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General Contractor. La gara e la penale

  

Il 12 ottobre 2005 la società di costruzione Impregilo si è aggiudicata l’appalto del valore di 4,4 miliardi di euro in bando di gara per il Contraente Generale del Ponte sullo Stretto di Messina, insieme alla Sacyr Sa, Società Italiana per Condotte d’Acqua S.p.A., Cooperativa Muratori e Cementisti - Cmc di Ravenna, Ishikawajima - Harima Heavy industries Co Ltd., Aci Scpa - Consorzio stabile.

  

  Impregilo si è preparata a lungo e con dovizia di legami all’appuntamento con il Ponte sullo Stretto, sin dai tempi in cui Presidente del Consiglio era il professore Romano Prodi. Nonostante le denunce sulle gravi violazioni dei diritti umani in Indonesia, nel 1997 i vertici della società di Sesto San Giovanni, in compagnia dell’allora capo di governo e dei dirigenti della Società Stretto di Messina (la concessionaria a partecipazione pubblica per l’attraversamento stabile Calabria-Sicilia), si recarono congiuntamente dal dittatore Suharto per promuovere il manufatto ed ottenere l’incarico per un collegamento stabile tra le isole di Giava e Sumatra [4].

Quattro anni più tardi, l’allora Amministratore delegato Piergiorgio Romiti annunciava l’interesse di Impregilo alla megaopera e avviava i contatti con società italiane e straniere da associare al progetto. 

  

   La gara di appalto presenta almeno tre anomalie:

 

1. le clausole contrattuali che prevedono una penale stratosferica in caso di recesso da parte dello Stato (il 10 per cento dell’importo totale, cioè 388 milioni, più le spese già affrontate dal General Contractor) dopo la definitiva approvazione dell’opera;

 

2. la defezione dei grandi gruppi esteri che di fronte ad un’opera di tale complessità tecnologica hanno scelto di non partecipare;

 

3. il ribasso del 12,33 per cento praticato dalla cordata guidata da Impregilo che tradotto in cifre vuol dire 500 milioni di euro: un’enormità su una base d’asta di circa 4 miliardi di euro

  

 

   "Un ribasso incredibile", ha commentato Vittorio Di Paola, Presidente di Astaldi, società capofila della cordata seconda classificata. Così è stato depositato al TAR del Lazio il ricorso con il quale Astaldi ha chiesto formalmente di annullare la decisione con cui la Commissione aggiudicatrice ha nominato il gruppo Impregilo “General Contractor” [5].

  

   Il TAR, pur rigettando la richiesta di sospensiva delle procedure di aggiudicazione del contratto, si è riservato un paio di mesi per analizzare la documentazione presentata dalle parti. Sono pochi però a scommettere che il contenzioso si trascinerà a lungo. Astaldi ed Impregilo sono infatti due contendenti di un falso duello. È sufficiente un’occhiata ad incroci azionari, scoperture e megaprestiti bancari per rendersi conto che attorno alle due società ruotano holding e capitali finanziari di comuni e interdipendenti provenienze.

   Inoltre, nei lavori a dighe ed infrastrutture viarie dei cinque continenti, Astaldi ed Impregilo operano congiuntamente condividendo immensi profitti e crimini socio-ambientali.

  

In Italia le due società hanno deciso di partecipare insieme alla gara da 789 milioni di euro bandita dall’ANAS per il General Contractor che dovrà eseguire i lavori di uno dei maxilotti (il numero 7) di ammodernamento dell’autostrada Salerno - Reggio Calabria, ultimo segmento di quel corridoio europeo che si vorrebbe prolungare con il Ponte sullo Stretto [6].

Intanto molti analisti economici temono che la cordata Impregilo non riesca a finanziare l’operazione di realizzazione del Ponte con un margine di guadagno adeguato.

A meno che non si ripercorra la vecchia strada dei ribassi d’asta impossibili compensati da modifiche progettuali in corso d’opera, varianti, perizie modificative e suppletive. Così come è avvenuto per l’Alta velocità che - partita con un costo previsto di 10mila miliardi di lire al momento della firma dei primi impegni - è arrivata agli attuali 50 miliardi di euro.

  

     


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