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Il Ponte messo in mora dagli uccelli

 

Proprio per le omissioni del progetto di massima relativamente alla rilevanza dello Stretto nei processi migratori dell’aviofauna, il Governo italiano è stato messo in mora dall’Unione europea.

   Con nota del 21 ottobre 2005 la Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea ha contestato all’Italia di “non avere adottato (…) misure idonee a prevenire il deterioramento degli habitat e le perturbazioni dannose agli uccelli” in riferimento agli impatti su due IBA (International Bird Areas - classificate come 150 - 153 ) e di “non aver correttamente eseguito la valutazione di incidenza” del progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, con riguardo alle due Zone di Protezione Speciale di Capo Peloro – Laghi di Ganzirri e del Dorsale di Curcuraci.

  

L’Italia, cioè, è stata “ammonita” per non avere rispettato l’art. 4 paragrafo 4 della “Direttiva Uccelli” (Direttiva 79/409) che impone agli stati membri di attuare tutte le misure atte a prevenire il disturbo e il danno all’avifauna protetta nelle aree individuate per la tutela di queste specie. All’Italia, inoltre, viene contestato di non avere correttamente proceduto alla Valutazione di Incidenza, come previsto dall’art. 6 della Direttiva Habitat (Direttiva 92/43, attuata in Italia con DPR 357/97 e successive modifiche e integrazioni) .  

   “La Commissione, non solo ha negato le pesanti ed evidenti interferenze del progetto sui sistemi naturali di Sicilia e Calabria (tutelati anche dall’Unione europea) - ha dichiarato il WWF Italia - ma ha anche negato il diritto alla partecipazione ed all’accesso alle informazioni ai cittadini ed alle associazioni ambientaliste”. [72]

 

La procedura di infrazione aperta dall’Unione europea per violazioni ambientali in relazione al progetto sul Ponte potrebbe avere come conseguenza diretta il blocco dei finanziamenti europei previsti dal piano comunitario per le grandi opere (tra il 10 e il 20% del costo stimato). Risorse che dovranno pertanto essere “recuperate” attingendo ulteriormente al bilancio dello Stato italiano [73].

 

È opportuno ricordare altresì che oltre alla procedura per la violazione della direttiva “Uccelli”, il 18 ottobre 2005 la Commissione UE ha avviato contro il nostro Paese 11 procedure per violazione delle normative ambientali (tra cui una sulla VIA per le “opere strategiche” ) e, fatto ancor più grave, una procedura per “mancanza di cooperazione con la Commissione” da parte del Governo, con violazione dell’articolo 10 del Trattato, a norma del quale gli Stati membri devono cooperare con la Commissione per consentire a quest’ultima di eseguire i propri compiti.

  

  

 


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