Un rapporto commissionato dalla BBC studia gli effetti della crisi sui flussi migratori. I lavoratori stranieri sentono per primi gli effetti dei licenziamenti, specie nei paesi con le economie più fragili. Di conseguenza tenderanno a emigrare nei paesi emergenti, in particolare asiatici. Tra pochi anni, dunque, l`Italia potrebbe rimpiangere gli stranieri di cui temeva l`invasione...
Afferma Jeffrey Williamson, il maggiore storico dell`immigrazione, che tra il 2020 e il 2030 i flussi di lavoratori dai paesi poveri inizieranno gradualmente a ridursi. Quasi scompariranno entro il 2050. Secondo uno studio della BBC, più che altro tenderanno a spostarsi verso le economie emergenti, in particolare quelle asiatiche. La crisi ha già accelerato il processo. I lavoratori stranieri sono i primi a essere licenziati, anche perché sono quelli che godono di minori tutele sindacali o garanzie contrattuali.
Nei paesi dove è importante la presenza del sommerso, come Italia e Spagna, il trend si farà sentire prima che negli altri. Diventeranno zone poco 'appetibili` per i migranti. In effetti, le partenze sono state sempre caratterizzate da una fase in crescita, un picco e poi una discesa. Praticamente una U rovesciata determinata dal livello di reddito. Oggi le nazioni a reddito medio-basso sono i principali serbatoi di forza lavoro globale. Molti paesi in Asia e America Latina hanno innalzato il loro livello di reddito, e sono sempre meno nazioni da cui si emigra. Secondo alcune proiezioni, data la crisi demografica del vecchio continente, l`inaridimento delle fonti estere determinerebbe una carenza di 70 milioni di lavoratori in tutta Europa.
Nell`ipotesi estrema gli Stati sviluppati potrebbero 'iniziare a competere per una risorsa scarsa`. Potrebbero 'fondare delle agenzie di attrazione degli immigrati, così come oggi ci sono le agenzie di attrazione degli investimenti esteri`. Si passerebbe dalle politiche per l`Europa fortezza, i respingimenti, la militarizzazione delle frontiere a politiche di sussidio alla mobilità geografica.
Se le migrazioni dall`Africa sono di difficile interpretazione, è molto più semplice analizzare gli spostamenti da Est. Il ruolo dell`integrazione nell`Unione Europea e nell`area dell`euro assume un ruolo determinante. Basta esaminare il caso della Polonia. Nel `90, i polacchi emigravano in Italia, erano per esempio tra i primi stranieri giunti a Rosarno per la raccolta delle arance.
Oggi è ancora possibile trovare qualche polacco che viene in Italia, ma per fare il turista. L`inserimento nell`Unione Europea, con il buon uso dei fondi, rende i paesi dell`Est meno bisognosi di trovare lavoro all`estero. Appena arriva l`euro, poi, non è più conveniente mandare soldi a casa. Probabilmente, nei prossimi anni, anche Romania e Bulgaria seguiranno questa strada. Da quel momento potremo dare l`addio a collaboratori domestici e muratori a prezzo stracciato.
Riferimenti: Giorgio Barba Navaretti e Gianni Toniolo, Ma l`onda migratoria non sarà infinita, Il Sole 24 Ore, 19 settembre 2010. Robert Plummer, Migrants feel recession aftermath, BBC