Nella sua ultima relazione trasmessa al Parlamento, la Direzione Distrettuale Antimafia (Dia), afferma che “la mafia è pronta a investire il denaro del narcotraffico nella costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina”.
Nello specifico, le indagini avrebbero accertato che “ingenti capitali illecitamente acquisiti da un’organizzazione mafiosa a carattere transnazionale sarebbero stati reinvestiti nella realizzazione di importanti opere pubbliche, con particolare riguardo a quelle finalizzate alla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina”.
“Le difficoltà nel ricomporre integralmente i contrasti interni - si legge ancora nel documento della Dia - non sono d’impedimento al prosieguo dell’opera di contaminazione dell’ambiente economico ed imprenditoriale da parte di Cosa Nostra, sempre più impegnata anzi a rafforzare la propria maglia invasiva con interventi volti a tentare di interferire anche sulla realizzazione di grandi opere di interesse strategico nazionale, quale ad esempio il Ponte sullo Stretto”. [41]
Il primo allarme degli inquirenti sugli interessi delle organizzazioni mafiose nella realizzazione dell’infrastruttura risale al 1998. Anche allora fu la Dia a denunciare la “grande attenzione” di ‘ndrangheta e Cosa Nostra per il progetto relativo alla realizzazione del Ponte.
“Appare chiaro – spiegava la Direzione Investigativa Antimafia – che si tratta di interessi tali da giustificare uno sforzo inteso a sottrarre il più possibile l’area della provincia di Messina all’attenzione degli organismi giudiziari ed investigativi” [42].
La Dia approfondiva il tema nella sua seconda relazione semestrale per l’anno 2000. Soffermandosi sulla ristrutturazione territoriale dei poteri criminali in Calabria e in Sicilia, si segnalava come le ultime indagini avessero evidenziato che “le famiglie di vertice della ‘ndrangheta si sarebbero già da tempo attivate per addivenire ad una composizione degli opposti interessi che, superando le tradizionali rivalità, consenta di poter aggredire con maggiore efficacia le enormi capacità di spesa di cui le amministrazioni calabresi usufruiranno nel corso dei prossimi anni”.
Nel mirino, secondo l’organo investigativo, innanzitutto i progetti di sviluppo da finanziare con i contributi comunitari previsti dal piano “Agenda 2000”, stimati per la sola provincia di Reggio Calabria in oltre cinque miliardi di euro nel periodo 2000-2006.
“Altro terreno fertile ai fini della realizzazione di infiltrazioni mafiose nell’economia legale – aggiungeva il rapporto - è rappresentato dal progetto di realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, al quale sembrerebbero interessate sia le cosche siciliane che calabresi. Sul punto è possibile ipotizzare l’esistenza di intese fra Cosa Nostra e ‘ndrangheta ai fini di una più efficace divisione dei potenziali profitti” [43].
Al Ponte sullo Stretto, la Dia dedicava un passaggio chiave anche nella relazione del 2001:
“Le prospettive di guadagno che ne deriveranno non potranno non interessare le principali famiglie mafiose operanti in Calabria. Inoltre l’entità degli interessi per la costruzione del Ponte e la particolarità dell’opera, sono tali da far ritenere possibile un’intesa tra le famiglie reggine e Cosa Nostra, in vista di una gestione non conflittuale delle opportunità di profitto che ne deriveranno”. [44]