Due ragazze nigeriane uccise. Una vicino al cassonetto dello spazzatura, l`altra carbonizzata. Nel febbraio 2011 Noureddine Adnane, venditore ambulante marocchino, si dava fuoco in seguito alle vessazioni dei vigili urbani. Morirà dopo 8 giorni di agonia. Lo scorso ottobre due cittadini tamil pestati a sangue alla Zisa. A febbraio in pieno centro un pestaggio. A Palermo la violenza razzista è un`emergenza.
PALERMO - 'Il paese dell`amore`, ossia l`Italia dalla prospettiva nigeriana. La Sicilia, 'l`Africa d`Italia`. I miti sono duri a morire, si dice, travalicano le stagioni, le politiche, i cambiamenti sociali. Riemergono a cicli, si combattono con difficoltà, offuscano anche le più brutali evidenze. Loweth Edward, 22 anni, nigeriana è stata trovata morta il 5 febbraio 2012 a Palermo, in via Filippo Juvara, vicino ad un cassonetto della spazzatura. Favor Nike Adekunle, il 19 dicembre, è stata trovata carbonizzata in un paese della provincia di Palermo, Misilmeri, dopo essere stata uccisa, sembra, in città.
Il razzismo del 'paese dell`amore` inizia ad occupare il dibattito pubblico. Il Sud Italia ne rimane in buona parte escluso, forse anche per una reiterazione di quell`immagine antica, che faceva dei meridionali essi stessi i barbari da correggere, gli imbarazzanti 'africani` all`interno del territorio nazionale. Eppure i migranti che attraversano prima di tutto la Sicilia nel loro viaggio dall`altra sponda del Mediterraneo sono diventati anche qui sempre più corpi da nascondere, chiudere, respingere.
L`uccisione di Loweth e Nike e le modalità con le quali si volevano eliminare i loro corpi diventano, tragicamente, paradigma di un progressivo imbarbarimento sociale che si nutre anche della negazione dell`‘altro` sino alla sua disumanizzazione. L`anno della crisi a Palermo è prima di tutto l`anno della violenza razzista. C`è un filo diretto che passa dalle leggi, si trasferisce agevolmente nei comportamenti dei pubblici ufficiali, protetti e coadiuvati da quei provvedimenti legislativi, per arrivare nelle menti e nella pancia della gente.
L`11 febbraio 2011, Noureddine Adnane, venditore ambulante marocchino si è dato fuoco in seguito alle continue vessazioni subite dai vigili urbani fino al sequestro della sua merce. Noureddine muore dopo 8 giorni di agonia. A giugno la procura invia un avviso di garanzia ad una decina di agenti e ispettori della polizia municipale accusati di calunnia, lesioni, abuso d`ufficio, falso ideologico e materiale: diversi venditori ambulanti stranieri avevano da tempo denunciato controlli esasperanti e sequestri abusivi.
Il degrado e la criminalità dei tanti quartieri ghetto palermitani fanno il resto. La barbarie si manifesta nella maniera più brutale laddove si è già ‘ultimi` nella geografia sociale ed economica della città e diventa violenza verso chi viene facilmente identificato come ancora più debole, per colore della pelle e permesso di soggiorno. Il 21 ottobre dello scorso anno due cittadini tamil, Naguleashwaran Subramanian e Mohamai Yoganathan, vengono aggrediti alla Zisa; il pestaggio è violentissimo per entrambi, Naguleashwaran ricoverato per trauma cranico è fra la vita e la morte per diversi giorni. A distanza di appena una settimana un altro cittadino tamil è aggredito nello stesso quartiere ed anche lui sarà ricoverato in gravi condizioni.
Il 18 febbraio scorso la violenza razzista si è trasferita in una delle vie principali dello struscio palermitano, via Principe Di Belmonte: una quindicina di ragazzi tra i 15 ed i 18 anni, verosimilmente provenienti da zone assai meno ricche della città, ha aggredito tre ambulanti nordafricani, cercando prima di sottrarre la loro merce e poi iniziando il pestaggio. Il 16 febbraio la comunità nigeriana, e prima di tutto le amiche di Loweth e Nike, sono scese in piazza a Palermo per urlare il loro dolore e chiedere di restituire umanità a quei corpi. Non erano sole, c`era chi da anni vigila e denuncia il razzismo siciliano.
Eppure la separazione esistente negli spazi della città fra palermitani e 'palermitani altri` - ossia i numerosi migranti che vivono da tanti anni il capoluogo siciliano – si è riproposta anche in quella sfilata di denuncia e di dolore. In prima fila e separate dal resto del corteo, hanno manifestato con i loro canti, hanno celebrato secondo rituali precisi, unendosi attorno al ricordo delle amiche uccise; con la paura negli occhi nei confronti di una città nella quale vivono da straniere perenni, senza diritti e senza volto.
Guardiamo in faccia queste donne, guardiamo la foto di Noureddine, guardiamo i tanti migranti che arrivano in Italia e cerchiamo di riprendere i fili della storia, anche della nostra storia di italiani stranieri. Il 'paese dell`amore`, da Roma a Palermo, da Milano a Lampedusa sembra avere perso la rotta e ha bisogno di uno slancio di umanità. La rivoluzione sociale, tante volte invocata, oggi, a Palermo, in Italia, dovrebbe partire anche da questo obiettivo.