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Signori del Ponte o Cavalieri armati?

 

 

Sono tuttavia le società e gli uomini del Ponte ad incrociare le loro vicende personali con i teatri militari di mezzo mondo.

Si accennava alla CMC – Cooperativa Muratori Cementisti di Ravenna, che arriverà nello Stretto con i manager ed i mezzi che da dieci anni operano nella base nucleare di Sigonella, trampolino di lancio di tutte le operazioni di guerra degli Stati Uniti nel Mediterraneo e in Medio oriente.

 

Meno noto invece che la Società Stretto di Messina ha avuto nel proprio consiglio di amministrazione alcuni dei rappresentanti più significativi del complesso militare industriale italiano.

Emmanuele Emanuele, sino all’aprile 2005 nel Cda della concessionaria per la realizzazione del Ponte, è consigliere dell’Agusta S.p.A., una delle protagoniste del mercato mondiale degli elicotteri da guerra (un fatturato di oltre 2,5 miliardi di euro ed un portafoglio ordini per oltre 7,6 miliardi), entrata in buona parte delle inchieste sui traffici di armi gestiti da faccendieri, mafiosi e piduisti.

L’Agusta opera in joint venture con la britannica Westland ed è controllata da Finmeccanica (ex IRI), società di cui è stato amministratore delegato il neo Ad di Impregilo Alberto Lina (nonché vicepresidente di Sirti, azionista della società General Contractor del ponte e produttrice di sistemi avanzati di telecomunicazione militare).

 

Giuseppe Zamberletti, Presidente della Stretto di Messina, sino all’assunzione dell’incarico nella S.p.A., è stato tra i parlamentari particolarmente attivi nella campagna orchestrata dalle grandi imprese militar-industriali per la modifica della legge 185 del 1990 che regola l’export di armi, a favore della piena “liberalizzazione” in materia. “Siamo contro le norme, introdotte dall’area parlamentare più utopistica e massimalista, realmente assurde, come quelle relative ai paesi in via di sviluppo”, ha dichiarato lo stesso Zamberletti, in occasione di un seminario organizzato nella primavera del 1999 dall’Istituto ricerche e informazioni difesa insieme alle maggiori aziende belliche nazionali (Istrid) [81].

 

Del precedente consiglio di amministrazione della Stretto di Messina S.p.A., facevano parte due uomini che ricoprono un ruolo determinante nel cosiddetto processo di “ricostruzione” delle infrastrutture distrutte dai bombardamenti USA in Iraq: l’odierno presidente della commissione di controllo del Ministero delle infrastrutture, on. Vito Riggio, e l’ex manager Montedison, Lino Cardarelli.

 

Vito Riggio è membro del Cda del “Consorzio italiano infrastrutture e trasporti per l’Iraq”, con sede legale a Roma e soci ANAS, Ferrovie dello stato, Italferr, Ente nazionale per l’aviazione civile ed ENAV.

Al consorzio è stata affidata l’attuazione del piano generale dei trasporti iracheno dalla CPA, l’Amministrazione della coalizione occupante (il governo provvisorio guidato dagli Stati uniti e dagli “alleati”). Organo della CPA è il PMO (Program management office), l’organismo delle forze di occupazione che si occupa degli aspetti economici, finanziari e industriali della ricostruzione e di cui è vicedirettore, appunto, Lino Cardarelli.  

 

Il manager, già amministratore delegato della FIP, merchant bank del gruppo BNL, fu arrestato nel 1993 per “false comunicazioni e illegale ripartizione di utili” nell’ambito dell’inchiesta sui fondi neri della Montedison transitati in un conto di una società con sede nelle Antille Olandesi. Dopo la prescrizione di rito del reato, Cardarelli fu chiamato dal concittadino Pietro Lunardi al Ministero delle Infrastrutture per poi essere nominato nel maggio 2003 membro del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina [82].

  

Il Program Management Office ha distribuito milioni di dollari ai general contractor chiamati alla ricostruzione di aeroporti, porti, reti stradali e infrastrutture petrolifere iracheni. Le società, ovviamente, sono in buona parte statunitensi; tra esse spiccano innanzitutto Bechtel, Luois Berger e Parsons.

 

Bechtel è forse il maggior colosso militare-industriale-nucleare mondiale, ma esercita un ruolo predominante anche nel settore energetico, dei servizi e del controllo privato delle risorse idriche.

Bechtel ha progettato il Canale della Manica, tra le realizzazioni più fallimentari della storia dei trasporti. La società, inoltre, è stata tra le prime nel 1997 ad offrire alla Stretto di Messina la disponibilità alla partecipazione progettuale ed esecutiva del Ponte; nello stesso anno i suoi manager incontravano a Messina i vertici della Società Stretto, l’allora presidente, oggi onorario, Nino Calarco e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Franco Providenti.

 

Il gruppo Louis Berger, società d’ingegneria con sede in New Jersey, oltre che in Iraq, è presente nella ricostruzione di importanti infrastrutture nell’Afghanistan sotto occupazione internazionale.

Bechtel e Berger hanno concorso, senza successo, al bando di gara per il Project Management Consulting (PMC), vinto invece da Parsons Transportation Group che così seguirà la progettazione definitiva del Ponte sullo Stretto di Messina.

 

In Iraq, contratti complessivi per 200 milioni di dollari sono finiti invece alle imprese italiane “amiche” del Ponte, principalmente Snamprogetti e Tecnimont (in gara per il PMC della megaopera) e Techint della famiglia Rocca, azionista di riferimento di Impregilo e Sirti.    

 

La stessa Impregilo è tra le candidate più quotate per ottenere importanti commesse civili nel martoriato paese arabo. La società di Sesto San Giovanni è del resto di casa nello scacchiere mediorientale: nel piccolo emirato di Abu Dhabi Impregilo ha realizzato 7 dissalatori e la più grande moschea del mondo. Ancora ad Abu Dhabi, Giuseppe Zappia, l’imprenditore italo-canadese prescelto da Cosa Nostra per finanziare il Ponte sullo Stretto, ha progettato un acquedotto di oltre 400 chilometri ed ottenuto ben 8 contratti di costruzioni civili. Negli Emirati Arabi Zappia ha anche lavorato alla realizzazione di campi base utilizzati dalle forze armate Usa per sferrare i suoi attacchi all’Iraq.

     

Sarà casuale, ma Abu Dhabi è stata la destinazione di una partita di cannoni “Oerlikon” trattata nel 1985 dal mafioso messinese Rosario Cattafi, compare di anello e socio nel business delle transazioni degli strumenti di morte del faccendiere Filippo Battaglia. Quest’ultimo ha ricoperto per anni il ruolo di “intermediario” dell’Agusta S.p.A. nella vendita di elicotteri all’Arabia Saudita e ad alcuni paesi latinoamericani. 

 

Nel 1992, Filippo Battaglia, al tempo operativo nell’export di armamenti accanto ad alcuni finanzieri catanesi vicini al clan Santapaola, diede vita ad una operazione finanziaria tesa a conseguire il pacchetto azionario di maggioranza della S.I.C.O.S. – Azienda Regionale Siciliana, Costruzioni e Servizi, costituita appositamente a Palermo in previsione della costruzione del ponte sullo Stretto e dell’autostrada Catania-Gela.

 

Nelle mire del chiacchierato imprenditore anche l’affare privatizzazione acqua in Sicilia. Grazie ai contatti con il governo regionale la S.I.C.O.S. avrebbe dovuto ottenere il controllo dei corsi d’acqua, la riutilizzazione delle acque reflue e il coordinamento delle risorse idriche delle dighe (vecchie e nuove) nell’isola.

 Le disavventure giudiziarie di Filippo Battaglia & soci probabilmente bloccarono il progetto di istituire un’unica holding Ponte-Armi-Acqua. Almeno sino ad un paio di anni fa.

 

Nell’inverno 2004 è stata costituita la società mista Siciliacque a cui viene assegnata la gestione per 40 anni del sistema acquedottistico e degli invasi della regione siciliana. La società è controllata al 75% da Sicilia Hidro S.p.A., raggruppamento di cui sono capofila Enel e Veolia (ex Generale des Eaux, gruppo Vivendi, gigante francese nella gestione e distribuzione delle fonti idriche) e di cui fanno parte anche Acqua S.p.A., ed EMIT, entrambe controllate dalla finanziaria Fineco. I soci? Innanzitutto la famiglia Pisante, poi la Germani S.r.l. e la Itinera Finanziaria S.p.A. [83].

 

 

Con le ultime due società rivive la vecchia idea “dall’Acqua al Ponte”. Germani vede azionisti i due figli dell’on. Giuseppe Astone, padre-padrone della Dc messinese, ancora oggi potente manovratore dell’economia e della politica locale ed autorevole sostenitore della realizzazione del Ponte sullo Stretto.

Itinera Finanziaria è la cassaforte delle società del costruttore Marcellino Gavio, tra gli azionisti di IGLI e dunque titolare di Impregilo che dovrà progettare e costruire la mega-opera.

 

L’ennesima quadratura del cerchio.     

 

     


 


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