Il presidente della Regione Sicilia ritiene che duemila richiedenti asilo a Mineo possano rendere insicuro il territorio ("Dovrò stare col mitra in mano") e danneggiare l`economia, "circolando liberamente nelle campagne". Ma questo pessimo imitatore di Bossi dimentica il sostegno dei migranti all`agricoltura siciliana, pagato con sfruttamento e violenze. Lombardo chieda scusa a migliaia di donne e uomini, `necessari e vilipesi`.
'Mi auguro che il governo segua momento per momento queste 2000 persone, credo che sia impossibile, e che tuteli la nostra agricoltura`. Il presidente della Regione Sicilia gioca a fare il leghista meridionale mentre parla del `Villaggio della solidarietà` di Mineo, un mega – Cara in provincia di Catania pensato per concentrare i richiedenti asilo sparsi per l`Italia e liberare i centri per gli sbarcati a Lampedusa.
Un`idea di per sé anomala, ma le critiche di Raffaele Lombardo sono ispirate alla xenofobia. Che a queste latitudini può assumere toni grotteschi e derisori. Specie per i raccoglitori di patate di Cassibile, costretti per anni a dormire sotto gli alberi; per le donne rumene che sostengono – anche a prezzo di violenze sessuali - il distretto agroindustriale della fascia trasformata (ettari e ed ettari di serre a perdita d`occhio da Licata a Rosolini, a sud di Tunisi); per i marocchini che rendono possibile la vendemmia di Alcamo, e che a salari da fame producono DOC da esportazione; per gli stranieri che d`estate hanno la forza di infilarsi nei tunnel, piccole serre alte un metro dove la temperatura estiva raggiunge i quaranta gradi. Infine la storica comunità tunisina di Vittoria che sta dando nuova linfa al territorio trasformandosi da braccianti in mezzadri.
Tutelare l`agricoltura siciliana dovrebbe almeno significare dare un riconoscimento a questi lavoratori e a queste lavoratrici, invisibili per scelta politica e per insensibilità della gente. E non certo ipotizzare rischi senza fondamento, come quello che duemila richiedenti asilo possano scorazzare per le campagne e danneggiare i campi, secondo una visione tanto razzistica quanto semplificatrice.
Sono già diverse migliaia i lavoratori 'transumanti` che si spostano da una campagna all`altra del Sud, come abbiamo documentato con Laura Galesi nel libro inchiesta "Voi li chiamate clandestini". Tutto l`anno, senza diritti e tutele. Senza di loro le campagne sarebbero spopolate, un intero settore in crisi, tanti prodotti da vetrina (vini pregiati, pomodori Pachino, primizie) inesistenti. Eppure la loro presenza è segnalata esclusivamente da provvedimenti emergenziali. La raccolta delle patate di Cassibile si affronta da anni con una tendopoli gestita dalla Croce Rossa. Così come la vendemmia di Alcamo – anche lì annualmente viene messo su un campo d`accoglienza – dopo lo ‘scandalo` degli arabi che dormivano per strada, sulle panchine di ferro dei giardini comunali o sul cemento dei marciapiedi.
Necessari e vilipesi, li definiva un rapporto di ‘Medici senza frontiere` che ormai ha qualche anno ma che rimane attualissimo. Anche grazie agli imitatori di Bossi, grottesche figure che hanno ormai compreso il carattere ‘mediatico` delle esternazioni leghiste. Un mondo virtuale dove lo straniero è fonte di pericolo e dannoso all`economia. Sempre e a tutte le latitudini. E se lì fuori è terra di mafia; se la presenza dei lavoratori stranieri salva le campagne; se insomma la realtà contraddice la televisione c`è una soluzione pronta e facile. Spegnere la realtà.