezzo per la
produzione già effettuata. Lo Stato formò, allora, due imprese : la
EMBANOC che si occupava della produzione e la BANANIC INT. che era la commercializzatrice. A causa
dell’embargo USA e della guerra con la Contras si riuscirono sì ad aprire nuovi
mercati, ma crollò la produzione che passò da 6 milioni e mezzo di casse per
anno a 2 milioni degli anni ’80. Nel 1990, dopo la sconfitta elettorale del FSLN
e l’elezione di Violeta Barrios de Chamorro, si cominciò la quinta fase della
storia del banano nel nostro paese. Il nuovo Governo, come prima cosa, sospese
un processo contro la Standard Fruit iniziato dal Governo sandinista nel 1987
presso la Corte Suprema dell’Aia per lo sfruttamento ai lavoratori nicaraguensi
durante gli anni ’70 e per il mancato pagamento dell’usufrutto delle
piantagioni. Venne sciolto EMBANOC ed il controllo delle
proprietà restituito ai proprietari. Nel 1992 ritornò la Chiquita Brand. ed il
prossimo agosto tornerà la Standard Fruit. La produzione cominciò a migliorare. Nel 1992 si
risollevò a 3 milioni e mezzo di casse per anno e l’anno scorso arrivò a 5
milioni. Oggi, purtroppo, si è tornati esattamente alla
situazione degli anni ’70 ; le multinazionali sono quelle che definiscono
le regole della produzione, del commercio, dell’aspetto tecnico-amministrativo
ed i privati, proprietari delle terre, sono solo figure decorative. Non possono
produrre senza l’appoggio delle multinazionali ed inoltre si devono sobbarcare
l’aspetto della contrattazione e della gestione della manodopera. In tutto ci saranno tra i 3800 ed i 4200
lavoratori dei quali, solo 600, fanno parte della vecchia guardia ; gente
che ha 45-50 anni e che non regge più questo tipo di lavoro. La maggior parte
dei nuovi sono giovanissimi ed hanno tra i 16 ed i 22 anni e sono quelli che io
chiamo “la nueva clase obrera”. Vivono ancora condizioni di lavoro pessime.
Hanno contratti a termine che vengono rinnovati se si comportano bene e non
creano problemi ; guadagnano circa 1 dollaro per le 8 ore di lavoro e
possono raggiungere i 3 dollari facendo
fino a 10 e più ore. E’ gente che, quando avrà 30 anni ne dimostrerà 50. Il
vitto è pessimo e poco nutriente. Ci sono stati dei miglioramenti rispetto ai
carichi di lavoro, ma è un’inezia rispetto alle condizioni generali. Tutti lo
sanno, ma nessuno fa nulla. Come si arrivò a capire che la causa delle tante
malattie di cui soffriva la popolazione delle bananeras era il Nemagòn ? Nel 1990, una volta caduto il Governo
Sandinista, andai in Guatemala ad un Convegno Ecologico. In quel tempo lavoravo
ancora con la CST (Central Sandinista de los Trabajadores) e con la ATC
(Asociaciòn Trabajadores del Campo) e quindi riportai tutto quello che avevo
visto e sentito. Là mi resi conto che in altri paesi, come Costarica, Honduras,
Guatemala, si stavano facendo indagini e ricerche sulle cause che stavano
facendo ammalare e morire centinaia di persone che avevano lavorato nelle
bananeras. Vidi che le malattie erano le stesse di cui soffrivano anche i miei
compagni di lavoro. Scoprii, inoltre, che i prodotti Nemagòn e Fumazone,
entrambi a base di DBCP (dibromo-3-cloropropano), erano stati vietati negli USA
già negli anni 70 e che quindi, le imprese produttrici e quelle applicatrici e
commercializzatrici, lo avevano impiegato ugualmente in Centroamerica
nonostante, negli USA, alcune persone avessero già vinto cause milionarie per i
danni ricevuto dal contatto con questi prodotti. Si parlava di indennizzi di 1
o 2 milioni di dollari. Immediatamente ci mettemmo al lavoro per poter
far causa alle ditte produttrici del Nemagòn, come la Shell Oil Company, la Dow
Chemical e la Occidental Chemical Inc, ed alle imprese applicatrici come la
Standard Fruit C. Nel 1990 si aprì il processo negli USA e
portammo tutti gli esami fatti ai lavoratori ed alle lavoratrici. C’erano
buonissime possibilità di vittoria, ma purtroppo, i nostri stessi compagni
leader dei sindacati, con il beneplacito del Governo e degli avvocati, giunsero
ad un accordo extragiudiziale con le Compagnie produttrici e ricevettero 28
milioni di dollari in cambio di una firma su un documento che declinava
qualsiasi responsabilità delle imprese per i danni subiti dai lavoratori a
seguito del contatto con i pesticidi a base di DBCP. A questo accordo parteciparono solo 812
lavoratori degli oltre duemila che avevano fatto causa. Gli altri, rendendosi
conto dello sporco gioco che si stava facendo alle loro spalle, rifiutarono
l’offerta. Degli 812 lavoratori, l’85% ricevettero 100 $ di
indennizzo ; 36 più di 500$ ; 16 tra 1000 e 1500 $ e solo 5 o 6
ricevettero da 2000 a 3000 $. Questo dipese dalle conoscenze e dal legame che
avevano con il sindacato. Il resto dei milioni, ancora oggi, non si sa che fine
hanno fatto. Dopo il 1992, con la fine del tentato processo, si persero tutte
le informazioni e con il resto dei lavoratori, decidemmo fondare una nuova
associazione, la ASOTRAEXDAN (Asociaciòn de Trabajadores y Ex Trabajadores
Afectados por el Nemagòn), completamente staccata da partiti politici e da
sindacati come la ATC e la CST. Quali
sono i danni e le malattie più gravi che hanno colpito i lavoratori e le
lavoratrici delle bananeras ? I danni sono tanti ed enormi : vi sono stati già 110 morti per varie cause e
molti altri compagni stanno solo aspettando la fine dato che i dottori gli
hanno già diagnosticato che non c’è cura. Stiamo parlando di tumori ai reni, al pancreas,
alla milza ; cecità precoce con persone di 40 anni che non vedono quasi
più nulla ; fragilità ossea ; aumento esagerato della temperatura
corporea ; atrofia dei testicoli ; ematomi, eruzioni cutanee e
deformazioni in tutto il corpo ; perdita di peso ; caduta della
pelle, dei capelli e delle unghie ; alterazioni nervose; sterilità totale,
parziale e danneggiamento degli spermatozoi che stanno provocando la nascita di
bimbi deformi. Abbiamo già prove che il potere residuo del
Nemagòn nel sottosuolo è di almeno 120 anni. In tutti questi anni, nei 7 municipi dove sono
state sviluppate le bananeras, sono passati tra gli 8400 ed gli 8600 lavoratori
di cui 2500 donne. Inoltre, il
problema, è più ampio. Il Nemagòn, come detto, veniva irrorato di notte ed i
primi lavoratori arrivavano alle 4 di mattina e poi ci passavano le mogli che
gli portavano il pranzo ; i bambini che venivano a giocare ; le
famiglie di lavoratori o custodi che vivevano dentro le bananeras. A tutte
queste persone cadevano le goccioline condensate del pesticida o comunque, in
qualche modo, venivano a contatto con il prodotto comprese le donne che lavoravano
nell’impacchettamento delle banane. Si
può quindi dire che il problema tocca l’intera comunità e tutte quelle famiglie
che, ad esempio, attingono l’acqua dai pozzi, un’acqua che è contaminata dal
Nemagòn Stiamo parlando di almeno 20 mila persone che sarebbero
da controllare con degli esami medici completi. Si calcola che, in ogni
famiglia composta in media da sei persone, almeno quattro sono colpite da
malattie che derivano dal contatto con il Nemagòn. Nessuna struttura pubblica controllata dal MINSA
(Ministerio de Salud) ci ha voluto aiutare facendo diagnosi alle persone che
portavamo. Il personale ha paura delle ritorsioni del Ministero e di essere
licenziato. Ci dicono le cose di nascosto, ma non sono disponibili a scriverle
ufficialmente. Siamo stati costretti ad andare presso laboratori privati che
sono carissimi. Un esame completo per una donna costa più di 100 $ e restano
ancora da far visitare 1800 uomini e 1000 donne, per poi poter iniziare con il
processo contro le multinazionali. La maggior parte di loro non hanno speranza
e sono destinati a morire ed oggi stanno già vivendo una situazione di morte
sociale perché nessuno da loro lavoro quando si presentano senza capelli, senza
unghie, senza pelle o perché non ce la fanno più e si stancano subito. Per
questo abbiamo fondato anche questa Fondazione, la FUNPPANFBAN. Quali
sono gli obiettivi di questa Fondazione ? La Asotraexdan, di cui sono presidente, è
un’associazione nata prevalentemente per la lotta dei lavoratori delle
bananeras e per poter fare pressione per l’approvazione di una legge specifica
per i colpiti dall’uso del Nemagòn, cosa che ci permetterà, ora, di fare causa
alle multinazionali. In quanto associazione siamo però limitati in quanto ai
rapporti con altre associazioni straniere che vogliono aiutarci, anche
economicamente, nella nostra lotta e quindi abbiamo dato vita alla Fundaciòn
che ha obiettivi prevalentemente incentrati nell’aiuto concreto alle persone
che non sono più in grado di autosostenersi perché malate e con un futuro
totalmente incerto. Tra i vari obiettivi abbiamo quelli di un
progetto di salute integrale che comprenda una terapia psicologica
riabilitativa e ricreativa per le persone colpite dalle malattie ; la
creazione d’impiego attraverso piccoli progetti produttivi ; un progetto
di ricerca medica con la creazione di un laboratorio proprio in modo da non
dover dipendere dal MINSA. Tutti i progetti produttivi saranno a livello
municipale ed a conduzione collettiva. Esiste il problema della terra su cui
sviluppare tali progetti. L’idea è quella che, una volta iscritti regolarmente al MINGOB (Ministerio
de Gobernaciòn) per evitare quello che sta succedendo alle altre fondazioni
che, non essendosi iscritte, ora rischiano la chiusura in quanto scomode al
governo, di chiedere le terre al Governo stesso. Se non incontreremo la
disponibilità dovremo chiedere ai privati i finanziamenti per l’acquisto. Una cosa è certa : qualsiasi tipo di
progetto produttivo dovrà essere avviato senza l’uso di prodotti chimici.
Cercheremo di lavorare con prodotti organici, ma di chimici non ne vogliamo
nemmeno sentir parlare. Sarà più difficile e lungo, ma per noi è fondamentale
dopo tutto quello che abbiamo vissuto e continuiamo a vivere. A
che punto è la Legge che inquadra e regola la tematica del Nemagòn ? Il 17 gennaio del 2001 è stata finalmente
pubblicata dopo un’attesa di più di due mesi in cui il Presidente Alemàn
l’aveva messa nel cassetto e sembrava non volesse firmarla. E’ stato un parto difficilissimo, ma alla fine
ce l’abbiamo fatta. Ci abbiamo messo più di due anni e contando solo
con le nostre forze e gli aiuti economici di amici. Ci siamo scontrati con le
resistenze del governo, dei sindacati e dei partiti perché eravamo troppo
scomodi dopo aver denunciato la vergogna del processo dei 28 milioni di dollari
di cui ho già parlato. Il caso, però,
era troppo grosso ed abbiamo fatto una grande pubblicità, nel paese e fuori,
sui disastri provocati dal Nemagòn e quindi, alla fine, le Commissioni Lavoro e
Diritti Umani del Parlamento hanno spinto affinché la Legge 364 venisse
approvata. Nell’ottobre scorso siamo rimasti 3 settimane
accampati davanti all’Asamblea Nacional fino all’approvazione della Legge. In
molti ci hanno aiutato con viveri, coperte, tende e sono stati tantissimi quelli
che arrivavano anche solo per darci la loro solidarietà. Abbiamo anche dovuto
minacciare di sfilare nudi per le vie della città mettendo in mostra i danni
che il Nemagòn ha provocato ai nostri corpi, ma per fortuna non ce n’è stato
bisogno. Voglio risottolineare la totale solitudine in
cui ci hanno lasciato le istituzioni : quello che abbiamo fatto l’abbiamo
fatto da soli, altrimenti saremmo ancora qui a leccarci le ferite. Quali
sono i contenuti della Legge 364 ? E’ una legge molto importante, in quanto è
l’unica che, nel Continente Latinoamericano, tratta direttamente la
problematica del Nemagòn e di tutti i prodotti a base di DBCP. In sintesi, dalla data di notifica della
denuncia alle Compagnie Multinazionali, che per ora sono la Dow Chemical, la Occidental
Chemical Corp., la Shell Oil Company, come produttrici e la Standard Fruit
Company, la Standard Fruit and Steamship, la Dole Fruit Company e la Chiquita
Brand Inc., come applicatrici, tali compagnie avranno 90 giorni per depositare
100 mila dollari come garanzia per gli eventuali indennizzi ai lavoratori e per
coprire parte delle spese processuali. In caso di mancato versamento il
processo verrà spostato negli USA per eseguire la sentenza che sarà già di
colpevolezza in quanto non avranno rispettato i termini di legge e dovranno
rinunciare al “Foro non Conveniente”. Questa formula del “Foro non Conveniente” era
stato applicato dalla Corte di Giustizia USA su richiesta delle multinazionali
affinché, basandosi sul fatto che i denuncianti non erano nordamericani e che
quindi non potevano avvalersi delle leggi e delle strutture USA, tutte le cause
venissero spostate nei paesi di origine dei denuncianti contando sul fatto che,
lì, non esistevano leggi apposite. La legge, inoltre, prevede che le compagnie dovranno,
sempre entro i primi 90 giorni, depositare 300 milioni di dollari, in una banca
da loro scelta, come anticipo sugli eventuali indennizzi che dovranno versare
ai lavoratori. Vengono anche previste due cose molto importanti
e cioè che i lavoratori, per dimostrare la loro malattia derivante dal contatto
con il Nemagòn, dovranno presentare due certificati medici emessi da cliniche
riconosciute dal MINSA e che si prevedono, come indennizzi cumulabili tra loro,
le cifre di 100mila dollari per chi soffre di sterilità totale ; 50mila
dollari per chi soffre di sterilità parziale e 25mila dollari per gli altri
tipi di malattia. Chiaramente chi è colpito da più effetti del Nemagòn potrà
sommare i vari indennizzi. Sappiamo che non è molto rispetto agli indennizzi
milionari che alcuni cittadini USA hanno ricevuto per casi come i nostri, ma
siamo in Nicaragua e questo è già un passo molto importante. Immagino
che le multinazionali staranno muovendosi per difendere i propri interessi e la
propria immagine. Avete già avuto modo di capire quali saranno le loro mosse
dopo l’approvazione di questa legge ? Loro stanno cercando di agire in due modi :
il primo è comprandoci. A me hanno offerto 20mila dollari affinché mi astenessi
dalla lotta ; ad altri mille o 5mila dollari, ma non abbiamo accettato e
gli abbiamo risposto che noi non cerchiamo i soldi, ma che volevamo dare un
esempio che potesse servire anche per il resto dei paesi in cui sono avvenute
le stesse cose. Abbiamo voluto dimostrare che in Nicaragua esiste ancora gente
che crede nella classe lavoratrice e nei suoi diritti. Il secondo tentativo è stato quello di far
credere al paese che, con questa causa milionaria aperta, il mercato del banano
sarebbe crollato lasciando a spasso migliaia di lavoratori. Sappiamo che è
falso ed anzi, le notizie che abbiamo è che il mercato è in espansione. Esiste un’altra formula piuttosto ambigua che é
stata inserita nella legge e che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio.
L’articolo 13 dice che, per i lavoratori denuncianti che non hanno i soldi per
avviare il giudizio, lo Stato è obbligato a fornire i mezzi e l’assistenza
tecnica e finanziaria necessaria. Nel momento in cui lo Stato paga il processo
potrebbe, poi, farsi passare come beneficiario degli indennizzi ; proprio
per questo stiamo cercando il maggior numero di appoggi per evitare di
incorrere in questo rischio. Dicevi che esiste già un processo aperto. Con
l’approvazione della legge 364 aprirete un’altra causa o continuerete con
quella già in corso ampliando il ventaglio delle imprese denunciate ? Queste sono due possibilità che stiamo studiando
attentamente perché non vogliamo lasciare nemmeno una minima possibilità di
scappatoia alle imprese. Non lo abbiamo ancora deciso ed i nostri avvocati le
stanno studiando a fondo tutte e due. La causa già aperta, per 10 milioni di dollari,
risale al 1998 quando denunciammo la Dole e la Standard Fruit Company per tutto
quello che avevano fatto, negli anni, ai lavoratori. Riuscimmo, con una sentenza di una giudice e la
collaborazione di due ottimi avvocati, a far mettere sotto sequestro
giudiziario preventivo 54 camion, del valore di 40 mila dollari cadauno, pieni
di banane che erano già pronti a varcare la frontiera honduregna ed a bloccare,
con più di 2mila lavoratori, le uscite delle varie fincas dove si produce il banano. Il blocco durò per alcune
settimane e le compagnie gridarono allo scandalo. Venimmo anche denunciati dalle compagnie stesse,
ma il loro obiettivo era solo quello di arrivare ad un accordo extragiudiziale,
cosa che non accettammo arrivando fino in fondo al processo e la Suprema Corte
di Giustizia ci dette ragione e quindi, ora, siamo totalmente liberi. Come
si risolse la protesta del 1998 ? Alla fine decidemmo di togliere i blocchi perché
avevamo già raggiunto il nostro obiettivo che era quello di denunciare quello
che stava succedendo e l’abbandono in cui, tutte le istituzioni, i partiti ed i
sindacati, ci avevano lasciato. Sapevamo, inoltre, che il Governo avrebbe fatto
intervenire la polizia antisommossa cosa che, puntualmente, si verificò il
giorno stesso in cui togliemmo i picchetti. Non serviva più continuare perché, dopo lo
scandalo, avevamo il compito di cominciare a lavorare seriamente per
l’approvazione della legge e concentrare lì i nostri sforzi. Per quello che riguarda i camion il Governo fece
pressione sul responsabile della Dogana affinché li facesse passare di
nascosto. Restano, comunque, sotto sequestro e se dovessero tornare glieli
riprendiamo nuovamente. La denuncia, come ti dicevo, è ancora aperta e vedremo
se ampliare questa, estendendola alle altre compagnie produttrici ed
applicatrici del Nemagòn che, in totale, dovrebbero essere circa 20, o se
aprire un nuovo processo. Come
Fondazione ed Associazione state lavorando anche con i nuovi lavoratori ? Attualmente non rientra nei nostri piani perché
siamo concentrati sulla legge e sulla denuncia che dovrebbe, una volta per
tutte, rendere giustizia, almeno economicamente, alle migliaia di lavoratori e
lavoratrici che hanno subito i danni dell’uso del Nemagòn, ma abbiamo già in
cantiere la formazione di due sindacati municipali che entrino con forza per la
difesa dei diritti dei nuovi lavoratori che, come ho già detto, sono ancora
violati. Esiste
a livello centroamericano un coordinamento dei comitati che stanno lavorando
sulla situazione delle bananeras ? Ci stiamo interessando a questo. Partiamo da tre
presupposti : 1) Il problema è
uguale in tutta l’America Latina ed ha portato gli stessi danni alla gente. Il
fatto è che, in molti paesi, si è fatta poca pubblicità sulle condizioni di chi
ha lavorato o lavora nelle bananeras. In Centroamerica, ad esempio, si è
lavorato abbastanza in Honduras e Guatemala, ma molto poco in Costarica . 2) Tutti i paesi, a
parte il Nicaragua, mancano di una legge specifica. L’idea è di fare una
riunione per definire una strategia comune partendo dalla nostra legge come
precedente per far pressione sui governi degli altri paesi. 3) Attualmente esiste
una strategia generale, ma mancano i finanziamenti e dovremo fare di tutto per
trovarli. E’ nata anche l’ipotesi di presentare la nostra
legge al Parlamento Centroamericano affinché l’approvi per tutto il
Centroamerica. Per
concludere, chi vi ha appoggiato fino a questo momento ? Abbiamo informato tutte le agenzie e tutte le
istituzioni, ma le risposte sono state poche. Il CENIDH (Centro Nicaraguense
para los Derechos Humanos) si è molto interessato e ci ha appoggiato in molte
delle nostre iniziative di denuncia e la Procuradoria para los Derechos Humanos
ha collaborato , ma non ha mai emesso una risoluzione. All’interno dell’Asamblea Nacional solo la
Commissione del Lavoro e quella per i Diritti Umani ci hanno aiutati, ma perché
coinvolte direttamente nella formazione della legge. Alla fine il maggior aiuto è venuto dai
singoli ; amici e compagni che ci hanno dato quel poco che avevano, ma che
è stato fondamentale per arrivare fino a dove siamo oggi. Il Nemagòn : un grave pericolo per la
salute dei lavoratori nicaraguensi delle bananeras e dintorni. (Division de Relaciones Internacionales de la
Asamblea Nacional de Nicaragua- Managua, septiembre 1998) Vision
General
Il Nemagòn o Fumazone, come è stato conosciuto
in Nicaragua ed altri paesi del Centroamerica, è un “plaguicida” o pesticida
con alcune proprietà di fertilizzante che è stato utilizzato nelle piantagioni
bananeras per eliminare, principalmente, un verme microscopico la cui presenza
impediva l’esportazione delle banane negli USA. Le multinazionali
nordamericane, dedicate alla coltivazione delle banane, così come i produttori
nazionali, ne hanno fatto uso nelle loro piantagioni. Inoltre si è attribuito
al Nemagòn proprietà di fertilizzante dato che, tanto la pianta della banana
come il frutto stesso, crescevano più velocemente e miglioravano la loro qualità. Il Nemagòn si chiama genericamente Dibromo Cloro
Propano, più conosciuto come DBCP. Si conosce anche con altri nomi commerciali
come : BBC12, Fumazone, Fumagòn, Fumazone 86 E, Nemabròn, Nemafume,
Nemagòn Soil Fumigant, Nemagòn 20, Nemagòn 90, Nemanax, Nemapaz, Nemaset,
Nemazòn, 0S 1897 OXI-DBCP, etc. Così che, nel resto del documento, faremo
riferimento indistintamente al Nemagòn o DBCP. Nel 1977, in un settore della Occidental
Petroleum in Lathrop, California, USA, ricercatori scientifici scoprirono che
la sostanza chimica, Dibromo Cloro Propano (DBCP) causava sterilità nei
lavoratori di questa installazione e ciò provocò l’immediata proibizione del
suo utilizzo in California e due anni dopo (1979), in tutti gli Stati Uniti. Nonostante
negli USA si proibì l’utilizzo del DBCP all’interno del paese, si
permise, però, la sua fabbricazione per l’esportazione nei vari paesi del Terzo
Mondo, cioè, dell’America Latina ed i Caraibi, Asia ed Africa dove le
multinazionali della coltivazione delle banane avevano i loro investimenti. In un secondo tempo, la Oficina Norteamericana
para la Protecciòn del Ambiente (United States Enviromental Agency, USEPA),
ritirò, negli USA, la registrazione della marca del prodotto chimico DBCP dato
che, questa sostanza, aveva potenzialità cancerogene per gli esseri umani,
provocando alterazioni ai testicoli ed era un tossico genetico che causava
rottura nei cromosomi e resisteva nell’ambiente lasciando residui e provocando
inquinamento nell’atmosfera, nel suolo e nelle acque. In Costarica si proibì il consumo di Nemagòn nel
1978, ma i distributori del prodotto avevano grandi scorte di questo chimico
agricolo e lo vendettero al Nicaragua ed all’Honduras dove non esistevano
ancora leggi che lo proibivano. Gravi effetti nella
salute umana
Sterilità Dopo aver verificato che il contatto per
assorbimento od inalazione del DBCP produceva sterilità negli uomini derivante
da una bassa produzione di sperma, i laboratori clinici specializzati
trovarono, nei loro risultati, casi di uomini che già non producevano
spermatozoi, meglio conosciuto come Azoospermia ed altri casi in cui la
produzione è inferiore al normale, Oligospermia. Si sono riscontrati anche casi di Teratospermia
in cui il soggetto produce spermatozoi ma sono deformi. In tutti questi casi la
diagnosi finale è di sterilità ; bisogna, inoltre, considerare un altro
effetto che deriva dalla sterilità e cioè l’impotenza con le conseguenze
psicosomatiche che ne derivano. Cancro
Dagli stessi studi ed analisi realizzate in vari
paesi si è giunti alla conclusione che questo pesticida provoca cancro con uno
spettro molto amplio : cancro alla pelle, allo stomaco, ai reni,
all’intestino ed ai testicoli ; così come ad una grande varietà di organi
e parti del corpo. Difetti della nascita
In base ai risultati apportati da molti
scientifici molte donne, che sono venute a contatto con il prodotto, non hanno
potuto essere madri perché abortiscono dopo poche settimane e hanno sofferto di
tumori, dolori alle ossa ed atrofia muscolare. Gli effetti più gravi, però,
sono state le malformazioni congenite nella prole dato che, il DBCP, provoca
alterazioni nella riproduzione delle cellule. Altri effetti
Si sono scoperti effetti con processi
degenerativi come la caduta dei denti, la perdita della vista e danni al
sistema nervoso centrale. Si sono osservate vesciche ed irritazione alla pelle
così come irritazione agli occhi, al naso ed alla gola. Si è accertato che,
l’esposizione continuata al DBCP produce sintomi visibili come eccessiva
lacrimazione, nausea e giramenti di testa. Negli altri esseri
viventi
Il DBCP, inoltre, uccideva rane, uccelli e
maiali e tutte le creature che bevevano acqua inquinata nelle piantagioni. Danni al medio
ambiente
Oltre a causare gravi danni alla salute dei
lavoratori, il DBCP, inquina l’aria che si respira, l’acqua che si beve ed il
suolo dato che è altamente persistente e può rimanere nella terra per molti
anni. Nel caso del Nicaragua la realtà è molto più tragica dato che, le
bananeras in Chinandega, quando cominciò la produzione a fine degli anni ’60,
si svilupparono su terre che furono coltivate con cotone negli anni ’40 e
’50 e ciò significa che avevano già
ricevuto una forte carica di prodotti chimici, come pesticidi, insetticidi,
etc., che causarono effetti simili al Nemagòn. A conseguenza di ciò, la
contaminazione raggiunge, ora, grandi proporzioni dovuta all’accumulazione di
tutti questi residui tossici che, con il passare del tempo, si sono applicati e
disgraziatamente, continuano ad applicarsi su queste terre. La
situazione del Nicaragua La United Fruit Company degli Stati Uniti
d’America è diventata celebre per i grandi investimenti nelle piantagioni di
banane del Centroamerica che durano già da parecchi decenni. La sua presenza si
è avuta, soprattutto, in Honduras dove, la Cuyamel Fruit, riuscì a creare dei
veri e propri domini e contribuì a dare origine all’espressione dispregiativa
che gli yankee usano nei nostri confronti di “Repubbliche delle Banane”. Posteriormente alle decadi del ’70 ed ’80, la
Standard Fruit Company e la Dole Fruit Company, associate con gli impresari
bananeros nicaraguensi, cominciarono ad applicare i pesticidi, come il Nemagòn
ed il Fumazone elaborati a base di Dibromo Cloro Propano (DBCP), nelle
piantagioni di banane dell’Occidente del paese ed in particolare nel
Dipartimento di Chinandega e questo nonostante il suo uso fosse già proibito
negli USA, essendo causa di gravi danni alla salute dei lavoratori che ne
venivano in contatto e di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo. In Nicaragua si sono già riscontrati migliaia di
lavoratori, colpiti dagli effetti di questi pesticidi altamente tossici, che
soffrono di severi danni alla salute come la sterilità, l’impotenza, varie
forme di cancro, aborti e malformazioni congenite nei figli/e. Si sono identificate le imprese multinazionali
degli USA che sono le produttrici di questi prodotti chimici come la Shell Oil
Company e la Dow Chemical Company. Per quello che riguarda le applicatrici del
prodotto si sono individuate la Standard Fruit Company e la Dole Fruit Company. (il
documento risale al 1998 per cui, ora,
lo spettro delle multinazionali coinvolte è aumentato come si nota dalla lista
che appare nell’intervista a Victorino Espinales che avete già ricevuto n.d.r.) Pesticidi
proibiti In una intervista con gli ex lavoratori delle
bananeras di Chinandega ci hanno informato che in Nicaragua, dal 1984, La Red
Internacional de Acciòn de Plaguicidas, ha reso nota una lista di prodotti
considerati tra i più pericolosi del mondo ed il cui uso deve essere proibito
per gli effetti estremamente dannosi per la salute dei lavoratori e per il
medio ambiente, tra i quali si incontrano i seguenti : 1.
Pentaclorofenol “P.C.P.” 2.
Lindano B.H.C. (1,2,3,4,5,6) (Exacloropropano) 3.
Nemagon/Fumazone (D.B.C.P.) 4. D.D.T. 5. Aldrin, Dieldrin, Endrin 6. Dibromuro de
Acetileno 7.
Acido : 245 Tricorofenoxiocetico 8.
Clordimefor 9. Etil-Paration
(Paration) 10. Hetacloro 11. Paracuat
(Gramoxone) 12. Toxafeno/Canfeno
Cloridado Osservazioni, Commenti
e Suggerimenti
Vogliamo segnalare che la Legge n° 174 chiamata
LEGGE BASICA PER LA REGOLAZIONE ED IL CONTROLLO DEI PESTICIDI, SOSTANZE
TOSSICHE PERICOLOSE ED ALTRI SIMILI,
stabilisce l’inquadramento legale sui chimici agricoli. L’articolo 70 di detta
legge stabilisce che entrerà in vigore 60 giorni dopo la data di pubblicazione
sulla Gazzetta Ufficiale. Dato che è apparsa sulla Gazzetta numero 30 del 13
febbraio 1998, è già vigente dal 13 aprile del 1998 restando ancora in sospeso
il corrispondente Regolamento. Osserviamo che in questa Legge non esiste una
proibizione esplicita sui pesticidi come il Nemagòn e simili e considero che
ciò si debba incorporare nel Progetto di Legge denominato LEGGE DI EMERGENZA
PER I LAVORATORI DELLE BANANERAS DANNEGGIATI DALL’USO DI PESTICIDI FABBRICATI A
BASE DI DBCP. A mio parere, questa legge, dovrebbe cambiare
nome dato che non sono d’accordo con il termine “Emergenza” e quindi suggerisco
che si denomini “LEGGE PER PROTEGGERE NELLA LORO GIUSTA RICHIESTA DI INDENNIZZO
I LAVORATORI DELLE BANANERAS DANNEGGIATI DALL’USO DI PESTICIDI ELABORATI A BASE
DI DBCP” . Il Nicaragua registra, ogni anno, circa tremila
casi di intossicati da pesticidi, numero che tende a raddoppiarsi o triplicarsi
dopo che il Governo ha decretato l’esonero dalle imposte per i pesticidi ed i
fertilizzanti importati nel paese come misura per migliorare la produttività e
la modernizzazione del settore agricolo. Questa misura ha generato un uso indiscriminato
di questi prodotti per nulla salutari per i lavoratori e che, inoltre,
contribuiscono ad inquinare il medio ambiente. Il Governo del Nicaragua ha decretato, per i
pesticidi, un abbassamento del 15%, il 29 maggio del 1998, e ciò provocherà un
aumento delle importazioni e del consumo. Il Grupo de Promociòn de la Agricoltura
Ecologica e la Red de Acciòn de Plaguicidas de Nicaragua hanno espresso che il
nostro paese ha bisogno di una politica agricola coerente che offra le
condizioni sufficienti affinché gli agricoltori migliorino i loro livelli di
produttività e siano competitivi con le nuove esigenze dell’economia e lo
sviluppo sostenibile. Entrambe le organizzazioni denunciano che questa
misura adottata dal Governo è passata quasi inavvertita e solo beneficia alcuni
commercianti importatori di questi prodotti chimici ed i grandi produttori di
monoculture. Inoltre, le due organizzazioni citate,
propongono una gestione ecologica degli insetti-piaghe, come si propone nel
caso della gestione integrata delle piaghe definito dall’ONU per l’Agricoltura
e l’Alimentazione (FAO), come un controllo ed una regolazione razionale che
lavori insieme alla natura e non contro di essa. Esiste anche la necessità di elaborare una Legge
sull’Agricoltura Sostenibile ed Organica che permetta al nostro paese di poter
partecipare nel mercato organico mondiale attraverso sistemi propri di
normazione e certificazione che permetterebbero l’entrata nei mercati della
Unione Europea. Le persone colpite dai pesticidi devono essere
appoggiate affinché possano ottenere il loro giusto indennizzo con l’aiuto del
Governo del Nicaragua. I Ministeri competenti si dimostrano insensibili
davanti alla disgrazia dei lavoratori e finiscono sempre per proteggere gli
interessi delle imprese. Questo è ovvio dato che non ci sono mai fondi né mezzi
per realizzare un esame ai lavoratori colpiti e lo stesso succede con le
medicine che devono comprarle ad un prezzo molto alto. Appurata con qualsiasi mezzo idoneo la
pericolosità o tossicità di un prodotto come il DBCP, le autorità competenti devono disporre il ritiro immediato
di detto prodotto dal mercato e la proibizione della sua circolazione. I danni
prodotti per la azione di questo prodotto saranno a carico del distributore con
tutte le responsabilità civili e penali che ne conseguono. Il Governo del Nicaragua ha l’obbligo di
difendere la salute e la sicurezza dei lavoratori e velare affinché i
responsabili paghino i giusti indennizzi per i danni provocati come la
sterilità, il cancro e gli altri mali fisici e morali. Bisogna inoltre segnalare che, la Standard Fruit
Company e la Dole Fruit Company, sono responsabili direttamente dei danni
provocati ai lavoratori nicaraguensi per aver usato questi pesticidi dopo che
gli stessi erano stati proibiti negli USA per aver provato che causavano
sterilità e cancro negli esseri umani. Il Nicaragua, come dice la Costituzione
Politica, ha l’obbligo di difendere i diritti dei suoi cittadini contro le
aggressioni ai diritti umani da parte delle imprese straniere. Per finire, la Union de Paises Exportadores de
Banano (UPEB) con sede a Panama e che è formata dalla Colombia, Costarica,
Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama e dove l’Ecuador, primo esportatore di
banane al mondo, non è membro ma partecipa come osservatore, dichiarano che la
Unione Europea pratica politiche discriminatorie contro l’esportazione dei
paesi produttori delle banane in America Latina. Questo nonostante che la
Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) la obblighi ad eliminare le
barriere che impediscono l’accesso delle banane latinoamericane affinché
possano competere, con condizioni uguali, con le banane prodotte nei paesi
delle ex colonie europee. (molte
delle osservazioni riportate nell’ultimo punto sono già state risolte con
l’approvazione della nuova Legge n°364 che tratta specificamente la tematica
dei lavoratori colpiti dal Nemagòn n.d.r.) Ai
primi di marzo ’01 é stata introdotta la prima denuncia contro le
multinazionali delle banane e che coinvolge 100 dei quasi 4 mila ex
lavoratori/trici. L’allegato è la traduzione di un articolo uscito sul Nuevo
Diario che tratta dell'argomento. In base a quello che diceva Victorino
Espinales verranno immesse, nei prossimi mesi, varie denuncie ognuna di 100
persone fino a completare tutti gli ex lavoratori/trici. Per capire meglio
l'articolo i termini esatti sono questi: dalla data in cui viene inoltrata la
denuncia si avranno 3 giorni per notificarla alle multinazionali; e
multinazionali avranno, poi, 8 giorni per rispondere ed altri 3 per farsi
presenti nel Tribunale. In effetti, anche se l'articolo non ne parla, poi, la
legislazione prevede che le multinazionali avranno altri 60 giorni per
un'azione di mediazione che potranno intentare in forma volontaria. A partire
dal 61° giorno partiranno i 90 giorni per i depositi che le multinazionali dovranno
fare. Nel caso in cui, entro i 90 giorni, le multinazionali non avranno
risposto in nessun modo il processo verrà trasferito negli USA dove, gli ex
lavoratori, verranno seguiti dalle firme di avvocati riportate nell'articolo,
ed a questo punto, sarà solo per eseguire la sentenza dato che, non avendo
rispettato i tempi previsti dalla Legge 364, le multinazionali risulteranno già
perdenti. E' chiaro che il risultato di questo primo atto sarà fondamentale per
il futuro dell'azione legale e soprattutto, svelerà quali saranno le mosse
delle multinazionali che, fino ad ora, non hanno rilasciato dichiarazioni. Vittime
del Nemagon introducono denuncia *Reclamano
mezzo milione di dollari per ogni caso (da El Nuevo Diario del 1/3/2001 di Lizbeth Garcìa - traduzione di Giorgio
Trucchi) Dopo l’attesa di vari mesi per l’approvazione di
una legge che desse maggior sicurezza giuridica, le quasi 4 mila persone
colpite dagli effetti del Nemagòn o DBCP nelle bananeras dell’Occidente hanno
presentato, questo mercoledì, la prima delle 37 denuncie milionarie per danni
contro sette multinazionali nordamericane. I primi 100 ex lavoratori colpiti dal Nemagòn
hanno annunciato che potrebbero portare la loro denuncia, contro le potenti
multinazionali, davanti alla giustizia nordamericana anche se, prima,
cercheranno di portare fino alla fine la loro azione giuridica all’interno dei
Tribunali Civili nicaraguensi, presso i quali, stanno reclamando risarcimenti
per 134 milioni di dollari. Ogni uomo e donna ammalati di cancro ed altro
stanno richiedendo tra 300 e 500 mila dollari, come indicano gli accusatori
delle multinazionali Shell Oil Company, Occidental Chemical Corp., Standard
Fruit Company and Vegetal Co., Dole Fruit Corporation Inc., Chiquita Brands
International, Del Monte Foods e Dow Chemical. La denuncia è stata presentata al Juzgado Terzo
del Distrito Civil di Managua. Se la giudice Vida Benavente accetterà la
denuncia per danni, i rappresentanti delle multinazionali accusate avranno 3
giorni per rispondere alla stessa ; 8 giorni per presentare prove ed altri
3 giorni per attendere la sentenza in base al procedimento speciale (il 383)
stabilito dalla nuova Legge 364. Se i denuncianti si trovassero nelle condizioni
di dover trasferire la causa negli Stati Uniti, come ha spiegato l’avvocato
Boanerges Ojeda, si sommetteranno a ciò che stabilisce la legge nordamericana e
saranno rappresentati dalle firme internazionali Engstrom, Lipscomb and Lack e
Gerardi and Keese, Per il primo processo che è stato aperto a
Managua, Ojeda, ha detto che già hanno in mano tutte le cartelle mediche che
provano gli effetti dannosi del Nemagòn e delle altre sostanze tossiche utilizzate dagli ex lavoratori delle
bananeras. Il rappresentante legale dei denuncianti ha
spiegato che nella lista delle persone malate sono inclusi anche alcuni loro
figli che, indirettamente, hanno sofferto
gli effetti tossici a cui, i loro padri e le loro madri, sono stati
esposti/e nelle aziende delle banane delle multinazionali in Nicaragua. L’avvocato ha indicato che le analisi dimostrano
che i lavoratori del banano sono stati colpiti da sterilità, malformazioni
genetiche, cancro e nel peggiore dei casi, sono già morti a causa del Nemagòn. ![]()
Formato per la citazione:
Ass. Italia Nicaragua, "Bananeras in Nicaragua", terrelibere.org, 12 maggio 2001, http://www.terrelibere.it/doc/bananeras-in-nicaragua |