Il progetto preliminare prevede ben 8 corsie autostradali, a fronte di una domanda di mobilità di gran lunga inferiore: il Ponte potrà trasportare 144.000 auto al giorno a fronte di un fabbisogno massimo di 30.000 veicoli/giorno.
In realtà sullo Stretto transitano quotidianamente 3.500-4.000 Tir e 8.000 macchine per un totale di 11.500-12.000 automezzi. Gli Advisor stessi non si sbilanciano nelle previsioni dei flussi di traffico e prevedono che in futuro il transito non supererà i 18.500 passaggi giornalieri, ugualmente non sufficienti a ripagare l’opera e garantirne la manutenzione ordinaria, quella straordinaria, e ricavarne addirittura un utile.
Lo Studio di Valutazione d’Impatto ambientale del Ponte (SIA), nel formulare le previsioni di traffico, non parte dai dati attuali e per conseguenza non considera il fatto che nel decennio 1991-99 la domanda di attraversamento dello Stretto di Messina si è ridotta (del 6% per gli autotreni; dell’8% per le autovetture e addirittura del 43% in ordine ai treni). Di contro sono aumentati i passeggeri per via aerea e le merci via mare (+45% e 110% dal 1995 al 1999). [53]
Viene invece previsto per l’intero periodo un incremento di domanda di attraversamento, compreso tra il 4,8% l’anno e l’1,8% l’anno, secondo la tipologia di trasporto per mezzo (persone, merci, autocarri, autovetture, carri ferroviari) e secondo lo scenario di riferimento (crescita economica “forte”, crescita economica “moderata”).
Un passo decisivo della relazione della speciale Commissione di studio sulla sostenibilità ambientale e sociale del Ponte, istituita dal Consiglio comunale di Messina:
“… Il traffico dello Stretto sembra destinato a cronicizzarsi su valori residuali e progressivamente calanti legati a particolari tipologie merceologiche, al pendolarismo quotidiano, alla sopravvivenza generazionale dei cosiddetti padroncini (dei piccolissimi imprenditori, spesso ditte individuali di trasporto su gommato) che per i particolari itinerari non troveranno maggiormente conveniente il trasporto multimodale…” [54].
Dato il sovradimensionamento delle stime di traffico sul Ponte, saranno impossibili il rientro delle esposizioni finanziarie, l’ammortamento dell’investimento e la remunerazione del capitale investito. In altri termini, se le previsioni sono eccessivamente “ottimistiche”, l’opera non potrà essere “sostenuta” con i piani tariffari previsti mentre (in presenza di una sufficiente elasticità della domanda al prezzo), gli eventuali incrementi dei pedaggi scoraggeranno la domanda, riducendo comunque il flusso di passaggi ed eventualmente i ricavi.
“Il Ponte sullo Stretto non genera benefici sufficienti per chi lo utilizzerà a fronte delle risorse economiche necessarie per realizzarlo”, conclude la Commissione del Consiglio comunale che ha analizzato la “sostenibilità” finanziaria dell’infrastruttura [55].