Per il Ponte è previsto un complesso sistema di vie di accesso e di servizio (denominate “collegamenti”), con numerosi relativi sottocantieri e imponenti trasferimenti di materiali che dovranno essere estratti, movimentati, impiegati in siti diversi da quelli di provenienza, occupando così vaste aree per il loro deposito e richiedendo l’apposita costruzione di strade unicamente dedicate a questa movimentazione.
La somma delle aree cantiere in Sicilia ed in Calabria nel progetto del 1992 era pari a circa 564.00 mq, mentre la somma delle aree cantiere del progetto del 2002 ammonta a 514.000 mq.
Tuttavia a questi suoli occupati vanno sommate le due aree periferiche destinate a discarica, introdotte come azione di mitigazione dal progetto 2002, che portano il totale delle aree occupate a ben 764.500 mq.
La realizzazione del Ponte e delle opere connesse comporterà un fabbisogno complessivo di materiali pari a 3.540.000 metri cubi; e una produzione di materiali provenienti dagli scavi per un totale di 6.800.000 metri cubi.
In zone già carenti di risorse idriche, occorreranno migliaia di metri cubi di cemento per tutte le strutture e altrettante migliaia di metri cubi di acqua dolce. Si dovrà scegliere se soddisfare i fabbisogni delle popolazioni già assetate di Calabria e Sicilia o utilizzare l’acqua per impastare il calcestruzzo.
Tra i documenti prodotti dai fautori del Ponte, si legge nella valutazione d’incidenza, relativamente al paragrafo sugli ecosistemi presenti nell’area naturale di Capo Peloro e sui laghi di Ganzirri:
“La movimentazione e smaltimento di una enorme quantità di materiale di risulta (più di 8 milioni di metri cubi) provocherà effetti imprevedibili a causa del sollevamento di polveri che ricadranno sui sistemi adiacenti con diversi livelli di impatto (...), modificazione di falde freatiche superficiali e profonde tuttora sconosciute, traffico di mezzi con inquinamento acustico e chimico dagli effetti certamente negativi”. [28]
La cantierizzazione in ambiti così fortemente antropizzati produrrà inevitabilmente gravi impatti sulla salute della popolazione, correlati agli inquinamenti atmosferici, sospensioni di polveri ed inquinamenti acustici, prolungati nel tempo; possibili inquinamenti di falde acquifere.
Tuttavia, come rilevato dalle maggiori organizzazioni ambientaliste nelle loro “osservazioni” allo Studio d’Impatto ambientale presentato dalla Stretto di Messina S.p.A.:
“Il SIA riferito ai cantieri, è omissivo rispetto all’indagine dei singoli fattori d’impatto: per nessuno dei cantieri in questione, esiste una previsione accettabile della domanda d’acqua, della natura ed intensità del rumore, dell’emissione di polveri e particolato, dell’inquinamento atmosferico da traffico, nonché del trattamento di materiali a rischio o pericolosi nell’ambito del cantiere. Infine, non c’è alcuna valutazione quantitativa della massa di materiale da asportare per la collocazione delle torri, né di quella necessaria per la fabbricazione del calcestruzzo” [29].
I lavori di realizzazione del Ponte causeranno il dissesto idrogeologico per lo scavo di fondazioni e ancoraggi a circa 50 metri di profondità in terreni friabili e sabbiosi e sulla costa di Scilla anche per lo sfondamento di una montagna per una galleria di 3,3 Km.
Pensiamo solo alla realizzazione di gallerie nei centri urbani. Nel progetto non sembrano presenti studi o comunque valutazioni su possibili alternative per evitare una problematica che certamente comporterà forti problemi d’impatto:
- vibrazioni indotte negli edifici;
- possibilità di abbassamento per i coefficienti di sicurezza delle costruzioni;
- possibilità di danneggiamento delle strutture;
- alterazioni della naturale circolazione delle acque.
Nel SIA mancano indicazioni sufficienti sui rischi per la salute degli abitanti.