Il sindaco della destra Giuseppe Buzzanca ha firmato con Eurolink e Stretto di Messina due accordi che definiscono la gestione dei cantieri, lo stoccaggio dei materiali di risulta e gli espropri. Il mega-cantiere non avrà ostacoli e le aree di stoccaggio aggraveranno il dissesto di un territorio fragilissimo. I soggetti danneggiati saranno pagati anche per i rumori dei camion o la diminuzione della luminosità. Tra i compensi offerti anche borse di studio, uno svincolo e il completamento di strade ordinarie. Come si svende un territorio per pochi spiccioli.
MESSINA - Da un lato il sindaco della città, dall`altro il contraente generale Eurolink e la società 'Stretto di Messina`. Formalmente hanno firmato un 'accordo procedimentale`, nei fatti è la consegna delle chiavi della città a un soggetto privato che ha comprato luoghi e abitanti per qualche 'compensazione`. Le parti hanno definito la gestione dei mega-cantieri, lo stoccaggio dei materiali di risulta (alcuni milioni di metri cubi) e gli espropri. Questioni che riguardano una comunità di almeno 250 mila persone, ma che vengono risolte in poche pagine che somigliano a un contratto tra privati: la chiusura è infatti un tipico 'senza nulla a pretendere`. L`area interessata dal cantiere si estenderà fino in provincia e ovviamente riguarderà tutta l`area urbana.
Parte del documento è pensato per spianare la strada ai lavori ed eliminare ogni ostacolo e ricorso, pensando probabilmente a quanto avvenuto in estate. Allora ci furono frizioni con i proprietari dei condomini interessati dalle trivellazioni, ovvero i costosi sondaggi a base di azoto liquido utili alla progettazione. Nelle prossime settimane potrebbe partire 'una lotta primordiale per accaparrarsi risorse`, dice la Rete No Ponte, che ha lanciato una serie di mobilitazioni in vista della manifestazione nazionale del 14 maggio. Secondo Luigi Sturniolo, attivista No Ponte, siamo di fronte a un modello di 'prostituzione del territorio`: 'amministrazioni locali senza alcun potere decisionale, sempre col cappello in mano nell`atto della questua` guardano con favore a situazioni di emergenza o grandi opere, perché diventano l`unica via per ottenere fondi e realizzare l`ordinario. Intanto in molti sono ancora convinti che 'tanto il Ponte non lo faranno mai`, nonostante sia aperto dal dicembre 2009 il primo cantiere di Villa San Giovanni, cioè lo spostamento del binario per far posto al megapilone calabrese. Quattro mesi fa è stato consegnato il progetto definitivo. Adesso arrivano i dettagli sugli espropri.
Nulla a pretendere
In coda all`accordo, il Comune 'dichiara di non avere più nulla a pretendere da Stretto di Messina e da Eurolink per la riqualificazione ambientale dei siti, la destinazione all`uso pubblico delle aree dei siti dei cantieri principali e di stoccaggio dopo il completamento delle opere di riqualificazione ambientale`. 'Nulla sarà dovuto al Comune`prosegue il documento, 'essendo espressamente convenuto che l`onere del mantenimento di tale aree è compensato dai costi che Stretto di Messina ha sostenuto per l`esproprio delle stesse`.
Gli uomini del Ponte hanno scelto una strategia semplice. Anziché spiegare ragioni e opportunità, preferiscono comprare le persone. Gli espropri riguarderanno 500 soggetti, divisi tra semplici cittadini, complessi edilizi, società, titolari di attività economiche o di terreni. Tutto sarà pagato a prezzo di mercato ('il valore venale`), ma soprattutto ci si impegna a ripagare anche piccoli danni, dalla diminuzione della luminosità e del soleggiamento all`inquinamento acustico; dalla vibrazioni alla 'ridotta fruibilità del contesto panoramico e ambientale`. Ma il vero impatto non sarà quello dei cantieri rumorosi, ma lo stoccaggio dei materiali di risulta, definiti con delicatezza 'conferimento di terre e rocce da scavo`.
Il materiale proverrà in gran parte dallo scavo delle gallerie ferroviarie e stradali che dovranno collegare la viabilità esistente all`imbocco dell`attraversamento stabile. Circa sei milioni di metri cubi finiranno nei 'siti di recupero ambientale`, cioè megadiscariche individuate – da uno studio di ingegneri messinesi – in punti delicati che presumibilmente aumenteranno il dissesto di luoghi fragilissimi. Nell`area urbana toccherà a Torre Faro (teoricamente una riserva naturale) e Annunziata, zona interessata anni fa da un`alluvione. Altre discariche sono previste nei piccoli comuni tirrenici di Venetico, Torre Grotta e Valdina,cui è stata offerto – in compensazione – uno svincolo autostradale. Tra gli impegni di Eurolink per la salvaguardia ambientale, 'l`attecchimento delle essenze arboree impiantate nelle aree riqualificate`.
Compensazioni
L`impatto previsto sarà notevolissimo, anche a grande distanza dai teorici piloni. Per esempio, il cantiere Contesse – a 20 km dalla punta estrema della Sicilia - riguarderà una nuova stazione centrale pensata nella periferia sud. Diverse nuove strade saranno in realtà 'piste di cantiere` per lo spostamento dei materiali di risulta tramite camion. E` stato persino ipotizzato un sistema di chiatte e pontili per ridurre l`impatto sulla città. Chiaramente, è molto difficile che il maxicantiere sia compatibile con la vita ordinaria e le attività dei cittadini.
Ecco quindi le immancabili compensazioni, ancora da definire esattamente e da finanziare: tra le tante richieste, il completamento della Panoramica. Si tratta di una strada pericolosissima, che ha visto nel corso degli anni numerosi incidenti e che andrebbe messa in sicurezza in via ordinaria e non come corrispettivo del megaimpatto dei cantieri del Ponte. Le altre opere richieste dall`ente locale, per un totale di circa 230 milioni, sono la copertura del torrente Papardo (la copertura dei corsi d`acqua è uno dei motivi storici del dissesto idrogeologico), un depuratore, il ripascimento dei litorali e la valorizzazione ambientale di Capo Peloro, cioè l`area di interesse naturalistico che sarà devastata dal cantiere principale del Ponte.
Intanto sono operativi gli accordi con le università di Reggio Calabria e Messina. Quest`ultima ha ceduto il suo 'incubatore d`impresa` come 'quartier generale del Ponte`, ma finora sono stati prodotti solo alcuni 'stage formativi` per laureandi. Secondo la stampa locale, 'sei eletti potranno recarsi a Roma o addirittura a New York` nelle sedi di Eurolink o del 'consultant` Parsons. Intanto, è stata rapidamente dimenticata la paura per l`alluvione dello scorso primo marzo, che ha interessato tutta la città e prodotto ingenti danni.
Gli attivisti 'No Ponte` richiamano con forza l`esigenza della messa in sicurezza delle zone a rischio così come di una riconversione permanente del settore edile (l`unica economia non statale della zona urbana) a favore del recupero del patrimonio scolastico in particolare (tutte le scuole sono a rischio) e della riqualificazione urbanistica in generale. Significherebbe benefici per la collettività, la fine della paura di morire per la pioggia, occupazione stabile. I numeri sull`occupazione presentati dal progetto prevedono circa 4500 addetti all`anno durante l`apertura dei cantieri, 200 addetti alla manutenzione dopo. Attualmente gli addetti al traghettamento sono 1100. Il saldo dunque è negativo: il Ponte toglierà lavoro.
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "“Il conferimento delle rocce”. Così il sindaco consegna Messina alla società del Ponte", terrelibere.org, 02 aprile 2011, http://www.terrelibere.org/il-conferimento-delle-rocce-cos-il-sindaco-consegna-messina-alla-societ-del-ponte